Storia Moderna del Katori Shinto Ryu: Una Panoramica

Tesoro nazionale giapponese, il TSKSR è la più antica arte marziale ad essere ancora praticata oggi

Tesoro nazionale giapponese, il TSKSR è la più antica arte marziale ad essere ancora praticata oggi

La più antica scuola di arti marziali giapponese ha vissuto un passato recente travagliato a partire dall’inizio del secolo scorso. Questo articolo a cura di Michael Reinhardt si sforza di fare luce sulla storia moderna del Katori Shinto Ryu

di MICHAEL REINHARDT

Dopo la morte di Iizasa Morisada, diciottesimo Soke del Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu avvenuta nell’anno 1896, per un periodo di oltre 20 anni, la responsabilità della gestione della scuola è stata sostenuta dalla moglie di Morisada sensei e da un gruppo di nove professori associati, sotto la guida di Yamaguchi Kumajirô. Date le molte legittimazioni pretese, provenienti sia dall’interno che dal’esterno della scuola, sembra essere utile esaminare da più vicino la storia moderna della scuola accaduta dopo la morte di Morisada sensei. Questo articolo è solo un riassunto di ciò che deve essere nei prossimi anni in forma completa. Questo articolo non è un pretesto per diffamare – come era già avvenuto in passato – ma per educare e per il bene e la sopravvivenza della scuola. Sottolineo ancora una volta che il testo che segue non è completo.

Introduzione

Attraverso l’istituzione del Nihon Kobudo Shinkokai nel 1935 e nel corso della nazionalizzazione si vede una rinascenza delle arti marziali classiche, che si sono messe sempre più in vista agli ‘occhi del pubblico e le stesse si sono trovate sempre più spesso coinvolte nei piani di studio delle varie istituzioni governative e dei centri di formazione dei militari. Così è stato che Sugino Yoshio , abbia insegnato per primo il Katori Shinto Ryu in varie scuole elementari di Tokyo e dintorni, spesso scuole solo femminili. A volte di fronte la sede della scuola a Chiba, presso il tempio di Katori. Dopo la morte del 18 ° Soke, Morisada –sensei, dato il fatto che non vi era nessun erede maschio per dirigere la scuola , la cura della scuola fu presa dalla moglie di Morisada sensei e da un comitato di nove anziani Shihan. I membri del comitato erano: Yamaguchi Kumajirô , Kamagata Minosuke (che ne è stato anche il rappresentante ufficiale e amministratore) , Tamai Kisaburo , Shiina Ichizo , Ito Tanekichi , Kuboki Sozaemon , Isobe Kôhei ,

Tomba del fondatore Iizasa Ienao, presso il tempio di Katori

Tomba del fondatore Iizasa Ienao, presso il tempio di Katori

Hayashi Yazaemon e Hongu Toranosuke . Gli ultimi due uomini erano in generale inviati a rappresentare la scuola agli Enbu in onore del Tenno, il Tenran jiai.
Anche se gli aspetti tecnici della scuola dovevano passare attraverso la linea degli insegnanti, poco è rimasto dopo la seconda guerra mondiale. Se vi era prima della guerra un gran numero di insegnanti, il loro numero è diminuito rapidamente e con la morte di Hayashi-sensei sono rimasti solo due Shihan della scuola. Anche se non si può parlare di due linee diverse, (ovviamente) le differenze di esecuzione tecnica sono ancora chiaramente visibili. Ma queste differenze non sono da valutare nelle categorie del buono o cattivo, ma riflettono lo sviluppo personale dei singoli docenti in base alla loro formazione ed esperienza. Come allora, oggi ci sono diversi modi di eseguire il Katori Shinto Ryu, ma nella loro essenza sono tutti basati sugli stessi principi originari.

Iizasa Ienao

Yamaguchi Kumajirô sensei scrisse il “Kongen no maki”, una trascrizione della storia della scuola, pubblicato dall’ Honbu Dojo nel 1902. In questo scritto, non ci sono solo informazioni di carattere generale sulla strutturadell ‘Honbu dojo a Chiba, ma anche dei Shibu dojo di allora, i rami autorizzati della scuola. Nel comunicato, ci sono stati altri otto dojo autorizzati in cui il Katori Shinto Ryu è praticato in aggiunta al dojo Honbu. Di seguito è riportato un elenco:

1 Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu Honbu – Responsabili: Tamai Kôhei, Hongû Toranosuke, Kuboki Sozaemon.
2 Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu Shibu – Hôkokukan – Conduttore: Kamagata Minosuke
3 Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu Shibu – SHINBUKAN
4 Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu Shibu – Seibukan
5 Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu Shibu – Marishiten-kai – Responsabile: Tsuchiya Gennosuke, Tsuchiya Matsutarou
6 Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu Shibu – KOBUKAI
7 Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu Shibu – Yôunkan – Direttore: Isobe Ichitaro
8 Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu Shibu – Marishiten-kai – Responsabile: Hayashi Sadayoshi, Kase Tosuke
9 Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu Shibu – Marishiten-ko – Responsabile: Kase Seiji, Kase Yasutaro

Circa dieci anni dopo, è stato aggiunto anche un altro dojo di Tokyo, guidato da Masamitsu Kaneko (più notizie su questo più tardi).

Il tempo per la fine del secolo è stata segnata anche da alcune manifestazioni di carattere significativo: nel 1897 (Meiji 30) è stata fatta una dimostrazione al Saineikan, il dojo interno del Palazzo Imperiale di Tokyo, alla presenza del Meiji Tennô. Nel 1912 (Meiji 45), il principe ereditario ha fatto un viaggio devozionale al Katori Jingu, nel cui evento fu tenuta anche una dimostrazione. Gli studenti hanno mostrato le tecniche di Katori Shinto Ryu dl Tachijutsu, Naginatajutsu, Bojutsu e Iaijutsu in armatura e con lame affilate. Tale dimostrazione viene ripetuta nel 1913 (Taisho 2).

Iizasa Ienao nei suoi ultimi anni

Iizasa Ienao nei suoi ultimi anni

Genealogia

Con la morte di Morisada-sensei nel 1896 ci sono stati alcuni cambiamenti nella linea di insegnamento. Come già accennato, sono stati responsabili per la cura della scuola nove Shihan. Shiigi Munenori nel suo libro riporta le seguenti linee di insegnamento (non complete):

Iisasa Morisada (sette discepoli diretti): Yamaguchi Kumajirô Eikan Mairaku / Tamai Saido / Noguchi Jizaemon / Ono Heishichirô Moriichi / Shiina Ichizo / Hongû Toranosuke / Kaneko Shinoshô.

