Perché Abbandono il Karate Tradizionale (Pesce d’Aprile…)

Karate Nerd dal primo giorno

Karate Nerd dal primo giorno

Nota: questo articolo è stato il mio Pesce d’Aprile…

di JESSE ENKAMP

Una volta era così semplice.
Quando io ero bambino, il Karate era la cosa più figa sul pianeta.
Mi ricordo di quando giocavo alle Tartarughe Ninja fuori con I miei amici finché non diventava buio.

Poi ce ne andavamo dentro a giocare a Street Fighter sul mio Super Nintendo (o a vedere The Karate Kid) fino a quando ci addormentavamo – stringendo con forza nelle mani i nostri nunchaku di gomma piuma.

Il Karate era il mio mondo perfetto.
…nel quale un piccolo combattente poteva sconfiggere le forze del male attraverso duro lavoro e impegno.

Io volevo quel mondo.
Lo volevo davvero.

Tuttavia le cose cambiarono.

Oggi, nelle mie vesti di istruttore di Karate a tempo pieno e propietario di dojo, mi rendo conto che si trattava solamente di un sogno.
La scintilla semplicemente non c’è più.
Per cui…
E’ ora di cambiare.
Aprirò un “McDojo”.
(Si. Hai letto giusto)

Aprirò un McDojo, nel quale insegnerò XMA (Extreme Martial Arts) focalizzando la mia attenzione principalmente su soldi, gradi, tornei, marketing, merchandise ed enormi classi per ragazzini.

Perché?
Te lo dico io perché:

#1: Nel Karate Tradizionale Ci Sono Zero Soldi

Hai mai sentito che un sensei tradizionale è diventato miliardario?
Esattamente.

Pertanto spiegami questo:
Perché dovrei sprecare il mio prezioso tempo insegnando cose utili per la vita, efficace difesa personale, lezioni morali esercizi di respirazione avanzata e valori tradizionali quando alla gente non interessa?

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Preferirei avere una Lamboghini in cortile

Preferirei avere una Lamboghini in cortile

– I ragazzini oggi non vogliono imparare a tirar pugni in kiba-dachi.

– Vogliono imparare a tirare calci del drago tigrato con rotazione avvitata all’indietro.

Certo, il Karate traditionale mi mette il cibo nel piatto.
Sopravvivo.
Ma preferirei avere una Lamborghini in cortile.

Ci capiamo?

#2: Nessuno conosce il Karate “Corretto”

Un famoso maestro giapponese mi dice sempre di ruotare sui talloni quando mi sposto.
Un altro maestro mi dice di ruotare sull’avanpiede.
Alcuni maestri mi dicono di caricare il mio pugno sotto all’ascella, altri di caricarlo sull’anca.

Chi ha ragione?

Risposta: Tutti.

Pesce d'Aprile

Pesce d’Aprile

Questa è semplicemente roba da M-A-T-T-I

Come fanno ad avere tutti ragione?
Io voglio una risposta netta, perfetta.

Però non ce n’è nessuna. Come mai?

Perché il Karate è una vecchia arte marziale basata su una miriade di metodi di combattimento combinati in un eclettico mix di lotta disarmata, proveniente dalla rurale Okinawa.

Non è stato creato da professionisti con una comprensione scientifica della fisiologia umana.

Questo non posso dirlo alla gente!

E’ per questo che invece farò XMA – un ibrido di arti marziali, atletismo e capacità di intrattenere.
Una capriola all’indietro è sempre una capriola all’indietro.

#3: Accettiamolo: il Karate non è “Figo”

Tatuaggi.
Draghi.
Fiamme.
Questa sì che è roba figa.

Pigiami Bianchi?
Braccia piene di lividi?
Capelli anni ’80?
Questo NON è figo… ma neanche un po’.

