Intervista a Motokage Kawamukai – Parte 1

Motokage Kawamukai Sensei

Motokage Kawamukai Sensei a Coriano (2011)

In occasione dello Stage Nazionale ASAI a Coriano, Rimini dello scorso 16-17 aprile, siamo andati a trovare Motokage Kawamukai Sensei, 6 Dan Aikikai, che molti ritengono il padre dell’Aikido italiano. Ne e’ venuta fuori un’intervista che rivela aspetti inediti dell’inizio dell’Aikido in Italia e il ritratto di un uomo modesto che ha portato all’Aikido generazioni di aikidoka italiani. Eccone la prima parte

di SIMONE CHIERCHINI

Leggi la Seconda Parte dell’Intervista

CHIERCHINI
Salve Sensei, le porto i saluti dei suoi piu’ vecchi allievi italiani, Danilo Chierchini, Carla Simoncini e Artemisia Serafini. Purtroppo il quarto, Elvio Maccari e’ gia’ deceduto da alcuni anni.

KAWAMUKAI
Alcuni anni fa in occasione di un piccolo raduno a Roma il signor Elvio Maccari venne a trovarmi. Non si cambiò per praticare, venne solo a salutarmi, ma mi fece un enorme piacere.

CHIERCHINI
Maccari era il vicino di casa di mio padre Danilo e mia madre Carla e collega di lavoro di mio padre. Quando Kawamukai Sensei iniziò il suo primo corso di Aikido in Italia presso la SS Monopoli Judo i coniugi Chierchini e Maccari furono i primi quattro allievi sul tatami.

KAWAMUKAI
Si, si, due amici e le loro mogli, ma c’eri anche tu, dentro alla pancia di tua mamma!

CHIERCHINI
47 anni orsono!

KAWAMUKAI
Mamma mia quanto tempo!!

CHIERCHINI
Che effetto le fa, Maestro, quando va in un seminario come questo e c’e’ tanta gente che viene e le dice: “Maestro, io ho fatto Aikido con lei 35 anni fa!

KAWAMUKAI
Mi rende felice e mi dispiace, perché purtroppo ho una memoria veramente corta. Anche nel mondo del lavoro tanti si ricordano di me, probabilmente perché sono un orientale in un ambito italiano. Io invece faccio molta fatica a ricordare le facce, anche perché negli anni ho incontrato migliaia di persone. Inoltre la gente quando indossa il keikogi ha un certo aspetto, mentre con giacca e cravatta sembrano persone completamente diverse. In ogni caso sono contento di aver lasciato in loro un ricordo positivo.

CHIERCHINI
Collegandosi a quanto appena detto, vedendo questa lunga fila di persone che riconducono a lei il loro approccio all’Aikido, e’ interessante notare come le si addica perfettamente il ruolo di grande iniziatore: giovanissimo si reca negli USA e inizia l’Aikido nell’Illinois e a New York; poi si sposta a Roma e inizia il primo corso regolare di Aikido in Italia; a Roma e’ strumentale nel far arrivare in Italia il Maestro Tada e far partire l’Aikikai d’Italia; poi va a Milano ed e’ essenziale nel far arrivare il Maestro Fujimoto e nello stabilire la connessione fra Kobayashi Sensei e l’Aikido italiano.

KAWAMUKAI
Io ho solo dato una mano a chi aveva voglia di conoscere. L’Aikido non e’ la mia professione, anche se molti ancora pensano che io fossi o volessi diventare un insegnante di Aikido professionista. Ancora adesso molti mi chiamano per insegnare, ma io non mi sento di farlo. Se oggi ho accettato di partecipare a questo seminario e’ un caso eccezionale, perché sono tanti anni che conosco il Maestro Guglielmo Masetti e siamo stati nel dojo insieme. La mia presenza qui a Coriano non ha proprio nulla a che fare con l’aspetto ufficiale dell’evento, con le federazioni o la politica dell’Aikido, di cui a me non interessa assolutamente niente.

CHIERCHINI
In questo senso penso che la sua posizione sia sempre stata chiara e onesta. Lei non si e’ mai lasciato usare da nessuno.

KAWAMUKAI
Io penso di essermi sempre comportato correttamente, ma il mondo e’ pieno di gente che ama creare attrito. E quando da questo si passa a creare delle situazioni di concorrenza, diventa molto difficile continuare a collaborare. Da qui a sviluppare un forte antagonismo il passo e’ breve.

