Postilla a “E’ O-Sensei Realmente il Padre dell’Aikido Moderno?”

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Il Fondatore tra i due “padri” dell’Aikido?

Commentiamo un classico del giornalismo dell’Aikido, che a suo tempo ha suscitato un finimondo, rivelando l’irrivelabile: ossia che O’sensei non è affatto il Fondatore dell’Aikido che noi pratichiamo

di SIMONE CHIERCHINI

L’articolo di Stanley Pranin E’ O-Sensei Realmente il Padre dell’Aikido Moderno? è un post da incorniciare nel dojo, da chiedere agli esami di kyu accanto a ikkyo e shihonage. Il suo pregio principale è quello di aver avuto il coraggio – per la prima volta – di togliere il coperchio dal Vaso di Pandora delle origini dell’Aikido moderno, svelando quella che alla fine si rivela un’illusione (al meglio), o peggio ancora un’operazione di marketing al limite del plagio.

Qual è il succo dello scritto di Pranin?

“(…) la comune immagine che la diffusione dell’aikido dopo la guerra abbia avuto luogo sotto la diretta supervisione del Fondatore è sostanzialmente errata. Tohei e l’attuale Doshu (Kisshomaru Ueshiba, 1921-1999, NdR), e non il Fondatore, hanno avuto il ruolo preminente. Significa, inoltre, che O-Sensei Morihei Ueshiba non era seriamente coinvolto nell’insegnamento né nell’amministrazione dell’Aikido negli anni dopo la guerra. Si era ritirato già da lungo tempo ed era molto concentrato sulla sua pratica personale, sulla sua crescita spirituale, sui suoi viaggi ed attività sociali.”

Pranin passa poi a utilizzare i risultati della propria argomentazione per dimostrare, seguendo una sua linea di ragionamento personale e fornendo anche alcune prove documentali (non conclusive) a sostegno di essa, che l’unico tra gli allievi del Fondatore che ne abbia in realtà perpetrato idee e didattica in tempi moderni sia Morihiro Saito.

Abbiamo già disquisito in passato su queste colonne della meravigliosa eredità lasciata ai praticanti di Aikido da Saito sensei sotto la forma dell’Iwama Ryu. E’ assolutamente non interessante continuare a fare propaganda al “vero” Aikido, come alcuni di noi hanno fatto e/o continuano a fare. Basti dire che il sistema Iwama/Takemusu è uno dei più strutturati e validi tra quelli esistenti. Tuttavia, c’è chi lo ama, e c’è chi lo detesta, de gustibus non est disputandum. Di certo non è l’Aikido originale, perché esso non esiste, come non esiste nulla di originale in ciò che è in continuo movimento, in divenire. Quello che è valido (“vero e originale”) oggi, non può esserlo più domani, quando le condizioni che lo generano sono mutate.

Dal mio punto di vista, l’articolo di cui sopra non è di fondamentale importanza perché serve a rivendicare la preminenza di una scuola sull’altra, o meno che mai perché sembra fornire carburante al già fin troppo infiammabile sport dello sfogare i propri rancori verso questo stile di Aikido o quell’altro.

Le tesi di Pranin, piuttosto, ci dicono chiaramente chi siamo e da dove veniamo. O’Sensei, cui si fa il saluto nei dojo di tutto il mondo, non ha un granché a che fare con l’Aikido che dopo vi si pratica – bello o brutto che sia. Tutti lo citano a vanvera, tutti pensano di esserne in qualche modo dei continuatori, ma in realtà specie chi fa un Aikido prevalentemente tecnico, è quasi sempre continuatore di Koichi Tohei e Kisshomaru Ueshiba.

Morihei Ueshiba è la figura più sfruttata e citata a sproposito nel mondo del Gendai Budo.

Lo sviluppo di un Aikido altro da quello del Fondatore è oggi un fatto accertato e incontrovertibile a livello mondiale. Dal punto di vista numerico, la massa di aikidoka che pratica in modo del tutto indipendente e diverso da quello che immaginava Morihei Ueshiba è assolutamente preponderante, ma questa massa lo fa in modo inconsapevole. Il fatto è che non veniamo da O’Sensei, nonostante la propaganda pluridecennale dell’Aikikai a questo proposito abbia fatto breccia nell’immaginario generale, e tutti siano convinti di possedere certificati dell’associazione di O’Sensei… E qui casca l’asino. Associazione e O’Sensei sono un ossimoro…

Non è di una classifica di “vericidità” del proprio stile di Aikido che abbiamo bisogno, perché questo è impossibile, ma soprattutto è puerile. A noi tutti serve una sempre maggiore consapevolezza di cosa facciamo e da dove veniamo, nella speranza che essa un giorno partorisca il frutto della consapevolezza della validità del nostro lavoro sul tatami in tutta autonomia, a prescindere da superate legittimazioni tecniche e morali da parte di associazioni “madre” o matrigne che siano.

 

Copyright Simone Chierchini ©2016 Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
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Coltivare Uno Spirito Marziale

'Bu', lo spirito marziale nella vita e per la vita

L’elemento Bu, o spirito marziale, nelle sue due accezioni di elemento guerriero e via di avanzamento spirituale, va considerato come idea fondante della pratica dell’Aikido e centro della reale applicazione del Budo nella vita quotidiana

di STANLEY PRANIN

Tutti quelli che si accostano alla pratica dell’Aikido sono motivati da un particolare scopo o da un insieme di obiettivi. Tra i più comuni ci sono il desiderio di imparare l’autodifesa, di sviluppare la propria forma fisica, o di cercare compagnia. Nel corso del tempo questi obiettivi iniziali assumono un significato diverso, mentre si comincia a sperimentare l’effetto trasformatore che l’Aikido ha sulla propria vita.
Dal momento che l’Aikido – e le arti marziali in generale – sono discipline che insegnano tecniche capaci di ferire e uccidere un avversario, esse dovrebbero essere praticate con un senso di serietà e attenzione ai minimi dettagli per i rischi a loro intrinseci. L’allenamento in tale stato mentale focalizzato conduce progressivamente alla coltivazione di ciò che puo’ essere descritto come uno “spirito marziale”.
Ho qui usato il termine “marziale” nel senso stesso della parola “bu” in giapponese come inteso dal Fondatore, da “budo”, abitualmente tradotto come “arte marziale”. “Bu” racchiude due concetti chiave. In primo luogo, connota il sistema orientale di tecniche di combattimento di origine classica, con lo scopo primario di insegnare l’autodifesa. Bu incorpora inoltre l’idea di un’attività o di esercizio destinati a guidare il praticante lungo un sentiero di avanzamento. Queste idee sono entrambe contenute nell’Aikido come concepito dal Fondatore Morihei Ueshiba.

Allenamento con un focus marziale
L’elemento bu o marziale è una parte così importante dell’allenamento dell’Aikido che il rimuoverlo significherebbe ridurre l’arte ad un semplice sistema di ginnastica o ad un metodo per migliorare la salute. Esso nasce dalla consapevolezza dei pericoli insiti nell’allenamento, introducendo così una sorta di tensione mentale durante la pratica che nel tempo produce uno stato di sensibilità superiore al normale. Ecco alcune delle attivita’ connesse al dojo che promuovono lo sviluppo di questa mentalità marziale.

"L'etichetta è una delle pietre angolari per un comportamento corretto nel dojo"

Etichetta
L’etichetta è una delle pietre angolari per un comportamento corretto nel dojo. Molti fraintendono l’importanza delle formalità che si seguono all’interno del dojo. I gesti rituali che noi rispettosamente eseguiamo prima, durante e dopo l’allenamento sono studiati per creare un ambiente controllato, dove tecniche pericolose possono essere praticate in sicurezza. L’etichetta non dovrebbe essere liquidata come un vuoto insieme di forme eseguite semplicemente per abitudine.
L’etichetta è anche di grande valore al di fuori del dojo. Si tratta di una forma di lubrificante sociale che fa le procedere le interazioni personali senza intoppi. Chi si sforza al massimo di essere gentile si fa pochi nemici, una caratteristica che e’ ovviamente auspicabile per chi fa arti marziali.

Essere uke
L’allenamento dell’Aikido e’ svolto da partners che alternativamente svolgono il ruolo di nage (la persona che proietta) e uke (la persona proiettata). Gli esercizi in coppia dell’Aikido sono simili ai kata o forme praticate in numerose arti marziali classiche e anche in alcune arti moderne. Tuttavia in Aikido queste forme sono meno strutturate e servono come linee guida per la corretta esecuzione delle tecniche che vanno poi modificate a seconda delle specificità del caso.
Nella pratica, la tecnica da applicare è conosciuta da entrambi i partners prima che l’attacco venga portato. Questo è un ulteriore fattore che assicura un ambiente di pratica sicuro. Per questo motivo, è importante per uke di attaccare bene e con l’intento di attaccare, senza anticipare la risposta di nage basandosi sulla propria prescienza.
Nage ha bisogno di un attacco realistico al fine di comprendere le questioni di equilibrio, meccanica del corpo, flusso di energia. L’atteggiamento marziale di uke lo proteggera’ da infortuni e stimolera’ il progresso suo e dei suoi compagni di allenamento. Uke sarà anche premiato per i suoi sforzi con corpo flessibile, ben tonico, che non ha problemi nel cadere – un’esperienza questa difficile, se non pericoloso, per la maggior parte della gente.

