Did Kisshomaru Actually Invent Morihei’s Aikido World Harmony Dream?

Hombu Dojo, 1959: right to left Morihei Ueshiba, Kisshomaru Ueshiba, Nobuyoshi Tamura, Masamichi Noro, Yoshio Kuroiwa, Kazuo Chiba

Hombu Dojo, 1959: right to left Morihei Ueshiba, Kisshomaru Ueshiba, Nobuyoshi Tamura, Masamichi Noro, Yoshio Kuroiwa, Kazuo Chiba

The following excerpt from An Interview with T. K. Chiba Shihan by Peter Bernath & David Halprin (2000) sheds a very interesting light on the genesis of Aikido philosophy. Apparently we have a lot to thank Kisshomaru Ueshiba for having it…

—> SCORRI IN BASSO PER LA VERSIONE ITALIANA <—

(…)

BERNATH-HALPRIN
How would you characterize the work that Second Doshu, Kisshomaru Ueshiba, did to develop Aikido?

CHIBA
I think the most valuable work he did was the popularization of Aikido throughout the world through disciples he cultivated.
To begin with, this was against O-Sensei’s will. He finally accepted Kisshomaru Sensei’s wish to introduce Aikido to the public. As I have said earlier, again, as a martial artist, O-Sensei was not interested in the popularization of the art.
He was very much interested in his own art, and passing it on to a small number of people, sort of elected people. That was how he did it before the war. So I think Second Doshu had great difficulty to persuade O-Sensei, to make him understand the importance of popularization of the art after the war, and he succeeded.

BERNATH-HALPRIN
Sensei, did that start with the university clubs that you were talking about?

CHIBA
Well, to begin with, the first public demonstration held in Japan, that was what, 1953? O-Sensei strongly objected to it.

BERNATH-HALPRIN
By the time that yourself and the other uchideshi (now the Shihankai senseis) were going to go overseas, at that time O-Sensei had accepted the idea that you were going to be…

CHIBA
Yes, yes.

BERNATH-HALPRIN
And he supported it?

CHIBA
Yes. Well, you see, to begin with, a martial art is something very personal, sort of a deep love affair. There are a lot of sacrifices and pains, studies and so forth, you know; it’s not an ordinary life. You have to have dedication, commitment, and faith in what you do. And you don’t talk about it to anybody! It’s something very personal. I understand the feeling of doing demonstrations as really shameful, it seems to me. I feel that way. I don’t even talk…I hate talking about Aikido to anybody! It’s very difficult for me when I’m asked what my profession is, you know, if somebody asks, “I am an Aikido teacher professionally?” It’s very, very tricky for me. I want to be nobody.
Mainly O-Sensei was very pleased when we were going out overseas because his religious belief was world peace, and through Aikido he dreamed to realize, to cultivate this dream to be realized.
I believe that martial arts should not be exposed to society openly. In many ways I think martial art is a dark corner of human society. It’s a killing art, don’t forget. It can be very destructive. That’s my feeling, my personal feeling.
If there’s one thing I disagree with, not necessarily related only to Aikido alone, but including martial arts as a whole, it’s become so professional; it’s become so…so popular. Everywhere you go. It’s like a handgun issue. You don’t carry around a handgun in front of me in public, do you? It has to be hidden away, under control. That’s how I feel.

BERNATH-HALPRIN
So, O-Sensei had two ideas: he didn’t want to expose Aikido to the public, but he thought it was a way to realize his dream of world peace.

CHIBA
That realization had much to do with Second Doshu’s efforts to talk his father into it.

BERNATH-HALPRIN
Did O-Sensei shift over more to that in the end?

CHIBA
Yes.

_____________________________________________

Il seguente estratto da Un’Intervista con T. K. Chiba Shihan di Peter Bernath & David Halprin (2000) mostra la genesi della filosofia dell’Aikido da un veramente interessante punto di vista. Sembrerebbe infatti che dobbiamo ringraziare parecchio Kisshomaru Ueshiba per il fatto di averla…

(…)

BERNATH-HALPRIN
In che modo caratterizzerebbe il lavoro che il Secondo Doshu, Kisshomaru Ueshiba, svolse per sviluppare l’Aikido?

