Le Interviste di Ovo San – Elena Gabrielli

gabrielli

Una Sensei! Sissignori, una Donna! Era ora…

Fratelli Aikidoka eccoci ancora qua tra di Noi; oggi il Vostro Ovoreporter vi regala una “ chicca”, nel senso che ha l’onore di ospitare – finalmente direi – una Sensei. Sissignori una Donna, era ora! Signori vi presento Sensei Elena Gabrielli VI dan dell’Associazione Jiku di Roma

di OSVALDO RIGHETTO

Intanto grazie, Sensei Elena, per la Sua gentilissima presenza… Allora ci racconti i suoi inizi, cos’è l’Aikido per Lei.

ELENA
Iniziai a praticare che ero molto giovane presso il dojo dei Monopoli di Stato, storico dojo romano dove tutto ebbe inizio. Il primo contatto con l’Aikido fu del tutto casuale. Venni a conoscenza dell’apertura del corso di Aikido da mio fratello che all’epoca praticava Judo, in quel dojo, con il M° Danilo Chierchini, pioniere del Judo e dell’Aikido italiani e, per molti anni, Presidente dell’Aikikai d’Italia.

Appartengo alla seconda generazione di yudansha italiani, quando arrivai al dojo dei Monopoli, il M° Kawamukai si era già trasferito a Milano e il M° Tada aveva fondato il Dojo Centrale di Via Eleniana.

La mia prima insegnante: la Sig.ra Carla Simoncini, mamma di Simone Chierchini, primo shodan donna italiano. Solo quell’anno (1970/1971) la classe fu femminile e credo di essere, in termini di pratica, l’unica superstite di quel corso.

Ricordo i tatami classici in paglia di riso foderati con la tela bianca, l’emozione di quando ogni mese o due ci si trasferiva al Dojo Centrale per i seminari del giovanissimo M° Fujimoto o per quelli del M° Tada che nel frattempo era tornato in Giappone e, come per me, la Maestra Carla fosse un esempio di bravura, di bellezza e di padronanza tecnica.

Molti i Maestri che incontrai in quel periodo, italiani e giapponesi, ma per me non faceva differenza. Erano tutti molto più grandi di me, distanti, irraggiungibili.

La sensazione che provavo entrando nel Dojo Centrale era un misto di stupore e timore, sia per l’ampiezza del dojo rispetto a quello dei Monopoli, sia per l’aria che si respirava.

Cos’è l’Aikido per me? E’ salire sul tatami ogni volta con il desiderio di praticare. E’ ritrovarmi a volte insegnante, a volte allieva. E’ la relazione con le persone, gli altri praticanti, gli allievi. E’ un percorso per diventare persone migliori.

OVO SAN
1- Ci sono molte donne nell’Aikido, ma poche emergono come ha fatto Lei… è così difficile farsi largo?

ELENA
E’ questione di tempo. Praticando da molto tempo ho avuto modo di conoscere molte persone, di avere tanti allievi, di confrontarmi con gli altri praticanti, di stabilire relazioni.

OVO SAN
2- Che qualità hanno le Signore dell’Aikido, che i Signori aikidoka possono solo immaginare?

ELENA
Un corpo diverso. E’ più naturale per una donna applicare Il principio della non resistenza. Le diversità fisiche rappresentate da minore forza muscolare e massa corporea, che apparentemente potrebbero sembrare uno svantaggio, vengono invece esaltate dal gesto tecnico. L’Aikido è espressione di grazia, elasticità, armonia, caratteristiche sicuramente femminili. Inoltre, la donna non ha quei vincoli culturali che obbligano l’uomo a dimostrare la propria virilità, è quindi libera da questo condizionamento che nella pratica può essere limitante.

OVO SAN
3- Se l’Aikido fosse un fiore, per Sensei Elena sarebbe?

ELENA
La similitudine con le caratteristiche di un fiore è usuale nelle Arti marziali. Basti pensare al Ciliegio, il fiore dei samurai, al Pruno citato nei discorsi di O Sensei, al Fior di Loto simbolo di purezza. Accostare un altro fiore all’Aikido diventa impegnativo. Ma pensando che l’Aikido ha una parte di luce e una d’ombra, l’aspetto yin e quello yang, l’omote e l’ura, mi viene in mente il Girasole, il fiore che segue la luce, sempre rivolto verso il sole.

OVO SAN
4- Durante una tecnica, in quel momento di unione tra cuore e movimento, Lei si sente Agile come una tigre oppure Aggraziata come una farfalla o Leggera come un fiocco di neve?

ELENA
Non ci ho mai pensato. Diciamo agile come una farfalla, leggera come una tigre, aggraziata come un fiocco di neve.

OVO SAN
5- A tutte le ragazze aikidoka, quale consiglio darebbe per vivere in serenità il proprio Do?

ELENA
Non credo che i consigli per le ragazze possano essere diversi da quelli per i ragazzi. Ognuno ha il suo percorso che si andrà costruendo strada facendo. L’importante è praticare con costanza ed impegno, senza fretta, un passo dopo l’altro. Praticare per il piacere di praticare. L’essenziale è il tatami.

