Seminari Nazionali Gratuiti Aikikai d’Italia

Auro fabbretti e Pasquale Aiello dirigeranno i Raduni Nazionali Gratuiti Aikikai d'Italia

Auro Fabbretti e Pasquale Aiello dirigeranno i Raduni Nazionali Gratuiti Aikikai d’Italia

Seminari Nazionali Gratuiti Aikikai d’Italia

Pasquale Aiello – Membro della Direzione Didattica dell’Aikikai d’Italia

05/06 ottobre 2013
Parma, Italy
Dojo Kyu Shin Do Kai, Via Anedda Luigi, 9/A (ex località Moletolo)

Info: Simone Calzetti  Cell. 349 2339510
Web: www.aikikai.it

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Auro Fabbretti – Membro della Direzione Didattica dell’Aikikai d’Italia

05/06 ottobre 2013
Napoli, Italy
Pomilia, Centro S. Pertini, Via Grosseto – Pomigliano d’’Arco (Na)

Info: Ciro Buoncompagni Cell. 338 2519003
Web: www.aikikai.it

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By RedazioneRedazione Aikido Italia Network

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Seminario: Pasquale Aiello a Palermo

Pasquale Aiello animerà il Seminario Nazionale Gratuito Aikikai in Sicilia

Stage Nazionale Gratuito Aikikai d’Italia
Pasquale Aiello 6° Dan Aikikai d’Italia

28-29 Gennaio 2012
Palermo, Italia
Aikido Club Palermo,  Via Cardinale Rampolla, 4

Informazioni: Vincenzo Milazzo 346-5198321

Programma degli Allenamenti: Sab 28/01  16.00 – 17.00 Iscrizione; 17.00 – 19.30 Lezione
Dom 29/01 09.30 – 10.00 Iscrizione; 10.00 – 12.30 Lezione

Portando di che coprirsi è possibile pernottare nel dojo

Leggi Intervista a Pasquale Aiello: Parte 1Parte 2
Fotogallery: Pasquale Aiello a Sant’Agnello (Giugno 2011)

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By RedazioneRedazione Aikido Italia Network

Seminario: P. Aiello & F. Mongardini a Roma

Pasquale Aiello e Fabio Mongardini insieme Roma

M. Pasquale Aiello VI Dan Aikikai d’Italia, Direzione didattica
M. Fabio MONGARDINI VI Dan Aikikai d’Italia

17-18 Dicembre 2011
Roma, Italia
Ueshiba Morihei Dojo Roma
c/o ITIS “A. Einstein” – Via Pasquale II, 237

Informazioni: 338.2008829 – 333.8695300
Quote: 2 Giorni 50 Euro, 1 Giorno 30 Euro

E’ possibile pernottare presso il Dojo “Shimabara” – Via della Stella 259/A – Palestrina (Roma)

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By RedazioneRedazione Aikido Italia Network

 

Le Persone Che Hanno Contribuito A Creare l’Aikikai d’Italia

Tai no Henko: Hiroshi Tada e Danilo Chierchini, Roma 1968

Questo articolo, scritto dal Direttore Didattico dell’Aikikai d’Italia Tada Hiroshi fu pubblicato per la prima volta sulla rivista Aikido Tankyu N. 5 il 20 gennaio 1993 con il titolo Italia Aikikai-wo tsukutta hitobito. In esso Tada Sensei rende tributo alle persone che lo hanno assistito nella fondazione e consolidamento della sua creatura/associazione dai faticosi inizi ai successi degli anni novanta

