Immagina Una Piramide

Consciamente o inconsciamente verso la grande piramide sociale

Consciamente o inconsciamente, per formazione, mancanza di formazione o interesse personale siamo tutti parti di piramidi sociali che promettono di passare conoscenza, valididazione e ricchezza verso il basso, ma è davvero questa la struttura necessaria per la realizzazione del masakatsu agatsu richiesto al praticante di Aikido?

di CARLO COCORULLO

Una delle immagini più chiare e inconfondibili che ognuno di noi ha nel suo bagaglio culturale è l’immagine della piramide.
La piramide rappresenta una struttura che simbolicamente è votata all’ascesa, solida, con una base larga su cui poggia la sommità. Molto più stabile di una torre, quando si pensa ad una struttura piramidale a livello visivo è chiaro quanto la base sia di sostegno ai livelli man mano superiori, sino a giungere alla punta.
Approfondire quante piramidi siano presenti nella nostra società qui potrebbe essere superfluo ma vi invito, invece, ad osservare attorno a voi tutti i gruppi sociali che conoscete ed iniziare ad osservare in quanti di essi vi sia una organizzazione riferibile a quella descritta: l’elemento comune è la centralità di una persona o un piccolo gruppo che si differenzia rispetto agli altri, poggia su una base che lo spinge verso l’alto, ponendolo in una posizione predominante rispetto agli altri.
La deformazione di pensiero, che si è acquisita come fondamento delle organizzazioni sociali, è proprio la necessaria esistenza di queste strutture, palesi od occulte, nelle quali in vario modo si crea una differenziazione tra persone che sono di eguale dignità.
A questo punto l’obiezione diventa ovvia. Come possono essere messe sullo stesso piano (e qui si sta già stratificando) persone con formazione, cultura, preparazione differenti, con un passato e con dei rischi trascorsi diversi gli uni dagli altri?
In realtà alcuni personali codici di riferimento, alcune piccole certezze, sono solo delle immagini prive di sostanza, retaggi di una mentalità inculcata, ma che non apporta nessun beneficio alla crescita interiore, al miglioramento di se stessi, obiettivo conclamato delle arti marziali, ma in particolar modo il manifesto della disciplina Aikido.
Infatti, in maniera abbastanza palese, la principale finalità dell’Aikido, ai cui praticanti è rivolto principalmente questo messaggio, non è rivolta al combattimento né alla difesa personale, pur utilizzando per la sua pratica uno strumento tecnico che deriva dal Budo, l’arte militare dei samurai giapponesi; l’Aikido mira infatti alla “corretta vittoria” (dal fondatore chiamata: 正勝 masakatsu) che consiste nella conquista della “padronanza di se stessi” (dal fondatore chiamata: 吾勝 agatsu, cioè la “vittoria su di se stessi”), resa possibile soltanto da una profonda conoscenza della propria natura interiore.

