Approfondimenti Aiki-en Italy – Introduzione all’Aikido di Nishio Sensei

Introduzione all’Aikido di Nishio Sensei

Introduzione all’Aikido di Nishio Sensei

Approfondimenti Aiki-en Italy
Introduzione all’Aikido di Nishio Sensei

Ven 13 – Sab 14 Dom 15 Giugno 2014
Conduce Renato Filippin

Seminario Residenziale Outdoor – Numero Chiuso – Max 12 Partecipanti – Prenotazione Obbligatoria

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Luogo: Aiki-en Italy, Montenero di Bisaccia (CB)
Info & Prenotazioni:  Tel. (0039) 345/3943286
Email: schierchini@gmail.com
Webhttp://aikienitaly.com/

Programma: Venerdì 13/06 arrivo, sistemazione e socialità; 12.30 Pranzo; 16-19 Keiko; a seguire preparazione cena e convivialità; Sabato 14/06: 8 Colazione; 10-13 Keiko; 14 Pranzo; 16-19 Aikido; a seguire preparazione cena e convivialità;
Domenica 15/06: 8 Colazione; 9-12 Keiko; 13 Pranzo

Quote di Partecipazione:
OPZIONE 1 – Aikido+Vitto+Alloggio condiviso per 2 notti presso Aiki-en Italy: €100 (solo 4 posti)
OPZIONE 2 – Aikido+Vitto+Alloggio in Agriturismo per 2 notti: €150 (1km da Aiki-en Italy)
OPZIONE 3 – Aikido+Vitto: €80
OPZIONE 4 – Solo Aikido: €60

PAGAMENTO ANTICIPATO OBBLIGATORIO – EFFETTUARE VERSAMENTO SUL SEGUENTE CONTO:
IBAN: IT34T0316901600CC0010100938 – ACCOUNT NAME: SIMONE CHIERCHINI

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Shoji Nishio

Shoji Nishio (1927-2005)

L’AIKIDO DI NISHIO SENSEI
(tratto da https://www.aikidojournal.com/article?articleID=647&lang=it)

