Saluti ad un Vecchio Caro Maestro

Il caro vecchio Masatomi Ikeda con l'amico Angelo Armano

Il caro vecchio Masatomi Ikeda con l’amico Angelo Armano

Ho incontrato Ikeda sensei in Giappone e l’ho trovato benissimo, fisicamente e psichicamente, a dispetto di quanti parlano di sue vicissitudini di salute.
Anzi la domenica insegna Aikido, e su you tube, dettomi da Franco Berlincieri, ci sarebbe pure un bel video in cui si muove alla grande.

Auguri al vecchio leone di rivederlo presto tra noi.

Angelo Armano

 

… e questo è il video cui si riferisce Angelo…

 

 

Il Codice Ikeda

L'Ultima Cena di Leonardo da Vinci

Anche se il titolo di questo articolo si riferisce scherzosamente al Codice da Vinci, esso non ha nulla a che fare con quell’opera di fiction. L’interpretazione qui discussa è molto più vecchia, ma un titolo di questo tipo è stato scelto perche’ all’interno dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci si trovano così tanti significati simbolici differenti

di SANDER VAN GELOVEN

L’Ultima Cena è un affresco murale dipinto da Leonardo da Vinci per il suo mecenate il duca Ludovico Sforza. Essa rappresenta la scena dell’Ultima Cena tratta dagli ultimi giorni di Gesù come rappresentato nelle scritture sacre. Il dipinto è basato sul Vangelo di Giovanni 13:21, passo nel quale Gesù annuncia che uno dei suoi dodici discepoli lo tradira’. Il dipinto è uno dei più noti e apprezzati al mondo.
L’Ultima Cena ritrae in particolare la reazione avuta da ogni apostolo quando Gesù disse che uno di loro lo avrebbe tradito. Tutti i dodici apostoli hanno reazioni diverse alla notizia, con vari gradi di rabbia e shock.
Anche se il titolo di questo articolo si riferisce scherzosamente al Codice da Vinci, esso non ha nulla a che fare con quell’opera di fiction. L’interpretazione qui discussa è molto più vecchia, ma un titolo di questo tipo è stato scelto perche’ all’interno dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci si trovano così tanti significati simbolici differenti.
Le posizioni qui rappresentate infatti esprimono i fondamenti della sistema didattico per studiare e insegnare l’Aikido di Ikeda sensei.
Da sinistra a destra le varie rappresentazioni mostrano il collegamento fra le tecniche base dell’Aikido:

Lato Sinistro - Yang (le mani sono in basso o staccate dal corpo)

– Lato Sinistro – Yang (le mani sono in basso o staccate dal corpo):

Gruppo esterno di tre:

Bartolomeo – Tenchinage (alto-basso e fronte-retro)
Giacomo il Minore – Iriminage (fronte-retro)
Andrea – Iriminage (fronte-retro)

Gruppo interno di tre:

Giuda Iscariota – Ikkyo (alto-basso)
Pietro – Ikkyo (alto-basso)
Giovanni – Ikkyo (alto-basso)

 

Centro: l'Illuminazione

– Centro – l’Illuminazione:

Gesù – Gokyo o Uchikaitennage (Combinazione di tenchinage e Genkei Kokyunage)
(‘Rosso’ / passione / sentimento e ‘Blu’ / razionale / saggezza)

 

 

 

 

Lato Destro - Yin (le mani sono verso l'alto o verso il corpo)

– Lato Destro – Yin (le mani sono verso l’alto o verso il corpo):

Gruppo interno di tre:

Tommaso – Kotegaeshi (sinistra-destra)
Giacomo Maggiore – Kotegaeshi (sinistra-destra)
Filippo – Kotegaeshi (sinistra-destra)

Gruppo esterno di tre:

Matteo – Shihonage (spirale)
Giuda Taddeo – Shihonage (spirale)
Simone il Cananeo – Genkei Kokyunage (sinistra-destra e spirale)

 

 

Copyright by Sander Van Geloven 2006-2011
Pubblicato la prima volta su San Shin Kai Letter N° 5 – 12/2006
http://sanshinkai.eu/letters

Il Mondo di Pasquale Aiello – Parte II

Le tre voci dell'intervista: Pasquale Aiello, Simone Chierchini, Angelo Armano

Abbiamo il piacere di pubblicare la seconda parte dell’intervista al Maestro Pasquale Aiello, realizzata per Aikido Italia Network nel mese di giugno da Simone Chierchini in occasione di una sua visita al bellissimo piccolo mondo del maestro, la stupenda Praiano, luogo dai colori e sapori senza compromessi

di SIMONE CHIERCHINI

AIELLO
Per me tutto e’ Aikido. Se lavoro nel giardino, sradicando le erbacce o zappando, lavoro sulla parte bassa della mia schiena. Quando sono in mare e pesco o devo remare, esercito la parte alta del mio corpo. In entrambi i casi la respirazione mi aiuta e si fonde con tutto quello che faccio, non e’ che me ne ricordo solo quando vado in palestra.
Forse per la mia famiglia, negli anni, il mio impegno nell’Aikido e’ stato un po’ pesante. Di sicuro non mi hanno mai visto leggere un libro che non fosse sull’Aikido o trascorrere tempo davanti alla televisione se non per vedere un video tecnico o una dimostrazione.