Essere nage
Nell’approccio all’allenamento di tipo kata descritto sopra, nage conosce la natura dell’attacco, così da poter concentrarsi sullo spostamento del proprio corpo, sullo studio della distanza, su come sbilanciare il suo partner. L’elemento di stress emotivo che normalmente accompagnerebbe un vero scontro è in gran parte assente in questo tipo di allenamento di base. Il movimento iniziale di nage dovrebbe sbilanciare il suo compagno, in quanto uke sara’ incapace di resistere se ha perso il suo centro di gravità.
Nage trae tale beneficio dalla pratica svolta per un periodo prolungato di tempo che le tecniche di Aikido diventano una seconda natura. Egli impara a riprogettare il suo istinto di opporsi agli attacchi in arrivo in favore delle risposte di tipo non-oppositivo che caratterizzano le tecniche di Aikido. Scopre come mantenere una calma concentrata a livello fisico e mentale di fronte a degli attacchi che sarebbero sconvolgenti per la persona non allenata. Mentre si svolge il processo di apprendimento – consapevolmente o no – nage sviluppa un aumento del livello di sensibilità rispetto a tutto cio’ che lo circonda. Egli diventa capace di discernere cosa costituisce una minaccia potenziale e cosa no. Questo atteggiamento di attenzione costante distingue le persone con un background di budo ed è un componente fondamentale dello spirito marziale.

"Quando mai abbiamo iniziato ad allenarci con lo scopo di essere in grado di sconfiggere un campione di Karate?"

Identificare gli obiettivi dell’allenamento
I praticanti di aikido dovrebbero regolarmente rivedere le loro normali attività e circostanze per identificare le aree di pericolo o di debolezza che richiedono attenzione.
Eccone un esempio specifico. Gli aikidoka a volte notano carenze nella loro arte rispetto ad altre arti marziali. Di conseguenza, si è tentati di entrare nell’atteggiamento di dibattito del “E Cosa Succede Se”, discutendo dell’efficacia delle tecniche dell’aikido. Tuttavia quando mai abbiamo iniziato ad allenarci con lo scopo di essere in grado di sconfiggere un campione di Karate, un pugile professionista, o un lottatore olimpico? In che modo l’incanalare le nostre energie verso tali obiettivi ci puo’ aiutare nella nostra vita a prepararci ai tipi di attacchi cui potremmo essere esposti? Non c’e’ alcun modo per classificare veramente le arti in un ordine gerarchico di efficacia, perché non può essere concepito uno standard oggettivo in grado di misurare i loro meriti. Questo tipo di ginnastica mentale può costituire ottima benzina per infiammare le discussioni sulle bacheche dei forum elettronici, ma la natura ipotetica di qualsiasi match-up rende ogni conclusione puramente speculativa.
Quindi, non dovremmo considerare la pratica in cui ci stiamo impegnando come una perdita di tempo perché le nostre competenze in Aikido potrebbero non garantirci di combattere ad armi pari con un pugile professionista. Se questo fosse davvero il nostro obiettivo, tanto per cominciare sicuramente non faremmo Aikido. Con questo non voglio affermare che dovremmo affrontare l’allenamento dell’Aikido senza alcun metodo o accontentarci di risultati mediocri. Il punto è che il nostro obiettivo finale dovrebbe essere quello di proteggere la vita, la libertà e la proprietà, e non lo sconfiggere un avversario in una gara.

Scenari realistici
Supponiamo che un sondaggio all’interno del nostro ambiente ci porti a concludere che una delle nostre preoccupazioni reali sia quella di ricevere un attacco fisico alla cieca. Potremmo essere sorpresi mentre camminiamo per strada, o guidando la macchina, o persino mentre siamo a casa nostra. Nel nostro mondo reale, è probabile che l’aggressore brandisca un’arma da fuoco o un coltello e potrebbe avere uno o più complici.
L’elemento sorpresa è una delle ragioni principali per cui questo tipo di attacchi casuali ha successo. Spesso non è la sofisticazione dell’attacco, ma il fatto che la vittima è stata sorpresa fuori guardia che si traduce con il suo ferimento o la sua uccisione.
Dato che non c’e’ alcun modo di conoscere l’esatta natura di un attacco casuale e neppure se saremo mai oggetto di un attacco, cio’ di cui necessitiamo e’ un livello di preparazione psicologica generale piuttosto che una conoscenza di specifiche tecniche di difesa. Dobbiamo sviluppare un costante stato di allerta ed essere in grado di rispondere istintivamente alle minacce inaspettate. Dobbiamo diventare individui sani, flessibili e ben allenati, in grado di adattarsi rapidamente alle situazioni difficili.

"L'Aikido contiene al suo interno un imperativo morale di rispettare e far fiorire tutti gli esseri viventi"

Perché l’Aikido?
Questo ci porta ad una domanda perfettamente ragionevole. Perché studiare Aikido e non qualcosa di più immediata applicabilità a episodi di violenza urbana, come l’uso di armi da fuoco o le tecniche di combattimento da strada? A seconda dei casi personali, può certamente essere una buona idea praticare altre discipline. Ci sono certamente forti argomenti a favore dei benefici dell’allenamento interdisciplinare.
Detto questo, un altro motivo convincente per praticare Aikido ha a che fare con la seconda componente di “bu” di cui abbiamo parlato sopra: cioè, l’Aikido è anche un percorso di sviluppo spirituale. Esso contiene al suo interno un imperativo morale di rispettare e far fiorire tutti gli esseri viventi. L’Aikido proietta una visione idealizzata di un mondo in armonia e le tecniche dell’arte esemplificano questa visione astratta in un tangibile contesto fisico. Inoltre, le tecniche dell’Aikido si ispirano al principio della non-resistenza. Questa era la visione del Fondatore Morihei Ueshiba e dovrebbe essere tenuta presente da praticanti di Aikido. Capita inoltre che sia una formula eccellente per vivere la propria vita in un mondo pieno di pericoli e di discordia.

Epilogo: Prendere decisioni difficili in tempi difficili
La maggior parte del tempo le sfide che affrontiamo nella nostra vita quotidiana non coinvolgono direttamente scontri fisici. Il più delle volte le nostre battaglie hanno luogo su un piano interno, psicologico, mentre lottano con i problemi senza fine e le incertezze della nostra vita. Lo spirito marziale coltivato in anni di allenamento di Aikido può essere un bene di inestimabile valore in questi momenti.
L’11 settembre 2001, un giorno che sara’ ricordato a lungo da tutti quelli toccati dalle sue conseguenze, il mondo è entrato in un momento di crisi politica e spirituale. Solo due settimane più tardi, un importante seminario Aikido avrebbe dovuto svolgersi in California. Circa 300 persone avevano già prenotato per partecipare all’evento. L’istruttore-ospite sarebbe dovuto volare in California dal Giappone, ma, dando ascolto agli avvertimenti del governo giapponese, di parenti e amici decise di annullare il suo viaggio. Questa fu probabilmente una decisione logica, in tali estreme circostanze.
Gli organizzatori dell’evento si trovarono di fronte ai classici “corni del dilemma.” Avrebbero dovuto annullare del tutto l’evento e subire una dolorosa perdita finanziaria dovendo al contempo fronteggiare la delusione di chi aveva avuto in programma di partecipare? E che dire di quelli che si erano già prenotati pagando? Avrebbero dovuto annullare i loro piani e ritirarsi in una “mentalità da assedio”, nella quale limitare le normali attività a causa della paura dell’ignoto?
In questo caso particolare, fu escogitata una soluzione soddisfacente. Gli organizzatori chiesero a un gruppo di istruttori anziani di condividere la responsabilità dell’insegnamento, in assenza del maestro la cui presenza era stata pubblicizzata.

Insieme si puo': D. Jocic, F. Ruta, B. Köllhofer, S. Chierchini (Sligo, IRL, 2007)

Tale approccio fece si’ che il seminario si potesse svolgere anche in condizioni così avverse. Più della metà di quelli che originariamente avevano intenzione di partecipare in effetti vennero. Questo è un esempio specifico di come nella nostra vita quotidiana ci troviamo di fronte a situazioni che richiedono di attingere al nostro addestramento marziale per trovare soluzioni appropriate, nel momento in cui nessuna di queste soluzioni è evidente.
Come organizzatori di Aiki Expo dello scorso anno, c’è stato un momento in cui non avevamo idea di come gli eventi del mondo si sarebbero sviluppati. Abbiamo dovuto costantemente considerare la possibilità che l’Expo potesse essere annichilito dagli eventi politici e militari e non avere luogo. Alla fine l’Expo si e’ effettivamente svolto ed è stato un successo senza precedenti.
L’evento di quest’anno, l’Aiki Expo 2003, è stato ora messo in dubbio a causa di simili macchinazioni dei nostro leaders mondiali. Dobbiamo percio’ predisporre piani di emergenza nel caso in cui dovesse verificarsi qualche situazione di emergenza che possa avere un impatto sulla manifestazione. Nonostante queste incertezze, sono fiducioso che l’Expo avrà luogo nei tempi previsti. Non solo si terrà, ma continuerà la rivoluzione silenziosa che abbiamo messo in moto per sfidare i tipi di allenamento attuali e per migliorare la qualità complessiva della tecnica.