Partendo da questi studenti di Morisada-sensei risultano le seguenti linee:

Yamaguchi Kumajiô Eikan Mairaku (quattro studenti più i loro studenti +):
1 Yamada Genjiro > Yamada Katsujiro
2 Hirano Goro
3 Hayashi Sakunosuke > Yamada Genjiro – Yamada Katsujiro
4 Hayashi Saiichirô > Hayashi Yazaemon > Otake Risuke

Tamai Saido (nessun studente indicato)

Noguchi Jizaemon (uno studente indicato): Hirano Goro

Ono Heishichirô Moriichi (nessun studente indicato)

Shiina Ichizo (due studenti indicati):
1 Sugino Yoshio
2 Torigae Yoshi,

Hongû Toranosuke (quattro studenti indicati):
1 Shiigi Keibun
2 Minoru Mochizuki
3 Itô Kikue
4 Sakamoto Toranosuke

Kaneko Shinoshô > Yamada Genjiro – Yamada Katsujiro

Foto del giovane Sugino Yoshio sensei da un manuale

Foto del giovane Sugino Yoshio sensei da un manuale

Il viaggio di Olive Lloyd-Baker

Olive Lloyd – Baker è nata nel 1902 a Gloucestershire, in Inghilterra , ed è stata fino alla sua morte, nel 1975, una persona influente nella sua regione natale. A metà del mese di aprile 1927, è venuta in Giappone per un po ‘di tempo ed ha trovato alloggio presso l’ Imperial Hotel. Attraverso un contatto Mrs Utako Noguchi, una dipendente dell’ambasciata britannica, lei e la sua istitutrice Fau Janes furono ammesse nel dojo di Masamitsu Kaneko, dove ha iniziato la sua formazione ai primi di maggio. Là hanno appreso non solo le tecniche del Judo, ma anche sono state formate nelle tecniche di armi del Katori Shinto Ryu, in particolare nella tecnica della Naginata. L’insegnamento del Judo aveva luogo ogni mattina dalle 10:00 alle 12:00. Kaneko sensei è menzionato anche pochi anni prima (nel 1913), nei giornali, la notizia riporta di una sfida nel suo dojo, che avrebbe dovuto avvenire di notte, in una “Piazza circondata dai fantasmi” nel quartiere di Meguro. Si trattava di un test “fegato/cuore” detto in giapponese “Kimo no Damashii”. Si usa questo termine se si desidera mettere in evidenza il coraggio, o il coraggio di qualcuno. Anche in questo articolo del 1913 ,è menzionato il nome del Katori Shinto Ryu, ma in una grafia che verrà più in uso dopo il 1942 ed è ben nota oggi :香 取 神道 流. Si ritiene che Kaneko sensei era in realtà nato a Chiba , dove apprese le tecniche della scuola e più tardi si trasferì a Tokyo. Come abbiamo già visto, intorno al 1900 vi erano una serie di Shibu – dojo. Sarebbe quindi estremamente evidente che egli sia stato formato in questo dojo o abbia ricevuto l’insegnamento direttamente presso l’Honbu Dojo. Il suo dojo era situato nel quartiere Ushigome Kitamachi , oggi quartiere Shinjuku, nel rione di Kagurazaka .

Quanto tempo le due giovani donne hanno preso lezioni in Giappone, non è chiaro. Ma il fatto è che decenni prima di Donn F. Draeger due altri stranieri hanno già studiato le tecniche della scuola, anche se solo per un breve periodo. Così, la lunga tradizione di studenti stranieri aveva già preso il suo inizio nel 1927. E che nel 1913 era già nota la scuola nella capitale nel 1913, con una sede fissa e un insegnante autorizzato.

La fondazione del Kodokan Kobudô Kenkyukai

Jigoro Kano fondò il suo gruppo di studio del Kobudo all’interno del Kodokan nel 1928 (Kodokan Kobudo Kenkyukai), allora c’erano quattro uomini che insegnavano il Katori Shinto Ryu ad intervalli regolari in quella sede: Shiina Ichizo, Tamai Kisaburo, Kuboki Sozaemon e Itô Tanekichi. Sugino Yoshio e Mochizuki Minoru arrivarono per primi in contatto con le tecniche della scuola.

L’istituzione del Nihon Kobudo Shinkokai nel 1935

Yoshio Sugino sensei stesso era un insegnante della scuola Katori, ma, al momento, le sue azioni si concentrarono principalmente sulla città di Tokyo, ma questo non significò che lui si tirasse fuori dagli obblighi della stessa scuola. Numerosi gli eventi ufficiali che mostrano la sua posizione all’interno della scuola , tra cui alcune dimostrazioni molto prestigiose nella capitale, o il fatto che egli ha mantenuto uno stretto contatto con la Nihon Kobudo Shinkokai ed era presente anche la sua creazione. Questi avvenimenti furono nel 1935 (Showa 10), l’anno della costituzione della Nihon Kobudo Shinkokai, quando si tennero una serie di grandi Kobudo Enbu, dove una delle principali scuole Katori Shinto Ryu era presente. Ci furono dimostrazioni di: Kenjutsu, Iaijutsu, Bojutsu e Naginatajutsu. Il presentatore era : Kamagata Minosuke, Tamai Saido, Shiina Ichizo, Tsukamoto Rikinosuke, Hoshina Nenosuke, Sugino Yoshio, Tsubaki Teizo, Hirano Juji, Akiyama Isao, Shiina Daigaku e Itô Kikue (co- autrice di “Budo Kyohan”). Cosa è interessante di questa collezione è che le donne erano anche tra i partecipanti alla manifestazione .
Nel complesso, ci sono stati quattro Enbu nel 1935 del Nihon Kobudo Shinkokai: il primo ebbe luogo il 01 Aprile alla Hibiya Kokaido, a Tokyo, seguita da un’altra il 5 maggio al Iseyama Kotai Jingu a Yokohama. Altri due Enbu ebbero luogo l’ 11 luglio al Kashima Jingu e il 12 luglio al Katori Jingu.