Il fine ultimo dell'Aikido è la corretta vittoria su sé stessi

Con questo, il Fondatore dell’Aikido voleva affermare che per cambiare il mondo occorre prima cambiare se stessi.
E per cambiare se stessi la prima battaglia da affrontare è l’attaccamento alle proprie convinzioni.
Quando si parla di struttura piramidale a livello visivo è chiaro quanto la base sia di sostegno ai livelli man mano superiori, sino a giungere alla punta.
La piramide e il sistema piramidale, però, si possono reggere solo se i singoli elementi che la compongono mantengono il loro posto.
Per come si intende il sistema piramidale gerarchico, al suo interno è possibile il movimento “verso l’alto” ma solo a determinate regole, che sono imposte dal vertice; tale vertice è però l’unica parte a godere dei privilegi che lo pongono in alto. La “mobilità” all’interno di una piramide non è affatto garantita.
*E’ molto più semplice distaccarsi e cercare di creare la propria piramide.*
Questi due elementi evidenziano come tutto il sistema possa perdere forza se chi lo compone non si adatta alle regole e fuoriesce dal sistema stesso.
Nei gruppi sociali vediamo diversissime piramidi in vari campi, che si coordinano tra loro in base a precisi sistemi di riferimento che, nella nostra società, sono ben rappresentati dal potere economico.
Il sistema piramidale è una realtà, però, solo perché è ampiamente accettato dai singoli nelle sue regole di funzionamento.
Essi accettano tale modo di concepire il sociale sia per un condizionamento molto forte alla sua necessità, ma anche per un indubbio vantaggio personale, apparente, nella partecipazione ad esso.
In particolare la validazione della propria attività e del proprio percorso appartiene proprio alla appartenenza a una determinata piramide; in altre parole, ognuno, è convinto che l’Aikido che sta praticando è il miglior Aikido possibile, non avrebbe senso altrimenti, e la validazione delle proprie convinzioni è l’appartenenza a quel determinato gruppo di pratica.
Dire “a me piace quello che faccio” è una convinzione, sicuramente lecita, ma nel 99% dei casi abbastanza indotta. Quante di queste persone hanno veramente sperimentato un altro Aikido, con un altro insegnante, in un altro gruppo? E se lo hanno fatto si sono resi conto che cambiare opinione vorrebbe dire distruggere il senso di quello che è stato fatto finora?
Il condizionamento può essere individuato in un sistema di inquadramento che sin dai primi giorni abitua a tale modalità, che poi viene enfatizzato nella didattica “quello che facciamo noi è il meglio, quello che fanno gli altri non vale niente, state alla larga..”
Però il sistema di controllo è talmente efficiente nel raggiungimento di alcuni obiettivi di gruppo che è universalmente diffuso.
In effetti la strutturazione in una rigida catena di comando piramidale, permette una mobilitazione coordinata di vari elementi del gruppo, ottenendo una amplificazione della forza collettiva risultante. Per non parlare del palese beneficio economico che i vertici traggono da questa condizione. Facciamo un banale calcolo matematico supponendo che ogni strato abbia al di sotto di sé, sei elementi di grado inferiore.
Un settimo Dan ha al di sotto 6 sesti Dan, ognuno ha al di sotto 6 tra quarti e quinti Dan che ha al di sotto 6 tra secondi e terzi Dan e così via…
Mi sembra una immagine abbastanza palese.
Qual è lo scopo di questa piramide? Permettere con solo 4 strati di ricevere 1000 volte l’obolo versato dalla base.

Pyramids & Real People...

VI DAN 1
IV / V DAN 6
III / II DAN 36
KYU 216
Supponiamo che ognuno della base versi una quota di 40 euro ad una ipotetica palestra che versa allo strato superiore che a sua volta versa una percentuale del 50% allo strato superiore.
1 VI DAN 233.280 €
6 IV / V DAN 77.760 €
36 III / II DAN 4320 €
216 KYU 40 €
Numeri non realistici, lo ammetto, non nell’aikido. In quanto un secondo/terzo Dan difficilmente riesce a raggiungere i 200 allievi.
Allora facciamo i numeri reali.
1 VI DAN 2500 €
4 IV / V DAN 1250€
5/6 III / II DAN 500 €
20 KYU 50 €
In ogni caso con le opportune variazioni, ci attestiamo su queste cifre, considerando che un IV dan riesce a racimolare circa 800 euro al mese fatevi gli opportuni aggiustamenti.
Per quanto riguarda la REALE necessità di tale struttura nascono alcuni dubbi.
La trasmissione del sapere i shin de shin da Maestro a Allievo, non è che sia “garantita” in una struttura piramidale o che questa struttura sia la più indicata per tale trasmissione.
Ripeto, la deformazione di pensiero, che si è acquisita come fondamento delle organizzazioni sociali, è proprio la necessaria esistenza di queste strutture, palesi od occulte, nel quale in vario modo si crea una differenziazione tra persone che sono, in realtà, di eguale dignità, basata su una conoscenza che “in teoria” dovrebbe riversarsi dall’alto verso il basso come l’acqua che scende dalla sommità di un monte.
Possiamo dire che in determinate situazioni questo meccanismo ha prodotto una capacità di risposta a problematiche comuni che può essere stata percepita come importante.
Il problema, se vogliamo intenderlo così, è che i singoli che hanno iniziato a rivestire un ruolo di potere sono divenuti “residenti abituali” di quel tipo di servizio che è divenuto uso.
Probabilmente in società semplici la forza fisica ha potuto produrre delle differenziazioni basate sulla violenza, attualmente, invece  ciò si può affermare soprattutto sulla forza della conoscenza acquisita o dei *legami di complicità-alleanza, raccomandazione o amicizia in senso “lato”.*
Questa creazione di ruoli, però, che sono abbinati ad un tendenza al mantenimento statico di certe funzioni, ha portato nel tempo tutta una serie di squilibri evidenti.
*Uno dei motivi perché si crei questo, è la percezione della propria individualità in maniera distorta che porta a percepire gli altri come “di minor valore”. A prescindere dal criterio di giudizio.*
Chi si posiziona ad altezze superiori si sente, per un motivo ancestrale quale quello del contatto divino seppur non consapevolizzato, autorizzato a gestire gli altri che sono in una posizione ritenuta inferiore.

