Postilla a “E’ O-Sensei Realmente il Padre dell’Aikido Moderno?”

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Il Fondatore tra i due “padri” dell’Aikido?

Commentiamo un classico del giornalismo dell’Aikido, che a suo tempo ha suscitato un finimondo, rivelando l’irrivelabile: ossia che O’sensei non è affatto il Fondatore dell’Aikido che noi pratichiamo

di SIMONE CHIERCHINI

L’articolo di Stanley Pranin E’ O-Sensei Realmente il Padre dell’Aikido Moderno? è un post da incorniciare nel dojo, da chiedere agli esami di kyu accanto a ikkyo e shihonage. Il suo pregio principale è quello di aver avuto il coraggio – per la prima volta – di togliere il coperchio dal Vaso di Pandora delle origini dell’Aikido moderno, svelando quella che alla fine si rivela un’illusione (al meglio), o peggio ancora un’operazione di marketing al limite del plagio.

Qual è il succo dello scritto di Pranin?

“(…) la comune immagine che la diffusione dell’aikido dopo la guerra abbia avuto luogo sotto la diretta supervisione del Fondatore è sostanzialmente errata. Tohei e l’attuale Doshu (Kisshomaru Ueshiba, 1921-1999, NdR), e non il Fondatore, hanno avuto il ruolo preminente. Significa, inoltre, che O-Sensei Morihei Ueshiba non era seriamente coinvolto nell’insegnamento né nell’amministrazione dell’Aikido negli anni dopo la guerra. Si era ritirato già da lungo tempo ed era molto concentrato sulla sua pratica personale, sulla sua crescita spirituale, sui suoi viaggi ed attività sociali.”

Pranin passa poi a utilizzare i risultati della propria argomentazione per dimostrare, seguendo una sua linea di ragionamento personale e fornendo anche alcune prove documentali (non conclusive) a sostegno di essa, che l’unico tra gli allievi del Fondatore che ne abbia in realtà perpetrato idee e didattica in tempi moderni sia Morihiro Saito.

Abbiamo già disquisito in passato su queste colonne della meravigliosa eredità lasciata ai praticanti di Aikido da Saito sensei sotto la forma dell’Iwama Ryu. E’ assolutamente non interessante continuare a fare propaganda al “vero” Aikido, come alcuni di noi hanno fatto e/o continuano a fare. Basti dire che il sistema Iwama/Takemusu è uno dei più strutturati e validi tra quelli esistenti. Tuttavia, c’è chi lo ama, e c’è chi lo detesta, de gustibus non est disputandum. Di certo non è l’Aikido originale, perché esso non esiste, come non esiste nulla di originale in ciò che è in continuo movimento, in divenire. Quello che è valido (“vero e originale”) oggi, non può esserlo più domani, quando le condizioni che lo generano sono mutate.

Dal mio punto di vista, l’articolo di cui sopra non è di fondamentale importanza perché serve a rivendicare la preminenza di una scuola sull’altra, o meno che mai perché sembra fornire carburante al già fin troppo infiammabile sport dello sfogare i propri rancori verso questo stile di Aikido o quell’altro.

Le tesi di Pranin, piuttosto, ci dicono chiaramente chi siamo e da dove veniamo. O’Sensei, cui si fa il saluto nei dojo di tutto il mondo, non ha un granché a che fare con l’Aikido che dopo vi si pratica – bello o brutto che sia. Tutti lo citano a vanvera, tutti pensano di esserne in qualche modo dei continuatori, ma in realtà specie chi fa un Aikido prevalentemente tecnico, è quasi sempre continuatore di Koichi Tohei e Kisshomaru Ueshiba.

Morihei Ueshiba è la figura più sfruttata e citata a sproposito nel mondo del Gendai Budo.