CHIERCHINI
Di sicuro saranno orgogliosi. Ci sono figli che hanno visto il padre passare il tempo a vedere 22 signori in mutande che corrono dietro una palla… E a proposito di figli: lei, maestro, ha trascorso decenni insegnando Aikido ai bambini, questo discorso di fare Aikido per formare, per dare un’impronta positiva al futuro attorno a noi parte sicuramente da qui. Lei pensa che questo seme, che questo messaggio dato negli anni a centinaia di ragazzi sia rimasto?

AIELLO
Si dice che un fiammifero puo’ incendiare una foresta… questa e’ la mia speranza, sempre e comunque. Qui a Praiano nel mio piccolo, un contributo penso di averlo dato. Tanti bambini sono venuti, se ne sono andati per la loro strada, sono tornati piu’ avanti, da adulti; spero di aver fatto qualcosa per loro.

Pasquale Aiello e i piccoli Chierchini

CHIERCHINI
Penso che noi, nel nostro piccolo, qualcosa possiamo fare, anche perche’ le rivoluzioni vere esistono solo nel piccolo: nella nostra comunita’, nella nostra famiglia… Le grandi rivoluzioni, quelle di cui leggiamo nei libri di storia, mi pare che alla fine non siano andate cosi’ bene. Non si puo’ cambiare la gente a frustate.

ARMANO
Nemmeno con i sistemi pianificati. Io credo ad una cosa, e l’ho scritto anche nel mio libro: nel mondo non cambiera’ mai nulla se prima non cambieremo noi stessi.

AIELLO
Non e’ possibile calmare una persona che e’ agitata se il primo ad essere agitato sei tu.
Ultimamente ho lasciato l’insegnamento dell’Aikido per i bambini a Maurizio. Ormai non sono piu’ giovane, i bambini hanno bisogno di energia, cadute e sessioni atletiche e Maurizio e’ molto bravo. Quando pero’ ho visto la prima sessione di esami ci sono rimasto un po’ male, ho dovuto chiamare il mio insegnante e spiegargli alcune cose che ho appreso dal Seitai ma che sono fondamentali in ogni aspetto della vita. Durante la sesione di esami, se il bambino non sa eseguire una tecnica a lui richiesta, non va mandato a posto immediatamente, con la sensazione del fallimento addosso. Mai fare una cosa del genere, questo nel Seitai e’ uno sbaglio assoluto: mai dire ad un bambino che non e’ stato capace di fare una cosa. Non sa fare ikkyo? qualcosa sapra’ anche fare, gli si chieda prima irimi-tenkan, poi lo si puo’ mandare a posto. Non si sa cosa questi piccoli fallimenti, queste bocciature possono causare, e’ possibile anche procurare un trauma profondo al bambino senza neppure rendersene conto. E’ un po’ come mettere dei bottoni ad una camicia, tu mettili tutti meno l’ultimo, quello va lasciato al bambino, che poi immaginera’ di aver sistemato tutta la camicia. Questo sviluppera’ la sua autoconsiderazione e il suo desiderio di fare.
Queste finezze io le ho ho imparate dal Seitai e attraverso il solo Aikido non le avevo capite, quindi tornando a quello che si diceva prima, non posso che ripetere quanto sia importante lavorare sulla propria formazione in piu’ campi.

CHIERCHINI
Quali sono i concetti fondanti del Seitai?

AIELLO
Il mio maestro, Yoshida Sensei, non scrisse nulla durante la sua intera vita, ma prima di morire lascio’ a tutti gli allievi un opuscolo intitolato Vita Sana: vai a letto quando ti si chiudono gli occhi, mangia quando hai fame, bevi quando hai sete, riposa quando sei stanco, cammina con passi lenti e misurati, non mangiare quello che non ti piace, e cose di simile tono. Sotto ci mise la sua firma. Niente di nuovo, mi direte? Eppure…
I vecchi pescatori, che hanno la mia eta’ e vanno in mare da quando avevano sei anni, da una parte non sanno neppure nuotare, perche’ non sono mai entrati in mare in vita loro, dall’altra hanno sviluppato con il mare un rapporto tale che travalica il razionale. Loro non amano parlare di queste cose, perche’ la gente altrimenti li prende per pazzi, ma io ho la loro confidenza e mi hanno raccontato che quando vanno a pescare sentono come una sorta di forza che li dirige in un particolare specchio di mare e li fa fermare in un posto preciso. Qui buttano e prendono pesce. Li sta aiutando la natura, o dio, io non lo so, ma loro dicono che sentono la barca che si ferma esattamente dove si deve fermare, e il pesce viene da loro.

Il Maestro Aiello in azione a Sant'Agnello (NA) (Giugno 2011)

ARMANO
Lo Zen non abita solo in oriente…

AIELLO
Ad uno di questi pescatori, 82 anni di eta’, forte, sano, ancora in mare tutti i giorni, un giorno chiesi: “Ma come fai? Mi puoi dire un po’ della tua vita?” e lui sapete come mi rispose? “La vita mia e’ questa: mangio quando voglio, dormo quando voglio, faccio quello che faccio”. In parole povere e’ libero.

CHIERCHINI
Ma come si fa a spiegare questo a gente che da quando e’ nata non ha avuto esperienza diretta di nulla? Questi pescatori a sei anni gia’ uscivano in mare aperto; adesso a sei anni i bambini stanno chiusi tutto il giorno dentro casa. Niente natura, solo apparati elettronici e simili, quindi conoscenza diretta delle cose zero. L’educazione, quella scolastica, e’ una barzelletta.