Gli Action Jeans di Chuck Norris

Nonostante questo, la gente insiste a mantenere un’immagine del Karate stile anni ’80.
Chiaro, puoi sempre metterti a fare dei kiba-dachi belli bassi con gli Action Jeans di Chuck Norris. Lo so. Oggi però i ragazzini si mettono addosso pantaloni enormi. Ascoltano hip-hop. Dicono “azz”. Si scattano selfies.

In quanto istruttori di Karate, dobbiamo accettarlo.
Un selfie con un braccio ammaccato non sarà mai azz!
Il Karate Tradizionale è semplicemente troppo brutale, pratico e duro per la società moderna.

Questo è il motivo per cui nel mio nuovo McDojo introdurrò più cinture, più colori (rosa, oro, mimetica militare) e più stemmi, più tecniche esotiche, più terminologia figa (Mawashi-geri diventerà calcio alla YOLO), più musica figa (la mia playlist di Justin Bieber per l’Elite Babies Competition Master Class è gia pronta) e meno disciplina.

Il Karate dovrebbe essere divertente e molto facile.
Altrimenti, a che serve?
Le cose difficili sono noiose.
Sono sicuro che sei d’accordo.

#4: Oh, Quasi Quasi Mi Dimenticavo Di Questo:

  • Ci si allenerà sempre a ritmo di musica. Ci sarà una postazione DJ nel dojo.
  • Ci sarà un’insegna che dice “Cintura Nera Garantita al 100%”.
  • Tutti avranno strisce sulla cintura (a significare quanto hanno pagato). Se qualcuno paga in ritardo, gli toglierò una striscia.
  • L’età obbligatoria per cintura nera è di 7 anni.
  • Non insegnerò mai nuovi kata. Per quello dovranno comprarsi la mia serie di 5 dischi in DVD.
  • Sviluppo individuale ed espressione personare dovranno essere inesistenti. Si incoraggia una forte mentalità conformista, dal momento che questo atteggiamento mentale rende semplice per me di dominare il dojo e assicurarmi che nessuno diventi meglio di me.
  • Il tristemente famoso “no-touch K.O.”? E’ parte del programma di base per cintura gialla. In effetti ogni lezione inizia con 10 minuti durante i quali si imbriglia la potenza dell’energia ki/chi.
  • Gli esami dureranno al massimo 15 minuti.
  • Farò ripetutamente riferimento alla famosa “strada” (e ache cosa funziona/non funziona lì) anche se non ho mai fatto a botte per strada.
  • Un Kata è un balletto. Nient’altro. Studiare il reale significato dei movimenti è sconsigliato. La parte importante è che urliate a squarciagola.
  • Eccetera, eccetera, eccetera.

Hai capito l’antifona.

Tutto questo mi è costato molte notti insonni, ma sento che sia la cosa giusta da fare.

Ascoltami…

Il concetto di introspezione del Karate tradizionale, il suo puntare alla perfezione, lo spingersi oltre i limiti e l’allenarsi finché non si vomita non ha più senso nel mondo veloce dei social media, dal momento che puoi entrare nel tuo social media preferito e ottenere invece soddisfazione istantanea sotto forma di buffi gatti e uccelli arrabbiati.

Il Karate vecchia scuola sta morendo, ragazzi.
Abbiamo bisogno di evolverci.

Abbiamo bisogno di roba di questo tipo:

“L’unica cosa costante nella vita è il cambiamento”.

– Eraclito (535-475 aC)

Spero che mi seguirai nel mio nuovo percorso, amico mio.
Sarà difficile, ma ne varrà la pena.

Grazie,
Jesse

________

PS. A partire dalla prossima settimana, il mio nuovo indirizzo web sarà “www.McDojobyJesse.com”. Si prega di aggiornare i propri bookmark.

