Did Kisshomaru Actually Invent Morihei’s Aikido World Harmony Dream?

Hombu Dojo, 1959: right to left Morihei Ueshiba, Kisshomaru Ueshiba, Nobuyoshi Tamura, Masamichi Noro, Yoshio Kuroiwa, Kazuo Chiba

Hombu Dojo, 1959: right to left Morihei Ueshiba, Kisshomaru Ueshiba, Nobuyoshi Tamura, Masamichi Noro, Yoshio Kuroiwa, Kazuo Chiba

The following excerpt from An Interview with T. K. Chiba Shihan by Peter Bernath & David Halprin (2000) sheds a very interesting light on the genesis of Aikido philosophy. Apparently we have a lot to thank Kisshomaru Ueshiba for having it…

—> SCORRI IN BASSO PER LA VERSIONE ITALIANA <—

(…)

BERNATH-HALPRIN
How would you characterize the work that Second Doshu, Kisshomaru Ueshiba, did to develop Aikido?

CHIBA
I think the most valuable work he did was the popularization of Aikido throughout the world through disciples he cultivated.
To begin with, this was against O-Sensei’s will. He finally accepted Kisshomaru Sensei’s wish to introduce Aikido to the public. As I have said earlier, again, as a martial artist, O-Sensei was not interested in the popularization of the art.
He was very much interested in his own art, and passing it on to a small number of people, sort of elected people. That was how he did it before the war. So I think Second Doshu had great difficulty to persuade O-Sensei, to make him understand the importance of popularization of the art after the war, and he succeeded.

BERNATH-HALPRIN
Sensei, did that start with the university clubs that you were talking about?

CHIBA
Well, to begin with, the first public demonstration held in Japan, that was what, 1953? O-Sensei strongly objected to it.

BERNATH-HALPRIN
By the time that yourself and the other uchideshi (now the Shihankai senseis) were going to go overseas, at that time O-Sensei had accepted the idea that you were going to be…

CHIBA
Yes, yes.

BERNATH-HALPRIN
And he supported it?

CHIBA
Yes. Well, you see, to begin with, a martial art is something very personal, sort of a deep love affair. There are a lot of sacrifices and pains, studies and so forth, you know; it’s not an ordinary life. You have to have dedication, commitment, and faith in what you do. And you don’t talk about it to anybody! It’s something very personal. I understand the feeling of doing demonstrations as really shameful, it seems to me. I feel that way. I don’t even talk…I hate talking about Aikido to anybody! It’s very difficult for me when I’m asked what my profession is, you know, if somebody asks, “I am an Aikido teacher professionally?” It’s very, very tricky for me. I want to be nobody.
Mainly O-Sensei was very pleased when we were going out overseas because his religious belief was world peace, and through Aikido he dreamed to realize, to cultivate this dream to be realized.
I believe that martial arts should not be exposed to society openly. In many ways I think martial art is a dark corner of human society. It’s a killing art, don’t forget. It can be very destructive. That’s my feeling, my personal feeling.
If there’s one thing I disagree with, not necessarily related only to Aikido alone, but including martial arts as a whole, it’s become so professional; it’s become so…so popular. Everywhere you go. It’s like a handgun issue. You don’t carry around a handgun in front of me in public, do you? It has to be hidden away, under control. That’s how I feel.

BERNATH-HALPRIN
So, O-Sensei had two ideas: he didn’t want to expose Aikido to the public, but he thought it was a way to realize his dream of world peace.

CHIBA
That realization had much to do with Second Doshu’s efforts to talk his father into it.

BERNATH-HALPRIN
Did O-Sensei shift over more to that in the end?

CHIBA
Yes.

_____________________________________________

Il seguente estratto da Un’Intervista con T. K. Chiba Shihan di Peter Bernath & David Halprin (2000) mostra la genesi della filosofia dell’Aikido da un veramente interessante punto di vista. Sembrerebbe infatti che dobbiamo ringraziare parecchio Kisshomaru Ueshiba per il fatto di averla…

(…)

BERNATH-HALPRIN
In che modo caratterizzerebbe il lavoro che il Secondo Doshu, Kisshomaru Ueshiba, svolse per sviluppare l’Aikido?