ARMANO
Non hanno memoria dei sensi, che diventa il pensiero del cuore. Mi direte: ma che il cuore pensa? No, e’ il cervello pensa. Dal punto di vista scientifico e’ ovvio che sia cosi’, ma se non siamo centrati nel cuore non c’e’ gusto, non c’e’ sapore, non c’e’ esperienza, non c’e’ vissuto… Il sentimento, cioe’ il giudizio di valore sensoriale che ognuno da’ alle cose e’ estremamente piu’ complesso ed elevato del giudizio di tipo razionale. Razionalmente posso dire fa caldo, fa freddo; con il cuore posso dire questo caldo pazzesco mi ha fatto sudare, ma sono felice.

AIELLO
Gli errori sono i nostri maestri. Non c’e’ successo senza errori. Bisogna sbagliare e pagare sulla propria pelle e quell’insegnamento non ci lascera’ mai.

ARMANO
La via dell’uomo profondo e’ la via del cavaliere “errante”, perche’ questo cavaliere non sa la strada e continua a sbagliarla. Non esiste una strada giusta, e il cavaliere va alla ventura. La via del cavaliere errante occidentale, e quella del Bushi sono essenzialmente le stesse.

AIELLO
Noi che pratichiamo Aikido abbiamo imparato a sentire il nostro corpo; in relazione al cibo, se sentiamo quello che il nostro corpo ci dice, senza lasciarci condizionare da quello che abbiamo letto nei libri o che ci dice la gente, questo fa male, questo fa bene, qui c’e’ vitamina C, qui no, allora la nostra macchina funziona bene.
Il guaio e’ quando ci facciamo condizionare: usiamo l’esempio dei bambini, loro stanno bene, sono sani; ci sono tipi di cibo che i bambini non vogliono mangiare. Noi possiamo anche forzarli a farlo, ma poi spesso e volentieri il loro fisico li rifiuta. Piu’ un bambino e’ sensibile rispetto a certi cibi, piu’ ne vuole stare alla larga, e’ molto semplice. Di solito noi adulti di fronte al rifiuto a priori del cibo da parte di un bambino siamo soliti dire: “Come fai a dire che non ti piace? Almeno assaggialo”. Quasi sempre i bambini rispondono di no, perche’ sono ancora guidati dall’istinto, ossia da madre natura. Se un bambino rifiuta la carne, significa che naturalmente il suo sistema ha bisogno di poche proteine, perche’ ne e’ gia’ ricco. Noi adulti dobbiamo imparare ad ascoltarli, senza generalizzare: “I bambini devono mangiare la carne, perche’ hanno bisogno di proteine”. Quello che fa bene a te puo’ fare male a me, perche’ noi siamo di dodici tipi, come i mesi dell’anno.

Il maestro Masatomi Ikeda

CHIERCHINI
Mi piacerebbe ora che parlassimo di un argomento che sicuramente interessa a tanti: ci racconti del Maestro Masatomi Ikeda, un uomo che ovunque ha lasciato un ricordo colmo di affetto e gratitudine.

AIELLO
Il rapporto con il Maestro Ikeda e’ stato per me fondamentale, perche’ e’ il maestro che mi ha forgiato. E’ vero che ho praticato tanto anche con il Maestro Tada, ma lui lo vedevo un paio di volte al mese, invece il Maestro Ikeda a volte stava un mese intero qui a Praiano: oltre a vederlo nel dojo, viveva a casa mia e lavoravamo spesso insieme in forma privata, perche’ anche lui voleva praticare per poter sperimentare e avanzare e aveva bisogno di un partner per il suo lavoro. Quello che io ho imparato da lui non e’ dovuto solamente a quello che ho visto in palestra, questo e’ poco ma sicuro, ho veramente avuto una grande fortuna.
Il Maestro Ikeda, un uomo che mi e’ rimasto sempre nel cuore, era solito dire che in Italia aveva imparato a vivere. Lui era un vero uomo e un vero guerriero, che veniva dal Sumo, dai combattimenti e gli piaceva la realta’. La sua attenzione ai dettagli nella pratica era prodigiosa: quando studiavamo insieme non diceva “Un attaccante ti puo’ fare questo o quello”, ma con precisione e conoscenza mi spiegava che un judoka mi avrebbe potuto attaccare in un certo modo, un sumotori mi avrebbe afferrato in un altro modo, e cosi’ via. Ikeda Sensei aveva sviluppato il suo sistema di Aikido, ma piu’ di una volta mi raccomando’ che in presenza del Maestro Tada non lo usassi, facendo invece le cose che proponeva lui. La sua modestia era senza pari.

ARMANO
Il Maestro Ikeda era leale politicamente al Maestro Tada, per cui nutriva un rispetto personale che rasentava la venerazione, ma la sua visione dell’Aikido era spesso profondamente diversa da quella del suo maestro e non aveva paura a dirlo a noi allievi.

AIELLO
Mi ricordo di quando Ikeda Sensei diceva: “Che peccato che io fisicamente sono cosi’ grosso! Io lavoro notte e giorno per sviluppare un Aikido che sia fattibile dai malati, dalle persone anziane, di modo che con poca forza possano eseguire le tecniche… e devo sentire la gente che critica il mio lavoro dicendo: “Ah, questa e’ una tecnica di Ikeda? Tanto funziona solo a lui, perche’ e’ forte. Che peccato!”. Il Maestro ci rimaneva malissimo, perche’ il suo lavoro era genuino e onesto esattamente come lui.

