Kokyu Ho: Una Guida Interiore

Sessione di Kokyu con Giorgio Veneri (Sligo, IRL, 2000)

Dopo la pausa estiva riprende la pubblicazione del lavoro editoriale di Renato Visentini sull’Aikido, oggi giunto al fascicolo concernente il Kokyu, uno degli argomenti fondanti della nostra disciplina e sicuramente uno tra i piu’ popolari fra gli aikidoka di ogni stile e latitudine

di RENATO VISENTINI

Kokyu ho nella molteplicità dei suoi significati abbraccia l’Aikido in tutte le sue forme e si può idealmente far coincidere la sua immagine con la respirazione.
La respirazione, dal punto di vista puramente fisiologico, è la funzione vitale più importante per l’organismo umano.
Finché nell’uomo vibra il soffio della vita con la respirazione avviene incessantemente uno scambio fra l’essenza eterea del cosmo e il corpo.
L’apparente barriera fisica dell’uomo è vinta da questa continua alternanza di inspirazione ed espirazione e questa è l’immagine perfetta dell’uomo, che nonostante sia limitato fisicamente, è attraversato continuamente dalle forze della natura in cui è immerso.
Kokyu ho è l’armonia che nasce dallo scandire il ritmo giusto, adatto a se stessi. Ho notato, negli anni di insegnamento, che i Praticanti iniziano a manifestare uno stile personale dell’Aikido quando cominciano a percepire il significato del kokyu ho.

Mokuso, diventare pienamente coscienti dei propri pensieri

Quando si pratica correttamente la respirazione, l’universo intero respira in perfetta sincronia, si espande e si contrae con lo stesso ritmo così come la goccia d’acqua che cade nell’oceano fa spostare tutti gli oceani della Terra.
Nella posizione del Seiza, con cui inizia le termina a pratica dell’Aikido con il saluto, il Praticante assolutamente immobile tiene separato attraverso il kokyu ho la volta del cielo dalla Grande Madre Terra e libera l’energia vitale, che trae da entrambi, nell’etere.
Nella pratica della tecnica kokyu ho rappresenta il flusso inarrestabile del respiro che deve essere assorbito e lasciato scorrere.
Non c’è uso di forza nella respirazione così come non c’è volontà: è semplicemente inevitabile come il sorgere del sole.
Lasciando fluire il respiro senza forzature, sorge spontaneo il sole di un Aikido nuovo, spontaneo e luminoso.
Kokyu ho è la guida interiore che parla attraverso il silenzio e la concentrazione.

Leggi i precedenti fascicoli dell’opera di Renato Visentini

Copyright Renato Visentini © 2011
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita

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Kokyu (呼吸)

Kokyu, l'estensione all’esterno del Ki

Un altro fondamentale scritto di Claudio Pipitone, il cui contributo nel divulgare l’argomento e’ indiscutibile, vista la sua pluridecennale esperienza in materia e i numerosi scritti da lui pubblicati sul suo sito personale e i contributi offerti da Claudio a Wikipedia nel compilare le voci relative

di CLAUDIO PIPITONE

Kokyu 呼吸 (scritto in kanji) è un termine della lingua giapponese usato nelle arti marziali giapponesi ed in particolare nell’Aikido. Significa manifestazione del Ki 氣 all’esterno del nostro corpo, estensione del Ki all’esterno, o anche esercitare il Ki fuori di noi.
Le parole Kokyu-Ho e Kokyu-Nage si riferiscono ad una parte fondamentale ed imprescindibile dell’Aikido e pertanto ricorrono molto sovente.
Vi sono moltissime tecniche nell’Aikido basate sull’estensione all’esterno del Ki, specialmente in quelle numerose e molteplici tecniche chiamate tutte genericamente kokyu-nage ma che si diversificano moltissimo le une dalle altre per tipologia di risposta ad uno specifico attacco.
La tecnica di kokyu-nage è la proiezione dell’avversario ottenuta attraverso un’azione del kokyu, cioè estendendo all’esterno il proprio Ki (generando quindi proprio kokyu) dopo aver coinvolto in questa azione il Ki dell’avversario (utilizzando quindi il kokyu dell’avversario).
Il kokyu è quindi quel particolare movimento del Ki che si manifesta esteriormente attraverso il movimento del corpo che segue il movimento del Ki ; ciò vale sia quando si agisce come tori (cioè colui che esegue la tecnica di difesa) sia come uke (cioè il partner d’allenamento che si presta ad attaccare ed a ricevere l’effetto delle tecniche eseguite dal tori).
Avere un forte kokyu significa possedere un’elevata capacità di espressione e di controllo dell’estensione all’esterno del proprio Ki e padroneggiarlo in modo che il corpo irradi sempre il Ki in modo vigoroso in ogni circostanza: in tale modo si riesce a muoversi ed a proiettare l’avversario senza fatica e con estrema naturalezza ed efficacia, per effetto dello sfruttamento dell’energia interiore e della forza fisica dell’avversario, piuttosto che per effetto dell’impiego della propria forza fisica ed energia interiore.
Anche per portare gli atemi con efficacia (cioè i colpi a percussione portati con gli arti) è richiesto un forte kokyu e quindi non basta possedere una buona tecnica di atemi.

Copyright Claudio Pipitone © 1972-2011
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Pubblicato la prima volta su
http://www.endogenesi.it/kokyu.htm