Video: Aiki-jinja Taisai 2012

Aiki-jinja Taisai 2012: Mitsuteru Ueshiba Waka Sensei

L’Aiki Jinja Taisai, assieme con lo Shinobukaï, è uno degli eventi che celebrano l’anniversario della morte del fondatore dell’Aikido, Morihei Ueshiba (26 aprile 1969) e quella di suo figlio, Kisshomaru (4 gennaio 1999). Mentre lo Shinobukaï si svolge presso l’Aikikai Hombu Dojo di Tokyo, l’Aiki-jinja Taisai (Festival del santuario Aiki) si svolge presso il Dojo di Iwama nella prefettura di Ibaraki. La celebrazione è di fondamentale importanza, dal momento che il santuario è stato costruito da Morihei Ueshiba ed è adiacente al dojo ove egli si ritirò e trascorse molti anni perfezionando la sua arte dopo la Seconda Guerra Mondiale

di GUILLAUME ERARD

Quest’anno l’evento sembra avere un’importanza ancora maggiore del solito a causa del terremoto dell’11 Marzo 2011 che aveva fortemente danneggiato il dojo, e che aveva allarmato la comunità internazionale di Aikidoka per quanto concerneva il futuro di questo storico dojo, e che portò alla cancellazione del festival dello scorso anno. Domenica 29 aprile moltissimi aikidoka si sono trovati a Ueno stazione per prendere il treno che avrebbe portato a Iwama… Continua a leggere su www.guillaumeerard.fr

 

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Lettera Aperta All’Aikikai

Morihei Ueshiba con Kisshomaru

Questo incandescente documento a firma di Philippe Voarino, pubblicato originariamente nel gennaio 1996 e indirizzato senza mezzi termini all’allora Waka Sensei Moriteru Ueshiba, susciterà certamente una ridda di discussioni e polemiche. Tuttavia questo non è certo il motivo per cui lo proponiamo in lettura agli aikidoka italiani. Quello che invece ci interessa di questo scritto è la presentazione oggettiva di alcuni fatti concernenti la storia dello sviluppo dell’Aikido nel dopoguerra, fatti che sono del tutto sconosciuti ai più, stante il muro di gomma elevato in proposito dalle grandi associazioni nazionali di riferimento

di PHILIPPE VOARINO

Nel 1990, un giornalista italiano di una rivista di Aikido chiese a Saito sensei che tipo di uomo fosse O’Sensei. La sua risposta fu deliziosamente giapponese:
“In una parola direi che Morihei Sensei era tutto l’opposto di Kisshomaru. Era il contrario in qualunque cosa. Vede, Kisshomaru ha il merito di avere sviluppato in grande l’Aikikai, ma se fosse stato per O’Sensei, l’associazione sarebbe fallita in tre giorni!”.

