Le Interviste di Ovo San – Rino Bonanno

Ovo San e Rino Bonanno ci danno di fioretto...

Ovo San e Rino Bonanno ci danno di fioretto…

Ripartono le avventure del nostro Ovo san alla scoperta dell’uomo con l’hakama. Oggi ritorniamo a Napoli e incontriamo il mitico Rino Bonanno, oltre quattro decenni sul tatami e un pedigree marziale da fare invidia ai più

di OSVALDO RIGHETTO

Allora M° Rino come è iniziato il suo viaggio nella Nostra Meravigliosa Arte?

BONANNO:
Come ho iniziato?……. è stato per caso, erano gli anni ’70.

Avevo da poco finito il liceo e durante le vacanze ,un amico, allora campione regionale juniores di judo mi parlava del suo sport. Per me che venivo dal nuoto il tutto era nuovo… mi erano sempre piaciute però le storie di eroi e guerrieri.
Da piccolo amavo riprodurre disegnando ogni genere di armi medioevali e la mente vagava in avventure di cappa e spade.

Mi convinse, al ritorno delle vacanze, a presentarmi al suo maestro, confortato dal fatto che sistematicamente senza sapere nulla di judo, riuscivo a svincolarmi e a metterlo al tappeto… diciamo sulla sabbia in spiaggia… eravamo ragazzi!

Fu così che mi ritrovai a settembre del 1971 al Palasport di Napoli (che ora non c’è più) a fare una lezione di judo con il M° Aldo Nasti ed una di karate con il M° Beppe Panada al Sankaku Club. Accanto c’era un altro dojo : il Budo Club dove si faceva Aikido e Taekwondo. Dopo che il mio futuro di campione fu assicurato dal maestro di judo che mi voleva nella squadra agonistica, feci capolino in questo dojo.

Vedere quelle gonne nere svolazzanti e quegli strani movimenti – che però in qualche modo mi sembravano familiari – mi tenne inchiodato fino al termine della lezione. Non capivo molto, ma mi piaceva. A quei tempi non si sapeva nulla di Aikido! Non c’erano testi, né molte immagini, figuriamoci i video!

“Che cos’è l’Aikido? “ – chiesi all’istruttore di Aikido – “ Prova” – fu la risposta telegrafica!

La risposta la presi come una sfida ed essendo testardo mi presentai alla prima lezione, dopo qualche giorno, armato di tutte le buone intenzioni. E’ inutile dire che fui messo in un angolo del tatami per circa un’ora ad imparare ushiro ukemi, ma non mi prese lo sconforto… anzi la sfida mi piaceva.

Allora c’erano solo sei allievi ed io. Quei sei allievi erano le prime cinture nere del M° Masatomi Ikeda, che si accingeva a tornare in Giappone, poi sarebbe andato in Svizzera.

E’ così che ho iniziato… appartengo alla seconda generazione di aikidoka italiani. Il nostro Maestro Masatomi Ikeda ritornava in Giappone e le lezioni le tenevano dunque le cinture nere. In tutto eravamo 7 persone, ma in quel periodo l’Aikikai si costituiva come Associazione ed in Italia eravamo quattro gatti… solo 5 anni dopo raggiungemmo la cifra record di 2500 persone in tutta Italia. Non c’erano altre federazioni, non c’erano testi, né video… c’era solo il M° Tada, che parlava anche poco. Ogni settimana ci si recava a fare una lezione a Roma e gli stage erano solo tre in tutta Italia, ma ricordo il piacere di incontrarsi tutti. Gli allenamenti erano duri, molto duri – allenamenti che ora non si fanno più – anche 7 ore al giorno con sveglia alle 6.00 , per 12 giorni di seguito negli stages estivi a Desenzano.

Il M° Tada era esigente… e non parlava.

Mi è sempre rimasto l’odore del pulviscolo che si sprigionava dal tatami di paglia di riso ad ogni ukemi; un odore che mi fa venire alla mente i visi di tanti compagni, alcuni anche scomparsi, le loro risate, le gocce di sudore che si mescolavano alle mie.

