Seminario: Pro-Hosokawa con S. Chierchini a Massa

Seminario Benefico Pro-Hosokawa  Massa

Seminario Benefico Pro-Hosokawa Massa

Seminario Annuale ANSA Pro-Hosokawa

Simone Chierchini – International Aikido Academy Director
Nippon Seibukan Aikido Italy Shidoin

Sab 11 & Dom 12 Aprile 2015

Massa, Italy
Dojo Fujiyama, Via G. Pascoli 45

Organizzazione: ANSA Aikido, Aikido Italia Network

Info: Presidenza ANSA, Alduina Tendoli 333/2362009
Web: www.ansaaikido.it www.aikidoitalianetwork.com

Orari di pratica: Sab 11/04 19-21, a seguire cena sociale; Dom 12/04 10-12 & 14.30-16.30

Quota di Partecipazione: Contributo Volontario. L’intero ricavato verrà devoluto al fondo che si occupa del benessere del maestro Hosokawa

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Perché si organizzano dei seminari benefici Pro-Hosokawa?
http://aikidoitalia.com/2011/04/29/non-dimenticare-hosokawa-sensei/
Sono passati oltre dieci anni da quando una grave emorragia cerebrale colpì Hosokawa Sensei, lasciandolo gravemente infermo. Allora come oggi il maestro necessita del nostro aiuto e sostegno, tanto morale quanto finanziario.

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Non Dimenticare Hosokawa Sensei

Hosokawa Sensei nel 2007

Sono passati oltre sette anni da quando una grave emorragia cerebrale colpi’ Hosokawa Sensei, lasciandolo gravemente infermo. Allora come oggi il maestro necessita del nostro aiuto e sostegno, tanto morale quanto finanziario. Dal sito aikikai.it riportiamo le modalità da seguire per coloro che vogliono aderire al Fondo Pro-Hosokawa e dare una mano al vecchio maestro. 

Come noto il maestro Hideki Hosokawa è stato colpito da emorragia cerebrale il giorno 20 settembre 2004, e procede da allora sulla lunga via del recupero. Per consultare i comunicati sul suo stato di salute, rilasciati via via dalla famiglia e dal gruppo di sostegno, visitare http://www.aikikai.it/Hoso/.

Molti praticanti di aikido, o persone che hanno avuto comunque modo di conoscerlo e stimarlo, hanno scelto di dare un supporto materiale al maestro e alla sua famiglia in questo momento estremamente delicato e di durata imprecisabile. Un comitato ristretto, di cui fanno parte i familiari del maestro, si occupa della gestione dei fondi e della programmazione e coordinazione delle attività di sostegno e risponde ad ogni richiesta di informazioni, che va indirizzata a aikimusubi@gmail.com.
Trovate in basso le nuove coordinate del conto corrente bancario cui possono affluire i fondi di quanti desiderano contribuire, siano singole persone, dojo od associazioni; a tutti loro, ma anche a quanti potranno contribuire solo con il loro pensiero, ugualmente apprezzato e anzi forse più importante di ogni altra cosa, va il ringraziamento sentito della famiglia, di quanti hanno a cuore la persona del maestro, dell’Aikikai d’Italia. Questo cambiamento si è reso necessario in seguito alla richiesta di Claude Cherief di trasferire l’incarico di gestire i fondi ad altra persona. Gianni Fiorucci ha accettato di prendere il testimone con il suo gravoso carico di lavoro e di responsabilità. Ad entrambi va il nostro ringraziamento.

Banca Intesa San Paolo Ag. Roma 60
Beneficiario: Fiorucci – Zoppi
IBAN: IT 67 S030 6903 2811 0000 0003 565
BIC/SWIFT: BCITITMM
Causale: Contributo volontario per “Lista sostegno  M° Hosokawa” effettuato da ……

Nel corso di diverse Assemblee dell’Aikikai d’Italia è stato presentato il progetto di sostegno economico per il Maestro Hosokawa, volto al reperimento di fondi che possano avere carattere di continuità nel tempo; la necessita’ e’ di poter conoscere la cifra mensile anche approssimativa su cui poter contare con certezza per pianificare il sostentamento del Maestro, indipendentemente dalle donazioni estemporanee, che sono comunque sempre benvenute e per le quali è doveroso ringraziare ancora una volta. L’attività di sostegno è curata e coordinata dal Gruppo Romano Allievi del Maestro Hosokawa, che ha fornito le seguenti informazioni destinate a quanti abbiano a cuore la sorte del maestro e vogliano dare il loro contributo concreto al suo ritorno ad una vita di relazione:

A tal fine è stata costituita una lista di persone che si sono impegnate a contribuire, a tempo indeterminato, con una quota mensile di 20 euro.