CHIERCHINI
Lei ha visto gli aikidoisti in Italia per oltre quaranta anni: come sono cambiati rispetto al’inizio? La gente e’ cambiata ovviamente, tutto e’ cambiato, ma come sono cambiati gli italiani sul tatami?

KAWAMUKAI
L’Aikido in Italia e’ diventato molto personalizzato, sia per quanto riguarda lo spirito che per il sistema didattico. Questo e’ dovuto all’influenza del Maestro Tada che e’ un personaggio unico al mondo, ma bisogna ricordare che di maestri e linee didattiche al mondo ne esistono anche tante altre. E’ stato il Maestro Tada che in Italia ha posto le basi per un Aikido più dinamico, più severo, più difficile. Invece ci sono tante altre parti del mondo ove l’Aikido e’ vissuto in modo più rilassato e rilassante, ove l’Aikido e’ più facile: mi vengono subito in mente gli Stati Uniti, o Hawai. Il Maestro Tada sin da giovane era diverso. Lui proviene dal Karate, il suo approccio alla disciplina e’ sempre stato metodico, orientato a creare un sistema di insegnamento che sfruttasse l’idea dei kata presenti nel Karate. Tada Sensei organizzò la struttura di progressione dei gradi e il programma relativo; dette incarichi e responsabilità. Va detto che questo sistema non c’era in nessuna parte del mondo. Tutto era molto più libero e improvvisato.

CHIERCHINI
Lei ha praticato all’Hombu Dojo sul fare degli anni ’60 quando era ancora un teenager. Cosa ricorda dei grandi maestri che c’erano allora e di quelli che poi successivamente divennero famosi in tutto il mondo? Quale era l’atmosfera all’Hombu Dojo in quei tempi?

KAWAMUKAI
Ai miei tempi, i grandi sensei erano personaggi del calibro di Arikawa, Osawa, Tada e Tohei, maestri cui io, avendo 15 anni, non mi permettevo neppure di rivolgere la parola. Mai. Invece dalla parte degli allievi c’era gente come Chiba Sensei, che aveva un caratteraccio. Chi faceva da tramite fra i grandi maestri e gli allievi era Tamura Sensei; da Tamura in giu’, dalla parte degli allievi c’era gente come Yamada, Saotome, Asai, Sugano. Io non facevo parte del loro gruppo perché ero molto più giovane; loro erano il quadro intermedio e la giuntura fra i vecchi maestri e noi allievi. Tada era ancora giovane, ma era già nell’elite: oggi e’ uno dei pochi della sua generazione ad esserci ancora e ad esserci fino in fondo, credendo nella sua visione dell’Aikido.

CHIERCHINI:
Quali furono i suoi rapporti con Kobayashi Sensei?

KAWAMUKAI:
Kobayashi Sensei faceva parte di quel gruppo di maestri di primo livello di cui ho parlato prima, pero’ lui era il napoletano della situazione: arrivava al dojo con la sua moto rombante, una Harley Davidson. Aveva una visione piu’ moderna delle cose e cercava dei compagni con cui condividerla. Con Kobayashi Sensei avevo molta confidenza, d’altronde era lui che permetteva di avvicinarsi. I casi strani della vita ci fecero rincontrare a Roma e allora decidemmo di lanciare un seminario estivo. Era l’estate del 1964, tuo padre Danilo ci aiuto’ e Kobayashi Sensei diresse il primo stage estivo nella storia dell’Aikido in Italia presso il Monopoli Judo di Roma. Kobayashi Sensei era un uomo fatto cosi’, girava il mondo per conto suo, cogliendo le occasioni che eventualmente gli si presentassero. Quando venne a Roma non aveva nulla di organizzato, si stava godendo la citta’ come turista. Con Kobayashi Sensei discutemmo della necessita’ di trovare una guida tecnica all’altezza per l’Italia, ove il numero delle persone interessate all’Aikido cresceva costantemente. Fu cosi’ che venne fuori il nome di Tada Sensei: sapevamo che era un grande maestro e pensammo che sarebbe stata una gran cosa se avesse accettato di venire. Quando Kobayashi Sensei torno’ in Giappone, ando’ a parlare con Tada Sensei, per cercar di convincerlo ad accettare l’incarico. Dovette ritornare a parlarci diverse volte; ma alla fine il maestro Tada disse di si, dopo aver visto le Olimpiadi1964 a Roma, nell’autunno e alla fine di ottobre parti’. In quel periodo parti’ anche Tamura Sensei, destinazione Francia, un viaggio pero’ molto meglio organizzato, perche’ in Francia l’allora responsabile Pierre Chassang aveva preparato perfettamente la sua posizione in termini di visto, permesso di lavoro, federazione, creando l’Association Culturelle Européenne d’Aikido. Tamura Sensei in effetti ha lavorato all’interno di questa federazione per tanti anni. Qualche tempo dopo lo incontrai e lo convinsi a venire almeno una volta all’anno in Italia, e questo e’ poi durato per quasi venti anni.