CHIBA
Ritengo che il lavoro più prezioso da lui compiuto fu la popolarizzazione dell’Aikido nel mondo grazie agli allievi che lui aveva cresciuto.
All’inizio questo era contro il volere di O-Sensei. Alla fine accettò il desiderio di Kisshomaru Sensei di introdurre l’Aikido al pubblico. Come ho detto in precedenza, da tipico artista marziale O-Sensei non era interessato alla popolarizzazione dell’arte.
Era molto interessato alla sua arte, e voleva passarla a un piccolo numero di persone, una sorta di élite. Questo era quello che aveva fatto prima della guerra. Pertanto io credo che il Secondo Doshu incontrò molte difficoltà nel persuadere O-Sensei, per fargli capire l’importanza della popolarizzazione dell’arte nel dopoguerra, ma ci riuscì.

BERNATH-HALPRIN
Sensei, questo ebbe inizio con i club universitari di cui ci stava parlando?

CHIBA
Ebbene, per cominciare, la prima dimostrazione pubblica svolta in Giappone si tenne, mi pare, nel 1953. O-Sensei vi si oppose con forza.

BERNATH-HALPRIN
Quando lei e gli altri uchideshi iniziaste ad andare a stare all’estero, a quel punto O-Sensei aveva accettato l’idea che lo avreste fatto…

CHIBA
Sì, sì.

BERNATH-HALPRIN
E l’appoggiava?

CHIBA
Sì. Beh, vedete, al’inizio un’arte marziale è qualcosa di molto personale, una specie di profonda storia d’amore. Comporta un sacco di sacrifici e di dolore, studio e via discorrendo; vivere le arti marziali non è una vita ordinaria.  Ci vuole dedizione, impegno e fede in quello che si fa. E uno non ne parla con nessuno! E’ qualcosa di estremamente personale. Capisco come la sensazione di andare a fare una dimostrazione sia fonte di vergogna, lo capisco bene. Io neppure parlo… Odio parlare di Aikido con chiunque! Quando mi chiedono quale sia la mia professione, per me è veramente difficile rispondere, tipo se qualcuno mi chiede se faccio Aikido professionalmente. Per me è molto complicato. Io non voglio essere nessuno.
Per lo più O-Sensei era molto contento del fatto che andassimo all’estero, perché il suo credo religioso era quello della pace nel mondo, e attraverso l’Aikido sognava di realizzarla, di coltivare questo sogno per realizzarla.
Personalmente ritengo che le arti marziali non andrebbero esposte apertamente in società. Per parecchi aspetti credo che esse rappresentino un lato oscuro della società umana. Sono sistemi per uccidere, non ce lo scordiamo, e possono essere molto distruttive. Questa è la mia opinione personale.
Se c’è una cosa con cui sono in disaccordo – non necessariamente relativa al solo Aikido, ma includendo le arti marziali nel loro insieme – è il fatto che sia diventato così professionale; è diventato così… così popolare. Dovunque si vada. E’ lo stesso problema con le pistole: non si portano pistole in pubblico, giusto? Devono essere tenute nascoste, sotto controllo. Io la penso così.

BERNATH-HALPRIN
Allora, O-Sensei aveva due idee: non voleva esporre l’Aikido al pubblico, ma pensava che fosse un modo per realizzare il suo sogno di pace nel mondo.

CHIBA
Quel tipo di consapevolezza ebbe molto a che fare con gli sforzi che il Secondo Doshu fece per cercar di convincere il padre in quella direzione.

BERNATH-HALPRIN
Alla fine O-Sensei si spostò su quelle posizioni?

CHIBA
Sì.

Source: An Interview with T. K. Chiba Shihan by Peter Bernath & David Halprin (2000)

Copyright Simone Chierchini ©2015 Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
https://simonechierchini.wordpress.com/copyright/

Quel Distratto di Nonno Morihei…

E' sempre tutta colpa di Morihei!