CHIBA
Ritengo che il lavoro più prezioso da lui compiuto fu la popolarizzazione dell’Aikido nel mondo grazie agli allievi che lui aveva cresciuto.
All’inizio questo era contro il volere di O-Sensei. Alla fine accettò il desiderio di Kisshomaru Sensei di introdurre l’Aikido al pubblico. Come ho detto in precedenza, da tipico artista marziale O-Sensei non era interessato alla popolarizzazione dell’arte.
Era molto interessato alla sua arte, e voleva passarla a un piccolo numero di persone, una sorta di élite. Questo era quello che aveva fatto prima della guerra. Pertanto io credo che il Secondo Doshu incontrò molte difficoltà nel persuadere O-Sensei, per fargli capire l’importanza della popolarizzazione dell’arte nel dopoguerra, ma ci riuscì.

BERNATH-HALPRIN
Sensei, questo ebbe inizio con i club universitari di cui ci stava parlando?

CHIBA
Ebbene, per cominciare, la prima dimostrazione pubblica svolta in Giappone si tenne, mi pare, nel 1953. O-Sensei vi si oppose con forza.

BERNATH-HALPRIN
Quando lei e gli altri uchideshi iniziaste ad andare a stare all’estero, a quel punto O-Sensei aveva accettato l’idea che lo avreste fatto…

CHIBA
Sì, sì.

BERNATH-HALPRIN
E l’appoggiava?

CHIBA
Sì. Beh, vedete, al’inizio un’arte marziale è qualcosa di molto personale, una specie di profonda storia d’amore. Comporta un sacco di sacrifici e di dolore, studio e via discorrendo; vivere le arti marziali non è una vita ordinaria.  Ci vuole dedizione, impegno e fede in quello che si fa. E uno non ne parla con nessuno! E’ qualcosa di estremamente personale. Capisco come la sensazione di andare a fare una dimostrazione sia fonte di vergogna, lo capisco bene. Io neppure parlo… Odio parlare di Aikido con chiunque! Quando mi chiedono quale sia la mia professione, per me è veramente difficile rispondere, tipo se qualcuno mi chiede se faccio Aikido professionalmente. Per me è molto complicato. Io non voglio essere nessuno.
Per lo più O-Sensei era molto contento del fatto che andassimo all’estero, perché il suo credo religioso era quello della pace nel mondo, e attraverso l’Aikido sognava di realizzarla, di coltivare questo sogno per realizzarla.
Personalmente ritengo che le arti marziali non andrebbero esposte apertamente in società. Per parecchi aspetti credo che esse rappresentino un lato oscuro della società umana. Sono sistemi per uccidere, non ce lo scordiamo, e possono essere molto distruttive. Questa è la mia opinione personale.
Se c’è una cosa con cui sono in disaccordo – non necessariamente relativa al solo Aikido, ma includendo le arti marziali nel loro insieme – è il fatto che sia diventato così professionale; è diventato così… così popolare. Dovunque si vada. E’ lo stesso problema con le pistole: non si portano pistole in pubblico, giusto? Devono essere tenute nascoste, sotto controllo. Io la penso così.

BERNATH-HALPRIN
Allora, O-Sensei aveva due idee: non voleva esporre l’Aikido al pubblico, ma pensava che fosse un modo per realizzare il suo sogno di pace nel mondo.

CHIBA
Quel tipo di consapevolezza ebbe molto a che fare con gli sforzi che il Secondo Doshu fece per cercar di convincere il padre in quella direzione.

BERNATH-HALPRIN
Alla fine O-Sensei si spostò su quelle posizioni?

CHIBA
Sì.

Source: An Interview with T. K. Chiba Shihan by Peter Bernath & David Halprin (2000)

Copyright Simone Chierchini ©2015 Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
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Lettera Aperta All’Aikikai

Morihei Ueshiba con Kisshomaru

Questo incandescente documento a firma di Philippe Voarino, pubblicato originariamente nel gennaio 1996 e indirizzato senza mezzi termini all’allora Waka Sensei Moriteru Ueshiba, susciterà certamente una ridda di discussioni e polemiche. Tuttavia questo non è certo il motivo per cui lo proponiamo in lettura agli aikidoka italiani. Quello che invece ci interessa di questo scritto è la presentazione oggettiva di alcuni fatti concernenti la storia dello sviluppo dell’Aikido nel dopoguerra, fatti che sono del tutto sconosciuti ai più, stante il muro di gomma elevato in proposito dalle grandi associazioni nazionali di riferimento

di PHILIPPE VOARINO

Nel 1990, un giornalista italiano di una rivista di Aikido chiese a Saito sensei che tipo di uomo fosse O’Sensei. La sua risposta fu deliziosamente giapponese:
“In una parola direi che Morihei Sensei era tutto l’opposto di Kisshomaru. Era il contrario in qualunque cosa. Vede, Kisshomaru ha il merito di avere sviluppato in grande l’Aikikai, ma se fosse stato per O’Sensei, l’associazione sarebbe fallita in tre giorni!”.