A proposito dell’Aikikai
Il nome “Aiki-Kai», che può essere tradotto come «Associazione Aiki», viene usato per descrivere l’associazione creata nel 1948 a Tokyo per promuovere l’arte creata da Morihei Ueshiba: l’Aikido. Tale associazione è stata posta sotto la direzione del figlio del Fondatore, Kisshomaru Ueshiba. Nel corso degli anni, l’Aiki-Kai ha sviluppato una forma peculiare di Aikido che ora viene chiamata «Aiki Kai-style» e definita come Aikido nella sua forma “ufficiale”. Nella terminologia dell’Aikido «O Sensei» significa Morihei Ueshiba.«Doshu» indica suo figlio Kisshomaru e «Waka Sensei» significa Moriteru Ueshiba, figlio Kisshomaru, il nipote di Morihei. (NdT: l’articolo è stato scritto prima della morte di Kisshomaru Ueshiba. Il Doshu corrente è ora Moriteru Ueshiba, mentre il figlio di Moriteru, Mitsuteru Ueshiba, è Waka Sensei).
Ogni uomo trova il proprio posto nella sapiente organizzazione del mondo. Il destino di O’Sensei era quello di creare l’Aikido, ma suo figlio aveva lo scopo di gestirne in modo efficiente la struttura che era necessaria per diffondere l’Aikido al di là dei confini giapponesi.
In questo modo tutto era in ordine. Tuttavia, il corso naturale delle cose si sarebbe rotto, se O sensei si fosse impegnato in questioni amministrative o il Doshu con la tecnica. Gli uomini hanno diverse qualità, che li portano a strade diverse. Ricordare questa realtà non vuol dire recare offesa ad alcuno.
Nel 1932, Kisshomaru Ueshiba aveva 12 anni e O’Sensei si interrogava sul futuro della sua scuola, così egli adottò Kiyoshi Nakakura, uno dei più grandi kendoka giapponese e lo rinominò Morihiro Ueshiba. Mori in giapponese significa “proteggere, conservare”. Con ogni probabilità, O’Sensei pensò che sarebbe stato il futuro Daidell’Aikido. Ma Nakakura abbandonò dopo pochi anni, tornò al Kendo, che era la sua strada, e divenne un maestro indiscusso di questa disciplina. Molto più tardi, negli anni Cinquanta, O’Sensei diede a suo figlio Kisshomaru la responsabilità di gestire l’Aikikai. Tuttavia al tempo stesso, cambiò il nome di Saito Sensei in Morihiro, gli conferì l’ottavo Dan e lo nominò tutore, fino alla sua morte, del santuario sacro dell’Aikido a Iwama.

Kisshomaru Ueshiba e Morihiro Saito

Aikido primitivo e Aikido evoluto
Così, l’amministrazione della scuola venne data a Kisshomaru Ueshiha e Morihiro Saito fu indicato come il custode della tecnica. Senza dubbio Kisshomaru era la persona giusta alla testa dell’Aikikai. Se l’associazione è oggi il riferimento internazionale per l’Aikido, è grazie a lui: Kisshomaru svolse il suo compito con talento. Tadashi Abe sensei che conosceva gli uomini ed era un uomo di poche parole (francesi), era solito dire: “Kisshomaru, buono impiegato” (NT: in Francia lo stereotipo del funzionario grosso modo indica – senza offesa qui –  essere attaccati alla routine, preferire la comodità all’avventura).
Solo che per raggiungere questo obiettivo, non poteva evitare di imprimere la propria influenza sulla tecnica. Entrò in un campo che non era il suo. E da quaranta anni, anche se l’Aikikai sostiene di rappresentare l’eredità di O’Sensei,  in realtà diffonde l’Aikido del secondo Doshu. Tale affermazione può sorprendere, ma non è casuale. E’ stata anche ufficialmente confermata da Moriteru Ueshiba (nipote del Fondatore) in un’intervista rilasciata nel 1995 per la rivista Budo:
“Quello che originariamente era duro e di rottura è stato ammorbidito e arrotondato in tecniche più circolari”.
E Moriteru aggiunge:
“Il curriculum che insegno è quello messo insieme dal Doshu negli anni Cinquanta. Le forme dirette utilizzate da O’Sensei  erano quelle che aveva imparato, forse più dure, più di rottura, collegate all’Aikido di un certo periodo e alla sua evoluzione personale. Con il tempo, le tecniche sono divenute rotonde, e il più morbide possibile”.
Il Credo dell’Aikido è quindi dichiarato e non si può essere criticati per voler leggere tra le righe: esisteva una volta un brutale, primitivo e non molto originale Aikido – l’Aikido del Fondatore stesso – e vi è ora un Aikido evoluto con forme rotonde, l’Aikido dell’Aikikai, la “forma classica” secondo Moriteru.