 

Tradotto in Italiano da Simone Chierchini su autorizzazione dell’autore
Si ringrazia Jesse Enkamp per la sua gentile concessione

Copyright Jesse Enkamp 2014. Tutti i diritti riservati
Post Originale: http://www.karatebyjesse.com/im-quitting-traditional-karate-heres-why/

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Maestri & Masters

Francesco Corallini anima annualmente un Master in Takemusu Aikido

L’uso di seminari tematici nell’Aikido ha suscitato alcune critiche, a nostro parere del tutto infondate, in quanto questi Masters genererebbero e promuoverebbero un inutile tecnicismo specializzato. Allora come mai il Master Degree è considerato il punto di arrivo di qualsiasi laurea? Anche lo studio specializzato avrà i suoi vantaggi…

di SIMONE CHIERCHINI

Il seminario tematico di Aikido in Italia è vecchio quasi come la storia della disciplina nel nostro paese. Il capostipite del genere è il celeberrimo Kinorenma che il Maestro Hiroshi Tada dirige fin dal’inizio degli anni ’70 e che ha da sempre avuto un notevole seguito. In questo particolarissimo seminario estivo, della durata di una settimana, il direttore didattico dell’Aikikai d’Italia affronta e sviluppa le tematiche specifiche dell’Aikido in relazione agli esercizi di respirazione, meditazione e sesto senso che hanno caratterizzato dai primordi il suo approccio all’Aikido, introducendo in esso molte pratiche derivate dalla scuola Tempukai di Nakamura Tempu.

Altro comunissimo esempio di seminario tematico è il classico stage di armi, vuoi incentrato sulle tecniche di Aikijo o di Aikiken, che annualmente caratterizza l’offerta pedagogica di ogni associazione, per la gioia, il profitto e l’avanzamento didattico di centinaia di praticanti di ogni livello.

E’ almeno dagli anni ottanta, inoltre, che Yoji Fujimoto Sensei ha introdotto in Italia il seminario tematico rivolto ad una specifica fascia di allievi e basato sulla preparazione ad un determinato esame kyu; anche questo tipo di stage ha sempre avuto un ottimo successo e ha di certo soddisfatto con un’offerta mirata un certo tipo di domanda tecnica sorto nel corso degli anni.
In un certo modo, ogni seminario ed ogni lezione di Aikido sono tematici, e come potrebbe essere diversamente? E’ ovvio che chiunque si proponga di insegnare qualcosa dovrebbe avere una mappa mentale che contiene il luogo ove si trova (i suoi allievi), il luogo di partenza (la condizione tecnica attuale sua e degli allievi), il percorso (il TEMA che si vuole affrontare) e il punto di arrivo (la nuova condizione di allievi e maestro, risultante dall’aver camminato assieme su un dato percorso).

Ogni lezione in cui questo sia assente, non è una lezione, e quindi non dovrebbe trovare spazio in un dojo di arti marziali che non appartenga alla catena dei McDojo: le dimostrazioni egocentriche di bravura in cui si scaraventa a terra un giovane uke morbido e pilotato non sono lezione, ma sterili manifestazioni di egomania; le sperimentazioni (anche quando condotte secondo canoni logici e utili) non sono lezione ma sperimentazioni, appunto, e vanno condotte nella sede appropriata; il combattimento libero (anche quando utilizzato per verificare legittimamente il proprio avanzamento psico-fisico) non è lezione; un’accozzaglia indistinta di tecniche proposte alla rinfusa non è lezione… e via dicendo.

Ogni lezione che non segua uno specifico tema non può essere qualificata come tale e fa sorgere serie questioni su chi la propone: non è un caso che in tutte le discipline tradizionali del Budo (e in ogni arte delo scibile!), per tagliare la testa al toro su cosa fare e non fare a lezione, si segue un programma specifico di istruzione, Aikido del Fondatore incluso, come ci è stato trasmesso dalla scuola del Maestro Morihiro Saito. Chi siamo noi, insegnanti piccoletti piccoletti, per voler arrogantemente cambiare i kata, che so, del Katori Shinto Ryu, che vengono praticati allo stesso modo da oltre 500 anni? Ci sarà pure un motivo se sono stati proposti così per generazioni e generazioni! Chi sono io per rifiutare la pedagogia di Iwama o gli sviluppi tecnici dell’Hombu Dojo? Senza di essi non saprei neppure cosa vuol dire Ikkyo…

