Foto-Cronache: H. Tada 1968, Demo Salesiani Roma

Dall’archivio fotografico della famiglia Chierchini, un documento storico di primo piano sugli albori dell’Aikido in Italia: la famosa dimostrazione pubblica di Aikido tenuta da Tada Hiroshi Sensei e i suoi allievi romani presso l’Istituto Salesiano “Gerini” di Roma nel mese di gennaio 1968

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By RedazioneRedazione Aikido Italia Network

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Intervista a Motokage Kawamukai – Parte 2

Motokage Kawamukai Sensei

Motokage Kawamukai Sensei a Coriano (2011)

Nella seconda parte dell’intervista al “padre” dell’Aikido italiano si affrontano temi spinosi come la frammentazione dell’Aikido italiano e le sue cause, ma anche tematiche extra-tatami, come l’economia italiana, il dramma dello tsunami giapponese e il dilemma nucleare

di SIMONE CHIERCHINI

Leggi la Prima Parte dell’intervista

CHIERCHINI

Lei Maestro ha scelto di non insegnare professionalmente: questa sua scelta le ha mai causato dei rimpianti o e’ ancora contento di averla fatta?

KAWAMUKAI
Non c’e’ mai stata neppure una scelta, perche’ questa avrebbe comportato avere dei dubbi. Le mie idee erano chiare gia’ dal principio, per me non si e’ trattato di decidere se imboccare la via del professionismo nell’Aikido o meno: il mio proposito era ben definito da subito. Lo stare li’ a pensare “se avessi fatto questo” o “se avessi deciso questo” non fanno parte del mio modo di essere.

CHIERCHINI
In Italia al momento ci sono tre gruppi principali, l’Aikikai d’Italia, il Takemusu Aiki del Maestro Corallini e l’Ado-UISP di area Tissier Sensei; tuttavia al di fuori di essi esiste una miriade di gruppi minori, a dimostrazione di una scarsa armonizzazione all’interno della comunita’ aikidoistica italiana. Questo di per se’ e’ non un piccolo fallimento per l’Aikido italiano. Come mai questa frammentazione Maestro? Come e’ successo, da dove ha origine il fenomeno?

KAWAMUKAI
Questo e’ dovuto alla politica del Maestro Tada. Tada Sensei non ha voluto accettare all’interno dell’Aikikai d’Italia chi non volesse seguire la sua via; altrimenti avremmo potuto ospitare tutti all’interno della casa madre. Gia’ in partenza il suo atteggiamento fu quello del samurai, rigido: anche se mi rimane un allievo solo, io continuero’ deciso per la mia strada. Questa decisione, questo atteggiamento furono fortemente rafforzati dal contatto e dallo scambio con Ken Otani Sensei, il maestro storico del Judo italiano e con l’avvocato Giacomo Paudice, aikidoista della prima era che lo aiuto’ enormemente nello stabilire l’Associazione di Cultura Tradizionale Giapponese – Aikikai d’Italia. L’input che gli arrivo’ da essi fu che entrare a far parte di una federazione all’interno del CONI fosse da evitare a tutti i costi. Il Maestro Tada si abituo’ a vedere il CONI e le sue emanazioni come il fumo negli occhi, al punto che non accetto’ mai neppure di avere un colloquio esplorativo con i dirigenti del loro settore arti marziali, che erano invece interessatissimi all’Aikido.
Un giorno ero a pranzo al ristorante giapponese con Tamura Sensei e Tada Sensei; io proposi a Tada Sensei di prendermi l’incarico di lavorare con il CONI per raggruppare tutti quelli che erano rimasti fuori dall’Aikikai d’Italia. Una volta che il progetto avesse preso piede, avevo suggerito che il nuovo gruppo venisse assorbito dall’Aikikai d’Italia, o che si organizzasse una confederazione per la gestione del movimento in Italia.
Fu come se il cibo gli fosse andato di traverso. Fatto sta che non so neppure se avesse capito bene quello che gli proponevo, ma Tada Sensei si alzo’, saluto’ e se ando’. Da allora non l’ho piu’ visto ne’ sentito.

CHIERCHINI
Risultato: 47 anni dopo in Italia non esiste una federazione nazionale di Aikido riconosciuta dallo stato, non esiste certificazione legale nazionale per gli insegnanti, come ad esempio in Francia. La politica dell’esclusivita’ dell’Aikikai d’Italia e’ miseramente fallita.

