Seminario: Introduzione al Bukiwaza

Fabio Ramazzin animerà un corso introduttivo al bukiwaza

CORSO DI INTRODUZIONE E PERFEZIONAMENTO AL BUKI WAZA

Il corso è aperto a praticanti di ogni stile e grado. È indicato per coloro che intendono avvicinarsi alla didattica delle armi oppure per chi vuole perfezionare le proprie conoscenze. Inoltre, è particolarmente consigliato per i candidati alle sessioni esami dan.

Direzione Tecnica: Fabio Ramazzin, direttore tecnico regionale Aikido FILJKAM

Gli incontri si terranno nelle date previste c/o l’AkR dojo nella sala tatami del PALARLUNO ad Arluno (MI) via Toti.
Gli incontri si terranno dalle ore 9.00 alle ore 11.00
Contributo spese per ogni singolo incontro 10.00 €, con l’acquisto dell’intero pacchetto di lezioni al costo agevolato di 45.00 €.

PROGRAMMA:

Sabato 21 Gennaio 2012: JO NO SUBURI movimenti base del jo
Sabato 11 Febbraio 2012: 31 NO JO KATA, JO NO AWASE kata dei 31 movimenti e esercizi di armonizzazione del bastone
Sabato 10 Marzo 2012: 13 NO JO KATA, 13 NO JO AWASE kata dei 13 movimenti e altri esercizi di armonizzazione
Sabato 7 Aprile 2012: KEN SUBURI NANA HON, HIDARI NO AWASE, MIGI NO AWASE movimenti base della spada e esercizi di armonizzazione
Sabato 5 Maggio 2012: GO NO AWASE – SHICHI NO AWASE movimenti di armonizzazione della spada
Sabato 9 Giugno 2012: ripasso generale, verifica e consegna attestato

Informazioni: Tel. 333-3821729
Email: info@aikiryu.it
Web: http://www.aikiryu.it

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By RedazioneRedazione Aikido Italia Network


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Intervista a Hitohira Saito – Parte 2

Hitohira Saito: Taijutsu Kinonagare (Modena 2011)

Lungamente attesa, arriva la seconda parte dell’intervista a Hitohira Saito Sensei, nella quale si tratta del rapporto speciale fra i due Saito, padre e figlio, della scissione tra Dento Iwama Ryu e Aikikai Foundation, ma anche dello strano destino del Bukiwaza del Fondatore

di SIMONE CHIERCHINI

Version Francaise

Version Francaise

CHIERCHINI
La prossima domanda riguarda il rapporto fra Morihiro e Hitohira, sia come padre e figlio, che come maestro e allievo, un rapporto ovviamente molto speciale.

SAITO
Nel dojo non mi sono mai rivolto a mio padre come “papa’”, l’ho sempre chiamato “sensei”, come tutti gli altri. Lui, a sua volta, nel dojo non mi ha mai trattato da figlio, ero esattamente come tutti gli altri, cioè un allievo tra gli allievi. Quando ero una cintura bianca, facevo le pulizie come tutti gli altri, non avevo nessun privilegio. D’altra parte, in casa non ho mai fatto domande su questioni concernenti il dojo o sulle tecniche, a casa non si parlava mai di waza; al massimo mio padre mi diceva che c’era da tagliare l’erba attorno al tempio o che bisognava fare qualche lavoro di manutenzione. Nel dojo quindi avevamo un tipo di rapporto, che era quello tra maestro e allievo, e in casa un altro, quello familiare.

CHIERCHINI
Arriviamo adesso ad una questione un po’ spinosa: la sua rottura con l’Aikikai Foundation e la nascita della sua nuova associazione, l’Iwama Shin-Shin Aiki Shuren-kai. A proposito di questi eventi sono state dette tante cose, ma io penso che la cosa più corretta sia chiedere a lei, direttamente, la sua versione dei fatti.

SAITO
O’Sensei, quando si ammalò ed era in punto di morte, convocò mio padre, giunse le mani e gli disse: “Saito san, per favore prenditi cura del dojo e dell’Aiki Jinja”. Per questa ragione mio padre rimase all’interno dell’Aikikai e si è preso cura delle cose come gli aveva richiesto O’Sensei.