I giovani sono spesso mossi all’azione da immagini eroiche. Come quegli eroi, cercano di diventare forti e giusti. Siccome sono giovani ed inesperti, il percorso immediatamente ovvio per loro è quello seguito dagli eroi che li hanno preceduti. L’imitazione senza critica è il primo passo nella sfida a diventare come quegli eroi.
Da tempo immemore, il guerriero-soldato è il candidato più probabile per una cultura degli eroi in quanto la maggior parte delle nazioni hanno eserciti e si impegnano nella guerra. Nel nostro mondo moderno, dove le attuali battaglie si svolgono in nazioni del terzo mondo, gli artisti marziali sono risorti al livello del guerriero-soldato agli occhi dei nostri giovani principalmente grazie all’impatto dei mass-media.
Tornando indietro nel tempo sino al Giappone devastato dalla guerra del 1945, l’immagine dell’artista marziale poteva soppiantare nell’ombra il soldato/eroe che era caduto sconfitto nel devastante conflitto appena terminato. La scelta per il 18enne Shoji Nishio poteva essere continuare il suo addestramento nel Judo per fortificare il suo corpo e diventare forte come i suoi eroi marziali.
Nato nel 1927 nella prefettura di Aomori, Nishio, da giovane adolescente, prese la strada per Tokyo per trovare lavoro giusto prima dello scoppio della guerra. Iniziò presto con il Judo in un dojo locale per fortificare la sua fragile condizione fisica. Quando la guerra finì, la pratica delle arti marziali era severamente limitata dalle forze di occupazione ed il famoso Kodokan, sede centrale del Judo, aveva cessato ogni attività.
Gradualmente, con il rimpatrio dei soldati in Giappone dopo la Guerra, le attivtà al Kodokan ripresero e Nishio fu in grado di ricominciare il suo addestramento nel Judo. Un entusiastico, duro istruttore, egli ascese con costanza tra i gradi ricevendo il 4° dan. Comunque, Nishio si scoprì insoddisfatto col Judo a causa dei compromessi operati sulle tecniche dell’arte per adattarla alle competizioni.
Come supplemento al suo addestramento nel Judo, Nishio iniziò il Karate verso la fine del 1940 sotto il famoso Yasuhiro Konishi (1893 – 1983), fondatore del Shindo Jinen Ryu. Nishio praticò Karate per diversi anni fino al 1952, ma trovò anche questa arte limitata per le stesse ragioni. Era stata avviata una forte iniziativa per modificare le tecniche tradizionali del karate di Okinawa in modo da ricondurre questa arte alla conformità con le discipline del budo moderno – in primis il Judo ed il Kendo- che erano state convertite in sport.
Come volle il fato, c’era una stretta connessione tra Konishi Sensei ed il fondatore dell’aikido Morihei Ueshiba che risaliva agli inizi del 1930 quando Ueshiba insegnava attivamente nel suo nuovo Kobukan Dojo. Konishi era già un karateka completo che si era addestrato sotto i principali maestri di karate di quel tempo come Gichin Funakoshi, Chojun Miyagi, Kenwa Mabuni e Choki Motobu. Konishi si addestrò seriamente per diversi anni con Ueshiba che lui considerava “il più grande artista marziale che avesse mai incontrato finora”.
Nel 1952, uno degli istruttori più anziani del dojo di Konishi Sensei, un certo Toyosaku Sodeyama Sensei, disse al giovane Nishio che egli aveva incontrato un artista marziale che era come “un fantasma!”. Nishio disse: “Ero stupito che potesse esserci qualcuno che nemmeno Sodeyama Sensei riusciva a colpire. Era O-Sensei [Morirei Ueshiba]…. Comunque, io vidi l’aikido ed immediatamente mi iscrissi al dojo. Mi era stato detto di andare a vedere l’aikido, ma non sono più tornato al karate!”.
Il giovane Nishio si unì all’appena nato Aikikai Hombu Dojo spinto dall’entusiasmo di Sodeyama Sensei. Comunque, c’erano pochi studenti nel dojo in quel periodo ed una coppia di famiglie sfollate dalla guerra che ancora vivevano li. L’insegnamento era svolto principalmente dal figlio di Morirei Ueshiba, Kisshomaru, e Koichi Tohei. L’addestramento consisteva in un numero relativamente piccolo di tecniche e circa metà del tempo della pratica era dedicato alle tecniche in suwariwaza fatte nel dojo, di cui solo una parte aveva i tatami. Nishio descrive le condizioni spartane di quei primi giorni dell’Aikikai in questo modo:
“Non c’era nessuno e qualche volta mi allenavo con la spada e poi andavo a casa. Eravamo fortunati ad essere cinque persone. Era un periodo in cui tutti i Giapponesi erano affamati e solo persone che possiamo definire fanatici delle arti marziali potevano venire! La gente che arrivava era gente che aveva fatto arti come il Judo ed il Karate ma pensavano che li dovesse esserci qualcosa di più, qualcosa di più profondo di quelle arti. Così ognuno veniva dopo aver provato qualcos’altro. Non c’era nessuno che avesse esperienza solo di aikido. Questo non era motivo di preoccupazione. Oggi, quando le persone imparano solo aikido, molti sono assaliti da dubbi.”
Quando Nishio si unì all’Aikikai, il fondatore Ueshiba O-Sensei passava la maggior parte del suo tempo ad Iwama nella prefettura di Ibaragi. Passò più di un anno e mezzo prima che Nishio vedesse di persona il fondatore in azione per la prima volta. Quello che lo impressionò particolarmente della tecnica di Ueshiba era la velocità fulminea nell’uso della spada. Tanto abbagliante era la sua tecnica, ma Ueshiba non forniva nessuna spiegazione su quello che stava facendo. Per esempio, quando Nishio faceva domande ai suoi compagni più anziani sull’importanza della spada nell’aikido, nessuna spiegazione soddisfacente gli veniva fornita, quindi egli decise di trovare le risposte con le sue stesse mani.
Nishio era convinto che l’aikido fosse il giusto percorso marziale per lui. Allo stesso tempo, egli trovò delle imperfezioni nei suoi metodi di pratica, specialmente dopo aver visto l’incredibile lavoro di spada di Ueshiba e notando l’assenza di tecniche di spada nel bagaglio dell’arte. Per rimediare alla cosa, come detto prima, Nishio iniziò lo studio dello Iaido (Muso Jikiden Eishin-ryu) con il 10° dan Shigenori Sano nel 1955, e quindi Jodo (Shindo Muso-ryu) con il famoso Takaji Shimizu (1896 – 1978). Ciascuna di queste arti contribuì alla sua conoscenza nell’uso delle armi e, in cambio, completò il suo addestramento di aikido. Non tutti condividevano le escursioni di Nishio nelle altre arti marziali, così il suo aikido iniziò ad acquisire un gusto unico.
Nishio ricorda con un sorriso un appunto attribuito a Koichi Tohei: “Nishio non sta facendo aikido. Non so dire se stia facendo judo o karate, ma non è aikido. Non sa come estendere il ki!”.
Nishio era anche insoddisfatto della relativa debolezza delle tecniche di proiezione dell’aikido che comprendevano principalmente iriminage, shihonage e kotegaeshi. Poco alla volta, egli sviluppò il proprio repertorio innovativo di tecniche che comprendevano proiezioni di anca (koshiwaza), basate sulle sue esperienze passate nel judo. Allo stesso modo, egli incorporò sistematicamente modelli di atemi nei movimenti di spada per facilitare l’impostazione e l’esecuzione – “tsukuri” e “kuzushi” – delle tecniche. Lui concepì anche la spada ed il bastone allo stesso modo delle tecniche a mani nude derivandole dalla sua vasta esperienza con le armi.
Nonostante qualche volta uscisse dalla corrente principale dell’aikido, Nishio nondimeno salì rapidamente di grado raggiungendo il 5° dan nel 1958 dopo solo sei anni di pratica. Questa non era una cosa fuori dal comune nei primi anni dell’aikido e molte delle figure principali degli anni 40 e 50 come Tohei, Saito, Yamaguchi, Hikitsuchi e numerosi altri venivamo promossi rapidamente.