Tornando alla necessità e opportunità di organizzare e frequentare o meno corsi specializzati di Aikido, penso che la questione neanche si ponga. E’ ovvio che essi abbiano un’intrinseca utilità, quando siano parte di un programma più ampio in cui la visione specializzata vada a inserirsi, e quando siano tenuti da insegnanti qualificati e veramente ferrati nei temi che affrontano. Le scuole che propongono questo genere di seminari – seguendo i criteri di cui sopra – vanno lodate, non criticate seguendo il tipico vezzo all’italiana del tutti contro tutti, pazienza se distruggiamo tutto e tutti nel processo.

Copyright Simone Chierchini © 2011Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
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Postilla a “McDojo” di Marco Rubatto

Claudio Pipitone Sensei a Pinerolo (2011)

Claudio Pipitone Sensei a Pinerolo (2011)

Il recente articolo di Marco Rubatto McDojo: Fraintendimenti e/o Imposture da Dojo, in cui Marco ci mette in guardia dai truffaldini del tatami, dandoci al proposito alcune ottime indicazioni sul come riconoscerli, necessita di una postilla chiarificatrice, qui affidata alla voce autorevole di Claudio Pipitone

di CLAUDIO PIPITONE

Innanzi tutto sono assolutamente d’accordo con il M° Marco Rubatto sul fatto che non solo molti dojo, ma spesso anche intere associazioni e federazioni aikidoistiche demonizzino presso i loro allievi gli altri dojo ed associazioni e/o federazioni nel timore che in un eventuale confronto i propri allievi possano realizzare delle differenze qualitative e di serietà a scapito loro. Sicuramente questo tipo di “proibizionismo” è un valido campanello di allarme sul fatto che il dojo stesso o la associazione/federazione sono ben consci di offrire una didattica qualitativamente insufficiente o fors’anche fasulla. Questo aspetto a mio parere non deve però essere frainteso con il consiglio che anch’io mi sento di dare al principiante, di non sperimentare didattiche di scuole diverse contemporaneamente alla propria fintantochè non abbia raggiunto un livello minimo di maturità aikidoistica, perchè non avendo ancora la sufficiente esperienza per effettuare la corretta valutazione delle differenze esistenti fra le didattiche ancorchè tutte serie e valide ma di scuole differenti,rischia di fare un’insalata russa fra approcci alla pratica che, pur equivalendosi, sono talvolta formalmente e tecnicamente diversi fra di loro. Il rischio che corre il principiante in questo caso, è di subire un disorientamento a scapito della propria formazione nel delicato momento in cui deve gettare le basi iniziali a fondamento della propria pratica,.proprio quando nel corso dell’apprendimento del metodo didattico della propria scuola il principiante incontra già di per sè dubbi sulla corretta applicazione di quanto gli viene insegnato e necessita maggiormente dell’assistenza del proprio maestro al fine di correggere gli errori d’impostazione e di esecuzione che naturalmente sorgono sempre nella prima fase del’apprendimento. Personalmente consiglio al principiante, almeno fino alla soglia di yudansha, non solo di seguire una unica didattica ma anche, possibilmente, lo stesso insegnante laddove la scuola si avvalga dell’opera di più istruttori. E’ un po’ come quando il contadino lega la pianticella in crescita ad un bastoncino rigido che la sorregga verticalmente fintantochè non abbia acquistato la sufficiente robustezza per ergersi da sola: secondo me non deve essere vista come una costrizione, ma uno strumento per una crescita sicura e salda in verticale, allo stesso modo dell’aikidoista principiante. Mi