50ennale Aikikai d’Italia

50 anni di Aikido in Italia

50 anni di Aikido in Italia

50ennale Aikikai d’Italia
Roma, 1-2 November 2014

Doshu Ueshiba Moriteru http://www.youtube.com/watch?v=8t89HRMyhAI&feature=youtu.be
Tada Hiroshi http://www.youtube.com/watch?v=OFOyohk1r2g
Asai Katsuaki https://www.youtube.com/watch?v=8J01nhoR38E

Basta Sognare, E’ Ora di Andare in Giappone – Parte 2

Aikikai Hombu Dojo

Spostarsi a Tokyo
Il modo più comodo, veloce ed economico di muoversi a Tokyo è la rete metropolitana e la ferrovia JR. Esse coprono ogni parte di Tokyo e si intersecano più volte, il che consente di raggiungere praticamente ogni zona della città fra le 05:30 e l’1:30 del mattino. I cartelli di tutte le fermate sono bilingui e le stazioni sono pulite e sicure anche di notte.
Si consiglia di evitare sia JR che metropolitana nelle ore di punta a causa della massa incredibile di persone in viaggio verso il lavoro o in ritorno verso casa che affollano le carrozze. I treni sono così pieni che ci sono speciali addetti il cui compito è quello di spingere i viaggiatori, e così permettere di chiudere le porte… Lo fanno il modo giapponese, educatamente, infatti indossano guanti bianchi! Si dovrà acquistare il biglietto presso i distributori automatici. Sopra ognuno di essi vi è una lista di destinazioni possibili con la tariffa corrispondente. In caso di dubbio pagare la tariffa minima e aggiungere la differenza quando si raggiunge la stazione di destinazione.
Si può anche andare in giro in autobus, ma i cartelli dei bus sono solo in giapponese – quindi assicurarsi di sapere già dove scendere o vi perderete senza problemi. E’ possibile usufruire di uno dei molti taxi che popolano la citta’. Questa è una scelta costosa ma necessaria dopo l’una di notte, quando JR e metropolitana finiscono il loro servizio. Un taxi libero è riconoscibile da una luce rossa sul parabrezza. Non cercare di aprire la porta del vostro taxi per entrare, se non si vuole fare la figura degli sciocchi: le porte non si aprono dall’esterno, il taxi driver fa entrare e uscire il cliente, dopo aver pagato, ovviamente! E’ raro trovare un taxi driver che parla inglese, quindi è una buona idea di chiedere a qualcuno di scrivere la vostra destinazione in ideogrammi giapponesi per voi.
Una cosa che sicuramente colpirà uno straniero in Giappone è che la zona abitata è molto piccola in proporzione alla popolazione. Questo e’ verificabile in modo inequivocabile nella stazione di Shinjuku a Tokyo: infatti oltre un milione di persone ogni giorno passano attraverso la stazione di Shinjuku, quella più vicino al Aikikai Hombu Dojo…
Tokyo è una grande metropoli piena di colori moderni e luci. E’ composta da una stratificazione di strade, incroci di metropolitana e linee ferroviarie dove i treni super veloci accelerano fino a 300 chilometri all’ora in mezzo ai grattacieli, separati tra loro da strade a volte non più larghe di un paio di metri. E’ possibile trovare un nuovo grattacielo, costruito con la tecnologia più innovativa proprio a fianco di una vecchia casa a due piani in legno e persino stanno bene insieme uno di fianco all’altro. Molto spesso in Giappone si può notare questo mix incredibile ma armonioso di tradizione e modernità. A Tokyo si può prima visitare un centro commerciale alto 60 piani, e poi fare una passeggiata lungo un ruscello, mentre tutti intorno a te vanno in bici e i locali se ne vanno a casa attraversando un ruscello su un piccolo ponte di legno!

Food & drink
A Tokyo si trova ogni sorta di ristorante e cibo per tutti i gusti. I prezzi vanno da astronomico a buon mercato. Non è difficile trovare piatti insoliti e gustosi per spegnere la fame. Tutto quello che dovete fare è non essere troppo sospettosi e procedere per tentativi. I menu sono solo in giapponese, il che rende l’esperienza ancora più divertente e avventurosa, ma aiutatevi dando un’occhiata ai modelli numerati in plastica di ciò che è disponibile da mangiare: sono in bella mostra in una vetrina all’entrata di ogni ristorante!

