Seminario Gratuito Aikikai d’Italia per Insegnanti di Aikido per Bambini

L'Aikikai d'Italia da anni dedica un suo spazio didattico all'Aikido per bambini

L’Aikikai d’Italia da anni dedica un suo spazio didattico all’Aikido per bambini

Seminario Gratuito Aikikai d’Italia per Insegnanti di Aikido per Bambini

Domenico Zucco  – Membro Direzione Didattica Aikikai d’Italia
Piero Villaverde – Responsabile del Dojo Ken Yu Shin Torino

Domenica 24 Novembre 2013

Torino, Italia
Dojo Ken Yu Shin, Via Mantova 34

Organizzazione: Associazione di Cultura Tradizionale Giapponese – Aikikai d’Italia

Nota Bene: Lo stage è aperto agli Istruttori dei corsi di Aikido per bambini , agli aspiranti istruttori e ai genitori (sono ammessi solo gli iscritti all’Aikikai)

Informazioniinfo@dojokenyushin.it

Programma degli Allenamenti: 09.30 10.00 Perfezionamento iscrizioni, 10.00 11.00 Lezione di Aikido, 11.00 12.00 Formazione istruttori, 12.00 14.00 Pausa pranzo, 14.00 15.00 Lezione di Aikido, 15.00 17.30 Formazione istruttori e incontro genitori

Modalità di partecipazione: 1. E’ obbligatoria la pre-iscrizione sia per gli istruttori che per i bambini entro il 10/11/13 inviando una mail di adesione a info@dojokenyushin.it.  2. La partecipazione è gratuita. 3. Tutti quanti (sia istruttori che bambini), sono invitati a prepararsi il pranzo al sacco. 4. Dopo la presentazione del seminario delle ore 10, i genitori saranno liberi fino alle 15,30 per la conferenza a loro dedicata

Finalità: Questo seminario è finalizzato alla realizzazione di un progetto per la formazione di insegnanti di Aikido per bambini fino a 12 anni.
Considerata l’importanza di un corretto e proficuo insegnamento, che tenga conto dei bisogni e delle peculiarità di questa fascia d’età, il programma si propone di offrire agli aspiranti istruttori, quelle competenze e conoscenze necessarie per avvicinare il bambino all’Aikido nel
modo più adeguato. Il programma di formazione si articola all’interno di lezioni rivolte ai bambini, durante i quali gli aspiranti istruttori avranno la possibilità di partecipare alle lezioni dei bambini condotte da insegnanti esperti. Attraverso l’osservazione, ed eventualmente la partecipazione attiva, gli aspiranti istruttori avranno modo di valutare e acquisire conoscenze attingendo direttamente all’esperienza pratica delle attività.  Sono previste inoltre lezioni teoriche rivolte unicamente ai futuri istruttori, durante le quali, oltre ad affrontare gli argomenti trattati durante le lezioni, i partecipanti avranno occasione di scambio e confronto anche sulle problematiche specifiche legate alla propria esperienza. Non ultimo e meno importante il rapporto con i genitori, che avranno modo di incontrare i Maestri conduttori del seminario e gli aspiranti istruttori durante un incontro nel quale saranno chiariti gli obiettivi e gli aspetti educativi della disciplina. Il seminario, vuole dunque favorire il raggiungimento di una specifica preparazione degli insegnanti, e rendere consapevoli i genitori del valore educativo dell’Aikido.

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By Redazione Redazione Aikido Italia Network

 

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A Volte Bisogna Insegnare Ai Genitori…

Children Class Sligo Aikikai (2008)

Gli insegnanti di Arti Marziali fanno del loro meglio per aiutare i loro più giovani allievi a svilupparsi pienamente tanto come marzialisti che come esseri umani, ma a volte i peggiori nemici in questo processo sono quelli che non ti aspetti: i genitori…

di STEVE ROWE

L’energia emanata da una lezione con i bambini è potente. Venti volti felici e sorridenti, tutti con una voglia irrefrenabile di parlare al Sensei per dirgli come stanno dall’ultimo incontro. Tutto questo crea un livello di caos che spaventa meno istruttori e li lascia esausti dopo aver lottato per 45 minuti per contenere e dirigere il caos.
Ma il Sensei ha un metodo diverso, è quasi come se si immedesimasse in uno dei bambini, ma forse il capo della banda, immergendosi allegramente nel mare di energia, galleggiandoci facilmente all’interno, e quasi impercettibilmente guidandone il flusso….Spesso sembra che siano i ragazzi a decidere cosa fare – eppure se si guarda attentamente, si può solo vedere il lavoro della mano guida del Sensei…
“Che cosa dobbiamo fare adesso?” Alzarono la mano.
“Janine?”
“Ho perso il dente ieri sera … guardi!”. Janine spalancò la bocca per rivelare voragine.
“Spero che l’abbia lasciato sotto il cuscino per la Fatina dei denti”.
“Sì…Venerdì ho ricevuto 50 centesimi e una cambiale per gli altri 50 centesimi!”
“La Fatina dei denti deve aver esaurito i soldi!”. Il Sensei sorrise benevolmente appena si rese conto che veniva da una delle famiglie più povere. “Ed ora, cosa dobbiamo fare?” Le mani nuovamente alzate.
“Reece?”
“Paul mi continua a frugare dietro..”
“Paul…mica vuoi andare ancora nell’angolo del castigo?”…Paolo scosse la testa. “E ricorda che i gradi si mantengono solo con un buon comportamento”.

