Intervista a Motokage Kawamukai – Parte 2

Motokage Kawamukai Sensei

Motokage Kawamukai Sensei a Coriano (2011)

Nella seconda parte dell’intervista al “padre” dell’Aikido italiano si affrontano temi spinosi come la frammentazione dell’Aikido italiano e le sue cause, ma anche tematiche extra-tatami, come l’economia italiana, il dramma dello tsunami giapponese e il dilemma nucleare

di SIMONE CHIERCHINI

Leggi la Prima Parte dell’intervista

CHIERCHINI

Lei Maestro ha scelto di non insegnare professionalmente: questa sua scelta le ha mai causato dei rimpianti o e’ ancora contento di averla fatta?

KAWAMUKAI
Non c’e’ mai stata neppure una scelta, perche’ questa avrebbe comportato avere dei dubbi. Le mie idee erano chiare gia’ dal principio, per me non si e’ trattato di decidere se imboccare la via del professionismo nell’Aikido o meno: il mio proposito era ben definito da subito. Lo stare li’ a pensare “se avessi fatto questo” o “se avessi deciso questo” non fanno parte del mio modo di essere.

CHIERCHINI
In Italia al momento ci sono tre gruppi principali, l’Aikikai d’Italia, il Takemusu Aiki del Maestro Corallini e l’Ado-UISP di area Tissier Sensei; tuttavia al di fuori di essi esiste una miriade di gruppi minori, a dimostrazione di una scarsa armonizzazione all’interno della comunita’ aikidoistica italiana. Questo di per se’ e’ non un piccolo fallimento per l’Aikido italiano. Come mai questa frammentazione Maestro? Come e’ successo, da dove ha origine il fenomeno?

KAWAMUKAI
Questo e’ dovuto alla politica del Maestro Tada. Tada Sensei non ha voluto accettare all’interno dell’Aikikai d’Italia chi non volesse seguire la sua via; altrimenti avremmo potuto ospitare tutti all’interno della casa madre. Gia’ in partenza il suo atteggiamento fu quello del samurai, rigido: anche se mi rimane un allievo solo, io continuero’ deciso per la mia strada. Questa decisione, questo atteggiamento furono fortemente rafforzati dal contatto e dallo scambio con Ken Otani Sensei, il maestro storico del Judo italiano e con l’avvocato Giacomo Paudice, aikidoista della prima era che lo aiuto’ enormemente nello stabilire l’Associazione di Cultura Tradizionale Giapponese – Aikikai d’Italia. L’input che gli arrivo’ da essi fu che entrare a far parte di una federazione all’interno del CONI fosse da evitare a tutti i costi. Il Maestro Tada si abituo’ a vedere il CONI e le sue emanazioni come il fumo negli occhi, al punto che non accetto’ mai neppure di avere un colloquio esplorativo con i dirigenti del loro settore arti marziali, che erano invece interessatissimi all’Aikido.
Un giorno ero a pranzo al ristorante giapponese con Tamura Sensei e Tada Sensei; io proposi a Tada Sensei di prendermi l’incarico di lavorare con il CONI per raggruppare tutti quelli che erano rimasti fuori dall’Aikikai d’Italia. Una volta che il progetto avesse preso piede, avevo suggerito che il nuovo gruppo venisse assorbito dall’Aikikai d’Italia, o che si organizzasse una confederazione per la gestione del movimento in Italia.
Fu come se il cibo gli fosse andato di traverso. Fatto sta che non so neppure se avesse capito bene quello che gli proponevo, ma Tada Sensei si alzo’, saluto’ e se ando’. Da allora non l’ho piu’ visto ne’ sentito.

CHIERCHINI
Risultato: 47 anni dopo in Italia non esiste una federazione nazionale di Aikido riconosciuta dallo stato, non esiste certificazione legale nazionale per gli insegnanti, come ad esempio in Francia. La politica dell’esclusivita’ dell’Aikikai d’Italia e’ miseramente fallita.