Showa Tenran Jiai

Nel Showa Tenran Jiai ci furono tre competizioni negli anni 1929, 1930 e 1940, in presenza dell’imperatore Hirohito. Nel corso di questi eventi, che sono stati principalmente dedicatial kendo e judo, c’erano anche alcune dimostrazioni aggiuntive. Così Nakayama Hakudo ha dimostrato, per esempio , nel 1929 , insieme a Takano Sasaburo il ” Dai Nippon Teikoku Kendôkata” (il kendo kata del Grande Impero Giapponese), e nel 1930 e nel 1940 del Tameshigiri e delle tecniche di Hasegawa Eishin Ryu Iai.
Dalla parte del Katori Shinto Ryu erano presenti Hongu Toranosuke (Ukedachi) e Hayashi Yazaemon (Kirikomi). Oltre alla Jikishinkage Ryu, che dimostrò il suo naginatajutsu, il Katori Shinto Ryu era l’ unica scuola che proveniva dal campo delle scuole classiche. L’Enbu comprendeva unicamente una dimostrazione di Kenjutsu kata dalla serie Omote no Tachi (Kata: Itsutsu no Tachi, Nanatsu no Tachi, Kasumi no Tachi, Hakka no tachi), Gogyo no Tachi (Hotsu no Tachi), Gokui Shichijo no Tachi (Agenami no Tachi) e Ryoto (Murakumo no Tachi) . Il ritmo fu molto elevato e il kata presentati non sono facili da seguire. Nella dimostrazione del kata di Ryoto Hayashi sensei fu colpito da Hongu sensei. Inoltre, si possono identificare le differenze tra le tipologie di tecnica e le kamae.

La visita della gioventù hitleriana in Giappone, 1938

Il 16 Agosto del 1938 un gruppo di 22 membri della Gioventù hitleriana arrivò al porto di Yokohama (con un gruppo di 30 accompagnatori), sulla scia degli scambi di giovani tra giapponesi e tedeschi, dopo un soggiorno di tre mesi ripartirono l’11 Dicembre dello stesso anno dal porto di Kobe. Durante la loro permanenza in Giappone, il gruppo compì un giro di tutto il Giappone, tra cui la città di Sapporo in Hokkaido, Osaka, Aichi, Nagoya, Tokyo, Kumamoto e Miyazaki in Kyushu e alcuni altri luoghi. A Gifu , più precisamente nella città di Seki, per esempio, il gruppo ha visitato un fabbro ed ci fu pure una dimostrazione di forgiatura.
Il 15 Settembre 1938, ci fu un dimostrazione di Kobudo presso il Kokumin Taiikukan, la Sala Nazionale dello Sport di Hitotsubashi, nel distretto di Kanda a Tokyo, dove furono presentati diversi stili. Nello stesso giorno, il gruppo ha visitato la Yushukan, l’antico museo giapponese della guerra presso il Yasukuni Jinja. Il programma preciso fu il seguente:

1 Visita il museo della guerra a Yasukuni ( Yushukan )
2 Nihonto Tanrensho – dimostrazione di forgiatura
3 Il pranzo con il ministro dell’Istruzione Araki
4 Dimostrazione di Kobudo
5 Visita dell Mitsukoshi Department Store di Ginza, Tokyo

La dimostrazione di Kobudo iniziò alle 14:30 e terminò alle 15:40. Fu organizzato dalla Associazione per la cultura giapponese. All’inizio ci fu una cerimonia Shinto con un successivo intervento di Koyama Matsukichi, direttore dell’associazione. Le scuole presentati furono:

• Takeda ryu (Jingaijutsu) – Kanno Yubu
• Heki ryu (kyujutsu) – Doi Hikotaro
• Tatsumi ryu (Iaijutsu) – Kato Hissashi
• Shinnoshindô ryû (Jujutsu) – Suzuki Takeyo e Imai Kaneko (due donne), Fukutaro Imai, Imai Ryojiro
• Tendo ryu (Naginatajutsu) – Takakuwa Uchiko e Aoki Taeko (due donne)
• Shinkage ryû (Jujutsu) – Takisawa Tsunesaburo e Sato Shijirô
• Shinto Muso ryu (Jojutsu) – Shimizu Ryuji
• Ikkaku ryû (Jittejutsu) – Miyakawa Tatsuzo
• Isshin ryu ( Kusarigamajutsu ) – Katsumi Keiichi
• Sosuishitsu ryû (Jujutsu) – Sugiyama Shotaro
• Katori Shinto Ryu (Tachijutsu, Bojutsu, Sojutsu) – Shiina Ichizo , Sugino Yoshio, Sugino Kimiko (la sorella minore di Sugino Yoshio), Akio Sugino (figlio maggiore dl primo matrimonio di Yoshio Sugino) e Sugino Shigeo (figlio maggiore del secondo matrimonio di Yoshio Sugino).
• Negishi ryu (shurikenjutsu) – Horikoshi Gengi
• Heki ryu (Kudayajutsu) – Ouchi Giichi

La situazione attuale

XXXX

Shiigi Munemori

Ci sono attualmente due dojo che hanno ricevuto ufficialmente il permesso concesso di insegnare Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu. Sono il dojo di Otake Risuke a Narita e il dojo di Sugino Yukihiro a Kawasaki. C’è un’altro dojo sotto la guida di Shiigi Munenori (secondo le conoscenze attuali) ma non è riconosciuto dal Soke. Un’indicazione di questo fatto è la diversa (vecchio) ortografia della scuola 神刀 流 invece 神道 流. Shiigi Munenori ha imparato sotto suo padre, che a sua volta è andato a studiare con Hongu Toranosuke. Shiigi-sensei è Soke di Ichigidô, un sistema che combina le tecniche di varie scuole (Katori Shinto Ryu, Kashima Shinto ryu, Ono-ha Itto ryu, Takenouchi ryu Iai). Inoltre, egli ha fatto numerose pubblicazioni negli ultimi anni, che gli hanno dato maggiore rilievo. Inoltre, è stato sotto l’insegnamento Otake-sensei per qualche tempo.

Come accennato Sugino Yoshio ha iniziato a praticare il Katori Shinto ryu dapprima al Kodokan e poi lo ha perfezionato presso l’Hombu dojo. Otake Risuke, invece, ha imparato direttamente sotto Hayashi Yazaemon. La sua formazione non ha avuto luogo presso l’Hombu Dojo, ma nel dojo privato di Hayashi-sensei a Asahi, Chiba.

Traduzione di Adriano Amari
Pubblicato con l’autorizzazione dell’autore e del traduttore

Fonte: http://lifeforasword.wordpress.com/2013/11/14/exkurs-die-moderne-geschichte-der-katori-shinto-ryu/

Intervista ad Andrea Re – Parte II

"Puoi guarire, offendere o proteggere. Diciamo che possiamo scegliere"

Gia’ pronta per la vostra lettura la seconda parte dell’intervista al Maestro Andrea Re che ha gia’ suscitato enorme interesse tanto fra i cultori del Kobudo quanto fra gli Aikidoka: molte riflessioni di Re Sensei rispecchiano perfettamente il sentimento di tanti Budoka italiani, ormai giunti alla travagliata maturita’ del loro terzo e quarto decennio di pratica 

di SIMONE CHIERCHINI

CHIERCHINI
Andrea Re e l’Aikido: dacci una sintesi del tuo percorso finora.