Insegnare ai bambini è una cosa fantastica…

“Forza ragazzi…” Le mani ancora in alto.
“Fate la camminata della scimmia!”
“Calci saltati ai colpitori!”
“Ok… mani in alto tutti coloro che vogliono fare un kata”…il Sensei alzò la mano di un bambino.. “Si! Ben fatto Adam…e kata sia!” Tutti i bambini risero e si alzarono in piedi… “Quali sono le 3 cose che in questo momento stiamo studiando col kata?”
“Le posizioni…oh..oh..e la postura..e oh…errr… tempismo!”
“Ben detto! Su andiamo!” Tutti balzarono in piedi, una lezione alimentata da autodisciplina e senso dell’umorismo, attentamente guidati dal Sensei…
Insegnare ai bambini è una cosa fantastica. Sono felici di praticare karate con i loro kimoni, agitando braccia e gambe con tutti gli altri bambini, diretti dal Sensei. Il paradosso è che questo è il modo in cui raggiungono il loro maggior miglioramento. È un processo di piacevole ‘osmosi’ col quale assorbono le informazioni e le elaborano in un modo che assorbono solo in maniera graduale, senza rendersi conto che stanno imparando.
Questo è evidente quando si guarda il Sensei ‘che lavora con la sua magia’. Non riuscirei a pensare di uno studio più importante per i bambini per dare loro le buone maniere, il rispetto di sé, rispetto per gli altri, la capacità di affrontare correttamente ed educatamente i bulli e la capacità di districarsi da una situazione di pericolo di vita. Un giorno il loro studio potrebbe benissimo salvare loro la vita.
Alcuni genitori, tuttavia, vivono indirettamente attraverso i loro figli e poiché essi stessi si vedono come fallimenti, spingono i loro figli a essere migliori degli altri e diventano ossessivi per il loro passaggio di cintura. Sono la competizione insidiosa e la cattiveria degli adulti i fattori sui quali il Sensei dovrebbe lavorare faticosamente per fermare l’interferenza con l’allenamento dei bambini.
La vergogna è che la maggior parte dei bambini smettono di allenarsi non perché lo vogliano, ma perché i loro genitori non si prendono la briga di portarli, incolpando di solito il bambino di aver perso interesse, o convincendoli a rinunciare. È ironico pensare che i bambini abbiano la persistenza e l’integrità per raggiungere un obiettivo, ma sono limitati dai caratteri deboli dei loro genitori.
Al termine dell’allenamento, c’era la coda inevitabile di genitori…
“Perché mio figlio non fa l’esame di gradazione con gli altri?”
“Perché mi ha detto che è troppo stupido.”
“Perché pensa questo?”
“Lui mi ha detto che è perché lei continua a dirgli ciò.” Il Sensei guardò profondamente gli occhi del padre…tutti l’avevamo visto che chiamava sempre stupido il figlio….il padre arrossito si dileguò.
“Perché mio figlio non fa l’esame con gli altri?”
“Sta crescendo bene ma non è ancora pronto. Ha bisogno di lavorare di più sulle posizioni, sulla concentrazione ed sull’intenzione.”
“Beh io sono rimasto a guardarlo e penso che sia bravo come gli altri.”
“E da quanto tempo lei insegna e fa esami di karate?”
“Non ho bisogno di insegnare per vedere che lui è bravo come gli altri.”
“Se gli do la cintura non sarà in grado di sostenere quella successiva. Non credo che lei lo voglia vero?”
“Non credo che non ce la farà.”