E’ sempre tutta colpa di Morihei!

Di solito siamo abituati a riferirci al Fondatore dell’Aikido, Morihei Ueshiba, come ad un grande Maestro… uno dei rari esempi di Budo vivente che ha cambiato per sempre il volto delle Arti Marziali sul nostro pianeta. La sua figura si erge solenne nei kamidana di quasi tutti i nostri Dojo, ed è grande il rispetto mosso dall’immagine del vecchietto con la barba bianca…

di MARCO RUBATTO

Quest’oggi però siamo alle prese con una società Aikidoistica frammentata, problematica e litigiosa… che spesso fa fatica a portare avanti il messaggio del Fondatore dell’Aikido in modo consapevole, proficuo ed integrato…

… ma non è che questo sia anche dovuto all’enorme distrazione che ha avuto NONNO Morihei?

SI: è stato un enorme fonte di ispirazione, così come fonte di incomprensioni e guai per i suoi allievi, vediamo il perché…

NONNO Morihei ha creato l’Aikido, iniziando a chiamare così la sua Arte intorno al 1935 circa… ma la sua pratica era iniziata molto tempo prima: non ha mai avuto molta passione per i nomi, quindi probabilmente per lui era più importante praticare, che dare un’etichetta formale a quello che steva facendo..

Stessa cosa è accaduta per le varie tecniche: irimi nage, shi ho nage, kote gaeshi, kaiten nage, ude garami… NON SONO NOMI!

Il Fondatore si riferiva ai suoi movimenti nella lingua della sua terra natia, senza preoccuparsi troppo di una qualche forma di “CATALOGAZIONE” per le generazioni future… le sue “tecniche” avrebbero suonato come “proiezione entrando”, “proiezione nelle 4 direzioni”, “torsione del polso”, “proiezione circolare”, “controllo dell’avambraccio”… e così via.

NONNO Morihei si curò accoratamente di integrare l’utilizzo delle armi nel lavoro a mani nude dell’Aikido… ma NON CODIFICO’ mai esercizi di base (suburi), forme (kata), armonizzazioni (awase) o combattimenti (kumi jo, kumi tachi): quelli che ci sono giunti furono opera dei suoi allievi, preoccupati di “sistematizzare” la didattica per gli allievi che numerosi volevano studiare l’Aikido.

CONTINUA LEGGERE L’ARTICOLO SU:
aikime.blogspot.it

ALTRI INTERVENTI DI MARCO RUBATTO SU AIKIDO ITALIA NETWORK

Copyright Marco Rubatto ©2013
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Pubblicato per la prima volta su
http://aikime.blogspot.it/2013/09/quel-distratto-di-nonno-morihei.html

Il Messaggio, l’Esempio e la Via

La tecnica segreta dell’Aikido?

Dal blog confratello Aikido Vivo, abbiamo il piacere di proporvi un interessante intervento di Fabio Branno sul messaggio del Fondatore, messaggio su cui si sono accapigliate già generazioni di Aikidoka, ma che potrebbe essere semplicemente riassunto nel calore di un sorriso

di FABIO BRANNO

Recentemente con l’amico Luis riflettevamo su una cosa importante.

