Le Persone Che Hanno Contribuito A Creare l’Aikikai d’Italia

Tai no Henko: Hiroshi Tada e Danilo Chierchini, Roma 1968

Questo articolo, scritto dal Direttore Didattico dell’Aikikai d’Italia Tada Hiroshi fu pubblicato per la prima volta sulla rivista Aikido Tankyu N. 5 il 20 gennaio 1993 con il titolo Italia Aikikai-wo tsukutta hitobito. In esso Tada Sensei rende tributo alle persone che lo hanno assistito nella fondazione e consolidamento della sua creatura/associazione dai faticosi inizi ai successi degli anni novanta

di TADA HIROSHI

Quando sento parlare di diffusione dell’Aikido all’estero, nella mia mente si affollano i ricordi della festa di commiato in cui O’Sensei sedeva attorniato dai suoi migliori allievi che si apprestavano a partire per l’estero: il Sig. Mochizuki, il Sig. Tohei, il Sig. Abe, il suono del gong e il fischio della sirena che annunciavano la partenza della nave dalla banchina del porto di Yokohama.
A queste memorie si sovrappone il ricordo del giorno in cui, agli inizi degli anni ’30, mio padre parti’ per andare in Occidente a bordo della Tatsutamaru. Fu in quell’occasione che, mentre mi sforzavo affannosamente di colpire la nave con delle stelle filanti (malgrado i miei slanci non riuscissero minimamente nel loro scopo), ebbi la vaga sensazione che anch’io un giorno sarei andato all’estero. Questo mio sogno si venne a realizzare ne1 1964.
A quel tempo tutti coloro che si recavano all’estero per diffondere professionalmente l’aikido, erano tenuti a rispettare tre regole:
1) partire da soli;
2) comprare un biglietto di sola andata;
3) non portare con se’ soldi, nè farseli spedire o guadagnarseli lavorando.
Osservando alla lettera queste tre regole, lasciai la mia casa di Jiyugaoka con 250 dollari in tasca poco prima che finissero le Olimpiadi di Tokyo.
Partii senza avere programmi ben precisi, la mia idea era, in linea di massima, di andare in ltalia e poi passare per l’America prima di tornare in Giappone.
Il primo giapponese che fece conoscere l’esistenza dell’Aikido in ltalia fu il Sig. Abe Tadashi, che svolgeva la propria attività aikidoistica in Francia, cui fecero seguito la scultrice, Sig.na Onoda Haru, e il Sig. Kawamukai che si recò a Roma per turismo.
Quando arrivai a Roma, il 26 ottobre del 1964 conobbi il Sig. Danilo Chierchini, allora responsabile del club-dopolavoro del Monopolio di Stato dei Tabacchi situato a Trastevere, e iniziai gli allenamenti nel suo Dojo. Un paio di settimane dopo, tenni una dimostrazione presso la Scuola di Pubblica Sicurezza di Nettuno e un corso speciale di Aikido, che durò due mesi, promosso dal Ministero degli lnterni. Fu cosi che la mia attivita aikidôistica in Europa ebbe il suo inizio.
A quei tempi viveva a Roma il prof. Mergé, che aveva frequentato lo ”Ueshiba Dojo” nel periodo in cui aveva lavorato presso l’Ambasciata ltaliana di Tokyo durante la guerra. Alcuni fra i suoi allievi dell’Ismeo di Roma, che avevano sentito parlare del Maestro Ueshiba Morihei dal professore, vennero subito ad iscriversi.