di TADA HIROSHI

Quando sento parlare di diffusione dell’Aikido all’estero, nella mia mente si affollano i ricordi della festa di commiato in cui O’Sensei sedeva attorniato dai suoi migliori allievi che si apprestavano a partire per l’estero: il Sig. Mochizuki, il Sig. Tohei, il Sig. Abe, il suono del gong e il fischio della sirena che annunciavano la partenza della nave dalla banchina del porto di Yokohama.
A queste memorie si sovrappone il ricordo del giorno in cui, agli inizi degli anni ’30, mio padre parti’ per andare in Occidente a bordo della Tatsutamaru. Fu in quell’occasione che, mentre mi sforzavo affannosamente di colpire la nave con delle stelle filanti (malgrado i miei slanci non riuscissero minimamente nel loro scopo), ebbi la vaga sensazione che anch’io un giorno sarei andato all’estero. Questo mio sogno si venne a realizzare ne1 1964.
A quel tempo tutti coloro che si recavano all’estero per diffondere professionalmente l’aikido, erano tenuti a rispettare tre regole:
1) partire da soli;
2) comprare un biglietto di sola andata;
3) non portare con se’ soldi, nè farseli spedire o guadagnarseli lavorando.
Osservando alla lettera queste tre regole, lasciai la mia casa di Jiyugaoka con 250 dollari in tasca poco prima che finissero le Olimpiadi di Tokyo.
Partii senza avere programmi ben precisi, la mia idea era, in linea di massima, di andare in ltalia e poi passare per l’America prima di tornare in Giappone.
Il primo giapponese che fece conoscere l’esistenza dell’Aikido in ltalia fu il Sig. Abe Tadashi, che svolgeva la propria attività aikidoistica in Francia, cui fecero seguito la scultrice, Sig.na Onoda Haru, e il Sig. Kawamukai che si recò a Roma per turismo.
Quando arrivai a Roma, il 26 ottobre del 1964 conobbi il Sig. Danilo Chierchini, allora responsabile del club-dopolavoro del Monopolio di Stato dei Tabacchi situato a Trastevere, e iniziai gli allenamenti nel suo Dojo. Un paio di settimane dopo, tenni una dimostrazione presso la Scuola di Pubblica Sicurezza di Nettuno e un corso speciale di Aikido, che durò due mesi, promosso dal Ministero degli lnterni. Fu cosi che la mia attivita aikidôistica in Europa ebbe il suo inizio.
A quei tempi viveva a Roma il prof. Mergé, che aveva frequentato lo ”Ueshiba Dojo” nel periodo in cui aveva lavorato presso l’Ambasciata ltaliana di Tokyo durante la guerra. Alcuni fra i suoi allievi dell’Ismeo di Roma, che avevano sentito parlare del Maestro Ueshiba Morihei dal professore, vennero subito ad iscriversi.

Pasquale Aiello e Stefano Serpieri, Roma 2002

Grazie all’aiuto di uno di questi allievi, il Sig. Stefano Serpieri, fu in seguito possibile spostare la sede del Dojo in un edificio di proprietà del demanio. Quest’edificio, circondato sui quattri lati dai resti delle mura dell’antico acquedotto romano, dal Museo Militare e dagli uffici dell’Acquedotto, la sera rimaneva completamente immerso nel silenzio. L’attuale Scuola Centrale dell’Aikikai d’Italia continua ad essere situata ancora oggi nello stesso edificio (da diversi anni il dojo e’ chiuso, essendo i locali tornati al demanio, NdR).
In quel periodo io alloggiavo in una stanza adiacente al tatami situata sotto una scala che gli allievi chiamavano “la grotta del Maestro”.
L’anno seguente mi venne richiesto di iniziare dei corsi a Napoli e a Salerno, decisi cosi di chiamare dal Giappone il Sig. Ikeda Masatomi (attualmente 7° Dan – Direttore didattico dell’Aikikai de11a Svizzera) (ritiratosi dall’insegnamento da diversi anni a causa di una grave malattia, NdR) del Dojo di Jiyugaoka. Un anno dopo il Sig. Nemoto Toshio, laureatosi presso l’ universita di Waseda, che venne in ltalia al ritorno da un soggiorno di studi in America, accettò l’incarico di seguire la diffusione dell’aikido a Torino, nel nord ltalia, dove ha vissuto per alcuni anni (attualmente il Sig. Nemoto svolge l’attività di amministratore presso la societa giapponese Akai Denki. In quel periodo, il Sig. Brunello Esposito, il Sig. Pasquale Aiello e il Sig. Auro Fabbretti, che attualmente posseggono il grado di 5° Dan, iniziarono a praticare.
Nel 1968 tenni il primo raduno Internazionale di Aikido al Lido di Venezia. Tale raduno, durante il quale condussi per la prima volta gli esami di grado Dan, si rivelò un grande successo ma, allo stesso tempo, un notevole disastro sotto l’aspetto economico, a tal punto che non fu possibile neppure coprire le spese di trasporto per ritornare a Roma e a Torino.
Dal terzo anno in poi, dell’organizzazione di questo raduno estivo si venne ad interessare il Sig. Giorgio Veneri di Mantova, che ha continuato fino ad oggi ad essere il responsabile di tale manifestazione, attualmente svolta ogni estate a Coverciano.
Pur avendo sempre cercato di fare del mio meglio, dedicandomi con tutte le mie forze all’attivita di diffusione dell’Aikido, occorsero ben sei anni prima che l’Aikikai d’Italia assumesse una struttura stabile e che riuscissi ad acquistare un biglietto aereo per tornare in Giappone.
Ciò accadde perché si decise di non appoggiarsi alla federazione del Judo, né ad altre organizzazioni sportive per la diffusione dell’Aikido.
Se l’Aikido si fosse diffuso attraverso queste organizzazioni, probabilmente si sarebbe potuto incrementare di molto il numero degli iscritti, ma ciò avrebbe senz’altro comportato la creazione di un’associazione dalle caratteristiche completamente differenti rispetto a quella attuale.
Quegli anni furono per me brevi ma allo stesso tempo lunghissimi. Nel frattempo erano scomparsi il Maestro Ueshiba Morihei e l’altro Maestro che aveva fortemente influenzato la mia formazione, Nakamura Tempu.
Anche mio nonno, al quale ero estremamente legato, scomparve durante lo stesso periodo. In seguito a questa triste circostanza, nel momento stesso in cui arrivai all’aeroporto di Haneda venni assalito da una grandissima emozione. Dopo essere tornato a casa, mi recai subito a visitare la tomba di O’Sensei a Tanabe per annunciare al Maestro il mio ritorno in patria.