#Interviste Ovo San su Aikido Italia Network

Copyright Osvaldo Righetto ©2013 Osvaldo Righetto
Tutti i diritti riservati
Pubblicato per la prima volta su:
http://www.aikidorbassano.it/?q=node/331

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Intervista a Motokage Kawamukai – Parte 1

Motokage Kawamukai Sensei

Motokage Kawamukai Sensei a Coriano (2011)

In occasione dello Stage Nazionale ASAI a Coriano, Rimini dello scorso 16-17 aprile, siamo andati a trovare Motokage Kawamukai Sensei, 6 Dan Aikikai, che molti ritengono il padre dell’Aikido italiano. Ne e’ venuta fuori un’intervista che rivela aspetti inediti dell’inizio dell’Aikido in Italia e il ritratto di un uomo modesto che ha portato all’Aikido generazioni di aikidoka italiani. Eccone la prima parte

di SIMONE CHIERCHINI

Leggi la Seconda Parte dell’Intervista

CHIERCHINI
Salve Sensei, le porto i saluti dei suoi piu’ vecchi allievi italiani, Danilo Chierchini, Carla Simoncini e Artemisia Serafini. Purtroppo il quarto, Elvio Maccari e’ gia’ deceduto da alcuni anni.

KAWAMUKAI
Alcuni anni fa in occasione di un piccolo raduno a Roma il signor Elvio Maccari venne a trovarmi. Non si cambiò per praticare, venne solo a salutarmi, ma mi fece un enorme piacere.

CHIERCHINI
Maccari era il vicino di casa di mio padre Danilo e mia madre Carla e collega di lavoro di mio padre. Quando Kawamukai Sensei iniziò il suo primo corso di Aikido in Italia presso la SS Monopoli Judo i coniugi Chierchini e Maccari furono i primi quattro allievi sul tatami.

KAWAMUKAI
Si, si, due amici e le loro mogli, ma c’eri anche tu, dentro alla pancia di tua mamma!

CHIERCHINI
47 anni orsono!

KAWAMUKAI
Mamma mia quanto tempo!!

CHIERCHINI
Che effetto le fa, Maestro, quando va in un seminario come questo e c’e’ tanta gente che viene e le dice: “Maestro, io ho fatto Aikido con lei 35 anni fa!

KAWAMUKAI
Mi rende felice e mi dispiace, perché purtroppo ho una memoria veramente corta. Anche nel mondo del lavoro tanti si ricordano di me, probabilmente perché sono un orientale in un ambito italiano. Io invece faccio molta fatica a ricordare le facce, anche perché negli anni ho incontrato migliaia di persone. Inoltre la gente quando indossa il keikogi ha un certo aspetto, mentre con giacca e cravatta sembrano persone completamente diverse. In ogni caso sono contento di aver lasciato in loro un ricordo positivo.

CHIERCHINI
Collegandosi a quanto appena detto, vedendo questa lunga fila di persone che riconducono a lei il loro approccio all’Aikido, e’ interessante notare come le si addica perfettamente il ruolo di grande iniziatore: giovanissimo si reca negli USA e inizia l’Aikido nell’Illinois e a New York; poi si sposta a Roma e inizia il primo corso regolare di Aikido in Italia; a Roma e’ strumentale nel far arrivare in Italia il Maestro Tada e far partire l’Aikikai d’Italia; poi va a Milano ed e’ essenziale nel far arrivare il Maestro Fujimoto e nello stabilire la connessione fra Kobayashi Sensei e l’Aikido italiano.

KAWAMUKAI
Io ho solo dato una mano a chi aveva voglia di conoscere. L’Aikido non e’ la mia professione, anche se molti ancora pensano che io fossi o volessi diventare un insegnante di Aikido professionista. Ancora adesso molti mi chiamano per insegnare, ma io non mi sento di farlo. Se oggi ho accettato di partecipare a questo seminario e’ un caso eccezionale, perché sono tanti anni che conosco il Maestro Guglielmo Masetti e siamo stati nel dojo insieme. La mia presenza qui a Coriano non ha proprio nulla a che fare con l’aspetto ufficiale dell’evento, con le federazioni o la politica dell’Aikido, di cui a me non interessa assolutamente niente.

CHIERCHINI
In questo senso penso che la sua posizione sia sempre stata chiara e onesta. Lei non si e’ mai lasciato usare da nessuno.

KAWAMUKAI
Io penso di essermi sempre comportato correttamente, ma il mondo e’ pieno di gente che ama creare attrito. E quando da questo si passa a creare delle situazioni di concorrenza, diventa molto difficile continuare a collaborare. Da qui a sviluppare un forte antagonismo il passo e’ breve.

CHIERCHINI
Lei ha visto gli aikidoisti in Italia per oltre quaranta anni: come sono cambiati rispetto al’inizio? La gente e’ cambiata ovviamente, tutto e’ cambiato, ma come sono cambiati gli italiani sul tatami?

