Biografia di Morihiro Saito – Parte 1

Foto formale in seiza di Morihiro Saito (1968)

Tratta dal libro “Iwama Ryu Aikido” di Paolo N. Corallini, edito da Sperling & Kupfer nel 1999, la seguente biografia di Morihiro Saito è possibilmente una delle migliori presentazioni in lingua italiana della vita del leggendario custode dell’Aiki Jinja di Iwama. La riproponiamo su Aikido Italia Network grazie alla gentile concessione dell’autore

di PAOLO N. CORALLINI

Dopo la sconfitta nella seconda guerra mondiale, il Giappone era una nazione povera, umiliata, governata da un esercito di occupazione. Morihei Ueshiba abitava con la moglie Hatsu nel piccolo villaggio di Iwama, dove si era ufficialmente ritirato nel 1942. La famiglia Ueshiba conduceva una vita frugale, coltivando riso e allevando bachi da seta, aiutata da un piccolo numero di uchi deshi e soto deshi che seguivano il fondatore. Ueshiba, sessantenne, era nel pieno della forma fisica, risultato di decenni di durissimo allenamento. Liberatosi dalla responsabilità degli insegnamenti pubblici, il fondatore poté finalmente dedicarsi al suo allenamento personale e alle attività ascetiche con una dedizione totale. Sebbene prima della guerra Ueshiba avesse avuto decine di migliaia di allievi, alla fine del conflitto gliene erano rimasti pochissimi. La pratica delle arti marziali era stata vietata dal quartier generale delle forze alleate, ma questo divieto non era uguale in tutte le aree urbane ed era poco applicato nei piccoli paesi di campagna. Durante i primi anni del dopo guerra, Morihei Ueshiba chiamò la sua residenza di campagna “Aiki-En” (la fattoria Aiki) per minimizzare il fatto che vi s’insegnassero le arti marziali.
Morihiro Saito era un diciottenne smilzo quando trovò il coraggio, nell’estate del ’46, di andare a trovare il fondatore. Era nato il 31 marzo 1928 in un piccolo villaggio a poche miglia dal dojo. Tipico giovanotto giapponese, Morihiro Saito ammirava i grandi spadaccini del Giappone feudale come Matabei Goto e Jubei Yagyu. I giovani in Giappone, prima e durante la seconda guerra mondiale, dovevano conoscere judo e kendo e infatti queste arti erano inserite nel programma scolastico; il giovane Saito a scuola aveva optato per lo studio del kendo. Giovanissimo, Morihiro cominciò lo Shito Ryu karate nel distretto Meguro di Tokyo, dove allora lavorava. Nella capitale il suo allenamento di karate non durò a lungo, perché fece ritorno nella prefettura di lbaragi per lavorare nella Japan National Railways. Saito allora decise di iniziare il judo, perché sentiva che se avesse conosciuto sia il judo che il karate non avrebbe avuto motivo di aver paura in un eventuale combattimento. Il judo era utile nella situazione a mani nude con prese, mentre il karate era superiore al kendo perché utilizzava i calci. Saito ricorda i suoi primi allenamenti nelle arti marziali e la sua insoddisfazione con il judo:

O'Sensei e Saito, jodori a Iwama

“La scuola di karate era abbastanza tranquilla, mentre il dojo del judo era come un parco divertimenti con bambini che correvano dappertutto. In parte era questo il motivo per il quale mi stancai del judo. Inoltre, in un combattimento una persona può colpire quando vuole e un esperto di judo non ha una difesa per questo tipo di pratica. Così ero insoddisfatto del judo. Un’altra cosa che non mi piaceva era che durante la pratica i sempai proiettavano noi kohai, utilizzandoci egoisticamente per il loro allenamento. Loro ci permettevano di fare soltanto alcune proiezioni quando erano nell’umore giusto. lo pensavo che erano veramente egoisti, arroganti e impudenti”.
Il pensiero di Morihiro a proposito delle arti marziali stava comunque per subire una trasformazione. Questo era il risultato del fortuito incontro con un vecchio uomo dalla barba bianca che, secondo i pettegolezzi locali, praticava una qualche misteriosa arte marziale. Molti anni dopo Saito descrisse il suo decisivo primo incontro con Morihei Ueshiba.
“C’era questo vecchio uomo che stava eseguendo delle strane tecniche nelle montagne vicino Iwama. Qualcuno disse che aveva fatto karate, mentre un maestro di judo mi disse che la sua arte era chiamata Ueshiba Ryu judo. Era spaventoso lassù e io avevo paura di andarci. Ebbi una strana impressione di quel posto. Faceva accapponare la pelle, ma alcuni amici e io decidemmo di andarci per dare un’occhiata. Comunque i miei amici all’ultimo momento ebbero paura e decisero di non venire. Così andai da solo. Eravamo in estate e arrivai di mattina. O-Sensei stava facendo l’allenamento mattutino. Minoru Mochizuki mi condusse dove O-Sensei si stava allenando con alcuni studenti. Quindi entrai nel posto che attualmente è la stanzetta di sei tatami all’ingresso del dojo. Mentre stavo seduto lì, O-Sensei e Tadashi Abe (il primo pioniere di Aikido in Francia) entrarono. Quando O-Sensei si sedette, Abe preparò un cuscino in terra per lui. Era molto veloce nell’aiutare O-Sensei. Mi fissò e chiese “Perché vuoi imparare l’Aikido?” Quando io risposi che avrei voluto impararlo se me l’avesse insegnato, egli chiese “Sai che cos’è l’Aikido?” Non c’era modo che io sapessi che cosa era l’Aikido. Quindi il fondatore aggiunse: “T’insegnerò come servire la società e la gente con quest’arte marziale”.
Non avevo la minima idea che un’arte marziale potesse servire la società e la gente. Volevo solo diventare forte. Ora lo capisco, ma in quel tempo non avevo idea di che cosa stesse parlando. Quando disse “Per il benessere della società e della gente”, io mi chiesi come un’arte marziale potesse servire a questo scopo, ma dal momento che desideravo essere accettato, risposi “Sì, capisco”.
Mentre stavo sul tatami, tirandomi su le maniche, pensavo: “Bene, visto che ho fatto tanto per arrivare qui non mi farà male fare un paio di tecniche”.
O-Sensei disse: “Attaccami”. Così, io l’attaccai e caddi. Non so esattamente se fosse kotegaeshi o qualche altra tecnica, mi sentii proiettare. Poi disse: “Dammi un calcio”. Quando provai a calciare, fui gentilmente rovesciato a terra.
“Vieni e prendimi”. lo cercai di afferrarlo come si fa nel judo e ancora fui proiettato senza sapere come. Il mio keikogi era strappato.
O-Sensei disse: “Vieni ad allenarti, se vuoi”. Dicendo ciò se ne andò.
Tirai un sospiro di sollievo, pensando di essere stato accettato”.