Il solo e unico Aikido: quello del Maestro
Non avrei mai reso queste verità pubbliche se Moriteru Ueshiba, il capo dell’Aikikai e una personalità emblematica, non avesse ufficialmente espresso tale giudizio sull’Aikido del Fondatore, il suo grande padre.
Alcune altre figure pubbliche, i miei maestri, avrebbero avuto più diritto di reagire di me. Non lo faranno. Essi non possono a causa del giuramento di fede che li lega alla famiglia Ueshiba, quindi all’Aikikai. Waka Sensei (NT. L’articolo è stato scritto prima della morte di Kisshomaru Ueshiba), scrivo direttamente a lei. Non all’individuo, naturalmente, ma al simbolo, al rappresentante di una certa idea di Aikido che ha trovato i suoi sostenitori nel mondo, che dicono che l’Aikido deve evolversi. Io difendo la visione esattamente opposta: c’è un solo Aikido e il resto non è Aikido, puramente e semplicemente.
Che l’Aikido sia la creazione unica di un uomo eccezionale, O’Sensei, dopo una lunga vita di sforzi costantemente volti allo stesso obiettivo. Che l’Aikido sia uno perché i suoi principi fondanti sono gli stessi di quelli che sono a lavoro nell’Universo. Ogni principio è intangibile. Questo punto deve essere assolutamente chiaro. Nessuno può dire che la somma degli angoli di un triangolo non è uguale a 180°. E’ così e rimarrà così. Questo è un principio. 180º è la linea retta, il modo più diretto e non è casuale che in Aikido, irimi – che secondo O’Sensei deve possedere “l’energia di un raggio di luce” – si basa su hanmi, la posizione triangolare dei piedi.

Uno Shihonage che non funziona, perché non rispetta le leggi dell'Universo

Una disciplina fondata su principi immutabili
 L’Aikido di Morihei Ueshiba si basa su tali principi. Ecco perché è l’Universo, ed è per questo che è immutabile. Naturalmente, l’Universo è dinamico. Chi potrebbe sostenere che le forme non cambino tutto il tempo? Ma questo continuo cambiamento è basato su principi invariabili.
Esseri così diversi, come un uomo, una lumaca e un girasole condividono lo stesso fattore di organitivo: la spirale logaritmica di 0,618 regola la crescita del DNA, la forma del guscio di una lumaca e la spirale dei semi di girasole. Lo stesso vale per Aikido. Ci sono decine di migliaia di individui, e decine di migliaia di shiho nage diversi,  perché tutti gli esseri sono diversi. Vero. Ma ciascuno di essi deve rispettare la spirale logaritmica, mentre si applica la tecnica. Altrimenti non è shiho nage.  Non è possibile modificare o variare questa costante, perché è un principio. Questo è l’Aikido ed è per questo che non può evolvere. L’Aikido di O Sensei è Aikido per sempre e l’Aikikai non può cambiare questo fatto.

Il lavoro con le Armi
Lei dichiara:
“… Il lavoro con le armi si è infatti evoluto. Nell’Aikikai, lo studio delle armi è inteso come uno studio di difesa contro un partner armato di ken o jo”.
Mi consenta di ricordarle che questo studio si chiama tachi chi dori e jo dori, e che essi sono più legati alle tecniche a mani nude che alle tecniche di armi. Semplicemente non può essere confusi con gli insegnamenti di Aiki ken e Aiki jo. Il fatto che l’Aikikai intenda il lavoro con le armi in questo modo significa solo che l’Aikikai ha modificato il significato delle parole.
La ricca opera  tecnica e pedagogica con le arma è stato ridotta alla semplice tachi dori e jo dori. E’ come levare due corde ad un violino e dire al musicista: “si suona altrettanto bene con le due corde rimanenti”. Quindi lei procede con la fine del suo pensiero e aggiunge:
“Come tale l’insegnamento delle armi non ha spazio e si può dire che non viene preso in considerazione in Aikikai perché si può dire, semplicemente, che l’allenamento con le armi con due partner non è più Aikido”.
Quindi si può considerare che, per esempio, O’Sensei Morihei Ueshiba, fondatore dell’Aikido, quando praticava le armi con un partner, non faceva Aikido. Allora che cosa praticava, per favore? Kendo, Jodo? No, Young Master, praticava Aiki ken e Aiki jo. Praticava Aikido con o senza armi, a prescindere dal fatto che il suo avversario avesse un’arma o meno. Devo confessare un mio errore che lei mi ha ora permesso di comprendere.