Ho iniziato ad insegnare a 3° kyu, autorizzato da Tada Shihan e a 1° kyu ero in Svizzera per un anno. Mi allenavo a Basel insieme ad amici come Michele Quaranta e conducevo un dojo a Gelterkinden dove gli allievi erano militari. Dopo esperienze di Dzog Chen con il M° Norbu, nel ’77 credo, aprii il mio dojo, l’Aikikai Napoli e la storia continua tutt’oggi da 43 anni.

Ho tanti ricordi, ma sicuramente aver conosciuto tanti maestri allievi diretti di O Sensei e soprattutto aver fatto con regolarità uke a loro ha un giusto valore per me. Allora si insegnava “kokoro no kokoro” da “ cuore a cuore” ed io ho incontrato i loro cuori.

Sicuramente da ognuno di loro ho appreso direttamente qualcosa: dal M° Tada a Fujimoto, da Hosokawa a Ikeda, ma direi che questi ultimi due mi hanno aperto la mente e determinato il mio Aikido, dove l’associazione con la parte più nascosta e le relazioni fra tecniche e principi universali è una costante.

OVO SAN
Oltre 40 anni di pratica, M° Rino, quando si inizia a praticare la Nostra disciplina si è sempre alla ricerca di qualcosa di interiore. Quale è stata l’ispirazione per la sua ricerca?

BONANNO
Non credo che sempre ci sia una ricerca interiore quando scegliamo di praticare Aikido. Per me questa ricerca c’è stata, perché fa parte degli insegnamenti ricevuti in ambito familiare e la nostra arte un po’ “misteriosa” (come la vedevo da giovane) mi sembrava un buon mezzo per rispondere alle domande che mi ponevo.

Credo che ci siano due tipi di allievi: quelli protesi all’esterno, dando più valore all’efficacia, ai loro movimenti ed al gesto estetico e quelli protesi al proprio interno in cui il kokyu, la respirazione ha un alto valore.
E tutt’ora incontro queste due tipologie.
Spesso non si riesce a trovare una via di mezzo e quindi si verifica il noto fenomeno di cercare qualcosa di spirituale al di fuori dell’Aikido, oppure si passa ad arti marziali più chiare nei loro scopi marziali o competitivi.

Eppure quello che c’è di spirituale o di efficace nell’Aikido è stato sempre lì, solo che non si è riuscito a coglierlo.

Per me in Aikido lo scopo ultimo non è limitarsi all’esecuzione della tecnica, ma sviluppare il giusto atteggiamento mentale per attingere al potenziale creativo. Le tecniche come diceva O Sensei “emergono liberamente, come l’acqua che sgorga da una fontana”.

OVO SAN
Se Le dessero un chicco di riso ogni volta che è salito sul tatami, nutrirebbe lo spirito marziale per anni…ma cosa è lo Spirito Marziale?

BONANNO
Lo Spirito Marziale è completamente diverso dalla spirito sportivo – dici bene quando parli di nutrirlo salendo sul tatami – è lì che si mette a dura prova noi stessi e non in termini puramente fisici, ma nell’accettazione dell’altro, nel limare le proprie asperità di carattere, nel districarsi dagli ostacoli che la stessa disciplina ed il Maestro propongono.

Qualsiasi padronanza della tecnica fine a sè stessa si traduce in un fallimento e conduce quasi sicuramente ad un’ipertrofia dell’Io e qui che scompare lo “Spirito Marziale”.

E’ nel cercare di migliorarsi e proteggere sé stessi e gli altri che compare in tutta la sua forza.

Chi comprende che non c’è alcun scopo di “Potere” nel Budō, ma al contrario il superamento dello stesso e che rappresenta un divenire ed un viaggio meraviglioso nella coscienza del Sé, e che sia proteso non al potere egoistico, ma allo smantellamento di una struttura falsa, allora incarna lo “Spirito Marziale”.

OVO SAN
Se l‘Aikido fosse un romanzo avventuroso per ragazzi, che libro sarebbe?

BONANNO
Mi piacciono le sfide con me stesso e l’incognito.

Sarei indeciso (come amante del mare) fra “Ventimila leghe sotto il mare” e “Viaggio al centro della Terra”; entrambi però hanno in comune l’addentrarsi in un territorio sconosciuto che potrei paragonare al nostro “essere interiore”.
Chi potrebbe impersonare meglio il personaggio di Nemo se non O Sensei? che senza “dire”… esplicitamente ti propone la scoperta di ciò che è dentro di noi e del mondo circostante con occhi diversi.