Morihei Ueshiba e Morihiro Saito - Self-Defense Force demo, circa 1955

Sebbene Ueshiba avesse accettato il giovane Saito come allievo, i Sempai nel dojo misero spesso alla prova la sua volontà. Saito racconta che sarebbe stato meglio partecipare a un combattimento reale. Anche se sentiva dolore ai polsi, i sempai non avevano riguardo per questo e eseguivano con la stessa determinazione le tecniche. Comunque, il giovane Saito si guadagnò presto il rispetto degli anziani. Ricorda con gratitudine l’insegnamento ricevuto da Koichi Tohei e Tadashi Abe. Il metodo d’insegnamento del fondatore in Iwama era molto diverso da quello adottato prima della guerra. Nei primi anni il fondatore era solito mostrare soltanto alcune volte le tecniche senza quasi spiegarle e gli allievi lo dovevano imitare. Questo era il metodo tradizionale d’istruzione delle arti marziali e gli studenti dovevano fare del loro meglio per rubare le tecniche degli insegnanti. In seguito Ueshiba ebbe il privilegio di potersi dedicare con tutte le sue energie alla sua ricerca personale con pochi allievi devoti.
“Quando ripenso a ciò, mi rendo conto che il cervello dei fondatore doveva essere come un computer. Durante la pratica O-Sensei c’insegnava le tecniche che aveva sviluppato fino a quel momento come se le stesse organizzando e classificando per se stesso. Quando studiavamo una tecnica, sistematicamente apprendevamo le tecniche a essa correlate. Se studiavamo le tecniche in ginocchio, continuavamo a fare solo quelle una dopo l’altra, senza riposo. Quando introdusse le tecniche di ninindori, quelle successive cominciavano tutte dalla stessa presa.

Fine della Prima Parte
(Continua)

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Copyright Paolo N. Corallini©
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita

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Entrevista con Hitohira Saito – Parte 1

Hitohira Saito Sensei: Ken Suburi en Modena

Entre las numerosas preguntas a la que Hitohira Saito Sensei ha dado amablemente respuesta, podréis leer la de especial conexión entre su padre, Morihiro Saito Sensei y el Fundador del Aikido Morihei Ueshiba, a cuyo lado vivió durante 26 años; tener una idea de la relación padre/hijo maestro/alumno entre Morihiro e Hitohira; sentir la versión de Hitohira sensei en relación a su ruptura con el Aikikai Hombu Dojo… pero también qué significa hoy la herencia del Fundador y las perspectivas del Aikido en un mundo cada vez más inarmónico.

por SIMONE CHIERCHINI

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Con ocasión del Koshukai Internacional de Aikido Dento Iwama Ryu, qué  ha tenido lugar en Módena el 24-25-26 de junio de 2011, Simone Chierchini ha tenido la oportunidad de desarrollar una vídeo-entrevista con Hitohira Saito Sensei, líder del Iwama Shin-Shin Aiki Shuren-kai (岩間神信合氣修練会), la escuela fundada por Hitohira a la muerte de Morihiro Saito Sensei. La entrevista se ha desarrollado en los locales de la Utensileria Modenese, generoso patrocinador del Koshukai dirigido por Hitohira Saito Sensei, se ha desarrollado con la presencia del estado mayor del Iwama Shin-Shin Aiki Shuren-kai europeo y ha sido posible gracias a la preciosa obra de Giancarlo Giovannelli, que ha hecho de intérprete.

CHIERCHINI
La primera pregunta que querría hacerle, Sensei, no atañe a el Aikido pero sí a la actualidad: ¿viviendo hoy en Japón, qué significa para el japonés medio la tragedia del desastre de Fukushima?

SAITO
El terremoto y el tsunami han tenido especial consecuencia como el desastre nuclear de Fukushima. La agencia nuclear mundial ha notado faltas en la gestión de la instalación nuclear, por lo tanto también existen responsabilidades humanas por lo que ha ocurrido; sin embargo, dejemos esto a parte. En los primeros tiempos, la lectura de los datos relativos al derrame de material radiactivo de la central fueron muy altos; precisamente en este punto el nivel de las radiaciones en las zonas relativamente lejanas de la central han bajado. Actualmente las personas que sienten con más fuerza el problema de lo nuclear son las madres que tienen a niños pequeños, porque cuanto más pequeño es el niño mayores son en el tiempo las consecuencias de la exposición a las radiaciones. Tras  el accidente ha habido el problema de que las autoridades no proveyeron informaciones correctas, hubo un tipo de censura. Ésta ha causado una reacción y ahora creo que lo que se comunica allí es pertinente a la realidad.

Buscar un mayor equilibrio con la naturaleza

Yo vivo en la provincia de Ibaraki, que está a unos 150 km de la ciudad de Fukushima y creo que ya no deberíamos correr peligro por cuanto concierne la exposición a las radiaciones nucleares: es una cuestión de tiempo, ciertamente. En todo caso el accidente nos ha vuelto a todo más sensibles al problema.

CHIERCHINI
En relación a este último problema, se puede decir que es como un poco la punta del iceberg: paulatinamente nuestro mundo está cada vez más lejos de su estado natural y se ha vuelto progresivamente cada vez más inarmónico. ¿En este contexto como se introduce la práctica del Aikido como via de la armonía? Qué tarea corresponde en este tipo de mundo al enseñante de Aikido?

SAITO
No sé si podré dar una respuesta correcta. El hombre es un elemento de la naturaleza. Existe una teoría según la que si el hombre desapareciera de la tierra, ella volvería a su estado ideal; ésta es una actitud de tipo paradójico. En el Aikido, en cambio, el Fundador pensó que el hombre tenía el papel de gobernar la naturaleza para alcanzar un estado ideal. El  Fundador habló de misogi, una actividad de purificación, con la cual el entrenamiento de Aikido tiene que iniciar. Cuando se averigua un conflicto interior, en su momento nosotros somos puestos frente a elecciones. Si poseemos la capacidad de decidir, éste es un bien, porque en su momento conscientemente obramos una elección entre el bien y el mal. Yo vivo en una zona rural, lejana de la zona del desastre; en el momento del accidente nuclear he podido ver en todo caso la fuerza de reacción de la naturaleza. Quien hace Aikido, si se entrena aprendiendo a evitar una actitud amenazadora, negativa, destructiva sobre el otro, es decir pareja, desarrollará también indudablemente la misma actitud respecto a por lo demás de la naturaleza, de la cual el hombre es parte. O’Sensei predicó la no-violencia. Si nos comportamos como he explicado, se debería volver a una situación más equilibrada, de mayor armonía del hombre con lal naturaleza.