Il Sensei ha da insegnare molto ai genitori, se non di più dei bambini

“Allora forse si dovrebbe rovinare il suo progresso nelle arti marziali e portarlo in una palestra che incoraggia maggiormente ‘la partecipazione dei genitori’. Inoltre, le sarei grato se potesse evitare di mettere a soggezione il suo bambino da bordo-tappeto, dato che il rimprovero e il cosa fare e cosa non fare è soltanto fonte di distrazione per suo figlio in quel momento.” Un’altra ‘lezione per genitore’ andata a vuoto. Il bambino è perfettamente felice così com’è, il padre probabilmente cercherà di cambiare palestra poiché pensa che lui ne sa di più del Sensei.
“Sensei, Lenny non ha potuto frequentare le lezioni di karate di questa settimana perché lo stiamo punendo per aver fatto il cattivo.”
“Che cosa ha fatto?”
“È stato scortese con sua madre e non ha ordinato la sua stanza.”
“Così lo avete punito privandolo di uno dei metodi educativi che rafforza educazione, rispetto e buon comportamento. Dov’è il senso in tutto ciò?”
“Perché lui ama il karate e quindi è una punizione per impedirgli di fare qualcosa che vuole.”
“La fase successiva è che lui vi dirà che non vuole più venire, usandolo come metodo per punirvi – ora avete capito?”
“Non ci ho mai pensato….”
Il Sensei se ne andò scuotendo la testa.
La maggior parte dei genitori fanno quello che possono per i loro figli, ma è incredibile quanti involontariamente limitino e rovinino i progressi del proprio figlio a causa della loro inadeguatezza. Il Sensei ha da insegnare molto ai genitori, se non di più dei bambini, su come permettere loro di crescere senza ostacoli. Forse dovremmo chiamarla “lezione per genitori e figli”.

Traduzione di Simone De Luca Copyright © 2011
Simone è un traduttore freelance. Per informazioni sul suo lavoro contattarlo su martial_arts@hotmail.it

Riprodotto in traduzione italiana con la gentile concessione di Steve Rowe

Pubblicato la prima volta su
www.shikon.com/2011/10/sometimes-you-have-to-teach-the-parents/
Tutti i diritti riservati

L’Aikido e i Bambini

Lezione di Aikido per Bambini a Sligo (IRL), 2008

Oggi, nel momento in cui due miei praticanti che hanno cominciato la loro pratica dell’aikido quando avevano 8 anni raggiungono (dopo dieci anni di impegno) lo Shodan, ripropongo una nuova versione di un mio articolo sull’ Aikido e i bambini…

di NINO DELLISANTI

English Version

English Version

Il mio primo incontro su un tatami con dei bambini, nel contesto di una lezione di Aikido, risale a circa venticinque anni fa. Avevo offerto, alla direzione del dojo nel quale praticavo, la mia disponibilità affinché si potesse sostituire l’insegnante che fino a quel momento aveva avuto la responsabilità del corso bambini.
Nuovi impegni lavorativi gli rendevano impossibile proseguire il corso.
Ovviamente raccolsi con entusiasmo l’opportunità che mi si offriva.
L’idea stessa dello “sperimentare” l’insegnamento faceva parte di un ideale traguardo, idea diffusa e collettivamente condivisa, che si poteva cogliere in tanti praticanti della disciplina…
Aprendo una parentesi si può dire che molto è cambiato da allora…
Per tornare a quel periodo, fu così che mi ritrovai con quattro giovani aikidoisti e con un numero di problemi mai immaginati prima.
Se non fosse chiaro il dato personale di partenza, bisogna ricordare e sottolineare che ero un giovane praticante, inoltre posso tranquillamente affermare che ero nello stato in cui prevaleva la condizione del “furore” fisico. L’immagine della pratica “Aikido” che predominava in me, ma anche in quel preciso periodo storico, era costituito quasi esclusivamente da una sostanziale fisicità che tutto poteva e doveva rendere possibile.
Certo, vi erano gli aspetti profondi della pratica, quelli cosiddetti “filosofici” ma in primo luogo si ascoltava il corpo nel suo lavoro e se ne trovava compiacimento e soddisfazione.
Insomma, credo che questo non sia molto diverso da quanto probabilmente alberga in un odierno praticante giovane di età e con una fisicità che cerca le occasioni per esprimersi. Oggi una riflessione mi farebbe dire che è un dato insito nell’età di chi pratica, una determinata idea della pratica.
Ecco che trovarmi ad insegnare a dei bambini mi metteva di fronte, all’improvviso, ad un’altra dimensione della pratica. Mi sono immediatamente reso conto che non ero pronto, e, a dire il vero (ma non per trovare facile giustificazione), non erano pronti nemmeno i tempi.
In quegli anni i bambini, nella pratica dell’aikido, erano visti come dei marziani.
Diversi gli argomenti contrari ad un impegno rivolto ai più giovani: Le leve sono pericolose!!! I bambini non possono cogliere gli aspetti “filosofici” dell’arte!!! L’aikido è troppo complicato tecnicamente perché un bambino possa riprodurne i gesti!!! E molti altri luoghi comuni.