Roma, 1975: Yoji Fujimoto, Kano Yamanaka, Hiroshi Tada, Hideki Hosokawa

Nel corso dello stesso anno tornai un’altra volta in ltalia ma, in seguito al mio matrimonio con la violinista Yamakawa Kumi, laureatasi presso l’Universita di Belle Arti di Tokyo (Tokyo Geijutu Daigaku), matrimonio celebrato nel dojo di Roma, e in previsione della nascita di nostro figlio, che desideravamo crescesse in Giappone, decisi di fissare stabilmente la mia residenza a Tokyo. Da allora ho iniziato a trascorrere complessivamente sei mesi all’anno in Europa e, superando tutte le difficoltà che ciò comporta, ho scelto di vivere fino ad oggi un’esistenza scissa a meta fra il Giappone e l’Italia.
In seguito, il Sig. Fujimoto Yoji, laureatosi presso l’Università Nihon Taiikudaigaku, e il Sig. Hosokawa Hideki, del dojo di Jiyugaoka, si recarono rispettivamente a Milano e a Roma, dove, per più di vent’anni, con grande perseveranza hanno dedicato tutta la loro vita, insieme ai loro familiari, alla pratica dell’Aikido. Ad entrambi vorrei esprimere la mia riconoscenza per aver sostenuto l’Aikikai d’Italia nel corso di tutti questi anni. Successivamente il Sig. Yamanaka Kano, il Sig. Nomoto Jun e il Sig. Imazaki Masatoshi hanno soggiornato in ltalia in veste di istruttori in periodi diversi.
In seguito decisi di fare dell’Aikikai d’Italia un’associazione che, similmente all’Aikikai giapponese, avesse personalità giuridica e fosse ufficialmente riconosciuta dallo Stato; a tal fine donai quindi il mio dojo di Roma all’Aikikai d’Italia e iniziai ad interessarmi attivamente affinché tale dojo ottenesse il riconoscimento ufficiale in quanto Scuola centrale. Con la preziosa collaborazione di alcune cinture nere, ma soprattutto grazie agli sforzi durati un decennio dello scomparso avvocato Giacomo Paudice di Roma, l’Aikikai d’Italia, in quanto Associazione di Cultura Tradizionale Giapponese ottenne la qualifica di Ente Morale, con il decreto del presidente della Repubblica italiana n. 526, l’8 luglio del 1978.
Attualmente all’Aikikai d’Italia sono affiliati dojo situati in 80 citta italiane, con un numero di circa 4000 iscritti, senza includere le svariate migliaia di persone che hanno praticato nel passato. Il grande impegno con cui queste decine di migliaia di persone si sono allenate nel corso di tutti questi anni, è stato e continuerà in futuro ad essere di forte incoraggiamento per la pratica dell’Aikido.