Attività di insegnamento
Dalla metà degli anni 50, l’aikido subì un consolidamento di crescita come molti dojo del ramo, e università e club di società comparvero in tutto il Giappone. Nishio iniziò ad insegnare sempre più spesso all’esterno e a frequentare sempre meno l’Hombu Dojo. Egli era impiegato alla Zecca Giapponese durante il giorno ed insegnava la sera in varie zone di Tokyo e dintorni. La rete dei dojo di Nishio praticava metodi che erano spesso visti come una deviazione dagli standard dell’Hombu che era basato principalmente sugli approcci di Kisshomaru Ueshiba e Koichi Tohei. Comunque, mantenne stretti legami con la sede centrale dell’organizzazione e partecipava regolarmente a grandi dimostrazioni ed eventi sociali. Il fondatore, Ueshiba, e suo figlio apparivano spesso come ospiti alle lezioni nei dojo affiliati di Nishio.
Quando Nishio lasciò il suo lavoro con la Zecca governativa nel 1980 era 8° dan di aikido, 7° dan di Iaido, 6° dan di Judo e 5° dan di Karate. Questo segnò l’inizio di una nuova era dato che era divenuto libero di dedicarsi totalmente all’insegnamento dell’aikido. Le sue attività non si limitavano solo al Giappone, ma faceva spesso viaggi in Scandinavia, negli Stati Uniti, ed in vari paesi europei, in particolare la Francia. Nishio mantenne un programma di insegnamento attivo che comprendeva regolari viaggi all’estero per circa 20 anni, ma il peggioramento graduale della sua salute lo obbligò a diminuire l’attività negli ultimi anni della sua vita.