RE
Diciamo che qui la cosa si fa seria. È difficile dire ora qualcosa del mio percorso ed in che punto sono. Bisognerebbe valutare le condizioni e potenzialità iniziali ed il punto dove ora si è. Ma da dentro se stessi è impossibile saperlo, sono solo illusioni dell’ego. Forse, chi mi ha conosciuto molto tempo fa, potrebbe dire qualche cosa di come sono cambiato.
Il mio primo Maestro di Aikido, Claudio Bosello, soleva dire che noi non possiamo sentirci diversi in noi, solo gli altri possono percepire veramente i nostri cambiamenti.
Diciamo che tutte le cose che faccio prendono il sopravvento a turno, ci sono anni in cui sono dentro maggiormente all’Aikido, allo Iai, al Kenjutsu e allo Shiatsu. Credo che si inneschi una sorta di alternanza, e, come dicevo nella prima parte dell’intervista, una nutre l’altra.
Poi, di fatto, mi sono reso conto dei salti di qualità che si possono avere praticando quotidianamente. Ovviamente insegno tutti i giorni sia Aikido che spada. E facendo questo, ho preso coscienza che nascono intuizioni che prima erano riservate ai professionisti delle Arti Marziali.
Penso che il mio lavoro principale sia con il corpo in generale: attenzione alla postura e allo stare bene in tutto ciò che si fa, anche guidare l’auto.
In questo momento il mio lavoro con la spada sta andando verso la comprensione di ciò che non si vede, altro oltre la tecnica. È un territorio di intuizioni che se sorge, lo sai, se no niente.
Con l’Aikido, sto seguendo il Maestro Fujimoto da anni, ma solo ora, mi sento più aderente a ciò che il Maestro dice in rapporto al lavoro, agli esami ed all’Aikido in generale. Andando in Giappone una volta l’anno almeno (all’Hombu Dojo di Tokyo), ho potuto verificare la bontà delle parole di Fujimoto Sensei, nel lavoro degli altri insegnanti. Non è un abbaglio od un innamoramento. Ho verificato.
In ultima analisi cerco di capire le connessioni e le costruzioni sulle quali si basano le tecniche e le scelte progressive per una comprensione migliore.

"L’uomo è incline a seguire le parrocchie, mentre sarebbe meglio seguire 'l’Uomo' "

CHIERCHINI

Ma come si contemperano il tuo studio delle armi antiche e la tua pratica dell’Aikido?

RE
Diciamo che in genere non costringo le persone a praticare questo o quello. In genere vengono e decidono cosa fare uno, l’altro o tutto.
In questi ultimi anni ho preso i kata di Aikiken di Saito Sensei, li ho smontati e ricomposti in 5 livelli di comprensione: Struttura, protezione, costrizione, avvicinamento e Tai jutsu (di nuovo Aikido).
Ho tenuto un paio di seminari su questo tema, con molta soddisfazione da parte mia, sia in relazione alle presenze sul tatami che alla fluidità della comprensione: il filo logico delle cose.
Ovviamente per ovviare questo ho dovuto attingere dai venti e più anni di pratica della spada e del Katori Shinto Ryu, che è la cosa più vicina all’Aikiken
Quello che ho visto del Ko Ryu (scuola antica) è che è strutturata su movimenti efficaci però costrittivi, ad un livello più elevato, si avvicina la distanza e ad un altro livello la tecnica diviene fluida e rotonda come l’Aikiken che ci hanno mostrato i più grandi Maestri. Penso che non si può imparare una tecnica finita, cioè al suo più alto grado di elaborazione ed intuizione. C’è bisogno delle basi e le basi si possono creare: stabili e sicure. Con spostamenti precisi, posizioni precise, e la spada tenuta nel modo corretto. I colpi dritti, per sviluppare la giusta direzione della spada ed il controllo. In una seconda fase tori o Uchikomi (colui che colpisce ed entra) si protegge dalla punta di Ukedachi (colui che riceve) in modo sicuro senza che Uke si muova. Quindi si creano poi condizione di reazione, alle quali tori o Uchikomi deve rispondere adeguatamente alle provocazioni di Ukedachi; i mezzi gli sono stati dati. Provati lentamente, per armonizzarsi ad essi, possono via via diventare più veloci.
Solo allora si può attingere alla tecnica finita, i mezzi ci sono e sono stati acquisiti, basta lavorare.
Rispetto all’Aikido, se penso alla spada devo trattenere il gesto, altrimenti diventa (penso) devastante per l’Uke. Siccome l’Uke è li per noi in tutta la sua disponibilità, non possiamo violentare il suo corpo per il nostro ego.

CHIERCHINI
Parliamo adesso del tuo percorso nelle arti della medicina tradizionale: tagliare o guarire?

RE
Possiamo dire entrambe le cose, se tu sai dove mettere le mani, sai cosa fare. Puoi guarire, offendere o proteggere. Diciamo che possiamo scegliere. È vero che non è stato sempre così per me. Però lo è diventato.
Come Operatore Shiatsu e praticante di Arti Marziali, ho la fortuna di farmi capitare tutto quello che può succedere alla struttura. Dolori alla schiena, alle braccia, spalle, ginocchia, polpacci, collo e quant’altro. Quindi imparo. So cosa fare agli altri quando mi descrivono i miei stessi problemi, è un grande vantaggio!
Se succede qualcosa sul tatami, si risolve immediatamente, non esito un istante per l’allievo. Ovviamente l’allievo penserà che il dolore o il problema si sarebbe risolto da solo. Ma non è così. Se il problema viene preso subito, la risoluzione è immediata, diciamo un minuto o due.

CHIERCHINI
Che oggi non sia facile fare Budo e’ un discorso che sentiamo spesso nelle parole di amici e colleghi, incentrati sulla difficolta’ dell’artista marziale nella societa’ di oggi:  gli esperti devono secondo te puntare sul professionismo o coltivare il proprio percorso personale?