La via del guerrero, Budo, y aquel de la agricultura, Nogyo, son complementarias. El punto de comunidad entre la via del guerrero y la agricultura consiste en prepararse para el acontecimiento desfavorable y también por este motivo es importante partir de la base, el kihon. Cuando somos obligados a enfrentarnos a los caprichos de la naturaleza, todos tienen que colaborar para que el problema que tenemos enfrente sea solucionado o reducido.

CHIERCHINI
La próxima pregunta nos lleva más adentro del mundo del Aikido y especialmente el mundo del Aikido de Iwama. ¿Maestro, puede explicarnos el papel de Morihiro Saito Sensei en relación a la enseñanza del Fundador?

SAITO
Mi padre, tan pronto como la guerra mundial acabó, entró en el dojo convirtiéndose en discípulo de O’Sensei. Sólo se practicaba el keiko de O’Sensei. En la época, mi padre fue contratado en los ferrocarriles del estado y trabajaba por la noche, volviendo a casa por la mañana. Según la costumbre de la época, quién trabajaba por la noche tenía dos días – con la noche en medio – libres; luego pudo estar muchas horas con O’Sensei.

Morihiro Saito en joven edad

La idea de O’Sensei cuando vino a Iwama fue que la agricultura fuese el Budo, por tanto mi padre ayudó O’Sensei en el trabajo del campo. El Fundador nació en una época en  la cual quien enseñaba artes marciales tenía  como vecinos a los alumnos, que estaban siempre con su maestro. El maestro acababa encariñándose a este tipo de discípulo que trabajaba la tierra y se entrenaba con él, porque estaban siempre juntos. Éste es el sistema del uchi-deshi, el alumno interno, que vive en la casa del maestro. Mi padre vivió esta situación. El Japón de después de la guerra fue un país muy pobre, porque todos los recursos fueron empleados durante la guerra. Los discípulos que ayudaban al fundador tenían su campo que cultivar también,  porque no habia nada que comer. Los que no pudieron o no quisieron ayudar a O’Sensei en sus actividades agrícolas, paso a paso disminuían  y no se volvían a ver. En la mentalidad típica del japonés de la época, quién no conseguía o no quería ayudar al maestro en estas otras actividades, no eran instruidos en las técnicas. Mi padre ha tenido la suerte de seguir estando junto a su maestro; así, a veces, a lo mejor mientras cultivaban el huerto, a O’Sensei se le ocurría una nueva técnica, echaba la azada y decía: “Saito! Vas al dojo a tomar el bokken!”. Y luego ellos, entre el campo, o donde se encontraban, de la actividad agrícola pasaban a las artes marciales. A la tarde los otros frecuentadores del dojo llegaban, los asillamados soto-deshi (alumnos externos) y a menudo mi padre tenía que ir a trabajar en los ferrocarriles. Pero de día, por muchos años tuvo modo de ver y estudiar con cercanía las técnicas del Fundador. En la época no se estilaba el hecho de pagar al maestro en efectivo, sino se le ayudaba  proveyendo mano de obra. En el momento que no había mucho dinero, O’Sensei mismo no es que fuera rico, por utilizar un eufemismo, como mi padre, también los otros alumnos hacían colectas que le donaban luego a la mujer del Fundador, Hatsu, para pagar la electricidad. O’Sensei por lo tanto no ganaba nada, no tenía renta fija, justo porque no existía la idea de la tarifa fija mensual de pagarle al maestro. A parte la mano de obra que recibía de los estudiantes, las únicas entradas en dinero le llegaban de las concesiones de grados Dan: una vez acabada la ceremonia, el discípulo que había recibido el grado Dan metía su ofrenda en dinero sobre el kamiza.  Además cuando O’Sensei giraba en otros dojo para hacer aquéllos que nosotros hoy en día llamamos seminarios, recibía “agradecimientos” en dinero. Algún tiempo después del fin de la guerra, algunos discípulos tenían la costumbre de portar sacos de arroz al maestro para agradecerlo por sus enseñanzas. Mi padre siempre ha estado cerca de O’Sensei; siempre  ha dicho que su papel fue el de transmitir todo lo que vivió en contacto con el Fundador. Remarco, éste es lo que él mismo siempre me ha dicho.

CHIERCHINI ¿Cuáles son sus recuerdos del fundador, Sensei? Sobretodo su recuerdo de Morihei Ueshiba desde el punto de vista humano.

SAITO
Mi padre recibió de regalo la tierra sobre la que construir la casa del Fundador; luego él se casó y por lo tanto hemos nacido nosotros hermanos. Me acuerdo que mi madre siempre iba todos los días a casa de los Ueshiba para ayudarlos. Nosotros hijos por lo tanto apenas nacidos vivimos en la casa de O’Sensei, porque nuestra madre estaba constantemente allí. Yo no he visto a O’Sensei por primera vez cuando he iniciado a hacer keiko, lo he visto tan pronto como he nacido! Y también he sentido el kiai de O’Sensei cuando todavía era un feto en la barriga de mi madre… Yo no pienso en el Fundador como un extraño, para mí es como una especie de abuelo.

Foto de familia: Morihei y Hatsu Ueshiba

Fue un hombre que tuvo más que un detalle: si los aspectos de la vida cotidiana que le concernían fueran comúnes a todos, diría que fue una persona extraordinaria. Mis padres siempre se dirigieron a él usando el lenguaje referencial y percibí la distancia, el alcance de esta persona. Su postura siempre era correcta, no lo he visto nunca desaliñado: también cuando bebía, tomaba la taza con ambas las manos, agradeciendoselo a los dioses, la sujetaba con ambas manos correctamente, según el sistema tradicional. Nosotros que veíamos a esta persona así reverenciada por nuestros padres, en su presencia siempre éramos amables, porque nos era natural respetarlo: había alrededor de si un aura importante. De O’Sensei y su mujer había una bonita imagen, no los percibía como dos personas ancianas, reconocibles a los otros ancianos de la aldea. Ambos fueron muy devotos. La Señora Ueshiba, habiendo nacido en aquel período histórico de transición que es el período Meiji,  fue una persona que tuvo gran cuidado con la alimentación y supo gestionar la economía de la casa.