Per evitare equivoci è bene precisare alcune cose:

  • questa iniziativa non sostituisce minimamente le diverse forme di reperimento di fondi sin qui attivate: donazioni di singole persone, raccolte di denaro nei dojo a cura dei responsabili, organizzazione di seminari o quanto altro. Anzi è auspicabile se non necessario che tutte queste altre iniziative possano continuare negli anni;
  • l’adesione alla suddetta “lista” è libera e vincola esclusivamente su un piano morale: in qualsiasi momento si ha facoltà di sospendere il proprio contributo (è ovviamente apprezzato un preavviso); è bene comunque precisare che è tra amici che si offre l’impegno, rivolto a un Maestro e amico, e tutta l’iniziativa si basa sulla fiducia reciproca;
  • il gruppo romano degli allievi del Maestro Hosokawa, terrà informati, due volte l’anno, tutti i partecipanti alle varie iniziative di cui sopra dell’ammontare delle somme raccolte e del loro impiego.

E’ dunque a coloro che sentono il desiderio di impegnarsi in prima persona e senza mediazioni di fronte al M° Hosokawa che sono rivolte queste righe.
Il versamento può essere effettuato con le seguenti modalità:
Come: in 2 rate (oppure 1 unica per chi preferisce)
Quando: Aprile e Ottobre

Eventuali comunicazioni o richieste di informazioni possono essere inviate all’indirizzo musubi@ aikikai.it o per posta ordinaria presso: Segreteria Aikikai, CP 42002, 00100 Roma Rm

Hosokawa Hideki , Uomo e Aikidoka – Parte 2

Hideki Hosokawa Sensei pratica all'aperto nella sua amata Sardegna

Pubblichiamo la seconda parte dell’intervista al maestro Hosokawa 

di SIMONE CHIERCHINI

Leggi la Prima Parte dell’Intervista

Leggi la versione Francese dell’Intervista

Simone
Ma come mai nei nostri discorsi si finisce cosi’ spesso a parlare di esami? Tutti quanti diciamo che non sono la cosa piu’ importante, poi la fine gli attribuiamo un significato eccessivo: riversiamo sull’esame tutte le tensioni che e’ difficile eliminare pur in una pratica non agonistica e priva di riconoscimenti esteriori al proprio valore, come lo e’  la nostra. Cioe’ a volte io penso che l’Aikido sia un’arte troppo raffinata e intelligente per poter essere vissuta completamente da un occidentale. Non si elimina in un batter d’occhio un retaggio secolare di aggressivita’ ed individualismo. Cosa ci dice, Maestro, contano cosi’ tanto questi benedetti esami?

Hosokawa
Credo che spesso dovremmo porci questa domanda: vogliamo fare Aikido o preferiamo passare al Judo? Ossia siamo degni di un’arte o dobbiamo contentarci di uno sport? Per definire meglio il problema degli esami, vi rammento che Morihei Ueshiba diceva che nell’Aikido non dovrebbero essercene, perche’ nessuno e’ in grado di giudicare oggettivamente un altro. Ripeto: ognuno giudichi se stesso; allora la funzione dell’esaminatore sara’ solo un pro forma e non un compito ingrato. Se vogliamo anche l’esame ha una sua importanza, perche’ dovrebbe servire a sollecitare l’allievo a tirare fuori il meglio di se’, ed e’ quindi anch’esso un migliorare, un avanzare. Certamente per gli agonisti e’ piu’ facile; esiste la tensione per vincereed il risultato e’ quasi sempre matematico: 2,15 contro 2,10 in alto, Ippon, 2-0, 1°-2° e 3°, medaglia d’oro e d’argento. Nello sport importa solo vincere, non importa come, non interessa se per ottenere un K.O. si distrugge un uomo. Nel Budo il discorso e’ diverso. Non basta far  bene shihonage; non esiste l’uguaglianza shihonage perfetto = 2,15 in alto = massimo risultato = vittoria. La parola giapponese Budo e’ stata tradotta bene in italiano: Arte (marziale); e’ un cocetto che implica una serie di categorie del tutto diverse dall’alto e basso, lento e veloce, estetico ed inestetico, forte e debole. Qui avere 20 o 40 anni, essere il piu’ veloce del mondo, saltare 2,15 in alto non conta proprio niente. E cosa dovremmo dire poi, che chi non arriva a 9° dan non e’ capace di far nulla?
Ivan Forse anche una bocciatura puo’ essere una cosa positiva; puo’ avere un qualcosa di utile per noi.
Hosokawa Il mio primo insegnante, il M° Sasaki, mi ha insegnato questa che se vuoi e’ una specie di filosofia: bocciare, dire di no a qualcuno e’ come mettrelo in guardia per la vita. Nella nostra esistenza non si va sempre avanti. Affatto. Anche un pilota abilissimo, dopo aver percorso in scioltezza migliaia di chilometri verso la sua meta, puo’ avere un improvviso bisogno della marcia indietro per evitare un ostacolo. Ora, una macchina che fosse sprovvista di retromarcia lo metterebbe in una situazione difficilissima.