riferisco naturalmente non tanto alle inevitabili differenze fra maestri/dojo dello stesso stile e scuola aikidoistica, ma alle differenze didattiche fra scuole che pur serie e valide hanno però delle impostazioni didattiche differenti, come ad esempio fra Aikikai o Ki-no-kenkyukai oppure Iwama, dove un principiante avrebbe difficoltà ad apprezzare il differente approccio alla medesima realtà aikidoistica. In questo rispetto, vorrei sottoporre al’attenzione dei lettori una mia altra riflessione,  in cui sostengo un punto di vista apparentemente inverso, tuttavia riferito ad aikidoisti esperti, non ai principianti come nel caso precedente. La contraddizione è solo apparente, e serve a dimostrare come l’Aikido sia uno, ma le sue interpretazioni e didattiche abbiano anche forti differenze. L’Aikido è una trasmissione da Maestro a Discepolo dove il Discepolo rispecchia il proprio Maestro. Personalmente sono convinto che se, ad esempio, un allievo della scuola Iwama venisse scrutinato da una Commissione d’esame della scuola KinoKenkyuKai  o se un allievo della scuola KinoKenkyuKai venisse scrutinato da una Commissione d’esame della scuola Iwama, probabilmente sarebbe imbarazzante per entrambi, perchè si è un po’ perduto il senso di quale sia il minimo comune denominatore dell’Aikido, cioè quale sia l’essenza dell’Aikido che deve percorrere trasversalmente i vari stili delle varie scuole fondate dai principali allievi di O’ Sensei. Troppo spesso si valuta la prestazione aikidoistica più nella forma che nella sostanza rappresentata dalla capacità di esprimere, attraverso i movimenti, la qualità del proprio Kokyu, della fermezza dell’Hara, dell’empatia e sincronizzazione fra uke e tori, cioè di quelle parti dell’Ai-Ki che prescindono dal formalismo tecnico e che, alla fin fine, forniscono efficacia al movimento compiuto. Sotto questo punto di vista, quindi, ritengo persino possibile che una Commissione d’esame della scuola Iwama possa validamente scrutinare un allievo della scuola KinoKenkyuKai e viceversa, ma purtroppo assistiamo da parte di ciascuna scuola ad una ottusa difesa ognuno del proprio orticello, quando non si senta addirittura dire che il proprio stile è l’unico a rappresentare l’autentica trasmissione del messaggio del Fondatore.

Copyright Claudio Pipitone © 1972-2011
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Il sito di Claudio Pipitone e’ www.endogenesi.it

McDojo: Fraintendimenti e/o Imposture da Dojo

McDojo

McDojo, il Logo che Alcuni Dojo Dovrebbero Onestamente Esporre

Il mondo delle arti marziali e’ pieno di sedicenti insegnanti e millantatori e l’Aikido non fa eccezione. Come fare ad evitare di cadere preda di un “McDojo” e finire ad imparare “Bullshido” invece che Bushido? Marco Rubatto elenca alcuni dei tipici elementi del dojo fasullo, ma raccomandiamo a tutti di tenere gli occhi aperti, usare il buon senso e, soprattutto chiedere e verificare le certificazioni

di MARCO RUBATTO

“Come osservo la società, la gente trasforma le Arti in prodotti commerciali; pensano a loro stessi come a merce ed inoltre fanno articoli da commercio dei [loro] strumenti. Distinguendo il superficiale dalla sostanza, trovo che questo atteggiamento abbia meno realtà che decoro. Nel campo delle Arti Marziali è particolarmente comune l’abilità di attrarre [il prossimo] con [qualcosa di] appariscente, con pubblicizzazione commerciali e profitto, sia da parte di coloro che insegnano la disciplina, che di coloro che la studiano. Il risultato di ciò deve essere, come qualcuno ha detto, che quelle “Arti Marziali amatoriali sono una fonte di seria piaga”