Morihiro saito di fronte all'Aiki Jinja Originale (1948)

Contemporaneamente, oltre a mantenere il dojo e il tempio, mio padre ha insegnato le tecniche di Buki-waza a schiere di aikidoka, conferendo loro una certificazione. In vita, mio padre aveva ricevuto uno speciale compito e un titolo per rappresentarlo, cioè quello di Tutore dell’Aiki Jinja. Dopo la morte di mio padre, l’Aikikai mi chiese di non usare più questo titolo e di non conferire piu’ i diplomi di Buki-Waza. Io accettai, ma dissi che avevo una richiesta: che l’Aikikai pubblicasse sul suo periodico Aiki Shinbun una dichiarazione con la quale l’Aikikai Foundation si impegnava a tutelare l’Aikido come si era sviluppato a Iwama, riconoscendone la differenza rispetto a quello praticato a Tokyo. Se avessero esaudito questa mia richiesta, non mi avrebbero messo in difficoltà con le persone che avevano ricevuto una certificazione da mio padre, quasi tutti aikidoka residenti all’estero. Questo favore, tuttavia, l’Aikikai Foundation non me lo concesse.
Per la famiglia Saito l’essere stata investita da O’Sensei del titolo di protettori dell’Aiki Jinja era stato un onore molto importante: questo era un titolo di cui andavamo fieri.
E’ vero, all’interno dell’Aikikai l’Aikido di Iwama è diverso. Io volevo tutelare e difendere questa cosa, ma non e’ stato possibile, perche’ l’Aikikai non ha voluto riconoscerla. Io sono l’anima, l’erede di queste due persone che sono venute prima di me, ossia O’Sensei e mio padre Morihiro che è stato vicino al Fondatore tutta la vita e da lui ha ricevuto il compito di tutelare il dojo e l’Aiki Jinja. Io sono la persona che ha raccolto questa eredita’.
Ancora oggi noi siamo grati e viviamo la presenza di O’Sensei con grande rispetto. L’Aikikai e’ composta di tantissime persone diverse e la viviamo in un altro modo, non sono per noi la stessa cosa. Cosi’ mi sono scusato con Moriteru Ueshiba sensei e ho detto che in futuro avremmo fatto da soli. Questo e’ il quadro completo della questione.

CHIERCHINI
Collegandoci a quest’ultimo argomento, ve ne e’ un altro che direttamente connesso, ossia i suoi rapporti con gli altri insegnanti occidentali che si rifanno alla stessa tradizione e quindi la diatriba rispetto alla corretta trasmissione dell’eredita’ di Iwama in Italia e nel resto del mondo.

SAITO
Gia’ all’epoca di O’Sensei in verita’ c’erano diverse correnti, basti ricordare Tomiki, Yoshinkan, Ki no Kenkyukai, o Mochizuki Sensei. Molte persone vennero a Iwama a imparare Buki Waza e Tai Jutsu, e dopo si sono impegnate e hanno fatto del loro meglio per trasmettere in altri luoghi queste tecniche. Quando un albero cresce, poi spuntano i rami. Io non mi sento di dire che questo o quello non e’ Iwama Ryu; io stesso sono uscito dall’Aikikai, quindi non mi pronuncio.

CHIERCHINI
Domanda di riserva, che poi ci riportera’ sullo stesso argomento. Io sono di scuola Aikikai Hombu Dojo, attraverso l’Aikikai d’Italia, e i miei rapporti con l’Iwama Ryu sono recenti. Devo dire che sono molto arrabbiato e che mi sento anche un po’ truffato, in un certo senso: perche’ l’Aikikai non insegna Kihon e Buki Waza di Iwama Ryu?