(Fin de la primera parte)

Entrevista – Parte 2

Agradecemos a Walter Ippoliti por su preciosa obra de traducción
Traducción en Espanol Copyright Walter Ippoliti ©2011

Mirar el Slideshow H. Saito International Koshukai en Modena (Italia), Junio 2011

Copyright Simone Chierchini ©2011Simone Chierchini
Para ver las normas sobre derechos de autor, haga clic
https://simonechierchini.wordpress.com/copyright/

Interview avec Hitohira Saito – Partie 1

Hitohira Saito: Ken Suburi (Modena, Italie)

A travers les nombreuses questions auxquelles Saito Hitohira Sensei a répondu, on peut se rendre compte de la connexion particulière qu’il y avait entre son père Saito Morihiro Sensei et le fondateur de l’aïkido, maître Ueshiba Morihei, auprès duquel il a vécu pendant vingt-six ans et avoir une idée de la relation père-fils et enseignants-élève, entre Morihito et Hitohira. Voici les explications de Saito Hitohiro Sensei concernant la scission avec l’aïkikai Hombu Dojo, mais aussi au sujet de l’héritage du fondateur sur l’Aïkido d’aujourd’hui et de ses perspectives dans un monde de plus en plus disharmonieux

par Simone CHIERCHINI

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A l’occasion du Koshukai Dento Iwama Ryu Aikido international, qui s’est tenue à Modène les 24-25-26 Juin 2011, Simone Chierchini eu l’occasion d’avoir un entretien vidéo avec SAITO Hitohiro Sensei, fondateur de l’Iwama Shin Shin Aïki Shuren-kai (岩 间 神 信 合 气 修练 会), l’école fondée par Hitohira a la mort de SAITO Morihiro Sensei. L’entrevue, qui s’est déroulée dans les locaux de l’Utensileria Modenese, généreux commanditaire des Koshukai dirigé par SAITO Hitohiro Sensei, a eu lieu en la présence de l’état-major de l’Iwama Shin Shin Aiki Shuren-kai européennes et a été rendue possible grâce au travail précieux de Giancarlo Giovannelli, qui travaillé comme interprète. L’interview s’est déroulée dans les locaux de l’Utensileria Modenese.

CHIERCHINI : La première question que je voudrais vous poser, Sensei, ne s’applique pas à l’aïkido, mais plutôt l’actualité : aujourd’hui, vivant au Japon, que signifie pour le japonais moyen la tragédie de la catastrophe de Fukushima?

SAITO : Le tremblement de terre et le tsunami sont directement à l’origine de la catastrophe nucléaire de Fukushima. L’agence nucléaire mondiale a fini par révéler qu’il y a eu des défaillances dans la gestion de la centrale nucléaire. Il y a donc une part de responsabilité humaine dans ce qui est arrivé. Laissons cependant cela de côté. Au début de l’incident, les mesures des fuites radioactives émises par la centrale de Fukushima étaient d’un niveau très élevé. Mais heureusement aujourd’hui, le niveau de radiation dans les zones relativement distantes de la centrale est en train de baisser. Actuellement, les personnes qui sont les plus inquiètes sont les mères qui ont de jeunes enfants, parce que plus un enfant est jeune, plus les conséquences des radiations sont importantes. Immédiatement après l’accident, les autorités n’ont pas fournis des informations correctes. Ce fut une sorte de censure. Il s’en est suivi des plaintes et maintenant je pense que ce qui nous est communiqué est la vérité.

Trouver un meilleur équilibre avec la nature

Je vis dans la province d’Ibaraki, à environ 150 km de la ville de Fukushima et je pense qu’il n’y a pas de risques liés aux expositions à des radiations nucléaires : c’est une question de temps, bien sûr. De plus, l’accident nous a tous rendus plus sensibles au problème.

CHIERCHINI : Certains disent que ce n’est que la partie visible de l’iceberg. Notre monde peu à peu devient de plus en plus éloigné de son état naturel et certains pourraient argumenter qu’il est devenu de plus en plus disharmonieux. Dans ce contexte, comment s’inscrit la pratique de l’aïkido en tant que chemin vers l’harmonie ? Quelle responsabilité les professeurs d’aïkido peuvent-ils avoir dans ce monde?

SAITO : Je ne sais pas si je peux fournir une réponse correcte. Les humains sont des éléments à part entière de la nature. Il y a une théorie selon laquelle, si l’homme disparaît de la planète, celle-ci reviendrait à son état initial, ceci est paradoxal. Le fondateur de l’Aikido pensait que l’espèce humaine avait un rôle dans la gestion de la nature, dans le but d’atteindre des conditions idéales.
Le fondateur avait l’habitude de parler de misogi, un acte de purification par lequel chaque session d’entraînement d’aïkido devait débuter. Quand un conflit interne naît, parfois, nous devons faire face à des choix. Si on a le pouvoir de décision c’est une bonne chose, car nous aurons un choix conscient à faire entre le bien et le mal. Je vis dans une zone rurale, loin de la zone de la catastrophe, cependant, au moment de la catastrophe nucléaire, j’étais capable de me rendre compte de la force de réaction de la nature. En pratiquant l’aïkido, si les élèves apprennent comment éviter les attitudes négatives et destructrices envers les autres, alors, très certainement, ils développeront également ce comportement vis à vis de la nature dont les êtres humains font partie.
O’Sensei prêchait la non-violence, si on agit ainsi, l’humanité pourrait revenir vers une situation plus équilibrée, avec plus harmonie entre les hommes et la nature.
La voie des guerriers, le Budo, et l’agriculture, le Nogyo, sont complémentaires : les deux préparent à affronter l’adversité.  Pour cela, il est important de commencer par les bases, c’est-à-dire le kihon.
Lorsque nous devons faire face aux caprices de la nature, nous devons tous collaborer pour résoudre le problème ou tout au moins en réduire ses conséquences.

CHIERCHINI : La question suivante nous amène plus en profondeur dans le monde de l’aïkido et spécialement sur l’aïkido d’Iwama. Sensei, pouvez-nous expliquer à nos lecteurs le rôle de votre père, Saito Morihiro Sensei vis-à-vis de l’enseignement du fondateur?