E poi se penso al secondo romanzo “ Viaggio al centro della Terra”, mi viene in mente il termine alchemico V.I.T.R.I.O.L.U.M
(“Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem Veram Medicinam” e cioè “Visita l’interno della Terra ( il tuo interiore) e, rettificando (te stesso) troverai la pietra occulta, la vera medicina”

E non è quello che facciamo praticando Aikido… andare all’interno, scoprire ed imparare?

OVO SAN
Se riuscisse a guardare nel futuro, come pensa si espanderà la nostra arte? Mischiandosi con altre arti marziali in nuove forme o resisterà la purezza dell’ Aikido?

BONANNO
L’Aikido è in continua evoluzione. La purezza dell’Aikido era solo quella di O Sensei.
Auspico solo, citando il Fondatore, che “persone oneste e gentili” accedano all’Aikido per migliorare sé stessi e la nostra Arte.

L’Aikido non ha forme, né schemi prestabiliti. E’ come un’onda di energia invisibile. La forma, o qualunque contaminazione, può servire, ma poi è solo liberandosi che può realizzarsi quella “indipendenza creativa”, purchè se ne conservino i principi rispondenti alle leggi della natura.

OVO SAN
Il ricordo indelebile del suo Aikido?

BONANNO
Sicuramente l’incontro con il M° Kisshomaru Ueshiba ed il M° Tamura. L’uno mi sembrava così etereo e fragile e fu una scoperta scoprire con quanta facilità mi proiettava, nonostante il mio non collaborare in quel momento giovanile alla “San Tommaso”… del secondo ho apprezzato la gentilezza e pazienza ad insegnarmi Ikkyo per più di mezz’ora quando ero un semplice “mukyu”.
Del M° Ikeda, di cui sono stato uke moltissime volte, ho un ricordo che non si accantonerà mai, perché devo a lui il farmi ragionare sulle tecniche ed i suoi significati più esoterici.

OVO SAN
M° Rino: vuole lasciare un pensiero personale o una riflessione? sarebbe stupendo. Grazie…

BONANNO
Una mia frase che rincuora spesso i miei allievi è “ Cadere e rialzarsi, per poi ricevere e dare”.
Direi se volessi dare una definizione della nostra arte: “Un sistema per entrare in contatto con il Sé, attraverso la pratica della tecnica (Waza), ma utilizzando anche l’energia (Ki) e lo spirito (Shin), in modo da affrontare come nemico un’entità non fisica esterna, ma interna e, nello specifico, “ciò che non siamo realmente”.

E’ come sempre un piacere aver ascoltato le parole di un grande maestro come Rino Bonanno, e un dispiacere allontanarsi da chi ha tanto da raccontare (starei qui delle ore …). Quindi ringrazio ancora il Maestro Rino per la sua disponibilità , e per averci regalato questa magnifica intervista.

Un saluto dal Vostro Ovo San

#Interviste Ovo San su Aikido Italia Network

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Le Interviste di Ovo San – Pino Gramendola

Pino Gramendola, un vero pioniere dell'Aikido italiano e maestro di Ovo San

Pino Gramendola, un vero pioniere dell’Aikido italiano e maestro di Ovo San

Amici aikidoka carissimi, ecco qua l’intervista “speciale” che vi avevo promesso… oggi Ovosan nelle vesti di reporter incontra “virtualmente “ il Direttore Tecnico Aishin Pino Gramendola; siamo nella nostra Torino e il Maestro Pino (6° Dan e fondatore dell’ Associazione Aishin) è uno dei Grandi dell’ Aikido Italiano. Scoprirete il perché seguendo le sue parole…

di OSVALDO RIGHETTO

Allora Maestro, intanto, come da copione, la storia della Sua vita aikidoistica, poi …le domande.