SAITO

Il Fondatore e Morihiro Saito pronti per il Bukiwaza nei campi di Iwama

Prima dell’ultima guerra mondiale O’Sensei non aveva ancora codificato il sistema con cui trasmettere le sue tecniche. Dopo la guerra mio padre era l’unico che stava con lui tutto il giorno e con lui praticava jo, ken e yari. Gli altri allievi venivano a praticare alla sera, mentre i vecchi allievi di O’Sensei – che viveano a Tokyo – stavano una giornata e poi se ne andavano via.  Il fatto che queste tecniche dopo la guerra non siano state trasmesse a molti è dovuto anche a questi motivi contingenti. Nessun maestro dell’Hombu Dojo ha potuto praticare le tecniche di Iwama come mio padre.
Tuttavia, devo dire che quando O’Sensei andava a insegnare all’Hombu Dojo prendeva la spada e diceva a qualcuno: “Attaccami” e mostrava delle tecniche. Dimostrava delle tecniche, ma poi non faceva usare il bokken a tutti e gliele faceva provare. Quando vedeva che gli allievi dell’Hombu Dojo prendevano il bokken ed eseguivano delle tecniche, tecniche che lui non aveva mai spiegato, diceva: “Siete pazzi! Chi ve l’ha detto di fare questo? Chi vi ha detto di fare così? “ e si arrabbiava moltissimo.
Il Fondatore era molto fiero del proprio pensiero e quindi non tollerava che qualcun altro lo “reinterpretasse”.
(Mostrando alcune pagine del manuale Budo di Morihei Ueshiba del 1935, NdR ) Qui c’e’ scritto che lui pretendeva che nel suo dojo si facesse solo Aikido e non Iaido o quant’altro. Se è un dojo di Aikido, fai solo aikido, se vuoi fare Iaido, te ne vai presso un dojo di Iaido.
Se vedeva qualcuno all’Hombu Dojo con un bokken in mano gli diceva: “Se tu non sei mai stato ad Iwama, perché allora fai bokken?”
Così, forse, gli allievi dell’Hombu Dojo, fraintendo le sue intenzioni, pensarono che li’ fosse vietato toccare il bokken, visto che O’ Sensei si arrabbiava se vedeva una cosa del genere. La sua idea invece era che chi voleva fare Iaido dovesse andarsene a farlo in un dojo di Iaido, o Jodo in un dojo di Muso ryu, ecc.
L’Aikido non è altro che la pratica dei Samurai, ma se ci si allena senza usare la spada, allora decisamente non e’ l’allenamento dei Samurai! Secondo alcuni le armi devono essere solo praticate da un certo livello in poi, mentre secondo noi no. Tutto deve essere praticato contemporaneamente, Taijutsu e Bukiwaza. Quelli che non sono d’accordo dovrebbero lamentarsi con O’Sensei… Per essere dei Samurai bisognava imparare ad andare a cavallo, impugnare la lancia, scoccare una freccia, maneggiare una spada… è ovvio, no? Cavalcare e fare tiro con l’arco richiede degli spazi molto ampi, e inoltre mantenere un cavallo è molto costoso; invece usare bastone e spada è possibile, perché questo si può fare ovunque: ecco perché si usano. Tutti possono lavorare con le armi fin dall’inizio, perché O’Sensei ha intrecciato le tecniche di Taijutsu con quelle di Bukiwaza, questa e’ la caratteristica del suo lavoro.
Siccome tutti possono farlo, anche l’Aikikai potrebbe sempre farlo. Io sono disposto ad aiutare; se lo vogliono fare, io sono qua.

CHIERCHINI

O'Sensei pratica ken suburi all'aperto

Per capire e puntualizzare meglio: gli shihan di estrazione diversa dall’Iwama ryu, che sono stati inviati ad insegnare in giro per il mondo negli ultimi 40-50 anni, hanno proposto il loro Bukiwaza, che non ha nulla a che vedere con quello di O’Sensei.

SAITO
Tra gli shihan di stile Aikikai alcuni hanno appreso le loro tecniche di Bukiwaza da mio padre, anche se io non ho visto molti maestri venirlo a trovare a Iwama. Il maestro Kobayashi si, anche se poi ho visto che faceva cose un po’ diverse.

CHIERCHINI
Qual è la sua posizione, maestro, rispetto alla dicotomia tra tradizione e innovazione nell’Aikido? E’ giusto e corretto conservare l’Aikido come formulato dal Fondatore, ma è anche giusto e corretto continuare ad evolverlo, oppure bisogna solo mantenere la tradizione?

SAITO
Penso che l’innovazione sia inevitabile, perché proprio O’Sensei ha usato l’espressione Takemusu Aiki, ossia le tecniche nascono e poi si moltiplicano spontaneamente. Pertanto se dieci persone apprendono da un maestro, visto che le persone non sono tutte uguali, è inevitabile che avremo dieci risultati lievemente diversi. Il fatto che nel tempo le cose cambiano io ritengo che sia un fatto inevitabile.

CHIERCHINI
Vorrei concludere con un messaggio di speranza, di incoraggiamento da parte sua nei confronti di chi sta cominciando il cammino dell’Aikido adesso: i nostri principianti.