Pasquale Aiello e Stefano Serpieri, Roma 2002

Grazie all’aiuto di uno di questi allievi, il Sig. Stefano Serpieri, fu in seguito possibile spostare la sede del Dojo in un edificio di proprietà del demanio. Quest’edificio, circondato sui quattri lati dai resti delle mura dell’antico acquedotto romano, dal Museo Militare e dagli uffici dell’Acquedotto, la sera rimaneva completamente immerso nel silenzio. L’attuale Scuola Centrale dell’Aikikai d’Italia continua ad essere situata ancora oggi nello stesso edificio (da diversi anni il dojo e’ chiuso, essendo i locali tornati al demanio, NdR).
In quel periodo io alloggiavo in una stanza adiacente al tatami situata sotto una scala che gli allievi chiamavano “la grotta del Maestro”.
L’anno seguente mi venne richiesto di iniziare dei corsi a Napoli e a Salerno, decisi cosi di chiamare dal Giappone il Sig. Ikeda Masatomi (attualmente 7° Dan – Direttore didattico dell’Aikikai de11a Svizzera) (ritiratosi dall’insegnamento da diversi anni a causa di una grave malattia, NdR) del Dojo di Jiyugaoka. Un anno dopo il Sig. Nemoto Toshio, laureatosi presso l’ universita di Waseda, che venne in ltalia al ritorno da un soggiorno di studi in America, accettò l’incarico di seguire la diffusione dell’aikido a Torino, nel nord ltalia, dove ha vissuto per alcuni anni (attualmente il Sig. Nemoto svolge l’attività di amministratore presso la societa giapponese Akai Denki. In quel periodo, il Sig. Brunello Esposito, il Sig. Pasquale Aiello e il Sig. Auro Fabbretti, che attualmente posseggono il grado di 5° Dan, iniziarono a praticare.
Nel 1968 tenni il primo raduno Internazionale di Aikido al Lido di Venezia. Tale raduno, durante il quale condussi per la prima volta gli esami di grado Dan, si rivelò un grande successo ma, allo stesso tempo, un notevole disastro sotto l’aspetto economico, a tal punto che non fu possibile neppure coprire le spese di trasporto per ritornare a Roma e a Torino.
Dal terzo anno in poi, dell’organizzazione di questo raduno estivo si venne ad interessare il Sig. Giorgio Veneri di Mantova, che ha continuato fino ad oggi ad essere il responsabile di tale manifestazione, attualmente svolta ogni estate a Coverciano.
Pur avendo sempre cercato di fare del mio meglio, dedicandomi con tutte le mie forze all’attivita di diffusione dell’Aikido, occorsero ben sei anni prima che l’Aikikai d’Italia assumesse una struttura stabile e che riuscissi ad acquistare un biglietto aereo per tornare in Giappone.
Ciò accadde perché si decise di non appoggiarsi alla federazione del Judo, né ad altre organizzazioni sportive per la diffusione dell’Aikido.
Se l’Aikido si fosse diffuso attraverso queste organizzazioni, probabilmente si sarebbe potuto incrementare di molto il numero degli iscritti, ma ciò avrebbe senz’altro comportato la creazione di un’associazione dalle caratteristiche completamente differenti rispetto a quella attuale.
Quegli anni furono per me brevi ma allo stesso tempo lunghissimi. Nel frattempo erano scomparsi il Maestro Ueshiba Morihei e l’altro Maestro che aveva fortemente influenzato la mia formazione, Nakamura Tempu.
Anche mio nonno, al quale ero estremamente legato, scomparve durante lo stesso periodo. In seguito a questa triste circostanza, nel momento stesso in cui arrivai all’aeroporto di Haneda venni assalito da una grandissima emozione. Dopo essere tornato a casa, mi recai subito a visitare la tomba di O’Sensei a Tanabe per annunciare al Maestro il mio ritorno in patria.