GRAMENDOLA
Ovo San buondì, piacere di raccontare, cercherò di sintetizzare 49 anni di attività…
Ho iniziato la pratica dell’Aikido nel 1964 (per pochi mesi, metodo Mochizuki) presso la palestra “Accademia Doyukai” di Torino. Ero andato con amici a vedere il Karate, con il quale a detta di un istruttore avremmo imparato a “rompere tavolette mattoni, etc.”. All’atto dell’iscrizione sento dei rumori particolari, vado a vedere… erano aikidoka, mi sono iscritto immediatamente.
Ho subito fatto amicizia con diversi praticanti fra cui Ugo Gorgoni, il nostro riferimento era Clara Gamba che ha iniziato ad avviarci alla conoscenza dell’Aikido. Con l’ Aikikai arrivò il Maestro Kawamukai; io ero cintura arancio, avremmo potuto mantenere il grado, ma assieme ad Ugo preferimmo tornare a cintura bianca.
Iniziammo così il nostro cammino partecipando a tutti gli Stage con i Maestri Tada e Kawamukai, avevamo fame di tecniche e di pratica, tutte le sere, sabato, alle volte Domenica … sempre Aikido!
Dopo anni Ugo Gorgoni e Clara Gamba si ritirarono, io continuai; divenni capo con grandi opportunità di apprendimento, lezioni e Stage in Italia, Francia, Germania, Svizzera. Era un momento fantastico, esaltante, un’esperienza unica ed irripetibile.
L’arricchimento fu notevole: Masetti, Marcotulli, Filippini, Chierchini, Grande ed altri ancora… vivevamo questa magnifica avventura. Un particolare ricordo e saluto affettuoso vanno al mio amico Ugo Gorgoni, con il quale ho condiviso tutti i più bei momenti, le fatiche dei lunghi viaggi, le rinunce….
Divenuto Maestro alla Doyukai, ho formato oltre 50 Istruttori (i loro nomi sono citati alle pagine 41/42 del libro “Cercando l’Essenza dell’Aikido“, scritto dal compianto Santino Rigoli. Molti insegnano, tantissimi hanno smesso, qualcuno purtroppo è mancato. Inoltre ho avviato e seguito l’Aikido in Piemonte, Valle d’Aosta, a Modena, in alcune città della Sicilia e della Puglia.
Successivamente purtroppo ci fu una scissione per divergenze organizzative, la Federazione cambiò in UISP, ma le cose non andarono come ci si aspettava, né i principi di insegnamento erano in linea con i miei principi, così spinto da molti allievi “veterani” (Marchisella, Guagnano, Rossi, Gianadda, Ciani, Bortoletto…) mi dimisi da Direttore Tecnico UISP e nel 1988 fondai l’Associazione Aishin (Armonia). Il simbolo che ci rappresenta è quello dell’ AI.
Un sogno divenuto Realtà: Aikido e basta!
L’Aishin è trasparente e semplice, poche ma severe regole di convivenza, ricerca esasperata di una sempre migliore preparazione anche per chi desidera confrontarsi con gli impegnativi esami di Kyu e Dan, tenendo anche in considerazione età e stato di salute dell’aikidoka.

OVO SAN
1 – Nel mondo dell’Aikido italiano sono molti i maestri che hanno fatto dell’Aikido la loro professione e grazie alla sempre maggior diffusione di internet sono costantemente sotto i riflettori. Lei invece ha scelto una Via più riservata, nonostante le venga riconosciuto un elevato profilo tecnico. Perché questa scelta?

GRAMENDOLA
Principalmente perché non ho mai ritenuto l’Aikido un mezzo per ottenere “fama e popolarità”: devo sentirmi libero di poter operare le mie scelte incondizionatamente da fattori esterni, nel puro interesse dell’Aikido; penso che oltre ad essere un bellissimo sport, sia soprattutto una disciplina per l’accrescimento personale che avvolge e assorbe completamente, a volte in uno stato assoluto di riservatezza – fondamentale per la pratica sul Tatami – unitamente a costanza e dedizione. Tutto ciò è applicabile anche alla vita di tutti i giorni.
Inoltre le vicende vissute con altre Federazioni, l’imposizione di seguire il Maestro in “voga” al momento che dispensava modifiche alle tecniche come fosse Legge… (tutto quello fatto finora? Perso!) ottenendo la divisione in tanti piccoli gruppi uno in contrapposizione all’altro, questo per me non è AI (unione) e non è mai stato in linea con il mio concetto di Aikido.