Fine della Prima Parte
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Foto-Album M. Kawamukai Sensei a Coriano 2011
Biografia di Motokage Kawamukai Sensei 

Copyright Simone Chierchini © 2011Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
https://simonechierchini.wordpress.com/copyright/

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M. Kawamukai Sensei a Coriano

Motokage Kawamukai Sensei 6 Dan Aikikai
Stage Nazionale Aikido/ASAI
Coriano, Rimini
16-17 aprile 2011

Informazioni:
Email: info@csenaikido.it
Web: http://www.aiaikidoitalia.it/home

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Come Cominciò…

Hiroshi Tada e Danilo Chierchini sul tatami della S.S. Monopoli Judo Roma (1964)

Scavando negli archivi di famiglia, ho ritrovato questa perla, una descrizione dell’inizio dell’Aikido in Italia, scritta nel 1980 da mio padre, Danilo Chierchini , per la rivista “Aikido” dell’Aikikai d’Italia. Assolutamente da non perdere!

di DANILO CHIERCHINI

A 16 anni dall’arrivo in Italia del Maestro Tada uno dei suoi primi allievi ci racconta come comincio’… (l’articolo è stato scritto nel 1980 NdR)

Motokage Kawamukai

II telefono squillò a lungo nella notte e mi alzai per andare a rispondere trascinando le pantofole sul pavimento: era il Maestro Betti che mi disse a bruciapelo: «Qui da me c’e un giovane giapponese appena arrivato da New York, vorrebbe fare Aikido e cerca una palestra, t’interessa? a proposito, parla bene l’inglese ».
Cosi, alla maniera di certi romanzi gialli iniziò la vicenda dell’Aikido in Italia ai primi del 1964; all’epoca mi occupavo di Judo ed ero responsabile di una palestra aziendale nel cuore del vecchio Trastevere, la S.S. Monopoli Judo, da me fondata e diretta con alterna fortuna fin dal 1955.
Dell’Aikido non sapevo quasi nulla, ero rimasto impressionato da un bellissimo documentario televisivo imperniato sul Maestro Ueshiba, avevo visto una esibizione un po’ meno… impressionante della Sig.na Onoda, una scultrice giapponese operante in Roma e infinte, spinto dalla curiosità, decisi di tentare l’esperienza.
II 18 febbraio 1964 il Sig. Kawamukai, cosi si chiamava « il giovane giapponese » impartì la prima lezione di Aikido a quattro persone; a me, a mia moglie e ad un’altra coppia, formata da un mio collega d’ufficio con relativa consorte.
II corso si rinfoltì subito con « judoisti delusi », ragazze che ritenevano il Judo poco adatto al giusto sviluppo di spalle ed anche, e cosi via; il Maestro Kawamukai nel corso di estenuanti, per me, conversazioni in inglese, cercava di farci capire l’essenza dell’Aikido, dato che all’epoca tale arte veniva sbrigativamente qualificata: «una specie di difesa personale molto adatta a donne e bambini».
Nell’estate facemmo venire dalla Francia il Maestro Nakazono VI dan il quale, ahimè, anziché portare nuovi lumi alle nostre conoscenze, aumentò 1a nostra confusione tenendo una dotta conferenza in nippo-francese sul Ki in quanto espressione dell’energia presente nell’universo.
Dopodiché i corsi vennero interrotti, un po’ per le vacanze estive e un po’ per dare inizio a lavori di ampliamento e restauro della palestra.
II Maestro Kawamukai però, implacabile, ci costrinse a prendere alcuni tatami polverosi e bitorzoluti ed a trasferirli in un locale adibito a magazzino nelle adiacenze della sala del Dojo: qui alcuni fedelissimi continuarono ad esercitarsi.
Fu in questi frangenti che riapparve il Maestro Betti, questa volta accompagnato dal Maestro Kobayashi arrivato fresco fresco dal Giappone per rendersi conto dello sviluppo dell’Aikido in Europa: come prima tappa in Roma deve avere avuto, di tale sviluppo, un ricordo indimenticabile: tra mucchi di detriti dovuti ai lavori di restauro, infissi rotti e polvere ovunque, fece un solenne ingresso nel locale dove si aggiravano quattro o cinque persone più che altro attente a non fare cadute sui tatami per evitare le nuvole di polvere che ogni volta si sollevavano dagli stessi.
Comunque, imperturbabile, il Maestro fece la sua lezione, con foto ricordo finale e la visita romana si concluse in una pizzeria di Trastevere.
A questo punto, vuoi per l’episodio Kobayashi, vuoi per la stasi estiva delle attività, i rapporti tra me ed il Maestro Kawamukai entrarono in crisi; secondo lui occorreva fare subito qualcosa di esplosivo per il rilancio dell’attività nell’incombente autunno quando i locali sarebbero stati pronti ad accogliere gli aspiranti aikidoisti.