L’Aikido stile Nishio
Tecnica
L’approccio tecnico di Nishio è decisamente unico. Sebbene l’aikido di Saito includesse anch’esso l’uso della spada e del bastone, quello che Saito fece fu preservare e formalizzare le tecniche di armi del fondatore con piccole modifiche. Nishio, invece, padroneggiò le basi di diversi sistemi moderni di armi dai quali estrasse molti elementi in aggiunta alle sue precedenti esperienze nel Judo e nel Karate.
Quello che emerse quindi come Aikido Nishio è un amalgama di elementi estrapolati dal Judo, Karate, Iaido, e Jojutsu costruiti sulla base tecnica e filosofica dell’aikido. A completamento del suo taijutsu rivolto alla marzialità o alle tecniche a mani nude, Nishio sviluppò anche un’elaborata serie di variazioni di spada, bastone e Iaido.
Quali sono le basi del suo sistema? “Nel mio dojo io insegno come afferrare, come stare in piedi, come maneggiare la spada, lo tsuki e la posizione obliqua (hanmen) e yokomen. Afferrare correttamente, tagliare correttamente e colpire sono trasformati istantaneamente in atemi”.
I più alti concetti principali dell’aikido assumono una dimensione fisica nell’aikido di Nishio. Per esempio, si dovrebbe adottare una postura naturale nell’affrontare un avversario. “Se tieni una posizione naturale, puoi entrare immediatamente quando percepisci che il tuo avversario si sta per muovere. Quando l’avversario si muove tu hai già vinto.”
Applicato in un contesto sociale, la postura naturale può essere considerata come lo stare in silenzio durante uno scambio verbale finchè il tuo compagno di conversazione abbia espresso quello che voleva dire come opposto dibattito con lui. Non avere una posizione predefinita ci permette di ascoltare e di considerare gli intenti ed i desideri di un altro prima di agire. “Gli esseri umani non devono combattere. Devono, invece, amarsi l’un l’altro, aiutarsi l’un l’altro e completarsi l’un l’altro. Facendo così, si crea un mondo umano.”
Un altro importante concetto è l’unione della respirazione all’unisono con l’avversario. “Non dobbiamo disturbare la respirazione dell’avversario perché, nel metodo dell’aikido, l’avversario cambia la sua respirazione e noi adattiamo la nostra di conseguenza.” La respirazione è la componente chiave del processo di unificazione con un avversario e corrisponde alla respirazione impiegata nell’uso della spada che serve come base per gli atemi di Nishio.
Quando gli atemi o “colpi preventivi” erano caduti in disuso nei principali stili di aikido, Nishio parlava del loro impiego come essenziale per il successo delle tecniche di aikido: “Io considero gli atemi come lo spirito delle arti marziali Giapponesi. Gli atemi neutralizzano temporaneamente la capacità di combattere dell’avversario consentendogli di correggere le sue intenzioni ritornando alla condizione iniziale.”
Quando Nishio spiegava l’uso degli atemi nelle tecniche di aikido dimostrava la loro applicazione al successivo punto nel movimento dimostrando che queste erano sempre fattibili. Attualmente non si effettua nessun contatto fisico per garantire condizioni di pratica sicure. Il movimento corrispondente all’atemi induce realmente alla neutralizzazione della mente e del corpo dell’avversario rendendolo incapace di continuare il suo attacco.
Nell’aikido di Nishio, I meccanismi per raggiungere l’unificazione con l’avversario spesso consistono nel fare “mezzo passo”. Questo è un concetto critico espresso dal fondatore che consentiva all’aikidoka di evitare discontinuità e prendere contatto con l’avversario. Guardando più in profondità nell’idea scopriamo che fare un “passo completo” si traduce nel contrastare la volontà dell’avversario e contrattaccare. In senso fisico questo implica uno scontro. Applicato all’interazione sociale, questo è come l’imposizione della volontà di un individuo sugli altri o l’ignorare i desideri degli altri. Al contrario, il mezzo passo dell’aikido facilita l’unificazione delle energie, o, nel sociale, un incontro di menti che vanno in accordo.

Filosofia
Nishio Sensei non imitava le tecniche del fondatore ma prese molto a cuore la filosofia dell’aikido come era stata esposta dal fondatore. Fra questi principi che ripetono le credenze principali di Morihei Ueshiba è il concetto che, in aikido, l’intenzione ed il movimento dell’avversario non sono contrapposte. Piuttosto, prende posto un processo di unificazione di energie dove il respiro ed il movimento dell’avversario vengono riflessi, permettendo così all’aikidoka di neutralizzare l’aggressione. Tramite il controllo dell’attacco, l’aikido sostiene il perdono e la riabilitazione dell’attaccante piuttosto che provocare danni o la morte.
In un contesto più ampio, uno degli obiettivi primari di Nishio era riportare le arti marziali giapponesi al loro spirito originale. Il contrasto da lui esposto tra lo spirito giapponese e la cultura occidentale è lampante:
“I principi fondamentali dello spirito marziale giapponese sono differenti dallo spirito degli sport attuali o dallo spirito dei cavalieri occidentali. Lo spirito del cavaliere occidentale dà origine agli sport odierni. Loro combattono per se stessi o per il loro onore sacrificando tutto. Ma questo non è lo spirito del Budo Giapponese. I Samurai lottavano per il paese e per la gente, non per se stessi o per il loro onore. Nello spirito del Budo giapponese un individuo combatte con la famiglia di un altro per la società e la gente. Con questo spirito in mente noi eliminiamo il conflitto. Se tu combatti da solo, il combattimento non avrà fine. Se la gente che dice “potrei morire per evitare che altri vengano uccisi” si unisce con altri che la pensano allo stesso modo, il conflitto sarà eliminato. Questo è lo spirito che l’Aikido cerca.
Nishio sceglie il qualche volta controverso percorso di non imitare le tecniche del fondatore, ma piuttosto di assorbire I principi essenziali dell’Aikido adattandoli all’attuale contesto culturale. In questo ambito, la sua tecnica era in costante evoluzione come la sua comprensione tecnica e le sue abilità andavano migliorando. Per questa ragione, l’aikido di Nishio mantiene poche similitudini con l’aikido ortodosso esemplificato nell’approccio dell’Hombu che tendeva ad essere conservativo di natura. “Il Budo deve sempre riflettere la realtà che lo circonda. Se non è più nuovo e più forte, non è valido.”
Shoji Nishio era uno dei più forti difensori della comprensione e dell’adattamento dei profondi principi dell’aikido in una individuale interpretazione personale dell’arte. La filosofia di Morihei Ueshiba è servita come guida per il pensiero di Nishio e nell’azione di sviluppo della sua forma unica di aikido.
“Il pensiero di O-Sensei era grande. Egli fece un tremendo cambiamento dalle arti marziali spietate e letali ad una forma di “arte marziale clemente”. Sotto questo punto di vista, la sua linea di pensiero era più avanti rispetto all’idea di Jigoro Kano Sensei di “massima efficienza con il minimo sforzo” e “mutua prosperità”. Io penso che quando Kano Sensei diede vita al concetto di mutua prosperità questa fosse una linea di pensiero rivoluzionaria. Ma il pensiero di O-Sensei è sempre stato più avanti. “Perdonare, dare e condurre” erano le sue parole. Le arti marziali precedenti si preoccuavano di prendere la vita con la forza, enfatizzando energicamente il prendere piuttosto che il dare.”