A proposito dell’Aikikai
Il nome “Aiki-Kai», che può essere tradotto come «Associazione Aiki», viene usato per descrivere l’associazione creata nel 1948 a Tokyo per promuovere l’arte creata da Morihei Ueshiba: l’Aikido. Tale associazione è stata posta sotto la direzione del figlio del Fondatore, Kisshomaru Ueshiba. Nel corso degli anni, l’Aiki-Kai ha sviluppato una forma peculiare di Aikido che ora viene chiamata «Aiki Kai-style» e definita come Aikido nella sua forma “ufficiale”. Nella terminologia dell’Aikido «O Sensei» significa Morihei Ueshiba.«Doshu» indica suo figlio Kisshomaru e «Waka Sensei» significa Moriteru Ueshiba, figlio Kisshomaru, il nipote di Morihei. (NdT: l’articolo è stato scritto prima della morte di Kisshomaru Ueshiba. Il Doshu corrente è ora Moriteru Ueshiba, mentre il figlio di Moriteru, Mitsuteru Ueshiba, è Waka Sensei).
Ogni uomo trova il proprio posto nella sapiente organizzazione del mondo. Il destino di O’Sensei era quello di creare l’Aikido, ma suo figlio aveva lo scopo di gestirne in modo efficiente la struttura che era necessaria per diffondere l’Aikido al di là dei confini giapponesi.
In questo modo tutto era in ordine. Tuttavia, il corso naturale delle cose si sarebbe rotto, se O sensei si fosse impegnato in questioni amministrative o il Doshu con la tecnica. Gli uomini hanno diverse qualità, che li portano a strade diverse. Ricordare questa realtà non vuol dire recare offesa ad alcuno.
Nel 1932, Kisshomaru Ueshiba aveva 12 anni e O’Sensei si interrogava sul futuro della sua scuola, così egli adottò Kiyoshi Nakakura, uno dei più grandi kendoka giapponese e lo rinominò Morihiro Ueshiba. Mori in giapponese significa “proteggere, conservare”. Con ogni probabilità, O’Sensei pensò che sarebbe stato il futuro Daidell’Aikido. Ma Nakakura abbandonò dopo pochi anni, tornò al Kendo, che era la sua strada, e divenne un maestro indiscusso di questa disciplina. Molto più tardi, negli anni Cinquanta, O’Sensei diede a suo figlio Kisshomaru la responsabilità di gestire l’Aikikai. Tuttavia al tempo stesso, cambiò il nome di Saito Sensei in Morihiro, gli conferì l’ottavo Dan e lo nominò tutore, fino alla sua morte, del santuario sacro dell’Aikido a Iwama.

Kisshomaru Ueshiba e Morihiro Saito

Aikido primitivo e Aikido evoluto
Così, l’amministrazione della scuola venne data a Kisshomaru Ueshiha e Morihiro Saito fu indicato come il custode della tecnica. Senza dubbio Kisshomaru era la persona giusta alla testa dell’Aikikai. Se l’associazione è oggi il riferimento internazionale per l’Aikido, è grazie a lui: Kisshomaru svolse il suo compito con talento. Tadashi Abe sensei che conosceva gli uomini ed era un uomo di poche parole (francesi), era solito dire: “Kisshomaru, buono impiegato” (NT: in Francia lo stereotipo del funzionario grosso modo indica – senza offesa qui –  essere attaccati alla routine, preferire la comodità all’avventura).
Solo che per raggiungere questo obiettivo, non poteva evitare di imprimere la propria influenza sulla tecnica. Entrò in un campo che non era il suo. E da quaranta anni, anche se l’Aikikai sostiene di rappresentare l’eredità di O’Sensei,  in realtà diffonde l’Aikido del secondo Doshu. Tale affermazione può sorprendere, ma non è casuale. E’ stata anche ufficialmente confermata da Moriteru Ueshiba (nipote del Fondatore) in un’intervista rilasciata nel 1995 per la rivista Budo:
“Quello che originariamente era duro e di rottura è stato ammorbidito e arrotondato in tecniche più circolari”.
E Moriteru aggiunge:
“Il curriculum che insegno è quello messo insieme dal Doshu negli anni Cinquanta. Le forme dirette utilizzate da O’Sensei  erano quelle che aveva imparato, forse più dure, più di rottura, collegate all’Aikido di un certo periodo e alla sua evoluzione personale. Con il tempo, le tecniche sono divenute rotonde, e il più morbide possibile”.
Il Credo dell’Aikido è quindi dichiarato e non si può essere criticati per voler leggere tra le righe: esisteva una volta un brutale, primitivo e non molto originale Aikido – l’Aikido del Fondatore stesso – e vi è ora un Aikido evoluto con forme rotonde, l’Aikido dell’Aikikai, la “forma classica” secondo Moriteru.