Lo sviluppo di un Aikido altro da quello del Fondatore è oggi un fatto accertato e incontrovertibile a livello mondiale. Dal punto di vista numerico, la massa di aikidoka che pratica in modo del tutto indipendente e diverso da quello che immaginava Morihei Ueshiba è assolutamente preponderante, ma questa massa lo fa in modo inconsapevole. Il fatto è che non veniamo da O’Sensei, nonostante la propaganda pluridecennale dell’Aikikai a questo proposito abbia fatto breccia nell’immaginario generale, e tutti siano convinti di possedere certificati dell’associazione di O’Sensei… E qui casca l’asino. Associazione e O’Sensei sono un ossimoro…

Non è di una classifica di “vericidità” del proprio stile di Aikido che abbiamo bisogno, perché questo è impossibile, ma soprattutto è puerile. A noi tutti serve una sempre maggiore consapevolezza di cosa facciamo e da dove veniamo, nella speranza che essa un giorno partorisca il frutto della consapevolezza della validità del nostro lavoro sul tatami in tutta autonomia, a prescindere da superate legittimazioni tecniche e morali da parte di associazioni “madre” o matrigne che siano.

 

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Conservatori o Innovatori in Aikido?

Anche in Aikido la querelle des anciennes et des modernes?

Sul blog di Aikido Italia Network viene riportata un’appassionante questione tra conservatori ed innovatori che prendo ad ispirazione per delle mie riflessioni, non intendendo le stesse come risposta ad uno o ad un altro. In letteratura resta famosa la querelle des anciennes et des modernes, confermando se mai ce ne fosse bisogno, che la questione non da oggi è un tema dibattuto, un vero e proprio archetipo

di ANGELO ARMANO

Conservatori e riformisti sono concetti base in politica, al di là dei nomi propri utilizzati dai partiti storici, e per giunta non è infrequente constatare che nel corso della vita dei singoli, si nasce riformisti e si muore conservatori o viceversa. Un salto di corsia capitò anche a Churchill, che in fondo era un conservatore nato.
Senza divagare troppo, O’Sensei era un riformista o un conservatore?
Pare che nel novero delle tecniche dell’Aikido una sola sia frutto del suo genio creativo e simbolico: tenchinage. Tutte le altre erano state già inventate.
Allora Morihei era un conservatore?
Non direi proprio, anzi politicamente e religiosamente pareva incline al nuovo. Addirittura rivoluzionario il suo concetto di arte marziale d’amore.
Per andare alla teknè e al suo progresso, nel salto in alto si usava la sforbiciata e nonostante l’avvento di uno stile (ventrale) più efficiente, il record mondiale femminile rimase a lungo nella titolarità di una rumena che usava quello precedente. Poi nel ’68, a Città del Messico comparve un americano che rivoluzionò tutto saltando a gambero e lasciando gli altri concorrenti con un palmo di naso.
Pochi però si sono soffermati sul fatto che una volta la buca del salto in alto era piena di sabbia, come quella dei salti in estensione (lungo-triplo) e che solo l’avvento dei materassi, aveva consentito l’evoluzione della tecnica nel modo storicamente manifestatosi. Uno che avesse saltato in stile Fosbury nella buca di sabbia, avrebbe avuto ottime possibilità, se non la quasi certezza di rompersi l’osso del collo. Il gesto atletico ha così finito per privilegiare la prestazione in altezza, a scapito della naturalezza che vorrebbe si atterrasse sulle proprie gambe.