Si fa un gran parlare di O Sensei, tra Aikidoka, ma troppo spesso ci si riferisce ad aspetti ingannevoli di quella figura.
Il suo Hanmi era così, il suo Ikkyo cosà, usava le armi ispirandosi a questa scuola, si scaccolava con il mignolo o l’indice…
La classica storiella di chi guarda il dito mentre gli indichi una bella ragazza.
A conti fatti, la biografia di Morihei Ueshiba non la conosciamo VERAMENTE.
Un certo Stevens è stato scritturato dai suoi discendenti per descrivere alcune parti della sua vita e per tirarne fuori una figura decisa a tavolino.
Un po’ come hanno fatto con Gesù, San Francesco o Totò.
Negli ambienti più smaliziati, si sa bene che O Sensei praticò varie scuole di Jujutsu e Kenjutsu e che si cimentò negli atemi come nella lotta a terra, nella naginata come nella baionetta e che non vinse esattamente tutti i combattimenti che affrontò.
Ma questo è irrilevante.
E rende irrilevante decretare quali fossero i suoi strumenti di lavoro.
Morihei aveva l’esperienza e la capacità di adeguarli alle sue esigenze, raggiungendo sempre il suo scopo al di là della forma.
La questione è un’altra.
Ad un certo punto del suo percorso marziale, Morihei sente di dover lasciare un messaggio.
La sua cultura personale e quella del suo popolo gli hanno insegnato che c’è un sol modo perché un ideale abbia il peso desiderato: l’esempio.
Quindi O Sensei comincia a diffondere un’immagine, quella che ha in mente, con l’esempio e con l’insegnamento.
L’immagine che vuole passare è quella di una pratica vissuta con uno spirito differente.
Un Budo di adattamento, di ascolto dell’altro, sia sul piano fisico che su quello interiore.
Un’azione di fusione, nata per fini strategici, ma che sfocia irrimediabilmente nella comprensione e nella compassione.
Qualcosa che O Sensei si ostina a chiamare “Amore” e che il mondo leggerà con accezione Romantica.
Nel suo percorso evolutivo, Ueshiba parlò di tempo fulmineo, di percezione del proprio centro, di consapevolezza di sé e del mondo, di armonia, di energia, di sentire l’altro evolvendolo da “avversario” in “compagno”.
Mai, però, pronunciò le parole “Dolore”, “Sofferenza”, “Leva articolare”, “Spezzare”, “Rompere”, “Distruggere”.
Non parlò mai di forzare la situazione o il compagno e non fece mai nulla che desse priorità alla tecnica che aveva in mente piuttosto che alle condizioni proposte dall’attacco.
Non lo fece lui e non lo fecero altri prima di lui.
Musashi,che non era esattamente il buon padre di famiglia, utilizzava le stesse parole di Morihei.
L’immagine che vediamo oggi nei video del fondatore, è quella di un vecchietto che gesticola e la gente che gli cade intorno.
Un’immagine quasi finta, tanto è incomprensibile.
E’ l’immagine che lui ha voluto che ricevessimo.
Avrebbe potuto colpire in faccia uke e mettergli in leva un gomito.
Non lo fece.
Questa è l’immagine che io voglio tenere per la mia pratica.
Voglio che i miei uke non sentano dolore.
Voglio che non possano stare in piedi e che si sentano controllati in ogni istante.
Ma voglio vederli ridere come bambini mentre cadono senza capire come.
E’ per questo che pratico subito con i principianti un po’ di Jiyuwaza.
E mentre ridono tra stupore e curiosità, chiedo loro “Ti sei fatto male?” “No!” “Bene. Questo è Aikido!”
Per me questa è la strada che O Sensei ha tracciato.
Possiamo percorrerla a piedi, in bici, in auto o in moto.
Possiamo correre a perdifiato o passeggiare tranquillamente.
Possiamo camminare dritti o a zig zag.
Ma dobbiamo impegnarci a non uscire fuori da quella Via.
E, esattamente come faceva lui, dovremmo cercare di attraversarla col sorriso.

Copyright Fabio Branno ©2012 
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Pubblicato per la prima volta su
http://aikidovivo.blogspot.it/2012/05/il-messaggio-lesempio-e-la-via.html

Un Pensiero Per Nonno Morihei

Il nostro caro Nonno

“Se era una bella giornata, a volte il Fondatore si sedeva vicino ad una finestra aperta e leggeva il suo giornale al calore del sole del mattino. Oppure, nei giorni particolarmente belli, spalancavamo le porte scorrevoli del dojo, e il Fondatore si sdraiava sul tatami del dojo senza la sua hakama, a riposare al sole. Il secondo Doshu, Kisshomaru Ueshiba, ha detto nella sua biografia che non aveva mai visto il Fondatore se non seduto formalmente in seiza. A Iwama, il Fondatore che ho conosciuto io faceva un pisolino al sole come un comune uomo anziano”.