KAWAMUKAI
All’epoca non e’ che avessi molta confidenza con il Maestro Tada, ma io pensavo che la mia proposta fosse basata su criteri giusti e ragionevoli, e che avesse ottime possibilita’ di successo. Io non so cosa avesse capito, ma non chiese spiegazioni, semplicemente ando’ via. Piu’ avanti ho iniziato a sentir circolare delle voci secondo cui io sarei stato un cattivo soggetto, un arrivista, un arrampicatore. Comunque parecchi aikidoka italiani, ad esempio Giorgio Veneri, Francesco Lusvardi, Franz De Compadri continuarono a praticare regolarmente con me; io andavo a insegnare a Mantova il sabato e la domenica e loro si appassionarono alla disciplina, diventandone dei praticanti molto seri. Avevano cercato di far venire Tada Sensei, ma per parecchio tempo non ci fu verso, dato che all’epoca il Maestro Tada non era molto aperto, comunicativo. Poi il tempo e’ passato, le cose sono cambiate e anche i rapporti. I mantovani si accostarono a Tada Sensei e io finii anche nella loro lista dei cattivi. Quando gli proponevo di incontrarci e fare una bella sudata assieme da qualche parte, come ai vecchi tempi, mi rispondevano “vedremo… se sara’ possibile… forse…”. Fra noi era cresciuta una distanza, in parte dovuta alla loro crescita e ai cambiamenti che ognuno fa nella vita, ma anche ad altri fattori esterni.
Oggi tutti questi raggruppamenti minori di Aikido che ci sono in Italia, che l’Aikikai d’Italia non ha saputo ne’ voluto filtrare, non hanno colpe, non sono la causa della frammentazione del movimento. I loro allievi credono all’Aikido come tutti gli altri, e non gli si puo’ attribuire a colpa il fatto di non essere iscritti all’Aikikai d’Italia.

CHIERCHINI
I principianti sono interessati solo all’Aikido, non alle federazioni, alle sigle.

KAWAMUKAI
Certamente! Gli allievi vogliono solo fare Aikido, non sono affatto interessati alla politica dell’Aikido, e quando ne sentono parlare non capiscono il perche’ delle discordie.La gente vuole fare Aikido perche’ ne ha bisogno, e se qualcuno sente questo bisogno, dargli una mano penso che sia una cosa molto umana; e’ un po’ come essere fermati da qualcuno per strada che ci chiede delle direzioni: e’ una cosa gentile indicare la via a chi lo chiede.

CHIERCHINI
Kawamukai Sensei, lei ha vissuto per 47 anni in Italia. Possiamo quindi dire che lei e’ anche un po’ italiano?

KAWAMUKAI
No, no, io sono piu’ italiano che giapponese! In passato c’e’ stato anche chi ha scritto che le mie opinioni per essere un giapponese a volte sono strane e che ho mangiato spaghetti per troppi anni…

CHIERCHINI
Cambiamo mondo, ci sono altre cose importanti nella vita oltre all’Aikido: cosa ne pensa della situazione in Italia negli ultimi tempi? Lei e’ un uomo del business; come vede questo periodo?

KAWAMUKAI
Per me sta andando benissimo, io mi occupo di lenti a contatto e il mio business e’ florido. L’Italia non e’ mai stata una potenza economica, ma tutto funziona comunque. Ci sono tanti piccoli gruppi, aziende di piccola e media dimensione, artigiani che hanno conoscenze e capacita’ enormi e contribuiscono al mondo dell’industria in misura notevole. Questo in Giappone non esiste; in Giappone ci sono solo grandi compagnie basate sull’uso e lo sviluppo di altissima tecnologia, ma queste sono sempre in bilico. Appena sviluppano qualcosa di nuovo e lo mettono sul mercato, questo viene copiato dai vicini e sono di nuovo al punto di partenza. Invece Armani e’ Armani, non si puo’ copiare e come lui tanti altri, piccoli e grandi che portano il nome dell’Italia nel mondo, creando denaro e interesse per il paese, la sua storia, le sue bellezze paesaggistiche e architettoniche, la sua gastronomia.