Credenze e lacune dell’Aikikai
L’Aikikai ha sempre rifiutato di riconoscere l’insegnamento dell’Aikiken e Aiki jo – nel modo in cui sono stati organizzati da Saito Sensei – come proveniente da O Sensei. Per molto tempo ho pensato che fosse la conseguenza di un calcolo politico. Dal momento che nessuno nell’Hombu dojo era in grado di insegnarli, mi sembrava ovvio che l’Aikikai sarebbe stata molto imbarazzata da tale riconoscimento. Beh, mi sbagliavo. Sospettavo qualche cinismo da parte dell’Aikikai e mi scuso solennemente per questo pensiero. Ora ho capito che l’Aikikai era perfettamente sincera. Non è a causa di un cinismo politico, è perché Aikikai ignora tutto a proposito dell’Aiki ken e Aiki jo e non ha quindi alcuna idea circa la loro funzione nel training con il partner in Aikido.
L’Aikikai è come un bambino che vive nel deserto e nega l’esistenza del mare solo perché non lo ha mai visto. L’Aikikai crede davvero che due uomini con la spada possono solo praticare Kendo e che due uomini con jo possono praticare solo Jodo. Ecco perché gli insegnanti dell’Hombu Dojo vanno a imparare Kendo e Jodo quando vogliono imparare le armi. E dico niente che non io non possa provare. Ecco i miei argomenti.

Nakai Masakatsu della scuola Yagyu Shingan

Le prove
Durante la sua gioventù, Morihei Ueshiba studiò pricipalmente con due personaggi. Il primo fu Masakatsu Nakai, maestro della famosa scuola di spada “Yagyu Shingan“. Morihei studiò sotto la sua supervisione nel periodo 1903-1908, al termine del quale ottenne il suo primissimo certificato di maestria dalle mani del suo maestro.
Dal 1915 al 1922, Morihei studiò sotto Sokaku Takeda le tecniche a mani nude della scuola Daito, ma anche la scuola Hozoin di lancia e di spada della scuola Shinkage che Takeda insegnava. Egli riconobbe Morihei con un grado di piena maestria ad Ayabe nel 1922.
Questo prova che O’Sensei, durante i suoi anni di formazione, abbia praticato sia le armi e che le tecniche a mani nude, e questo è un punto molto importante. Dal 1919 al 1926, Morihei visse ad Ayabe, nella comunità Omoto-kyo, dove ricevette gli insegnamenti spirituali del reverendo Deguchi e progressivamente si liberò dalla precedente rigida intelaiatura tecnica. In particolare, si staccò dal Daito Ryu di Takeda sensei, abbandonando la posizione shikaku (quadrato) in favore – per le tecniche a mano libera –  della posizione sankaku (hanmi) che egli usava con le tecniche di armi che egli padroneggiava. Questo punto è cruciale. La posizione di guardia triangolare, talmente specifica per l’Aikido che l’Aikido ne trae la sua intera struttura, quella posizione di guardia proviene direttamente dalla pratica delle armi.
Oggi, eliminando la pratica delle armi in Aikido, l’Aikikai si muove in direzione esattamente opposta.