Roma, 1975: Yoji Fujimoto, Kano Yamanaka, Hiroshi Tada, Hideki Hosokawa

Nel corso dello stesso anno tornai un’altra volta in ltalia ma, in seguito al mio matrimonio con la violinista Yamakawa Kumi, laureatasi presso l’Universita di Belle Arti di Tokyo (Tokyo Geijutu Daigaku), matrimonio celebrato nel dojo di Roma, e in previsione della nascita di nostro figlio, che desideravamo crescesse in Giappone, decisi di fissare stabilmente la mia residenza a Tokyo. Da allora ho iniziato a trascorrere complessivamente sei mesi all’anno in Europa e, superando tutte le difficoltà che ciò comporta, ho scelto di vivere fino ad oggi un’esistenza scissa a meta fra il Giappone e l’Italia.
In seguito, il Sig. Fujimoto Yoji, laureatosi presso l’Università Nihon Taiikudaigaku, e il Sig. Hosokawa Hideki, del dojo di Jiyugaoka, si recarono rispettivamente a Milano e a Roma, dove, per più di vent’anni, con grande perseveranza hanno dedicato tutta la loro vita, insieme ai loro familiari, alla pratica dell’Aikido. Ad entrambi vorrei esprimere la mia riconoscenza per aver sostenuto l’Aikikai d’Italia nel corso di tutti questi anni. Successivamente il Sig. Yamanaka Kano, il Sig. Nomoto Jun e il Sig. Imazaki Masatoshi hanno soggiornato in ltalia in veste di istruttori in periodi diversi.
In seguito decisi di fare dell’Aikikai d’Italia un’associazione che, similmente all’Aikikai giapponese, avesse personalità giuridica e fosse ufficialmente riconosciuta dallo Stato; a tal fine donai quindi il mio dojo di Roma all’Aikikai d’Italia e iniziai ad interessarmi attivamente affinché tale dojo ottenesse il riconoscimento ufficiale in quanto Scuola centrale. Con la preziosa collaborazione di alcune cinture nere, ma soprattutto grazie agli sforzi durati un decennio dello scomparso avvocato Giacomo Paudice di Roma, l’Aikikai d’Italia, in quanto Associazione di Cultura Tradizionale Giapponese ottenne la qualifica di Ente Morale, con il decreto del presidente della Repubblica italiana n. 526, l’8 luglio del 1978.
Attualmente all’Aikikai d’Italia sono affiliati dojo situati in 80 citta italiane, con un numero di circa 4000 iscritti, senza includere le svariate migliaia di persone che hanno praticato nel passato. Il grande impegno con cui queste decine di migliaia di persone si sono allenate nel corso di tutti questi anni, è stato e continuerà in futuro ad essere di forte incoraggiamento per la pratica dell’Aikido.

Vedi Foto Cronaca Tada Sensei a Roma 1968, Demo Salesiani
Leggi Descrizione dei Tempi Eroici dell’Aikido a Roma Parte 1 e Parte 2

Traduzione dal giapponese di Daniela Marasco
Tratto dal sito http://www.asahi-net.or.jp/~yp7h-td/creait.htm

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36 Years on and it is Still Great Fun – Interview with S. Chierchini

Y. Fujimoto & S. Chierchini

Yoji Fujimoto & Simone Chierchini playing on the mats (Florence, 1987)

36 years since the beginning, as a little child in Tada Sensei’s class in Rome, passing next to Hosokawa Sensei’s years in Rome Aikido Central School as an adolescent, continuing to grow in Milan with his main mentor, Fujimoto Sensei, maturing the hard way in Ireland, starting up his own organisation, going his own way and receiving Hombu Dojo recognition… 36 years on and it is still great fun! Chierchini Sensei’s son, Luke, assisted by Grandma Carla, the first Italian woman to reach Nidan, asks his dad why

Versione Italiana

 

 

by LUKE CHIERCHINI & CARLA SIMONCINI

LUKE:
Hi Sensei, all my friends from the kids class would like to know where are you from.

SENSEI:
I am from Rome, Italy. I only came to Ireland 12 years ago.

LUKE:
Why did you decide to come to Ireland?

SENSEI:
Because it was lovely and green and crowded with happy leprechauns like you! Only kidding, I came here because at the time I liked it. What do you think about Ireland yourself?

LUKE:
I like it apart from the weather. I love to see all the green grass around and the view of the hills from my home. What age were you when you started Aikido?

SENSEI:
I was 8 years old and I used to go training with my dad.

LUKE:
Was your dad doing Aikido as well as you?

Chierchini father & son in 1969 (Rome)

SENSEI:
Yes, my dad was one of the main teachers of Roma Aikido Central School. I don’t remember much about that time apart from the fact that I was a nuisance on the mats! I have a clear memory of one particular class when my father had to stop the seiza and say: “If I can manage to find that blackbird I’ll shoot him on the spot!”, because I was whistling along, all happy with myself… I remember enjoying being with the grown-ups and travelling to other places for courses.

LUKE:
What is the name of your Aikido teacher?

SENSEI:
I had more than one teacher. As a child I did my 10th Kyu with Tada Sensei, which is probably a world record! Then for a while I was in Hosokawa Sensei’s children’s class, always in Roma. He had just arrived from Japan and at the beginning had very little Italian. We used to drive him crazy! Once he thought that a boy had done his jobbies in his suit. Instead this boy had hidden a chocolate bar in its bottoms and it had melted during the warm-ups…

LUKE:
How did you understand what he was saying if he had little Italian?