SAITO
In Giappone da secoli c’e’ questo atteggiamento: quando uno vuole apprendere una cosa, qualunque cosa sia, da un maestro, non è che si precipita a fare questa attività nel primo luogo che incontra. Prima c’e’ una fase di studio, preparatoria. Se io sono interessato al tiro con l’arco, se voglio fare Kyudo, io mi guarderò intorno, oppure chiederò ad altri, mi informerò, in sostanza, per vedere di andare nel luogo migliore, dal maestro che e’ ritenuto tale.
Questo deve essere l’atteggiamento di fondo di chi si avvicina ad un’arte marziale. Quindi io consiglio, come detto poc’anzi, di visitare più dojo per vedere quale sia l’Aikido più adatto alla persona e quindi scegliere di conseguenza. Per venire all’Aikido in modo più specifico, esso è un’attività non solo fisica ma possiede anche un altissimo livello spirituale grazie al Fondatore O’Sensei Ueshiba. Io penso che sia una bellissima attività da intraprendere, e attraente per un principiante.
Le arti marziali non sono né sport né divertimento. Di fianco c’e’ sempre la morte, che è il concetto alla base della scelta che anticamente in Giappone si faceva quando si decideva di apprendere un’arte marziale. Bisogna avere sempre questa consapevolezza. (Non è una cosa da frequentare con leggerezza, è una cosa seria NdT). Non è un’attività solamente fisica o corporea: quando si pratica avendo sempre presente che abbiamo accanto la morte, l’arte marziale diviene un’attività dell’anima. Una volta compreso questo, benvenuti, per favore iniziate a fare Aikido.

Spiegazioni di Hitohira Saito al suo intervistatore

CHIERCHINI
Sensei vorrei ringraziarla tantissimo per il tempo e l’attenzione che ci ha concesso. La ringrazio inoltre a nome della comunità dell’aikido italiano in generale, a prescindere dalle federazioni, dai maestri, dagli stili. Spero che il suo insegnamento possa trovare lo spazio che merita qui da noi.

SAITO
Arigato gozaimashita.

Si ringrazia l’interprete Giancarlo Giovannelli per la preziosa assistenza durante l’intervista e Carlo Cocorullo per l’utile lavoro di redazione

Leggi la Prima Parte dell’intervista

Guarda lo Slideshow H. Saito International Koshukai in Modena (Italy), June 2011

Copyright Simone Chierchini ©2011Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
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Buki Waza: l’Importanza delle Armi in Aikido

Buki-Waza di Iwama: il tassello mancante

In questo suo intervento Marco Rubatto affronta un importante aspetto della pedagogia dell’Aikido, ossia il Buki-Waza, lo studio delle armi. In questo campo si è assistito ad un tentativo da parte dei vari Shihan di fornire agli allievi la loro particolare visione dei fatti, quando la pratica del Buki-Waza non è addirittura del tutto trascurata. Quali sono le motivazioni storiche di questo? Non esiste un sistema coerente, basato sulla pedagogia del Fondatore, e a tutt’oggi espresso dalle scuole che si rifanno al’Aikido di Iwama?

di MARCO RUBATTO

È nota ad ogni praticante la presenza dello studio e dell’utilizzo delle armi in Aikido.
Tuttavia differenti scuole utilizzano altrettanto diversi metodi e strategie per integrare il loro utilizzo con quello delle pratiche a mani nude. In alcune scuole invece si è persa l’usanza di inserire esercizi di Jo e Ken nel normale allenamento.Questo ha spesso reso necessario che gli allievi di queste scuole, giunti ad un certo livello di maturazione nella pratica dell’Arte, operino una vera e propria ricerca personale, per andare ad attingere da altre scuole tradizionali l’importante frammento mancante: il Buki Waza.
Seguendo una consapevolezza di tipo storico, è noto come il Fondatore praticasse quotidianamente l’allenamento con le armi tradizionali dell’Aikido, il Jo (il bastone di legno), il Ken/Bokken (la spada di legno)… un tempo anche il Juken (la baionetta di legno), Yari/Naginata (lance di legno terminanti con lame), Nuhoko (lancia corta di legno), Tanto/Tanken (pugnale di legno), Tessen (il ventaglio di legno o metallo).
È però importante chiedersi se, come taluni affermano, l’importanza di queste pratiche sia realmente ancora attuale – tanto da mantenerla viva nei programmi tecnici – o risulti invece ormai anacronistica ed appartenente solo ad un retaggio post-feudale giapponese – facendo quindi optare per il loro accantonamento.
Ricordiamo innanzi tutto la storia.
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, O’ Sensei si ritirò nella cittadina di Iwama, nel 1941, all’età di 58 anni. Qui visse per i successivi 28 anni, fino al momento della sua scomparsa, nel 1969. In questa terra semplice, inospitale e ricca di natura, si dedicò all’allenamento, allo studio e sviluppo dell’Aikido ed all’agricoltura. Il lasso di tempo in esame è stato fondamentale per la sua possibilità di apprendere il modo migliore di abbinare l’allenamento delle armi a quello a mani nude. A partire dalle sue consapevolezze precedenti nello studio della scherma e nelle forme di Jujutsu che incontrò, egli sintetizzò l’Aiki Ken e l’Aiki Jo quale parte inscindibile del forse più famoso e consueto Tai Jutsu… il repertorio delle tecniche a mani nude cioè.