KAWAMUKAI
All’epoca non e’ che avessi molta confidenza con il Maestro Tada, ma io pensavo che la mia proposta fosse basata su criteri giusti e ragionevoli, e che avesse ottime possibilita’ di successo. Io non so cosa avesse capito, ma non chiese spiegazioni, semplicemente ando’ via. Piu’ avanti ho iniziato a sentir circolare delle voci secondo cui io sarei stato un cattivo soggetto, un arrivista, un arrampicatore. Comunque parecchi aikidoka italiani, ad esempio Giorgio Veneri, Francesco Lusvardi, Franz De Compadri continuarono a praticare regolarmente con me; io andavo a insegnare a Mantova il sabato e la domenica e loro si appassionarono alla disciplina, diventandone dei praticanti molto seri. Avevano cercato di far venire Tada Sensei, ma per parecchio tempo non ci fu verso, dato che all’epoca il Maestro Tada non era molto aperto, comunicativo. Poi il tempo e’ passato, le cose sono cambiate e anche i rapporti. I mantovani si accostarono a Tada Sensei e io finii anche nella loro lista dei cattivi. Quando gli proponevo di incontrarci e fare una bella sudata assieme da qualche parte, come ai vecchi tempi, mi rispondevano “vedremo… se sara’ possibile… forse…”. Fra noi era cresciuta una distanza, in parte dovuta alla loro crescita e ai cambiamenti che ognuno fa nella vita, ma anche ad altri fattori esterni.
Oggi tutti questi raggruppamenti minori di Aikido che ci sono in Italia, che l’Aikikai d’Italia non ha saputo ne’ voluto filtrare, non hanno colpe, non sono la causa della frammentazione del movimento. I loro allievi credono all’Aikido come tutti gli altri, e non gli si puo’ attribuire a colpa il fatto di non essere iscritti all’Aikikai d’Italia.

CHIERCHINI
I principianti sono interessati solo all’Aikido, non alle federazioni, alle sigle.

KAWAMUKAI
Certamente! Gli allievi vogliono solo fare Aikido, non sono affatto interessati alla politica dell’Aikido, e quando ne sentono parlare non capiscono il perche’ delle discordie.La gente vuole fare Aikido perche’ ne ha bisogno, e se qualcuno sente questo bisogno, dargli una mano penso che sia una cosa molto umana; e’ un po’ come essere fermati da qualcuno per strada che ci chiede delle direzioni: e’ una cosa gentile indicare la via a chi lo chiede.

CHIERCHINI
Kawamukai Sensei, lei ha vissuto per 47 anni in Italia. Possiamo quindi dire che lei e’ anche un po’ italiano?

KAWAMUKAI
No, no, io sono piu’ italiano che giapponese! In passato c’e’ stato anche chi ha scritto che le mie opinioni per essere un giapponese a volte sono strane e che ho mangiato spaghetti per troppi anni…

CHIERCHINI
Cambiamo mondo, ci sono altre cose importanti nella vita oltre all’Aikido: cosa ne pensa della situazione in Italia negli ultimi tempi? Lei e’ un uomo del business; come vede questo periodo?

KAWAMUKAI
Per me sta andando benissimo, io mi occupo di lenti a contatto e il mio business e’ florido. L’Italia non e’ mai stata una potenza economica, ma tutto funziona comunque. Ci sono tanti piccoli gruppi, aziende di piccola e media dimensione, artigiani che hanno conoscenze e capacita’ enormi e contribuiscono al mondo dell’industria in misura notevole. Questo in Giappone non esiste; in Giappone ci sono solo grandi compagnie basate sull’uso e lo sviluppo di altissima tecnologia, ma queste sono sempre in bilico. Appena sviluppano qualcosa di nuovo e lo mettono sul mercato, questo viene copiato dai vicini e sono di nuovo al punto di partenza. Invece Armani e’ Armani, non si puo’ copiare e come lui tanti altri, piccoli e grandi che portano il nome dell’Italia nel mondo, creando denaro e interesse per il paese, la sua storia, le sue bellezze paesaggistiche e architettoniche, la sua gastronomia.

CHIERCHINI
Un’altra cosa che vorrei chiederle non e’ piacevole: 11 marzo 2011, terremoto, tsunami e crisi atomica, un triplo disastro. Quando lei maestro accende la televisione e vede quello che e’ successo in Giappone, cosa pensa, quali sono i suoi sentimenti?