ARMANO
E’ ora di andare, vi lasciamo tranquilli, ma vi lasciamo anche la nostra gratitudine e i nostri migliori sentimenti di amicizia. Qui su con voi si sta come a casa. Voi avete tutto e ve lo siete creato con le vostre mani. Vi assicuro che non c’e’ posto migliore che potreste desiderare.

AIELLO
Ora conoscete la strada e la mia porta per voi sara’ sempre aperta.

Leggi la Prima Parte dell’Intervista a P. Aiello
Guarda la Foto-Cronaca del Seminario di P. Aiello Sensei a Sant’Agnello


Copyright Simone Chierchini © 2011Simone Chierchini

Per le norme relative alla riproduzione consultare
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Il Mondo di Pasquale Aiello – Parte I

Pasquale Aiello si prepara per l'allenamento all'aperto

Un week-end di inizio estate, una vecchia meravigliosa casa in pietra in mezzo ad un rigoglioso giardino su uno sperone a picco sul mare. Un vecchio maestro di Aikido dal cuore modesto ma puro come l’oro.
Siamo stati una mezza giornata con il Maestro Pasquale Aiello nella sua magica Praiano, abbiamo visitato il suo dojo, condiviso il suo cibo e bevuto il suo vino, mentre parlavamo di Aikido e delle cose della vita. Una esperienza inebriante, tanto forte come i sapori, gli odori e i colori che animano il suo sistema/vita

di SIMONE CHIERCHINI

CHIERCHINI
Siamo ospiti del Maestro Pasquale Aiello nel suo piccolo meraviglioso regno di Praiano, ed e’ di Praiano che vorremmo iniziare a parlare. Cosa rappresenta per lei – come uomo e come aikidoka – questo piccolo angolo di paradiso che e’ riuscito a costruire per se’ e per la sua famiglia?

AIELLO
Io in questo posto ci sono nato, quindi non potrei dire la differenza, perche’ non ho mai cambiato e sono felice di non averlo fatto. Le radici non si sono mai seccate, qui tutto e’ sempre rimasto lo stesso. Qui ci ho passato tutta la vita e qualcuno potrebbe dirmi: “Ma non ti e’ mai venuta voglia di cambiare?”. La mia risposta e’ no, anzi, qui mi piace sempre di piu’. A Praiano c’e’ il mio mondo, la pesca, la pesca, la bottega… vivere qui ha anche comportato molti sacrifici, ma che devo dire, questa e’ al mia fantasia!

ARMANO
In questo ritmo di vita, in questi sapori cosi’ netti, l’Aikido come si e’ collocato, come lo hai vissuto? Ha cambiato qualcosa o si e’ semplicemente integrato nel resto?

AIELLO
Certamente vivere in questo posto aiuta e ha aiutato il mio Aikido, questo e’ sicuro. A volte non mi basta neppure essere in un posto cosi’ vicino alla natura, io ci devo essere a contatto, o meglio, dentro: quando sono fuori a pesca e il mare e’ agitato, vedendo le onde enormi che si susseguono io inspiro ed espiro seguendo il loro ritmo. Non c’e’ dubbio che questo luogo mi ha forgiato.

ARMANO
Alcuni grandi maestri sono stati tuoi ospiti in questa casa. Quali sensazioni ti hanno comunicato?

Il mondo visto da casa Aiello

AIELLO
Tanto il Maestro Ikeda, quanto il Maestro Yoshida, tanto per nominarne due al cui ricordo sono particolarmente affezionato, hanno sempre detto che questo posto e’ ideale per praticare. L’atmosfera e’ ideale.

CHIERCHINI
Io credo che questo posto sia magico…

AIELLO
E’ vero, e mi fa rabbia che noi Praianesi, che siamo ospitati da un luogo cosi’ bello, non siamo capaci di apprezzarlo. Quello che vedo a volte mi fa soffrire molto: la natura non viene rispettata.

CHIERCHINI
Noi come aikidoisti possiamo fare qualcosa, e forse e’ il fine ultimo di cio’ che facciamo, imparare a stare a contatto, apprezzare e rispettare il proprio mondo.

AIELLO
Io mi sforzo sempre di mettere in pratica i messaggi di O’Sensei per realizzare un mondo migliore. Come mi hanno sempre consigliato i miei maestri, nei momenti di dubbio mi rivolgo sempre a O’Sensei, e questo mi ha aiutato molto: esistono dei messaggi dall’altro mondo, su questo non c’e’ dubbio. Anni fa, quando pensavo alla morte, essa mi faceva paura; adesso non piu’, perche’ ho la consapevolezza che anche dall’altro mondo possiamo aiutare. E’ normale pensare alla morte, fa parte del processo di invecchiamento, ma e’ importante vincere la paura di morire. Io so che dopo c’e’ qualcosa.
Mi ricordo che il maestro Ikeda, dopo aver fatto il saluto rituale al ritratto del Fondatore, a inizio lezione, a volte rimaneva voltato a guardare la foto, a volte per 20 secondi, a volte anche piu’ a lungo. Spesso mi sono chiesto cosa stesse succedendo, perche’ lo facesse. Alla fine glielo chiesi e lui mi rispose: “Io chiedo a O Sensei: “Posso fare lezione? Sono degno?”. A volte questa risposta viene subito, a volte bisogna attendere, ma queste cose succedono.
Anche il maestro Junpei Yoshida me lo disse, “Se sei in difficolta’, chiedi a Noguchi“. Questi grandi ci sono ancora, la loro energia in qualche modo continua ed e’ presente.
La domanda che pongo spesso e’ come posso fare per rendere il mondo migliore, e spero che con il mio Aikido io possa aiutare.