Vedi Foto Cronaca Tada Sensei a Roma 1968, Demo Salesiani
Leggi Descrizione dei Tempi Eroici dell’Aikido a Roma Parte 1 e Parte 2

Traduzione dal giapponese di Daniela Marasco
Tratto dal sito http://www.asahi-net.or.jp/~yp7h-td/creait.htm

Il Mondo di Pasquale Aiello – Parte II

Le tre voci dell'intervista: Pasquale Aiello, Simone Chierchini, Angelo Armano

Abbiamo il piacere di pubblicare la seconda parte dell’intervista al Maestro Pasquale Aiello, realizzata per Aikido Italia Network nel mese di giugno da Simone Chierchini in occasione di una sua visita al bellissimo piccolo mondo del maestro, la stupenda Praiano, luogo dai colori e sapori senza compromessi

di SIMONE CHIERCHINI

AIELLO
Per me tutto e’ Aikido. Se lavoro nel giardino, sradicando le erbacce o zappando, lavoro sulla parte bassa della mia schiena. Quando sono in mare e pesco o devo remare, esercito la parte alta del mio corpo. In entrambi i casi la respirazione mi aiuta e si fonde con tutto quello che faccio, non e’ che me ne ricordo solo quando vado in palestra.
Forse per la mia famiglia, negli anni, il mio impegno nell’Aikido e’ stato un po’ pesante. Di sicuro non mi hanno mai visto leggere un libro che non fosse sull’Aikido o trascorrere tempo davanti alla televisione se non per vedere un video tecnico o una dimostrazione.

CHIERCHINI
Di sicuro saranno orgogliosi. Ci sono figli che hanno visto il padre passare il tempo a vedere 22 signori in mutande che corrono dietro una palla… E a proposito di figli: lei, maestro, ha trascorso decenni insegnando Aikido ai bambini, questo discorso di fare Aikido per formare, per dare un’impronta positiva al futuro attorno a noi parte sicuramente da qui. Lei pensa che questo seme, che questo messaggio dato negli anni a centinaia di ragazzi sia rimasto?

AIELLO
Si dice che un fiammifero puo’ incendiare una foresta… questa e’ la mia speranza, sempre e comunque. Qui a Praiano nel mio piccolo, un contributo penso di averlo dato. Tanti bambini sono venuti, se ne sono andati per la loro strada, sono tornati piu’ avanti, da adulti; spero di aver fatto qualcosa per loro.

Pasquale Aiello e i piccoli Chierchini

CHIERCHINI
Penso che noi, nel nostro piccolo, qualcosa possiamo fare, anche perche’ le rivoluzioni vere esistono solo nel piccolo: nella nostra comunita’, nella nostra famiglia… Le grandi rivoluzioni, quelle di cui leggiamo nei libri di storia, mi pare che alla fine non siano andate cosi’ bene. Non si puo’ cambiare la gente a frustate.

ARMANO
Nemmeno con i sistemi pianificati. Io credo ad una cosa, e l’ho scritto anche nel mio libro: nel mondo non cambiera’ mai nulla se prima non cambieremo noi stessi.

AIELLO
Non e’ possibile calmare una persona che e’ agitata se il primo ad essere agitato sei tu.
Ultimamente ho lasciato l’insegnamento dell’Aikido per i bambini a Maurizio. Ormai non sono piu’ giovane, i bambini hanno bisogno di energia, cadute e sessioni atletiche e Maurizio e’ molto bravo. Quando pero’ ho visto la prima sessione di esami ci sono rimasto un po’ male, ho dovuto chiamare il mio insegnante e spiegargli alcune cose che ho appreso dal Seitai ma che sono fondamentali in ogni aspetto della vita. Durante la sesione di esami, se il bambino non sa eseguire una tecnica a lui richiesta, non va mandato a posto immediatamente, con la sensazione del fallimento addosso. Mai fare una cosa del genere, questo nel Seitai e’ uno sbaglio assoluto: mai dire ad un bambino che non e’ stato capace di fare una cosa. Non sa fare ikkyo? qualcosa sapra’ anche fare, gli si chieda prima irimi-tenkan, poi lo si puo’ mandare a posto. Non si sa cosa questi piccoli fallimenti, queste bocciature possono causare, e’ possibile anche procurare un trauma profondo al bambino senza neppure rendersene conto. E’ un po’ come mettere dei bottoni ad una camicia, tu mettili tutti meno l’ultimo, quello va lasciato al bambino, che poi immaginera’ di aver sistemato tutta la camicia. Questo sviluppera’ la sua autoconsiderazione e il suo desiderio di fare.
Queste finezze io le ho ho imparate dal Seitai e attraverso il solo Aikido non le avevo capite, quindi tornando a quello che si diceva prima, non posso che ripetere quanto sia importante lavorare sulla propria formazione in piu’ campi.

CHIERCHINI
Quali sono i concetti fondanti del Seitai?