KAWAMUKAI
L’Aikido in Italia e’ diventato molto personalizzato, sia per quanto riguarda lo spirito che per il sistema didattico. Questo e’ dovuto all’influenza del Maestro Tada che e’ un personaggio unico al mondo, ma bisogna ricordare che di maestri e linee didattiche al mondo ne esistono anche tante altre. E’ stato il Maestro Tada che in Italia ha posto le basi per un Aikido più dinamico, più severo, più difficile. Invece ci sono tante altre parti del mondo ove l’Aikido e’ vissuto in modo più rilassato e rilassante, ove l’Aikido e’ più facile: mi vengono subito in mente gli Stati Uniti, o Hawai. Il Maestro Tada sin da giovane era diverso. Lui proviene dal Karate, il suo approccio alla disciplina e’ sempre stato metodico, orientato a creare un sistema di insegnamento che sfruttasse l’idea dei kata presenti nel Karate. Tada Sensei organizzò la struttura di progressione dei gradi e il programma relativo; dette incarichi e responsabilità. Va detto che questo sistema non c’era in nessuna parte del mondo. Tutto era molto più libero e improvvisato.

CHIERCHINI
Lei ha praticato all’Hombu Dojo sul fare degli anni ’60 quando era ancora un teenager. Cosa ricorda dei grandi maestri che c’erano allora e di quelli che poi successivamente divennero famosi in tutto il mondo? Quale era l’atmosfera all’Hombu Dojo in quei tempi?

KAWAMUKAI
Ai miei tempi, i grandi sensei erano personaggi del calibro di Arikawa, Osawa, Tada e Tohei, maestri cui io, avendo 15 anni, non mi permettevo neppure di rivolgere la parola. Mai. Invece dalla parte degli allievi c’era gente come Chiba Sensei, che aveva un caratteraccio. Chi faceva da tramite fra i grandi maestri e gli allievi era Tamura Sensei; da Tamura in giu’, dalla parte degli allievi c’era gente come Yamada, Saotome, Asai, Sugano. Io non facevo parte del loro gruppo perché ero molto più giovane; loro erano il quadro intermedio e la giuntura fra i vecchi maestri e noi allievi. Tada era ancora giovane, ma era già nell’elite: oggi e’ uno dei pochi della sua generazione ad esserci ancora e ad esserci fino in fondo, credendo nella sua visione dell’Aikido.

CHIERCHINI:
Quali furono i suoi rapporti con Kobayashi Sensei?

KAWAMUKAI:
Kobayashi Sensei faceva parte di quel gruppo di maestri di primo livello di cui ho parlato prima, pero’ lui era il napoletano della situazione: arrivava al dojo con la sua moto rombante, una Harley Davidson. Aveva una visione piu’ moderna delle cose e cercava dei compagni con cui condividerla. Con Kobayashi Sensei avevo molta confidenza, d’altronde era lui che permetteva di avvicinarsi. I casi strani della vita ci fecero rincontrare a Roma e allora decidemmo di lanciare un seminario estivo. Era l’estate del 1964, tuo padre Danilo ci aiuto’ e Kobayashi Sensei diresse il primo stage estivo nella storia dell’Aikido in Italia presso il Monopoli Judo di Roma. Kobayashi Sensei era un uomo fatto cosi’, girava il mondo per conto suo, cogliendo le occasioni che eventualmente gli si presentassero. Quando venne a Roma non aveva nulla di organizzato, si stava godendo la citta’ come turista. Con Kobayashi Sensei discutemmo della necessita’ di trovare una guida tecnica all’altezza per l’Italia, ove il numero delle persone interessate all’Aikido cresceva costantemente. Fu cosi’ che venne fuori il nome di Tada Sensei: sapevamo che era un grande maestro e pensammo che sarebbe stata una gran cosa se avesse accettato di venire. Quando Kobayashi Sensei torno’ in Giappone, ando’ a parlare con Tada Sensei, per cercar di convincerlo ad accettare l’incarico. Dovette ritornare a parlarci diverse volte; ma alla fine il maestro Tada disse di si, dopo aver visto le Olimpiadi1964 a Roma, nell’autunno e alla fine di ottobre parti’. In quel periodo parti’ anche Tamura Sensei, destinazione Francia, un viaggio pero’ molto meglio organizzato, perche’ in Francia l’allora responsabile Pierre Chassang aveva preparato perfettamente la sua posizione in termini di visto, permesso di lavoro, federazione, creando l’Association Culturelle Européenne d’Aikido. Tamura Sensei in effetti ha lavorato all’interno di questa federazione per tanti anni. Qualche tempo dopo lo incontrai e lo convinsi a venire almeno una volta all’anno in Italia, e questo e’ poi durato per quasi venti anni.

Fine della Prima Parte
Leggi la Seconda Parte dell’Intervista
Foto-Album M. Kawamukai Sensei a Coriano 2011
Biografia di Motokage Kawamukai Sensei 

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