La catena che non si spezza: Lorena guarda Ikeda che guarda O'Sensei...

CHIERCHINI
Cosa si sente di dire, maestro, ai giovani che si avvicinano adesso all’Aikido o magari lo fanno da qualche anno, ma sono a tuttora inesperti e quindi ancora persi nel tecnicismo?

AIELLO
Prima di praticare Aikido, io facevo Judo. Il mio consiglio e’ non solo di praticare con diversi maestri, ma anche di praticare diverse discipline. Finiamola una buona volta di dire che noi siamo i migliori. Io, personalmente, dopo tanti anni di Aikido mi sento di poter dire che bisogna praticare con tutti, prendere da tutti, senza criticare, perche’ ormai abbiamo capito che tanti sono gli stili quanti sono i praticanti.
Io ho preso da tutti, ma chi ringrazio assai sono gli allievi, perche’ senza di loro non sarei mai andato da nessuna parte. Non sai quante volte mi hanno fatto riflettere, al punto di perdere il sonno…

CHIERCHINI
Il buon maestro e’ il prodotto di buoni allievi?

AIELLO
Sicuro. Io ho una gratitudine profonda per tutti i miei allievi, per quanto mi hanno fatto crescere nel corso degli anni. Ritornando alla tua domanda, quando ero piu’ giovane pensavo solo alle tecniche. Il mio allenamento era ikkyo-nikyo-sankyo… La respirazione non la capivo e non mi interessava molto. Se non avessi praticato anche Seitai molto probabilmente tante cose in quell’ambito non le avrei mai capite.

CHIERCHINI
Come si inserisce il Seitai in questo ambiente meraviglioso che ci circonda e nel discorso della comprensione dei principi piu’ profondi dell’Aikido?

AIELLO
Anche il Maestro Tada ha sempre sostenuto che chi fa bene Aikido puo’ riuscire senza problemi nel Seitai, o nello Shiatsu,  o nel Do-in. Chi capisce cosa e’ il Ki, chi pratica respirazione potra’ applicare gli stessi principi in altre discipline. Tuttavia, come dicevo prima, all’inizio tutto cio’ mi interessava ben poco, era concentrato sulle tecniche, sul programma di esami.
Solo successivamente ho iniziato ad apprezzare quanto queste tematiche fossero importanti, ma, nonostante questo, tanti aspetti che pensavo di aver capito, invece non li avevo capito proprio per niente. E’ stato grazie al Seitai che finalmente le cose hanno iniziato ad andare nel loro posto. Se devo essere sincero, pero’, non sono in grado di esprimere a parole le esperienze interiori del Seitai.

CHIERCHINI
Perche’ vanno sperimentate, non raccontate.

AIELLO
Esatto. A volte, quando tratto una persona che ha un problema, mi sembra di essere confrontato da una corazza. Quando questa persona se ne va, dopo la terapia, neppure si ricorda di me e di quello che abbiamo fatto ed e’ ovvio quindi che non posso aiutarla. Con altre persone invece si crea una sorta di compassione: e’ come se l’anima e la mente di entrambi si unissero, al punto che quando vado a riposare io ancora sento questa altra persona e il mio desiderio di aiutarla non cessa.

Il luminoso Dojo del Maestro Aiello a Praiano

Quando si crea questa unione, il trattamento funziona a meraviglia e anche persone con problemi seri traggono notevoli giovamenti. Come questo funzioni e’ difficile se non impossibile da spiegare.
Yoshida Sensei, il mio maestro, diceva che nelle persone bisogna trasformare il negativo in positivo.
Guarire significa compiere questo processo: trasformare l’energia negativa che genera la sofferenza in un’energia di tipo positivo. Io sono ancora un piccolo guaritore, perche’ non sempre ci riesco e non e’ questione di mancanza di volonta’. Ci sono persone che non vedo l’ora di trattare, cui dedico le mie migliori energie e tutto l’amore di cui dispongo, ma con cui non riesco a connettere.
Una grande spiegazione su come funzionano le terapie la diede Yoshida Sensei in presenza di Kobayashi. Yoshida chiese a Kobayashi in che misura le sue terapie fossero efficaci e Kobayashi gli rispose che il 50% lo erano. Yoshida disse che per lui la percentuale era di molto inferiore. Era la verita’, non lo disse per fare il modesto. “Io sto diventando troppo tecnico”, disse Yoshida, “mentre tu le fai con uno spirito piu’ genuino”. Nel Seitai si dice che “Il male deve chiamare la mano”. Yoshida era considerato uno dei migliori al mondo, se non il migliore, ma aveva compreso che il suo approccio era diventato troppo tecnico e stava offuscando la sua “visione”.