O Sensei a Iwama
Dal 1927 al 1941, Ueshiba sensei visse a Tokyo. Ma in contrasto con la sua opinione, Waka Sensei, l’arte che insegnava era già estremamente peculiare e aveva poco in comune con “le forme molto semplici, come egli le aveva imparate”, come lei sembra volerla ridurre.
Il documentario girato a Osaka nel sede del giornale Asahi è una forte testimonianza di quella singolarità. E anche che l’arte non avesse ancora raggiunto la sua maturità. Veniva chiamata Aiki-budo ed era una combinazione dei tre pilastri dell’Arte: Ken jutsu (spada), So jutsu, (lancia) e Tai Jutsu (tecniche a mani nude). L’integrazione cruciale e la sintesi di questi tre elementi in un sistema unificato non è stato ancora completamente raggiunto. Questo lavoro venne in realtà iniziato nel 1942 a Iwama.
L’onestà intellettuale impone di rispettare i fatti: dal 1942 fino alla sua morte nel 1969, O’Sensei non visse a Tokyo come dicono alcuni, ma lontano da lì, a Iwama, un piccolo villaggio, nel distretto di Ibaraki. Ecco era dove la sua casa e il suo dojo, ed è qui che aveva costruito il santuario dell’Aikido, ai piedi di Atago san, la montagna sacra. È la verità così preoccupante che la maggior parte delle biografie nasconde questo fatto?
La realtà è dura, ma eccola: Morihei Ueshiba ha insegnato presso l’ “Aikido World Headquarter” solo in modo occasionale, durante le poche visite al figlio negli anni Cinquanta. Ancor più, in quelle occasioni, in quel luogo era uno straniero. Era un visitatore di passaggio, non insegnò Aiki ken e Aiki jo, se non a Iwama. Kisshomaru Ueshiba e gli studenti dell’Hombu Dojo non potevano che avere solo un assaggio dell’Aikido di O’Sensei. Tutti gli attuali Shihan sono in realtà allievi di Kisshomaru Ueshiba e non di O’Sensei. Nessuno di loro aveva la più pallida idea di quello che stava accadendo in Iwama, nessuno ne era coinvolto.
Tuttavia, il messaggio di O sensei era chiaro. Già nel 1942, egli registrò la parola Aikido, utilizzata per la prima volta, presso il Ministero della Pubblica Istruzione giapponese. Quello stesso anno, gli edifici di Iwama, vennero consacrati secondo il Kototama e le regole dell’Architettura Sacra come Ubuya, che significa “il luogo di nascita”.

Saito e Ueshiba nei campi di Iwama (1964)

Io affermo che, a causa di questi due importanti atti simbolici, nel 1942 Iwama è stato il luogo di nascita dell’Aikido. O’Sensei poteva vedere chiaramente cosa precedentemente fosse ancora impreciso: il link che doveva unificare le tecniche a mani nude e le tecniche di armi. Non bastava che l’Aikido fosse nato; e anche questa concezione era solo un primo passo. Come un bambino che viene al mondo, l’Aikido doveva crescere e raggiungere la sua maturità.

I tre pilastri dell’Aikido
Ecco, Waka Sensei, l’ignoto e immenso lavoro in cui O’Sensei fu impegnato a Iwama tra il 1942 e il 1969, per quattro volte sette anni.
Tutti i documenti di quel tempo, tutte le immagini, tutti i film, tutti gli uomini e le donne che vivevano a Iwama accanto a O’Sensei in questi ventotto anni, sono tutti testimonianza di un’intensa ricerca  e attività creativa del Fondatore- in particolare nell’Aiki Ken e Aiki jo. La verità è, Waka Sensei, che il Fondatore non si limitò a “migliorare alcuni dettagli”. La verità è che, in Iwama, il Fondatore continuò a studiare senza sosta, a ricercare, modificare, sviluppare, organizzare le tecniche attorno a un Principio di cui lei non è a conoscenza. Egli è stava creando l’Aikido, mentre suo padre a Tokyo stava “codificando” e prematuramente insegnando quello che pensava fosse l’Aikido, anche se mancava di qualcosa di essenziale.
L’Aikido, l’unico e solo Aikido, creato da O Sensei negli ultimi 28 anni della sua vita a Iwama, è basato su tre pilastri: è una comunione, una vita inter-dipendenza tra le tre parti di uno stesso essere. Queste tre parti sono Aiki ken, Aiki jo e Tai jutsu. L’Aikido è l’armonioso equilibrio dinamico di questi tre elementi che si spiegano a vicenda, perché sono unificati da una comune struttura razionale. Tale struttura è la specificità dell’Aikido, è molto di più dell’aggiunta di discipline indipendenti.

Un Aikido amputato
Cosa pensereste di un geometra che eliminasse due lati di un triangolo e volesse comunque chiamare ancora triangolo la forma rimanente? L’Aikikai ritiene di poter eliminare Aiki ken e Aiki jo e ancora chiamare Aikido quello che è rimasto. Ciò che rimane è un residuo privo di valore. L’Aikido insegnato da suo padre, quella che lei insegna, l’Aikido dell’Hombu dojo, l’Aikido diffuso dall’Aikikai in tutto il mondo non è un Aikidomoderno o evoluto. Si tratta di un Aikido mutilato e amputato. Non è l’Aikido di O Sensei, non è più l’Aikido. L’Aikido Aikikai si è spostato verso lo sport.
Forse questo è quello che si chiama prendere  in considerazione le esigenze della realtà.