Traduzione di Simone Chierchini

“Dear Simone, Thank you very much for the outstanding job you have done with the Italian translation of the article. Everything is just right.
Please feel free to do other translations on the same basis.
Auguri!
Stanley”

Chi e’ Stanley Pranin
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Copyright Stanley Pranin © 2003-2011
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Pubblicato per la prima volta nel mese di Febbraio 2003 su
http://www.aikidojournal.com/article?articleID=362

Intervista a Koichi Tohei – Parte 2

Koichi Tohei

Tohei Sensei in azione nelle Hawaii poco dopo il suo arrivo

Arriva la seconda parte dell’intervista a Koichi Tohei Sensei con cui Aikido Italia Network ha avviato la sua prestigiosa collaborazione con Aikido Journal di Stanley Pranin, una collaborazione/scambio che aprirà per noi e i nostri lettori gli sconfinati archivi di AJ. in questa intervista Koichi Tohei rivela numerosi aspetti inediti della personalità di Morihei Ueshiba

di STANLEY PRANIN

PRANIN
Quando pensa che il Maestro Ueshiba abbia imparato a padroneggiare “l’arte del rilassamento?”

TOHEI
Penso che probabilmente sia stato quando viveva ad Ayabe ed era profondamente coinvolto con la religione Omoto. Ueshiba Sensei ha spesso raccontato la storia di come un giorno, mentre si stava lavando presso un pozzo dopo l’allenamento, improvvisamente si fosse accorto che il suo corpo era diventato perfetto e invincibile. Disse che in quel momento era in grado di capire con singolare chiarezza il significato dei suoni degli uccelli e degli insetti e di tutto il resto che lo circondava. Apparentemente tale stato durò solo per circa cinque minuti, ma credo che sia stato allora che si impadronì dell’arte del rilassamento.
Purtroppo, ha sempre parlato di questa esperienza religiosa con espressioni che sono state più o meno incomprensibili agli altri.
Prima della guerra O’Sensei insegnò presso il  Collegio Militare della marina, ove tra i suoi allievi ebbe il principe Takamatsu, fratello minore dell’imperatore Showa. In una occasione il principe puntò il dito verso Ueshiba Sensei e disse: “Provate a sollevare quel vecchio.” Quattro forti marinai fecero del loro meglio per sollevarlo lui, ma non riuscirono a farlo.
In relazione a quella occasione, il Maestro raccontò: “Tutti gli spiriti divini del Cielo e della Terra entrarono nel mio corpo e diventai immobile come una pietra pesante.” Tutti lo presero alla lettera e gli credettero. Ho sentito dire cose di questo genere centinaia di volte.
Per parte mia, non ho mai avuto esseri divini che entrassero nel mio corpo. Non ho mai dato molto credito a questo tipo di spiegazione logica.

Tohei Insegna ai militari statunitensi

Una volta, quando ero con Sensei alle Hawaii, ci fu una manifestazione in cui si supponeva che due forti studenti hawaiani dovessero cercare di tirarmi su. Sapevano già che non potevano farlo, così non si stavano impegnando più di tanto. Allora il Maestro, che era fuori a guardare da una parte si alzò in piedi e disse: “Basta, è possibile sollevare Tohei, lo potete sollevare! Basta, fateli smettere! Questa dimostrazione non vale niente!”.
Vedete, la sera precedente io ero stato fuori a bere fino alle tre del mattino, e Sensei sapeva in che condizioni ero tornato a casa. Egli disse: “Certo che gli dèi non hanno intenzione di entrare in un ubriacone come te! Se lo facessero diventerebbero del tutto brilli!”. Ecco perché pensava che sarebbero stati in grado di sollevarmi.
In realtà questo tipo di cose non ha niente a che fare con dei o spiriti. E’ solo questione di avere un basso centro di gravità. Io so che è così, e questo è ciò che insegno a tutti i miei allievi. Non significherebbe nulla se solo certe persone speciali potessero farlo. Cose del genere che devono essere accessibili a tutti se vogliono avere un senso.
Le persone con i cosiddetti “poteri soprannaturali” di solito sono le uniche che possono fare qualunque cosa sia essi sostengono di poter fare. Gli altri non possono fare quello che essi fanno e loro non possono insegnare quello che fanno, perché quello che fanno non è reale: è falso. Chiunque può fare le cose che io insegno. Esse sono vive nelle ​​tecniche di Aikido così come sono. Tutto quello che bisogna sapere è come farle correttamente, e vedere esse come la risultanza di poteri soprannaturali che richiedono la presenza di un dio o quello che vi pare è un grosso errore. Io considero mia responsabilità di insegnare correttamente.

La personalità di Morihei Ueshiba

PRANIN
Nel 1940 o 1941 c’erano personalità notevoli nel dojo, qualcuno che poi sarebbe diventato famoso?

TOHEI
Quando io ho iniziato non c’era nessuno. Non vi erano allievi e quasi nessun uchideshi.

PRANIN
Quali sono state le sue più forti impressioni  del Maestro Ueshiba?

TOHEI
Lui mi sembrava come un buon vecchio. Sorrideva, capisci cosa intendo. Per molti versi aveva una personalità molto infantile.

PRANIN
Abbiamo non pochi documenti su O-Sensei, ma per noi è ancora difficile avere un quadro su di lui nella sua vita quotidiana. Parlava di cose ordinarie, di soggetti di tutti i giorni? Dalle registrazioni che abbiamo di lui mentre parla, sembra quasi come se fosse venuto da un altro pianeta.

TOHEI
Sì, so cosa vuoi dire. Certamente parlava in quel modo.

PRANIN
Ho sentito dire che a volte aveva delle improvvise esplosioni di rabbia.

TOHEI
Sì, questo succedeva spesso. Era gentile con le donne, però. L’ho mai visto arrabbiarsi una donna. Curiosamente, la sua rabbia non è mai stata specificamente rivolta alla persona con cui era presumibilmente arrabbiato. Era come se lui fosse solo furioso con se stesso, incapace o non desideroso di dirigere la rabbia verso il suo oggetto.
Una volta ad un giovane studente di nome Kurita era capitato di notare come Sensei si fosse un po’ spostato sulla sua sedia e decise di muoverla per sistemargliela meglio. Sensei esplose contro di lui, e voleva sapere cosa stasse facendo. Il poveretto non aveva idea di che cosa stesse succedendo fino a quando gli spiegai che il Maestro aveva scambiato la sua azione per una qualche sorta di malizia.

PRANIN
Quale fu l’atteggiamento di O-Sensei quando lei iniziò a basare il suo insegnamento intorno ai principi del ki?

TOHEI
Era geloso e disse alla gente di non ascoltarmi. Diceva, “L’Aikido è mio, non di Tohei. Non ascoltate ciò che Tohei dice”. Arrivava nel dojo e diceva cose del genere, soprattutto quando insegnavo un gruppo di donne. In quelle occasioni era come un bambino nella sua immediatezza e mancanza di sofisticazione, era molto spontaneo e innocente.
Diverse persone collegate con varie religioni venivano al dojo e gli estraevano del denaro adulandolo con nomi come “Morihei Ueshiba, il kami dell’Aikido”. Non spese quasi mai soldi per sé stesso, ma sembrava essere sempre a corto di denaro perché continuava a darlo via a gente di quel genere.

Koichi Tohei in azione

Il Conferimento del Decimo Dan

Io fui il primo ad essere ufficialmente promosso decimo dan. Originariamente ottavo dan era il grado più alto, ma Gozo Shioda dello Yoshinkan iniziò a promuovere un sacco di gente. Kisshomaru Ueshiba e il signor Osawa decisero che sarebbe utile per stabilire con maggiore fermezza l’Hombu Dojo se avessimo nominato un nono dan , e lo offrirono a me. Io dissi che pensavo non fosse necessario creare gradi superiori a quelli che avevamo già, ma insistirono sul fatto che avrebbe contribuito a rafforzare l’Hombu Dojo, così alla fine ho accettato. Abbiamo festeggiato il nuovo grado a Ginza, il quartiere dei divertimenti. Sia Gozo Shioda che Kenji Tomiki erano presenti.
Mentre ero via negli Stati Uniti, tuttavia, altre cinque persone erano state promosse a nono dan, e cercarono di farsi che io non lo venissi a sapere. Pensai che non c’era niente da fare – cose così sarebbero sempre accadute con un maestro del genere -, quindi decisi di non preoccuparmi.
Quando tornai a Tokyo fui sorpreso di trovare il Maestro Ueshiba che mi aspettava per salutarmi in aeroporto, la sola e unica volta che egli abbia mai fatto nulla del genere. Quando siamo arrivati ​​a casa lui mi fece bere un paio di drinks e dopo un po’ io iniziai a sorridere e a sentirmi allegro. Sembrava contento di questo e si alzò persino per fare una sorta di danza tradizionale che lo divertiva. Tutto questo, naturalmente, era perché pensava che io potessi essere turbato dal fatto che egli aveva promosso altre cinque persone a nono dan dopo avermi detto che io sarei stato l’unico. Quando si rese conto che io non ero affatto irritato il suo spirito si sollevò.
Due o tre giorni dopo cominciò chiedermi di accettare il decimo dan. Io gli dissi: “Sensei, per favore non chiedetemi di farlo. Si immagina che storia ne verrà fuori se lei mi nomina decimo dan?” Egli accettò la mia richiesta e quindi rimasi temporaneamente nono dan. Circa tre anni dopo, tuttavia, proprio prima che prendesse il cancro, me lo chiese di nuovo. Mi disse: “Koichi-chan, la prego di accettare il decimo dan”. Mi sono sentito obbligato ad accettare, perché sarebbe stato irrispettoso rifiutare nuovamente e mettere lui nelle condizioni di pregarmi di accettarlo.
Non ci volle molto prima che ci fossero persone che andavano in giro dicendo che non ero il solo ad aver ricevuto il decimo dan. Per evitare fastidi offrii di restituire il grado, ma il signor Osawa intervenne e fece si che il mio certificato venisse registrato come numero “1”, per verificare che esso, e non altri, fosse ufficiale. Ci fu anche una grande festa all’Akasaka Prince Hotel per festeggiare la promozione.
Fino a quando non mi sono separato dall’Aikikai nessun altro ha assunto il rango di decimo dan, ma non appena ho lasciato tutti iniziato a riceverlo.