Hiroshi Tada dimostra alla Scuola di Polizia di Nettuno (1964)

Alla fine dal cervello vulcanico del Maestro Kawamukai (aveva allora diciotto anni!) sortì la grande idea: occorreva fare venire dal Giappone un grande Maestro la cui personalità ed esperienza avrebbero finalmente dato il via all’espansione dell’Aikido in Italia: tale maestro si chiamava Hiroshi Tada: la sua bravura veniva sintetizzata da Kawamukai con la frase: « He’s terrible! ».

E cosi’ avemmo il coraggio di scrivere al Maestro Tada proponendogli di venire, a sue spese, in Italia ad insegnare aikido; ma la cosa più stupefacente, date le premesse, fu che lui accettò, atterrò a Fiumicino il giorno 28 ottobre 1964 ed il giorno successivo inizio’ i corsi di aikido presso la S. S. Monopoli Judo, corsi che ebbero durata fino all’estate del 1967, data del passaggio dell’attivita presso l’attuale Dojo Centrale.
Fu cosi che ebbe inizio finalmente quel processo di espansione dell’attivita aikidoistica che, attraverso varie traversie e difficoltà, culmino’ felicemente dopo 14 anni con il riconoscimento giuridico dell’Associazione di Cultura Tradizionale Giapponese – Aikikai d’ltalia, da parte dello Stato italiano.
La storia di questi 14 anni e’ cosa lunga ed anche interessante da raccontare e prima o poi qualcuno la scriverà: mi preme ora soltanto narrare un’esperienza personale che penso possa interessare le giovani leve aikidoistiche; vorrei raccontare in che modo riuscii finalmente ad afferrare il vero spirito dell’arte marziale che ci interessa.
Era la primavera del 1965 e tramite le mie conoscenze nell’ambiente judoistico riuscii a presentare il Maestro Tada al comandante della scuola di Pubblica Sicurezza di Nettuno.
Si riuscì ad organizzare una esibizione di aikido nel dojo della scuola di P.S., famosa per avere una squadra di Judo di importanza nazionale, presenti i maggiori dirigenti della scuola e con tutte le cinture nere di Judo della stessa sul tatami.
L’esibizione fu talmente convincente che fu ripetuta nel pomeriggio all’aperto presenti tutti gli allievi di P.S. della scuola: inoltre il Maestro Tada venne incaricato di insegnare, alle sole Cinture Nere di Judo, difesa personale ed aikido presso il dojo della P.S.
Tornando alla dimostrazione della mattina dirò che il Maestro Tada venne sottoposto ad ogni sorta di attacco con e senza armi; facevano da Uke alcuni grossi campioni di Judo (grossi anche perche alcuni superavano abbondantemente il quintale di peso) ed il tipo di attacco veniva richiesto dagli ufficiali che assistevano alla esibizione seduti ai bordi del tatami, divertendosi un mondo a vedere i loro compagni in difficoltà perche sottoposti a dolorose leve, disarmati con facilità, proiettati con grazia e cosi via.
Infine fu chiesto a due gigantesche guardie di afferrare con entrambe le mani i polsi del Maestro, cosa che fu puntualmente eseguita con decisione ed un pizzico di cattiveria; al che il Maestro Tada ridendo (e qui ebbi la illuminazione) replicò con la tecnica appropriata torcendo i polsi dei due Uke fino a farli inginocchiare gementi di dolore.
Ridendo, ripeto e non urlando, facendo la faccia feroce o scomponendosi nello sforzo, ma con la ben nota ed indimenticabile risatina che chi ha avuto la fortuna di frequentare il Maestro per tanti anni, conosce bene.
Fu cosi che capii (o cominciai a capire) l’essenza dell’Aikido «quella specie di difesa personale molto adatta a donne e bambini».