S. We did not understand a word! Also we were too busy laughing all the time to notice what was going on. The poor Sensei eventually became more fluent and he made us pay for being brats by breaking our backs with tonnes of prison-style exercises…

LUKE:
You said that you had other teachers. Who were they? Were they Italian or Japanese?

SENSEI:
Both. Earlier on, as a teenager, I learned a lot from two Italian teachers of the Roma Dojo, Roberto Candido aka Bob Rock and Ivano Zintu or the Aikido Bulldozer. As their nicknames suggest, these were guys you didn’t want to mess with. Unfortunately I had to, all the time. I happened to be light and flexible and they always called me for taking ukemi during class or demonstrations. Hosokawa Sensei did too, adding up to that retroactive punishment that I mentioned with you before… When I was 20 and Shodan, I moved to Milan, where I quickly became very close to Fujimoto Sensei. He has been my role model as an Aikido teacher for a long time and even though I now follow my own path, I am very grateful to him for all his teachings and for the good time I had in my 10 Milano years.

LUKE:
What Dan are you now, Sensei?

SENSEI:
I have been recently promoted to 5th Dan by Tada Sensei, who was my mum and dad’s Aikido teacher a long time ago, even before you and most of the adult students of our dojo were born. I have been following him on and off for my entire Aikido life but only loosely, as my Aikido is more centred on building up a strong relationship with people than on some not too well identified spiritual research. I don’t like religion, especially on the Aikido mats. That’s maybe a touch too difficult for you, my dear baba. What grade are you, Luke?

Second and third generation Chierchini in Aikido: Luke & Simone in Sligo (IRL), 2005

LUKE:
I am 7th/6th Kyu. I graded in June this year.

SENSEI:
That’s very good, congratulations! How long have you been training for?

LUKE:
I started when I was 3, so that means I have been training for 7 years now. How long have you been training?

S. I started in 1972 when I was 8. It took me 36 years to become 5th Dan!!! I would have been out of jail earlier if I had killed JFK…

LUKE:
Why did it get you so long to get to 5th Dan?

SENSEI:
Firstly because just like you I started very young, second because my dad being the chairman of the Italian Aikikai I got no discounts. My teachers always made it very hard for me and failed me a few times. Most of all, it depended on the fact that the Aikikai, our school, has a very unfair grading system. Most senior teachers are like those bully boys who never want to pass you the ball in a football match, no matter how good you are.

LUKE:
Apart from Aikido did you ever do any other martial art?

SENSEI:
Yes, I have been practicing Ken-jitsu of the Katori Shinto Ryu style for quite a while; that is one of the most famous sword schools in Japan. I have a Shodan of the Sugino Ryu even though I don’t follow the school anymore. Ken-jitsu has greatly helped me to develop my Aikido in the last 12 years, more than following any Aikido Sensei. When I was a young child I did a bit of Judo too.

LUKE: Why did you decide to stop Judo and do Aikido instead?

SENSEI:
My dad used to be a very good Judo teacher. One day he heard of Aikido but there was no Aikido teacher in Italy yet at the time. Then he got lucky when a Judo friend introduced him with a young Japanese named Kawamukai who was a 3rd Dan of Aikido. They started together the first Italian Aikido Dojo in my father’s Monopoli Judo Club in Rome.

With Kisshomaru Ueshiba & Yoji Fujimoto in Karlsrue (D), World Games 1989

A few months later they called Tada Sensei to teach in Italy. My dad became Aikido mad and Judo was gone for both of us.

LUKE:
Were you ever badly injured doing Aikido?

SENSEI:
I had a couple of injuries all right but that is part of the business if you are on the mats for 36 years, isn’t it? Do you think that Aikido is dangerous?

LUKE:
No, but it can be if you are not very careful and don’t follow the instructions.

SENSEI:
That’s it, very well said Luke.

LUKE:
What is the most important thing about Aikido?

SENSEI:
Uuuuuuuh! Now, that’s a question… What is the most important thing about ice cream? What do you think?

LUKE:
I think the way you breathe and soft movements are the most important things in Aikido.

SENSEI:
That’s a good point. Remember though that for each Aikido student the most important thing is a different one. So that must be the most important thing about Aikido…

First published on the Aikido Organisation of Ireland Newsletter, Issue 15 – Summer 2008

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