Aikido High-Jump

Chi ha ragione, chi ha torto? E, in ogni caso, Lewden, ventrale o Fosbury che sia, nessun saltatore è esentato dal fatto di ripetere migliaia e migliaia di volte la stessa unica tecnica, e non smettere di ripeterla nonostante averla memorizzata a perfezione.
Parliamo di un’unica tecnica e di un’unica situazione.
Il gesto marziale è infinitamente più articolato, e le situazioni che presenta hanno un impatto psicologico estremamente più complicato. Il provare tante tecniche (quando la maggior parte degli artisti marziali ne ha una soltanto come preferita) serve probabilmente alla necessità di non essere presi alla sprovvista da un gesto inconsueto.
Già una volta l’artista marziale ottenuto il menkyo kaiden, partiva per il musha shugyo, il confronto con altri stili ed altre scuole. Oggi che fortunatamente non si muore sul campo, il confronto con metodi diversi rimane di natura interiore e in quella sede lascia i suoi frutti. Un grande esorcismo insomma, anche riguardo ai cosiddetti principi (non necessariamente nobili), parola in voga da parte di alcuni, dimenticando che il Fondatore parlava di quadrato, triangolo e cerchio…
E tutti i pianisti continuano a “fare le scale”.
In tema di gusti è difficile assurgere al ruolo di Tito Petronio, detto Arbitro delle eleganze. Quando ero giovane, tre donne dal mondo patinato della moda si contendevano il ruolo della Bella: la Schiffer, la Campbell e la Bruni e sebbene in tre, non c’è stato nessun giudizio di Paride e fortunatamente nessuna conseguente guerra di Troia, per il dilemma di chi fosse degna del pomo, e d’oro per giunta. Penso che d’oro ce l’avessero già tutt’e tre…
Così, tornando meno faceti, in tema di maestri ebbi una volta una conversazione con Masatomi Ikeda sensei, nella quale mi lamentavo della disparità di giudizi in tema di gradi. Nel rispondermi che non eravamo tutti uguali, giustificando le differenze, mi fece l’esempio proprio di Endo sensei, appena riconosciuto 8°dan, mentre lui che ne era sostanzialmente coetaneo, aveva un grado minore.
Forse nessuno è così lontano dallo stile di Endo come Ikeda Masatomi, che però lo apprezzava. Non per questo si svalutava o nutriva complessi di inferiorità; o al contrario di superiorità, visto che considerava l’efficacia nella difesa personale un requisito indispensabile del suo Aikido.
In my opinion, le domande da porsi sono completamente altre.
Che cosa ha realizzato e voluto lasciare agli altri O’Sensei con l’Aikido? E l’Aikido che pratichiamo è secondo le intenzioni del Fondatore, ne realizza gli scopi? Oppure la parola Aikido non indica un’etica di derivazione marziale, bensì un’etichetta con la quale commercializzare un prodotto, a beneficio del solo venditore, in modo un po’ analogo a quello con cui si vendono gli orologi Ferrari e le piastrelle Versace?
Siccome non sono in questione le libertà, ognuno può decidere di indossare piastrelle o di pavimentare la casa con orologi (gli diranno che è un maestro di Zen…), aspettandosi che rombino invece di fare cucù.

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E’ O-Sensei Realmente il Padre dell’Aikido Moderno?

Morihei Ueshiba e Morihiro Saito, a Iwama (1955)

Un’articolo fondamentale per la comprensione di chi siamo e cosa facciamo come praticanti di Aikido oggi. Dalla penna di Stanley Pranin il testo che tutte le associazioni in bona fide dovrebbero inserire nel curriculum di base, di fianco a ikkyo e shihonage. Assolutamente da non mancare!

di STANLEY PRANIN

Dopo aver praticato e studiato l’Aikido per diversi anni, sono gradualmente giunto ad un’ipotesi che andava contro il senso comune e le testimonianze di diversi Shihan che affermano di aver trascorso lunghi anni studiando al fianco del fondatore dell’Aikido, Morihei Ueshiba. Avevo partecipato a numerosi seminari tenuti negli U.S.A. da maestri giapponesi e avevo fatto diversi viaggi in Giappone durante i quali avevo incontrato e praticato con molti dei maestri più noti.
La mia teoria era semplice: l’Aikido come lo conosciamo oggi non è l’arte praticata e insegnata da O-Sensei, ma piuttosto il complesso delle forme derivate da esso, sviluppate da allievi importanti che hanno studiato sotto la guida del fondatore per periodi relativamente brevi. Questo spiegherebbe la considerevole diversità negli stili, il numero relativamente ridotto di tecniche praticate e l’assenza di una prospettiva religiosa di stampo Omoto nelle forme moderne dell’arte.
Questo non va inteso come una critica verso queste forme moderne, ma piuttosto come un’osservazione, basata su ricerche storiche, che contrasta con la visione più diffusa.
Quando mi trasferii permanentemente in Giappone nell’agosto del 1977 presi la decisione di studiare ad Iwama sotto la guida di Morihiro Saito Sensei. In ultima analisi quello che mi attirava verso l’Aikido d’Iwama era l’enfasi sulla fermezza e la precisione della tecnica e l’inclusione dell’Aikijo e dell’Aikiken nel curriculum d’allenamento. Sicuramente anche la vicinanza del tempio dell’Aiki e il fatto che la pratica si svolgesse nel dojo personale di O-Sensei sono stati fattori che hanno contribuito alla scelta.
Mi affretto a chiarire che allo stesso tempo non consideravo la forma di Saito Sensei come una fedele continuazione dell’Aikido del fondatore, piuttosto ritenevo Saito Sensei un maestro nella tecnica, a pieno diritto. Guardando indietro, io pongo Saito Sensei nella stessa categoria di maestri ben noti come Koichi Tohei, Shoji Nishio, Seigo Yamaguchi e altri, tutti giunti ad un altissimo livello e creatori di stili d’insegnamento del tutto personali che, sebbene fossero stati inizialmente ispirati da Morihei Ueshiba, si erano evoluti verso direzioni notevolmente diverse.

