Hosokawa Hideki , Uomo e Aikidoka – Parte 2

Hideki Hosokawa Sensei pratica all'aperto nella sua amata Sardegna

Pubblichiamo la seconda parte dell’intervista al maestro Hosokawa 

di SIMONE CHIERCHINI

Leggi la Prima Parte dell’Intervista

Leggi la versione Francese dell’Intervista

Simone
Ma come mai nei nostri discorsi si finisce cosi’ spesso a parlare di esami? Tutti quanti diciamo che non sono la cosa piu’ importante, poi la fine gli attribuiamo un significato eccessivo: riversiamo sull’esame tutte le tensioni che e’ difficile eliminare pur in una pratica non agonistica e priva di riconoscimenti esteriori al proprio valore, come lo e’  la nostra. Cioe’ a volte io penso che l’Aikido sia un’arte troppo raffinata e intelligente per poter essere vissuta completamente da un occidentale. Non si elimina in un batter d’occhio un retaggio secolare di aggressivita’ ed individualismo. Cosa ci dice, Maestro, contano cosi’ tanto questi benedetti esami?

Hosokawa
Credo che spesso dovremmo porci questa domanda: vogliamo fare Aikido o preferiamo passare al Judo? Ossia siamo degni di un’arte o dobbiamo contentarci di uno sport? Per definire meglio il problema degli esami, vi rammento che Morihei Ueshiba diceva che nell’Aikido non dovrebbero essercene, perche’ nessuno e’ in grado di giudicare oggettivamente un altro. Ripeto: ognuno giudichi se stesso; allora la funzione dell’esaminatore sara’ solo un pro forma e non un compito ingrato. Se vogliamo anche l’esame ha una sua importanza, perche’ dovrebbe servire a sollecitare l’allievo a tirare fuori il meglio di se’, ed e’ quindi anch’esso un migliorare, un avanzare. Certamente per gli agonisti e’ piu’ facile; esiste la tensione per vincereed il risultato e’ quasi sempre matematico: 2,15 contro 2,10 in alto, Ippon, 2-0, 1°-2° e 3°, medaglia d’oro e d’argento. Nello sport importa solo vincere, non importa come, non interessa se per ottenere un K.O. si distrugge un uomo. Nel Budo il discorso e’ diverso. Non basta far  bene shihonage; non esiste l’uguaglianza shihonage perfetto = 2,15 in alto = massimo risultato = vittoria. La parola giapponese Budo e’ stata tradotta bene in italiano: Arte (marziale); e’ un cocetto che implica una serie di categorie del tutto diverse dall’alto e basso, lento e veloce, estetico ed inestetico, forte e debole. Qui avere 20 o 40 anni, essere il piu’ veloce del mondo, saltare 2,15 in alto non conta proprio niente. E cosa dovremmo dire poi, che chi non arriva a 9° dan non e’ capace di far nulla?
Ivan Forse anche una bocciatura puo’ essere una cosa positiva; puo’ avere un qualcosa di utile per noi.
Hosokawa Il mio primo insegnante, il M° Sasaki, mi ha insegnato questa che se vuoi e’ una specie di filosofia: bocciare, dire di no a qualcuno e’ come mettrelo in guardia per la vita. Nella nostra esistenza non si va sempre avanti. Affatto. Anche un pilota abilissimo, dopo aver percorso in scioltezza migliaia di chilometri verso la sua meta, puo’ avere un improvviso bisogno della marcia indietro per evitare un ostacolo. Ora, una macchina che fosse sprovvista di retromarcia lo metterebbe in una situazione difficilissima.

Rinaldo
E’ vero che una volta esistevano le promozioni sul campo? Che il Maestro diceva: “Da oggi sei 4° kyu”? Sono d’accordo con l’esame, e’ piu’ completo, pero’ entrano in ballo tanti fattori che con l’Aikido hanno poco a che vedere, tipo paura, emozione ed isteria. Anche se in fondo fallire, che so, gli esami di maturita’ o di assunzione e’ un fatto ben piu’ tremendo.