CHIERCHINI
Un’altra cosa che vorrei chiederle non e’ piacevole: 11 marzo 2011, terremoto, tsunami e crisi atomica, un triplo disastro. Quando lei maestro accende la televisione e vede quello che e’ successo in Giappone, cosa pensa, quali sono i suoi sentimenti?

KAWAMUKAI
Dio mio…
Terremoto e Tsunami sono fenomeni naturali; il Giappone e’ zona sismica, quindi si sapeva che il rischio era alto. In quella zona del Giappone questi fenomeni naturali devastanti si sono ripetuti nei secoli. L’entita’ delle devastazioni di uno tsunami e’ pero’ oggi amplificata potenzialmente, perche’ quelle zone sono adesso molto ma molto piu’ densamente popolate del passato; quindi le vittime e i danni prodotti dallo tsunami del 2011 sono enormemente superiori a quelli degli tsunami precedenti. Inoltre rispetto al passato adesso abbiamo mezzi di informazione efficientissimi che diffondono e amplificano gli eventi in tempo reale, dando a tutto un potente fattore emozionale. Comunque sia, questi sono fenomeni naturali, non possiamo odiare la natura per essi, si sa che esistono e che capiteranno ancora. E’ capitato a marzo, purtroppo, e ce la possiamo prendere solo con la sfortuna.
Invece per quel che rigurda la crisi atomica, non possiamo incolpare la natura, ma le nostre scelte. Le opinioni al riguardo sono contrastanti. C’e’ chi in Giappone, come anche in Italia, e’ del tutto contro il nucleare. Tuttavia tutti indistintamente vogliono godere delle comodita’ derivanti da una societa’ dominata dall’energia elettrica. In Italia l’energia viene importata dalla Francia, che e’ atomizzata, quindi la scelta anti-nucleare italiana cosi’ conta e vale poco. Se c’e’ una crisi atomica li’, noi che siamo i loro vicini di casa saremo i primi a pagarne comunque le conseguenze. Nell’86 gli italiani hanno detto no al nucleare, recentemente il governo ha provato a reintrodurlo, e presto ci sara’ un altro referendum per bloccarlo.
A prescindere dalle posizioni, l’atomo e’ al momento il modo piu’ economico di produrre energia e non si fermera’.

CHIERCHINI
Forse sarebbe ora di puntare con decisione sulle nuove tecnologie per la produzione di energia pulita, specie in un paese come il nostro, che gode di sole e vento per buona parte dell’anno e che ha in comune con il Giappone il fatto di essere zona sismica ad altissimo rischio.

KAWAMUKAI
Questo e’ verissimo, ma bisogna capire che il mondo e’ regolato da processi di natura economica: queste tecnologie vanno ancora sviluppate e perfezionate, mentre il mondo dell’economia ha bisogno di sempre piu’ energia e ne ha bisogno adesso. Sono loro che comandano e dicono che non c’e’ tempo per aspettare altri sistemi; e la risposta del mondo dell’economia al bisogno di piu’ energia e’ la costruzione di nuove centrali atomiche: al momento ne vengono costruite una sessantina in varie parti del mondo, specialmente nelle zone di recente sviluppo. Come fa l’occidente a dire a loro di non costruire, se loro sono i primi ad averne a centinaia?

Leggi la Prima parte dell’Intervista

Copyright Simone Chierchini © 2011Simone Chierchini
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Intervista a Motokage Kawamukai – Parte 1

Motokage Kawamukai Sensei

Motokage Kawamukai Sensei a Coriano (2011)

In occasione dello Stage Nazionale ASAI a Coriano, Rimini dello scorso 16-17 aprile, siamo andati a trovare Motokage Kawamukai Sensei, 6 Dan Aikikai, che molti ritengono il padre dell’Aikido italiano. Ne e’ venuta fuori un’intervista che rivela aspetti inediti dell’inizio dell’Aikido in Italia e il ritratto di un uomo modesto che ha portato all’Aikido generazioni di aikidoka italiani. Eccone la prima parte

di SIMONE CHIERCHINI

Leggi la Seconda Parte dell’Intervista

CHIERCHINI
Salve Sensei, le porto i saluti dei suoi piu’ vecchi allievi italiani, Danilo Chierchini, Carla Simoncini e Artemisia Serafini. Purtroppo il quarto, Elvio Maccari e’ gia’ deceduto da alcuni anni.