Leggiamo su Wikipedia: McDojo è un termine peggiorativo utilizzato da alcuni Artisti Marziali occidentali per descrivere una scuola di Arti Marziali nella quale l’immagine o il profitto sono tenuti in più alta considerazione rispetto ai canoni che dovrebbero contraddistinguere il cammino marziale tradizionale.
Il termine è un esempio di “McWords” applicato ai Dojo giapponesi di Arti Marziali, indipendentemente dalla disciplina in essi praticata. In questi contesti usare il termine McDojo indica soprattutto un giudizio sulle eccessive volontà di profitto economico di una scuola, ma può anche riferirsi ad un basso livello di preparazione ed attendibilità che gli Insegnanti o gli allievi della scuola posso possedere rispetto ad altre scuole di Arti Marziali, o, ancora che la scuola in oggetto presenti attività non-marziali come se invece fossero tali.
Definiamo un McDojo, cioè, dove le pratiche al suo interno potrebbero essere al limite della frode.
Un altro termine solitamente usato in analogia è “Bullshido“, cioè una storpiatura di “Bullshit” (“stupidaggini, sciocchezze”) che rende simile il termine a “Bushido“, il codice comportamentale dei Samurai.
Proprio come i McDonalds, i McDojo sembrerebbero una comunità in espansione in molti stati, anche al di fuori degli U.S.A., facendo leva sulla validità centenaria degli insegnamenti orientali in merito all’efficacia marziale e sulle loro potenzialità educative e/o terapeutiche. Vero o presunto questo fenomeno, sarebbe interessante comprendere se ci sono reali possibilità di cogliere i segnali dell’ingresso in un McDojo, se stessimo fortuitamente per entrarci!
L’Aikido, già più volte lo abbiamo ribadito, ha in sé un enorme e delicato potenziale di rischio di frode, data la sua impossibilità di confronto competitivo (non ci sono gare o tornei), per definizione di se stesso.
Quali quindi i campanelli di allarme rispetto al praticare in un luogo non serio, non professionale, se non addirittura millantatore?

  • un grande contributo economico richiesto da parte degli Insegnanti di un Dojo ai propri allievi per erogare il loro insegnamento nelle lezioni, seminari, stage o eventi da essi organizzati;
  • in caso di comprovabili circostanze personali che obblighino un allievo ad una assenza prolungata dalla pratica (dell’ordine di mesi), un McDojo continuerà presumibilmente a richiedere il pagamento di una rata non usufruita, oppure chiederà gli arretrati al momento del ritorno sul tatami; la tradizione invece non contempla questo, poiché, se l’allievo si è posto con serietà nei confronti del Dojo e non essendo lo scopo primario di questi l’aspetto economico, non dovrebbe essere fatta pesare eccessivamente una problematica personale;
  • l’istituzioni di veri e propri Club per cinture nere o alti gradi, pubblicizzando una sorta di privilegio nel farne parte, a seguito del pagamento di una speciale quota, naturalmente, o… ancora peggio… dietro alla promessa di poterne entrare a far parte dopo un certo lasso di tempo, indipendentemente dal proprio ingaggio sul tatami (leggi: “se mi paghi, in tre anni sarai cintura nera”!);
  • gli alti pagamenti richiesti per sostenere gli esami di passaggio di grado da parte degli allievi; i luoghi più seri prevedono oltre tutto che essi avvengano a fronte di un reale lavoro di preparazione sul tatami. Lo scorgere un eccesso di gradi alti in assenza di tale serio ingaggio è un aspetto che deve mettere in allarme da quella che negli U.S.A. è definita Belt Factory, ossia “Fabbrica di cinture”;
  • la proposta di corsi “collaterali” alla disciplina famosa vera e propria, generalmente commercializzati senza una vera e propria storia consolidata alle spalle, del tipo “Cardio – Fitness -Aikido” (o qualsiasi altra Arte Marziale), improntati eccessivamente ad un aspetto salutistico della pratica. Non affermiamo qui che le Arti Marziali siano prive di questo aspetto… anzi… ma che esso è connaturato nella disciplina, senza che sia necessario scindere le caratteristiche di quest’ultima;
  • la richiesta che tutti gli studenti posseggano attrezzature per la loro pratica provenienti da un unico manufattore, generalmente scelto dall’Insegnante o dal Responsabile del Dojo. Sappiamo che esistono Keikogi più o meno buoni, Hakama più o meno tradizionali… e ugualmente dicasi per armi (protezioni, dove ciò dovesse necessitare) e quant altro… ma qualunque praticante sa che per iniziare un percorso la cosa più importante è che sia presente il neofita, quand’anche egli non dovesse indossare un completo Dolce&Gabbana;
  • pesanti restrizioni nella pratica verso gli studenti del Dojo, ai quali viene proibito di frequentare altri Dojo o esercitarsi contemporaneamente in differenti Arti Marziali. “Non avrai altro Maestro all’infuori di Me”, insomma! Questo fenomeno soventemente si accompagna alla millantante promessa di insegnamenti segreti riservati ai McComponenti di un McDojo. Nessun insegnamento ai nostri tempi può realmente essere considerato ormai segreto, poiché il tempo storico in cui ciò avveniva si è chiuso da tempo e perché ogni Fondatore di Arti Marziali (con la F maiuscola) ha affermato, scritto e dichiarato in più e più riprese che non esistono veri e propri insegnamenti segreti nel Budo… Chi ha occhi per carpire, può apprendere anche dalla lezione più nascosta, mentre chi non è in grado di farlo non imparerebbe nulla anche se gli si sottolineasse “il segreto” mille volte;