Hosokawa
Mi fate sempre ripetere: se un esame e’ veramente importante per un uomo,  non si cerchi altri giudici; si sia forti abbastanza da formulare da soli il giudizio. Mi spiego: se io mi laureo in informatica, ma ttengo la promozione ingiustamente, per errore dell’esaminatore – quante volte diciamo: “Io ci provo” – il danno sara’ solo mio. Perche’ quando una grande azienda internazionale mi assumera’, e saro’ messo alla prova dei fatti, non potro’ piu’ ingannare nessuno e verro’ licenziato. Insomma, l’esame non e’ mai perfetto; se mi posso esprimere con un’immagine, serve solo a rendere piu’ leggero il paso a chi cammina gia’ da se’. In Giappone nessuno avanza oltre l’8° dan. Non avrebbe senso e vi assicuro che non gliene importa assolutamente niente a nessuno. Per noi invece e’ fonte di meraviglia e ammirazione immediata: “Quello e’ 8° dan!!”. Non e’ detto che un 9° dan sia meglio di un 8°: ascoltiamoli, conosciamoli, anche fuori dal tatami, e poi decidiamo.

Paolo
A volte, Maestro, mentre la vedo far lezione mi viene la curiosita’ di sapere come era lei quando era principiante. Si, le sue esperienze, i motivi della scelta di questa attivita’: come si e’ avvicinato all’Aikido?

Hosokawa
La prima volta che vidi l’Aikido fu ad una dimostrazione di Kobudo. Per l’Aikido c’era il Maestro Tanaka di Osaka. La mia espressione fu quella che di solito provano gli spettatori dei nostri Enbukai: “E’ tutto falso!” Niente di che quindi. Inoltre i miei interessi erano gia’ interessati sul Kenjitsu e sullo Iaido -li praticava mio nonno; quella sera l’esibizione del Maestro di Iai fu molto bella. Fu eretto al centro della piattaforma un lungo fascio di paglia. Il Maestro, urlando, calo’ un veloce fendente; la spada attarverso’ la paglia e giunse in basso, vicino a terra. La paglia rimase per alcuni secondi immobile, come se nulla l’avesse turbata; solo dopo un po’ cadde. Fu un’esecuzione perfetta. Ah! sapete quando seppi per la prima volta dell’esistenza dell’Aikido? Avevo 15 anni e trovai una specie di fumetto sulla vita di O Sensei; lo aveva pubblicato un maresciallo quando Ueshiba era militare. Mi ricordo che vi si vedeva O Sensei sollevare un uomo con un dito… Ne rimasi profondamente impressionato! O Sensei poi lo ammirai in azione l’anno successivo alla dimostrazione di Kobudo.

Paolo
Ed era come nel fumetto?

Hosokawa
Eheheh! Veramente, no!

Paolo
Il suo primo giorno di lezione fu con il M° Tada all’Hombu Dojo. Almeno allora l’Aikido le piacque?

Hosokawa
Giudicate voi: durante la prima lezione il M° Tada mi fece fare tenkan per due ore. Solo questo. E ando’ avanti cosi’ per una settimana, credevo che lui neppure si ricordasse della mia esistenza. Poi finalmente venne e mi chiese: “Ti sei annoiato? Va bene, cambia pure con questo”. E per farmi divertire, come disse lui, mi lascio’ altrettanto tempo a fare kaiten. Capito? Neppure irimitenkan! All’Hombu Dojo a quei tempi l’irimitenkan non esisteva; O Sensei non ne ha mai parlato.