Il Fondatore a Iwama

Sfortunatamente però questo fu per il suo Paese un periodo particolarmente critico, in cui la sconfitta nella guerra portò spesso difficoltà economiche consistenti, specie alle classi sociali più modeste.
O’ Sensei, soprattutto nei primi anni di ritiro ad Iwama, viaggiò molto per visitare di frequente l’Hombu Dojo Aikikai di Tokyo, che al tempo era stato affidato alla direzione del figlio Kissumaru Ueshiba Sensei e di Koichi Tohei Sensei (quest’ultimo fino al 1971, ma ufficialmente fino al 1974). Fu cura del Fondatore stesso non differenziare gli allenamenti di Iwama da quelli di Tokyo (perché avrebbe dovuto?!) durante il suo patrocinio diretto.
Era invece molto più ostico per gli allievi trasferirsi ad Iwama per ricevere gli insegnamenti direttamente da O’ Sensei, benché qualcuno talvolta ci riuscisse per brevi periodi, a causa della non eccessiva disponibilità di danaro del tempo.
Con l’avanzare dell’età, fu sempre più difficile per Morihei Ueshiba visitare regolarmente l’Hombu Dojo: da settimanali, le sue lezioni a Tokyo divennero mensili, solitamente tenute di domenica.
A nostro avviso (e non solo nostro…) questo fu forse l’inizio della divisione sulle consapevolezze dell’allenamento con le armi in Aikido. O’ Sensei continuava a sviluppare il metodo ad Iwama, mentre la sua comunità di Aikidoka cresceva soprattutto a Tokyo, luogo sempre meno vissuto dal Fondatore (e per giunta frequentato solitamente solo nei week end, momento in cui anche i giapponesi – anche se meno di noi – amano riposarsi!)
Morihiro Saito Sensei iniziò la sua pratica dell’Aikido nel 1946 sotto la direzione del Fondatore ad Iwama e rimase suo fedele allievo fino al momento della morte di quest’ultimo. Egli risiedeva proprio ad Iwama, nella prefettura di Ibaraki, e narrò che in alcuni momenti particolarmente difficoltosi durante e dopo il termine del Conflitto Mondiale, egli rimase addirittura solo con O’ Sensei durante alcuni allenamenti quotidiani (soprattutto al mattino, momento in cui, ancora oggi, viene focalizzata l’attenzione sull’utilizzo delle armi).
Lo studio dell’integrazione fra Buki Waza e Tai Jutsu intanto procedeva, talvolta in carenza di insegnanti da formare in questo specifico percorso, poiché erano pochi ed infrequenti gli allievi che potevano seguire Morihei Ueshiba in questo suo personale sviluppo.
Quando anche la vecchiaia di O’ Sensei ulteriormente ostacolò il suoi frequenti spostamenti a Tokyo, egli demandò questo compito a Morihiro Saito Sensei, che raggiungeva il Dojo Aikikai di Shinjuku ogni domenica, ed aveva il compito di insegnare l’utilizzo delle armi nell’ultimo quarto d’ora delle sue lezioni. Va ricordato che Saito Sensei era un ferroviere, che quindi non doveva affrontare eccessivi costi per il trasferimento in treno da Iwama a Tokyo.
Il problema tuttavia si creò ugualmente poiché a fronte di un lavoro continuativo e soprattutto quotidiano di interazione fra Tai Jutsu e Buki Waza, a Tokyo questi poteva essere esperito solo per pochi minuti alla settimana. Gli importanti Sensei che impartivano lezioni negli altri giorni, del resto, meritoriamente scelsero di non entrare eccessivamente nel merito di ciò che non conoscevano neppure loro in modo approfondito.
Questo fu sufficiente per aumentare il divario fra l’Aikido di Iwama e il resto dell’Aikido praticato in quegli anni in merito alle consapevolezze sulle armi.