La cima della piramide

Si ritiene, inoltre, che si sia tenuti ad accettare ordini ed indicazioni solo da coloro che sono percepiti “al di sopra”.
Sto mostrando i collegamenti di cui parlavamo prima, ma la cosa fondamentale rimane l’accettazione di questa modalità da parte degli appartenenti al sistema.
*Si vive questa illusione della necessità di questa organizzazione che spinge coloro che vi si trovano alla “corsa verso la vetta” e la competitività volta ad eliminare possibili competitori.*
Ma se la piramide ed il sistema piramidale sono illusione, perché continuiamo a proporla ed è tanto forte e radicata?
Alcuni di voi potrebbero affermare di essere usciti dalla piramide, nel senso che non hanno partecipato alla competizione ma, senza la creazione di un sistema diverso ed alternativo, è possibile che siate rimasti isolati e ben poco preoccupanti per il sistema.
I cosiddetti “ribelli” quando sono separati dal sistema e si muovono in un ambito di prevedibilità e capacità di gestione, che il sistema ha, non sono minacciosi e semmai *sono funzionali al sistema stesso.*
Questo lo vedete se considerate che gli appartenenti alle fasce sociali, se si vedono aggrediti, stringono “le fila” in una difesa comune.
Ecco una funzione importante dell’organizzazione sociale: la presunta difesa dei suoi appartenenti.
Quindi i ribelli vengono definiti pericolosi per la società così da usarli per rinforzare il controllo.
Il fatto è che attraverso la struttura piramidale, il prezzo pagato per questa protezione è ben più alto dei vantaggi ricevuti.
*Si accetta di rinunciare ad una parte della propria libertà personale e di giudizio in cambio di una sicurezza spesso apparente.*
I ribelli, come anche i soggetti fuori sistema, sono utilissimi (ed utilizzati) a creare questa necessità del gruppo sociale e legittimare la perdita di libertà personale in cambio di “notti tranquille”.
Pensateci: è davvero necessario, *per la propria sicurezza*, organizzare un sistema gerarchico?
Il pericolo, inoltre, è sempre reale o solo potenziale ed illusorio?
Gli elementi di vantaggio, percepito, di questa organizzazione sono:

1. la necessità di tale sistema sociale poiché espressione della natura umana e dello stato di cose per il quale il divino, il sapere, procede dall’alto verso il basso.

2. la sicurezza che esso garantisce ai suoi appartenenti.

La piramide però può essere dissolta se sgomberiamo il nostro mondo interiore da questi fraintendimenti e queste apparenti necessità.
La natura umana non ha bisogno di queste strutture. L’unica necessità vera è la relazione. Relazionarsi, scambiare energie, impressioni, fattori.
Condividere.
Migliorarsi con la condivisione. Avere un rapporto pacifico con se stessi, consapevole dei propri limiti e del possibile margine di miglioramento.
Se pensiamo ad ogni individuo quale espressione di una personale creatività e forza, in base alla tipologia di mezzi di comunicazione e trasporto presenti nella realtà, queste individualità possono entrare in contatto tra loro in maniera più o meno agevole.
L’esempio visivo di un sistema interconnesso tra tutte le parti è simile a quello che crea una rete, un network. Tale modello oltre ad essere più evoluto, non privilegia un percorso rispetto agli altri perché istantaneamente l’intera rete viene pervasa da quell’acqua che spesso non veniva riversata o veniva trattenuta in pozzi senza fondo da chi ne voleva trattenere la conoscenza a proprio esclusivo vantaggio.