Il solo e unico Aikido: quello del Maestro
Non avrei mai reso queste verità pubbliche se Moriteru Ueshiba, il capo dell’Aikikai e una personalità emblematica, non avesse ufficialmente espresso tale giudizio sull’Aikido del Fondatore, il suo grande padre.
Alcune altre figure pubbliche, i miei maestri, avrebbero avuto più diritto di reagire di me. Non lo faranno. Essi non possono a causa del giuramento di fede che li lega alla famiglia Ueshiba, quindi all’Aikikai. Waka Sensei (NT. L’articolo è stato scritto prima della morte di Kisshomaru Ueshiba), scrivo direttamente a lei. Non all’individuo, naturalmente, ma al simbolo, al rappresentante di una certa idea di Aikido che ha trovato i suoi sostenitori nel mondo, che dicono che l’Aikido deve evolversi. Io difendo la visione esattamente opposta: c’è un solo Aikido e il resto non è Aikido, puramente e semplicemente.
Che l’Aikido sia la creazione unica di un uomo eccezionale, O’Sensei, dopo una lunga vita di sforzi costantemente volti allo stesso obiettivo. Che l’Aikido sia uno perché i suoi principi fondanti sono gli stessi di quelli che sono a lavoro nell’Universo. Ogni principio è intangibile. Questo punto deve essere assolutamente chiaro. Nessuno può dire che la somma degli angoli di un triangolo non è uguale a 180°. E’ così e rimarrà così. Questo è un principio. 180º è la linea retta, il modo più diretto e non è casuale che in Aikido, irimi – che secondo O’Sensei deve possedere “l’energia di un raggio di luce” – si basa su hanmi, la posizione triangolare dei piedi.

Uno Shihonage che non funziona, perché non rispetta le leggi dell'Universo

Una disciplina fondata su principi immutabili
 L’Aikido di Morihei Ueshiba si basa su tali principi. Ecco perché è l’Universo, ed è per questo che è immutabile. Naturalmente, l’Universo è dinamico. Chi potrebbe sostenere che le forme non cambino tutto il tempo? Ma questo continuo cambiamento è basato su principi invariabili.
Esseri così diversi, come un uomo, una lumaca e un girasole condividono lo stesso fattore di organitivo: la spirale logaritmica di 0,618 regola la crescita del DNA, la forma del guscio di una lumaca e la spirale dei semi di girasole. Lo stesso vale per Aikido. Ci sono decine di migliaia di individui, e decine di migliaia di shiho nage diversi,  perché tutti gli esseri sono diversi. Vero. Ma ciascuno di essi deve rispettare la spirale logaritmica, mentre si applica la tecnica. Altrimenti non è shiho nage.  Non è possibile modificare o variare questa costante, perché è un principio. Questo è l’Aikido ed è per questo che non può evolvere. L’Aikido di O Sensei è Aikido per sempre e l’Aikikai non può cambiare questo fatto.

Il lavoro con le Armi
Lei dichiara:
“… Il lavoro con le armi si è infatti evoluto. Nell’Aikikai, lo studio delle armi è inteso come uno studio di difesa contro un partner armato di ken o jo”.
Mi consenta di ricordarle che questo studio si chiama tachi chi dori e jo dori, e che essi sono più legati alle tecniche a mani nude che alle tecniche di armi. Semplicemente non può essere confusi con gli insegnamenti di Aiki ken e Aiki jo. Il fatto che l’Aikikai intenda il lavoro con le armi in questo modo significa solo che l’Aikikai ha modificato il significato delle parole.
La ricca opera  tecnica e pedagogica con le arma è stato ridotta alla semplice tachi dori e jo dori. E’ come levare due corde ad un violino e dire al musicista: “si suona altrettanto bene con le due corde rimanenti”. Quindi lei procede con la fine del suo pensiero e aggiunge:
“Come tale l’insegnamento delle armi non ha spazio e si può dire che non viene preso in considerazione in Aikikai perché si può dire, semplicemente, che l’allenamento con le armi con due partner non è più Aikido”.
Quindi si può considerare che, per esempio, O’Sensei Morihei Ueshiba, fondatore dell’Aikido, quando praticava le armi con un partner, non faceva Aikido. Allora che cosa praticava, per favore? Kendo, Jodo? No, Young Master, praticava Aiki ken e Aiki jo. Praticava Aikido con o senza armi, a prescindere dal fatto che il suo avversario avesse un’arma o meno. Devo confessare un mio errore che lei mi ha ora permesso di comprendere.

