L’ Aikido “Non Serve a Niente”

Memorial Jean Michel Merit

Svoltosi a fine Aprile davanti a 60 ragazzi, il Seminario Aikido Giovani – Memorial Jean Michel Merit, animato da Nino Dellisanti, Christian Andreotti e Monica Ghirardi, oltre ad esser stato un’iniziativa di successo, ci aiuta a iniziare a focalizzare l’attenzione sull’insegnamento della nostra disciplina ai più giovani in quell’ottica di allargare la base dei praticanti e rigenerare l’ambiente

di CHRISTIAN ANDREOTTI

Spesso i genitori dei bambini che provano ad inizio anno la mia attività mi chiedono la differenza tra Aikido, Judo, Karate e si chiedono: perché mio figlio dovrebbe fare Aikido e non un altro sport? Le risposte nel tempo sono state molte, ma credo che la migliore risposta sia: perché l’Aikido “non serve a niente”! L’Aikido rispetto ad altre attività proposte oggi ai più giovani “non serve a niente”. Nessuno paga per venire a vedere una dimostrazione di Aikido, non ci sono gare da vincere e a nessuno verrebbe in mente di farsi i soldi insegnando Aikido.

L’Aikido “non serve a niente” ed è per questo che è utile.

Il gruppo dei bambini al Memorial J.J. Merit

I bambini che hanno partecipato recentemente al Secondo Memorial J.M.Merit a Torino (la Loggia) si sono divertiti sul tatami provando esercizi conosciuti o di nuovi, proposti da tre insegnanti esperti, hanno conosciuto persone nuove e rincontrato amici di palestra; i genitori sono stati “incollati” alle panchine a guardare i loro piccoli per due ore “rapiti” probabilmente dalla buona atmosfera e dall’amore per i propri figli.

“Non serve a niente” e per questo gli insegnanti possono dedicarsi al gruppo e ai singoli praticanti senza differenze, nell’Aikido non c’è bisogno di ottenere nessun risultato sportivo ognuno in fondo lo fa per se; per bambini e ragazzi (ma anche per noi adulti) trovare uno spazio per lavorare su di se, insieme ad altri, è raro ed è un valore. Sabato più di sessanta bambini su di un unico tatami hanno potuto trovare il loro spazio e godere ognuno dell’attenzione dei maestri, anche questo è l’Aikido.

Foto Antonio De Simone ©2012

Copyright Christian Andreotti ©2012
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita

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Arti Marziali e Bambini

Rivolgere la propria attenzione al "pianeta bambini"

Ognuno di noi come individuo, vale a dire “non divisibile”, unico, ha il dovere di contribuire in qualche misura al miglioramento della comunità in cui viviamo. In qualità di maestri di arti marziali, certamente quello che possiamo fare è rivolgere la nostra attenzione a quelle forze piccole, innocenti, ma al contempo grandi nella loro potenzialità, che corrispondono al “pianeta bambini”

di RINO BONANNO

E’ indubbio che la nostra società, con gli attuali accadimenti degli ultimi anni, vive momenti difficili se non oscuri e di incerta comprensione. Sembra che non ci sia un assestamento né sociale né individuale che possa soddisfare le spinte spirituali verso cui naturalmente gli esseri umani sono sospinti. Ognuno di noi come individuo, vale a dire ” non divisibile”, unico ha il dovere di contribuire in qualche misura al miglioramento della comunità in cui viviamo.
In qualità di maestri di arti marziali, certamente quello che possiamo fare è rivolgere la nostra attenzione a quelle forze piccole, innocenti, ma al contempo grandi nella loro potenzialità, che corrispondono al “pianeta bambini”… il mondo di domani, forse una società differente.
Certo lo sport, quello cosidetto minore, non asservito a logiche economiche e ad alti interessi in questo senso, privo di corruzione che tanto serpeggia altrove, può dare un contributo educativo notevole allo scopo che ci siamo prefissi: creare nel nostro piccolo i mattoni di un mondo diverso, più giusto affinchè risaltino cristallini i valori etici. Senza dubbio molti maestri di arti marziali hanno ben definita questa autoconsapevolezza, che li spinge con gioia ai sacrifici e alla pazienza che richiede l’educazione dei nostri piccoli allievi.
Il lavoro di noi maestri ha sempre presente un solo fine, curare certo il corpo, ma soprattutto l’autostima e la mente del bambino affinchè da adulti saranno persone oneste e sincere.
Vorrei a questo punto elencare quelli che sono i diritti dei bambini:
Diritto di divertirsi e di giocare
Diritto di vivere lo sport
Diritto di beneficiare di un ambiente sano
Diritto di essere trattato con dignità
Diritto di essere allenato e circondato da persone qualificate
Diritto di seguire allenamenti adeguati ai propri ritmi
Diritto di misurarsi con giovani che abbiano la stessa probabilità di successo
Diritto di partecipare a manifestazioni adeguate e gioiose
Diritto di partecipare in sicurezza e serenità
Diritto di avere tempi di riposo
Diritto di non essere un campione