Il modello network

Oltretutto all’interno della rete ognuno di noi è un centro di consapevolezza, che ha i medesimi attributi di base, medesima dignità *seppur con differenti espressioni di interesse e doti pratiche*; potremmo immaginarci anche come terminali di una rete di interconnessione simile ad internet.
Tutte le persone possono collegarsi a tutte le altre e condividere le informazioni. Lo scambio, la condivisione avviene in maniera libera e consapevole.
Il sistema non solo condivide informazioni ma genera azioni da parte dei singoli, che modificano la realtà fisica esterna.
Se tutti si riconoscessero di pari dignità ed interagissero con la cooperazione, potrebbe crearsi qualsiasi effetto voluto che, se anche portasse a qualche errore di decisione, potrebbe essere di apprendimento per tutti e miglioramento del sistema stesso.
Il comando, quindi, non sarebbe espressione di un gruppo ristretto che diffonde verso la base ma, piuttosto, una emersione di volontà dall’intero gruppo, in una maniera che offrirebbe una maggiore dinamicità.
Per cosa? Ovviamente per il fine suddetto dell’Aikido, il miglioramento di se stessi. Siamo nel 2012 e per quanto io ami e rispetti la tradizione non posso non denunciare che l’instaurazione di queste piramidi ad uso esclusivo di un ristretto gruppo di “elite” non ha nulla a che vedere con il mantenimento della tradizione, quanto a mantenere i privilegi acquisiti dal vertice, l’appartenenza a queste strutture è per validare se stessi e quello che si sta facendo, a prescindere dal confronto e quindi dalla validazione universale e da un netto miglioramento di se stessi, privilegiando un miglioramento relativo, nel proprio gruppo e nel proprio contesto al di fuori del quale non si è nulla.
E la paura di questo vuoto, di questo nulla, in un mondo fortemente interconnesso vuol dire non crescere, non migliorare, non poter affrontare serenamente la realtà, ma solo la pseudo-realtà in cui ci si rinchiude per non affrontare la paura del vuoto che c’e’ lì fuori, non “per strada, sia mai qualcuno ti afferra per il collo” ma lì, fuori dalle tue cerchie, dalle tue convinzioni, dal tuo sentirti superiore perché non ti sei mai confrontato, sentirti al sicuro sotto le coperte al riparo dai serial killer presenti nelle tue fantasie e nelle paure indotte dall’incerto per il certo.

Leggi i precedenti articoli di Carlo Cocorullo su AIN

Articolo di S. Chierchini, non di Aikido ma Collegato

Copyright Carlo Cocorullo ©2012
Per le norme relative alla riproduzione consultare
http://aikidoitalia.com/copyright/ 

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AikipediA: Basta agli Insegnanti Improvvisati

Sancho Panza Sensei 14º Dan di Aikido, Iaido e Aerobica...

Il mondo dell’Aikido è bello perché è vario, ciascuno darà atto di ciò… santi ed imbroglioni si intervallano da sempre sulle scene del mondo. Tuttavia fino a non molto tempo fa si faceva presto a dire Maestro! Questo termine è stato forse più screditato che avvalorato da coloro che lo hanno utilizzato indebitamente

di MARCO RUBATTO

E’ accaduto, non poche volte, che nel nostro ambiente… nel quale non sono previste gare o momenti ufficiali di scambio e confronto, ci sia stato chi ha giovato di tutto ciò, per accedere ad una “Aiki-carriera” rampante solo quanto poco chiara.
I famosi gradi DAN spesso sono stati più un danNO per l’inevitabile rigonfiamento dell’io di chi li ambiva o ancora li ambisce, tuttavia ci troviamo a far parte di una “società” nella quale spesso le distinzioni vengono proprio fatte in base all’esperienza che questi famigerati gradi dovrebbero rimandare ai loro proprietari.
Non ci addentriamo ora sull’utilità o meno di questa abitudine alle etichette, solo constatiamo che questa è stata la dinamica storica più seguita, anche qui in Italia. Niente male quindi se tutti utilizzassero questo auto-strumento quale metodo anche esterno per farsi distinguere e quindi scegliere dai propri allievi.
Cosa ne è però di chi riceve questi “meriti” senza una previa adeguata preparazione personale?
Nulla qualcuno potrà affermare: “Somaro era senza la cintura nera e somaro rimarrebbe pure con il 15º DAN!”