Credenze e lacune dell’Aikikai
L’Aikikai ha sempre rifiutato di riconoscere l’insegnamento dell’Aikiken e Aiki jo – nel modo in cui sono stati organizzati da Saito Sensei – come proveniente da O Sensei. Per molto tempo ho pensato che fosse la conseguenza di un calcolo politico. Dal momento che nessuno nell’Hombu dojo era in grado di insegnarli, mi sembrava ovvio che l’Aikikai sarebbe stata molto imbarazzata da tale riconoscimento. Beh, mi sbagliavo. Sospettavo qualche cinismo da parte dell’Aikikai e mi scuso solennemente per questo pensiero. Ora ho capito che l’Aikikai era perfettamente sincera. Non è a causa di un cinismo politico, è perché Aikikai ignora tutto a proposito dell’Aiki ken e Aiki jo e non ha quindi alcuna idea circa la loro funzione nel training con il partner in Aikido.
L’Aikikai è come un bambino che vive nel deserto e nega l’esistenza del mare solo perché non lo ha mai visto. L’Aikikai crede davvero che due uomini con la spada possono solo praticare Kendo e che due uomini con jo possono praticare solo Jodo. Ecco perché gli insegnanti dell’Hombu Dojo vanno a imparare Kendo e Jodo quando vogliono imparare le armi. E dico niente che non io non possa provare. Ecco i miei argomenti.

Nakai Masakatsu della scuola Yagyu Shingan

Le prove
Durante la sua gioventù, Morihei Ueshiba studiò pricipalmente con due personaggi. Il primo fu Masakatsu Nakai, maestro della famosa scuola di spada “Yagyu Shingan“. Morihei studiò sotto la sua supervisione nel periodo 1903-1908, al termine del quale ottenne il suo primissimo certificato di maestria dalle mani del suo maestro.
Dal 1915 al 1922, Morihei studiò sotto Sokaku Takeda le tecniche a mani nude della scuola Daito, ma anche la scuola Hozoin di lancia e di spada della scuola Shinkage che Takeda insegnava. Egli riconobbe Morihei con un grado di piena maestria ad Ayabe nel 1922.
Questo prova che O’Sensei, durante i suoi anni di formazione, abbia praticato sia le armi e che le tecniche a mani nude, e questo è un punto molto importante. Dal 1919 al 1926, Morihei visse ad Ayabe, nella comunità Omoto-kyo, dove ricevette gli insegnamenti spirituali del reverendo Deguchi e progressivamente si liberò dalla precedente rigida intelaiatura tecnica. In particolare, si staccò dal Daito Ryu di Takeda sensei, abbandonando la posizione shikaku (quadrato) in favore – per le tecniche a mano libera –  della posizione sankaku (hanmi) che egli usava con le tecniche di armi che egli padroneggiava. Questo punto è cruciale. La posizione di guardia triangolare, talmente specifica per l’Aikido che l’Aikido ne trae la sua intera struttura, quella posizione di guardia proviene direttamente dalla pratica delle armi.
Oggi, eliminando la pratica delle armi in Aikido, l’Aikikai si muove in direzione esattamente opposta.