Questo è il ricordo del Fondatore dell’Aikido Morihei Ueshiba negli ultimi mesi della sua vita, così come ci è stato tramandato dal suo ultimo uchideshi, Gaku Homma Sensei.
Nel giorno del 42esimo anniversario della sua morte, ci piace ricordare il nostro grande maestro con queste delicate immagini, che lo avvicinano al nonno che noi tutti abbiamo avuto, e ce lo fanno amare ancora di più per il dono che ci ha lasciato.
Un caro abbraccio da noi tutti, Nonno Morihei!

Tratto da: “A day in the life of the Founder” di Gaku Homma

L’Aikido di Yoshiaki Yokota (1988)

Yoshiashi Yokota tiene lezione presso l'Aikikai Milano (1988)

Ripubblichiamo questa intervista di Simone Chierchini al Maestro Yokota Yoshiaki, originalmente uscita su Aikido nel 1988. Nel frattempo Yokota Sensei, VII Dan Aikikai, si affermato a livello internazionale come uno dei migliori Shihan giapponesi in circolazione

Giunto in Italia un po’ inaspettatamente, il Maestro Yokota, VI Dan, ha potuto offrire il suo Aikido in tre soli dojo del settentrione, lasciando ovunque una buona impressione. “Aikido” ha incontrato per voi questo valido insegnante dell’Hombu Dojo di Tokyo alla vigilia della sua lezione milanese

di SIMONE CHIERCHINI

Yokota Sensei, poco più che trentenne, appartiene alla nuova generazione aikidoistica di alto livello espressa dall’Hombu Dojo. Solido nel fisico e tecnicamente assai dotato, questo Maestro si e’ segnalato nel suo paese già da alcuni anni. Infatti, oltre a dirigere regolarmente un suo corso nell’ambito del nutrito programma del Dojo Centrale giapponese, ha partecipato come assistente al tour aikidoistico in Australia del grande Osawa Sensei, ed e’ abitualmente uke del Doshu Kisshomaru Ueshiba e di suo figlio Moriteru in occasione dei grandi appuntamenti pubblici. Per dare un’idea della dimensione internazionale del Maestro Yokota, da noi ancora poco conosciuto, e’ sufficiente sfogliare l’ultimo libro del Doshu Ueshiba, ove Yokota compare tra gli uke della Guida.

Il Maestro Yokota e’ giunto in Italia in primavera, forse prendendo un po’ di sorpresa i nostri organizzatori, nell’ambito di un suo viaggio alla scoperta dell’Aikido in Europa, nel corso del quale, oltre all’Italia, ha toccato Belgio, Olanda e Yugoslavia. Per lui l’Aikikai d’Italia ha approntato, nel breve spazio di tempo a disposizione, tre lezioni che si sono svolte presso le palestre di Torino, Reggio Emilia e Milano; a questi incontri hanno preso parte complessivamente circa 200 praticanti italiani e l’Associazione prevede in futuro di organizzare un seminario nazionale per dare modo a tutti gli aikidoka italiani di apprezzare le doti del Maestro Yokota. Durante la lezione milanese, alla quale ho partecipato, Yokota Sensei ha fatto vedere un Aikido che nei giorni successivi alla sua esibizione ha fatto discutere  gli allievi negli spogliatoi: si e’ trattato di una solida, secca, vigorosa interpretazione della nostra Arte, che ha lasciato un tantino allibiti i presenti e specialmente i malcapitati uke del Maestro. I nostri insegnanti, a partire dal Maestro Tada, qui in Italia hanno posto le basi per un Aikido dal movimento circolare e fluido, esteticamente affascinante, di elevatissimo livello tecnico, forse difficilmente conseguibile. Ora, se il Maestro Yokota e’ un valido testimone dell’Aikido nel suo paese, e sono convinto che lo sia, rispetto alla nostra esperienza in Giappone la pratica e’ molto più decisa nell’esecuzione, breve negli spostamenti, energica nelle sue espressioni, certamente più potente e assai più rischiosa. E’ una pratica che sottolinea in ogni momento la marzialità del gesto e l’uso della tecnica come difesa personale duramente efficace. Se vogliamo possiede uno stile esteticamente meno godibile e un impegno fisico e mentale a volte anche stressante; ma on sarà questa la strada giusta per entrare in quel cerchio inattaccabile che diventa la pratica dell’Aikido si eleva ai livelli posseduti dai nostri Maestri? L’Aikido non può arrestarsi a mero tecnicismo o pura riflessione: Yokota Sensei, nelle due ore in cui l’abbiamo visto in azione, pareva voler comunicare questo: “Non vi confondete mai: ricordate che l’Aikido si fa soprattutto col corpo – sudore, fatica, muscoli. Solo quando si brucia tutto entrano in azione altri fattori”. Questo, in realtà, e’ ciò che abbiamo pensato in molti dopo la sua lezione, non le sue parole. Ad esse ora lasciamo il campo.