Il lascito tecnico di Nishio
Fortunatamente per i posteri, Nishio ha lasciato esaurienti materiali pedagogici sotto forma di una serie di video in nove volumi ed un libro pubblicato da Aiki News. La serie video di Aikido di Nishio consiste in nove volumi riguardanti le tecniche: gyakuhanmi katatedori, aihanmi katatedori, shomenuchi, yokomenuchi, ryotedori, sodedori, e katadori menuchi. In questi video dimostra anche le applicazioni di spada e bastone delle tecniche presentate. Gli ultimi due video riguardano le sue forme di spada.
Per diversi anni Nishio ha resistito all’idea di pubblicare un libro sull’aikido perchè la sua arte era in costante cambiamento. “Io sto continuamente praticando e ponendomi delle domande. Così non posso arrivare ad una opinione assoluta. Se tu scrivi un libro e poi muori lasci qualcosa di incompleto, chi lo riscriverà per te?”
Nonostante la sua iniziale riluttanza, egli divenne autore di un libro intitolato propriamente Aikido – Yurusu Budo nel 2004, meno di un anno prima della sua morte. Nella prefazione del libro, spiega le ragioni di questo cambiamento di opinione:
“Essendo diventato vecchio ed avendo già pianto la morte di maestri come Seigo Yamaguchi, che ebbe il mio più grande rispetto fin dall’inizio della mia cariera nell’aikido, e Morihiro Saito, che lavorò così accanitamente per trasmettere l’aikido del fondatore nella forma più pura possibile, ho iniziato a considerare cosa succederà all’aikido partendo da questo punto.
L’aikido è un “budo” una “via marziale” e perciò inestricabilmente radicato nel “jujutsu” o “tecnica marziale”. Però quando guardo al mondo dell’aikido di oggi, io vedo pochissimo budo solo espresso nella tecnica, ed io mi chiedo se le persone non hanno cominciato a dimenticare queste importanti radici…
Aikido – Yurusu Budo offre uno sguardo comprensivo sull’Aikido Nishio e presenta i principi chiave della sua arte attraverso la presentazione delle tecniche di gyakuhanmi, aihanmi katatedori, sodedori, katadori menuchi, shomenuchi, e yokomenuchi. Vengono presentate sia la versione a mani nude che la versione con la spada ed il bastone.

Conclusione
Negli annali dell’aikido vi sono solo più o meno dieci insegnanti che hanno acquisito rispetto universale per il loro alto livello di abilità e contribuito maggiormente all’espansione dell’aikido. In questo elenco elitario di figure eccezionali che hanno lasciato un’impronta indelebile nell’aikido di oggi, Shoji Nishio emerge come uno dei primi innovatori tecnici e maggiori propositori della filosofia del fondatore.