O Sensei a Iwama
Dal 1927 al 1941, Ueshiba sensei visse a Tokyo. Ma in contrasto con la sua opinione, Waka Sensei, l’arte che insegnava era già estremamente peculiare e aveva poco in comune con “le forme molto semplici, come egli le aveva imparate”, come lei sembra volerla ridurre.
Il documentario girato a Osaka nel sede del giornale Asahi è una forte testimonianza di quella singolarità. E anche che l’arte non avesse ancora raggiunto la sua maturità. Veniva chiamata Aiki-budo ed era una combinazione dei tre pilastri dell’Arte: Ken jutsu (spada), So jutsu, (lancia) e Tai Jutsu (tecniche a mani nude). L’integrazione cruciale e la sintesi di questi tre elementi in un sistema unificato non è stato ancora completamente raggiunto. Questo lavoro venne in realtà iniziato nel 1942 a Iwama.
L’onestà intellettuale impone di rispettare i fatti: dal 1942 fino alla sua morte nel 1969, O’Sensei non visse a Tokyo come dicono alcuni, ma lontano da lì, a Iwama, un piccolo villaggio, nel distretto di Ibaraki. Ecco era dove la sua casa e il suo dojo, ed è qui che aveva costruito il santuario dell’Aikido, ai piedi di Atago san, la montagna sacra. È la verità così preoccupante che la maggior parte delle biografie nasconde questo fatto?
La realtà è dura, ma eccola: Morihei Ueshiba ha insegnato presso l’ “Aikido World Headquarter” solo in modo occasionale, durante le poche visite al figlio negli anni Cinquanta. Ancor più, in quelle occasioni, in quel luogo era uno straniero. Era un visitatore di passaggio, non insegnò Aiki ken e Aiki jo, se non a Iwama. Kisshomaru Ueshiba e gli studenti dell’Hombu Dojo non potevano che avere solo un assaggio dell’Aikido di O’Sensei. Tutti gli attuali Shihan sono in realtà allievi di Kisshomaru Ueshiba e non di O’Sensei. Nessuno di loro aveva la più pallida idea di quello che stava accadendo in Iwama, nessuno ne era coinvolto.
Tuttavia, il messaggio di O sensei era chiaro. Già nel 1942, egli registrò la parola Aikido, utilizzata per la prima volta, presso il Ministero della Pubblica Istruzione giapponese. Quello stesso anno, gli edifici di Iwama, vennero consacrati secondo il Kototama e le regole dell’Architettura Sacra come Ubuya, che significa “il luogo di nascita”.

Saito e Ueshiba nei campi di Iwama (1964)

Io affermo che, a causa di questi due importanti atti simbolici, nel 1942 Iwama è stato il luogo di nascita dell’Aikido. O’Sensei poteva vedere chiaramente cosa precedentemente fosse ancora impreciso: il link che doveva unificare le tecniche a mani nude e le tecniche di armi. Non bastava che l’Aikido fosse nato; e anche questa concezione era solo un primo passo. Come un bambino che viene al mondo, l’Aikido doveva crescere e raggiungere la sua maturità.

I tre pilastri dell’Aikido
Ecco, Waka Sensei, l’ignoto e immenso lavoro in cui O’Sensei fu impegnato a Iwama tra il 1942 e il 1969, per quattro volte sette anni.
Tutti i documenti di quel tempo, tutte le immagini, tutti i film, tutti gli uomini e le donne che vivevano a Iwama accanto a O’Sensei in questi ventotto anni, sono tutti testimonianza di un’intensa ricerca  e attività creativa del Fondatore- in particolare nell’Aiki Ken e Aiki jo. La verità è, Waka Sensei, che il Fondatore non si limitò a “migliorare alcuni dettagli”. La verità è che, in Iwama, il Fondatore continuò a studiare senza sosta, a ricercare, modificare, sviluppare, organizzare le tecniche attorno a un Principio di cui lei non è a conoscenza. Egli è stava creando l’Aikido, mentre suo padre a Tokyo stava “codificando” e prematuramente insegnando quello che pensava fosse l’Aikido, anche se mancava di qualcosa di essenziale.
L’Aikido, l’unico e solo Aikido, creato da O Sensei negli ultimi 28 anni della sua vita a Iwama, è basato su tre pilastri: è una comunione, una vita inter-dipendenza tra le tre parti di uno stesso essere. Queste tre parti sono Aiki ken, Aiki jo e Tai jutsu. L’Aikido è l’armonioso equilibrio dinamico di questi tre elementi che si spiegano a vicenda, perché sono unificati da una comune struttura razionale. Tale struttura è la specificità dell’Aikido, è molto di più dell’aggiunta di discipline indipendenti.

Un Aikido amputato
Cosa pensereste di un geometra che eliminasse due lati di un triangolo e volesse comunque chiamare ancora triangolo la forma rimanente? L’Aikikai ritiene di poter eliminare Aiki ken e Aiki jo e ancora chiamare Aikido quello che è rimasto. Ciò che rimane è un residuo privo di valore. L’Aikido insegnato da suo padre, quella che lei insegna, l’Aikido dell’Hombu dojo, l’Aikido diffuso dall’Aikikai in tutto il mondo non è un Aikidomoderno o evoluto. Si tratta di un Aikido mutilato e amputato. Non è l’Aikido di O Sensei, non è più l’Aikido. L’Aikido Aikikai si è spostato verso lo sport.
Forse questo è quello che si chiama prendere  in considerazione le esigenze della realtà.