"L’insegnamento deve passare dal Maestro all’allievo da vicino e non visto col binocolo"

RE
Credo che si debba accedere all’Arte Marziale, oggi come ieri, come un percorso personale. Poi se la vita ci riserverà le condizioni necessarie… ci si avvierà verso il professionismo.
La mia esperienza è stata quella di un lungo apprendistato, per poi a 48 anni decidere che ciò che facevo professionalmente (fotografo), non era più aderente ai miei interessi. Fu una scelta naturale pensare di far diventare tutto ciò che sapevo, conoscevo, ed avevo allenato per anni, una “professione”.
Altre persone che conosco, hanno deciso in età molto giovane il percorso professionale dell’Aikido. Professionisti nella spada giapponese ne conosco solo uno.
Quello che secondo me manca in Italia, è una formazione per professionisti, e solo i professionisti la potrebbero fare, perché è una condizione che vivono quotidianamente. Forse bisognerà lavorarci, se ci sono soggetti disposti a mettere le loro esperienze al servizio degli altri.
Insegnanti professionisti preparati a dovere, potrebbero far alzare il livello di tutte le pratiche Marziali.

CHIERCHINI
Katori Shinto Ryu in Italia e Europa oggi: prospettive delle tre scuole di riferimento KSR.

RE
Oggi in Europa, come dici tu e in Italia, sono attive tre scuole. La scuola di Sugino è stata la prima ad uscire dal Giappone ed avere un nutrito seguito. Già dalla fine degli anni ottanta erano presenti sul nostro territorio rappresentanti di questo “ha” (linea). Il numero dei praticanti crebbe velocemente.
Dobbiamo pensare che queste non sono pratiche di massa, l’insegnamento deve passare dal Maestro all’allievo da vicino e non visto col binocolo.
Nella linea Otake, che è quella più famosa per via dei libri e dei filmati che sono stati pubblicati sin dagli anni ’80, hanno tenuto l’insegnamento congelato nel Dojo di Narita in Giappone. Kyoso Sensei, Shihan-Dai, figlio di Otake Risuke, ha iniziato a uscire dal Giappone solo negli anni 2000 per diffondere la sua linea.
Il Maestro Hatakeyama è venuto in Italia prima come delegato del Sugino Dojo, e poi, alla morte di Sugino padre, ha continuato ed incrementato la sua presenza seguendo il gruppo di praticanti Italiani che si rifacevano a lui come insegnante.
A uno dei miei primi Maestri una volta chiesi: “ Maestro, chi scegliere?”. E lui rispose che l’uomo è incline a seguire le parrocchie, mentre sarebbe meglio seguire “l’Uomo”, perché è l’uomo che sa dove andare.
Così scelsi, ed oggi mi trovo a prendere inaspettatamente una parte dell’eredità del Maestro, se non altro come riconoscimento personale.
Non posso parlare per le altre scuole, anche se ho praticate due di queste. Trovo che per ciò che faccio, la linea Hatakeyama è quella che ha più attinenze e punti di contatto, sia nella posizione che nei principi, così è come nutrire tre sfere marziali nel contempo.
Oggi, dopo la dipartita del Maestro, stiamo lavorando per realizzare un circuito di praticanti e gruppi preparati, collaborando con altri docenti Menkyo (licenza d’insegnamento 5° dan circa), per progetti di crescita futuri. Nel contempo a turno noi allievi più anziani seguiamo gli allievi del Maestro Hatakeyama in Giappone. Nella mia mente c’è la speranza che uno di loro un domani non lontano, venga  a pieno titolo in Italia a tenere stage, come faceva il nostro amato Maestro. Ci stiamo lavorando e mettendo tutto il nostro impegno.

Leggi la Prima Parte dell’Intervista

Copyright Simone Chierchini © 2011Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
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Intervista ad Andrea Re – Parte I

Andrea Re Sensei e l'Arte della Spada

Andrea Re e’ semplicemente uno degli spadaccini piu’ esperti d’Italia: oltre ad aver praticato Aikido e Iaido Hoki Ryu per oltre un ventennio, Re Sensei e’ stato uno dei pionieri del Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu nel nostro paese, e ha fatto dello studio della spada giapponese una delle sue ragioni di vita. Aikido Italia Network ha avuto il privilegio di incontrarlo e di chiedergli le ragioni e i valori insiti in questa sua scelta

di SIMONE CHIERCHINI

CHIERCHINI
Impugnare la spada nel 21 secolo: ci puoi spiegare il significato e le prospettive di questo gesto, apparentemente arcaico, ma dalle valenze psicologico-emotive che ognuno impegnato nella scherma, di qualsiasi provenienza essa sia, conosce e sperimenta quotidianamente nella pratica?

RE
Obbiettivamente impugnare la spada oggi non serve a nulla, è un fatto anacronistico, lo si potrebbe paragonare ad una regata storica nel Canal Grande di Venezia. Fare una regata con natanti obsoleti e lenti, non porta a nulla se non ad una grande fatica da parte dei partecipanti, per la riuscita della regata stessa. Con lo stesso spirito impugniamo la spada, soltanto che lo facciamo un po’ più spesso di una regata, quindi ad un certo punto si trascende la forma nella quale ci si cala, per entrare in territori assolutamente inaspettati che ci riguardano da vicino.
In primo luogo si cura il rapporto con l’attrezzo (spada) che deve essere gestito in modo pratico e sciolto, poi arriva maggiormente il rapporto con “l’altro contendente”, che noi preferiamo chiamare compagno di pratica, per poi tornare a sentire se stessi, ma in un modo diverso, più profondo. Per profondo intendo: sentire i pensieri ed accorgersi di averli, o il non pensiero, ed essere disturbati da un pensiero nuovo, che rompe questo nuovo equilibrio. Percepire l’urgenza di fare ciò che si deve fare, o il corpo che fa da solo, senza che il cervello dia comandi (troppo poco tempo per valutare e pensare). A volte si percepisce il tempo che modifica la sua linearità e si vedono le cose rallentare. Tuttavia non dobbiamo confondere “profondo” con cose religiose.
La spada ha una grande capacità di equanimità. Mette tutti sullo stesso piano. Uomini grossi o esili, donne, bambini, sono tutti sullo stesso piano. Perché ciò che determina tutto è la lama, non è il concetto di forza che è in noi. La spada trascende fortemente questo concetto di forza, anzi, se la forza viene esercitata la spada non si muove più e non è più efficace. Da qui nasce l’eleganza dello spadaccino che si muove come un danzatore o meglio un torero che, pur rischiando la vita, bada molto all’eleganza del movimento. Questo costringe l’animo ad adeguarsi, modificandosi e cambiando in noi molte idee di noi stessi. Diciamo che con la spada possiamo rivedere alcune idee sbagliate che abbiamo di noi.
Credo che come prospettiva, sia abbastanza interessante per i nostri tempi. Se posso modificare anche un solo pensiero su di me, posso farlo in ogni ambito: familiare, lavorativo, di relazione, ecc.