PRANIN
Lei ha detto che quando lei iniziò a basare il suo insegnamento sui principi del ki, O-Sensei era geloso e diceva a tutti di non ascoltarla. D’altra parte, egli vi promosse decimo dan. Quali erano quindi le sue intenzioni? Era un riconoscimento si o no?

TOHEI
Penso che mi riconoscesse e accettasse. Era ben consapevole che allora non c’era nessuno che fosse al mio livello e probabilmente sentiva che se non promuoveva me, non sarebbe in grado di promuovere gli altri. Ma poiché aveva a volte quell’atteggiamento quasi infantile, non vedeva l’ora di farlo e andò avanti e lo fece lo stesso.

PRANIN
E Kisshomaru Ueshiba come affrontò il problema?

TOHEI
Kisshomaru originariamente aveva intenzione di mantenere una certa distanza dall’Aikido. Egli diceva: “Mio padre e le persone come il signor Tohei sono venute su questo mondo per fare Aikido. Anche se io sono nato in questa famiglia e con il ruolo di assistente, preferirei di gran lunga una casa su una collina da cui io possa andare a lavorare la mattina e ritornare la sera”. Aveva sperato di assumere un ruolo più amministrativo come direttore generale dell’organizzazione, piuttosto che essere al centro dell’insegnamento. Quando Ueshiba Sensei morì, il signor Nao Sonoda si fece avanti con la proposta di nominare Kisshomaru Direttore Generale e me secondo Doshu. Tuttavia, il Maestro Ueshiba mi aveva chiesto di fare quello che potevo per Kisshomaru, così feci ogni sforzo per far sì che assumesse un ruolo che lo mettesse  al centro sia dell’insegnamento che dell’amministrazione, che è come alla fine successe.
Io ho avuto il privilegio di essere al fianco del Maestro durante le sue ultime ore. Lui mi disse: “Koichi-chan, sei tu? Vorrei chiederti per favore di fare quello che puoi per mio figlio”. Gli risposi che fino a quando avessi avuto la situazione sotto controllo, non aveva niente di cui preoccuparsi. “Va bene … te lo chiedo”, disse, e chiuse gli occhi. Poco dopo esa lòil suo ultimo respiro.
Il signor Sonoda suggerì più volte che io divenissi Doshu, ma io ero determinato a mantenere la mia promessa. Per consentire Kisshomaru di assumere un ruolo stabile, spinsi l’idea che lui potesse essere sia Doshu che amministratore delegato. Kisshomaru allora espresse la sua gratitudine per i miei sforzi, ma dopo circa un anno il suo atteggiamento cambiò. Fu proprio in quel periodo che andò negli Stati Uniti e iniziò a far levare la mia foto dalle pareti dei dojo lì.

Separazione dalla Aikikai

PRANIN
Intorno a quello che anno era?

TOHEI
Circa tre anni dopo che il maestro Ueshiba morì, nel 1971 o 1972. Prima di allora quasi tutti i dojo americani esponevano la foto del Fondatore e la mia, ma Kisshomaru cominciò a fare levare la mia e farla sostituire con la sua.

PRANIN
Sembrava che nel periodo immediatamente successivo alla morte di O-Sensei aveste buon rapporto. Perché tale rapporto successivamente finì per deteriorarsi?

TOHEI
Nel 1971, io proposi di insegnare specificatamente il concetto di ki nell’Aikikai. Pensavo che continuando semplicemente a praticare tecniche muovendosi avanti e indietro su una superficie piana non sarebbe risultato in Aikido, perché l’Aikido è basato sul ki. Ho suggerito al signor Osawa la creazione di una lezione sul ki e di far sì che le persone vi studiassero come base per il loro Aikido. Egli respinse l’idea in nome dell’Aikikai, dicendo che l’Aikido dell’Aikikai era l’Aikido di Kisshomaru, e che pertanto gli insegnamenti di Kisshomaru avrebbero dovuto costituire il nucleo dell’allenamento. Capii che non c’era spazio per me per insegnare in quell’ambiente e chiesi se sarebbe stato possibile per me di perseguire il mio suggerimento al di fuori del dojo. Mi dissero che andava bene, così uscii e creai una classe che non si concentrava sulle tecniche di Aikido, ma sull’insegnamento del ki.
Penso che il mio insegnamento del ki abbia contribuito molto alla crescita dell’Aikido. La semplice pratica delle tecniche di Aikido avanti e indietro per il tatami va bene per gli studenti e chi è giovane, ma le persone anziane con minore capacità di resistenza dopo un po’ tendono a smettere. I miei insegnamenti sul ki sono stati ben accolti da vari tipi di persone, compresi i gruppi di più alto livello di dirigenti d’azienda, manager e presidenti e gente del genere. Tuttavia, sia il signor Osawa che Kisshomaru vedevano quello che stavo facendo come qualcosa di rimosso dall’Aikido.
Negli Stati Uniti capivano quando mi riferivo all’Aikido con espressioni come “una questione di mente.” In Giappone, invece, l’Aikido era semplicemente Aikido, così decisi che fosse necessario stabilire il concetto di ki anche in Giappone.
Il signor Osawa era un uomo molto buono e ascoltava quello che avevo da dire. A quel tempo, però, stava facendo degli sforzi per sostenere Kisshomaru e cercò di impedire alla gente di partecipare alle mie lezioni.
Avevano rifiutato di farmi insegnare ki all’interno dell’Aikikai, ma mi avevano detto che ero libero di fare quello che mi è pareva all’esterno. Con questa convinzione iniziai le mie lezioni presso il Centro Olimpico. Esse si dimostrarono essere molto popolari ed entro tre mesi si erano iscritti un centinaio di allievi.  Quando ne sentì parlare, Osawa fu sorpreso  e venne a chiedermi se mi sarebbe interessato tenere una lezione all’interno della Aikikai! Ero molto irritato e gli dissi che pensavo che fosse un po’ tardi per questo.
Nessuna delle persone che veniva alla mia lezione di ki sapeva nulla di Aikido e non erano realmente interessati a impararlo, dato che non era quello che erano venuti a imparare. Questo non sarebbe successo se fossi stato in grado di creare dall’inizio una lezione sul ki per quelli dell’Aikikai. Data la posizione in cui si trovava, so che Osawa dovette rifiutare la mia richiesta, ma io penso che dentro a questo proposiito si sentisse sempre a disagio. Quando nel 1990 fu costruita la sede centrale della Ki no Kenkyukai (Ki Society) nella Prefettura di Tochigi, Osawa mi contattò privatamente e inviò anche un piccolo contributo.

Koichi Tohei negli USA negli anni settanta

Storie dalla Scena Aikidoistica del Dopoguerra 

PRANIN
Che tipo di persone entrò a far parte dell’Aikikai dopo la guerra?

TOHEI
Io ho insegnato a molte delle persone che adesso sono insegnanti… Tada, Arikawa, Yamaguchi, Okumura, Yamada, Chiba. Yamada ancora mi viene a trovare, di tanto in tanto.

PRANIN
Lei ha delle particolari storie di allenamento da ricordare da quel periodo?