Il mio maestro ha il grado più alto della galassia

Questo in parte è vero dal punto di vista di un praticante navigato: non sono i gradi che lo farebbero propendere per un Insegnante, anziché un altro: sarebbe più il suo modo di essere, di vivere l’Aikido… più che le stelle del suo medagliere!
Ma cosa ne è di un neofita interessato a tuffarsi nella giungla dell’Aikido?
Cosa scegliere… Maestro Tizio con il 17º dan o Sensei Caio con il 43º?
Facilmente il principiante sarebbe tentato a credere che in quei riferimenti sia ancora specchiato il valore intrinseco della persona che gli sta dinnanzi, quindi facilmente si muoverebbe verso l’Insegnante dal grado più alto (e sarebbe fiero di rimandare agli amici quanto il grado del suo Sensei sia il più alto in città/nella regione/nello stato/nel continente/sul pianeta/nella galassia!).
Crediamo che questa sia una dinamica ben nota a tutti, probabilmente necessaria a chi ancora a bisogno di essa… e non pensiamo di essere noi in grado di invertirla.
Tuttavia i tempi cambiano rapidamente e gli strumenti a disposizione tendono ad aumentare a dismisura ultimamente: il Web, ad esempio, mette a disposizione di ciascuni una enorme quantità di informazioni…oltre che propinare fregature.
Sempre più persone, giovani in particolare, sono ben avezzi all’utilizzo della rete per cercare ciò di cui hanno bisogno, quindi da qualche giorno in Italia è partito un innovativo ed ambizioso progetto di “autoregolamentazione” dell’offerta di Aikido.
Come?

AikipediA: il Who's Who dell'Aikido Italiano

Avendo la possibilità di accedere ai dati personali sull’esperienza degli Insegnanti di Aikido che concedono di rendere pubblici i propri curriculum.
Questo progetto di chiama “Aikipedia“, ed è un idea ed un’opera del Maestro ed amico Carlo Cocorullo, Insegnante presso il Dojo Takemusu Aikido Roma Eur.
Ecco come funziona: in modo completamente gratuito è stata offerta la possibilità di utilizzare una pagina personale (completamente personalizzabile con foto, video e link), nella quale ciascuno può inserire le proprie referenze, la sua storia in breve riguardante l’Aikido, i riferimenti e le didattiche utilizzate, i propri apporti personali all’Arte (pubblicazioni, video, Blogs).
C’è quindi già chi non ha fatto mistero dei suoi gradi, riportando luoghi e date nei quali essi sono stati ottenuti, citando addirittura da chi si è stati esaminati…
Ma quale è l’utilità di un simile “albo dell’Aikidoka”?!?
Una proprietà notevole della rete è che essa tende spontaneamente all’equilibrio, al contrario di quanti pensano, perciò il progetto dichiaratamente ispirato ad un’enciclopedia libera come Wikipedia, è come quest’ultima in grado di regolamentarsi ed essere modificata dal contributo di chiunque.
Quindi chiunque dovesse taggiarsi di competenze e qualità che invece realmente non possiede, potrà essere “smascherato” e segnalato da tutti coloro che, prove alla mano, mostreranno il contrario.
Il risultato finale: chi accetterà con apertura di esporre le sue referenze sul Web, dovrà anche assumersi le responsabilità di ciò che scrive, per non venire facilmente sbugiardato dinnanzi alla sua platea.
A lungo andare quindi, questo palcoscenico diverrà necessariamente un luogo nel quale sarà difficile mentire al prossimo (benché sarà sempre possibile mentire a se stessi!): nessun significato del tipo “chi sta qui ha valore”… quanto “chi è presente non teme di affermare ad alta voce ciò che è solito affermare in privata sede”!
Se ci pensate il meccanismo che si instaurerà non sarà banale…
Con metodi piuttosto semplici è possibile per un Insegnante rendere corposo il suo grado a dismisura accettando alcuni imbarazzanti compromessi (saltare da un Ente di Promozione Sportiva all’altro, solo per citarne uno), tuttavia per costui non sarà così facile nascondere la sua corsa al potere (e non alla reale preparazione) dovendo riportare le date dei suoi passaggi di grado.