Andrea Re Sensei in Mizu no nagare

Tutto ciò porta l’ ”uomo” a divenire umile di fronte ai suoi limiti, a riconoscerli e  lavorare per modificarsi così da poter spostare i limiti di sé ed ampliare i propri orizzonti.

CHIERCHINI
Perche’ il Katori Shinto Ryu? Quali sono le differenze con altri stili di spada e i vantaggi del praticare KSR?

RE
Dire cosa è meglio o peggio di uno stile è sempre molto difficile. Bisognerebbe fare un salto nella storia, ma sarebbe troppo lungo il racconto.
Si può dire che il Katori Shinto Ryu è una scuola di spada molto completa, credo che sia ancora oggi tra le più antiche scuole (1475) che ha al suo attivo tutto l’elenco delle tecniche (Mokuroku) quasi nella sua  totale completezza originaria.
Attraverso posizioni o guardie (kamae) codificate (nelle linee Hatakeyama-ha e Sugino –ha), si apprende come tenere la spada. Il corpo impara a sentire delle posizioni, e apprende il modo più conveniente per muoversi con un arma vera, anche se poi di solito si usa il Bokken (spada di legno). Quindi  si studiano i colpi: verticali, diagonali a diversi livelli del bersaglio, con caricamenti diversi, più convenienti per ogni colpo; lo studio della distanze e gli spostamenti sono affrontati con precisione quasi scientifica. La pratica corretta del kata è una conseguenza del lavoro fatto prima.
Per quello che ho recepito e confrontato con altre scuole, nel Katori Shinto Ryu, che basa il suo apprendimento sullo studio di diversi kata (forme), a diversi livelli di apprendimento i movimenti che compongono il kata stesso sono dei suggerimenti. Ad un livello molto avanzato, questi suggerimenti devono dischiudersi in vera conoscenza. Ossia il praticante inizia ad individuare ciò che di alternativo può fare in ogni situazione. Ogni situazione offre più spunti di studio. Nel kata viene presa in considerazione quella più conveniente, ma non l’unica possibile.
Una banale differenza con altri stili più moderni, che si sono staccati dai grandi ceppi del Katori Shinto Ryu e del Kashima Shinto Ryu negli anni a seguire, è che i kata sono applicativi e non indicativi. In parole povere un kata di uno stile più moderno è composto da due tre, raramente cinque scambi. In questi movimenti di attacco e difesa viene preso in considerazione l’attacco e l’applicazione di risposta. Non c’è nulla da interpretare – è evidente – quindi l’azione è finita in poco tempo. I kata del Katori Shinto Ryu sono lunghi anche quindici-venti scambi tra i due praticanti. Questa lunghezza dei kata conferiva l’allenamento fisico e mentale che si doveva avere in uno scontro sul campo aperto, in una vera battaglia. Direi che vantaggi siano un allenamento a distanze sempre variabili, che con l’esperienza tendono ad essere sempre più insidiose; colpo d’occhio alle velocità inaspettate; scioltezza di movimento, per fare meno fatica rendendo i movimenti naturali; un lavoro che si approfondisce sempre di più. Non ultimo, la testa che ferma i propri ragionamenti e considerazioni, il conseguimento della spontaneità.

CHIERCHINI
Il padre del Katori Shinto Ryu in Italia e’ senza dubbio Goro Hatakeyama sensei, il tuo sensei: Il tuo ricordo di Hatakeyama Sensei: uomo, maestro, padre?

Goro Hatakeyama Sensei mostra la posizione KSR Shin no Kamae

RE
Bisogna innanzitutto dire chi era Hatakeyama Goro Sensei. Era un uomo “insolito” per il giappone della sua classe. Era il capo istruttore nel Dojo di Sugino Yosho X° dan, per meglio chiarire le cose Menkyo Kaiden, il massimo grado della scuola Katori Shinto Ryu.
Hatakeyama Sensei era IX° dan Menkyo Kaiden a sua volta. Prestò la sua opera di diffusione in occidente, tramite il Sugino Dojo. Più volte l’anno si spostava in Europa, i primi tempi in Francia, in seguito anche in Italia ad insegnare e a diffondere il Katori Shinto Ryu.
Dopo la dipartita del compianto Sugino Sensei, il Maestro Hatakeyama, iniziò a sviluppare concetti nel Katori Shinto Ryu che fino ad allora erano stati per noi suoi allievi e seguaci (ci visitava allora più volte l’anno) assolutamente sconosciuti. Iniziò un lavoro di rivisitazione dei significati dei kata approfondendo anche il concetto di “nebari”, cioè il sentire la spada dell’altro, un controllo continuo e pressante del centro dell’avversario.
A suo modo il Maestro è stato un innovatore: pur mantenendo inalterata la didattica di base, ha cambiato le motivazioni del lavoro. Cosa questa assai difficile da vedersi nel mondo del Budo.
Personalmente non l’ho mai vissuto come un padre, anche perché un padre l’ho avuto. Per me Goro Hatakayama è stato un Maestro. Un maestro pieno di consigli e attenzioni. Ancora oggi guardando i suoi video si percepisce la voglia di trasmettere che aveva: la’ dove gli mancava la parola, supportava con la mimica.
I suoi allievi più avanzati erano e sono qui, in Europa e in Italia, non in Giappone. Sicuramente era un uomo con un bel caratterino. Il suo lato umano non faceva fatica ad emergere, e a volte aveva da dire con chi praticava poco. Era solito dire, nel suo idioma che copriva quattro lingue (Giapponese, Francese, Italiano ed Inglese): “Keiko keiko, becaucoup keiko!”. Allenamento allenamento, molto allenamento!
Durante gli Stage curava moltissimo le basi che supportano il lavoro, e nelle pause si prestava a fare delle calligrafie con i nomi dei dojo o altri temi a richiesta.
Poi inaspettatamente un anno iniziò a scrivere per tutti la stessa cosa, e noi contenti di portare a casa una calligrafia nuova, la attaccavamo al muro. Non avevamo capito il messaggio: la calligrafia indicava il lavoro al quale avremmo dovuto lavorare per tutto l’anno e quelli a seguire! Altre calligrafie arrivarono in seguito, alcune per tutti, altre più mirate al singolo: chissà se quelle persone si sono accorte di questo?
Certo la perdita di un maestro è un dramma per chi ha un forte attaccamento alla sua figura. L’insegnamento che avevo già imparato è che bisogna andare oltre la morte, bisogna farsi carico della responsabilità che un’assenza comporta. In pratica bisogna diventare grandi, crescere. Si cresce ad ogni età, anche a 53 anni.
Goro Hatakayama Sensei ci mancherà molto.