PIU’ INFORMAZIONI SU NISHIO SENSEI
http://aikidoitalia.com/2013/04/10/intervista-a-ichiro-shishiya/

CHI E’ RENATO FILIPPIN
Renato Filippin è nato in Italia nel 1949 ma ha sempre vissuto in Svizzera. Iniziò l’Aikido nel 1963 con i maestri Nakazono e Tamura. Dal 1968 al 1971 soggiornò per motivi di studio in Inghilterra, e qui ebbe la possibilità di seguire il Maestro K. Chiba. Dal 1971 riprese la pratica dell’Aikido in Svizzera, seguendo i vari Maestri che visitavano la regione, tra cui Tamura, Tada, Chiba, Fujimoto, Asai e Hosokawa. Dal 1978 al 2001 ha praticato sotto la direzione del Maestro Ikeda Masatomi, continuando però anche a seguire anche altri insegnanti, specialmente Tada e Chiba sensei. Nel 2002 incontra Shishiya Ichiro, di cui diventa grande amico, grazie al quale apprende il sistema di Aikido del Maestro Nishio. Dal 2005, invita regolarmente ogni anno Shishiya Sensei  a dirigere uno Stage in Svizzera.

QUALIFICHE: Shodan, 1971, Maestro Tamura; 2°, 3°, 4° Dan, Ikeda Masatomi;  5°, 6° Dan su nomina del Doshu Ueshiba Moriteru; attualmente è Rokudan, grado ottenuto nel 2003. Ha aperto il suo dojo personale, l’Aikikai di Sangallo, nel 1972. Dal 1985 è Maestro di Aikido presso l’Università di Sangallo, mentre dal 1983 al 1995 lo è stato presso l’ Università di Costanza. Dal 2003 al 2006 è stato Segretario Tecnico dell’ACSA, l’Aikikai Svizzera

 

 

 

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Intervista a Ichiro Shishiya

Ichiro Shishiya

Ichiro Shishiya esegue una forma di Iai

In occasione del suo seminario annuale in Svizzera, organizzato dall’Aikidoschule Sangallo, abbiamo avuto la preziosa opportunità di parlare su Skype con Ichiro Shishiya, uno dei maggiori esponenti mondiali di quel sistema di Aikido che si rifà ad uno dei più grandi allievi diretti del Fondatore, il compianto Shoji Nishio. Eccovi i risultati di quella chiacchierata cibernetica

di SIMONE CHIERCHINI

Ichiro Shishiya nacque  a Tokyo nel 1947. Iniziò a praticare Judo all’età di 10 anni presso il Sugamo Police Dojo. Nel 1963, quando era al suo terzo anno di scuola media, si iscrisse al Sugamo Kenshyukan Dojo diretto da Noboru Ishibashi, e iniziò lo studio dell’Aikido sotto la guida di Shoji Nishio. Nel 1966 frequentò anche l’Aikikai Hombu Dojo. Dopo essersi laureato presso la Dokkyo University nel 1970, lavorò per alcune società diversi anni, prima di fondare la sua società di computer engineering systems nel 1979. Da allora, ha trascorso il proprio tempo giostrando fra lavoro e insegnamento dell’Aikido. Attualmente ha la qualifica di 7 ° Dan Aikikai e tiene annualmente seminari in molte città europee, oltre ad essere il Dojo-cho della Meisei Kai di Tokyo. E’ inoltre il presidente della Toshima Ward Aikido Federazione, delegato della All Japan Aikido Federation, fiduciario della Tokyo Aikido Federation e membro permanente del Consiglio di Amministrazione della Toshima Ward Physical Education Association

CHIERCHINI

Questa è una perfetta occasione per la comunità aikidoistica italiana di iniziare a conoscerla, Sensei. Lei ha un ruolo estremamente importante all’interno del Nishio Aikido, ma in Italia non c’è Nishio Aikido. E’ quindi molto interessante per noi ricevere informazioni di prima mano su di esso.

SHISHIYA
Felice di aiutare. Per cominciare, devo fare una piccola ma importante correzione. Tutti si riferiscono all’Aikido di Nishio Sensei come Nishio Aikido, ma va subito detto che Nishio Sensei non amava affatto questa espressione. Io l’ho sentito ripetere in più di un’occasione che non esiste Nishio Aikido, c’è solo Aikido, perché l’Aikido è uno solo, ed è quello di O’Sensei.

O'Sensei & Nishio

Shoji Nishio in compgnia di O’Sensei

CHIERCHINI
Questo è molto bello ed istruttivo: nell’atteggiamento di Nishio Sensei quindi non vi era spazio per egocentrismo e divisioni: tutti uniti – pur nelle differenze – nel nome di O’Sensei.