AIELLO
Il mio maestro, Yoshida Sensei, non scrisse nulla durante la sua intera vita, ma prima di morire lascio’ a tutti gli allievi un opuscolo intitolato Vita Sana: vai a letto quando ti si chiudono gli occhi, mangia quando hai fame, bevi quando hai sete, riposa quando sei stanco, cammina con passi lenti e misurati, non mangiare quello che non ti piace, e cose di simile tono. Sotto ci mise la sua firma. Niente di nuovo, mi direte? Eppure…
I vecchi pescatori, che hanno la mia eta’ e vanno in mare da quando avevano sei anni, da una parte non sanno neppure nuotare, perche’ non sono mai entrati in mare in vita loro, dall’altra hanno sviluppato con il mare un rapporto tale che travalica il razionale. Loro non amano parlare di queste cose, perche’ la gente altrimenti li prende per pazzi, ma io ho la loro confidenza e mi hanno raccontato che quando vanno a pescare sentono come una sorta di forza che li dirige in un particolare specchio di mare e li fa fermare in un posto preciso. Qui buttano e prendono pesce. Li sta aiutando la natura, o dio, io non lo so, ma loro dicono che sentono la barca che si ferma esattamente dove si deve fermare, e il pesce viene da loro.

Il Maestro Aiello in azione a Sant'Agnello (NA) (Giugno 2011)

ARMANO
Lo Zen non abita solo in oriente…

AIELLO
Ad uno di questi pescatori, 82 anni di eta’, forte, sano, ancora in mare tutti i giorni, un giorno chiesi: “Ma come fai? Mi puoi dire un po’ della tua vita?” e lui sapete come mi rispose? “La vita mia e’ questa: mangio quando voglio, dormo quando voglio, faccio quello che faccio”. In parole povere e’ libero.

CHIERCHINI
Ma come si fa a spiegare questo a gente che da quando e’ nata non ha avuto esperienza diretta di nulla? Questi pescatori a sei anni gia’ uscivano in mare aperto; adesso a sei anni i bambini stanno chiusi tutto il giorno dentro casa. Niente natura, solo apparati elettronici e simili, quindi conoscenza diretta delle cose zero. L’educazione, quella scolastica, e’ una barzelletta.

ARMANO
Non hanno memoria dei sensi, che diventa il pensiero del cuore. Mi direte: ma che il cuore pensa? No, e’ il cervello pensa. Dal punto di vista scientifico e’ ovvio che sia cosi’, ma se non siamo centrati nel cuore non c’e’ gusto, non c’e’ sapore, non c’e’ esperienza, non c’e’ vissuto… Il sentimento, cioe’ il giudizio di valore sensoriale che ognuno da’ alle cose e’ estremamente piu’ complesso ed elevato del giudizio di tipo razionale. Razionalmente posso dire fa caldo, fa freddo; con il cuore posso dire questo caldo pazzesco mi ha fatto sudare, ma sono felice.

AIELLO
Gli errori sono i nostri maestri. Non c’e’ successo senza errori. Bisogna sbagliare e pagare sulla propria pelle e quell’insegnamento non ci lascera’ mai.

ARMANO
La via dell’uomo profondo e’ la via del cavaliere “errante”, perche’ questo cavaliere non sa la strada e continua a sbagliarla. Non esiste una strada giusta, e il cavaliere va alla ventura. La via del cavaliere errante occidentale, e quella del Bushi sono essenzialmente le stesse.

AIELLO
Noi che pratichiamo Aikido abbiamo imparato a sentire il nostro corpo; in relazione al cibo, se sentiamo quello che il nostro corpo ci dice, senza lasciarci condizionare da quello che abbiamo letto nei libri o che ci dice la gente, questo fa male, questo fa bene, qui c’e’ vitamina C, qui no, allora la nostra macchina funziona bene.
Il guaio e’ quando ci facciamo condizionare: usiamo l’esempio dei bambini, loro stanno bene, sono sani; ci sono tipi di cibo che i bambini non vogliono mangiare. Noi possiamo anche forzarli a farlo, ma poi spesso e volentieri il loro fisico li rifiuta. Piu’ un bambino e’ sensibile rispetto a certi cibi, piu’ ne vuole stare alla larga, e’ molto semplice. Di solito noi adulti di fronte al rifiuto a priori del cibo da parte di un bambino siamo soliti dire: “Come fai a dire che non ti piace? Almeno assaggialo”. Quasi sempre i bambini rispondono di no, perche’ sono ancora guidati dall’istinto, ossia da madre natura. Se un bambino rifiuta la carne, significa che naturalmente il suo sistema ha bisogno di poche proteine, perche’ ne e’ gia’ ricco. Noi adulti dobbiamo imparare ad ascoltarli, senza generalizzare: “I bambini devono mangiare la carne, perche’ hanno bisogno di proteine”. Quello che fa bene a te puo’ fare male a me, perche’ noi siamo di dodici tipi, come i mesi dell’anno.