KAWAMUKAI
Dio mio…
Terremoto e Tsunami sono fenomeni naturali; il Giappone e’ zona sismica, quindi si sapeva che il rischio era alto. In quella zona del Giappone questi fenomeni naturali devastanti si sono ripetuti nei secoli. L’entita’ delle devastazioni di uno tsunami e’ pero’ oggi amplificata potenzialmente, perche’ quelle zone sono adesso molto ma molto piu’ densamente popolate del passato; quindi le vittime e i danni prodotti dallo tsunami del 2011 sono enormemente superiori a quelli degli tsunami precedenti. Inoltre rispetto al passato adesso abbiamo mezzi di informazione efficientissimi che diffondono e amplificano gli eventi in tempo reale, dando a tutto un potente fattore emozionale. Comunque sia, questi sono fenomeni naturali, non possiamo odiare la natura per essi, si sa che esistono e che capiteranno ancora. E’ capitato a marzo, purtroppo, e ce la possiamo prendere solo con la sfortuna.
Invece per quel che rigurda la crisi atomica, non possiamo incolpare la natura, ma le nostre scelte. Le opinioni al riguardo sono contrastanti. C’e’ chi in Giappone, come anche in Italia, e’ del tutto contro il nucleare. Tuttavia tutti indistintamente vogliono godere delle comodita’ derivanti da una societa’ dominata dall’energia elettrica. In Italia l’energia viene importata dalla Francia, che e’ atomizzata, quindi la scelta anti-nucleare italiana cosi’ conta e vale poco. Se c’e’ una crisi atomica li’, noi che siamo i loro vicini di casa saremo i primi a pagarne comunque le conseguenze. Nell’86 gli italiani hanno detto no al nucleare, recentemente il governo ha provato a reintrodurlo, e presto ci sara’ un altro referendum per bloccarlo.
A prescindere dalle posizioni, l’atomo e’ al momento il modo piu’ economico di produrre energia e non si fermera’.

CHIERCHINI
Forse sarebbe ora di puntare con decisione sulle nuove tecnologie per la produzione di energia pulita, specie in un paese come il nostro, che gode di sole e vento per buona parte dell’anno e che ha in comune con il Giappone il fatto di essere zona sismica ad altissimo rischio.

KAWAMUKAI
Questo e’ verissimo, ma bisogna capire che il mondo e’ regolato da processi di natura economica: queste tecnologie vanno ancora sviluppate e perfezionate, mentre il mondo dell’economia ha bisogno di sempre piu’ energia e ne ha bisogno adesso. Sono loro che comandano e dicono che non c’e’ tempo per aspettare altri sistemi; e la risposta del mondo dell’economia al bisogno di piu’ energia e’ la costruzione di nuove centrali atomiche: al momento ne vengono costruite una sessantina in varie parti del mondo, specialmente nelle zone di recente sviluppo. Come fa l’occidente a dire a loro di non costruire, se loro sono i primi ad averne a centinaia?

Leggi la Prima parte dell’Intervista

Copyright Simone Chierchini © 2011Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
https://simonechierchini.wordpress.com/copyright/

Annunci

Giorgio Veneri: My Point of View on Traditional Aikido

Veneri Sensei

Giorgio Veneri in Enniskillen, Irlanda del Nord (1997)

The following is a transcript of an interview by Simone Chierchini, with one of the greatest European Aikido teachers of all time, Giorgio Veneri, taped after his seminar in Enniskillen, Northern Ireland in 1998. In this interview Veneri Sensei airs his disdain towards those who claim to be the true keepers of the Founder’s Aikido, claiming instead that Aikido is a living body, and therefore changeable, as Doshu Kisshomaru Ueshiba theorised

by SIMONE CHIERCHINI

CHIERCHINI
Two words, Traditional Aikido. Words that have been misused and abused by both the ignorant and the initiated. What is your point of view?

VENERI
If you use the word traditional, you want to stimulate reverence to a way of thinking in which the past is always better than the present. In regards to Aikido, I don’t really know what traditional Aikido means. I could repeat the words of Doshu Kisshomaru Ueshiba, ‘Aikido is a living organism and for this reason it transforms and improves’. O’Sensei’s direct pupils are few and all have their own interpretation of his teachings, but none of them can claim to practice the ‘true’ Aikido, since it would be impossible to copy another man’s feats. If I would have to choose someone to follow, it would be the Doshu, since he’s a direct descendant O’Sensei, but even his Aikido is different from that of his father. What I’m about to say now might create a bit of a scandal, but if you look at tapes recorded in the 1930’s and compare what you see to present day Aikido, you can easily see the changes brought over the years. I have to say it improved for the better.

CHIERCHINI
It seems to me to be difficult to use the term traditional when nothing is ‘fixed’. There are no katas (fixed forms) and O’Sensei himself refused to see his techniques as finished, constantly improving on himself. And I think it was O’Sensei’s idea that Aikido would have to continue on being developed, to keep it ‘modern’ and prevent it from going ‘stale’ or ‘rigid’.