Fine della Prima Parte
Leggi la Seconda Parte dell’Intervista a P. Aiello

Guarda la Foto-Cronaca del Seminario di P. Aiello Sensei a Sant’Agnello

Copyright Simone Chierchini © 2011Simone Chierchini
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Il Piu’ Amato Dagli Italiani – Intervista a Masatomi Ikeda (1990)

Uno dei maestri più amati in Italia, Masatomi Ikeda Sensei

Che una generazione intera di aikidoka italiani ed europei debba quasi tutto al Maestro Masatomi Ikeda non ci sono dubbi. E il sentimento di affetto è ampiamente ricambiato…

di SIMONE CHIERCHINI

CHIERCHINI
Si dice, Sensei, che lei abbia lasciato il suo cuore qui in Italia, quando ne partì nel 1970. Come iniziò la sua storia aikidoistica in Italia?
IKEDA
Ero ancora studente di Università, quando il mio Maestro, Tada Sensei, partì per l’Italia. Prima di partire lui mi disse che quando ci fosse stato bisogno di un altro insegnante giapponese in Italia, mi avrebbe chiamato.
Da questo momento la mia esistenza fu ad un bivio e si imponeva per me la necessità di scegliere tra due vie diverse: una volta terminata l’Università, col conseguimento della Laurea in Scienze motorie, avrei potuto iniziare ad insegnare nelle scuole; oppure, come ho detto prima, mi si prospettava la possibilità di recarmi in Italia.
In questo periodo mi interessavo molto dell’Aikido e avevo un gran desiderio di andare avanti nella pratica; quindi, davanti all’opportunità di insegnare e imparare nello stesso tempo, cioé quello che mi offriva il Maestro Tada qui in Italia, io lasciai da parte la professione per la quale avevo studiato e decisi di rendermi disponibile a partire.
Il Maestro Tada mi chiamò quasi subito; in quel momento egli riteneva che fosse molto importante curare il Sud-Italia. Già prima di partire dal Giappone sapevo che la mia destinazione sarebbe stata Napoli.

CHIERCHINI
E una volta giunto a Napoli che cosa trovò?
IKEDA
Quando finalmente arrivai in Italia, il Maestro Tada aveva già preparato tutto per me; aveva lasciato a Napoli un uomo che aveva l’incarico di aiutarmi in tutto quello di cui avessi avuto bisogno durante il mio soggiorno in Campania. Costui era il sig. Infranzi, che ormai forse solamente i vecchi allievi ricordano. Iniziai subito a insegnare a Salerno e Napoli.

CHIERCHINI Fu difficile all’inizio?
IKEDA  Si, è stato molto complicato; i miei allievi provenivano da altre Arti del Budo, e dell’Aikido conoscevano solo il nome. Alcuni ne avevano sentito parlare, però non sapevano esattamente di cosa si trattasse. La difficoltà maggiore consistette proprio in questo: in ogni cosa fui costretto ad iniziare totalmente da zero. Inoltre c’era un altro aspetto a complicare le cose. Quando mi fu chiesto di venire dal Giappone, nei patti fu preventivamente stabilito che a Napoli io avrei curato non solo il corso di Aikido, ma anche quello di Judo.
La società cui allora Tada Sensei si appoggiava aveva bisogno di un istruttore per entrambe le discipline. Il Maestro fu un po’ in imbarazzo, ma erano tempi in cui bisognava sapersi adattare; d’altra parte sapeva che io praticavo da tempo sia judo che Aikido. In fondo forse scelse me proprio per questo motivo. Una volta giunto comunque presi ad insegnare contemporaneamente Aikido e judo: alle difficoltà di adattamento, mi si aggiungeva il problema dell’insegnamento moltiplicato per due. Molti dei miei allievi di allora mi seguivano sia come aikidoka che come judoka; di loro praticano ancora Pasquale Aiello, Nunzio Sabatino, Brunello Esposito, che fanno parte del primo gruppo che ho curato. Successivamente fu la volta della generazione di Agostino Pagano. Sono rimasto a Napoli dal 1965 al 1970. Poi tornai in Giappone.

CHIERCHINI
Prima di arrivare a Napoli, Sensei, aveva mai avuto esperienze di insegnamento?
IKEDA  Avevo insegnato Educazione Fisica per sei mesi. Inoltre ero stato Assistente del Maestro Tada nel suo Dojo di Tokyo; quando lui era assente, lo dovevo sostituire. Questo è stato fondamentale per la mia crescita.

CHIERCHINI È stato importante per lei lo studio dell’Educazione Fisica in rapporto alla formulazione di un metodo da utilizzare poi anche nell’insegnamento dell’Aikido?
IKEDA  Soprattutto i quattro anni di studio all’Università mi hanno dato molto per quello che concerne l’apprendimento di un metodo di insegnamento. Quindi un pó l’Educazione Fisica mi ha aiutato.
Però ritengo che, man mano, insegnando Aikido e seguendo l’esempio di altri grandi Maestri, sia venuto fuori un mio metodo particolare, forgiato dall’influsso della mia personalità.

CHIERCHINI L’esperienza dei cinque anni a Napoli ha in qualche modo lasciato un segno sul suo carattere?
IKEDA  Quando ero più giovane, non pensavo affatto a come fosse la mia personalità, il mio carattere. Questo mi si è rivelato spontaneamente proprio quando sono giunto in Italia.
Quando sono arrivato a Napoli e ho iniziato a vivere quotidianamente con i napoletani, in un primo momento ho sentito un grosso contrasto fra il mio modo di essere e il loro. Però piano piano le cose cambiarono. Mi resi conto allora che se ero venuto a Napoli forse solo per un caso, d’altra parte sembrava quasi che lo avesse scelto il destino. Così presi a considerare Napoli la mia seconda patria e a viverci provando piacere giorno per giorno.
Il costume di Napoli e di molte altre zone d’Italia è molto simile a quello del Giappone, molto, ma molto di più di quanto comunemente si pensi.