KAWAMUKAI
Alcuni anni fa in occasione di un piccolo raduno a Roma il signor Elvio Maccari venne a trovarmi. Non si cambiò per praticare, venne solo a salutarmi, ma mi fece un enorme piacere.

CHIERCHINI
Maccari era il vicino di casa di mio padre Danilo e mia madre Carla e collega di lavoro di mio padre. Quando Kawamukai Sensei iniziò il suo primo corso di Aikido in Italia presso la SS Monopoli Judo i coniugi Chierchini e Maccari furono i primi quattro allievi sul tatami.

KAWAMUKAI
Si, si, due amici e le loro mogli, ma c’eri anche tu, dentro alla pancia di tua mamma!

CHIERCHINI
47 anni orsono!

KAWAMUKAI
Mamma mia quanto tempo!!

CHIERCHINI
Che effetto le fa, Maestro, quando va in un seminario come questo e c’e’ tanta gente che viene e le dice: “Maestro, io ho fatto Aikido con lei 35 anni fa!

KAWAMUKAI
Mi rende felice e mi dispiace, perché purtroppo ho una memoria veramente corta. Anche nel mondo del lavoro tanti si ricordano di me, probabilmente perché sono un orientale in un ambito italiano. Io invece faccio molta fatica a ricordare le facce, anche perché negli anni ho incontrato migliaia di persone. Inoltre la gente quando indossa il keikogi ha un certo aspetto, mentre con giacca e cravatta sembrano persone completamente diverse. In ogni caso sono contento di aver lasciato in loro un ricordo positivo.

CHIERCHINI
Collegandosi a quanto appena detto, vedendo questa lunga fila di persone che riconducono a lei il loro approccio all’Aikido, e’ interessante notare come le si addica perfettamente il ruolo di grande iniziatore: giovanissimo si reca negli USA e inizia l’Aikido nell’Illinois e a New York; poi si sposta a Roma e inizia il primo corso regolare di Aikido in Italia; a Roma e’ strumentale nel far arrivare in Italia il Maestro Tada e far partire l’Aikikai d’Italia; poi va a Milano ed e’ essenziale nel far arrivare il Maestro Fujimoto e nello stabilire la connessione fra Kobayashi Sensei e l’Aikido italiano.

KAWAMUKAI
Io ho solo dato una mano a chi aveva voglia di conoscere. L’Aikido non e’ la mia professione, anche se molti ancora pensano che io fossi o volessi diventare un insegnante di Aikido professionista. Ancora adesso molti mi chiamano per insegnare, ma io non mi sento di farlo. Se oggi ho accettato di partecipare a questo seminario e’ un caso eccezionale, perché sono tanti anni che conosco il Maestro Guglielmo Masetti e siamo stati nel dojo insieme. La mia presenza qui a Coriano non ha proprio nulla a che fare con l’aspetto ufficiale dell’evento, con le federazioni o la politica dell’Aikido, di cui a me non interessa assolutamente niente.

CHIERCHINI
In questo senso penso che la sua posizione sia sempre stata chiara e onesta. Lei non si e’ mai lasciato usare da nessuno.

KAWAMUKAI
Io penso di essermi sempre comportato correttamente, ma il mondo e’ pieno di gente che ama creare attrito. E quando da questo si passa a creare delle situazioni di concorrenza, diventa molto difficile continuare a collaborare. Da qui a sviluppare un forte antagonismo il passo e’ breve.

CHIERCHINI
Lei ha visto gli aikidoisti in Italia per oltre quaranta anni: come sono cambiati rispetto al’inizio? La gente e’ cambiata ovviamente, tutto e’ cambiato, ma come sono cambiati gli italiani sul tatami?