TOHEI
Beh, niente di così interessante.
Una volta che mi ero preso una sbornia,  mi stavo allenando con Tamura, che ora è in Francia. Gli dissi: “Guarda, qualche volta ho intenzione di tirare duro, quindi fai attenzione”. Probabilmente doveva aver sottovalutato il mio consiglio, perché quando lo proiettai sfrecciò attraverso il dojo e ruppe il vetro della finestra con un braccio. Avrebbe dovuto solamente fermarsi, ma invece provò a tirare fuori immediatamente il braccio e finì per ferirsi sui bordi taglienti. Quando vidi cosa aveva fatto, mi arrabbiai e senza pensarci gli urlai addosso per non aver aspettato fino a quando non avesse potuto estrarre il braccio in modo sicuro. Me pentii subito e mi resi conto che era crudele urlare contro di lui in quel modo dopo che si era fatto male. Decisi allora di portarlo fuori per una notte brava in città quella sera.
Un’altra volta presi con me Tamura e Chiba per una dimostrazione in Hiratsuka. Perché questo avvenne durante l’occupazione militare americana, le dimostrazioni di arti marziali di quasi tutti gli stili erano ancora vietate. L’autorizzazione per una dimostrazione di Aikido invece era stata concessa, e noi tenemmo una dimostrazione davanti al comandante della guarnigione in quella zona. La nostra spiegazione del principio di non-competizione in Aikido fu ben accolto e sembrò trovare simpatia nel pubblico.
Durante la dimostrazione feci una tecnica in cui spazzai via i piedi di Chiba con un jo. Lui si sistemò da solo in modo da ricevere il mio movimento, ma io odio quando le persone fanno volutamente cadute inutili come queste, così gli dissi di smettere di fare cose inutili e lo proiettai a terra con tutte le mie forze. Si ribaltò completamente a testa in giù e atterrò quasi sulla sua testa. Per un momento temetti di avergli fatto qualcosa di terribile e fui sollevato nel vedere che in qualche modo era atterrato in sicurezza.
Una volta un mio allievo si iscrisse all’Aikikai e fu elogiato perchè era bravo nelle ukemi e spesso accompagnava il Maestro Ueshiba. Una volta lo presi come mio uke durante una manifestazione presso lo Hibiya Kokaido (sito della All Japan Aikido Demonstration nei primi anni prima che si iniziasse a usare il Budokan NdR), ma iniziò a cadere da solo anche prima che avessi proiettato. Allora gli ho detto: “Che diavolo stai facendo? Perché cadi ancora prima che ho cominciato a proiettarti!? Vattene!” Erano presenti un sacco di spettatori , e penso che furono tutti piuttosto sorpresi, ma è stata anche un’opportunità inattesa per loro per rendersi conto che le tecniche di Aikido non sono false o pre-arrangiate.
Quando avevo 49 anni anni feci un film didattico sull’Aikido in cui appaiono come miei uke aikidoka del calibro di Masando Sasaki e Seishiro Endo. Endo è apparso anche in un libro called Shinshin Toitsu Aikido che è per lo più immagini. Ho insegnato anche a gente come Saotome e Ichihashi, una volta o l’altra.

PRANIN
Ha qualche aneddoto interessante del periodo successivo alla sua uscita dall’Aikikai?

TOHEI
Circa dieci anni fa in Francia venne a trovarmi un gruppo di studenti di Tamura. A quanto pare Tamura pensava che, a causa della mia età, io probabilmente non potevo più fare Aikido e che stavo lavorando solo con il ki. Pare che essi fossero venuti a vedere con i propri occhi se ciò fosse vero, e credo anche per avere un assaggio di un decimo dan di Aikido. Ho scelto otto o nove di loro e li mi feci attaccare nel randori. Tornarono a casa dicendo: “Beh, sembrerebbe che Tamura si fosse sbagliato!”

Tohei a Ki no Sato nella Prefettura di Tochigi, 1995

Iluminazione da una singola dichiarazione di Nakamura Tempu 

PRANIN
In che modo il suo Shinshin Toitsu Aikido è diverso da quello del Fondatore Morihei Ueshiba?

TOHEI
Quando sono andato alle Hawaii e ho cercato di utilizzare le tecniche che avevo imparato da Ueshiba Sensei, ho scoperto che molte erano inefficaci. Ciò che Sensei diceva e quello che faceva erano due cose diverse. Ad esempio, nonostante il fatto che lui era molto rilassato, diceva ai suoi allievi di fare tecniche taglienti, potenti. Quando sono arrivato alle Hawaii, tuttavia, c’erano dappertutto ragazzi forti come Akebono e Konishiki. Non c’era proprio nessun modo di usare la forza la potenza fisica per prevalere contro il loro tipo di forza.
Quando uno è saldamente bloccato o controllato, le parti del suo corpo che sono direttamente interessate semplicemente non possono muoversi. Tutto quello che puoi fare è iniziare un movimento con quelle parti che è possibile spostare, e l’unico modo per farlo con successo è il relax. Anche se il tuo avversario ti ha preso con tutte le sue forze, è ancora possibile mandarlo in volo se sei rilassato quando esegue la proiezione. Questo è qualcosa che ho vissuto in prima persona durante quel viaggio alle Hawaii, e quando tornai in Giappone e ripresi a osservare il  maestro Ueshiba, mi resi conto che egli effettivamente applicava le sue tecniche da uno stato molto rilassato.
Mentre ero con Ueshiba Sensei sono stato anche a studiare sotto Nakamura Tempu. Lui è stato il primo che mi ha insegnato che “la mente muove il corpo.” Quelle parole mi colpirono come un fulmine di energia elettrica e aprirono gli occhi all’intero regno dell’Aikido. Da quel momento ho cominciato a rielaborare tutte le mie tecniche di Aikido. Ho buttato via le tecniche che andavano contro la logica e selezionato e riorganizzato quelle che ritenevo fossero utilizzabili.
Ora il mio Aikido è composto per circa il trenta per cento delle tecniche del Maestro Ueshiba e il settanta per cento delle mie.
Probabilmente si può dire che è stato alle Hawaii dove ho fatto gran parte del mio apprendistato importante (shugyo). Il motivo originale per cui sono andato lì,  tra l’altro, è stato un invito del Nishikai, un gruppo dedicato al Metodo della Salute di Katsuzo Nishi . Le loro intenzioni, però, avevano qualcosa a che fare con il mettere a confronto le mie capacità nelle arti marziali e quelle di alcuni lottatori professionisti locali e con il ricavato della manifestazione costruire la loro sede centrale. Io di questo non ero a conoscenza fino a poco prima della mia partenza, quando era troppo tardi per rifiutare, così mi sono rassegnato e sono andato lo stesso.
Gli hawaiani erano abbastanza schietto nell’esprimere le loro prime impressioni di me. Hanno detto: “Accidenti, Sensei, sei giovane e carina, vero?” Allora gli dissero: “Accidenti, Sensei, sei abbastanza piccolo ….” Poi arrivato al punto e disse: “Maestro, sono Sei sicuro si può veramente fare? “Ho pensato che l’unica cosa da fare era mostrare loro cosa avrei potuto fare e far vedere loro per loro stessi. Dopo di che tutti gli artisti locali marziali e lottatori divenne miei studenti.

Gli hawaiani erano abbastanza schietti nell’esprimere le loro prime impressioni su di me. Mi dicevano: “Accidenti, Sensei, sei proprio giovane, eh?” Altri mi dissero: “Cavolo, Sensei, sei davvero un piccoletto…”
Poi arrivato al momento cruciale mi chiesero: “Maestro, sei davvero sicuro di potercela fare? “Ho pensato che l’unica cosa da fare era mostrare loro cosa avrei potuto fare e lasciare che vedessero con i loro occhi. Dopo di che tutti i praticanti di arti marziali e i lottatori locali divennero miei allievi. L’Aikikai Hawaii è stata fondato otto mesi dopo, e fui anche nominato capitano onorario a vita delle locali forze di polizia. Ueshiba Sensei non fu mai testato in quel modo in tutta la sua vita.

PRANIN
Vorremmo chiederle qualcosa a proposito delle tecniche di armi. Presso l’Aikikai Hombu Dojo ci sono alcuni Shihan che affermano che l’Aikido moderno non ha tecniche di armi. D’altra parte, ci sono insegnanti come Morihiro Saito che integrano queste con l’insegnamento delle tecniche a mani nude (taijutsu). Secondo lei le tecniche di armi sono parte dell’Aikido o no?

TOHEI
Dire non ci sono tecniche con le armi in Aikido è ridicolo. La gente dice così perché non le conoscono. Vieni a vedere quello che facciamo con le armi presso la Ki society. Inoltre c’è anche tutto sul nostro video didattico. Che l’Aikido abbia tecniche di armi è solo buon senso, ed è un peccato che la gente debba dire il contrario. Mi chiedo, devo andare io laggiù e insegnargli? Yoshio Sugino (Dojo-cho della sezione Aikikai di Kawasaki e decimo dan di Katori Shinto Ryu) una volta partecipò ad una delle nostre prove di allenamento fisico. Vedendo le tecniche di armi dei nostri studenti, li lodò: “Vedo che hai decine di aspiranti O-Sensei qui.”

PRANIN
Tohei Sensei, la ringrazio per averci concesso così tanto tempo per parlare con noi.

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Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Pubblicato per la prima volta su
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Intervista a Koichi Tohei – Parte 1

Koichi Tohei Sensei

Koichi Tohei Sensei

Con questo articolo Aikido Italia Network avvia una prestigiosa collaborazione con il piu’ famoso sito web al mondo per quanto concerne l’Aikido, quell’Aikido Journal diretto dal mitico Stanley Pranin, che ha accettato una collaborazione/scambio con il nostro blog, aprendo per noi i suoi sconfinati archivi che contengono materiale di altissima qualità, data la storia personale e le connessioni di Stanley. Iniziamo a scavare tra i tesori di cultura aikidoistica di Aikido Journal riproponendovi una intervista dell’11 luglio 1995, mai pubblicata prima in italiano, con il compianto Koichi Tohei Sensei, recentemente scomparso

di STANLEY PRANIN

L’Aikido è cresciuto in modo esplosivo dalla seconda guerra mondiale in poi. Koichi Tohei, un notevole contributore di questo sviluppo, è forse uno di quelli più qualificati a parlare della storia dell’aikido. La maggior parte degli Shihan di Aikido (anche 7 ° dan e oltre) attivi oggi  nel mondo hanno avuto come insegnante, in un momento o in un altro, Tohei.

Sentendo fortemente che le future generazioni dovessero decidere del proprio destino, Tohei ha scelto di parlare molto poco nel corso degli anni. Alla fine, a condizione che noi si rappresenti le attività della sua organizzazione e il suo pensiero così come sono, Tohei Sensei ha finalmente acconsentito a questa intervista esclusiva con l’Aikido Journal. Essendo l’unico allievo di Morihei Ueshiba che ha ufficialmente ricevuto il 10 Dan, ed essendo una figura di importanza centrale nel mondo dell’Aikido del dopoguerra, Tohei ha colto l’occasione di parlare francamente con noi sulle sue opinioni ed esperienze.