Sono moltissime le foto di archivio in cui O'Sensei è impegnato nel Buki-waza

Attualmente l’Aikikai Hombu Dojo ha ufficialmente estromesso le armi dal programma ufficiale di apprendimento, fatta eccezione per il Buki Dori, ossia gli esercizi nei quali l’attaccante (con Tanto, Jo o Ken) viene disarmato da tori durante l’azione. Nessuna traccia è rimasta presso il Dojo a cui tutto il mondo tende a riferirsi di suburi, kata, awase e kumi utilizzati giornalmente del Fondatore.
Tuttavia coloro che veramente si sono mostrati – e che si mostrano – interessati allo studio dell’Aikido nella sua completezza percepirono/percepiscono come la pratica delle armi sia pressoché fondamentale per sviluppare rapidamente ed in modo integrato elementi come la corretta sensazione del timing, il concetto di Ma-Ai (“giusta distanza”), la corretta posizione delle anche e di conseguenza il corretto hanmi, elementi che poi vengono utilizzati anche durante la pratica del Tai Jutsu.
Non pare quindi che l’allenamento con Jo e ken sia oggi anacronistico, benché nessuno di noi usi girare per le città armato come un Samurai: sono altri i valori aggiunti di questo tipo di pratica, molto distanti dalle esigenze di difesa personale del Giappone di due secoli fa. Molti allievi ed insegnanti si sono quindi lanciati ad una vera e propria ricerca e riscoperta di quanto la didattica ricevuta non era riuscita a trasmettere (lo ribadiamo, per ragioni storiche e non per vera e propria scelta svalutativa di queste pratiche).
Nel frattempo però il Giappone si era economicamente sviluppato, e come ancora oggi mostra, spesso a discapito di un vero apprezzamento e patrocinio della sua stessa antica e preziosa tradizione. Non vi erano più molti Ryu tradizionali ai quali attingere gli stessi elementi posseduti dal Fondatore per incominciare nuovamente l’opera di integrazione: spesso si è quindi optato per utilizzare fonti diverse, storicamente non connesse direttamente all’Aikido, ma che comunque consentissero di crearsi una forma qualitativa di consapevolezza sulle armi (soprattutto Bokken e Jo) che mancava nella propria esperienza. Jodo, Kendo, Iaido, le antiche Kashima Shinto Ryu e Katori Shinto Ryu… sono alcuni esempi delle discipline che si è tentato di connettere sperimentalmente con l’Aikido, con il pro di favorire nuovamente l’integrazione di questi con il Buki Waza.
A nostro dire è realmente meritoria l’opera di chi ha fatto questo tipo di ricerca, poiché non dissimile da quella fatta dal Fondatore stesso prima di loro. Ciò che si è venuto a creare con gli anni è una moltitudine di stili diversi anche per la pratica delle armi in seno all’Aikido, poiché funzione di quali di queste forme di Ken Jutsu e Kobudo il caposcuola ha utilizzato nella sua stessa opera di integrazione.
Ma noi non consideriamo la varietà come un problema.. anzi, come una ulteriore possibilità di arricchimento. Certo, così facendo queste scuole hanno influito sulla pratica del Tai Jutsu proprio come avvenne per O’ Sensei, facendo emergere numerosi principi, anche a volte in apparenza contrastanti fra loro… rivolgendo l’attenzione a molte scuole attuali. Chi ha abbinato lo studio del Kendo e Iaido, ad esempio, all’Aikido solitamente presenta una guardia più frontale di quanto sia consentita nell’Aiki Ken, ma poiché il suo studio è scaturito da elementi differenti.