KAWAMUKAI
L’Aikido in Italia e’ diventato molto personalizzato, sia per quanto riguarda lo spirito che per il sistema didattico. Questo e’ dovuto all’influenza del Maestro Tada che e’ un personaggio unico al mondo, ma bisogna ricordare che di maestri e linee didattiche al mondo ne esistono anche tante altre. E’ stato il Maestro Tada che in Italia ha posto le basi per un Aikido più dinamico, più severo, più difficile. Invece ci sono tante altre parti del mondo ove l’Aikido e’ vissuto in modo più rilassato e rilassante, ove l’Aikido e’ più facile: mi vengono subito in mente gli Stati Uniti, o Hawai. Il Maestro Tada sin da giovane era diverso. Lui proviene dal Karate, il suo approccio alla disciplina e’ sempre stato metodico, orientato a creare un sistema di insegnamento che sfruttasse l’idea dei kata presenti nel Karate. Tada Sensei organizzò la struttura di progressione dei gradi e il programma relativo; dette incarichi e responsabilità. Va detto che questo sistema non c’era in nessuna parte del mondo. Tutto era molto più libero e improvvisato.

CHIERCHINI
Lei ha praticato all’Hombu Dojo sul fare degli anni ’60 quando era ancora un teenager. Cosa ricorda dei grandi maestri che c’erano allora e di quelli che poi successivamente divennero famosi in tutto il mondo? Quale era l’atmosfera all’Hombu Dojo in quei tempi?

KAWAMUKAI
Ai miei tempi, i grandi sensei erano personaggi del calibro di Arikawa, Osawa, Tada e Tohei, maestri cui io, avendo 15 anni, non mi permettevo neppure di rivolgere la parola. Mai. Invece dalla parte degli allievi c’era gente come Chiba Sensei, che aveva un caratteraccio. Chi faceva da tramite fra i grandi maestri e gli allievi era Tamura Sensei; da Tamura in giu’, dalla parte degli allievi c’era gente come Yamada, Saotome, Asai, Sugano. Io non facevo parte del loro gruppo perché ero molto più giovane; loro erano il quadro intermedio e la giuntura fra i vecchi maestri e noi allievi. Tada era ancora giovane, ma era già nell’elite: oggi e’ uno dei pochi della sua generazione ad esserci ancora e ad esserci fino in fondo, credendo nella sua visione dell’Aikido.

CHIERCHINI:
Quali furono i suoi rapporti con Kobayashi Sensei?

KAWAMUKAI:
Kobayashi Sensei faceva parte di quel gruppo di maestri di primo livello di cui ho parlato prima, pero’ lui era il napoletano della situazione: arrivava al dojo con la sua moto rombante, una Harley Davidson. Aveva una visione piu’ moderna delle cose e cercava dei compagni con cui condividerla. Con Kobayashi Sensei avevo molta confidenza, d’altronde era lui che permetteva di avvicinarsi. I casi strani della vita ci fecero rincontrare a Roma e allora decidemmo di lanciare un seminario estivo. Era l’estate del 1964, tuo padre Danilo ci aiuto’ e Kobayashi Sensei diresse il primo stage estivo nella storia dell’Aikido in Italia presso il Monopoli Judo di Roma. Kobayashi Sensei era un uomo fatto cosi’, girava il mondo per conto suo, cogliendo le occasioni che eventualmente gli si presentassero. Quando venne a Roma non aveva nulla di organizzato, si stava godendo la citta’ come turista. Con Kobayashi Sensei discutemmo della necessita’ di trovare una guida tecnica all’altezza per l’Italia, ove il numero delle persone interessate all’Aikido cresceva costantemente. Fu cosi’ che venne fuori il nome di Tada Sensei: sapevamo che era un grande maestro e pensammo che sarebbe stata una gran cosa se avesse accettato di venire. Quando Kobayashi Sensei torno’ in Giappone, ando’ a parlare con Tada Sensei, per cercar di convincerlo ad accettare l’incarico. Dovette ritornare a parlarci diverse volte; ma alla fine il maestro Tada disse di si, dopo aver visto le Olimpiadi1964 a Roma, nell’autunno e alla fine di ottobre parti’. In quel periodo parti’ anche Tamura Sensei, destinazione Francia, un viaggio pero’ molto meglio organizzato, perche’ in Francia l’allora responsabile Pierre Chassang aveva preparato perfettamente la sua posizione in termini di visto, permesso di lavoro, federazione, creando l’Association Culturelle Européenne d’Aikido. Tamura Sensei in effetti ha lavorato all’interno di questa federazione per tanti anni. Qualche tempo dopo lo incontrai e lo convinsi a venire almeno una volta all’anno in Italia, e questo e’ poi durato per quasi venti anni.