SAITO : Lorsque la seconde guerre mondiale se termina, mon père devint un élève au dojo de O’Sensei. A cette époque, mon père travaillait aux chemins de fer nationaux, il avait l’habitude de travailler durant la nuit et revenait à la maison au matin. En accord avec les habitudes d’alors, les personnes qui avaient travaillé la nuit avaient deux jours et une nuit consécutifs de repos. Il a donc pu passer beaucoup d’heures avec O’Sensei.

Morihiro Saito à un jeune âge

L’idée première de O’Sensei, lorsqu’il est venu à Iwama, était de pratiquer à la fois l’agriculture et le Budo, ainsi mon père aida O’Sensei au travail des champs. Le fondateur est né dans un pays où ceux qui enseignaient les arts martiaux vivaient avec leurs élèves, ces derniers vivaient avec leur professeur. Parce qu’ils étaient toujours ensembles, le professeur pouvait en venir à s’attacher à ses élèves qui vivaient dans les champs et s’entrainaient avec lui. C’est le système «uchi-deshi», où l’élève interne vit dans la maison de son Sensei. Mon père a expérimenté cela.

Le Japon d’après-guerre était un Japon pauvre : toutes les ressources avaient été épuisées pendant la guerre. Les élèves qui aidaient le fondateur avaient aussi leurs propres champs à cultiver, car il n’y avait rien à manger. Ceux qui ne voulaient pas ou ne pouvaient pas aider O’Sensei dans ses activités d’agriculture, peu à peu, ont abandonné, et on ne les a plus revu. Dans ces années là, dans la mentalité typique d’un japonais, ceux qui n’étaient pas capables, ou ne souhaitaient pas, aider le professeur dans les activités extra-dojo, n’étaient pas en mesure de recevoir un enseignement.
Mon père a eu la chance de pouvoir continuer à être aux côtés de son professeur, de sorte que des fois, alors même qu’ils étaient en train de cultiver le potager, si une nouvelle technique venait à l’esprit de O’Sensei, il posait la binette et disait : “Saito, va chercher le bokken dans le dojo“. Alors, au milieu des champs, ou ailleurs où qu’il soit, ils passaient de l’agriculture au Budo. Dans la soirée, les autres étudiants venaient au dojo – c’était les soto-deshi (étudiants externes) – et mon père devait régulièrement retourner travailler aux chemins de fer. Durant la journée, cependant, durant de nombreuses années, il pu voir et étudier avec précision les techniques du fondateur. A l’époque, l’idée de payer le professeur étaient inhabituelle. Les étudiants aidaient le professeur par leur travail manuel.
Puisqu’il n’y avait pas beaucoup d’argent et que O’Sensei lui-même n’était pas prospère, c’est le moins que l’on puisse dire, mon père et les autres étudiants organisaient des petites collectes et donnaient ce qu’ils pouvaient à l’épouse du fondateur, Hatsu, pour payer l’électricité. En faite, en réalité, O’Sensei ne gagnait pas d’argent. Il n’avait pas de revenus fixes, payer mensuellement son professeur n’était pas dans les mœurs. En dehors du travail des étudiants, le seul revenu financier de O’Sensei était les examens de grade : lorsque la remise de grade était finie, l’étudiant qui avait reçu le dan mettait un cadeau au pied dukamisama. De plus, lorsque O’Sensei rendait visite à d’autres dojos, pour ce que nous appelons aujourd’hui des stages, il recevait des «  remerciements  » en argent. Parfois, peu de temps après la fin de la guerre, certains étudiants avaient l’habitude d’apporter des sacs de riz afin de remercier O’Sensei pour son enseignement.
Mon père a toujours été proche de O’Sensei, et dans de nombreuses occasions, il a déclaré que son rôle était de transmettre tout ce qu’il avait reçu au contact du fondateur. Je le répète : c’est ce qu’il m’a toujours dit.

CHIERCHINI : Quels sont vos souvenirs du fondateur, Sensei, en particulier vos souvenirs de Ueshiba Morihei, d’un point de vue humain ?

SAITO : Mon père a reçu du fondateur une parcelle sur laquelle il a construit sa maison, ensuite, il se maria et par la suite, mes frères et moi-même sommes nés. Je me souviens que ma mère était toujours dans la maison de la famille Ueshiba pour les aider. Nous vivions donc, nous, tout petits, dans la maison de O’Sensei, parce que notre mère y était toujours.
La première fois que j’ai vu O’Sensei, ce n’était pas pendant qu’il donnait un keiko [cours]… je l’ai vu à ma naissance. J’ai entendu le kiaïde O’Sensei alors que je n’étais encore qu’un fœtus dans le ventre de ma mère. Je ne vois pas le fondateur comme quelqu’un d’étranger à ma famille : pour moi, il est d’une certaine façon mon grand-père.

Photo de famille: Morihei and Hatsu Ueshiba

C’était une personne qui avait quelque chose de spécial : si les aspects de la vie quotidienne qui le préoccupaient étaient communs, c’était une personne hors du commun. Mes parents se sont toujours adressés à lui de manière respectueuse et enfant, je ressentais la valeur de cette personne. Il se comportait toujours correctement, je ne l’ai jamais vu s’emporter. Même lorsqu’il avait bu, il prenait toujours la tasse des deux mains, remerciait les dieux et la reposait de ses deux mains, de façon formelle, selon la tradition japonaise. Nous côtoyions cet homme si révéré par nos parents, et de ce fait, nous étions toujours polis, parce qu’il était naturel que nous le respections. Il avait beaucoup d’aura autour de lui. Je garde une très belle image de O’Sensei et de son épouse.
Je ne les ai jamais considérés comme deux vieillards à l’identique des autres vieillards du village. Tous deux étaient très dévoués. Mme UESHIBA, étant née dans la période Meiji, une période historique de transition, était une personne qui faisait très attention à la nourriture et savait comment gérer l’argent du ménage.