CHIERCHINI Di quale zona del Giappone è la sua famiglia, Maestro?
IKEDA
Io sono di Tokyo. Gli abitanti di Tokyo conservano un modo di essere che prima della Guerra Mondiale era comune a tutto il Giappone. È un modo di vivere antitetico rispetto alle abitudini individualistiche odierne, portate nel mio paese dalle usanze americane, un modo di vivere che mette al primo posto per importanza il sentimento di attaccamento alla famiglia, la socievolezza, la confidenza e il mutuo soccorso con i propri vicini. Voi tutti conoscete certamente il popolo napoletano: ebbene è molto somigliante a quello di Tokyo. Vivendo a Napoli, durante quei cinque anni non ho provato mai nostalgia di casa.

CHIERCHINI
Perché allora ritornò in Giappone?
IKEDA
Ad un certo punto mi riprese una gran voglia di studiare, di imparare. Questo sentimento divenne sempre pii ‘forte e quindi decisi di tornare. L’unico vero motivo che mi spinse a lasciare l’Italia fu il desiderio di apprendere di più. Quando mi apprestavo a partire, pensavo che non sarei rimasto in Giappone per più di due anni; tanto più che nei cinque anni precedenti non avevo sentito mai il bisogno di tornarci. Calcolavo di fermarmi il tempo necessario per completare il mio bagaglio tecnico e poi di riprendere la via dell’Italia. E invece la vita prese per me una direzione diversa, perché mi dovetti trattenere in Giappone per ben sette anni. Ripresi ad insegnare Educazione Fisica e studiai intensamente Aikido. Di tanto in tanto ritornavo in Europa a visitare la mia seconda patria, Napoli, ma non potei lasciare subito Tokyo come avevo progettato perché il lavoro non me lo permetteva.
Nel 1979 poi l’Aikikai Svizzera richiese all’Hombu Dojo un insegnante giapponese, ed io mi resi disponibile. Cominciai così ad insegnare Aikido per loro. I primi tempi li trascorsi a Berna, poi, dopo qualche anno, scelsi Zurigo, perché in Svizzera il vero centro del paese è Zurigo, l’unica città grande. Tanti anni sono passati, ormai, e adesso in Svizzera siamo giunti alla ricorrenza dei primi venti anni di Aikido nel paese.  L’A.C.S.A., l’Aikikai svizzero, ha organizzato grandi cose per onorare questo evento, e io personalmente ce l’ho messa tutta per presentare agli altri paesi i risultati del nostro lavoro sia a livello tecnico che organizzativo, seguendo la linea dell’Hombu Dojo e della I.A.F. Per la celebrazione del nostro Ventennale abbiamo invitato in Svizzera Waka Sensei Ueshiba Moriteru, che è venuto nel mese di ottobre ’89. È stato sicuramente il miglior modo per festeggiare i nostri venti anni di Aikido.
Per la buona riuscita di tutto, ancora una volta devo essere grato ai miei amici italiani.

Copyright Simone Chierchini © 1990-2011Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
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Intervista a Masatomi Ikeda (1984)

Masatomi Ikeda

Masatomi Ikeda Sensei

Questa intervista con il Maestro Masatomi Ikeda fu realizzata da Simone Chierchini a Napoli nel 1984. Ikeda Sensei é assente dalla scena aikidoistica ormai da molti anni a causa di una rave malattia. Siamo sicuri che tutti gli affezionati del grande maestro saranno felici di riascoltare le sue parole

di SIMONE CHIERCHINI

Masatomi Ikeda é uno dei più affezionati estimatori della città di Napoli e della sua gente. Divenuto oggi uno dei più apprezzati maestri europei, VI Dan e Direttore Didattico dell’Aikikai di Svizzera, questo grande maestro ha mosso i primi passi della sua carriera aikidoistica ad alto livello all’ombra del Vesuvio. Invitato dal Maestro Tada, giunse in Italia il 31 Ottobre del 1965, allora III Dan, con il compito di occuparsi dell’insegnamento in Campania. La sua opera durò 5 anni, trascorsi i quali fece ritorno in patria.
Sono quelli gli anni cruciali per la nascita e lo sviluppo di quel movimento che oggi ci presenta la Campania come una delle regioni aikidoisticamente più fiorenti e attive della penisola. Il Maestro Masatomi Ikeda ne fu l’iniziatore e l’ispiratore e ancora oggi ne é considerato il padre spirituale.
É in occasione dell’abituale appuntamento napoletano che abbiamo per la prima volta il piacere di ospitare sulle Colonne di “Aikido” le parole del Maestro Ikeda.

CHIERCHINI Maestro, potrebbe tracciare un suo breve curriculum vitae nel campo delle arti marziali e della cultura affine?

IKEDA Il Budo mi ha sempre affascinato, fin da quando ero ragazzo. Fu per questa mia inclinazione che mi avvicinai alla pratica del Judo, e nel contempo mi impegnai per diventare un bravo sumotori. Ma la svolta avvenne poco prima che iniziassi l’università, quando ebbi la fortuna di vedere all’opera O’Sensei: fu per me un’illuminazione e nacque allora il mio amore per l’Aikido. Decisi che all’università’ avrei studiato per laurearmi in Educazione Fisica, in modo da avere piu tempo da dedicare all’apprendimento del vero Budo.