Ivan
Ma il principiante giapponese assomiglia a quello italiano? Stessa posa da burattino, quindi?
Hosokawa Certo, e’ proprio identico. In Giappone pero’ chi vuole fare Arti Marziali e si appresta a iniziare ha una piu’ vasta possibilita’ di scelta: Karate, Shorinji Kempo, Aikido, Kyudo, Kendo, ecc. Di solito si intraprende la disciplina praticata piu’ vicino a casa. E’ una scelta quasi sempre dettata da fattori pratici, dalla comodita’ insomma. Sono pochi quelli che scelgono per pura passione.
Paolo Quando lei e’ venuto in Italia, il M° Tada le aveva spiegato qualcosa? Cosa si aspettava di trovare?
Hosokawa Mai detto niente! Io…

***

Un fragore metallico interrompe la risposta. E’ la serranda che scende, e Luigi arriva con il conto. Fa niente, ormail il ghiaccio e’ rotto. Le nostre chiacchiere le riprenderemo all prossima trattoria.

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Hosokawa Hideki , Uomo e Aikidoka – Parte 1

Hideki Hosokawa Sensei sulla spiaggia di Marina di Massa (1987)

Questa intervista con il Maestro Hideki Hosokawa e’ stata realizzata da Simone Chierchini nel 1988 e al tempo fu pubblicata dal periodico Aikido dell’Aikikai d’Italia. Purtroppo il Maestro Hosokawa e’ assente ormai da parecchi anni dalla scena aikidoistica per una grave malattia che gli impedira’ di tornare a insegnare. Siamo certi di fare cosa gradita riproponendo le sue parole.

di SIMONE CHIERCHINI

Simone dice a Paolo: “Prendiamolo alla sprovvista: portiamolo a cena assieme agli altri ragazzi e tentiamo l’impossibilie: parlera’…”

“Lui” e’ Hideki Hosokawa, cagliaritano di adozione, ma in fondo all’animo ancora totalmente giapponese. E’ in Italia da quattordici anni ormai; questa terra gli ha donato una moglie e un bambino, un nome importante nelle Arti Marziali, una schiera lunghissima di allievi quasi tutti affezionati, un Dojo tutto suo da guidare e tante responsabilita’ da sopportare.
Il nostro non deve esser stato per lui un paese facile da capire. Almeno all’inizio. Catapultato dal Giappone della provincia alla caotica Roma in messianica attesa di un nuovo Tada, il M° Hosokawa dovette tirare subito fuori tutto il meglio di se’ per conquistare il nuovo esigente ambiente. Dovette forse forzare i suoi principi aikidoistici e le sue naturali inclinazioni per offrire ai suoi allievi italiani il secondo Tada che cercavano.
Solo che ovviamente era impossibile> Quel personaggio non era il suo e il Maestro se ne stanco’ presto. E prese a chiudersi. Fra il Maestro incompreso e ben piu’ misconosciuto e una piccola frangia di allievi “delusi” e superficiali si scavo’ ben presto un divario reso pesante anche dalla difficolta’ di comunicazione. Il Dojo mangiamaestri aveva colpito ancora e la scuola centrale nel giro di qualche anno doveva perdere un grande uomo, oltre che un grande maestro, prima ancora di avergli concesso l’opportunita’ di mostrare il vero volto.
La testa del Maestro si fece grigia, ma non le sue iniziative: un altro porto e un’altra destinazione lo attendevano. Eccoci a Cagliari, al suo Dojo, alla consacrazione definitiva, alla famiglia e alla tranquillita’. E questa e’ gia’ storia di oggi.
Quanto del suo tempo sia dedicato allo studio lo dice il suo Aikido, fatto di riflessioni e paralleli. E’ un Aikido dotto, ricco di significati e concordanze, di richiami e allusioni. E’ un Aikido non facile, forse poco immediato per il meno esperto, ma profondamente affascinante per il cultore piu’ attento. Quasi tutti i contestatori di allora hanno preso altre strade. Chi a quei tempi vedeva solo la propria difficolta’ nell’adeguae le reazioni del proprio corpo alle proposte del Maestro, non puo’ che rimpiangere l’occasione perduta. E sfruttare al massimo, oggi, ogni momento assieme. perche’ si sa: il Maestro Hosokawa parla poco. E’ un uomo introverso e meditativo; e’ un uomo che da’ l’impressione di una profonda cultura e di una grande maturita’ interiore. Ma da lui difficilmente ascolterete qualcosa che possa rivelarvi questo aspetto del suo essere. Al massimo lo sentirete. E’ come una musica che suona presappoco cosi’: Zen…
E’ cosi’ che per farvelo conoscere un po’ piu’ da vicino gli abbiamo teso un tranello. Una cena, un gruppo di allievi, un’atmosfera cameratesca, un Maestro. L’intervista, o meglio il colloquio tra noi, e’ nato cosi’, spontaneamente, quasi senza che nessuno, tranne il burattinaio, se ne accorgesse.