I Principi del Cielo e della Terra e il Mio Approccio alla Vita
PRANIN
Sensei, ci parli del suo approccio all’Aikido.

TOHEI
Nel momento in cui stiamo per entrare nel ventunesimo secolo, il mondo in cui viviamo è sempre più relativo. dato che c’è un davanti, c’è anche un dietro. Siccome vi è un su, vi è anche un giù. All’interno di questo mondo relativistico, nulla è assoluto nella sua correttezza. Non è possibile, per esempio, che nord sia corretto mentre a sud non lo è. Entrambi sono semplicemente “fatti”.
L’unico modo sicuro di essere assolutamente corretto è quello di evitare di essere presi nel vortice di questi cosiddetti fatti del mondo relativistico e invece essere in accordo con i principi assoluti del Cielo e della Terra. Quando si tratta di criteri di giudizio, ciò che è in accordo con i principi del Cielo e della Terra è corretto, mentre ciò che non è non è corretto.
Un’azione decisiva nasce da una comprensione di ciò che è in accordo con i principi del Cielo e della Terra. Una mancanza di questa comprensione porta ad uno “sforzo irragionevole”, o Muri, il significato letterale del quale è “mancanza di principio”, e dovrebbe essere evitato. Questo è sempre stato il mio modo di pensare e la ragione per cui ho evitato scrupolosamente di agire in modi che coinvolgano questo sforzo irragionevole o che vadano contro questi principi.
L’Aikido è essenzialmente un percorso per essere in accordo con il ki del Cielo e della Terra. Molti di coloro che sono coinvolti nel budo, tuttavia, tendono a parlare di cose che sono illogiche e coinvolgono sforzo irragionevole, cose che sono impossibili. Il mio modo di vivere, invece, è quello di evitare di fare tutto ciò che non è in accordo con il principio.

Mito e realtà: Quello che ho imparato dal Maestro Morihei

Tohei in Hawaii, circa 1953

Tohei in Hawaii, circa 1953


PRANIN
Qual è stata la cosa più importante che ha imparato da Morihei Ueshiba?

TOHEI
Di questi tempi il modo in cui la gente parla di ki  per lo più tende verso l’occultismo, ma voglio dire che non io ho mai fatto niente che neanche lontanamente coinvolgesse l’occulto. Molto di ciò di cui Ueshiba Sensei ha parlato, d’altra parte, suona come occulto.
In ogni caso, io cominciai a studiare Aikido perché avevo visto come il Maestro Ueshiba avesse veramente imparato a padroneggiare l’arte del rilassamento. Era perché era rilassato, infatti, il motivo per cui poteva generare tanta potenza. Diventai suo allievo con l’intenzione di apprendere questo da lui. A essere onesti, non ho mai ascoltato la maggior parte delle altre cose che diceva.
Le storie a proposito di Ueshiba Sensei che si muoveva alla velocità della luce o che sradicava pini da terra roteandoli poi in aria tutto intorno sono tutte storie, appunto. Ho sempre invitato gli aikidoisti ad evitare di scrivere cose del genere. Purtroppo molte persone non sembrano ascoltare. Invece, si limitano a ridurre le dimensioni del pino della storia da un colosso di albero ad uno di una sola decina di centimetri di diametro. In realtà, è piuttosto difficile estrarre dal suolo anche una singola radice di bardana, quindi come sarebbe mai possibile che qualcuno possa sradicare un albero di pino con un tronco di dieci centimetri, soprattutto quando questo è sorretto dal suo intero sistema di radici? Queste cose non sono altro che esagerazioni del genere spesso usato dai cantastorie di altri tempi.
Le storie poi sono diventate alquanto incredibili da quando Ueshiba è morto, e ora c’è gente che va raccontando che si spostava istantaneamente e ricompariva improvvisamente ad un chilometro di distanza e sciocchezze simili. Io sono stato a lungo con Ueshiba Sensei e posso dire che non possedeva poteri soprannaturali.

PRANIN
Sensei, lei sembra in ottima salute per un uomo che sta per compiere settantasei anni. È sempre stato così?

TOHEI
In realtà, da bambino ero piuttosto fragile. Mio padre disse che dovevo diventare più forte e mi ha fatto iniziare Judo, con il quale aveva connessioni presso la Keio University. Mi allenai duramente e alla fine diventai più forte, ma dopo essere entrato nel programma pre-college alla Keio un attacco di pleurite mi costrinse a prendere un anno sabbatico. La forza che avevo guadagnato con tanta fatica improvvisamente iniziò a sparire di nuovo.
Incapace di sopportare il pensiero di perdere quello che avevo lavorato tanto per guadagnare, Sostituii il Judo con altre forme di allenamento, come lo zazen (sedute di meditazione Zen) e il misogi (purificazione). Giurai che non avrei permesso che la mia forza si deteriorasse nuovamente anche se questo mi avesse portato alla morte. Preoccuparmi per la mia salute e vivere come un mezzo invalido non sarebbero serviti a nulla per aiutarmi nel mio recupero, per cui ho semplicemente detto “al diavolo, tanto vale che mi butto nell’allenamento, anche se mi ammazza. Anche l’Aikido faceva parte di quell’allenamento. Mi sono concentrato sul potenziare la mia forza, e ad un certo punto i raggi X mostrarono che la pleurite era del tutto scomparsa. Sorprendentemente, ero guarito.
Anche se le mie idee erano ancora alquanto vaghe in quel momento, ebbi la sensazione che la mia mente e il mio spirito (Kokoro) avessero motivato il mio corpo. Capii che il modo in cui si mantiene la propria mente è importante. La malattia fisica è ok (anche se non auspicabile), ma è inaccettabile consentire che la malattia si estenda alla propria mente o ki.
In giapponese, quando il corpo funziona a dovere in quale che sia modo, noi chiamiamo questo yamai, o byo, che significa semplicemente “malattia”, ma quando il malfunzionamento si estende anche al ki, lo chiamiamo byoki. Quindi, anche se il mio corpo può essere afflitto da una qualche malattia, non devo permettere che essa si estenda al mio ki. Se la mente è sana, il corpo la seguirà.
Dopo la mia guarigione sono tornato al mio club di Judo, ma io non riuscivo a riprendere l’allenamento con l’entusiasmo precedente. Uno dei motivi è che il Judo sottolinea inevitabilmente l’allenamento fisico del corpo prima di passare alle questioni della mente. Continuavo a pensare che era la mente a muovere il corpo, e che qualsiasi cosa si pensasse nella propria mente, si dovrebbe essere in grado di farla con il corpo.
Inoltre, essendo stato lontano dal Judo per quasi due anni, nel momento in cui ricevetti il mio secondo dan, tutti gli altri avevano già conseguito il quarto o quinto dan. Persino molti dei terzi dan avevano progredito così tanto da potermi facilmente proiettare a loro piacimento. Questo non fu particolarmente interessante e neppure molto divertente.
Nella speranza di rinforzarmi, andai a casa e iniziai a tirare leggeri calci contro i pilastri di sostegno dell’edificio. Dopo averlo fatto un paio di migliaia di volte al giorno, però, i muri cominciarono a crollare. Mia sorella maggiore non fu molto contento di questo e mi mandò a praticare fuori in giardino, invece. Dopo alcune settimane riuscii così ad ottenere di muovere i piedi con la stessa agilità e destrezza delle mie mani. Tornai al dojo e mi scoprii in grado di proiettare chiunque.

L’incontro con Ueshiba Morihei

Tohei con il Fondatore nel 1953 (da "Aikido: The Arts of Self-Defense")

Tohei con il Fondatore nel 1953 (da "Aikido: The Arts of Self-Defense")


PRANIN
Quando entrò a far parte dello Ueshiba Dojo ?

TOHEI
Penso che sia stato nel 1940. Kisaburo Osawa arrivò circa una settimana dopo. Avevo pensato che fosse un brutto segno se dopo essermi allenato da solo per un paio di settimane ero stato in grado di tornare e atterrare tutti nel dojo di Judo. “Perché perdere tempo con un’arte marziale del genere?” pensai. E’ stato allora che ho incontrato il Maestro Ueshiba. Shohei Mori, uno degli allievi anziani del club di Judo che aveva lavorato con le Ferrovie della Manciuria, mi aveva parlato di un insegnante dotato di una forza fenomenale e mi aveva chiesto se mi sarebbe piaciuto incontrarlo. Mi dette una lettera di presentazione e io andai.
Quando arrivai al dojo,  Ueshiba Sensei era fuori e venni ricevuto da un uchideshi chiamato Matsumoto. Gli chiesi di spiegarmi cosa fosse l’Aikido. Egli rispose: “Dammi la mano e ti faccio vedere.” Sapevo che avrebbe fatto qualche mossa su di me, così tirai fuori la mano sinistra al posto della mia destra. Essendo destrimane, volevo tenere la mia mano più forte di riserva. Mi afferrò il polso e mi fece un potente nikyo. Io non aveva rafforzato quella parte del mio corpo per nulla, così fu straziante. Sono sicuro di essere sbiancato, ma non avevo intenzione di lasciarlo prevalere su di me, così sopportai il dolore fino a quando potei. Poi gli detti un pugno con la mano destra e lui si scompose e mi lasciò andare.
Stavo iniziando a pensare che se questo era l’Aikido potevo anche dimenticarmelo e tornare a casa. Prprio allora ritornò il Maestro Ueshiba. Gli mostrai la mia lettera di presentazione e lui disse: “Ah, sì, dal signor Mori …” Poi, come dimostrazione, iniziò a proiettare uno degli uchideshi di più grande statura in giro per il dojo.
La mia impressione fu che fosse tutto falso,  fino a quando Ueshiba Sensei mi disse di togliermi il cappotto e attaccarlo. Assunsi una guardia di Judo e si mossi per afferrarlo. Con mia grande sorpresa, mi proiettò con tale morbidezza e velocità che non riuscii neppure a capire cosa fosse successo. Capii immediatamente che questo era quello che volevo fare. Chiesi subito il permesso di iscrivermi e dalla mattina seguente cominciai andare al dojo ogni giorno.
Scoprii che l’allenamento era molto strano e misterioso, e morivo dalla voglia di sapere come si facevano le tecniche. Quando qualcuno usa la forza fisica per proiettarti, c’è sempre qualcosa che puoi fare per reagire o contrattaccare. Ma è una storia diversa quando la persona non fa nulla in particolare, e tu finisci comunque proiettato. Pensai: “Wow, this is the real thing!