L’INTERVISTA
Bar Rosso in Via Porpora. Milano. Pomeriggio primaverile. prima della lezione del Maestro Yokota. In fondo al locale, davanti ad un the, si parla di Aikido. Il registratore e’ acceso, il Maestro Fujimoto e’ il nostro interprete, il Maestro Hosokawa, in silenzio, ascolta. Cominciamo.

CHIERCHINI Da quanto tempo pratica l’Aikido?

YOKOTA Be’, vediamo: e’ dalla 1° media, quindi sono circa quindici anni.

CHIERCHINI Come si arriva al VI Dan in quindici anni? E cioè: quale e’ il tipo di pratica che le ha fatto conseguire questo livello tecnico?

YOKOTA E’ presto detto: come unico insegnante io ho avuto il Doshu, Ueshiba Kisshomaru. Lui e’ stato veramente la mia Guida; il suo stile e il suo aiuto sono i motivi del mio avanzamento tecnico. Con il Doshu ho sempre studiato, con lui ho fatto tutti i miei esami, ancora oggi e’ il mio Sensei. Questo tipo di pratica di cui lei mi ha chiesto ragione e’ quella che si identifica con lo stile dell’Hombu Dojo.

CHIERCHINI Che tipo di persone si affaccia alla pratica dell’Aikido nel vostro paese?

YOKOTA Direi che dai cinque agli ottanta anni, in generale, proprio tutti. Però c’e’ una grossa percentuale di praticanti di una determinata età e condizione sociale: sono gli anziani della high society. E’ per questa ragione che sono molto richieste le lezioni private e anche io ne do frequentemente. Ad esempio adesso viene a studiare da me un grosso dirigente della Mitsubishi. Comunque intendiamoci: il praticante medio assomiglia a quello del vostro paese; cioè frequenta le lezioni ogni tipo di gente, anche se effettivamente c’e’ un alto livello economico. La presenza di tanti praticanti di una certa età può essere spiegata dal fatto che il giapponese medio a trenta-quarant’anni e’ impegnatissimo nel lavoro, che non gli lascia un momento di tregua neppure per lo svago. Passata quell’età’ poi gli impegni si allentano e sono numerosissimi quelli che intraprendono le attività del Budo. Diciamo insomma che se l’eta’ dei praticanti a volte e’ elevata, non e’ per una scelta degli insegnanti in tal senso o per una maggior predisposizione del giapponese maturo all’Aikido che si determina questa situazione, quanto piuttosto e’ una situazione contingente.

CHIERCHINI Qui in Italia , dell’Hombu Dojo se ne sentono dire di tutti i colori: coloro che hanno avuto la fortuna di andarci alternano contraddittoriamente racconti esaltati e malcelate delusioni. Qual’e’ la vera situazione dell’Hombu Dojo oggi?