Il maestro Masatomi Ikeda

CHIERCHINI
Mi piacerebbe ora che parlassimo di un argomento che sicuramente interessa a tanti: ci racconti del Maestro Masatomi Ikeda, un uomo che ovunque ha lasciato un ricordo colmo di affetto e gratitudine.

AIELLO
Il rapporto con il Maestro Ikeda e’ stato per me fondamentale, perche’ e’ il maestro che mi ha forgiato. E’ vero che ho praticato tanto anche con il Maestro Tada, ma lui lo vedevo un paio di volte al mese, invece il Maestro Ikeda a volte stava un mese intero qui a Praiano: oltre a vederlo nel dojo, viveva a casa mia e lavoravamo spesso insieme in forma privata, perche’ anche lui voleva praticare per poter sperimentare e avanzare e aveva bisogno di un partner per il suo lavoro. Quello che io ho imparato da lui non e’ dovuto solamente a quello che ho visto in palestra, questo e’ poco ma sicuro, ho veramente avuto una grande fortuna.
Il Maestro Ikeda, un uomo che mi e’ rimasto sempre nel cuore, era solito dire che in Italia aveva imparato a vivere. Lui era un vero uomo e un vero guerriero, che veniva dal Sumo, dai combattimenti e gli piaceva la realta’. La sua attenzione ai dettagli nella pratica era prodigiosa: quando studiavamo insieme non diceva “Un attaccante ti puo’ fare questo o quello”, ma con precisione e conoscenza mi spiegava che un judoka mi avrebbe potuto attaccare in un certo modo, un sumotori mi avrebbe afferrato in un altro modo, e cosi’ via. Ikeda Sensei aveva sviluppato il suo sistema di Aikido, ma piu’ di una volta mi raccomando’ che in presenza del Maestro Tada non lo usassi, facendo invece le cose che proponeva lui. La sua modestia era senza pari.

ARMANO
Il Maestro Ikeda era leale politicamente al Maestro Tada, per cui nutriva un rispetto personale che rasentava la venerazione, ma la sua visione dell’Aikido era spesso profondamente diversa da quella del suo maestro e non aveva paura a dirlo a noi allievi.

AIELLO
Mi ricordo di quando Ikeda Sensei diceva: “Che peccato che io fisicamente sono cosi’ grosso! Io lavoro notte e giorno per sviluppare un Aikido che sia fattibile dai malati, dalle persone anziane, di modo che con poca forza possano eseguire le tecniche… e devo sentire la gente che critica il mio lavoro dicendo: “Ah, questa e’ una tecnica di Ikeda? Tanto funziona solo a lui, perche’ e’ forte. Che peccato!”. Il Maestro ci rimaneva malissimo, perche’ il suo lavoro era genuino e onesto esattamente come lui.

ARMANO
E’ ora di andare, vi lasciamo tranquilli, ma vi lasciamo anche la nostra gratitudine e i nostri migliori sentimenti di amicizia. Qui su con voi si sta come a casa. Voi avete tutto e ve lo siete creato con le vostre mani. Vi assicuro che non c’e’ posto migliore che potreste desiderare.

AIELLO
Ora conoscete la strada e la mia porta per voi sara’ sempre aperta.

Leggi la Prima Parte dell’Intervista a P. Aiello
Guarda la Foto-Cronaca del Seminario di P. Aiello Sensei a Sant’Agnello


Copyright Simone Chierchini © 2011Simone Chierchini

Per le norme relative alla riproduzione consultare
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Il Mondo di Pasquale Aiello – Parte I

Pasquale Aiello si prepara per l'allenamento all'aperto

Un week-end di inizio estate, una vecchia meravigliosa casa in pietra in mezzo ad un rigoglioso giardino su uno sperone a picco sul mare. Un vecchio maestro di Aikido dal cuore modesto ma puro come l’oro.
Siamo stati una mezza giornata con il Maestro Pasquale Aiello nella sua magica Praiano, abbiamo visitato il suo dojo, condiviso il suo cibo e bevuto il suo vino, mentre parlavamo di Aikido e delle cose della vita. Una esperienza inebriante, tanto forte come i sapori, gli odori e i colori che animano il suo sistema/vita

di SIMONE CHIERCHINI

CHIERCHINI
Siamo ospiti del Maestro Pasquale Aiello nel suo piccolo meraviglioso regno di Praiano, ed e’ di Praiano che vorremmo iniziare a parlare. Cosa rappresenta per lei – come uomo e come aikidoka – questo piccolo angolo di paradiso che e’ riuscito a costruire per se’ e per la sua famiglia?