OVO SAN
2 – Lei è stato allievo di Kawamukai e di Tada, due pilastri dell’Aikido. Qual’è l’eredità che ha saputo cogliere e che vorrebbe trasmettere a noi sbarbatelli?

GRAMENDOLA
Due Pilastri, indubbiamente. Quello che ho ricevuto da loro e vorrei trasmettere con il cuore è Umiltà nella pratica, Dedizione, Disciplina Interiore, Energia.

OVO SAN
3 – Se l’Aikido fosse una stagione, per lei Maestro che stagione sarebbe?

GRAMENDOLA
Sicuramente la Primavera: ogni anno si porta via l’Inverno, rinnovando la natura.

OVO SAN
4 – Lei ci ricorda sempre che gli stage sono importanti per imparare condividendo con gli altri allievi. Lei ne ha capitanati migliaia, ma come studente quale ricorda come fondamentale per la sua esperienza personale?

GRAMENDOLA
Ricordo con nostalgia molti Stage, ma uno in particolare in cui il Maestro Kawamukai diede a tutti un esempio di umanità ed umiltà che mi ha fatto comprendere appieno la “VIA”.

OVO SAN
5 – Al di fuori del mondo dell’Aikido, c’è un’atleta di qualsiasi altro sport o disciplina che ha ammirato e che le è rimasto nel cuore?

GRAMENDOLA
Mennea, soprattutto. L’ho incontrato una sola volta ed il suo atteggiamento, la dedizione, la ripetizione del suo gesto atletico, la sua naturalezza mi hanno colpito particolarmente.

OVO SAN
Ecco, di solito finisce qui, ma lei Maestro è un ‘occasione troppo ghiotta per non chiederle un pubblico consiglio per chi volesse avvicinarsi al mondo dell’Aikido. Quale consiglio darebbe?

GRAMENDOLA
Consiglio per l’Aikido… bene: procurarsi il libro “Cercando l’Essenza dell’Aikido”, poi recarsi in un Dojo e osservare le diverse discipline. L’Aikido è Folgorante, si comprende subito se fa per te: l’Aikido non accetta compromessi, richiede molto, ma con il tempo ti ripaga in modo completo. Sembra che non si finisca mai di imparare, ma in realtà è una continua evoluzione. Arigato, Ovo San.

#Interviste Ovo San su Aikido Italia Network

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Le Interviste di Ovo San – Stefano Bresciani

Stefano Bresciani e Ovosan meditano, ciascuno a modo suo...

Stefano Bresciani e Ovosan meditano, ciascuno a modo suo…

Amici Aikidoka, eccoci di nuovo in azione… il Vostro Ovoreporter Vi accompagna oggi in quel di Leno cittadina alla periferia di Brescia, città delle rondinelle. Qui ho “Virtualmente” incontrato un mio vecchio amico “Virtuale” (oh nel vero senso della parola, io e Stefano siamo amici virtuali da un po di anni) il mitico Stefano Bresciani della scuola Tendo ryu, praticante di Iaido e con un passato da Karateka…

di OSVALDO RIGHETTO

Ciao Stefano, ti ringrazio della presenza nel mio girovagare tra i portatori di Hakama… Ma subito le domande, le mitiche 5…

OVOSAN:
Tu parli sempre di portare la Luce, sulla Via del Budo qual è il personaggio che ha influenzato il tuo pensiero?