Rinaldo
E’ vero che una volta esistevano le promozioni sul campo? Che il Maestro diceva: “Da oggi sei 4° kyu”? Sono d’accordo con l’esame, e’ piu’ completo, pero’ entrano in ballo tanti fattori che con l’Aikido hanno poco a che vedere, tipo paura, emozione ed isteria. Anche se in fondo fallire, che so, gli esami di maturita’ o di assunzione e’ un fatto ben piu’ tremendo.

Hosokawa
Mi fate sempre ripetere: se un esame e’ veramente importante per un uomo,  non si cerchi altri giudici; si sia forti abbastanza da formulare da soli il giudizio. Mi spiego: se io mi laureo in informatica, ma ttengo la promozione ingiustamente, per errore dell’esaminatore – quante volte diciamo: “Io ci provo” – il danno sara’ solo mio. Perche’ quando una grande azienda internazionale mi assumera’, e saro’ messo alla prova dei fatti, non potro’ piu’ ingannare nessuno e verro’ licenziato. Insomma, l’esame non e’ mai perfetto; se mi posso esprimere con un’immagine, serve solo a rendere piu’ leggero il paso a chi cammina gia’ da se’. In Giappone nessuno avanza oltre l’8° dan. Non avrebbe senso e vi assicuro che non gliene importa assolutamente niente a nessuno. Per noi invece e’ fonte di meraviglia e ammirazione immediata: “Quello e’ 8° dan!!”. Non e’ detto che un 9° dan sia meglio di un 8°: ascoltiamoli, conosciamoli, anche fuori dal tatami, e poi decidiamo.

Paolo
A volte, Maestro, mentre la vedo far lezione mi viene la curiosita’ di sapere come era lei quando era principiante. Si, le sue esperienze, i motivi della scelta di questa attivita’: come si e’ avvicinato all’Aikido?

Hosokawa
La prima volta che vidi l’Aikido fu ad una dimostrazione di Kobudo. Per l’Aikido c’era il Maestro Tanaka di Osaka. La mia espressione fu quella che di solito provano gli spettatori dei nostri Enbukai: “E’ tutto falso!” Niente di che quindi. Inoltre i miei interessi erano gia’ interessati sul Kenjitsu e sullo Iaido -li praticava mio nonno; quella sera l’esibizione del Maestro di Iai fu molto bella. Fu eretto al centro della piattaforma un lungo fascio di paglia. Il Maestro, urlando, calo’ un veloce fendente; la spada attarverso’ la paglia e giunse in basso, vicino a terra. La paglia rimase per alcuni secondi immobile, come se nulla l’avesse turbata; solo dopo un po’ cadde. Fu un’esecuzione perfetta. Ah! sapete quando seppi per la prima volta dell’esistenza dell’Aikido? Avevo 15 anni e trovai una specie di fumetto sulla vita di O Sensei; lo aveva pubblicato un maresciallo quando Ueshiba era militare. Mi ricordo che vi si vedeva O Sensei sollevare un uomo con un dito… Ne rimasi profondamente impressionato! O Sensei poi lo ammirai in azione l’anno successivo alla dimostrazione di Kobudo.

Paolo
Ed era come nel fumetto?

Hosokawa
Eheheh! Veramente, no!

Paolo
Il suo primo giorno di lezione fu con il M° Tada all’Hombu Dojo. Almeno allora l’Aikido le piacque?

Hosokawa
Giudicate voi: durante la prima lezione il M° Tada mi fece fare tenkan per due ore. Solo questo. E ando’ avanti cosi’ per una settimana, credevo che lui neppure si ricordasse della mia esistenza. Poi finalmente venne e mi chiese: “Ti sei annoiato? Va bene, cambia pure con questo”. E per farmi divertire, come disse lui, mi lascio’ altrettanto tempo a fare kaiten. Capito? Neppure irimitenkan! All’Hombu Dojo a quei tempi l’irimitenkan non esisteva; O Sensei non ne ha mai parlato.

Ivan
Ma il principiante giapponese assomiglia a quello italiano? Stessa posa da burattino, quindi?
Hosokawa Certo, e’ proprio identico. In Giappone pero’ chi vuole fare Arti Marziali e si appresta a iniziare ha una piu’ vasta possibilita’ di scelta: Karate, Shorinji Kempo, Aikido, Kyudo, Kendo, ecc. Di solito si intraprende la disciplina praticata piu’ vicino a casa. E’ una scelta quasi sempre dettata da fattori pratici, dalla comodita’ insomma. Sono pochi quelli che scelgono per pura passione.
Paolo Quando lei e’ venuto in Italia, il M° Tada le aveva spiegato qualcosa? Cosa si aspettava di trovare?
Hosokawa Mai detto niente! Io…

***

Un fragore metallico interrompe la risposta. E’ la serranda che scende, e Luigi arriva con il conto. Fa niente, ormail il ghiaccio e’ rotto. Le nostre chiacchiere le riprenderemo all prossima trattoria.