Morihiro Saito e Stanley Pranin

Rammento chiaramente che, sebbene la mia conoscenza della lingua Giapponese fosse a quel tempo piuttosto limitata, riuscii a comunicare a Saito Sensei i miei pensieri su questi argomenti e i miei dubbi che il suo Aikido fosse essenzialmente lo stesso del fondatore, come egli affermava. La mia percezione era basata sul fatto che la tecnica di Saito Sensei appariva alquanto diversa dall’Aikido del fondatore che avevo visto nei suoi filmati. Piuttosto divertito dal mio scetticismo e sicuramente dalla mia impudenza, considerando che io ero un suo allievo, Sensei mi spiegò pazientemente che la ragione della mia confusione era che la maggior parte dei filmati del Fondatore che si erano conservati riguardavano dimostrazioni. Egli puntualizzò che le dimostrazioni pubbliche delle tecniche del Fondatore erano molto diverse da ciò che O-Sensei mostrava nel suo Dojo, ad Iwama. Saito Sensei continuò insistendo che la sua responsabilità consisteva nel trasmettere fedelmente l’Aikido del Fondatore e che non era sua intenzione sviluppare un Saito Ryu Aikido.
Nonostante i suoi notevoli sforzi, continuai ad avere forti dubbi su quest’argomento, anche se la mia ammirazione per la sua abilità tecnica non fu mai in questione. Poi, un giorno circa due anni dopo il mio arrivo, condussi un’intervista con Zenzaburo Akazawa, un Uchideshi di O-Sensei del periodo del dojo Kobukan, prima della guerra. Il sig. Akazawa mi mostrò un manuale tecnico del 1938, dal titolo ‘Budo’, che non avevo mai visto. Esso conteneva circa cinquanta tecniche dimostrate dal Fondatore stesso. Scorrendo lentamente le pagine del manuale, rimasi strabiliato nello scoprire che l’esecuzione di diverse tecniche come ikkyo, iriminage e shihonage era virtualmente identica a quella che avevo appreso ad Iwama sotto la guida di Saito Sensei. Ecco il Fondatore stesso che dimostrava quelle che avevo, fino ad allora, considerato le tecniche dello stile d’Iwama. Il sig. Akazawa mi prestò gentilmente il manuale e io corsi a mostrarlo a Saito Sensei.
Ricorderò sempre la scena di quando bussai alla porta di Sensei per condividere con lui la mia scoperta. Con mia sorpresa, mi disse che non aveva mai visto né sentito parlare di quel manuale prima. Inforcò i suoi occhiali da lettura e sfogliò il manuale, mentre i suoi occhi esaminavano attentamente le sequenze delle tecniche. In quel momento non riuscii a trattenermi dallo scusarmi con lui per aver dubitato della sua affermazione che stava compiendo ogni possibile sforzo per preservare intatte le tecniche del fondatore.
Saito Sensei rise e, evidentemente con grande soddisfazione, muggì “Visto? Te l’avevo detto!”. Da quel momento in avanti (era circa il 1979) Saito Sensei si è sempre recato ai suoi seminari con una copia di Budo da usare come prova per mostrare che una particolare tecnica ha origine dagli insegnamenti del Fondatore.
Non c’è bisogno di dire che fui obbligato ad ammettere che vi era almeno un istruttore che diffondeva l’Aikido in maniera fedele agli insegnamenti originali del Fondatore. Ma questo confutava forse la mia teoria che gli stili d’Aikido diffusamente praticati oggi hanno poco a che fare, tecnicamente e filosoficamente, con l’arte del Fondatore?
Considerate quanto segue: se vi recate nei dojo di uno dei maggiori insegnanti, troverete che i movimenti dei loro allievi somigliano molto a quelli dell’insegnante in questione. Ammettiamolo, sarebbero dei ben miseri allievi se non facessero ogni sforzo possibile per imitare i movimenti de loro insegnante. Spesso è possibile riconoscere gli allievi di un certo insegnante nel contesto di una grande dimostrazione a cui partecipano praticanti di diversi dojo. Com’è possibile allora che vi sia una così vasta differenza fra i maggiori stili di Aikido se tutti gli shihan hanno studiato direttamente con il Fondatore?