Chi è Philippe Voarino

Tradotto da Simone Chierchini© 2012
Pubblicato su Aikido Italia Network con l’autorizzazione di Philippe Voarino

Copyright Philippe Voarino© 1996-2012
Tutti i diritti riservati. Ogni riproduzione non autorizzata è strettamente proibita
Fonte: http://www.aikidotakemusu.org/en/articles/open-letter-aikikai

Gentile Appunto a “Paganini Non Ripete”

La porta inaccessibile

Anche questo scritto di Angelo Armano ci è giunto sotto forma di commento a  Doshu Kisshomaru ha cambiato l’Aikido del Fondatore come equilibrato contrappunto alle tesi di Claudio Pipitone in Paganini non ripete. O’Sensei era troppo difficile e oscuro per i comuni mortali?

di ANGELO ARMANO

Nel provare a dia-logare con quanto ha scritto Claudio Pipitone, vorrei porre una prescrizione a me stesso: di farlo con aiki. Vale a dire autenticamente, pure con passione retorica, ma non dimenticando che il suo punto di vista, se anche eventualmente opposto, mi è nondimeno necessario del mio. In ogni caso non potrà non essere un arricchimento.
Prima però di entrare, con le mie opinioni, nel merito di quelle di Pipitone, ritengo sia preliminarmente necessaria una o più domande.
Cos’è l’Aikido e se sia esaustivo annoverarlo nell’ambito dell’arte tout court? Come si pone l’Aikido rispetto alla tradizione marziale dal cui humus pure viene ad esistenza? Che dire dei contenuti religiosi, filosofici e psicologici che tanto lo permeano e di cui parla continuamente il Fondatore? Addirittura se esista l’Aikido al di là della persona del Fondatore.
La risposta a queste ed anche altre domande, la cui portata risulterebbe esorbitante dall’ambito di questa specifica rubrica, mi appare comunque essenziale al fine di porre al meglio possibile la questione. Voglio dire che chiunque abbia opinioni in merito e gentilmente ce le faccia conoscere, dovrebbe chiarirsi i suoi punti di vista rispetto a quelle domande.
Nel momento applicativo di quello che è o dovrebbe essere l’Aikido, sono naturali oltre che inevitabili, anzi auspicabili, le differenze individuali.
Ma nell’esempio che fa Pipitone, abbiamo comunque un luogo comune chiamato musica, uno strumento condiviso (il violino) ed una piacevole diversità di esecutori, non tutti ugualmente entusiasmanti, anche tenendo conto dei gusti.
Al contrario per l’Aikido, senza quelle risposte sarebbero in discussione non solo lo strumento (il violino), ma pure la musica…Che dire se Paganini avesse non solo suonato il violino, ma l’avesse addirittura perfezionato o persino inventato?
Se per me l’Aikido è una via esoterica, per un altro un’espressione di religiosità, per un altro ancora un ennesimo ryu marziale, o persino una ginnastica, una terapia, uno Yoga in movimento, una filosofia fatta col corpo…e non abbiamo finito senza averlo ancora inteso come arte, significa che è vitale capire in questo caso cos’è la musica e quale lo strumento.
Se riteniamo che l’Aikido esista di per sé, attese le differenze di approccio così marchiane, approfondire il contesto, la personalità del Fondatore, come si è evoluto l’Aikido, di quali forme si sia servito Ueshiba è filo-logicamente ineludibile per chiunque sia veramente curioso di darsi quelle risposte e non sia proiettato già in un’utilizzazione a fini propri, di quello (l’Aikido) da cui sia stato anche solo superficialmente intrigato.
Se è opinabile l’identità vera e propria dell’Aikido e i suoi conseguenti scopi, allora non ha senso neanche chiederci se sia stato modificato.
Personalmente trovo un pretesto riferirsi all’oscurità e complicazione di Osensei come alibi per modificare la pratica l’Aikido e renderlo così più facilmente attingibile.
Allora stiamo appena provando a porre la questione…

Tutti i Posts di Angelo Armano su Aikido Italia Network

Copyright Angelo Armano© 2011
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita

Paganini Non Ripete

L'Aikido non è come la matematica

Arrivato sotto forma di commento al documento Doshu Kisshomaru ha cambiato l’Aikido del Fondatore, questo scritto di Claudio Pipitone merita spazio nelle colonne principali di AIN, perché sintetizza a perfezione il pensiero di molti sull’argomento, anche se probabilmente non lo affronta in modo esaustivo

di CLAUDIO PIPITONE

L’Aikido, come qualsiasi Arte, non viene espresso in modo sempre uguale come la matematica dove, una volta che si è capito ed imparato bene un teorema od una dimostrazione che una certa persona ha inventati per prima, chiunque può, dopo di questa, ripeterla per proprio conto esattamente e nella stessa identica forma ed efficacia.
In verità può chiamarsi appropriatamente “Aikido” solamente l’arte praticata personalmente dal professor Ueshiba Morihei, il suo ideatore e fondatore. Infatti nessuno dei suoi allievi che hanno appreso da lui il suo Aikido, all’atto pratico lo praticarono nel suo stesso identico modo, come solo lui poteva e sapeva fare.
Constatiamo oggi come ogni allievo diretto del prof. Ueshiba, pur avendo appreso personalmente da lui la sua tecnica e ricevuto direttamente da lui la trasmissione del sua tensione spirituale, interpretò l’Aikido del fondatore inevitabilmente secondo il proprio modo di sentire, sforzandosi di copiare ed imitare in tutto e per tutto il fondatore stesso, con la massima applicazione personale ma, nello stesso modo in cui è impossibile che un violinista possa ripetere esattamente un pezzo di Paganini come solo Paganini stesso poteva e sapeva fare, così nessun allievo diretto di Ueshiba ha mai potuto tramandare l’Aikido del fondatore esprimendolo nella sua esatta ed identica maniera, ma solamente interpretandolo come ciascuno ha potuto e saputo fare (compreso il suo stesso figlio Kisshomaru, oggi deceduto, che ricoprì il ruolo di direttore tecnico e spirituale dell’Aikikai di Tokyo, la società creata appositamente per conservare il più possibile intatto l’Aikido originario del fondatore, sia nella forma sia nella sua valenza spirituale).
Oggi constatiamo facilmente che anche fra gli stessi allievi diretti del prof. Ueshiba ed anche mentre era ancora in vita il fondatore stesso, furono molto forti e non solo formali le differenze nell’espressione pratica dell’Aikido del fondatore.
Il caso clamoroso dello scisma del M°. Tohei Koichi, allievo diretto del prof. Ueshiba designato dallo stesso quale direttore tecnico dell’Aikikai di Tokyo, costituisce un caso lampante.
Paganini diceva di se stesso “Paganini non ripete”, quando le platee esultanti di fronte alla sua maestria gli chiedevano il bis di un pezzo!
Infatti non solo l’applicazione pratica di una tecnica varia a seconda di chi la interpreta, ma nell’ambito di uno stesso metodo e da parte dello stesso interprete “ogni volta è sempre come fosse la prima volta”, nel senso che ogni interpretazione è unica, irrepetibile ed è sempre diversa dal quella precedente.
Questa è una caratteristica propria dell’espressione artistica in generale e comunque d’ogni occasione in cui l’Uomo agisce esprimendo in modo profondo e totale tutto se stesso.
“Un colpo, una vita” dicevano gli antichi samurai: ed ancora oggi in ciascun colpo, in ciascuna tecnica d’Aikido occorrerebbe sempre esprimere la totalità e la pienezza di se stessi, come se l’intera propria vita fosse racchiusa in ciascuna delle tecniche eseguite e fosse concentrata in quella precisa azione compiuta.

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“Doshu Kisshomaru Ha Cambiato l’Aikido del Fondatore”

Aikido Shinbun, 20 gennaio 1999

La traduzione che segue è un estratto da un articolo di AIKIDO Shimbun, la newsletter ufficiale dell’ Hombu Dojo. L’articolo intitolato “In onore dello spirito dell’ultimo Doshu” è stato scritto da Moriteru Ueshiba, dojo-cho, per l’uscita del 20 gennaio 1999 di Aikido Shimbun. In esso si fa un chiaro riferimento alle modifiche popolarizzatrici apportate da Kisshomaru Ueshiba al prodotto Aikido coniugato dal Fondatore

“Le tecniche e il modo di fare Aikido che il fondatore O-Sensei ci ha lasciato, non erano sempre di facile comprensione per tutti. Doshu, mio ​​padre, li ha cambiati in modo che essi fossero facilmente comprensibili, e ha dato tutta la sua vita per diffonderli. Per questo motivo ha lasciato molti libri da lui scritti. Sono cresciuto guardando Doshu ritornare dal keiko per studiare e scrivere per lunghe ore e anche con gli occhi di un figlio ho potuto vedere l’importanza di questo lavoro”.

Questo indica chiaramente che il secondo Doshu ha apportato modifiche all’Aikido di O-Sensei.
Questo scritto è stato distribuito ai partecipanti al seminario tenuto da Morihiro Saito Sensei, nelle Alpi svizzere nel maggio 1999.

Fonte: http://www.iwama-ryu-tr.org/eng/article.html

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