Micio Miao sensei, Direttore Tecnico Federazione Italiana Gatti Aikidoisti

Più che ridurre le fila dei fanfaroni dell’Aikido, potremmo comporre le fila di chi non teme di dover rendere conto delle proprie azioni, cosa abbastanza educativa che un Insegnante faccia ancora prima di chiedere analoga cosa dai propri allievi!
Nessun “albo professionale” o “albo di qualità”… ma luogo alla pari in cui non si abbia nulla da nascondere…
Nella nostra piccola esperienza abbiamo già conosciuto almeno tre degli Insegnanti internazionali (giapponesi) che a voce affermano di essere stati gli ultimi uchideshi di O’ Sensei: il concetto di ULTIMO però non è plurale!
Se al posto di tante parole venissero riportate le date della loro storia, non sarebbe difficile comprendere da soli chi è stato l’unico vero ultimo allievo interno del Fondatore (non che possa essere interessante la cosa di per sé… ma lo è di più evitare di essere presi per il naso).
Il MAESTRO XY, nipote del cugino, del cognato, del fratello di Miyamoto Musashi, che ha iniziato il 1º gennaio 2010 a praticare Aikido, dopo avere avuto grandi esperienze in Judo, Karate, Sumo, Kyudo, Ikebana e scopone scientifico… dovrà mostrare come ha fatto oggi ad essere già Vº dan!
Non si è più abituati alla trasparenza di un tempo: l’alone di misticismo intorno alla leggendaria figura dell’Insegnante di Arti Marziali non aiuta a fare più chiarezza. Forse è il caso di fare un passo indietro nella semplicità ed affermare chi si è, da dove si proviene e dove si intende andare, senza paura di apparire né più piccoli, né più grandi: anche a questo serve Aikipedia, che vi invitiamo a visitare.
Certo, questo progetto sperimentale potrà prendere piede e valore solo dopo che molti di noi avranno accettato di aderirvi e condividerne gli spazi: immaginate però la potenzialità di avere un database on-line che permetta a chiunque di cercare il Dojo di Aikido in Italia più vicino a dove risiede, visualizzarne il Sito privato, accedere alle specifiche dell’Insegnante così come alla mappa del luogo.
Niente male vero? Fosse stato così semplice per tutti noi!
Ora però è possibile ed Aikipedia può fare tutto questo: una sorta di “vetrina della responsabilità”, nella quale ciascuno puù inserirsi!
Oggi è possibile creare tutto ciò, indipendentemente dalle Federazioni, stili e didattiche utilizzate in Aikido: visibilità semplice e trasparente per tutti.
Qualcosa che facciamo per noi stessi e per gli altri… GRATIS…
Perché non provare!?!

Leggi “Anteprima: AikipediA: il Who’s Who dell’Aikido Italiano”

Copyright Marco Rubatto ©2009-2011
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Anteprima: AikipediA – Il Who’s Who dell’Aikido Italiano

AikipediA: il Who's Who dell'Aikido Italiano

AikipediA: il Who's Who dell'Aikido Italiano

La nostra ultima iniziativa, ancora in cantiere ma prossima a vedere la luce: AikipediA, il Who’s Who dell’Aikido italiano è quasi pronta. Un’iniziativa che speriamo di grande successo e utilità: AikipediA è un’enciclopedia in italiano di temi legati all’Aikido, collaborativa, online e gratuita, nata ispirandosi ai principi della Wikimedia Foundation, una organizzazione senza scopo di lucro statunitense. 

Nata da un’idea dell’insegnante romano Carlo Cocorullo e sviluppata attraverso Aikido Italia Network, AikipediA si propone l’obiettivo di creare un albo libero ed “universale” dell’Aikido italiano, in termini sia storici che di informazione attuale.
AikipediA è uno sforzo per creare e distribuire un Aikido libero della più alta qualità possibile al riparo dai millantatori e sedicenti “maestri” autodidatti;  inoltre è anche un mezzo per valorizzare quello che c’e’ di buono nell’Aikido italiano, con uno sguardo rivolto alle nuove generazioni ed alle nuove tecnologie.
AikipediA, l’enciclopedia online dell’Aikido italiano, aiuterà i non addetti ai lavori ma non solo a orientarsi nella giungla di proposte offerte oggi giorno sul mercato aikidoistico italiano, offrendosi inoltre di verificare – in collaborazione con le segreterie nazionali delle varie organizzazioni – le certificazioni e i curriculum dei vari insegnanti, in mancanza di un diploma nazionale con valore legale.

By RedazioneRedazione Aikido Italia Network