Allenamento di Aikido in Giappone
L’Aikido in Giappone presenta un quadro molto diverso da Aikido in Europa. Ci sono più praticanti in Giappone che in tutti i paesi europei insieme …. Esistono varie organizzazioni di Aikido in Giappone, l’Aikikai la prima fra di loro, che sembrano co-esistere in armonia. Nel 1968, con la collaborazione e la dedizione di persone provenienti da tutto il mondo, Aikikai Hombu Dojo è stato ricostruito dalla sua struttura originaria in legno in un moderno edificio in cemento armato. Il dojo ora e’ una palazzina di cinque piani di altezza e comprende tre distinte aree di allenamento per un totale di 250 tatami, oltre a spogliatoi e uffici.
Doshu Moriteru Ueshiba ha la sua residenza nella villa accanto al dojo. Circa 15 istruttori tengono lezione regolarmente, passando dal Doshu Ueshiba medesimo a Shihan come Endo, Yokota, Kobayashi, ecc. e anche Shidoin 4 e 5 dan che si preparano a diventare istruttori professionisti a tempo pieno. La pratica inizia alle 6.30 ogni mattina con una lezione tenuta normalmente da Doshu Ueshiba. Nel dojo principale ci sono 5 lezioni al giorno, e ognuno degli insegnanti in programma fa la propria lezione senza seguire una linea di insegnamento comune. Durante la mia permanenza presso l’Hombu ho visto una gamma completa di stili. Le variazioni sono evidenti.
Ho incontrato molti studenti stranieri che praticano presso l’Hombu Dojo. Alcuni sono venuti in Giappone per imparare l’Aikido e allenarsi all’Hombu, sostenendo la loro modo permanenza in Giappone con l’insegnamento delle loro lingue native. Le grandi dimensioni dell’Hombu possono essere piuttosto scoraggianti e parecchi stranieri preferiscono l’atmosfera di dojo tradizionali piu’ piccoli, come il dojo di O’Sensei a Iwama, un appuntamento da non mancare. Personalmente a volte mi sentivo ostacolato dal non essere in grado di comunicare in giapponese e questo è sicuramente un problema. Consiglio quindi a chiunque stia pensando di andare in Giappone per praticare di imparare un po’ di conversazione base giapponese prima di partire.

Copyright Simone Chierchini ©1988-2011

Intervista a Waka Sensei Moriteru Ueshiba (1982)

Moriteru Ueshiba

La seguente intervista condotta da Simone Chierchini con il Doshu dell’Aikido mondiale Moriteru Ueshiba fu originariamente pubblicata su Aikido dell’Aikikai d’Italia nel 1982 dopo la visita dell’allora Giovane Maestro (Waka Sensei) al Dojo Centrale di Roma

di SIMONE CHIERCHINI

Alcuni giornali hanno intervistato Waka Sensei Moriteru Ueshiba durante il suo soggiorno romano in occasione degli stages di Roma e Mantova ai quali hanno partecipato 240 aikidoisti. Pubblichiamo volentieri l’intervista effettuata per Aikido da Simone Chierchini, 2 Kyu del Dojo Centrale.

CHIERCHINI Maestro, quali sono le sue impressioni sulla città di Roma?

UESHIBA Questa e’ la seconda volta che vengo a Roma e devo confessare che per la seconda volta ne sono rimasto grandemente impressionato. La città mi e’ piaciuta, mi ha specialmente interessato dal punto di vista storico; nei momenti di libertà mi sono dedicato alla visita dei monumenti grazie ai quali Roma riesce a far respirare a chi vi si reca l’antica grandezza.

CHIERCHINI Lei e’ venuto a Roma sette anni fa insieme al Doshu Kisshomaru. Quale e’ il suo giudizio sugli aikidoisti italiani in rapporto alla sua precedente esperienza romana?

UESHIBA Quando sono venuto a Roma sette anni fa l’aspetto preminente fu quello turistico. Quanto all’aspetto aikidoistico, questo fu secondario, dal momento che la mia presenza era solamente in funzione dell’assistenza al Doshu Kisshomaru. Questa affermazione non mi impedisce peraltro di affermare che, rapportandolo al livello di sette anni fa, l’Aikido italiano e’ sicuramente cambiato, cambiato in meglio. Il lavoro in Italia del Maestro Tada e dei suoi assistenti, seguendo gli insegnamenti e le direttive dell’Hombu Dojo, che d’altronde ha molto fiducia in loro, e’ stato sicuramente molto proficuo. Gli aikidoisti italiani per capire e migliorare sempre più nella tecnica e nella Via devono semplicemente seguire l’insegnamento del Maestro Tada: infatti gli insegnanti dell’Hombu Dojo sono i più affidabili e qualificati.
Se ripenso al mio viaggio di sette anni fa, posso trovare un altro mutamento: e precisamente la maturazione avvenuta in me.