Post lezione.
Accogliente trattoria romana, pioggia dirompente all’esterno, fatica nel corpo, vita nell’animo. tavolino da sei sulla sinistra, Hoso a capotavola, vino bianco e penne all’arrabbiata. Chaicchiere; a turno si tiene banco.

Paolo
… E’ un bel risultato per lei: 4° dan a ventotto anni! In giappone pero’ la strada per diventare cintura nera e’ piu’ breve: i primi esami sono molto semplice , e un paio anche teorici, mi sembra. Lei,  Maestro, quanto tempo ci ha messo?

Hosokawa
Io un anno e mezzo. C’e’ una cosa pero’ che puo’ allungare o meno questo tempo: da noi e’ il maestro che invita l’allievo a sostenere l’esame. Nessuno di noi si sarebbe sognato di fare il contrario, di andare a chiedere permessi al nostro Sensei. Questo anche se poi non era lui ad esaminarci. il che in fondo non e’ un male: e’ meglio che l’esaminatore sia un estraneo. Il proprio maestro e’ influenzabile, vive con noi tutti i giorni, conosce i nostri problemi, nutre simpatie ed antipatie, insomma puo’ deviare il suo giudizio per cause estranee a cio’ che vede sul tatami al momento dell’esame. Con un esaminatore esterno, invece, non ci sono alternative: egli e’ imparziale e quindi se non si va si e’ bocciati. L’esame e’ anche questo.

Paolo
Ah! Non parliamo di bocciature. E’ proprio un tasto dolente!

Simone
Credo che qusi tutti ne abbiano nel palmares almeno una…

Claude
Si, ma io detengo il record: sono l’unico al mondo che sia riuscito a fare due volte tutti gli esami dal 6° al 1° kyu!

Hosokawa
Un mio carissimo amico in Giappone ha uno strano soprannome: tutti lo chiamano Sei Volte. Perche’ e’ sei volte che lo bocciano all’esame di Shodan! Ma lui non se la prende: dopo il rito dello “Smetto di fare Aikido!”, si tranquillizza e continua il suo allenamento, cercando di migliorare per il successivo tentativo.

Paolo
Un esemplare piu’ unico che raro. Per quanto mi riguarda quando fui bocciato dal M°Fujimoto, sul momento mi prese un’ira storica, rischiai l’attacco di bile. Poi, piu’ avanti, ripensandoci a freddo  capii che qualche motivo cio’ che era accaduto lo aveva. Il dolore rimane, ma il risentimento se ne va. Almeno dovrebbe, anche se mi pare che non sempre succeda. Qualche volta ho sentito gente che a distanza di anni ancora serbava il veleno…

Hosokawa
Chi non riesce ad accettare il risultato negativo di un esame, dovrebbe avere la forza di fermarsi un momento a riflettere su se stesso. Forse ne uscirebbe. Invece alcuni arrivano a smettere: queste persone non hanno capito e probabilmente non capiranno mai. I nostri esami non sono come l’esame di Laurea all’Universita’: l’Aikido non contempla una Laurea, un traguardo finale. Bisogna sempre andare avanti, e la cosa buffa e’ che finisce di avanzare solo chi smette di praticare… Inoltre c’e’ un’altra questione da tenere presente: ognuno ha il suo modo di giudicare e nessuno pretende che sia perfetto. Io certamente do sempre il massimo, ma sono un uomo, e in definitiva non posso giudicare nessuno. Ognuno dovrebbe giudicarsi onestamente da solo.