Fine della Prima Parte
Leggi la Seconda Parte dell’Intervista
Foto-Album M. Kawamukai Sensei a Coriano 2011
Biografia di Motokage Kawamukai Sensei 

Copyright Simone Chierchini © 2011Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
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Come Cominciò…

Hiroshi Tada e Danilo Chierchini sul tatami della S.S. Monopoli Judo Roma (1964)

Scavando negli archivi di famiglia, ho ritrovato questa perla, una descrizione dell’inizio dell’Aikido in Italia, scritta nel 1980 da mio padre, Danilo Chierchini , per la rivista “Aikido” dell’Aikikai d’Italia. Assolutamente da non perdere!

di DANILO CHIERCHINI

A 16 anni dall’arrivo in Italia del Maestro Tada uno dei suoi primi allievi ci racconta come comincio’… (l’articolo è stato scritto nel 1980 NdR)

Motokage Kawamukai

II telefono squillò a lungo nella notte e mi alzai per andare a rispondere trascinando le pantofole sul pavimento: era il Maestro Betti che mi disse a bruciapelo: «Qui da me c’e un giovane giapponese appena arrivato da New York, vorrebbe fare Aikido e cerca una palestra, t’interessa? a proposito, parla bene l’inglese ».
Cosi, alla maniera di certi romanzi gialli iniziò la vicenda dell’Aikido in Italia ai primi del 1964; all’epoca mi occupavo di Judo ed ero responsabile di una palestra aziendale nel cuore del vecchio Trastevere, la S.S. Monopoli Judo, da me fondata e diretta con alterna fortuna fin dal 1955.
Dell’Aikido non sapevo quasi nulla, ero rimasto impressionato da un bellissimo documentario televisivo imperniato sul Maestro Ueshiba, avevo visto una esibizione un po’ meno… impressionante della Sig.na Onoda, una scultrice giapponese operante in Roma e infinte, spinto dalla curiosità, decisi di tentare l’esperienza.
II 18 febbraio 1964 il Sig. Kawamukai, cosi si chiamava « il giovane giapponese » impartì la prima lezione di Aikido a quattro persone; a me, a mia moglie e ad un’altra coppia, formata da un mio collega d’ufficio con relativa consorte.
II corso si rinfoltì subito con « judoisti delusi », ragazze che ritenevano il Judo poco adatto al giusto sviluppo di spalle ed anche, e cosi via; il Maestro Kawamukai nel corso di estenuanti, per me, conversazioni in inglese, cercava di farci capire l’essenza dell’Aikido, dato che all’epoca tale arte veniva sbrigativamente qualificata: «una specie di difesa personale molto adatta a donne e bambini».
Nell’estate facemmo venire dalla Francia il Maestro Nakazono VI dan il quale, ahimè, anziché portare nuovi lumi alle nostre conoscenze, aumentò 1a nostra confusione tenendo una dotta conferenza in nippo-francese sul Ki in quanto espressione dell’energia presente nell’universo.
Dopodiché i corsi vennero interrotti, un po’ per le vacanze estive e un po’ per dare inizio a lavori di ampliamento e restauro della palestra.
II Maestro Kawamukai però, implacabile, ci costrinse a prendere alcuni tatami polverosi e bitorzoluti ed a trasferirli in un locale adibito a magazzino nelle adiacenze della sala del Dojo: qui alcuni fedelissimi continuarono ad esercitarsi.
Fu in questi frangenti che riapparve il Maestro Betti, questa volta accompagnato dal Maestro Kobayashi arrivato fresco fresco dal Giappone per rendersi conto dello sviluppo dell’Aikido in Europa: come prima tappa in Roma deve avere avuto, di tale sviluppo, un ricordo indimenticabile: tra mucchi di detriti dovuti ai lavori di restauro, infissi rotti e polvere ovunque, fece un solenne ingresso nel locale dove si aggiravano quattro o cinque persone più che altro attente a non fare cadute sui tatami per evitare le nuvole di polvere che ogni volta si sollevavano dagli stessi.
Comunque, imperturbabile, il Maestro fece la sua lezione, con foto ricordo finale e la visita romana si concluse in una pizzeria di Trastevere.
A questo punto, vuoi per l’episodio Kobayashi, vuoi per la stasi estiva delle attività, i rapporti tra me ed il Maestro Kawamukai entrarono in crisi; secondo lui occorreva fare subito qualcosa di esplosivo per il rilancio dell’attività nell’incombente autunno quando i locali sarebbero stati pronti ad accogliere gli aspiranti aikidoisti.