STEFANO:
Nessuno in particolare ha “influenzato” il mio pensiero, nel senso di aver condizionato l’idea che ho maturato negli anni riguardo al Budo. Preferisco dire che molte persone hanno “forgiato” il mio carattere, la mia personalità e il mio modo di praticare/intendere il Budo. Ne dovrei citare almeno una decina, tra maestri e scrittori, però mi voglio soffermare sull’unica vera persona, incontrata sinora, che come praticante e come Uomo ha illuminato concretamente il mio cammino, un bel dì d’autunno di dieci anni fa.
Nel 2003 ho conosciuto Franco, in quell’anno un arzillo 74enne che mi aprì la porta dell’Aikido… Ora di anni ne ha 84 e nonostante una brutta operazione in cui lo davano già per spacciato, è tornato a calcare i tatami. Franco mi ha fatto capire l’importanza dell’essere costanti, del prendersi un impegno seriamente per la vita, del dare priorità alla propria salute e al divertimento più che all’apprendimento per chissà quale traguardo…
Franco infatti raramente si è perso una lezione, raggiunge in bicicletta il dojo anche in pieno inverno e torna in fretta dalla moglie, da tempo malata, per cucinarle il pranzo. Per me è un vero samurai moderno, un raro esempio di benessere allo stato puro, a livello fisico, mentale e spirituale. Grazie a lui ho trovato ciò che a lungo stavo cercando: ho superato problemi fisici che mi avevano impedito (fortunatamente) di proseguire come atleta agonista di Karate, ho aperto la mia mente verso nuovi orizzonti ma è soprattutto grazie a Franco che ho capito l’importanza dell’anima. È Lei che ho scelto di ascoltare per trovare ciò che mi appassiona, che mi fa battere il cuore, quel centro emozionale che a piccole dosi ho scelto di donare a chi mi accompagna lungo il cammino dell’esistenza.

Leggi l’intera Intervista a Stefano Bresciani sul sito del dojo Aikido Orbassano

Tutte le interviste di Ovo San

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Le Interviste di Ovo San – Christian Andreotti

Ovo san in minihakama questa volta corre appresso a Christian Andreotti

Ovo san in minihakama questa volta corre appresso a Christian Andreotti

Cari amici vicini e lontani – come soleva dire Niccolò Carosio indimenticata voce sportiva di altri tempi – il Vostro Ovoreporter si addentra in una nuova intervista. Sempre con l’intenzione di cercare l’uomo che sta dentro l’hakama incontra virtualmente il Maestro Christian Andreotti V° Dan che insegna ad Alpignano Provincia di Torino.

di OSVALDO RIGHETTO

Giusto due dritte per conoscere il Maestro: Fondatore con la collaborazione dell’amico Valter Castagneris e del Maestro Rinaldi dell’associazione Yuki che ancora oggi è un punto di riferimento in Piemonte per lo studio e la promozione dell’Aikido. Inizia una lunga stagione non ancora conclusasi di approfondimento della disciplina e di formazione nel campo della didattica che lo porterà a praticare altre arti marziali come il karate, il wing chung, il jujitsu, il kendo, lo iaido e discipline legate al benessere come lo yoga e lo shiatsu e a seguire stage e convegni sull’insegnamento dell’aikido e dell’educazione motoria in genere; la Yuki in questi anni organizza molteplici stage tecnici e di formazione anche con insegnanti internazionali come Philippe Gouttard (VI dan Aikikai) e Mare Seye (V dan Aikikai) con il quale si è andato ad instaurare un rapporto di amicizia e di scambio che dura tutt’ora. il 18 marzo 2012 il Progetto Aiki riunito in assemblea nazionale ha conferito il V Dan di Aikido a Christian Andreotti.

Ecco le Mitiche 5 domande:

OVO SAN

Nella Sua vita ha praticato oltre alle arti Marziali (aikido incluso) altri sport, in ogni caso alla base di un lavoro duro ,e determinato quanto ha contato per Lei mettersi in discussione con se stesso ogni volta e ripartire da zero?

CHRISTIAN

In effetti ho sempre praticato sport fin da piccolo e penso che la pratica motoria sia essenziale per la crescita di ogni individuo; il primo contatto con se stessi e con ciò che ci circonda lo si ha attraverso il corpo e imparare a conoscerlo, saperlo utilizzare è alla base del processo di conoscenza.
Il piacere di fare esercizio fisico e lavorare sodo (…scusa Ovo san!) è ciò che vorrei trasmettere ai miei allievi, siano essi giovani o meno, perchè attraverso questa esperienza ho appreso l’importanza, come dice lei, di mettersi in discussione e ripartire anche da zero quando i problemi e gli ostacoli, alla quale siamo sottoposti durante la nostra vita, lo rendono necessario.
Questo aspetto nell’aikido è reso evidente dalle ukemi (letteralmente ricevere col corpo), esercitarsi nelle cadute è faticoso e spesso mette nelle condizioni il principiante (ma anche gli esperti) di dover superare, con quella determinazione a cui facevamo riferimento, le proprie paure; proprio per questo imparare che ci si può rialzare ha delle ricadute psicologiche positive importanti e inaspettate.