Copyright Simone Chierchini © 1988-2012Simone Chierchini
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Hosokawa Hideki , Uomo e Aikidoka – Parte 1

Hideki Hosokawa Sensei sulla spiaggia di Marina di Massa (1987)

Questa intervista con il Maestro Hideki Hosokawa e’ stata realizzata da Simone Chierchini nel 1988 e al tempo fu pubblicata dal periodico Aikido dell’Aikikai d’Italia. Purtroppo il Maestro Hosokawa e’ assente ormai da parecchi anni dalla scena aikidoistica per una grave malattia che gli impedira’ di tornare a insegnare. Siamo certi di fare cosa gradita riproponendo le sue parole.

di SIMONE CHIERCHINI

Simone dice a Paolo: “Prendiamolo alla sprovvista: portiamolo a cena assieme agli altri ragazzi e tentiamo l’impossibilie: parlera’…”

“Lui” e’ Hideki Hosokawa, cagliaritano di adozione, ma in fondo all’animo ancora totalmente giapponese. E’ in Italia da quattordici anni ormai; questa terra gli ha donato una moglie e un bambino, un nome importante nelle Arti Marziali, una schiera lunghissima di allievi quasi tutti affezionati, un Dojo tutto suo da guidare e tante responsabilita’ da sopportare.
Il nostro non deve esser stato per lui un paese facile da capire. Almeno all’inizio. Catapultato dal Giappone della provincia alla caotica Roma in messianica attesa di un nuovo Tada, il M° Hosokawa dovette tirare subito fuori tutto il meglio di se’ per conquistare il nuovo esigente ambiente. Dovette forse forzare i suoi principi aikidoistici e le sue naturali inclinazioni per offrire ai suoi allievi italiani il secondo Tada che cercavano.
Solo che ovviamente era impossibile> Quel personaggio non era il suo e il Maestro se ne stanco’ presto. E prese a chiudersi. Fra il Maestro incompreso e ben piu’ misconosciuto e una piccola frangia di allievi “delusi” e superficiali si scavo’ ben presto un divario reso pesante anche dalla difficolta’ di comunicazione. Il Dojo mangiamaestri aveva colpito ancora e la scuola centrale nel giro di qualche anno doveva perdere un grande uomo, oltre che un grande maestro, prima ancora di avergli concesso l’opportunita’ di mostrare il vero volto.
La testa del Maestro si fece grigia, ma non le sue iniziative: un altro porto e un’altra destinazione lo attendevano. Eccoci a Cagliari, al suo Dojo, alla consacrazione definitiva, alla famiglia e alla tranquillita’. E questa e’ gia’ storia di oggi.
Quanto del suo tempo sia dedicato allo studio lo dice il suo Aikido, fatto di riflessioni e paralleli. E’ un Aikido dotto, ricco di significati e concordanze, di richiami e allusioni. E’ un Aikido non facile, forse poco immediato per il meno esperto, ma profondamente affascinante per il cultore piu’ attento. Quasi tutti i contestatori di allora hanno preso altre strade. Chi a quei tempi vedeva solo la propria difficolta’ nell’adeguae le reazioni del proprio corpo alle proposte del Maestro, non puo’ che rimpiangere l’occasione perduta. E sfruttare al massimo, oggi, ogni momento assieme. perche’ si sa: il Maestro Hosokawa parla poco. E’ un uomo introverso e meditativo; e’ un uomo che da’ l’impressione di una profonda cultura e di una grande maturita’ interiore. Ma da lui difficilmente ascolterete qualcosa che possa rivelarvi questo aspetto del suo essere. Al massimo lo sentirete. E’ come una musica che suona presappoco cosi’: Zen…
E’ cosi’ che per farvelo conoscere un po’ piu’ da vicino gli abbiamo teso un tranello. Una cena, un gruppo di allievi, un’atmosfera cameratesca, un Maestro. L’intervista, o meglio il colloquio tra noi, e’ nato cosi’, spontaneamente, quasi senza che nessuno, tranne il burattinaio, se ne accorgesse.

Post lezione.
Accogliente trattoria romana, pioggia dirompente all’esterno, fatica nel corpo, vita nell’animo. tavolino da sei sulla sinistra, Hoso a capotavola, vino bianco e penne all’arrabbiata. Chaicchiere; a turno si tiene banco.

Paolo
… E’ un bel risultato per lei: 4° dan a ventotto anni! In giappone pero’ la strada per diventare cintura nera e’ piu’ breve: i primi esami sono molto semplice , e un paio anche teorici, mi sembra. Lei,  Maestro, quanto tempo ci ha messo?