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Copyright Danilo Chierchini ©1980-2011
Tratto da Aikido, Associazione di Cultura Tradizionale Giapponese, 1980
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita 

36 Anni ed E’ Ancora un Gran Divertimento – Intervista a S. Chierchini

Y. Fujimoto & S. Chierchini

Yoji Fujimoto & Simone Chierchini sul tatami (Coverciano, 1987)

36 anni dopo l’inizio da bambinetto nel dojo di Tada Sensei a Roma, passando poi al periodo adolescenziale con Hosokawa Sensei nel Dojo Centrale Aikikai a Roma, continuando a crescere a Milano con il suo principale mentore, Fujimoto Sensei, maturando nel modo più duro in Irlanda, ove fonda la sua organizzazione e ottiene riconoscimento diretto dall’Aikikai Hombu Dojo… sono passati 36 anni ma è ancora un gran divertimento! Il figlio di Chierchini Sensei, Luke, 10 anni, assistito da nonna Carla, la prima donna italiana a conseguire il Nidan in Aikido, chiede al suo papà il perché in occasione del conseguimento del 5 Dan (2008)

English Version

di LUKE CHIERCHINI & CARLA SIMONCINI

LUKE:
Ciao Sensei, tutti i miei amici della lezione dei bambini vorrebbero sapere da dove vieni.

SENSEI: Sono di Roma, in Italia. Mi sono trasferito in Irlanda soltanto 12 anni fa.

LUKE:
Perché hai deciso di venire in Irlanda?

SENSEI: Perché era bella e verde e piena di gnomi felici come te! Sto scherzando, sono venuto qui perché all’epoca mi piaceva. E tu cosa ne pensi dell’Irlanda?

LUKE:
Mi piace, a parte il tempo. Mi piace vedere tutta l’erba verde intorno e la vista delle colline da casa mia. Che età avevi quando hai iniziato Aikido?

SENSEI: Avevo 8 anni e andavo a lezione con tuo nonno Danilo.

LUKE:
Tuo padre faceva Aikido come te?

Chierchini father & son in 1969 (Rome)

SENSEI:
Sì, mio padre è stato uno dei principali maestri del Dojo Centrale di Aikido di Roma. Non mi ricordo molto di quel periodo a parte il fatto che sul tatami ero un gran rompiscatole! Ho un chiaro ricordo di una particolare lezione quando mio padre dovette interrompere il seiza iniziale per dire: “Se riesco a trovare ‘sto merlo gli sparo sul posto”, perché io stavo fischiettando per conto mio, completamente a mio agio nei miei zufolamenti… mi ricordo che mi piaceva molto di stare con gli adulti e di viaggiare verso altri luoghi in occasione dei seminari.

LUKE:
Quale è il nome del tuo maestro di Aikido?

SENSEI:
Ho avuto più di un insegnante. Da bambino ho fatto il mio 10° Kyu con Tada Sensei, che è probabilmente un record mondiale! Poi per un po’ sono stato nel gruppo dei bambini di Hosokawa Sensei, sempre a Roma. Era appena arrivato dal Giappone e all’inizio capiva poco l’italiano. Di solito lo facevamo diventare matto, povero sensei! Una volta persino credette che un ragazzino se la fosse fatta sotto nel keikogi. Invece questo bambino aveva nascosto una tavoletta di cioccolato nei calzoni e durante le tecniche di riscaldamento questa si era squagliata…

LUKE:
Come facevate a capire quello che il maestro diceva, se a mala pena parlava l’italiano?