YOKOTA Il nostro Dojo Centrale e’ frequentato attualmente da moltissimi stranieri; la nazione più rappresentata e’ la Francia, poi l’America e l’Inghilterra. Ultimamente vengono molti praticanti dall’Africa. A volte partecipano alle lezioni anche cinquanta stranieri e almeno trenta sono africani. Il governo giapponese concede loro un visto di qualche mese per studiare Aikido, e ho paura che forse ce ne sono così tanti anche per questo motivo… A parte le battute, la loro presenza e’ una cosa molto interessante, anche se sono tutti principianti.

CHIERCHINI Per il praticante giapponese la presenza di un così gran numero di stranieri di basso livello tecnico non può essere un pericolo? Non potrebbe causare uno scadimento tecnico generale?

YOKOTA No, assolutamente. Perché non tutti gli stranieri che praticano all’Hombu Dojo sono di basso livello, anzi. E’ gente che studia seriamente ed e’ appassionata nella pratica: che so i francesi, i tedeschi, anche qualche italiano, come Carmine Cozzolino.

CHIERCHINI Esiste una qualche rivalità fra giapponesi ed europei?

YOKOTA In che senso?

CHIERCHINI In parole povere: la massa dei praticanti stranieri come e’ tollerata? L’ambiente e’ sereno?

YOKOTA La presenza di tanti occidentali all’Hombu Dojo non costituisce per noi un fastidio, un peso da tollerare. Al contrario e’ una cosa bellissima. Sono aikidoka che una volta tornati nel loro paese hanno intenzione di avviare una loro scuola. Non parliamo assolutamente di rivalità.

CHIERCHINI Torniamo ad occuparci più da vicino dell’Aikido in Giappone e dell’approccio culturale ad esso del praticante medio: in Europa l’aspetto dottrinale della pratica e’ interamente legato alla figura e agli insegnamenti del Fondatore, Morihei Ueshiba. Cosa rappresenta oggi O’Sensei per l’aikidoista della Casa madre Aikikai?

YOKOTA Il mondo dell’Aikido in Giappone negli ultimi anni si e’ profondamente rinnovato, e adesso ci sono molti giovani, tanti praticanti nuovi che non hanno avuto la possibilità di apprezzare O’Sensei da vivo. Insomma gente che al massimo ne conosce la storia, ma in fondo ne sa poco. Inoltre oggigiorno per l’Aikikai del Giappone il personaggio più importante, il fulcro, il punto di coesione e’ il Doshu, Kisshomaru Ueshiba. Adesso e’ lui la Guida, tecnica e spirituale. Sia chiaro, nessuno dimentica O’Sensei: ogni anno per la ricorrenza della sua morte si organizza una grande festa, e in questa occasione si proiettano dei filmini di Morihei Ueshiba e si parla a lungo di lui, specie ai principianti, che accorrono numerosissimi.

CHIERCHINI Ueshiba Kisshomaru, la Guida: cosa significa praticare sotto il suo sguardo? Che uomo e’ sul tatami e fuori dal tatami?
YOKOTA Oggi io sono un uchideshi, uno degli studenti interni. Da giovane potevo vedere il Doshu solo in occasione di qualche Enbukai, o agli esami. Sicuramente non tutti i giorni. Adesso pratico tutti i giorni sotto i suoi occhi, e per me e’ come una specie di dio, un Grande Padre. Noi tutti sentiamo che e’ così, e questo e’ importante per l’atmosfera dell’Aikido.
Ovvio che un praticante che ha iniziato oggi non prova un così forte sentimento, non c’e’ questa emozione. E’ una cosa normale, io credo. Presto sceglierà anche lui la sua guida.