(Fin de la première partie)
(A suivre)

 Traduction française – © 2011 esavalli aiki-dojo.fr
Pubblicato per la prima volta su
http://aiki-dojo.fr/interviews/2010-09-saito-part-1-modena.html

Interview With Hitohira Saito – Part 1

Hitohira Saito: Ken Suburi in Modena, Italy

Among the many questions that Hitohiro Saito Sensei politely replied to, you can read of the special connection between his father, Morihiro Saito Sensei, and the Founder of Aikido Morihei Ueshiba, at whose side he lived for 26 years; have an idea of the father/son, teacher/student relationship among Morihiro and Hitohiro; hear the version of Hitohiro sensei in relation to its break with the Aikikai Hombu Dojo… but also what it means the inheritance of the Founder of Aikido today and the prospects of Aikido in an increasingly disharmonious world 

by SIMONE CHIERCHINI

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On the occasion of the Dento Iwama Ryu Aikido International Koshukai, held in Modena, Italy on 24-25-26 June 2011, Simone Chierchini had the opportunity to realize a video interview with Hitohiro Saito, Head Instructor of Iwama Shin-Shin Aiki Shuren-kai (岩 间 神 信 合 气 修练 会), the school founded by Hitohiro on the death of Morihiro Saito Sensei. The interview, held in the premises of Utensileria Modenese, generous sponsor of the Koshukai directed by Hitohiro Saito Sensei, took place in the presence of the European Senpai of Iwama Shin Shin Aiki Shuren-kai and was made possible thanks to the valuable work of Giancarlo Giovannelli, who acted as interpreter.

CHIERCHINI
The first question I would like to ask, Sensei, does not concern Aikido but rather the News: living in Japan today, what does it mean the tragedyof the Fukushima disaster for the average Japanese person?

SAITO
The earthquake and tsunami directly caused the Fukushima nuclear disaster. The world’s nuclear agency has revealed deficiencies in the management of the nuclear power plant, therefore there are also human responsibilities for what happened. However, let’s leave that aside. In the early days, the reading of data relating to the leakage of radioactive material from the plant were very high, but fortunately at this point the level of radiation in areas relatively distant from the central are gone down.
Currently, people who feel with the nuclear issue the most are the mothers who have young children, because the smaller is the child and more consequences of radiation exposure over time. Immediately after the accident we had the problem that the authorities did not provide correct information, there was a kind of censorship. This has caused a reaction and now I feel that what is communicated to us is the truth.

Finding a better balance with Nature

I live in the Ibaraki province, at about 150 km from the city of Fukushima and I think that we should not risk to be exposed to nuclear radiation: it’s a matter of time, of course. However the incident has made everyone more sensitive to the problem.

CHIERCHINI
In relation to the last problem, one could say that this is the tip of the iceberg: our world is gradually becoming further removed from its natural state and one could argue that it has become more and more disharmonious. In this context, how does it fit the practice of Aikido as a way of harmony? What responsibility lies with Aikido teachers in this kind of world?

SAITO
I don’t know if I can provide a correct answer.
Humans are an element of nature. There is a theory that if human beings disappeared from the planet, it would revert to its ideal state; this is paradoxical. In Aikido, however, the Founder thought that mankind had the role of governing nature in order to achieve an ideal condition.
The Founder used to speak of misogi, an activity of purification with which should training sessions in Aikido should start. When an inner conflict begins, from time to time we are faced with choices. If we possess decision-making skills, this is good, because each time we can make a conscious choice between good and evil.
I live in a rural area, away from the disaster area, however at the time of the nuclear accident I was still able to see the force of reaction of the nature. When practicing Aikido, if the students learn how to avoid negative, destructive attitudes towards others, that is their partners, certainly they will develop the same behavior in relation to nature, of which mankind is part.
O’Sensei preached non-violence. If one acts as I said, mankind could return to a more balanced condition of greater harmony between humans and nature.
The Way of the Warrior, Budo and agriculture, Nogyo, are complementary. The point of contact between the way of the warrior and agriculture is that both prepare for adversities and because of that it is also important to begin from the basics, the kihon. When we are forced to face nature’s caprices, we all must collaborate so that the problem at hand is solved or reduced.

CHIERCHINI
Next question brings us deeper in the world of Aikido and especially of Iwama Aikido: Sensei can you explain for our readers the role of Morihiro Saito Sensei in relation to the teaching of the Founder?

SAITO
When the second world war ended, my father became a student of O-Sensei’s dojo. There was only O-Sensei’s  practiced in the dojo. At the time, my father got a job with the state railways and used to work at night, returning home in the morning. According to the custom of the time, the ones who had worked at night were entitled to two days -with the night in between – off; therefore he could spend many hours with O-Sensei.

Morihiro Saito at a young age

The idea of O-Sensei when he came to Iwama was to practice both agriculture and Budo, so my father helped O’Sensei to work in the fields. The Founder was born in an era when those who taught martial arts were always with their students, who lived with their teacher. The teacher eventually tended to become attached to this type of student who worked the land and trained with him, because they were always together. This is the uchi-deshi system, where the internal student lives in the house of his sensei. My father experienced this situation.
Post-war Japan was a poor country, because all the resources were used during the war. Students who helped the Founder, also had their field to cultivate, because there was nothing to eat. Those who could not or would not help O’Sensei in his agricultural activities, gradually gave up and were not to be seen anymore. In the mentality of  a typical  Japanese of that period, the ones who could not or would not help the teacher in these other extra-dojo activities, did not feel that could be taught the techniques at all.
My father had the good fortune to continue to stand alongside his teacher; so at times, even as they cultivated the vegetable garden, O-Sensei would think of a new technique, put the hoe and say: “Saito! Go to the dojo to get the bokken!”.  Then, in the middle of the field, or wherever they were, they moved from farming to martial arts. In the evening came the other students of the dojo, known as soto-deshi (external students) and my father often had to go work for the railroad. During the day, however, for many years he was able to see and study with care the techniques of the Founder.
At that time the idea of paying in cash the teacher was unheard of; the student helped his teacher providing manpower. Since there was not much money and O-Sensei himself was not at all wealthy, to say the least, my father and the other students organised small money collections and donated what they could put together to the wife of the Founder, Hatsu, to pay for the electricity. Basically at the time O-Sensei did not earn anything, had no fixed income, just because there was not the idea of a fixed monthly fee to be paid to the teacher. Apart from the labor force received by the students, the only cash income for him came from the granting of Dan grades: once the ceremony was over, the student who had received the Dan put his offer on the kamiza. Also, when O-Sensei visited other dojos to give what nowadays we would call seminars, he received “thanks” in the cash. Some time soon after the war ended, some of the students used to bring sacks of rice to thank O-Sensei for his teaching efforts.
My father has always been close to O-Sensei and in many occasions he has declared that his role was to transmit all that he had lived in contact with the Founder. I repeat, this is what he always told me.

CHIERCHINI
What are your memories of the Founder, Sensei? Especially your memories of Morihei Ueshiba from a human point of view.