Hosokawa
Io un anno e mezzo. C’e’ una cosa pero’ che puo’ allungare o meno questo tempo: da noi e’ il maestro che invita l’allievo a sostenere l’esame. Nessuno di noi si sarebbe sognato di fare il contrario, di andare a chiedere permessi al nostro Sensei. Questo anche se poi non era lui ad esaminarci. il che in fondo non e’ un male: e’ meglio che l’esaminatore sia un estraneo. Il proprio maestro e’ influenzabile, vive con noi tutti i giorni, conosce i nostri problemi, nutre simpatie ed antipatie, insomma puo’ deviare il suo giudizio per cause estranee a cio’ che vede sul tatami al momento dell’esame. Con un esaminatore esterno, invece, non ci sono alternative: egli e’ imparziale e quindi se non si va si e’ bocciati. L’esame e’ anche questo.

Paolo
Ah! Non parliamo di bocciature. E’ proprio un tasto dolente!

Simone
Credo che qusi tutti ne abbiano nel palmares almeno una…

Claude
Si, ma io detengo il record: sono l’unico al mondo che sia riuscito a fare due volte tutti gli esami dal 6° al 1° kyu!

Hosokawa
Un mio carissimo amico in Giappone ha uno strano soprannome: tutti lo chiamano Sei Volte. Perche’ e’ sei volte che lo bocciano all’esame di Shodan! Ma lui non se la prende: dopo il rito dello “Smetto di fare Aikido!”, si tranquillizza e continua il suo allenamento, cercando di migliorare per il successivo tentativo.

Paolo
Un esemplare piu’ unico che raro. Per quanto mi riguarda quando fui bocciato dal M°Fujimoto, sul momento mi prese un’ira storica, rischiai l’attacco di bile. Poi, piu’ avanti, ripensandoci a freddo  capii che qualche motivo cio’ che era accaduto lo aveva. Il dolore rimane, ma il risentimento se ne va. Almeno dovrebbe, anche se mi pare che non sempre succeda. Qualche volta ho sentito gente che a distanza di anni ancora serbava il veleno…

Hosokawa
Chi non riesce ad accettare il risultato negativo di un esame, dovrebbe avere la forza di fermarsi un momento a riflettere su se stesso. Forse ne uscirebbe. Invece alcuni arrivano a smettere: queste persone non hanno capito e probabilmente non capiranno mai. I nostri esami non sono come l’esame di Laurea all’Universita’: l’Aikido non contempla una Laurea, un traguardo finale. Bisogna sempre andare avanti, e la cosa buffa e’ che finisce di avanzare solo chi smette di praticare… Inoltre c’e’ un’altra questione da tenere presente: ognuno ha il suo modo di giudicare e nessuno pretende che sia perfetto. Io certamente do sempre il massimo, ma sono un uomo, e in definitiva non posso giudicare nessuno. Ognuno dovrebbe giudicarsi onestamente da solo.

Hosokawa Hideki, Uomo e Aikidoka – Parte 2

Copyright Simone Chierchini © 1998-2012Simone Chierchini
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36 Anni ed E’ Ancora un Gran Divertimento – Intervista a S. Chierchini

Y. Fujimoto & S. Chierchini

Yoji Fujimoto & Simone Chierchini sul tatami (Coverciano, 1987)

36 anni dopo l’inizio da bambinetto nel dojo di Tada Sensei a Roma, passando poi al periodo adolescenziale con Hosokawa Sensei nel Dojo Centrale Aikikai a Roma, continuando a crescere a Milano con il suo principale mentore, Fujimoto Sensei, maturando nel modo più duro in Irlanda, ove fonda la sua organizzazione e ottiene riconoscimento diretto dall’Aikikai Hombu Dojo… sono passati 36 anni ma è ancora un gran divertimento! Il figlio di Chierchini Sensei, Luke, 10 anni, assistito da nonna Carla, la prima donna italiana a conseguire il Nidan in Aikido, chiede al suo papà il perché in occasione del conseguimento del 5 Dan (2008)

English Version

di LUKE CHIERCHINI & CARLA SIMONCINI

LUKE:
Ciao Sensei, tutti i miei amici della lezione dei bambini vorrebbero sapere da dove vieni.

SENSEI: Sono di Roma, in Italia. Mi sono trasferito in Irlanda soltanto 12 anni fa.

LUKE:
Perché hai deciso di venire in Irlanda?

SENSEI: Perché era bella e verde e piena di gnomi felici come te! Sto scherzando, sono venuto qui perché all’epoca mi piaceva. E tu cosa ne pensi dell’Irlanda?

LUKE:
Mi piace, a parte il tempo. Mi piace vedere tutta l’erba verde intorno e la vista delle colline da casa mia. Che età avevi quando hai iniziato Aikido?

SENSEI: Avevo 8 anni e andavo a lezione con tuo nonno Danilo.

LUKE:
Tuo padre faceva Aikido come te?