Morihiro Saito mostra il libro Budo durante un seminario

Alcuni hanno detto che l’arte del Fondatore si modificò ampiamente nel corso degli anni e che questo spiega la diversità fra i suoi allievi che studiarono con lui in periodi diversi. Altri affermano che O-Sensei insegnava cose diverse ad allievi diversi, a seconda del loro carattere e delle loro capacità. Non ho mai trovato particolarmente convincente nessuna di queste due tesi. Infatti, quando scoprii il vecchio film dell’Asahi News del 1935, rimasi sorpreso da quanto “moderna” fosse l’arte del fondatore, persino in quella fase iniziale.
Per di più il Fondatore insegnava a gruppi d’allievi, non a persone singole, e questo non contribuisce a sostenere la teoria che egli adattava il suo insegnamento alle necessità dei singoli allievi.
No, io sostengo che vi è una spiegazione ben diversa per questa considerevole divergenza fra stili. Penso che questa diversità sia dovuta soprattutto al fatto che ben pochi allievi di O-Sensei hanno praticato con lui per un periodo prolungato di tempo. Con l’eccezione di Yoichiro (Hoken) Inoue (un nipote di Ueshiba), di Gozo Shioda, il fondatore dell’Aikido Yoshinkan, e di Tsutomu Yukawa, gli Uchideshi di OSensei di prima della guerra studiarono con lui per un periodo massimo forse di cinque o sei anni. Questo era sicuramente un tempo sufficiente per divenire pratici dell’arte, ma non abbastanza da padroneggiare il vasto repertorio tecnico dell’aiki budo in tutte le sue sottigliezze. La maggior parte di questi giovani prestanti che studiarono come uchideshi furono costretti ad interrompere prematuramente il loro addestramento marziale per iniziare il servizio militare. Per di più, solo una manciata di questi allievi della prima ora riprese la pratica dopo la guerra.
La stessa cosa si può dire del periodo successivo alla guerra. Gli allievi di questo periodo comprendono figure ben note come quelle di Sadateru Arikawa, Hiroshi Tada, Seigo Yamaguchi, Shoji Nishio, Nobuyoshi Tamura, Yasuo Kobayashi, e piu’ tardi Yoshimitsu Yamada, Mitsunari Kanai, Kazuo Chiba, Seiichi Sugano, Mitsugi Saotome e vari altri. Shigenobu Okumura, Koichi Tohei e Kisaburo Osawa costituiscono una sorta di gruppo a sé, poiché praticarono per un breve tempo prima della guerra ma raggiunsero lo status di Maestro soltanto dopo.
Nessuno di questi allievi trascorse un lungo periodo studiando direttamente sotto la guida di O-Sensei. Questa può sembrare un’affermazione sconvolgente, ma guardiamo i fatti storici. Prima della guerra Morihei Ueshiba utilizzò il Dojo Kobukan di Tokyo come sua sede, ma era molto attivo anche nell’area di Kansai. In effetti, per un certo periodo ebbe perfino un appartamento ad Osaka. Nel corso degli anni, ascoltando i racconti dei testimoni di quel periodo, mi è apparso chiaro che il Fondatore viaggiava molto e trascorreva forse una o due settimane al mese lontano dal Dojo Kobukan. Inoltre, tenete a mente che i primi uchideshi finirono per essere cooptati come istruttori a causa della crescente popolarità dell’arte e dell’attività ad ampio raggio della Budo Senyokai (Società perla Promozione delle Arti Marziali), diretta da Ueshiba e sponsorizzata dall’Omoto-Kyo. Questi pionieri studiarono per un periodo relativamente breve, ebbero un contatto frammentario con il Fondatore a causa delle sue frequenti assenze dal dojo ed erano spesso lontani a loro volta dal dojo principale per svolgere i loro compiti d’insegnanti.
Negli anni durante e subito dopo la guerra, O-Sensei si era rifugiato ad Iwama. Alla fine nei primi anni ‘50 egli cominciò a riprendere i suoi viaggi con qualche visita a Tokyo e nella regione del Kansai. Nei tardi anni ‘50 i suoi viaggi aumentarono in frequenza e sembrava perfino che nessuno sapesse dove sarebbe stato ad un dato momento. Egli divideva il suo tempo tra Iwama, Tokyo e i suoi angoli preferiti nel Kansai, tra cui Osaka, Kameoka, Ayabe, la nativa Tanabe e Shingu. Fece persino visita a Kanshu Sunadomari nella lontana Kyushu. Ricordo che Michio Hikitsuchi mi disse che O-Sensei aveva visitato Shingu più di sessanta volte dopo la guerra. Considerando che questo riguarda un periodo compreso fra dodici e quindici anni, possiamo vedere che il Fondatore era in viaggio nel Kansai in media da quattro a sei volte l’anno.