Hosokawa Hideki, Uomo e Aikidoka – Parte 2

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Intervista a Waka Sensei Moriteru Ueshiba (1982)

Moriteru Ueshiba

La seguente intervista condotta da Simone Chierchini con il Doshu dell’Aikido mondiale Moriteru Ueshiba fu originariamente pubblicata su Aikido dell’Aikikai d’Italia nel 1982 dopo la visita dell’allora Giovane Maestro (Waka Sensei) al Dojo Centrale di Roma

di SIMONE CHIERCHINI

Alcuni giornali hanno intervistato Waka Sensei Moriteru Ueshiba durante il suo soggiorno romano in occasione degli stages di Roma e Mantova ai quali hanno partecipato 240 aikidoisti. Pubblichiamo volentieri l’intervista effettuata per Aikido da Simone Chierchini, 2 Kyu del Dojo Centrale.

CHIERCHINI Maestro, quali sono le sue impressioni sulla città di Roma?

UESHIBA Questa e’ la seconda volta che vengo a Roma e devo confessare che per la seconda volta ne sono rimasto grandemente impressionato. La città mi e’ piaciuta, mi ha specialmente interessato dal punto di vista storico; nei momenti di libertà mi sono dedicato alla visita dei monumenti grazie ai quali Roma riesce a far respirare a chi vi si reca l’antica grandezza.

CHIERCHINI Lei e’ venuto a Roma sette anni fa insieme al Doshu Kisshomaru. Quale e’ il suo giudizio sugli aikidoisti italiani in rapporto alla sua precedente esperienza romana?

UESHIBA Quando sono venuto a Roma sette anni fa l’aspetto preminente fu quello turistico. Quanto all’aspetto aikidoistico, questo fu secondario, dal momento che la mia presenza era solamente in funzione dell’assistenza al Doshu Kisshomaru. Questa affermazione non mi impedisce peraltro di affermare che, rapportandolo al livello di sette anni fa, l’Aikido italiano e’ sicuramente cambiato, cambiato in meglio. Il lavoro in Italia del Maestro Tada e dei suoi assistenti, seguendo gli insegnamenti e le direttive dell’Hombu Dojo, che d’altronde ha molto fiducia in loro, e’ stato sicuramente molto proficuo. Gli aikidoisti italiani per capire e migliorare sempre più nella tecnica e nella Via devono semplicemente seguire l’insegnamento del Maestro Tada: infatti gli insegnanti dell’Hombu Dojo sono i più affidabili e qualificati.
Se ripenso al mio viaggio di sette anni fa, posso trovare un altro mutamento: e precisamente la maturazione avvenuta in me.

CHIERCHINI Ritiene che vi siano nuove prospettive per lo sviluppo mondiale dell’Aikido dopo la fondazione dell’IAF, la Federazione Internazionale di Aikido?