Chi è Philippe Voarino

Tradotto da Simone Chierchini© 2012
Pubblicato su Aikido Italia Network con l’autorizzazione di Philippe Voarino

Copyright Philippe Voarino© 1996-2012
Tutti i diritti riservati. Ogni riproduzione non autorizzata è strettamente proibita
Fonte: http://www.aikidotakemusu.org/en/articles/open-letter-aikikai

Mio Nonno Morihei Ueshiba

Moriteru e Morihei Ueshiba

Il seguente nostalgico e affettuoso ricordo del Fondatore da parte di Moriteru Ueshiba, oggi Aikido Doshu, fu pubblicato nel 1983 su The Aikido, il giornale dell’Hombu Dojo in occasione del centenario della nascita del Fondatore Ueshiba Morihei

di MORITERU UESHIBA

Questo e’ un anno speciale per tutti noi che pratichiamo l’Aikido, perché marca il centesimo anniversario della nascita del Fondatore Ueshiba Morihei.
Vorrei ora raccontarvi alcuni aneddoti su di lui, visto dal mio quasi unico punto di vista.
Ogni volta che penso al Fondato­re, mi viene in mente Iwama nella prefettura di Ibaraki. O’Sensei e mia nonna si erano trasferiti in questa piccola città: dopo la guerra, il Fondatore si stabili’ li’ per sviluppare la Via in un ambiente a contatto con la natura, ove fosse possibile praticare all’aperto.
Solitamente passavo fuori in campagna con i miei nonni l’estate e le vacanze scolastiche invernali. Il sentiero per l’Aiki Jinja (Tempio dell’Aiki) era fiancheggiato da alberi di ciliegio; attorno al dojo si alzavano numerosi alberi di castagno: tutto contribuiva a dare al luogo l’atmosfera ideale per il keiko.
Da ragazzo, una delle cose che veramente non vedevo l’ora di fare era viaggiare in treno verso Iwama, tra i campi che si estendevano verso le alte cime del Monte Atago e i boschi all’in­torno. A volte mi svegliavo solo poco prima di Iwama al suono della sirena e alla voce del conducente che annunciava la fermata.
Mi ricordo di un giorno in cui stavo giocando nelle vicinanze dell’Aiki Jinja assieme ad alcuni studenti del posto: uno di noi ruppe un ramo di ciliegio in fiore. O’Sensei, che stava passando nei pressi, non rimproverò il giovane, anzi,  sorrise e gli disse: «Non ti preoccupare! Non l’hai mica fatto apposta…». Sarebbe stato normale che si arrabbiasse, ma quando dimostrò di non esserlo, il mio amico si senti’ quasi imbarazzato. La gentilezza del Fondatore in quel frangente mi rimase impressa.
In un’altra occasione, durante le feste di Capodanno, gli allievi giovani si accingevano a preparasi per pestare i mochi (dolci di riso). Normalmente per questo lavoro si utilizzava una grossa pietra, ma avevano problemi a tirarla fuori dal magazzino. O’Sensei li stava osservando da una parte: sebbene avesse ormai superato abbondantemente i 70 anni di eta’, la sollevò e la spostò con grande facilita.