SENSEI:
Non capivamo una parola! Anche perche’ eravamo troppo impegnati a ridere tutto il tempo invece di osservare quello che stava succedendo. Man mano il povero sensei miglioro’ nella sua comprensione della lingua italiana e ce la fece pagare per essere stati dei fastidiosi marmocchi rompendoci la schiena con tonnellate di esercizi in stile carcere militare…

LUKE:
Hai detto che hai avuto altri insegnanti. Chi erano? Erano italiani o giapponesi?

SENSEI:
Entrambi. Inizialmente, da ragazzo, ho imparato molto da due maestri italiani del Dojo di Roma, Roberto Candido alias Bob Rock e Ivano Zintu o l’Aikido bulldozer. Come suggeriscono i loro soprannomi, erano aikidoisti con cui era meglio non discutere. Purtroppo lo ho dovuto fare, spesso e volentieri. Per costituzione sono sempre stato leggero e flessibile e mi hanno sempre chiamato per fare ukemi durante lezioni o manifestazioni. Anche Hosokawa Sensei lo ha spesso fatto, aggiungendo pena su pena a quella punizione retroattiva di cui ti ho parlato prima… Quando avevo 20 anni, fresco di Shodan mi sono trasferito a Milano, dove sono rapidamente diventato molto vicino a Fujimoto Sensei. Lui e’ stato il mio modello come insegnante di Aikido per lungo tempo e anche se io ora seguo la mia strada, gli sono molto grato per tutti i suoi insegnamenti e per il bellissimo periodo che ho trascorso durante i miei 10 anni milanesi.

LUKE:
Che Dan sei adesso, Sensei?

SENSEI:
Recentemente sono stato promosso a 5° Dan da Tada Sensei, che era l’insegnante di Aikido di mio padre e mia madre tanto tempo fa, prima ancora che tu e la maggior parte degli allievi adulti del nostro dojo fossero nati. Lo ho seguito più o meno per tutta la mia vita nell’Aikido, ma solo a una certa distanza, perché il mio Aikido è più centrato sulla costruzione di una forte relazione interpersonale piuttosto che su una qualche ricerca spirituale non troppo ben identificata. Non mi piace la religione organizzata, in particolare sui tatami dell’Aikido. Questo è forse un po’ troppo difficile per te, mio caro pupotto. Che Kyu sei, Luke?

Luke & Simone Chierchini a Sligo (IRL), 2005

LUKE:
Io sono 7°Kyu. Ho fatto gli ultimi esami a giugno di quest’anno.

SENSEI:
Ottimo, complimenti! Da quanto tempo ti alleni?

LUKE:
Ho iniziato a fare Aikido quando avevo 3 anni, quindi significa che mi alleno già da 7 anni. Tu quando hai iniziato?

S. Ho iniziato nel 1972, quando avevo 8 anni. Mi ci sono voluti 36 anni per diventare 5° Dan! Sarei stato fuori di prigione prima se avessi ucciso JFK…

LUKE:
Perché ci e’ voluto così tanto per arrivare al 5° Dan?

SENSEI: In primo luogo perché proprio come te ho iniziato molto giovane, in secondo luogo perché il mio papà è stato il presidente dell’Aikikai d’Italia e quindi a me nessuno ha mai fatto uno sconto. I miei maestri da sempre mi hanno reso molto difficile la vita e mi hanno anche bocciato un paio di volte agli esami. Il motivo principale però e’ che l’Aikikai, la nostra scuola, ha un sistema di promozione ai gradi superiori alquanto ingiusto. La maggior parte degli insegnanti anziani somiglia a quei ragazzini bulletti che non vogliono mai passarti la palla in una partita di calcio, non importa quanto sei bravo…

LUKE:
Oltre all’Aikido hai mai praticato qualche altra arte marziale?

SENSEI:
Sì, ho praticato per un bel po’ il Ken-jutsu dello stile Katori Shinto Ryu, che è una delle più famose scuole di spada in Giappone. Ho un Shodan del Sugino Ryu, anche se non seguo più la scuola. Il Ken-jutsu mi ha fortemente aiutato a sviluppare il mio Aikido negli ultimi 12 anni, più che seguire i Sensei di Aikido. Quando ero un bambino ho fatto anche un po’ di Judo.

LUKE:
Perché hai deciso di smettere di fare Judo e continuare con l’Aikido, invece?