SHISHIYA
In passato ci sono stati diversi grandi maestri che erano allievi diretti di O’Sensei e Nishio Sensei è stato uno di loro. Il Fondatore aveva rispetto e concordava con le loro idee sull’Aikido. All’interno dell’Aikikai c’era spazio per visioni dell’Aikido come quelle di Morihiro Saito Sensei e Hiroshi Tada Sensei, ma andando un passo più in là, il Fondatore viveva armonicamente anche con chi aveva scelto la propria strada, tipo Gozo Shioda Sensei e il suo Yoshinkan. O’Sensei non disse mai di non essere d’accordo con quello che facevano, e questo è meraviglioso.

CHIERCHINI
Lei ha trascorso davvero tanti anni di fianco all’uomo Nishio e conserva, sono sicuro, decine di immagini e aneddoti su di lui. Come le successe di incontrare l’Aikido e Shoji Nishio?

SHISHIYA
Incontrai Nishio Sensei all’età di 15 anni e da allora l’ho sempre seguito, anche se, quando avevo 18 anni, per un anno studiai all’Hombu Dojo, soprattutto con Kisaburo Osawa Sensei. Tuttavia Nishio Sensei insegnava presso il mio dojo locale, ad appena quindici minuti a piedi da casa mia, mentre l’Hombu Dojo era veramente lontano; la mia scelta iniziale fu quindi dettata soprattutto dalla comodità, ma una volta fatta ne fui così felice da seguire Nishio Sensei per tutta la vita. Quando mi avvicinai all’Aikido per la prima volta, la società era molto diversa da quella di oggi: dopo tutto è passato mezzo secolo nel frattempo. Al tempo, tutti erano in cerca di un’arte che fosse soprattutto valida come metodo marziale. A 10 anni avevo iniziato a fare Judo, ed ero abbastanza bravo. Vinsi anche parecchie gare, finché un giorno conobbi il sapore della sconfitta: il mio avversario era così grosso – anche se eravamo solo dei ragazzini pesava almeno 80 chili – che le mie tecniche non funzionavano contro di lui. A un certo punto finimmo entrambi a terra e lui mi si mise sopra: per quanto provassi, non riuscii più a muoverlo e persi l’incontro. Dopo, riflettendo sull’avvenuto, decisi che dovevo trovare il modo di diventare più forte e studiare meglio, e questo potevo farlo solo scegliendo un’altra arte marziale: questa era l’Aikido. Andai presso il dojo del mio quartiere e lì ci insegnava Nishio Sensei.

CHIERCHINI
Era un insegnante severo?

SHISHIYA
No, affatto, era un uomo molto gentile. Anche all’inizio non mi incuté per niente timore, anche se ero assai giovane, perché l’espressione del suo volto era sempre sorridente. Nel suo dojo c’erano diversi esperti senpai – che tra l’altro erano anche senpai di altre arti marziali come Sumo, Judo e Karate – e tutti mi dicevano: “Nishio sensei è un grande. Non c’è verso che possiamo attaccarlo e metterlo giù”. Nel

Ichiro Shishiya

Ichiro Shishiya durante un seminario in Svezia

corso degli anni poi, fui io stesso diverse volte testimone di questo fatto. Nishio Sensei nel corso della sua carriera aveva sviluppato un’enorme esperienza in fatto di fighting. Non va dimenticato che in questo periodo, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il Giappone era sotto il controllo degli USA. Molti degli shihan dell’Aikikai, come Nishio, Tada e Kobayashi vennero inviati a dare dimostrazioni di Aikido presso le basi militari americane. Dopo una dimostrazione di Nishio Sensei in uno di questi campi militari, alcuni soldati dissero che la dimostrazione di Aikido gli era piaciuta, che l’Aikido era bello, ma loro avevano tra le loro fila un campione dei pesi massimi di pugilato: avrebbe avuto piacere Nishio Sensei di dimostrare il suo Aikido con lui come avversario, invece dei suoi uke? Nishio Sensei non poté rifiutare, quindi si trovò davanti il campione dei pesi massimi di pugilato; va detto che Nishio Sensei non era un uomo di grossa corporatura e pesava forse attorno ai 60 Kg. L’americano gli si avventò contro tirando rapide serie di colpi, ma Nishio Sensei semplicemente si spostò sul suo lato debole e lo fece finire per terra. Ora, mentre per un judoka o un aikidoka è abbastanza normale lottare anche a terra, per un pugile questa è una situazione inusuale, e il campione si ritrovò in momentanea confusione. Una volta rialzatosi riprovò a colpire Nishio Sensei, che nuovamente si spostò e lo atterrò dalla nuova vantaggiosa posizione. Questo successe diverse altre volte, finché Nishio Sensei notò negli occhi dell’americano: la concentrazione e la determinazione se ne erano andate, ed erano state sostituite dallo sconcerto. Allora il maestro si fermò, ma nessuno della massa di soldati che stava a guardare capì il motivo, e tutti gli chiedevano perché avesse interrotto il combattimento senza finire l’avversario. Nishio Sensei rispose “Perché il vostro campione è il vincitore, mentre io ho perso”. I soldati capirono ancora meno queste parole e si alzò un mugugno di proteste: avevano visto il giapponese atterrare diverse volte l’americano, quindi per loro era ovvio che fosse il primo ad aver prevalso nel confronto. Invece Nishio Sensei disse: “Il vostro campione è caduto parecchie volte, ma si è sempre rialzato, pronto ad attaccarmi, mostrando uno spirito indomito, da vero Samurai, e quindi lui è il vincitore e io il vinto”. Questa è una bellissima storia e piena di insegnamento per tutti noi.