Il Fondatore con Morihiro Saito nel dojo di Iwama

Per dovere storico va semplicemente ricordato che spesso quindi le pratiche del Buki Waza non si possono solitamente dire “quelle del Fondatore”, poiché derivate per analoga ricerca, ma passando per altre strade, specificando come ciò non ne riduca assolutamente il valore.
Fortunatamente Morihiro Saito Sensei fu il Maestro che cercò, per sua natura e per tutta la vita, di mantenere il più possibile inalterato l’insegnamento tecnico di O’ Sensei, quindi un enorme bagaglio tecnico di Buki Waza ci giunge “congelato” ed ottimamente conservato attraverso l’Iwama Ryu, forse ad oggi la scuola in cui l’operazione di integrazione fra Tai Jutsu e Buki Waza ha radici più profonde, in quanto semplicemente coincidenti con quelle scoperte dal Fondatore stesso ad Iwama, nel periodo storico in cui fu più ostico formare gli Insegnanti in tale settore.
L’Iwama Ryu è anche la scuola di riferimento dalla quale io provengo, e benché sia risaputo non è nostro interesse mettere in risalto uno stile piuttosto che un altro, ci è sembrato importante condividere con chi ha piacere una esigua parte di quel bagaglio tecnico di base legato al Buki Waza… a partire da un ventoso pomeriggio torinese qualsiasi e dalla richiesta di un paio di nostri allievi, che reclamavano una fonte video sulla quale ripassare mnemonicamente gli esercizi previsti per i loro esami.
È così che un sabato, dopo una lunga ed estenuante lezione al parco, uno di loro, munito di telecamera ha filmato il programma di base di Buki Waza per poterlo ripassare fra le mura di casa sua. Con qualche aggiustamento sull’audio, irrimediabilmente guastato da vento e da uno sfasamento di ricodifica video operato da YouTube per ragioni inspiegabili, abbiamo montato 7 filmati divisi in categorie (suburi di Ken e Jo, kata di Jo, kumi Tachi e kumi Jo) e quindi li abbiamo pubblicati, in modo da poter fornire, in poco più di 27 minuti, l’intero prezioso bagaglio tecnico della scuola di Iwama.
Nessun video è stato pensato come “didattico” (leggi “NON VOGLIAMO INSEGNARE NIENTE A NESSUNO!”) e ciascuno contiene certamente un sacco di imprecisioni di tipo tecnico (compreso qualche balzo dovuto ai buchi inaspettati sul terreno!)… sia per via della stanchezza che avevamo nel girarlo (dopo circa 2 ore di lezione), sia per il nostro livello tecnico fortunatamente ancora sempre da forgiare per poter essere migliorato.
Nessun video è stato realizzato quindi come “preciso”… lo diciamo perché i puristi troveranno sicuramente una punta del Ken troppo alta, un’anca troppo poco ruotata… ma con il solo fine di essere “riassuntivo” di un programma tecnico da apprendere con cura a lezione e da poter ripassare mnemonicamente tramite un video in modo rapido a casa, mentre questo apprendimento si radica fisicamente nel Dojo.
È poi molto diversa la cura che si impiega nell’eseguire qualsiasi pratica settimanalmente o quasi quotidianamente… in questo caso si tende a badare all’essenza più che alla forma, benché questa non sia una scusante per fare male le cose.
Ci auguriamo tuttavia che il nostro lavoro possa risultare di utilità anche ad altri studenti di Aikido con esigenze analoghe a quelli nel nostro Dojo.
I video sono disponibili qui:
http://www.youtube.com/p/25300D0806C0BBC5&hl=it&fs=1

Pur non credendo che quello di Iwama sia per forza il miglior modo di maneggiare le armi, ne ricordiamo la profondità, la chiarezza e precisione didattica e quindi continuiamo ad adottarlo nei nostri programmi… ma ciò che più ora ci preme è esortare qualsiasi Aikidoka all’ascolto a costruire una sua personale consapevolezza matura sull’utilizzo delle armi, tanto da creare con il tempo una completa integrazione con il resto della pratica… se vogliamo, addirittura una totale in-distinzione fra le cose che in Aikido si possono vivere, così da non rilegare più il Buki Waza ad un innaturale area marginale, o ancor peggio, solo per esperti.

Copyright Marco Rubatto ©2009-2011
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Pubblicato per la prima volta 29/09/2009 su
http://aikime.blogspot.com/2009/09/buki-waza-limportanza-delle-armi-in.html