SENSEI:
Mio padre era un ottimo insegnante di Judo. Un giorno ha sentito parlare dell’ Aikido, ma al tempo non c’era ancora nessun maestro di Aikido residente in Italia. Poi ha avuto fortuna, perche’ nel 1964 un amico della federazione di Judo lo presentò a un giovane giapponese di nome Kawamukai che era un 3° Dan di Aikido. Insieme fondarono il primo Dojo di Aikido italiano all’interno del Dojo di Judo di mio padre, il Monopoli Judo Club di Roma.

Con Kisshomaru Ueshiba e Yoji Fujimoto a Karlsrue (D), per i World Games 1989

Pochi mesi dopo i due invitarono ufficialmente il Maestro Tada a insegnare in Italia. Mio padre divenne pazzo per l’Aikido e il Judo spari’ dalla scena tanto per lui quanto per me.

LUKE:
Ti sei mai infortunato gravemente facendo Aikido?

S. Ho avuto un paio di brutti infortuni, ma fa parte del business se si sta sul tatami per 36 anni, non è vero? Tu pensi che l’Aikido sia pericoloso?

LUKE:
No, ma può esserlo se non si sta molto attenti e non si seguono le istruzioni del maestro.

S. Esatto!! Ben detto Luke.

LUKE:
Qual è la cosa più importante nell’Aikido?

SENSEI:
Uuuuuuuh! Ora, questa si che è una domanda … Qual è la cosa più importante nel gelato? Tu cosa ne pensi? Secondo te quale e’ la cosa più importante nell’Aikido?

LUKE:
Penso che le cose più importanti dell’Aikido siano la respirazione e fare movimenti morbidi.

SENSEI:
Un buon punto di vista, sicuro. Ricorda però che per ogni allievo di Aikido la cosa più importante è diversa. Quindi, questa deve essere la cosa più importante dell’Aikido

Pubblicato la prima volta su Aikido Organisation of Ireland Newsletter, Issue 15 – Summer 2008

Copyright Simone Chierchini ©2008-2011Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
https://simonechierchini.wordpress.com/copyright/

36 Years on and it is Still Great Fun – Interview with S. Chierchini

Y. Fujimoto & S. Chierchini

Yoji Fujimoto & Simone Chierchini playing on the mats (Florence, 1987)

36 years since the beginning, as a little child in Tada Sensei’s class in Rome, passing next to Hosokawa Sensei’s years in Rome Aikido Central School as an adolescent, continuing to grow in Milan with his main mentor, Fujimoto Sensei, maturing the hard way in Ireland, starting up his own organisation, going his own way and receiving Hombu Dojo recognition… 36 years on and it is still great fun! Chierchini Sensei’s son, Luke, assisted by Grandma Carla, the first Italian woman to reach Nidan, asks his dad why

Versione Italiana

 

 

by LUKE CHIERCHINI & CARLA SIMONCINI

LUKE:
Hi Sensei, all my friends from the kids class would like to know where are you from.

SENSEI:
I am from Rome, Italy. I only came to Ireland 12 years ago.

LUKE:
Why did you decide to come to Ireland?

SENSEI:
Because it was lovely and green and crowded with happy leprechauns like you! Only kidding, I came here because at the time I liked it. What do you think about Ireland yourself?

LUKE:
I like it apart from the weather. I love to see all the green grass around and the view of the hills from my home. What age were you when you started Aikido?

SENSEI:
I was 8 years old and I used to go training with my dad.

LUKE:
Was your dad doing Aikido as well as you?

Chierchini father & son in 1969 (Rome)

SENSEI:
Yes, my dad was one of the main teachers of Roma Aikido Central School. I don’t remember much about that time apart from the fact that I was a nuisance on the mats! I have a clear memory of one particular class when my father had to stop the seiza and say: “If I can manage to find that blackbird I’ll shoot him on the spot!”, because I was whistling along, all happy with myself… I remember enjoying being with the grown-ups and travelling to other places for courses.

LUKE:
What is the name of your Aikido teacher?

SENSEI:
I had more than one teacher. As a child I did my 10th Kyu with Tada Sensei, which is probably a world record! Then for a while I was in Hosokawa Sensei’s children’s class, always in Roma. He had just arrived from Japan and at the beginning had very little Italian. We used to drive him crazy! Once he thought that a boy had done his jobbies in his suit. Instead this boy had hidden a chocolate bar in its bottoms and it had melted during the warm-ups…

LUKE:
How did you understand what he was saying if he had little Italian?