CHIERCHINI Ritiene che vi siano nuove prospettive per lo sviluppo mondiale dell’Aikido dopo la fondazione dell’IAF, la Federazione Internazionale di Aikido?

UESHIBA Certamente. Il primo compito della federazione unitaria dovrà essere quello di realizzare l’amicizia tra gli aikidoisti di tutto il mondo. Questo collegamento prima non aveva luogo in quanto ogni nazione aveva la propria federazione. Adesso l’assemblea della IAF comprende i rappresentanti di ogni nazione aikidoistica. Con il tempo l’Aikido, in virtù dell’unione che diverrà sempre più salda, si svilupperà’ sempre di più dal punto di vista tecnico. Infatti sara’ possibile seguire una linea didattica unitaria che si deve basare sull’insegnamento del Kaisho, il Fondatore. La IAF dovra’ diffondere, proteggendolo, l’Aikido di O’Sensei, e questo ritengo debba considerarsi il suo fine precipuo.
E’ necessaria tuttavia una precisazione riguardo alla figura del Kaisho, per evitare un’accusa di immobilismo: Kaisho e’ O’Sensei, ma Kaisho sono anche il Doshu e Waka Sansei. Kaisho non e’ una entità distaccata, al di fuori dalla realta’ aikidoistica, dal momento che Kaisho e’ un’idea incarnata in un personaggio che si trasmette di generazione in generazione, con una graduale evoluzione. Questa, in ogni caso, dovra’ sempre guardare come punto di partenza ineliminabile alla via mostrata da O’Sensei, perche’ il suo e’ il vero Aikido.

CHIERCHINI Maestro, quale messaggio, quale insegnamento si e’ proposto di comunicare nel dirigere questi stages italiani?

UESHIBA nel corso degli stages di Roma e Mantova ho incentrato il mio impegno, la mia attenzione sull’insegnamento delle tecniche di base, che nell’Aikido sono fondamentali. Devo però precisare che questa mia particolare insistenza non e’ dovuta ad una carenza di base riscontrata negli aikidoisti italiani: credo che ogni aikidoista, a prescindere dalla nazionalità, debba applicarsi specificamente nelle tecniche di base. Se si può parlare di messaggio, questo e’ quello che ho voluto lanciare, in perfetta rispondenza alla didattica che normalmente adotto in Giappone.

CHIERCHINI Esiste un criterio nel programmare i suoi stages all’estero?

UESHIBA No. Gli stages all’estero non vengono fissati in anticipo. Lo scorso anno ne ho tenuto negli Stati Uniti, questo anno sono venuto in Italia. Per l’anno prossimo non si e’ ancora stabilita una sede, bisogna vedere se si presenterà una sede acconcia.

CHIERCHINI Che cosa ricorda più volentieri della sua esperienza americana?

UESHIBA L’Aikido praticato negli Stati Uniti non differisce granché rispetto a quello europeo o giapponese. L’aspetto che ricordo con più piacere e’ una situazione che si stacca nettamente dalla mia esperienza di tutti i giorni: se come in Giappone l’allenamento e’ serio e impegnativo, negli Stati Uniti invece, al di fuori di esso tra gli aikidoisti si instaura subito un rapporto di sincera amicizia che ho sentito nei miei confronti profondamente espressa con intensità particolare anche qui in Italia. Questo fatto in Giappone trova difficilmente eguali.

CHIERCHINI In che rapporto si trova l’Aikikai giapponese con le altre arti marziali?

UESHIBA In Giappone ciascuna arte marziale segue una propria strada, l’una indipendente dall’altra; non esiste una federazione che le raggruppi. Normalmente quindi esse sono separate, ma non divise, i rapporti sono buoni, amichevoli, al punto che ogni anno al Budokan le singole federazioni si riuniscono per compiere assieme un congresso e una manifestazione.

Copyright Simone Chierchini © 1982-2011Simone Chierchini
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Interview with Waka Sensei Moriteru Ueshiba

Simone Chierchini, Moriteru Ueshiba, Hideki Hosokawa (Roma 1982)

The following interview, conducted by Simone Chierchini with Aikido World leader Doshu Moriteru Ueshiba, was originally published in Italy by the magazine “Aikido” of the Italian Aikikai in 1982,  following the visit of the then Waka Sensei  (Young Master) at the Central Dojo Aikikai in Rome

by SIMONE CHIERCHINI

Some newspapers have interviewed Moriteru Ueshiba Waka Sensei during his stay in Rome during the seminars of Rome and Mantua, which were attended by 240 aikido. We gladly publish the interview conducted by Simone Chierchini for Aikido, 2 Kyu Rome Central Dojo.