Morihei e Kisshomaru Ueshiba (1961)

Il lettore attento avrà senza dubbio compreso dove voglio arrivare.
O-Sensei non insegnò regolarmente a Tokyo dopo la guerra. E anche quando appariva sul tatami, spesso trascorreva la maggior parte dell’ora discutendo d’argomenti esoterici completamente al di là dalla comprensione dei presenti.
Gli insegnanti principali dell’Hombu negli anni dopo la guerra erano Koichi Tohei Sensei e il Doshu Kisshomaru Ueshiba.
Essi erano coadiuvati da Okumura, Osawa, Arikawa, Tada, Tamura e dalla generazione successiva di uchideshi che ho citato più sopra.
Vorrei che la mia tesi fosse perfettamente chiara: ciò che intendo è che Morihei Ueshiba NON era la figura principale all’Hombu Dojo, quello che insegnava quotidianamente. O-Sensei era lì ad intervalli imprevedibili e spesso la sua istruzione era incentrata su argomenti filosofici.
Tohei e Kisshomaru Ueshiba sono le persone più responsabili del contenuto tecnico e dello sviluppo dell’Aikido all’interno del sistema dell’Aikikai Hombu.
Così come prima della guerra, gli uchideshi degli anni più tardi insegnavano al di fuori dell’Hombu Dojo, nei club e nelle università, dopo un periodo d’apprendistato relativamente breve. Inoltre, questo periodo era caratterizzato dalla ‘inflazione di dan’, visto che questi giovani insegnanti venivano promossi al ritmo di un dan l’anno. In alcuni casi questi ‘saltarono’ perfino dei dan. Ma questo è il soggetto di un altro articolo!
Che cosa significa tutto questo? Significa che la comune immagine che la diffusione dell’aikido dopo la guerra abbia avuto luogo sotto la diretta supervisione del Fondatore è sostanzialmente errata.
Tohei e l’attuale Doshu (Kisshomaru NdR), e non il Fondatore, hanno avuto il ruolo preminente. Significa, inoltre, che O-Sensei Morihei Ueshiba non era seriamente coinvolto nell’insegnamento né nell’amministrazione dell’Aikido negli anni dopo la guerra. Si era ritirato già da lungo tempo ed era molto concentrato sulla sua pratica personale, sulla sua crescita spirituale, sui suoi viaggi ed attività sociali.
Inoltre va notato che O-Sensei, nonostante la sua immagine stereotipata di uomo anziano gentile e affabile, possedeva anche uno sguardo penetrante e una tempra eroica. La sua presenza non era sempre gradita all’Hombu Dojo, per via dei suoi commenti critici e delle sue frequenti sparate.

Koichi Tohei Sensei

Così è come stavano realmente le cose, secondo quanto riportato da numerosi testimoni di prima mano. In passato avevo solo accennato ad alcune di queste cose, ma solo di recente mi sono sentito abbastanza sicuro da parlarne chiaramente, per via dei pesanti indizi raccolti da diverse fonti abbastanza vicine al Fondatore.
Non necessariamente, a mio avviso, questi commenti aiuteranno i praticanti nel loro allenamento o li porteranno più vicini ai loro obiettivi, ma spero sinceramente che facendo brillare la luce della verità su un argomento importante, coloro che sono dediti all’aikido possano avere una comprensione più profonda su cui basare i loro giudizi.
Spero anche che venga dato il giusto credito alla figura chiave di Koichi Tohei, che in anni recenti è stata relegata a un ruolo periferico o addirittura del tutto tralasciata.

(Traduzione dall’inglese di Lorenzo Marotta)

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