Chierchini father & son in 1969 (Rome)

SENSEI:
Sì, mio padre è stato uno dei principali maestri del Dojo Centrale di Aikido di Roma. Non mi ricordo molto di quel periodo a parte il fatto che sul tatami ero un gran rompiscatole! Ho un chiaro ricordo di una particolare lezione quando mio padre dovette interrompere il seiza iniziale per dire: “Se riesco a trovare ‘sto merlo gli sparo sul posto”, perché io stavo fischiettando per conto mio, completamente a mio agio nei miei zufolamenti… mi ricordo che mi piaceva molto di stare con gli adulti e di viaggiare verso altri luoghi in occasione dei seminari.

LUKE:
Quale è il nome del tuo maestro di Aikido?

SENSEI:
Ho avuto più di un insegnante. Da bambino ho fatto il mio 10° Kyu con Tada Sensei, che è probabilmente un record mondiale! Poi per un po’ sono stato nel gruppo dei bambini di Hosokawa Sensei, sempre a Roma. Era appena arrivato dal Giappone e all’inizio capiva poco l’italiano. Di solito lo facevamo diventare matto, povero sensei! Una volta persino credette che un ragazzino se la fosse fatta sotto nel keikogi. Invece questo bambino aveva nascosto una tavoletta di cioccolato nei calzoni e durante le tecniche di riscaldamento questa si era squagliata…

LUKE:
Come facevate a capire quello che il maestro diceva, se a mala pena parlava l’italiano?

SENSEI:
Non capivamo una parola! Anche perche’ eravamo troppo impegnati a ridere tutto il tempo invece di osservare quello che stava succedendo. Man mano il povero sensei miglioro’ nella sua comprensione della lingua italiana e ce la fece pagare per essere stati dei fastidiosi marmocchi rompendoci la schiena con tonnellate di esercizi in stile carcere militare…

LUKE:
Hai detto che hai avuto altri insegnanti. Chi erano? Erano italiani o giapponesi?

SENSEI:
Entrambi. Inizialmente, da ragazzo, ho imparato molto da due maestri italiani del Dojo di Roma, Roberto Candido alias Bob Rock e Ivano Zintu o l’Aikido bulldozer. Come suggeriscono i loro soprannomi, erano aikidoisti con cui era meglio non discutere. Purtroppo lo ho dovuto fare, spesso e volentieri. Per costituzione sono sempre stato leggero e flessibile e mi hanno sempre chiamato per fare ukemi durante lezioni o manifestazioni. Anche Hosokawa Sensei lo ha spesso fatto, aggiungendo pena su pena a quella punizione retroattiva di cui ti ho parlato prima… Quando avevo 20 anni, fresco di Shodan mi sono trasferito a Milano, dove sono rapidamente diventato molto vicino a Fujimoto Sensei. Lui e’ stato il mio modello come insegnante di Aikido per lungo tempo e anche se io ora seguo la mia strada, gli sono molto grato per tutti i suoi insegnamenti e per il bellissimo periodo che ho trascorso durante i miei 10 anni milanesi.

LUKE:
Che Dan sei adesso, Sensei?

SENSEI:
Recentemente sono stato promosso a 5° Dan da Tada Sensei, che era l’insegnante di Aikido di mio padre e mia madre tanto tempo fa, prima ancora che tu e la maggior parte degli allievi adulti del nostro dojo fossero nati. Lo ho seguito più o meno per tutta la mia vita nell’Aikido, ma solo a una certa distanza, perché il mio Aikido è più centrato sulla costruzione di una forte relazione interpersonale piuttosto che su una qualche ricerca spirituale non troppo ben identificata. Non mi piace la religione organizzata, in particolare sui tatami dell’Aikido. Questo è forse un po’ troppo difficile per te, mio caro pupotto. Che Kyu sei, Luke?

Luke & Simone Chierchini a Sligo (IRL), 2005

LUKE:
Io sono 7°Kyu. Ho fatto gli ultimi esami a giugno di quest’anno.

SENSEI:
Ottimo, complimenti! Da quanto tempo ti alleni?

LUKE:
Ho iniziato a fare Aikido quando avevo 3 anni, quindi significa che mi alleno già da 7 anni. Tu quando hai iniziato?

S. Ho iniziato nel 1972, quando avevo 8 anni. Mi ci sono voluti 36 anni per diventare 5° Dan! Sarei stato fuori di prigione prima se avessi ucciso JFK…

LUKE:
Perché ci e’ voluto così tanto per arrivare al 5° Dan?