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Le interviste di Ovo San – Marco Rubatto

Faccia a faccia tra due "gianduiotti" sotto alla Mole...

Faccia a faccia tra due “gianduiotti” sotto alla Mole…

Eccoci qua ! è proprio sotto la Mole Antonelliana, simbolo della Nostra Torino, il vostro Ovoreporter incontra il Maestro Marco Rubatto, che insegna a S. Mauro Torinese e anche a Volpiano e in Torino, insomma ecco “ due gianduiotti” (famosi cioccolatini tipici di Torino), faccia a faccia (virtualmente si intende). Insieme ai M° Chierchini e Branno ha organizzato e ospitato l’ Aikido Blogger Seminario…Allora M° Rubatto un po’ di Free Style prima delle 5 domande?

di OSVALDO RIGHETTO

MARCO

Vado con il free style.
Ho iniziato a fare Aikido per una combinazione assolutamente fortuita, più precisamente a causa di un incidente ad un ginocchio accaduto mentre praticavo Karate: non potevo più tirare calci per un po’, ma avevo ancora l’abbonamento pagato per un intero anno presso il Dojo/Palestra che frequentavo, quindi mi sono dato all’Aikido quasi per “tamponare” il momentaccio. L’Aiki-vocazione però è stata tardiva: sin da giovane avevo praticato alcuni stili di Kung Fu, ancor prima che il Karate. Attratto dalle cadute e dalle leve articolari, sono stato folgorato sulla via di Aiki-Damasco quel giorno ormai lontano più di vent’anni, e da allora non ho più fatto altro.

Quello che mi colpì di questa disciplina un attimo dopo che la mia esigenza di sbattacchiarmi si era un po’ calmata, era il grande spessore filosofico di questa disciplina… cosa che non avevo incontrato nei miei precedenti percorsi marziali.

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Le Interviste di Ovo San – Fabio Branno

L'Ovoreporter sventola il suo microfono viruale davanti a Fabio Branno

L’Ovoreporter sventola il suo microfono viruale davanti a Fabio Branno

Amici aikidoka orbassanesi e non.. oggi il vostro “ Ovoreporter”  fa un salto virtuale nella città di Napoli, anzi a Fuorigrotta, dove lavora ed insegna il Maestro Fabio Branno, uno dei più riconosciuti Aikidoka d’Italia e non solo… figlio d’arte  anche Fabio Branno, rappresenta uno di quei personaggi che possono dire di essere nati su un tatami… inoltre potrete seguirlo sul suo blog www.aikidovivo.it

di OSVALDO RIGHETTO

Ovo san

Intanto è un’ onore ed un piacere ospitarti nel Nostro sito; puoi raccontarci un po’ della tua Aikivita?

Fabio

Ovo San, piacere ed onore mio! ^__^
Io ho iniziato con mio padre tanto, tanto tempo fa. Ho avuto la fortuna di avere un maestro che mi ha insegnato da subito a cercare la mia strada ed a prendermi la responsabilità del mio percorso. Cominciai a praticare nell’ambiente Aikikai d’Italia, per lo più restando intorno a mio papà, perché non incontrai qualcuno che mi stimolasse fortemente al di fuori di quel circuito.
Nel 95 entrai in contatto con il gruppo UISP che seguiva il maestro Tissier. Ho passato molti anni della mia vita a cavallo tra Italia e Francia, per seguire il Tissier Shihan da vicino, finché un giorno mi consegnò il diploma Aikikai che sanciva il nostro rapporto Maestro-Allievo. Le cose proseguirono su due binari differenti e col tempo ci allontanammo sempre di più.

Dal 2008 seguo più assiduamente Endo Sensei.
Mi piace molto  la sua maniera di darti il suo sapere, lasciandoti la libertà di integrarlo nella tua espressione dell’arte, senza spingere a tutti i costi gli studenti verso una rassomiglianza forzata gli uni agli altri, ed a sé stesso.
Mi ricorda il mio rapporto con mio padre, nella sua onestà, nella stima e nel rispetto della reciproca libertà.

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