SAITO
My father was gifted the land on which to build his house from the Founder, then he got married and after we, brothers, were born. I remember that my mother was always  in the Ueshiba family home to help them. Therefore we newborn children lived in the house of O’Sensei, because our mother was always there.
I have not seen O’Sensei the first time when I started doing keiko, I saw him as soon as I was born! And I’ve also heard O’Sensei’s kiai when I was still a fetus in the womb of my mother… I do not think to the Founder like an outsider,  for me he is some kind of a grandfather.

Family photo: Morihei and Hatsu Ueshiba

He was a man who had something special: if the aspects of daily life that concerned him were common, he was a awesome person. My parents always addressed him using referential language and I felt the distance, the stature of this person.
His posture was always correct, I have never seen him break it: even when he drank, he took the cup with both hands, thanking the gods, then placed it down once more with both hands, formally, according to the traditional system. We saw that this person was so revered by our parents, therefore in his presence we were always polite, because it was natural that we respected him: he had an important aura around him.
I had a beautiful image of O-Sensei and his wife, I never perceived them as two elderly people similar to the other village elders. Both were very devoted. Mrs. Ueshiba, having been born in the Meiji period, a historical period of transition, was a person who paid great attention to food and knew how to manage the economy of the house.

End of Part 1 (To be continued)

Italian to English Translation by Simone Chierchini

Watch Slideshow from H. Saito International Koshukai in Modena (italy), June 2011

Copyright Simone Chierchini ©2011Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
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Intervista a Hitohira Saito – Parte 1

Hitohira Saito Sensei: Ken Suburi a Modena

Tra le numerose domande cui Hitohira Saito Sensei ha dato cortesemente risposta, potrete leggere della speciale connessione fra suo padre, Morihiro Saito Sensei, e il Fondatore dell’Aikido Morihei Ueshiba, al cui fianco visse per 26 anni; avere un’idea del rapporto padre/figlio maestro/allievo fra Morihiro e Hitohira; sentire la versione di Hitohira sensei in relazione alla sua rottura con l’Aikikai Hombu Dojo… ma anche cosa significa l’eredità del Fondatore oggi e le prospettive dell’Aikido in un mondo sempre più disarmonico

di SIMONE CHIERCHINI

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In occasione del Koshukai Internazionale di Aikido Dento Iwama Ryu, tenutosi a Modena il 24-25-26 Giugno 2011, Simone Chierchini ha avuto l’opportunita’ di svolgere una video-intervista con Hitohira Saito Sensei, caposcuola dell’Iwama Shin-Shin Aiki Shuren-kai (岩間神信合氣修練会), la scuola fondata da Hitohira alla morte di Morihiro Saito Sensei. L’intervista, svoltasi nei locali dell’Utensileria Modenese, generoso sponsor del Koshukai diretto da Hitohira Saito Sensei, si è  svolta alla presenza dello stato maggiore dell’Iwama Shin-Shin Aiki Shuren-kai europeo ed è stata resa possibile grazie alla preziosa opera di Giancarlo Giovannelli, che ha fatto da interprete.

CHIERCHINI
La prima domanda che vorrei farle, Sensei, non concerne l’Aikido ma piuttosto l’attualità: vivendo in Giappone oggi, cosa significa per il giapponese medio la tragedia del disastro di Fukushima?

SAITO
Il terremoto e lo tsunami hanno avuto come diretta conseguenza il disastro nucleare di Fukushima. L’agenzia nucleare mondiale ha rilevato delle mancanze nella gestione dell’impianto nucleare, quindi esistono anche delle responsabilità umane per ciò che è accaduto; tuttavia, lasciamo questo da parte. Nei primi tempi, la lettura dei dati relativi alla fuoriuscita di materiale radioattivo dalla centrale erano molto alti; fortunatamente a questo punto il livello delle radiazioni nelle zone relativamente distanti dalla centrale si è abbassato.
Attualmente le persone che sentono con piu’ forza il problema del nucleare sono le madri che hanno bambini piccoli, perché più piccolo è il bambino e maggiori sono nel tempo le conseguenze dell’esposizione alle radiazioni. Subito dopo l’incidente c’è stato il problema che le autorità non fornivano informazioni corrette, c’era una sorta di censura. Questo ha causato una reazione e ora ritengo che quello che ci viene comunicato sia attinente alla realtà.

Cercare un maggiore equilibrio con la natura

Io abito nella provincia di Ibaraki, che è  a circa 150 km dalla città di Fukushima e credo che non dovremmo più correre pericolo per quanto riguarda l’esposizione alle radiazioni nucleari: è  una questione di tempo, certamente. Comunque l’incidente ha reso tutti più sensibili al problema.

CHIERCHINI
In relazione a questo ultimo problema, si può dire che sia un po’ come la punta dell’iceberg: il nostro mondo man mano è  sempre più lontano dal suo stato naturale ed è progressivamente diventato sempre piu’ disarmonico. In questo contesto come si inserisce la pratica dell’Aikido come via dell’armonia? Quale compito spetta in questo tipo di mondo all’insegnante di Aikido?

SAITO
Non so se potrò fornire una risposta corretta.
L’uomo e’ un elemento della natura. Esiste una teoria secondo la quale se l’uomo scomparisse dalla terra, essa tornerebbe al suo stato ideale; questo è  un atteggiamento di tipo paradossale. Nell’Aikido, invece, il Fondatore pensava che l’uomo avesse il ruolo di governare la natura per raggiungere uno stato ideale.
Il Fondatore parlava di misogi, un’attività di purificazione, con cui l’allenamento di Aikido deve iniziare. Quando si verifica un conflitto interiore, di volta in volta noi siamo posti di fronte a delle scelte. Se possediamo la capacita’ di decidere, questo è  un bene, perché di volta in volta coscientemente operiamo una scelta fra il bene e il male.
Io vivo in una zona rurale, lontana dalla zona del disastro; nel momento dell’incidente nucleare ho pero’ comunque potuto vedere la forza di reazione della natura. Chi fa Aikido, se si allena imparando ad evitare un atteggiamento intimidatorio, negativo, distruttivo verso l’altro, cioè il partner, sicuramente svilupperà la stessa attitudine anche nei confronti del resto della natura, di cui l’uomo è parte.
O’Sensei predicava la non-violenza. Se ci si comporta come ho spiegato, si dovrebbe tornare ad una situazione più bilanciata, di maggiore armonia dell’uomo con la natura.
La via del guerriero, Budo e quella dell’agricoltura, Nogyo, sono complementari. Il punto di comunanza tra la via del guerriero e l’agricoltura consiste nel prepararsi per l’evento sfavorevole ed anche per questo motivo è importante  partire dalla base, il kihon. Quando si e’ costretti a fronteggiare i capricci della natura, tutti devono collaborare affinché il problema che abbiamo davanti venga risolto o ridotto.