SENSEI: In primo luogo perché proprio come te ho iniziato molto giovane, in secondo luogo perché il mio papà è stato il presidente dell’Aikikai d’Italia e quindi a me nessuno ha mai fatto uno sconto. I miei maestri da sempre mi hanno reso molto difficile la vita e mi hanno anche bocciato un paio di volte agli esami. Il motivo principale però e’ che l’Aikikai, la nostra scuola, ha un sistema di promozione ai gradi superiori alquanto ingiusto. La maggior parte degli insegnanti anziani somiglia a quei ragazzini bulletti che non vogliono mai passarti la palla in una partita di calcio, non importa quanto sei bravo…

LUKE:
Oltre all’Aikido hai mai praticato qualche altra arte marziale?

SENSEI:
Sì, ho praticato per un bel po’ il Ken-jutsu dello stile Katori Shinto Ryu, che è una delle più famose scuole di spada in Giappone. Ho un Shodan del Sugino Ryu, anche se non seguo più la scuola. Il Ken-jutsu mi ha fortemente aiutato a sviluppare il mio Aikido negli ultimi 12 anni, più che seguire i Sensei di Aikido. Quando ero un bambino ho fatto anche un po’ di Judo.

LUKE:
Perché hai deciso di smettere di fare Judo e continuare con l’Aikido, invece?

SENSEI:
Mio padre era un ottimo insegnante di Judo. Un giorno ha sentito parlare dell’ Aikido, ma al tempo non c’era ancora nessun maestro di Aikido residente in Italia. Poi ha avuto fortuna, perche’ nel 1964 un amico della federazione di Judo lo presentò a un giovane giapponese di nome Kawamukai che era un 3° Dan di Aikido. Insieme fondarono il primo Dojo di Aikido italiano all’interno del Dojo di Judo di mio padre, il Monopoli Judo Club di Roma.

Con Kisshomaru Ueshiba e Yoji Fujimoto a Karlsrue (D), per i World Games 1989

Pochi mesi dopo i due invitarono ufficialmente il Maestro Tada a insegnare in Italia. Mio padre divenne pazzo per l’Aikido e il Judo spari’ dalla scena tanto per lui quanto per me.

LUKE:
Ti sei mai infortunato gravemente facendo Aikido?

S. Ho avuto un paio di brutti infortuni, ma fa parte del business se si sta sul tatami per 36 anni, non è vero? Tu pensi che l’Aikido sia pericoloso?

LUKE:
No, ma può esserlo se non si sta molto attenti e non si seguono le istruzioni del maestro.

S. Esatto!! Ben detto Luke.

LUKE:
Qual è la cosa più importante nell’Aikido?

SENSEI:
Uuuuuuuh! Ora, questa si che è una domanda … Qual è la cosa più importante nel gelato? Tu cosa ne pensi? Secondo te quale e’ la cosa più importante nell’Aikido?

LUKE:
Penso che le cose più importanti dell’Aikido siano la respirazione e fare movimenti morbidi.

SENSEI:
Un buon punto di vista, sicuro. Ricorda però che per ogni allievo di Aikido la cosa più importante è diversa. Quindi, questa deve essere la cosa più importante dell’Aikido

Pubblicato la prima volta su Aikido Organisation of Ireland Newsletter, Issue 15 – Summer 2008

Copyright Simone Chierchini ©2008-2011Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
https://simonechierchini.wordpress.com/copyright/

36 Years on and it is Still Great Fun – Interview with S. Chierchini

Y. Fujimoto & S. Chierchini

Yoji Fujimoto & Simone Chierchini playing on the mats (Florence, 1987)

36 years since the beginning, as a little child in Tada Sensei’s class in Rome, passing next to Hosokawa Sensei’s years in Rome Aikido Central School as an adolescent, continuing to grow in Milan with his main mentor, Fujimoto Sensei, maturing the hard way in Ireland, starting up his own organisation, going his own way and receiving Hombu Dojo recognition… 36 years on and it is still great fun! Chierchini Sensei’s son, Luke, assisted by Grandma Carla, the first Italian woman to reach Nidan, asks his dad why

Versione Italiana

 

 

by LUKE CHIERCHINI & CARLA SIMONCINI

LUKE:
Hi Sensei, all my friends from the kids class would like to know where are you from.

SENSEI:
I am from Rome, Italy. I only came to Ireland 12 years ago.

LUKE:
Why did you decide to come to Ireland?

SENSEI:
Because it was lovely and green and crowded with happy leprechauns like you! Only kidding, I came here because at the time I liked it. What do you think about Ireland yourself?

LUKE:
I like it apart from the weather. I love to see all the green grass around and the view of the hills from my home. What age were you when you started Aikido?

SENSEI:
I was 8 years old and I used to go training with my dad.

LUKE:
Was your dad doing Aikido as well as you?

Chierchini father & son in 1969 (Rome)

SENSEI:
Yes, my dad was one of the main teachers of Roma Aikido Central School. I don’t remember much about that time apart from the fact that I was a nuisance on the mats! I have a clear memory of one particular class when my father had to stop the seiza and say: “If I can manage to find that blackbird I’ll shoot him on the spot!”, because I was whistling along, all happy with myself… I remember enjoying being with the grown-ups and travelling to other places for courses.