All’inizio non avevo idea di quello che stava succedendo. Anche gli studenti di scuola secondaria riuscivano a buttarmi a terra senza problemi. Trovando che questo fosse piuttosto strano, io cercavo di afferrarli con ancora maggiore forza, ma ovviamente venivo proiettato ancora più facilmente.
Nello stesso periodo stavo continuando il mio allenamento presso la Ichikukai [vedi l’intervista con Hiroshi Tada in AJ101 per ulteriori informazioni, NdR]. Diverse volte rimanevo durante la notte a praticare zazen e misogi. La pratica era focalizzata sulla realizzazione di una sorta di stato di illuminazione in cui il corpo e la mente diventano totalmente senza condizionamenti. Era estenuante, e dopo andavo di corsa all’allenamento di Aikido, già stanco morto. Con mia sorpresa scoprii che in quella condizione, la gente che prima poteva sempre proiettarmi era completamente incapace di farlo! D’altra parte io riuscivo a proiettare loro senza molta fatica. Tutti pensavano che fosse strano e continuavano a dire cose come: “Come è la storia con Tohei? Lui salta la pratica e torna più forte che mai! ”
E’ molto più difficile per chiunque proiettarvi se lasciate andare la forza fisica, e diventa anche molto più facile buttare a terra il vostro avversario. Pensai a  Ueshiba Sensei e mi resi conto che era veramente rilassato quando faceva il suo Aikido. E’ stato allora che ho improvvisamente capito il vero significato di “relax”.
Il mio Aikido continuò a progredire mentre io continuavo con il mio misogi e zazen. Dopo circa sei mesi fui inviato a insegnare in posti come l’accademia di polizia militare a Nakano e la scuola privata (Juku) di Shumei Okawa. A parte Ueshiba Sensei nessuno  riusciva ad atterrarmi. Mi ci volle solo un anno e mezzo per essere in grado di raggiungere quel grado di abilità, quindi penso che quando ci vogliono cinque o dieci anni è troppo lento.
Anche oggi molte persone si impegnano più che possono ad imparare le tecniche, mentre io fin dall’inizio mi dedicai a imparare il ki.

Fine della Prima Parte
Leggi la Seconda Parte 

Profilo di Koichi Tohei

Nato 1920 a Tokyo, si trasferì giovanissimo nella Prefettura di Tochigi, dove ha trascorso la sua giovinezza. Il suo precario stato di salute durante l’infanzia lo costrinse a visitare l’ospedale di frequente. Su insistenza del padre, iniziò a fare judo. Dopo essere riuscito a rinforzare il suo corpo, a quindici anni fu promosso cintura nera e a sedici anni entrò a far parte del programma preparatorio della Keio University. Continuò a praticare judo con entusiasmo, ma contrasse una pleurite a causa dell’eccessivo allenamento e fu costretto a ritirarsi dalla scuola per un anno. Durante questo periodo si dedicò alla auto-formazione attraverso misogi kokyuho, Zen e altri tipi di disciplina.
A 19 anni incontrò Morihei Ueshiba e divenne suo allievo. Nel breve volgere di un anno e mezzo diventò rappresentante del fondatore (Dairi) e, non avendo ancora ricevuto alcun grado ufficiale in aikido, fu inviato a insegnare presso l’Accademia di Polizia di Nakano e la scuola privata di Shumei Okawa.
A 23 anni fu richiamato in servizio militare sotto il fuoco nemico imparò il segreto di dirigere il ki in un unico punto nel basso addome (seika no Itten). Tra il 1953 e il 1971 visitò gli Stati Uniti in quindici occasioni, insegnando e diffondendo l’Aikido e i principi del ki. Tohei ricevette il decimo dan di Aikido nel 1969. Ha lavorato come Direttore degli Shihan (Shihan Bucho) e Direttore (Riji) dell’Aikikai fino a quando lasciò l’organizzazione nel 1974.
Tohei fondò la Ki Society (Ki no Kenkyukai) nel 1971 (riconosciuta come organizzazione non-profit nel 1977), che egli ha presieduto fino alla sua morte, avvenuta nel mese di maggio di quest anno. La Ki Society è l’unica organizzazione in Giappone specializzata nell’allenamento del ki ad aver ottenuto il riconoscimento come organizzazione senza scopo di lucro da parte del Ministero del Pubblic Welfare.

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Il Dojo Tradizionale di Paolo Corallini – Parte 2

Il Dojo Tradizionale di Paolo Corallini – Parte 1

Il Dojo Tradizionale di Paolo Corallini – Parte 3

Su questo muro sono esposti tre kakemono originali scritti da Saito Sensei: essi rappresentano tre periodi della pedagogia e anche del modo di pensare del maestro. Nel primo c’e’ scritto Iwama Takemusu Aiki Morihiro, nel secondo Iwama Ryu; esso risale al periodo in cui dietro spinta mia e di Stanley Pranin, che chiedemmo a Saito Sensei per quale motivo chiamasse la scuola Iwama-style, un nome di città giapponese e una parola inglese, decise di usare la denominazione Iwama Ryu. Successivamente però si rese conto che nel nome Iwama Ryu non compariva piu’ il nome Aikido; siccome quello che lui insegnava a Iwama era il metodo del Fondatore, era necessario che la parola Aikido comparisse nel nome della scuola, quindi passò a chiamarla Iwama Ryu Aiki.

Di seguito abbiamo quelli che per me sono i 10 comandamenti. Quando Saito Sensei venne in questo Dojo con Shibata Kinichi, un suo allievo di Sendai, e girammo i due video numerati 28A e 28B di Aiki-jo e Aiki-ken che sono a tuttora venduti da Aikido Journal di Stanley Pranin, lui volle della carta di riso e scrisse di suo pugno la suddivisione del San ju ichi no kumijo in settori cosi’ come viene insegnata, e anche del kata 13 Ju san no jo.
Di fianco abbiamo uno scroll che mi e’ stato regalato da Saito Sensei e proviene dal Tempio di Atago, che e’ la montagna sacra che sovrasta Iwama, dove il Fondatore si recava la mattina a pregare e spesso anche a praticare.
Saito Sensei lo accompagnava e si occupava della sua sicurezza, specialmente nell’ascesa verso il tempio, che va effettuata via 300 stretti e alti gradini; nei filmati degli ultimi anni si vede Saito Sensei che spinge O’Sensei da dietro per assicurarsi che non cadesse.
Nel rotolo figura il dio Tarobo Tengu, il dio guerriero cui e’ dedicato il Tempio di Iwama, che guarda caso e’ stato consacrato al dio della guerra e delle arti marziali: O’Sensei andava chiedere la sua protezione e guida per il suo insegnamento.
Poi c’e’ un oggetto molto importante, che non e’ originale ma riproduce esattamente la calligrafia di O’Sensei Aik Ki O Kami, il Grande Dio dell’Aiki, una immagine molto cara al Fondatore, dove e’ bello notare che il kanji O e’ raffigurato come l’uomo di Leonardo, un uomo che sta con i piedi per terra ma tende verso l’alto, verso il divino, quindi una persona che diventa venerabile, sacra, perché appunta non e’ paga della sua dimensione materiale, ma tende alla divinità.
Il kanji per Kami ha in sé anche il cerchio con la croce all’interno, che simboleggia la dimensione divina, la divinità, la rettitudine la giustizia che sono elementi propri degli dei. Tra l’altro formano anche una perfetta croce celtica.
In questa vetrinetta conservo i Mokuroku delle armi: questi sono dei veri tesori perché praticamente non si usano più; Saito Sensei per un certo periodo volle perpetuare la tradizione antica di dare ad alcuni allievi i gradi con il Mokuroku, ossia un rotolo, in opposizione al certificato moderno su carta. In questo scroll, conservato all’interno di una scatola in legno leggero, sul cui dorso era scritto Ai Ki Ken Jo Mokuroku e il grado, veniva vergato a mano dal maestro il programma per cui veniva rilasciato il grado di armi secondo la pedagogia di Iwama.
Saito Sensei non ne fece molti, perché venne criticato dai soliti ignoti, persone con un’invidia ed un ego spaventoso che misero in giro la voce che lui dava in giro questi rotoli per guadagno personale, senza capire invece il significato storico e emotivo, spirituale che essi hanno, ben diverso da un pezzo di carta.
Saito Sensei ci metteva oltre due ore per ognuno e ci lavorava in piena notte, perché aveva bisogno di farlo senza il rumore del passaggio delle macchine.
Secondo la tradizione imprimeva con inchiostro l’impronta del suo pollice di modo che metà venisse stampata sullo scroll e l’altra sul libro mastro che rimaneva a Iwama.
Il rotolo va letto da destra a sinistra e contiene la descrizione di tutte le tecniche per le quali il candidato era stato esaminato e in base all’abilita’ dimostrata gli veniva conferito un determinato Mokuroku.
In tutto il mondo non fummo in molti a riceverli, perche’ Saito Sensei, dopo aver sentito le critiche che gli venivano mosse, si offese e non ne fece piu’.