VENERI
Most ‘Teachers’ didn’t put their teachings in writing, this was mainly done by the disciples, for later scrutiny or to exact reverence. For example, Jesus Christ didn’t put anything down in writing, what we know about him and his teachings is from the New Testament and has been written years after his death. These writings have afterward been interpreted and edited by various religions, distorting his words and teachings to the level that it is hard to know what Jesus was really like. If the art of Aikido is to stay vital it has to change. I have the impression that the Aikido techniques practiced today are more sophisticated, elegant and graceful. I do not use the word ‘effective’ since to me that is of little importance, but it is more effective then when I started my practice.

Giorgio Veneri

"The main developer of Aikido has been Doshu Kisshomaru Ueshiba"

CHIERCHINI
To recapitulate, we could say that the Aikido we practice now is rooted in O’Sensei’s teachings, but has evolved over three generations of hard working Aikido practitioners.

VENERI
That’s true. There has been three generations of aikidoka, the first being the students of the pre-war era, most of whom are gone now. The second generation is the post war one. Most of these teachers are sixty to seventy years old. About the third generation we have to make a distinction between the Japanese, who are in their late forties, and the foreign sensei, like myself, who are in their late sixties. This generation will be crucial for Aikido in the coming years.

CHIERCHINI
We could say to those who talk about traditional Aikido that they are making a fundamental mistake in believing Aikido to be finished. The ideas of harmony and peace were actually developed quite late by O’Sensei and have been polished by Doshu Kisshomaru Ueshiba.

VENERI
Actually, the main developer of Aikido has been Doshu Kisshomaru Ueshiba, like the originator of Christianity wasn’t Jesus, but Saint Paul. Doshu Kisshomaru Ueshiba has been the organiser, the one who canonised the forms and gave Aikido meaning and direction.

CHIERCHINI
We should also remember that Doshu Kisshomaru was responsible for spreading Aikido around the world. We probably wouldn’t be here talking about Aikido if it wasn’t for him.

VENERI
To truly understand O’Sensei’s teachings, we would’ve had to move to Japan, which wouldn’t have served us very well, because in his days most dojo were very strict on the admittance of Japanese students. For foreign students to enter any martial art dojo was close to impossible.

CHIERCHINI
When I hear people talk about Aikido, they always refer to O’Sensei as being principal in its development, with the Doshu as a secondary mover, an obscure figure. Some of them even bad mouth him as being not of the stature of his father. How do you relate to this?

VENERI
O’Sensei created Aikido, and as the originator he left us an idea. He didn’t explain much and, while he left writings on the spiritual part, he didn’t put down much about the Aikido techniques. Doshu Kisshomaru Ueshiba task was to expound on this idea. To do so, his life was devoted to the work of his father, rendering him unable to step out of the shade of that giant. He also was the recipient of criticisms on Aikido people wouldn’t have dared utter to his father. Coming back to tradition, in about ten years there won’t be any direct pupils of O’Sensei left in the world. I’m talking about his real pupils, not the ones who followed three or four lessons. When they all are gone, anybody will be able to pretend to instruct ‘traditional’ Aikido, since there would be no one left to put a disclaimer on such an outrageous claim.

GIORGIO VENERI
Born in 1937 in Mantova (Italy), Giorgio Veneri began his career in Martial Arts studying Judo and earned his Shodan by Koike Sensei. In ‘63 he got a degree Mathematics. The following year he met Mr. Kawamukai, Aikido 3rd Dan Instructor and decided to join Aikido practice. In ‘65 he met Hiroshi Tada Sensei and fell in love with his vision of Aikido. Veneri became one of the first students of Tada Sensei in Italy and shared with his Master the pioneer era of Italian Aikido. In ‘67 Veneri organised first Tada Sensei’s European Course, and he has continued doing so until ‘95. Nidan in ‘70, Sandan in ‘74, Yondan in ‘79 and Godan in ‘86, Giorgio Veneri was appointed Rokudan in ‘94 by Aikido Doshu Kisshomaru Ueshiba, first Italian ever. He has been founding member of Italian Aikikai (1965), the European Aikido Federation (1976), and the International Aikido Federation (1977). Former Chairman of EAF (79-84), he has also been Chairman of IAF (84-94). He is member of the IAF’s Superior Council as well; this Council has the task to maintain Aikido in the true spiritual way taught by Morihei Ueshiba. In ‘84 he was appointed by EAF to spread Aikido in Eastern Europe and he committed himself to teaching in Hungary, Romania, Bulgaria, Poland, Czechoslovakia, Turkey, USSR (now Russia, Belarus, Ukraine, etc), South Africa, Ireland and Jordan. He passed away in March 2005.

Copyright Simone Chierchini ©1997-2011Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
https://simonechierchini.wordpress.com/copyright/