LUKE:
What is the name of your Aikido teacher?

SENSEI:
I had more than one teacher. As a child I did my 10th Kyu with Tada Sensei, which is probably a world record! Then for a while I was in Hosokawa Sensei’s children’s class, always in Roma. He had just arrived from Japan and at the beginning had very little Italian. We used to drive him crazy! Once he thought that a boy had done his jobbies in his suit. Instead this boy had hidden a chocolate bar in its bottoms and it had melted during the warm-ups…

LUKE:
How did you understand what he was saying if he had little Italian?

S. We did not understand a word! Also we were too busy laughing all the time to notice what was going on. The poor Sensei eventually became more fluent and he made us pay for being brats by breaking our backs with tonnes of prison-style exercises…

LUKE:
You said that you had other teachers. Who were they? Were they Italian or Japanese?

SENSEI:
Both. Earlier on, as a teenager, I learned a lot from two Italian teachers of the Roma Dojo, Roberto Candido aka Bob Rock and Ivano Zintu or the Aikido Bulldozer. As their nicknames suggest, these were guys you didn’t want to mess with. Unfortunately I had to, all the time. I happened to be light and flexible and they always called me for taking ukemi during class or demonstrations. Hosokawa Sensei did too, adding up to that retroactive punishment that I mentioned with you before… When I was 20 and Shodan, I moved to Milan, where I quickly became very close to Fujimoto Sensei. He has been my role model as an Aikido teacher for a long time and even though I now follow my own path, I am very grateful to him for all his teachings and for the good time I had in my 10 Milano years.

LUKE:
What Dan are you now, Sensei?

SENSEI:
I have been recently promoted to 5th Dan by Tada Sensei, who was my mum and dad’s Aikido teacher a long time ago, even before you and most of the adult students of our dojo were born. I have been following him on and off for my entire Aikido life but only loosely, as my Aikido is more centred on building up a strong relationship with people than on some not too well identified spiritual research. I don’t like religion, especially on the Aikido mats. That’s maybe a touch too difficult for you, my dear baba. What grade are you, Luke?

Second and third generation Chierchini in Aikido: Luke & Simone in Sligo (IRL), 2005

LUKE:
I am 7th/6th Kyu. I graded in June this year.

SENSEI:
That’s very good, congratulations! How long have you been training for?

LUKE:
I started when I was 3, so that means I have been training for 7 years now. How long have you been training?

S. I started in 1972 when I was 8. It took me 36 years to become 5th Dan!!! I would have been out of jail earlier if I had killed JFK…

LUKE:
Why did it get you so long to get to 5th Dan?

SENSEI:
Firstly because just like you I started very young, second because my dad being the chairman of the Italian Aikikai I got no discounts. My teachers always made it very hard for me and failed me a few times. Most of all, it depended on the fact that the Aikikai, our school, has a very unfair grading system. Most senior teachers are like those bully boys who never want to pass you the ball in a football match, no matter how good you are.

LUKE:
Apart from Aikido did you ever do any other martial art?

SENSEI:
Yes, I have been practicing Ken-jitsu of the Katori Shinto Ryu style for quite a while; that is one of the most famous sword schools in Japan. I have a Shodan of the Sugino Ryu even though I don’t follow the school anymore. Ken-jitsu has greatly helped me to develop my Aikido in the last 12 years, more than following any Aikido Sensei. When I was a young child I did a bit of Judo too.

LUKE: Why did you decide to stop Judo and do Aikido instead?

SENSEI:
My dad used to be a very good Judo teacher. One day he heard of Aikido but there was no Aikido teacher in Italy yet at the time. Then he got lucky when a Judo friend introduced him with a young Japanese named Kawamukai who was a 3rd Dan of Aikido. They started together the first Italian Aikido Dojo in my father’s Monopoli Judo Club in Rome.

With Kisshomaru Ueshiba & Yoji Fujimoto in Karlsrue (D), World Games 1989

A few months later they called Tada Sensei to teach in Italy. My dad became Aikido mad and Judo was gone for both of us.

LUKE:
Were you ever badly injured doing Aikido?

SENSEI:
I had a couple of injuries all right but that is part of the business if you are on the mats for 36 years, isn’t it? Do you think that Aikido is dangerous?

LUKE:
No, but it can be if you are not very careful and don’t follow the instructions.

SENSEI:
That’s it, very well said Luke.

LUKE:
What is the most important thing about Aikido?

SENSEI:
Uuuuuuuh! Now, that’s a question… What is the most important thing about ice cream? What do you think?

LUKE:
I think the way you breathe and soft movements are the most important things in Aikido.

SENSEI:
That’s a good point. Remember though that for each Aikido student the most important thing is a different one. So that must be the most important thing about Aikido…

First published on the Aikido Organisation of Ireland Newsletter, Issue 15 – Summer 2008

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