AIELLO
Io in questo posto ci sono nato, quindi non potrei dire la differenza, perche’ non ho mai cambiato e sono felice di non averlo fatto. Le radici non si sono mai seccate, qui tutto e’ sempre rimasto lo stesso. Qui ci ho passato tutta la vita e qualcuno potrebbe dirmi: “Ma non ti e’ mai venuta voglia di cambiare?”. La mia risposta e’ no, anzi, qui mi piace sempre di piu’. A Praiano c’e’ il mio mondo, la pesca, la pesca, la bottega… vivere qui ha anche comportato molti sacrifici, ma che devo dire, questa e’ al mia fantasia!

ARMANO
In questo ritmo di vita, in questi sapori cosi’ netti, l’Aikido come si e’ collocato, come lo hai vissuto? Ha cambiato qualcosa o si e’ semplicemente integrato nel resto?

AIELLO
Certamente vivere in questo posto aiuta e ha aiutato il mio Aikido, questo e’ sicuro. A volte non mi basta neppure essere in un posto cosi’ vicino alla natura, io ci devo essere a contatto, o meglio, dentro: quando sono fuori a pesca e il mare e’ agitato, vedendo le onde enormi che si susseguono io inspiro ed espiro seguendo il loro ritmo. Non c’e’ dubbio che questo luogo mi ha forgiato.

ARMANO
Alcuni grandi maestri sono stati tuoi ospiti in questa casa. Quali sensazioni ti hanno comunicato?

Il mondo visto da casa Aiello

AIELLO
Tanto il Maestro Ikeda, quanto il Maestro Yoshida, tanto per nominarne due al cui ricordo sono particolarmente affezionato, hanno sempre detto che questo posto e’ ideale per praticare. L’atmosfera e’ ideale.

CHIERCHINI
Io credo che questo posto sia magico…

AIELLO
E’ vero, e mi fa rabbia che noi Praianesi, che siamo ospitati da un luogo cosi’ bello, non siamo capaci di apprezzarlo. Quello che vedo a volte mi fa soffrire molto: la natura non viene rispettata.

CHIERCHINI
Noi come aikidoisti possiamo fare qualcosa, e forse e’ il fine ultimo di cio’ che facciamo, imparare a stare a contatto, apprezzare e rispettare il proprio mondo.

AIELLO
Io mi sforzo sempre di mettere in pratica i messaggi di O’Sensei per realizzare un mondo migliore. Come mi hanno sempre consigliato i miei maestri, nei momenti di dubbio mi rivolgo sempre a O’Sensei, e questo mi ha aiutato molto: esistono dei messaggi dall’altro mondo, su questo non c’e’ dubbio. Anni fa, quando pensavo alla morte, essa mi faceva paura; adesso non piu’, perche’ ho la consapevolezza che anche dall’altro mondo possiamo aiutare. E’ normale pensare alla morte, fa parte del processo di invecchiamento, ma e’ importante vincere la paura di morire. Io so che dopo c’e’ qualcosa.
Mi ricordo che il maestro Ikeda, dopo aver fatto il saluto rituale al ritratto del Fondatore, a inizio lezione, a volte rimaneva voltato a guardare la foto, a volte per 20 secondi, a volte anche piu’ a lungo. Spesso mi sono chiesto cosa stesse succedendo, perche’ lo facesse. Alla fine glielo chiesi e lui mi rispose: “Io chiedo a O Sensei: “Posso fare lezione? Sono degno?”. A volte questa risposta viene subito, a volte bisogna attendere, ma queste cose succedono.
Anche il maestro Junpei Yoshida me lo disse, “Se sei in difficolta’, chiedi a Noguchi“. Questi grandi ci sono ancora, la loro energia in qualche modo continua ed e’ presente.
La domanda che pongo spesso e’ come posso fare per rendere il mondo migliore, e spero che con il mio Aikido io possa aiutare.

La catena che non si spezza: Lorena guarda Ikeda che guarda O'Sensei...