Hiroshi Tada dimostra alla Scuola di Polizia di Nettuno (1964)

Alla fine dal cervello vulcanico del Maestro Kawamukai (aveva allora diciotto anni!) sortì la grande idea: occorreva fare venire dal Giappone un grande Maestro la cui personalità ed esperienza avrebbero finalmente dato il via all’espansione dell’Aikido in Italia: tale maestro si chiamava Hiroshi Tada: la sua bravura veniva sintetizzata da Kawamukai con la frase: « He’s terrible! ».

E cosi’ avemmo il coraggio di scrivere al Maestro Tada proponendogli di venire, a sue spese, in Italia ad insegnare aikido; ma la cosa più stupefacente, date le premesse, fu che lui accettò, atterrò a Fiumicino il giorno 28 ottobre 1964 ed il giorno successivo inizio’ i corsi di aikido presso la S. S. Monopoli Judo, corsi che ebbero durata fino all’estate del 1967, data del passaggio dell’attivita presso l’attuale Dojo Centrale.
Fu cosi che ebbe inizio finalmente quel processo di espansione dell’attivita aikidoistica che, attraverso varie traversie e difficoltà, culmino’ felicemente dopo 14 anni con il riconoscimento giuridico dell’Associazione di Cultura Tradizionale Giapponese – Aikikai d’ltalia, da parte dello Stato italiano.
La storia di questi 14 anni e’ cosa lunga ed anche interessante da raccontare e prima o poi qualcuno la scriverà: mi preme ora soltanto narrare un’esperienza personale che penso possa interessare le giovani leve aikidoistiche; vorrei raccontare in che modo riuscii finalmente ad afferrare il vero spirito dell’arte marziale che ci interessa.
Era la primavera del 1965 e tramite le mie conoscenze nell’ambiente judoistico riuscii a presentare il Maestro Tada al comandante della scuola di Pubblica Sicurezza di Nettuno.
Si riuscì ad organizzare una esibizione di aikido nel dojo della scuola di P.S., famosa per avere una squadra di Judo di importanza nazionale, presenti i maggiori dirigenti della scuola e con tutte le cinture nere di Judo della stessa sul tatami.
L’esibizione fu talmente convincente che fu ripetuta nel pomeriggio all’aperto presenti tutti gli allievi di P.S. della scuola: inoltre il Maestro Tada venne incaricato di insegnare, alle sole Cinture Nere di Judo, difesa personale ed aikido presso il dojo della P.S.
Tornando alla dimostrazione della mattina dirò che il Maestro Tada venne sottoposto ad ogni sorta di attacco con e senza armi; facevano da Uke alcuni grossi campioni di Judo (grossi anche perche alcuni superavano abbondantemente il quintale di peso) ed il tipo di attacco veniva richiesto dagli ufficiali che assistevano alla esibizione seduti ai bordi del tatami, divertendosi un mondo a vedere i loro compagni in difficoltà perche sottoposti a dolorose leve, disarmati con facilità, proiettati con grazia e cosi via.
Infine fu chiesto a due gigantesche guardie di afferrare con entrambe le mani i polsi del Maestro, cosa che fu puntualmente eseguita con decisione ed un pizzico di cattiveria; al che il Maestro Tada ridendo (e qui ebbi la illuminazione) replicò con la tecnica appropriata torcendo i polsi dei due Uke fino a farli inginocchiare gementi di dolore.
Ridendo, ripeto e non urlando, facendo la faccia feroce o scomponendosi nello sforzo, ma con la ben nota ed indimenticabile risatina che chi ha avuto la fortuna di frequentare il Maestro per tanti anni, conosce bene.
Fu cosi che capii (o cominciai a capire) l’essenza dell’Aikido «quella specie di difesa personale molto adatta a donne e bambini».

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Copyright Danilo Chierchini ©1980-2011
Tratto da Aikido, Associazione di Cultura Tradizionale Giapponese, 1980
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