CHIERCHINI
Parlaci adesso di Kumai Sensei e dell’importanza della pratica dello Iaido Hoki Ryu nella tua formazione marziale.

Kumai Kazuhiko Sensei VIII° dan Butokukai Kyoto

RE
Kumai Kazuhiko Sensei lo conobbi nel 1988, oggi è VIII° dan Butokukai (Kyoto). È un uomo di cultura, la sua professione è lo scultore. Da quando è arrivato in Italia anni settanta, si è sempre occupato di arte e spada. Bisogna dire che è stato il chiaro esempio del Sempai. Vediamo come.
Andai nel suo Dojo a praticare lo stile di spada Katayama Hoki Ryu iaijutsu. All’inizio facevamo lo iai del suo stile, non modernizzato dalle federazioni del Kendo odierne. Quindi posizioni dei piedi perpendicolari l’uno rispetto all’altro, e non paralleli come li vogliono oggi. Dopo pochi mesi diciamo tre, inizia a farci vedere della nuove posizioni e forme dicendo che era Katori Shinto Ryu.
Le sessioni di allenamento a quell’epoca, divennero da subito doppie, un’ora Hoki Ryu e l’altra Katori Shinto Ryu. Il Maestro Kumai, era già da un po’ di tempo che si recava in Francia agli stage del Maestri Sugino/Hatakeyama ad imparare questa linea di Katori Shinto Ryu. Come un Sempai lo ha trasferito a noi, tanto è vero che in Italia si parlava del “Katori del Maestro Kumai”. Diciamo che condivise con noi tutto, lezioni, Stage tenuti dai Maestri esteri (allora andavano forte i francesi, gli olandesi e i belgi,  e qualcuno di loro veniva per far crescere il gruppo Italiano), e i seminari estivi (quanto mai temuti per le dosi alcoliche serali). Quando i gruppi attestati sul territorio Italiano si stabilizzarono ed ebbero maturato una competenza per poter procedere da soli, il Maestro disse: “adesso andate avanti voi, siete più bravi di me”. Io non potei credere a quelle parole, ma tanto disse che non praticò più il Katori Shinto Ryu, lo lasciò fare a noi. Ma ormai l’Italia era avviata verso l’autonomia di pratica. Fu un grande insegnamento. L’accompagnare tutti noi e farsi da parte per non intralciare. Forse questo deriva anche dalla filosofia dell’Hoki Ryu dove quando l’avversario cade a terra ci si fa indietro, perché il Maestro era solito dire che la morte è una cosa intima.
Posso affermare che questo stile di spada ebbe una grande influenza, sia sul mio Aikido che sul Katori Shinto Ryu. Uno dei problemi che ho riscontrato in genere nel Gendai Budo (Budo moderno), del quale fa parte l’Aikido, è che ci si occupa poco di come si posizionano i piedi a terra. Questo potrà dare poi una serie di problematiche alle ginocchia, che tutti gli Aikidoka in genere ben conoscono. Nell’Hoki Ryu invece il posizionamento dei piedi è fondamentale, ci si occupa subito della direzione, posizione, rotazione, distanza. Senza queste qualità la spada non può essere usata in modo efficace: senza equilibrio, sicurezza nella posizione, anca orizzontale e trasversale (hanmi), non si può colpire e sfoderare efficacemente. Kumai Sensei ha sempre insistito tanto su questo punto. Quindi per me fu naturale travasare questi concetti e lo studio della posizione da uno stile all’altro. Così fu anche per il Katori Shinto Ryu, dove le persone che spiccavano dopo un po’ di anni di pratica erano “quelli che facevano anche Hoki Ryu”.
Oggi quando insegno, sono molto attento alla posizione dei piedi degli allievi, quantomeno gli risparmio antinfiammatori alle ginocchia! Ma devo sempre ringraziare Kumai Sensei per questo e, anche se forse non lo sanno, dovrebbero farlo anche i miei allievi!
Con il Maestro Kumai ho condiviso molte cose, non solo la spada, ma anche discorsi a cena (lo invitavo spesso a casa mia), la scultura che faceva come Artista, quadri ed altre opere, fotografia. Infatti era solito portare nel mio Studio Fotografico le sue sculture ultimate e poi insieme ci divertivamo a fotografarle. Faceva forme astratte, e tutti gli chiedevano se erano forme derivanti dall’uso e dalla pratica della spada, Lui rispondeva: “…Non so…” , quando ero presente mi guardava con complicità, e poi si rideva! Affermava subito dopo che era possibile, ma in modo inconscio.
Dal 2000 il Sensei è tornato a vivere in Giappone dove vive e lavora. Anche lui, come altri Maestri in Giappone, ha difficoltà ad avere allievi che fanno della pratica un investimento a lungo termine come in genere facciamo noi. I suoi allievi più capaci sono qui in Italia. Ogni anno torna ad ottobre e febbraio, e si trattiene per fare una serie di Stage nelle città dove ci sono i suoi gruppi storici: Roma, Milano, Ascoli, Trieste.

Fine della Prima Parte
Leggi la Seconda parte dell’Intervista

Copyright Simone Chierchini © 2011Simone Chierchini
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Seminari: A. Re Sensei a Peschiera del Garda

Andrea Re KSR Menkyo Okuden

Andrea Re KSR Menkyo Okuden

Stage di Aikiken: Dalla Spada all’Aikido
Diretto da Andrea Re Sensei
IV° Dan Aikikai
VII° Dan Katori Shinto Ryu
V° Dan Iaido Hoki Ryu

Domenica, 15 Maggio 2011
Peschiera del Garda, Verona

Info: Riccardo Zamperlin  Tel. 336376352
Email: chikariki@gmail.com
Andrea Re Tel. 3334944023
Email: andrea.re@fastwebnet.it 

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By RedazioneRedazione Aikido Italia Network

A. Re e V. Alibrandi Sensei a Roma

Accademia Italiana di Spada Giapponese Katori Shinto Ryu Hatakeyama-ha
Andrea Re Sensei Menkyo Okuden
Vincenzo Alibrandi Sensei Mokuroku Shoden
“La Distanza e il Tempo”

16-17 Aprile 2011
Roma, Italia

Informazioni: Andrea Re 333.4944.023
Vincenzo Alibrandi 338.7922365
Email: segreteria@katorishintoryu.it
Web: http://www.zanshin-dojo.it/katori.htm

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36 Years on and it is Still Great Fun – Interview with S. Chierchini

Y. Fujimoto & S. Chierchini

Yoji Fujimoto & Simone Chierchini playing on the mats (Florence, 1987)

36 years since the beginning, as a little child in Tada Sensei’s class in Rome, passing next to Hosokawa Sensei’s years in Rome Aikido Central School as an adolescent, continuing to grow in Milan with his main mentor, Fujimoto Sensei, maturing the hard way in Ireland, starting up his own organisation, going his own way and receiving Hombu Dojo recognition… 36 years on and it is still great fun! Chierchini Sensei’s son, Luke, assisted by Grandma Carla, the first Italian woman to reach Nidan, asks his dad why

Versione Italiana

 

 

by LUKE CHIERCHINI & CARLA SIMONCINI

LUKE:
Hi Sensei, all my friends from the kids class would like to know where are you from.