O' Sensei nel bosco intorno a Iwama

Ovviamente avevo gia’ sentito raccontare da molte persone della straordinaria forza del Fondatore, ma sperimentarla nella realtà impressionò profondamente la mia giovane mente.
Intorno alla metà degli anni ’50, grazie agli sforzi dell’attuale Doshu (Kisshomaru, 1921–1999, NdR), l’Aikido cominciò a diffondersi in parecchie regioni del Giappone e aprirono i primi club universitari. O’Sensei allora prese a trascorrere circa 15 giorni al mese a Tokyo. Quando era  Tokyo, gli piaceva vedere i programmi sui Samurai in televisione. Ricordo che mi chiamava, chiedendomi: «Moriteru, c’e’ qualcosa di bello da vedere stasera?», e mi lasciava vedere la televisione con lui, nella sua camera. Come potete vedere, per suo nipote il Fondatore era un uomo affettuoso e perfettamente normale, anche se nel Dojo i suoi allievi si trovavano di fronte un maestro estremamente severo, soprattutto per quanta riguardava il reishiki. Se qualcuno trascurava di seguire l’esatta etichetta, O’Sensei si arrabbiava moltissimo. In quei momenti, anche se io ero piccolo, mi era difficile avvicinarlo.
Negli anni sessanta il duro lavoro del Doshu fu di diffondere l’Aikido quasi ovunque qui in Giappone e poi all’estero, creando club e federazioni organizzati come succursali dell’Aikikai Hombu Dojo distaccati.
Intorno al 1950, quando l’Aikido internazionale era appena agli albori, il Doshu formò degli allievi con cui sono cresciuto e diventato adulto. Du­rante questo periodo si usava organizzare ogni estate una dimostrazione nazionale , un evento questo che aveva lo scopo di riflettere la crescita dell’arte del Fondatore. Alla fine di ogni anno poi, l’ultimo appuntamento era costituito da un discorso e da un embukai da parte di O’Sensei.  Le parole del Fondatore piacevano a tutti quelli che lo ascoltavano ed io ne ero sempre affascinato. La ragione di questo apprezzamento inoltre non si limitava solamente alle sue tecniche in quanto tali, ma anche al fatto che esse rappresentavano quasi la materializzazione di una lunga vita spesa in continuo allenamento (shugyo): ciò sembrava sgorgare, fluire, riempiva la sala con una meravigliosa e pervadente energia. Era la vera Via dell’Aiki che noi seguiamo.
Dopo aver iniziato le scuole superiori, presi ad accompagnare O’Sensei nei suoi viaggi. Du­rante questo tempo trascorso insieme, mi resi conto che era un uomo cui talvolta era difficile stare vicino; tuttavia, spesso era calmo e tranquillo. Ora capisco, ripensandoci, che io sono quel che sono grazie al Fondatore.
Nel 1968 venne costruito l’attuale Hombu Dojo al posto del vecchio edificio in legno del 1930, poi nell’Aprile del 1969 il Fondatore mori’. A tanti anni di distanza, a volte mi chiedo che cosa mi piaceva del Fon­datore. Come avete visto dai miei racconti, in quell’uomo c’erano aspetti diversi: nonno affettuoso,  maestro severo. Tuttavia, per concludere egli fu l’uomo che costruì lo spirito dell’Aikido, passando attraverso un regime di severa e austera disciplina.
Oggi il Doshu ha ereditato lo spirito dell’Aikido dal Fondatore e sta facendo diffondere quest’arte in Giappone e in tutto il resto del mondo. Io sono profondamente grato al Doshu, perche sento in lui una sempre rinnovata dedizione all’insegnamento dello spirito dell’Aikido e un ancora maggiore impegno per lo sviluppo e la divulgazione di quest’arte.

Tratto da The AIKIDO n. 2° anno 1983
Traduzione dall’inglese di Simone Chierchini

Interview with Waka Sensei Moriteru Ueshiba

Simone Chierchini, Moriteru Ueshiba, Hideki Hosokawa (Roma 1982)

The following interview, conducted by Simone Chierchini with Aikido World leader Doshu Moriteru Ueshiba, was originally published in Italy by the magazine “Aikido” of the Italian Aikikai in 1982,  following the visit of the then Waka Sensei  (Young Master) at the Central Dojo Aikikai in Rome

by SIMONE CHIERCHINI

Some newspapers have interviewed Moriteru Ueshiba Waka Sensei during his stay in Rome during the seminars of Rome and Mantua, which were attended by 240 aikido. We gladly publish the interview conducted by Simone Chierchini for Aikido, 2 Kyu Rome Central Dojo.