CHIERCHINI
Sensei, what are your impressions of the city of Rome?

UESHIBA
It is the second time that I come to Rome and I must confess that for the second time I have been greatly impressed. I like this city and I was especially interested  by it from a historical point of view. In my free time I went visiting the main monuments. Through them Rome manages to share with the visitor the ancient grandeur.

CHIERCHINI
You came to Rome seven years ago with Doshu Kisshomaru. What  is your opinion on Italian Aikido in relation to your previous experience?

UESHIBA
When I came to Rome seven years ago, the prominent focus for me was tourism. Aikido was secondary, since my presence was only on the basis of assistance to Doshu Kisshomaru. Notwithstanding this, I can certainly say that in relation to seven years ago, Italian Aikido changed, and changed for the better. The work of Tada Sensei and his assistants in Italy, in accordance with the teachings and the directives from Hombu Dojo, has certainly been very successful. Hombu Dojo has much confidence in Tada Sensei and his assistants. To understand and continuously improve their technique along the Path, Italian Aikido practitioners only need follow the teachings of Tada Sensei: it is a fact that  Hombu Dojo teachers are the most reliable and qualified.
When I think back to my trip seven years ago, I find another change: namely, the maturation occurred in me.

Moriteru Ueshiba

Waka Sensei Moriteru Ueshiba in azione in Italia

CHIERCHINI
Do you believe that there are new prospects for world Aikido development after the founding of the IAF, the International Federation of Aikido?

UESHIBA
Indeed. The first task of the unitary federation should be to foster friendship between the Aikido world. This link was absent because each nation had its own federation. Now the assembly of the IAF comprises of representatives of each Aikido nation. Over time, Aikido, by virtue of the union which will become ever stronger, will develop more and more from a technical point of view. In fact, it will be possible to follow a coherent teaching pattern, based on the teaching of the Kaisho the founder. The IAF will have to divulgate, protecting it, O-Sensei’s Aikido and I consider this to be regarded as its main purpose.
A clarification, however, is required for what it concerns the figure of the Kaisho, to avoid an accusation of immobility: Kaisho is O-Sensei, but also Doshu and Waka Sensei are Kaisho. Kaisho is not a separate entity, apart from modern Aikido. Kaisho is an idea, embodied in a character, that is passed down from generation to generation, with a gradual evolution. This evolution, however, must always be seen from the inescapable starting point of O’Sensei, because his it is the true Aikido.

CHIERCHINI
Sensei, what is the message, the teachings that you intended to communicate during your Italian seminars?

UESHIBA
During the seminars in Rome and Mantua I focused my efforts, my attention on the teaching of basic techniques, which are essential in Aikido. But I must point out that this special insistence is not due to a lack of basic Aikido found in Italian Aikido students: I think every Aikido person, regardless of nationality, should apply specifically in the basic techniques. If one can talk about a “message”, that is what I wanted to launch, in perfect agreement with the teaching that I have normally adopted in Japan.

CHIERCHINI 
There is a criterion in planning your seminars abroad?

UESHIBA
No. Seminars abroad are not fixed in advance. Last year I held one in the United States, this year I came to Italy. For next year a venue has not been established yet, will see if an opportunity arises.

CHIERCHINI
Any interesting memories of your American experience that you would like to share with our readers?

UESHIBA
Aikido practiced in the United States does not differ much compared to European or Japanese. The thing that I remember with the most pleasure and a situation that stands out clearly from my every day experience is the following: in the U.S. the training is as serious and challenging as in Japan, but outside the mats between Aikido people is easily established a relationship of sincere friendship. I felt it towards me, and expressed with particular intensity here in Italy. This is in Japan hardly happens.

CHIERCHINI
What is the relationship of the Japanese Aikikai with other martial styles in Japan?

UESHIBA
In Japan each martial art follows its own path, independent of one another, each with its federation. They are separated but not divided, relations are good, friendly, to the point that each year the individual associations gather together at Budokan to hold a conference and public demonstration.

First published in 1982 by Aikido, Aikikai d’Italia

Copyright Simone Chierchini ©1982-2011Simone Chierchini
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