Quelli che avete letto sono solo tendenze che possono mettere in guardia da un Insegnante in malafede o da un luogo non qualitativo in cui praticare, ma non dobbiamo dimenticarci che ciascuna considerazione parte da un giudizio spesso personale, basato sulla propria esperienza. Ci sono persone infatti che cercano realmente di approfondire la realtà che li circonda per fare una scelta giusta, ma ce ne sono altre che cerano (forse inconsciamente) solo il luogo dove potersi far frodare alla grande. Non dobbiamo infatti dimenticare che per ogni millantatore che si offre sul mercato marziale, ci sono molti più Aiki-polli che abboccano al suo amo. La loro responsabilità è limitata dalla loro inesperienza, ma è presente in funzione dell’attenzione che essi avranno utilizzato per evitare simili situazioni!
In giro si vede di tutto, anche solo volendo restringere la visuale all’Aikido, arte di cui conosciamo meglio le dinamiche. C’è chi organizza Master pluriennali privati e viene criticato per via del notevole costo di partecipazione, ma c’è chi saluta con favore una iniziativa simile, ritenendola un opportunità qualitativa di approfondimento dell’Arte. Chi avrà ragione? Lo stabilirà forse l’esperienza personale, con il senno di poi. Ma anche altre cose frequentemente accadono: ad esempio che vengano completamente fraintesi gli intendimenti di un Insegnante, di un video, degli insegnamenti di uno stage…
Se andiamo in giro per il mondo e per il Web a caccia dell’Aikido fraudolento, qualcosa di certo troveremo, ma la bontà di questa ricerca dipenderà dai criteri con cui abbiamo cercato. E’ importante mettere enfasi su ciò, poiché gli errori grossolani possono essere veramente enormi.
(…) Concludiamo con un augurio: “Nutritevi di Aikido sano, state quindi alla larga dai McDojo!”

Leggi l’articolo di Claudio Pipitone Postilla a McDojo-di-Marco-Rubatto/

Copyright Marco Rubatto ©2009-2011
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Pubblicato per la prima volta 19/07/2009 su
http://aikime.blogspot.com/2009/07/mcdojo-fraintendimenti-eo-imposture-da.html