CHIERCHINI
La prossima domanda ci porta più all’interno del mondo dell’Aikido e specialmente il mondo dell’Aikido di Iwama. Maestro, ci può spiegare il ruolo di Morihiro Saito Sensei in relazione all’insegnamento del Fondatore?

SAITO
Mio padre, appena fini’ la guerra mondiale, entro’ nel dojo divenendo allievo di O’Sensei. Vi si praticava solo il keiko di O’Sensei. All’epoca, mio padre fu assunto dalle ferrovie dello stato e lavorava di notte, tornando a casa al mattino. Secondo il costume dell’epoca, chi lavorava di notte aveva due giorni -con la notte in mezzo- liberi; quindi poteva stare molte ore con O’Sensei.

Morihiro Saito in giovane eta'

L’idea di O’Sensei quando venne a Iwama era di praticare sia l’agricoltura che il Budo, pertanto mio padre aiutava O’Sensei nel lavoro dei campi. Il Fondatore era nato in un’epoca in cui chi insegnava le arti marziali aveva vicino gli allievi, che stavano sempre con il loro maestro. Il maestro finiva per affezionarsi a questo tipo di allievo che lavorava la terra e si allenava con lui, perché erano sempre insieme. Questo è il sistema dell’uchi-deshi, l’allievo interno, che vive nella casa del maestro. Mio padre viveva questa situazione.
Il Giappone del dopo guerra era un paese poverissimo, perché tutte le risorse erano state impiegate durante la guerra. Gli allievi che aiutavano il Fondatore avevano anche il loro campo da coltivare, perché non c’era nulla da mangiare. Quelli che non potevano o non volevano aiutare O’Sensei nelle sue attività agricole, pian piano scemavano e non si facevano piu’ vedere. Nella mentalità tipica del giapponese dell’epoca, chi non riusciva o non voleva aiutare il maestro in queste altre attività, non se la sentiva di farsi insegnare le tecniche e basta.
Mio padre ha avuto la fortuna di continuare a stare accanto al suo maestro; cosi’, a volte, magari mentre coltivano l’orto, O’Sensei veniva in mente una nuova tecnica, buttava la zappa e diceva: “Saito! Vai al dojo a prendere il bokken!”. E poi li’, in mezzo al campo, o dove si trovavano, dall’attività agricola passavano alle arti marziali. Alla sera arrivavano gli altri frequentatori del dojo, i cosiddetti soto-deshi (allievi esterni) e spesso mio padre doveva andare a lavorare nelle ferrovie. Di giorno pero’ per tantissimi anni ebbe modo di vedere e studiare con cura le tecniche del Fondatore.
All’epoca non c’era l’idea di pagare il maestro in contanti, lo si aiutava fornendo manodopera. Dal momento che non c’era molto danaro, non è che O’Sensei stesso fosse facoltoso, per usare un eufemismo; come mio padre, anche gli altri allievi facevano delle collette che poi donavano alla moglie del Fondatore, Hatsu, per pagare l’elettricità. O’Sensei quindi non guadagnava nulla, non aveva entrate fisse, proprio perché non esisteva l’idea della tariffa fissa mensile da pagare al maestro. A parte la manodopera che riceveva dagli studenti, le uniche entrate in danaro gli arrivavano dalle concessioni di gradi Dan: una volta terminata la cerimonia, l’allievo che aveva ricevuto il grado Dan metteva una sua offerta in danaro sul kamiza. Inoltre quando O’Sensei girava in altri dojo per fare quelli che noi oggi giorno chiamiamo seminari, riceveva dei “ringraziamenti” in danaro. Qualche tempo dopo la fine della guerra, alcuni allievi avevano l’abitudine di portare dei sacchi di riso al maestro per ringraziarlo dell’attività di insegnamento.
Mio padre è sempre stato vicino ad O’Sensei; a più riprese ha detto che il suo ruolo era quello di trasmettere tutto quello che aveva vissuto a contatto con il Fondatore. Ribadisco, questo è cio’ che lui stesso mi ha sempre detto.

CHIERCHINI
Quali sono le sue memorie del Fondatore, Sensei? Soprattutto il suo ricordo di Morihei Ueshiba dal punto di vista umano.

SAITO
Mio padre ricevette in dono la terra su cui costruire la sua casa dal Fondatore; poi si sposo’ e quindi siamo nati noi fratelli. Mi ricordo che mia madre era sempre tutto il giorno in casa degli Ueshiba per aiutarli. Noi figli quindi da appena nati vivevamo nella casa di O’Sensei, perche’ nostra madre era costantemente li’.
Io non ho visto O’Sensei la prima volta quando ho iniziato a fare keiko, l’ho visto appena nato! E ho anche sentito il kiai di O’Sensei da quando ero ancora un feto nella pancia di mia madre… Io non penso al Fondatore come un estraneo, per me e’ come una specie di nonno.

Foto di famiglia: Morihei e Hatsu Ueshiba

Era un uomo che aveva un che di particolare: se gli aspetti della vita quotidiana che lo riguardavano erano comuni, pero’ era una persona straordinaria. I miei genitori si rivolgevano sempre a lui usando il linguaggio referenziale e io percepivo la distanza, la levatura di questa persona.
La sua postura era sempre corretta, non l’ho mai visto scomposto: anche quando beveva, prendeva la tazza con entrambe le mani, ringraziava gli dei, la rimetteva apposto con entrambe le mani in modo corretto, secondo il sistema tradizionale. Noi che vedevamo questa persona cosi’ riverita dai nostri genitori, in sua presenza rimanevamo sempre compiti, perché ci veniva naturale rispettarlo: aveva attorno a sé  un’aura importante.
Di O’Sensei e sua moglie avevo una bellissima immagine, non li percepivo come due persone anziane, ravvisabili agli altri anziani del villaggio. Entrambi erano molto devoti. La signora Ueshiba, essendo nata in quel periodo storico di transizione che é  il periodo Meiji, quindi era una persona che aveva grande cura del cibo e sapeva cosa fosse l’economia della casa.

Fine della Prima Parte

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Guarda lo Slideshow H. Saito International Koshukai in Modena (Italy), Giugno 2011

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