CHIERCHINI E in effetti le riuscì di realizzare i suoi progetti, dal momento che, dopo che si fu laureato alla Università Waseda, lei diventò anche maestro di Aikido. Insegnare Aikido le fu di aiuto nello svolgimento della sua professione?

IKEDA Appena mi sono laureato mi sono trasferito in Italia, dove per cinque anni ho insegnato Aikido: ad un certo punto però mi sono reso conto che avevo ancora molto bisogno di imparare: decisi di tornare in Giappone. Fu solo allora che iniziai a insegnare Educazione Fisica. Gli studenti e gli altri professori mi tenevano in particolare considerazione proprio perché sapevano che ero un maestro di Aikido e questo mi facilitava molto nella pratica dell’insegnamento.

CHIERCHINI La lunga milizia nel Sumo le ha fruttato il V Dan; anche nel Judo lei ha superato la cintura nera. Chi ha frequentato i suoi corsi a Zurigo racconta che lei, maestro, ama molto proporre dei parallelismi con discipline diverse dall’Aikido. D’altra parte si sente spesso dire che la pratica dell’Aikido é incompatibile con quella di altre arti marziali. Insomma, l’aikidoista deve cercare di allargare le sue esperienze? Esistono delle discipline che possono essere utili o addirittura dannose alla corretta pratica dell’Aikido?

IKEDA Quello che sto per dire é fondato esclusivamente sulla mia esperienza. Quando sono passato dal Judo e dal Sumo all’Aikido, mi sono potuto capacitare del fatto che gli elementi di quelle discipline esistevano all’interno della Via. Scoprendo con la pratica l’esistenza di punti di contatto, mi sforzavo di metterli in evidenza agli occhi dei miei allievi. A questo punto però vorrei porre ai lettori il dilemma se sia preferibile praticare un gran numero di arti marziali oppure dedicarsi all’Aikido, che le sintetizza tutte. La mia opinione é che ci si debba concentrare esclusivamente sull’Aikido, riscoprendo al suo interno tutte le altre discipline. Io vedo che molti si avvicinano ad altre arti marziali, anche contigue all’Aikido, come ad esempio lo Iaido. Vorrei ricordare loro che studiando troppe cose é difficile progredire tanto nelle une che nelle altre. E poi già lo studio dell’Aikido mi sembra di per sé molto impegnativo.
É giusto comunque che ognuno faccia le proprie esperienze: alla fine si accorgerà dell’inutilità’ di questo svariare e si concentrerà sull’Aikido. E il perché di tutto questo é presto detto: tra tutte le arti marziali che esistono, non ne ho trovata nessuna che vada al di sopra dell’Aikido.

CHIERCHINI Dal 1977 il maestro Ikeda é il direttore didattico dell’Aikikai di Svizzera. Come é giunto ad un così importante riconoscimento?

IKEDA Quando sono tornato per la seconda volta in Europa, non avevo ancora deciso di risiedere stabilmente in Svizzera; lì mi trovavo bene ed inoltre avevo la possibilità di venire d’estate ai raduni degli amici italiani. Nel frattempo l’Aikikai di Svizzera richiese all’Hombu Dojo un insegnante giapponese fisso: convocato in Giappone, mi venne prospettata questa possibilita’, che accolsi con entusiasmo.

CHIERCHINI Quando lasciò il Giappone per la prima volta, venne a contatto con il mondo occidentale a Napoli, città atipica, forse unica al mondo nel suo genere; passato poi in Svizzera, ha trovato difficoltà ad inserirsi in un ambiente così diverso da quello napoletano?

IKEDA I più grossi problemi di ambientamento li ho dovuti affrontare nel passaggio dal Giappone al’Italia, e questo é facilmente comprensibile, dal momento che in occidente esistono delle abitudini a volte diametralmente opposte a quelle del Giappone. Non c’é stato nessun problema invece nello spostamento dalla Campania alla Svizzera, anche perché il cuore del mio popolo parla il dialetto napoletano, mentre la mente é organizzata con schemi svizzeri.

CHIERCHINI Lei, maestro Ikeda, tiene annualmente dei corsi in Italia; i maestri Tada, Hosokawa e Fujimoto fanno lo stesso in Svizzera. Aikidoisti delle rispettive nazioni si scambiano visite: i fatti testimoniano che esiste qualcosa di più di una semplice simpatia. Quali sono le prospettive della collaborazione italo-svizzera?

IKEDA Lo sviluppo di contatti sempre piu’ frequenti con l’Aikikai d’Italia é, da quando sono in Svizzera, l’obiettivo dei miei sforzi. Ad esempio il Raduno dell’Amicizia Italo-Svizzera, svoltosi qualche tempo fa a Sorrento, aveva questo scopo. E in un prossimo futuro vedremo di riprendere queste simpatiche iniziative.

Il viaggio che ricondurrà il Maestro Ikeda in Svizzera é lungo, ed é giunto il momento di rimettersi in cammino. Lo salutiamo a nome degli aikidoisti italiani, quasi a ricordargli la simpatia che essi nutrono nei suoi confronti e il maestro contraccambia felice, mentre la memoria probabilmente lo riporta ad un altro lungo viaggio che vent’anni prima cambiò la sua esistenza.

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