S. We did not understand a word! Also we were too busy laughing all the time to notice what was going on. The poor Sensei eventually became more fluent and he made us pay for being brats by breaking our backs with tonnes of prison-style exercises…

LUKE:
You said that you had other teachers. Who were they? Were they Italian or Japanese?

SENSEI:
Both. Earlier on, as a teenager, I learned a lot from two Italian teachers of the Roma Dojo, Roberto Candido aka Bob Rock and Ivano Zintu or the Aikido Bulldozer. As their nicknames suggest, these were guys you didn’t want to mess with. Unfortunately I had to, all the time. I happened to be light and flexible and they always called me for taking ukemi during class or demonstrations. Hosokawa Sensei did too, adding up to that retroactive punishment that I mentioned with you before… When I was 20 and Shodan, I moved to Milan, where I quickly became very close to Fujimoto Sensei. He has been my role model as an Aikido teacher for a long time and even though I now follow my own path, I am very grateful to him for all his teachings and for the good time I had in my 10 Milano years.

LUKE:
What Dan are you now, Sensei?

SENSEI:
I have been recently promoted to 5th Dan by Tada Sensei, who was my mum and dad’s Aikido teacher a long time ago, even before you and most of the adult students of our dojo were born. I have been following him on and off for my entire Aikido life but only loosely, as my Aikido is more centred on building up a strong relationship with people than on some not too well identified spiritual research. I don’t like religion, especially on the Aikido mats. That’s maybe a touch too difficult for you, my dear baba. What grade are you, Luke?

Second and third generation Chierchini in Aikido: Luke & Simone in Sligo (IRL), 2005

LUKE:
I am 7th/6th Kyu. I graded in June this year.

SENSEI:
That’s very good, congratulations! How long have you been training for?

LUKE:
I started when I was 3, so that means I have been training for 7 years now. How long have you been training?

S. I started in 1972 when I was 8. It took me 36 years to become 5th Dan!!! I would have been out of jail earlier if I had killed JFK…

LUKE:
Why did it get you so long to get to 5th Dan?

SENSEI:
Firstly because just like you I started very young, second because my dad being the chairman of the Italian Aikikai I got no discounts. My teachers always made it very hard for me and failed me a few times. Most of all, it depended on the fact that the Aikikai, our school, has a very unfair grading system. Most senior teachers are like those bully boys who never want to pass you the ball in a football match, no matter how good you are.

LUKE:
Apart from Aikido did you ever do any other martial art?

SENSEI:
Yes, I have been practicing Ken-jitsu of the Katori Shinto Ryu style for quite a while; that is one of the most famous sword schools in Japan. I have a Shodan of the Sugino Ryu even though I don’t follow the school anymore. Ken-jitsu has greatly helped me to develop my Aikido in the last 12 years, more than following any Aikido Sensei. When I was a young child I did a bit of Judo too.

LUKE: Why did you decide to stop Judo and do Aikido instead?

SENSEI:
My dad used to be a very good Judo teacher. One day he heard of Aikido but there was no Aikido teacher in Italy yet at the time. Then he got lucky when a Judo friend introduced him with a young Japanese named Kawamukai who was a 3rd Dan of Aikido. They started together the first Italian Aikido Dojo in my father’s Monopoli Judo Club in Rome.

With Kisshomaru Ueshiba & Yoji Fujimoto in Karlsrue (D), World Games 1989

A few months later they called Tada Sensei to teach in Italy. My dad became Aikido mad and Judo was gone for both of us.

LUKE:
Were you ever badly injured doing Aikido?

SENSEI:
I had a couple of injuries all right but that is part of the business if you are on the mats for 36 years, isn’t it? Do you think that Aikido is dangerous?

LUKE:
No, but it can be if you are not very careful and don’t follow the instructions.

SENSEI:
That’s it, very well said Luke.

LUKE:
What is the most important thing about Aikido?

SENSEI:
Uuuuuuuh! Now, that’s a question… What is the most important thing about ice cream? What do you think?

LUKE:
I think the way you breathe and soft movements are the most important things in Aikido.

SENSEI:
That’s a good point. Remember though that for each Aikido student the most important thing is a different one. So that must be the most important thing about Aikido…

First published on the Aikido Organisation of Ireland Newsletter, Issue 15 – Summer 2008

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