CHIERCHINI Nella complessa scacchiera umana del’Hombu Dojo, nel luogo che rappresenta il faro mondiale dell’Aikido, qual’e’ la posizione di Ueshiba Moriteru, Waka Sensei, ormai affermato in Europa per il suo nome e la sua pratica prestigiosa?
YOKOTA Waka Sensei e’ da qualche tempo Capo Istruttore dell’Hombu Dojo (Hombu Dojo-Cho). Per me però Ueshiba Moriteru e’ stato per lungo tempo un compagno d’allenamento; infatti quando sono entrato come uchideshi all’Hombu Dojo, anche Waka Sensei era un semplice studente. Adesso e’ diventato Dojo-Cho, e la situazione e’ cambiata; ma in fondo, dato che abbiamo sempre studiato insieme, e’ come un fratello maggiore, sempre il mio Sensei, però, ufficialmente. Debbo confessare che mi sento più suo compagno, fratello, che suo allievo; anche fuori dal tatami siamo molto uniti, e io ho per lui ho una profonda ammirazione: quando sono entrato all’Hombu, uno degli uke piu’ bravi del Doshu era proprio Waka Sensei. Perciò noi allievi abbiamo potuto imparare molte cose da lui sotto questo rispetto: in Giappone e’ molto importante fare da uke ai grandi maestri, fondamentale direi. E Waka Sensei ha molto aiutato i giovani in questo senso.

CHIERCHINI Domanda di rito: cosa ne pensa di quello che ha potuto vedere in queste sue lezioni italiane?
YOKOTA Questa era la prima volta che venivo in Italia e non ho vergogna di dire che avevo un po’ di paura. Ero già preoccupato, poi ho visto Gianni Chiossi, Giorgio Veneri… e ho iniziato a pensare: “Mamma mia, come sono grossi! Chissà che Aikido faranno?”. E invece dalle lezioni che ho diretto l’altro ieri a Torino e ieri a Reggio Emilia, ho ricavato un’ottima impressione dell’Aikido italiano.
Tutti sono molto seri, si impegnano a fondo e ne ricavano lusinghieri risultati. Bravi, molto bravi, vi muovete veramente bene. Gli insegnanti giapponesi incaricati dello sviluppo dell’Aikido in Italia hanno fatto davvero un ottimo lavoro.

CHIERCHINI Ai lettori farebbe certamente piacere conoscere un qualche aspetto particolare, un aneddoto, una storia che possa essere di stimolo anche per i nostri allievi. La sua memoria, Maestro, ci può aiutare?
YOKOTA Mi piacerebbe raccontare qualcosa del Maestro Osawa, un uomo che ha fatto la sua parte nella storia dell’Aikido; di lui Waka Sensei ha preso il posto di Dojo-Cho, all’Hombu Dojo, qualche tempo fa. Ebbene dal Maestro Osawa io vado ancora oggi a studiare, e quando fa lezione lui io ci sarò sempre. Quando Osawa Sensei ha visitato l’Australia, mi ha portato con lui come assistente, l’esperienza più importante della mia vita nell’Aikido. Con lui sono stato per molto tempo, quindi posso parlarne a buon diritto. Be’, egli non e’ come un anziano, anche se e’ vecchio – ha più di settant’anni. E’ anziano, ma nessuno di noi osa pensare che lo sia. Se lui stringe il mio polso, io non riesco piu’ a muovermi. Quindi e’ fuori dal normale; forte non e’ la giusta espressione, ci vuole qualcosa di più alto, Fushigi, mistero; Osawa Sensei e’ un mistero. Attualmente la sua funzione e’ quella di supervisore dell’Hombu Dojo. Se qualcuno di noi insegnanti fa lezione troppo duramente, lui si arrabbia e allora sono guai. per noi insegnanti, il Maestro Osawa e’ un vero educatore.

CHIERCHINI Per concludere, perché la lezione all’Aikikai Milano incalza: Maestro, quali sono le prospettive per il suo futuro nell’Aikido?
YOKOTA Semplice: continuerò questo cammino insieme al Doshu e a Waka Sensei, sempre sotto la loro guida. Anche questo mio viaggio in Europa risale a un loro progetto. Spero proprio di avere la possibilità di tornare presto da voi.

Copyright Simone Chierchini © 1988-2011Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
https://simonechierchini.wordpress.com/copyright/
(Tratto da Aikido, Anno XVIII N. 2 – Novembre 1988)