CHIERCHINI
Sensei, what are your impressions of the city of Rome?

UESHIBA
It is the second time that I come to Rome and I must confess that for the second time I have been greatly impressed. I like this city and I was especially interested  by it from a historical point of view. In my free time I went visiting the main monuments. Through them Rome manages to share with the visitor the ancient grandeur.

CHIERCHINI
You came to Rome seven years ago with Doshu Kisshomaru. What  is your opinion on Italian Aikido in relation to your previous experience?

UESHIBA
When I came to Rome seven years ago, the prominent focus for me was tourism. Aikido was secondary, since my presence was only on the basis of assistance to Doshu Kisshomaru. Notwithstanding this, I can certainly say that in relation to seven years ago, Italian Aikido changed, and changed for the better. The work of Tada Sensei and his assistants in Italy, in accordance with the teachings and the directives from Hombu Dojo, has certainly been very successful. Hombu Dojo has much confidence in Tada Sensei and his assistants. To understand and continuously improve their technique along the Path, Italian Aikido practitioners only need follow the teachings of Tada Sensei: it is a fact that  Hombu Dojo teachers are the most reliable and qualified.
When I think back to my trip seven years ago, I find another change: namely, the maturation occurred in me.

Moriteru Ueshiba

Waka Sensei Moriteru Ueshiba in azione in Italia

CHIERCHINI
Do you believe that there are new prospects for world Aikido development after the founding of the IAF, the International Federation of Aikido?

UESHIBA
Indeed. The first task of the unitary federation should be to foster friendship between the Aikido world. This link was absent because each nation had its own federation. Now the assembly of the IAF comprises of representatives of each Aikido nation. Over time, Aikido, by virtue of the union which will become ever stronger, will develop more and more from a technical point of view. In fact, it will be possible to follow a coherent teaching pattern, based on the teaching of the Kaisho the founder. The IAF will have to divulgate, protecting it, O-Sensei’s Aikido and I consider this to be regarded as its main purpose.
A clarification, however, is required for what it concerns the figure of the Kaisho, to avoid an accusation of immobility: Kaisho is O-Sensei, but also Doshu and Waka Sensei are Kaisho. Kaisho is not a separate entity, apart from modern Aikido. Kaisho is an idea, embodied in a character, that is passed down from generation to generation, with a gradual evolution. This evolution, however, must always be seen from the inescapable starting point of O’Sensei, because his it is the true Aikido.

CHIERCHINI
Sensei, what is the message, the teachings that you intended to communicate during your Italian seminars?

UESHIBA
During the seminars in Rome and Mantua I focused my efforts, my attention on the teaching of basic techniques, which are essential in Aikido. But I must point out that this special insistence is not due to a lack of basic Aikido found in Italian Aikido students: I think every Aikido person, regardless of nationality, should apply specifically in the basic techniques. If one can talk about a “message”, that is what I wanted to launch, in perfect agreement with the teaching that I have normally adopted in Japan.

CHIERCHINI 
There is a criterion in planning your seminars abroad?

UESHIBA
No. Seminars abroad are not fixed in advance. Last year I held one in the United States, this year I came to Italy. For next year a venue has not been established yet, will see if an opportunity arises.

CHIERCHINI
Any interesting memories of your American experience that you would like to share with our readers?

UESHIBA
Aikido practiced in the United States does not differ much compared to European or Japanese. The thing that I remember with the most pleasure and a situation that stands out clearly from my every day experience is the following: in the U.S. the training is as serious and challenging as in Japan, but outside the mats between Aikido people is easily established a relationship of sincere friendship. I felt it towards me, and expressed with particular intensity here in Italy. This is in Japan hardly happens.

CHIERCHINI
What is the relationship of the Japanese Aikikai with other martial styles in Japan?

UESHIBA
In Japan each martial art follows its own path, independent of one another, each with its federation. They are separated but not divided, relations are good, friendly, to the point that each year the individual associations gather together at Budokan to hold a conference and public demonstration.

First published in 1982 by Aikido, Aikikai d’Italia

Copyright Simone Chierchini ©1982-2011Simone Chierchini
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