UESHIBA Certamente. Il primo compito della federazione unitaria dovrà essere quello di realizzare l’amicizia tra gli aikidoisti di tutto il mondo. Questo collegamento prima non aveva luogo in quanto ogni nazione aveva la propria federazione. Adesso l’assemblea della IAF comprende i rappresentanti di ogni nazione aikidoistica. Con il tempo l’Aikido, in virtù dell’unione che diverrà sempre più salda, si svilupperà’ sempre di più dal punto di vista tecnico. Infatti sara’ possibile seguire una linea didattica unitaria che si deve basare sull’insegnamento del Kaisho, il Fondatore. La IAF dovra’ diffondere, proteggendolo, l’Aikido di O’Sensei, e questo ritengo debba considerarsi il suo fine precipuo.
E’ necessaria tuttavia una precisazione riguardo alla figura del Kaisho, per evitare un’accusa di immobilismo: Kaisho e’ O’Sensei, ma Kaisho sono anche il Doshu e Waka Sansei. Kaisho non e’ una entità distaccata, al di fuori dalla realta’ aikidoistica, dal momento che Kaisho e’ un’idea incarnata in un personaggio che si trasmette di generazione in generazione, con una graduale evoluzione. Questa, in ogni caso, dovra’ sempre guardare come punto di partenza ineliminabile alla via mostrata da O’Sensei, perche’ il suo e’ il vero Aikido.

CHIERCHINI Maestro, quale messaggio, quale insegnamento si e’ proposto di comunicare nel dirigere questi stages italiani?

UESHIBA nel corso degli stages di Roma e Mantova ho incentrato il mio impegno, la mia attenzione sull’insegnamento delle tecniche di base, che nell’Aikido sono fondamentali. Devo però precisare che questa mia particolare insistenza non e’ dovuta ad una carenza di base riscontrata negli aikidoisti italiani: credo che ogni aikidoista, a prescindere dalla nazionalità, debba applicarsi specificamente nelle tecniche di base. Se si può parlare di messaggio, questo e’ quello che ho voluto lanciare, in perfetta rispondenza alla didattica che normalmente adotto in Giappone.

CHIERCHINI Esiste un criterio nel programmare i suoi stages all’estero?

UESHIBA No. Gli stages all’estero non vengono fissati in anticipo. Lo scorso anno ne ho tenuto negli Stati Uniti, questo anno sono venuto in Italia. Per l’anno prossimo non si e’ ancora stabilita una sede, bisogna vedere se si presenterà una sede acconcia.

CHIERCHINI Che cosa ricorda più volentieri della sua esperienza americana?

UESHIBA L’Aikido praticato negli Stati Uniti non differisce granché rispetto a quello europeo o giapponese. L’aspetto che ricordo con più piacere e’ una situazione che si stacca nettamente dalla mia esperienza di tutti i giorni: se come in Giappone l’allenamento e’ serio e impegnativo, negli Stati Uniti invece, al di fuori di esso tra gli aikidoisti si instaura subito un rapporto di sincera amicizia che ho sentito nei miei confronti profondamente espressa con intensità particolare anche qui in Italia. Questo fatto in Giappone trova difficilmente eguali.

CHIERCHINI In che rapporto si trova l’Aikikai giapponese con le altre arti marziali?

UESHIBA In Giappone ciascuna arte marziale segue una propria strada, l’una indipendente dall’altra; non esiste una federazione che le raggruppi. Normalmente quindi esse sono separate, ma non divise, i rapporti sono buoni, amichevoli, al punto che ogni anno al Budokan le singole federazioni si riuniscono per compiere assieme un congresso e una manifestazione.

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Interview with Waka Sensei Moriteru Ueshiba

Simone Chierchini, Moriteru Ueshiba, Hideki Hosokawa (Roma 1982)

The following interview, conducted by Simone Chierchini with Aikido World leader Doshu Moriteru Ueshiba, was originally published in Italy by the magazine “Aikido” of the Italian Aikikai in 1982,  following the visit of the then Waka Sensei  (Young Master) at the Central Dojo Aikikai in Rome

by SIMONE CHIERCHINI

Some newspapers have interviewed Moriteru Ueshiba Waka Sensei during his stay in Rome during the seminars of Rome and Mantua, which were attended by 240 aikido. We gladly publish the interview conducted by Simone Chierchini for Aikido, 2 Kyu Rome Central Dojo.

CHIERCHINI
Sensei, what are your impressions of the city of Rome?