CHIERCHINI
Sono passati tanti anni da allora e adesso è lei, Sensei, ad essere un insegnante di valore internazionale, con tanti allievi che la seguono all’interno della sua associazione ombrello e con le tante relative responsabilità. Che cosa è l’Aikido per lei oggi?

SHISHIYA
Quest’anno (2012 NdR) ho celebrato il mio cinquantesimo anniversario di pratica dell’Aikido. Quando iniziai, da ragazzo, il mio obiettivo era di diventare più forte, per combattere ed essere un vincente: una visione molto semplicistica, mi rendo conto, ma all’epoca ero solo un adolescente… nell’arco degli anni mi sono reso conto che la parte marziale dell’Aikido è solo uno dei suoi aspetti, e non necessariamente uno dei più importanti. Nishio Sensei verso la fine della sua vita ci ha spiegato come l’Aikido fosse Yurusu Budo, l’espressione che dà anche il titolo al suo libro. L’espressione giapponese Yurusu Budo non può essere resa letteralmente nelle lingue occidentali, ma con una locuzione più ampia possiamo tradurla come “Budo intriso di generoso perdono”. Come si esprime poi in termini pratici? Nella concezione normale di arte marziale, appena l’avversario mi attacca, io devo contrattaccare. Nishio Sensei invece la vedeva in modo diverso: quando l’avversario mi attacca, io non devo contrattaccare, ma lo devo generosamente perdonare; se mi assale nuovamente, lo devo perdonare nuovamente, e ancora se mi attacca una terza o una quarta volta e così via. L’obiettivo del nostro studio in Aikido, quindi, non è il combattimento, ma il perdono. L’ultima parola di un aikidoista è generosità. O’Sensei definì il

Ichiro Shishiya

L’obiettivo dell’Aikido è il perdono

suo Aikido con la parola “Amore”, Nishio Sensei con l’espressione “Generoso Perdono”. Qual’è la mia idea? Dopo tanti anni trascorsi sul tatami, oggi la mia idea è che l’Aikido serve a sviluppare il rapporto relazionale con il partner: questo include tanto l’idea di “Amore” che di “Generoso Perdono”. Secondo me chi vede nell’Aikido una serie di tecniche da combattimento incorre in un clamoroso equivoco; qui il concetto di vincere o perdere non entra. Certo, io non voglio essere ferito, e quindi studio come mettermi in una posizione di sicurezza in caso di scontro; per questo fine, non è necessario ferire l’avversario. L’idea normale sul modo in cui terminare uno scontro è di infierire più possibili danni all’opponente e poi chiedergli se si arrende è ormai superata e fuori posto nel nostro mondo.

CHIERCHINI
Grazie per la magnifica opportunità offerta ad Aikido Italia Network, Sensei.

SHISHIYA
Sono io che ringrazio voi per l’intervista.

Si ringrazia Renato Filippin per aver reso possibile questa intervista

Il sito dello Shishiya Umbrella: http://www.shishiyaumbrella.org

Copyright Simone Chierchini ©2013 Simone Chierchini
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Seminario: Takashi Kuroki a Zurigo (Svizzera)

Takashi Kuroki

Takashi Kuroki e' il Presidente dello Yofukan Ucraina

Takashi Kuroki Sensei 5. Dan Aikido Aikikai, 5. Dan Nishio-ryo Toho Iai
2. International Nishio Aikido Seminar

4. – 6. November 2011
Zurich/Switzerland

Organizzazione: Dojo Zurich 6

Informazioni: Alfons Lotscher Tel. +41 (0)44 350 11 71
Email: alfons@dojozuerich6.ch
Web: http://www.dojozuerich6.ch/

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About Takashi Kuroki and his schedule of seminars in Europe and in Russia

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