Fine della Seconda Parte

Testo di Simone ChierchiniSimone Chierchini
Foto di Simone Chierchini e Francesco Corallini
Copyright Simone Chierchini, Paolo Corallini & Francesco Corallini©2011
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Il Dojo Tradizionale di Paolo Corallini – Parte 1

Siamo andati a trovare Paolo Corallini Shihan nel suo dojo tradizionale ad Osimo e abbiamo avuto l’opportunita’ di farci descrivere e di fotografare gli interni del suo santuario, costruito con amore pezzo per pezzo in onore dell’Aikido.  Un Dojo ricco di reliquie, ricordi, energia e ispirazione: condividiamo con voi questa emozionante esperienza.

Molti anni fa comprai questa casa perché il piano terra, dove ci troviamo ora, non era mai stato usato. Già allora io vidi nei sogni questo luogo come futuro mio Dojo. Infatti iniziai subito a predisporlo per farlo diventare quello che poi vediamo oggi. Eravamo attorno ai primi anni ’80. Saito Sensei lo invitai per la prima volta nel Febbraio ‘85 e già gli dissi di questo progetto.

L’anno dopo, la seconda volta che venne in Italia era nel Maggio dell’86, anno in cui io mi presi cura di lui, della sua salute, venne a consacrare questo Dojo, che nel frattempo era finito, con molti meno arredi di quelli che vediamo oggi.

In quell’occasione lui dormì nella stanza sopra che vedremo dopo e consacrò questo Dojo con una cerimonia molto bella, una cerimonia tradizionale Shinto nella quale vengono scacciati gli spiriti negativi nei quattro angoli della stanza e viene consacrato come tempio; una cerimonia che ancora ricordo con tanta emozione: mi scrissi tutto fin nei minimi dettagli per non dimenticare nulla di quello che per me era un momento importantissimo.
All’epoca io avevo già predisposto l’altare a tre gradini, tre gradini perché il tre e’ il numero della spiritualità, del triangolo, quindi il mondo spirituale; questo e’ il tokoroma, che letteralmente significa tokoro, luogo, e ma, anima, il luogo dell’anima, quindi l’altare.
Saito Sensei mi porto’ in quell’occasione come dono per questa consacrazione questo tempio, il kamidana che compro’ a Kasama, una cittadina vicino a Iwama che ora ha addirittura inglobato Iwama, e la maggior parte delle suppellettili che vediamo.
Il kamidana e’ la “dimora (dana) degli dei (kami)”, e ha tre porte e cinque gradini, davanti; all’interno ci si mettono le tavolette votive che sono dedicate agli dei Shinto, e immagini dei defunti care alla famiglia: io ci ho messo O’Sensei e mio padre.
Sopra al kamidana ho messo due vassoi e due candelieri che hanno una storia molto importante.
Nell’anno in cui morì il Doshu Kisshomaru Ueshiba, tutti gli arredi dell’Aiki Jinja vennero rinnovati; in quel periodo io mi trovavo la’ e contribuii con il mio lavoro insieme ad altri uchideshi a rimuovere le cose vecchie e sostituirle con quelle nuove, con lo scopo di rinnovare la dimora del secondo Doshu dell’Aikido.
Le suppellettili scartate erano tutte accatastate su un lato della casa del Fondatore.

Ovviamente io non mi permisi di toccare niente, anche se queste cose sarebbero state buttate via, ma Saito Sensei un giorno mi disse: “Paolo san, vieni con me. Scegli qualcosa e portalo a casa nel tuo Dojo”.
Allora io dissi: “Sensei, scelga lei. Già il fatto che lei li tocca li consacra.
Scelse questi due candelieri, la cui particolarità e che sono a base e’ ottagonale, a simboleggiare il passaggio dal quadrato, che e’ il mondo materiale, al cerchio, il mondo divino. Essi pertanto rappresentano la tendenza dell’uomo a voler elevarsi verso il divino: muovendosi dal quadrato, la prima forma che si crea e’ l’ottagono. Saito Sensei inoltre scelse per me due vassoi: su uno dei due c’e’ scritto O-mi-tama, la grande anima. Esso era uno dei vassoi collocati sopra all’altare su cui erano conservate parte delle ceneri e della barba del Fondatore.
Sul muro presso il kamidana c’e’ una reliquia importantissima: si tratta di un kakemono che reca la scritta autentica, tracciata di pugno dal Fondatore. La scritta recita Masakatsu Agatsu, la vera vittoria e’ quella contro sé stessi, ed e’ firmata Aiki KaishoTsunemori, ossia Tsunemori, il Fondatore dell’Aiki. Tsunemori era uno dei tre nomi con cui il Fondatore era uso firmarsi, oltre a Morihei e Moritaka; Tsunemori era il nome che lui usava per le sue calligrafie. Io ebbi la fortuna di poter acquistare questo kakemono da una allieva importantissima di O’Sensei, Fukiko Sunadomari Sensei, l’unica donna che ricevette il 6 Dan personalmente dal Fondatore; Fukiko era sorella di Kanshu Sunadomari Sensei e del monaco Kagemoto Sunadomari.
Nel 1986 mi recai in Giappone e appena arrivato a Narita ebbi la fortuna di ricevere una telefonata da Stanley Pranin, con cui mi diceva che la sera sarei rimasto a Tokyo e sarei andato a Iwama solo il giorno successivo. Stanley mi chiese di aiutarlo ad intervistare Fukiko Sunadomari, che era già molto anziana; inoltre mi disse che avremmo avuto la possibilità di acquistare da lei degli scritti del Fondatore. Per l’occasione andammo in un ristorante indiano; Stanley faceva le domande e io scattavo foto e prendevo appunti. Fukiko Sunadomari conosceva molto da vicino il Fondatore e durante la sua vita ricevette da lui in dono molte lettere e diversi rotoli makimono, a testimonianza dell’affetto che li legava.
Fukiko decise di vendere cinque di queste calligrafie originali del Fondatore e con il ricavato costruire un piccolo tempietto votivo in onore di O’Sensei nella città ove lei viveva, ossia Kumamoto, nel Kyushu, Giappone meridionale. Trasportò con sé i makimono all’interno di un bellissimo fazzoletto di seta, come facevano le nostre antenate e alla fine del pranzo ce li mostrò e io li fotografai per Aiki Journal.
Una volta informati del fatto che erano in vendita, io decisi di acquistarne uno, un altro fu preso da Pranin e un terzo fu venduto in America. Non sto ora a dire quanto mi costò, ma certamente una piccola fortuna: io lo conservo come se fosse una sacra sindone, non solo perché lo scrisse il Fondatore di suo pugno, ma anche perche’ Masakatsu Agatsu, la vittoria su sé stessi, e’ il nucleo dell’Aikido: vincere il nostro ego negativo e’ il messaggio più profondo dell’Aikido, e anche il meno applicato.
Seguono le rastrelliere delle armi, che io feci costruire a immagine e somiglianza di quelle del Dojo di Iwama, di cui riproducono esattamente dimensioni e angoli. Saito Sensei ne fu molto contento perche’ vide quanto amore ci avessi messo; nel corso degli anni mi regalo’ alcuni dei suoi jo e bokken, tra cui anche dei suburi-to, fatti per il tanren, per irrobustire i polsi. Inoltre vari bokken, come uno in sakura, in legno di ciliegio, che reca la firma di Saito Sensei ed era il suo personale.
Tutte queste armi sono per me altrettante reliquie, ma vengono comunque usate per la pratica: chiaramente quando impugno il jo di Saito Sensei sento un feeling particolare, una responsabilità particolare, un po’ come se fosse la spada di re Artu’, ha quello stesso valore carismatico.
Sull’altro lato dell’altare ci sono due kakemono votivi, prodotti in occasione del Taisai, la celebrazione in ricordo della morte del Fondatore; quello di sinistra recita Takemusu Aiki, l’altro riproduce O’Sensei con i tre gioelli dello Shinto, la spada, lo specchio e l’hara tanden e alle sue spalle tralci della pianta che simboleggia l’immortalità’, con tutto il valore simbolico che ne consegue.

Fine della Prima Parte

Il Dojo Tradizionale di Paolo Corallini: Seconda Parte
Terza parte

Testo di Simone ChierchiniSimone Chierchini
Foto di Simone Chierchini e Francesco Corallini
Copyright Simone Chierchini, Paolo Corallini & Francesco Corallini©2011
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