CHIERCHINI
Cosa si sente di dire, maestro, ai giovani che si avvicinano adesso all’Aikido o magari lo fanno da qualche anno, ma sono a tuttora inesperti e quindi ancora persi nel tecnicismo?

AIELLO
Prima di praticare Aikido, io facevo Judo. Il mio consiglio e’ non solo di praticare con diversi maestri, ma anche di praticare diverse discipline. Finiamola una buona volta di dire che noi siamo i migliori. Io, personalmente, dopo tanti anni di Aikido mi sento di poter dire che bisogna praticare con tutti, prendere da tutti, senza criticare, perche’ ormai abbiamo capito che tanti sono gli stili quanti sono i praticanti.
Io ho preso da tutti, ma chi ringrazio assai sono gli allievi, perche’ senza di loro non sarei mai andato da nessuna parte. Non sai quante volte mi hanno fatto riflettere, al punto di perdere il sonno…

CHIERCHINI
Il buon maestro e’ il prodotto di buoni allievi?

AIELLO
Sicuro. Io ho una gratitudine profonda per tutti i miei allievi, per quanto mi hanno fatto crescere nel corso degli anni. Ritornando alla tua domanda, quando ero piu’ giovane pensavo solo alle tecniche. Il mio allenamento era ikkyo-nikyo-sankyo… La respirazione non la capivo e non mi interessava molto. Se non avessi praticato anche Seitai molto probabilmente tante cose in quell’ambito non le avrei mai capite.

CHIERCHINI
Come si inserisce il Seitai in questo ambiente meraviglioso che ci circonda e nel discorso della comprensione dei principi piu’ profondi dell’Aikido?

AIELLO
Anche il Maestro Tada ha sempre sostenuto che chi fa bene Aikido puo’ riuscire senza problemi nel Seitai, o nello Shiatsu,  o nel Do-in. Chi capisce cosa e’ il Ki, chi pratica respirazione potra’ applicare gli stessi principi in altre discipline. Tuttavia, come dicevo prima, all’inizio tutto cio’ mi interessava ben poco, era concentrato sulle tecniche, sul programma di esami.
Solo successivamente ho iniziato ad apprezzare quanto queste tematiche fossero importanti, ma, nonostante questo, tanti aspetti che pensavo di aver capito, invece non li avevo capito proprio per niente. E’ stato grazie al Seitai che finalmente le cose hanno iniziato ad andare nel loro posto. Se devo essere sincero, pero’, non sono in grado di esprimere a parole le esperienze interiori del Seitai.

CHIERCHINI
Perche’ vanno sperimentate, non raccontate.

AIELLO
Esatto. A volte, quando tratto una persona che ha un problema, mi sembra di essere confrontato da una corazza. Quando questa persona se ne va, dopo la terapia, neppure si ricorda di me e di quello che abbiamo fatto ed e’ ovvio quindi che non posso aiutarla. Con altre persone invece si crea una sorta di compassione: e’ come se l’anima e la mente di entrambi si unissero, al punto che quando vado a riposare io ancora sento questa altra persona e il mio desiderio di aiutarla non cessa.

Il luminoso Dojo del Maestro Aiello a Praiano

Quando si crea questa unione, il trattamento funziona a meraviglia e anche persone con problemi seri traggono notevoli giovamenti. Come questo funzioni e’ difficile se non impossibile da spiegare.
Yoshida Sensei, il mio maestro, diceva che nelle persone bisogna trasformare il negativo in positivo.
Guarire significa compiere questo processo: trasformare l’energia negativa che genera la sofferenza in un’energia di tipo positivo. Io sono ancora un piccolo guaritore, perche’ non sempre ci riesco e non e’ questione di mancanza di volonta’. Ci sono persone che non vedo l’ora di trattare, cui dedico le mie migliori energie e tutto l’amore di cui dispongo, ma con cui non riesco a connettere.
Una grande spiegazione su come funzionano le terapie la diede Yoshida Sensei in presenza di Kobayashi. Yoshida chiese a Kobayashi in che misura le sue terapie fossero efficaci e Kobayashi gli rispose che il 50% lo erano. Yoshida disse che per lui la percentuale era di molto inferiore. Era la verita’, non lo disse per fare il modesto. “Io sto diventando troppo tecnico”, disse Yoshida, “mentre tu le fai con uno spirito piu’ genuino”. Nel Seitai si dice che “Il male deve chiamare la mano”. Yoshida era considerato uno dei migliori al mondo, se non il migliore, ma aveva compreso che il suo approccio era diventato troppo tecnico e stava offuscando la sua “visione”.

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