UESHIBA
It is the second time that I come to Rome and I must confess that for the second time I have been greatly impressed. I like this city and I was especially interested  by it from a historical point of view. In my free time I went visiting the main monuments. Through them Rome manages to share with the visitor the ancient grandeur.

CHIERCHINI
You came to Rome seven years ago with Doshu Kisshomaru. What  is your opinion on Italian Aikido in relation to your previous experience?

UESHIBA
When I came to Rome seven years ago, the prominent focus for me was tourism. Aikido was secondary, since my presence was only on the basis of assistance to Doshu Kisshomaru. Notwithstanding this, I can certainly say that in relation to seven years ago, Italian Aikido changed, and changed for the better. The work of Tada Sensei and his assistants in Italy, in accordance with the teachings and the directives from Hombu Dojo, has certainly been very successful. Hombu Dojo has much confidence in Tada Sensei and his assistants. To understand and continuously improve their technique along the Path, Italian Aikido practitioners only need follow the teachings of Tada Sensei: it is a fact that  Hombu Dojo teachers are the most reliable and qualified.
When I think back to my trip seven years ago, I find another change: namely, the maturation occurred in me.

Moriteru Ueshiba

Waka Sensei Moriteru Ueshiba in azione in Italia

CHIERCHINI
Do you believe that there are new prospects for world Aikido development after the founding of the IAF, the International Federation of Aikido?

UESHIBA
Indeed. The first task of the unitary federation should be to foster friendship between the Aikido world. This link was absent because each nation had its own federation. Now the assembly of the IAF comprises of representatives of each Aikido nation. Over time, Aikido, by virtue of the union which will become ever stronger, will develop more and more from a technical point of view. In fact, it will be possible to follow a coherent teaching pattern, based on the teaching of the Kaisho the founder. The IAF will have to divulgate, protecting it, O-Sensei’s Aikido and I consider this to be regarded as its main purpose.
A clarification, however, is required for what it concerns the figure of the Kaisho, to avoid an accusation of immobility: Kaisho is O-Sensei, but also Doshu and Waka Sensei are Kaisho. Kaisho is not a separate entity, apart from modern Aikido. Kaisho is an idea, embodied in a character, that is passed down from generation to generation, with a gradual evolution. This evolution, however, must always be seen from the inescapable starting point of O’Sensei, because his it is the true Aikido.

CHIERCHINI
Sensei, what is the message, the teachings that you intended to communicate during your Italian seminars?

UESHIBA
During the seminars in Rome and Mantua I focused my efforts, my attention on the teaching of basic techniques, which are essential in Aikido. But I must point out that this special insistence is not due to a lack of basic Aikido found in Italian Aikido students: I think every Aikido person, regardless of nationality, should apply specifically in the basic techniques. If one can talk about a “message”, that is what I wanted to launch, in perfect agreement with the teaching that I have normally adopted in Japan.

CHIERCHINI 
There is a criterion in planning your seminars abroad?

UESHIBA
No. Seminars abroad are not fixed in advance. Last year I held one in the United States, this year I came to Italy. For next year a venue has not been established yet, will see if an opportunity arises.

CHIERCHINI
Any interesting memories of your American experience that you would like to share with our readers?

UESHIBA
Aikido practiced in the United States does not differ much compared to European or Japanese. The thing that I remember with the most pleasure and a situation that stands out clearly from my every day experience is the following: in the U.S. the training is as serious and challenging as in Japan, but outside the mats between Aikido people is easily established a relationship of sincere friendship. I felt it towards me, and expressed with particular intensity here in Italy. This is in Japan hardly happens.

CHIERCHINI
What is the relationship of the Japanese Aikikai with other martial styles in Japan?

UESHIBA
In Japan each martial art follows its own path, independent of one another, each with its federation. They are separated but not divided, relations are good, friendly, to the point that each year the individual associations gather together at Budokan to hold a conference and public demonstration.

First published in 1982 by Aikido, Aikikai d’Italia

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