Lorena Chierchini, 4 anni si diverte a giocare al Buki-Waza

Ciò nonostante e nonostante il fatto che io non fossi pronto fui, però, sedotto da quell’esperienza così difficile per me. Ricordo, ad esempio, l’orgoglio che nutrivo ogni qualvolta trovavo risposte didattiche che producevano risultati positivi. Questo senso di soddisfazione che mi portò, in un’occasione, a far vedere quelli che erano i progressi dei “miei bimbi” a colui che era il mio Maestro di Aikido. Ricordo ancora, in modo indelebile, che alla fine della dimostrazione mi avvicinai a lui per raccogliere un’opinione con l’intima convinzione che ne sarei stato gratificato. Immaginate se ero preparato al fatto che l’opinione potesse essere condensata in “sono solo dei bambini”.
Quello era il comun sentire della comunità Aikido e il mio Maestro non poteva pensarla diversamente e in fondo ero d’accordo con lui.
Ma quanto accaduto, la frustrazione di ciò, non mi impedì di cogliere che in quella pratica si esprimeva qualcosa che non sapevo ancora definire ma che non avrei fatto cadere nel vuoto.
A questo punto c’è una pausa che mi porta al 1992. Anch’io dovetti lasciare quel corso per sostituire quel tempo, non più “libero”, con il lavoro, ma nel ‘92 fondo insieme ad altri la nostra piccola Associazione con un dojo tutto nostro, e per scelta dell’associazione decidiamo di aprire un corso bambini.
Lo si propone per la sua valenza educativa, la mancanza di competizioni contrapposta a discipline e attività che domandano di vincere.
Anche qui, nella scelta di queste motivazioni (vere per altro) si potrebbe dedurre che non vi era ancora fiducia nel fatto che la pratica dell’Aikido fosse veramente accessibile ad un bambino.
Di questo periodo ricordo la fatica, la mia e quella di chi, con me, portava avanti il corso per trovare una coerenza tra ciò che gli adulti praticavano e il lavoro di quei bambini, ricordo lo sforzo nel formarci partendo quasi da zero.
Fino a quel momento si sapeva dell’esistenza di corsi di Judo e karate. Corsi di Aikido per bambini?
Se ne vociferava ma poco si sapeva, l’informazione non circolava. Nel mentre l’attenzione ci faceva osservare come erano continuamente possibili scoperte, e come artefici di queste scoperte fossero i bambini stessi.
La passione, innanzitutto, che si trasforma in applicarsi negli esercizi, sempre vissuti come scoperte di un mondo nuovo, fatto di potenzialità organizzabili. Insomma, apprendere attraverso il gesto ludico poiché è indubbio che per un bambino il gioco sia vita, apprendimento. E poi c’è la fiducia che viene riposta nell’insegnante, che per qualche ragione viene chiamato maestro – se non per la maestria posseduta piuttosto per il ruolo di trasmissione di un sapere. Quello che colpì, e colpisce ancora, la mia percezione è il carattere di esperienza vissuta in modo “assoluto” che un’attività svolta da bambini disvela.

Aiki Kids! il Ki del sorriso

Ecco il senso del Budo, di via marziale, ben prima di una razionalità che vi ci si impegna, ma è lì, naturale, nel suo esserlo nella sostanza.
Una rivelazione.
Mancavamo solo noi, eravamo diventati consapevoli che non era l’Aikido ad essere difficile per i bambini, eravamo noi che non possedevamo sufficienti strumenti per stabilire la relazione a livello tecnico.
E’ a questo punto che avviene l’incontro determinante. Così come è stato determinante per il mio aikido l’incontro con Christian Tissier, accade che per l’aikido giovani conosco Jean Michel Merit. La prima volta che lo vidi al lavoro e avevo così la possibilità di ascoltarlo, molto mi fu chiaro: tutto si può insegnare ai giovani aikidoisti, è esclusivamente questione di essere in grado di osservare quanto esprimono se liberi di farlo, per arrivare a comprendere quali elementi possono riprodurre, senza concedere nulla a interpretazioni semplificatrici e con un’attenzione continua che rispetta e salvaguarda un giovane corpo che si va costruendo. Nulla è impossibile, è questione di metodo e di gradualità, unito ad un rigore negli obiettivi motori da raggiungere per uno sviluppo coerente con l’età ma che, soprattutto, non sottovaluta (come sovente fanno gli adulti quando hanno a che fare con i bambini) le potenzialità naturali di ciascuno.

Il secondo punto di riflessione a cui mi ha condotto Jean Michel Merit è, se possibile, ancora più potente: la funzione educatrice è un autentico lavoro di “restituzione”.
La realtà e la società (aikido incluso) in cui viviamo, nonostante i difetti che possiamo riconoscere, hanno dato, ad ognuno di noi, molto. Insegnare ai bambini ci dà la possibilità di restituire qualcosa alla società e renderci cittadini del mondo.

Copyright Nino Dellisanti © 2011
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