SENSEI:
I am from Rome, Italy. I only came to Ireland 12 years ago.

LUKE:
Why did you decide to come to Ireland?

SENSEI:
Because it was lovely and green and crowded with happy leprechauns like you! Only kidding, I came here because at the time I liked it. What do you think about Ireland yourself?

LUKE:
I like it apart from the weather. I love to see all the green grass around and the view of the hills from my home. What age were you when you started Aikido?

SENSEI:
I was 8 years old and I used to go training with my dad.

LUKE:
Was your dad doing Aikido as well as you?

Chierchini father & son in 1969 (Rome)

SENSEI:
Yes, my dad was one of the main teachers of Roma Aikido Central School. I don’t remember much about that time apart from the fact that I was a nuisance on the mats! I have a clear memory of one particular class when my father had to stop the seiza and say: “If I can manage to find that blackbird I’ll shoot him on the spot!”, because I was whistling along, all happy with myself… I remember enjoying being with the grown-ups and travelling to other places for courses.

LUKE:
What is the name of your Aikido teacher?

SENSEI:
I had more than one teacher. As a child I did my 10th Kyu with Tada Sensei, which is probably a world record! Then for a while I was in Hosokawa Sensei’s children’s class, always in Roma. He had just arrived from Japan and at the beginning had very little Italian. We used to drive him crazy! Once he thought that a boy had done his jobbies in his suit. Instead this boy had hidden a chocolate bar in its bottoms and it had melted during the warm-ups…

LUKE:
How did you understand what he was saying if he had little Italian?

S. We did not understand a word! Also we were too busy laughing all the time to notice what was going on. The poor Sensei eventually became more fluent and he made us pay for being brats by breaking our backs with tonnes of prison-style exercises…

LUKE:
You said that you had other teachers. Who were they? Were they Italian or Japanese?

SENSEI:
Both. Earlier on, as a teenager, I learned a lot from two Italian teachers of the Roma Dojo, Roberto Candido aka Bob Rock and Ivano Zintu or the Aikido Bulldozer. As their nicknames suggest, these were guys you didn’t want to mess with. Unfortunately I had to, all the time. I happened to be light and flexible and they always called me for taking ukemi during class or demonstrations. Hosokawa Sensei did too, adding up to that retroactive punishment that I mentioned with you before… When I was 20 and Shodan, I moved to Milan, where I quickly became very close to Fujimoto Sensei. He has been my role model as an Aikido teacher for a long time and even though I now follow my own path, I am very grateful to him for all his teachings and for the good time I had in my 10 Milano years.

LUKE:
What Dan are you now, Sensei?

SENSEI:
I have been recently promoted to 5th Dan by Tada Sensei, who was my mum and dad’s Aikido teacher a long time ago, even before you and most of the adult students of our dojo were born. I have been following him on and off for my entire Aikido life but only loosely, as my Aikido is more centred on building up a strong relationship with people than on some not too well identified spiritual research. I don’t like religion, especially on the Aikido mats. That’s maybe a touch too difficult for you, my dear baba. What grade are you, Luke?

Second and third generation Chierchini in Aikido: Luke & Simone in Sligo (IRL), 2005

LUKE:
I am 7th/6th Kyu. I graded in June this year.

SENSEI:
That’s very good, congratulations! How long have you been training for?

LUKE:
I started when I was 3, so that means I have been training for 7 years now. How long have you been training?

S. I started in 1972 when I was 8. It took me 36 years to become 5th Dan!!! I would have been out of jail earlier if I had killed JFK…

LUKE:
Why did it get you so long to get to 5th Dan?

SENSEI:
Firstly because just like you I started very young, second because my dad being the chairman of the Italian Aikikai I got no discounts. My teachers always made it very hard for me and failed me a few times. Most of all, it depended on the fact that the Aikikai, our school, has a very unfair grading system. Most senior teachers are like those bully boys who never want to pass you the ball in a football match, no matter how good you are.

LUKE:
Apart from Aikido did you ever do any other martial art?

SENSEI:
Yes, I have been practicing Ken-jitsu of the Katori Shinto Ryu style for quite a while; that is one of the most famous sword schools in Japan. I have a Shodan of the Sugino Ryu even though I don’t follow the school anymore. Ken-jitsu has greatly helped me to develop my Aikido in the last 12 years, more than following any Aikido Sensei. When I was a young child I did a bit of Judo too.

LUKE: Why did you decide to stop Judo and do Aikido instead?

SENSEI:
My dad used to be a very good Judo teacher. One day he heard of Aikido but there was no Aikido teacher in Italy yet at the time. Then he got lucky when a Judo friend introduced him with a young Japanese named Kawamukai who was a 3rd Dan of Aikido. They started together the first Italian Aikido Dojo in my father’s Monopoli Judo Club in Rome.

With Kisshomaru Ueshiba & Yoji Fujimoto in Karlsrue (D), World Games 1989

A few months later they called Tada Sensei to teach in Italy. My dad became Aikido mad and Judo was gone for both of us.

LUKE:
Were you ever badly injured doing Aikido?

SENSEI:
I had a couple of injuries all right but that is part of the business if you are on the mats for 36 years, isn’t it? Do you think that Aikido is dangerous?

LUKE:
No, but it can be if you are not very careful and don’t follow the instructions.

SENSEI:
That’s it, very well said Luke.

LUKE:
What is the most important thing about Aikido?

SENSEI:
Uuuuuuuh! Now, that’s a question… What is the most important thing about ice cream? What do you think?

LUKE:
I think the way you breathe and soft movements are the most important things in Aikido.

SENSEI:
That’s a good point. Remember though that for each Aikido student the most important thing is a different one. So that must be the most important thing about Aikido…

First published on the Aikido Organisation of Ireland Newsletter, Issue 15 – Summer 2008

Copyright Simone Chierchini ©2008-2011Simone Chierchini
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