Diritto di divertirsi e di giocare

L’ Aikido si può considerare come un complesso spartito musicale, la cui lettura consente al principiante un’interpretazione che agisce, in ultima analisi, sull’ intelligenza creativa, sulle emozioni e sulla rivisitazione dell’esperienza e del vissuto, modificando nel percorso lo status pregresso e influenzando la qualità del nuovo agire.
L’ Aikido è utile al potenziamento ed alla coordinazione delle qualità psicofisiche del bambino, concedendolo ad un rafforzamento progressivo della volontà e della concentrazione. Attraverso il laboratorio corporale, basato sulla espressività del movimento e sull’alibi marziale, utilizza la visualizzazione mentale, i colori ed i suoni, nonchè lo studio precipuo sui vari aspetti della relazione e del ruolo, educando così il principiante ad un corretto rapporto tra il riconoscimento della propria identità e la socializzazione.
Lavorando sui segmenti del gesto, così come su una partitura musicale, il bambino realizza un’azione efficace destinata al successo che implementa la sua consapevolezza e l’ascolto della propria energia in relazione all’evento esterno. Pensiamo all’ educazione dei bambini samurai di un tempo e come è attuale il tutto. Noi in Aikido non ci discostiamo troppo da ciò che segue:
C’è un modo di educare i figli dei samurai, come conviene alla loro classe sociale: per prima cosa bisogna insegnare loro ad essere coraggiosi sin da bambini.
Non si deve impaurirli o dir loro delle bugie neanche per scherzo. Se si diventa paurosi da piccoli, non si guarisce per tutta la vita.
Genitori imprudenti insegnano ai bambini ad avere paura dei lampi e dei tuoni e raccomandano loro di non andare al buio. E’ ancora più disastroso raccontare loro fatti paurosi per farli smettere di piangere.
Se si rimproverano troppo duramente i bambini finiscono per diventare timidi.
Bisogna educarli a non prendere brutte abitudini dalle quali è difficile liberarsi anche da adulti.
I bambini debbono imparare gradualmente un buon linguaggio e la cortesia, evitando l’avarizia e l’egoismo. Se nascono in una famiglia normale e ricevono una simile educazione, crescono in modo ideale. E’ naturale che i figli di genitori che non vanno d’accordo tra loro manchino di pietà filiale.
Anche gli animali e gli uccelli, fin dalla loro nascita, crescono imitando quanto sentono e vedono.
Per di più ci sono delle mamme insipienti che mettono in contrasto il padre con i figli. Quando le mamme amano in modo esagerato i loro bambini, cercano di proteggerli se vengono rimproverati dal padre. Tali madri col loro modo superficiale di vedere le cose si appoggiano ai figli confidando in loro per l’avvenire.

Copyright Rino Bonanno© 2012
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A Volte Bisogna Insegnare Ai Genitori…

Children Class Sligo Aikikai (2008)

Gli insegnanti di Arti Marziali fanno del loro meglio per aiutare i loro più giovani allievi a svilupparsi pienamente tanto come marzialisti che come esseri umani, ma a volte i peggiori nemici in questo processo sono quelli che non ti aspetti: i genitori…

di STEVE ROWE

L’energia emanata da una lezione con i bambini è potente. Venti volti felici e sorridenti, tutti con una voglia irrefrenabile di parlare al Sensei per dirgli come stanno dall’ultimo incontro. Tutto questo crea un livello di caos che spaventa meno istruttori e li lascia esausti dopo aver lottato per 45 minuti per contenere e dirigere il caos.
Ma il Sensei ha un metodo diverso, è quasi come se si immedesimasse in uno dei bambini, ma forse il capo della banda, immergendosi allegramente nel mare di energia, galleggiandoci facilmente all’interno, e quasi impercettibilmente guidandone il flusso….Spesso sembra che siano i ragazzi a decidere cosa fare – eppure se si guarda attentamente, si può solo vedere il lavoro della mano guida del Sensei…
“Che cosa dobbiamo fare adesso?” Alzarono la mano.
“Janine?”
“Ho perso il dente ieri sera … guardi!”. Janine spalancò la bocca per rivelare voragine.
“Spero che l’abbia lasciato sotto il cuscino per la Fatina dei denti”.
“Sì…Venerdì ho ricevuto 50 centesimi e una cambiale per gli altri 50 centesimi!”
“La Fatina dei denti deve aver esaurito i soldi!”. Il Sensei sorrise benevolmente appena si rese conto che veniva da una delle famiglie più povere. “Ed ora, cosa dobbiamo fare?” Le mani nuovamente alzate.
“Reece?”
“Paul mi continua a frugare dietro..”
“Paul…mica vuoi andare ancora nell’angolo del castigo?”…Paolo scosse la testa. “E ricorda che i gradi si mantengono solo con un buon comportamento”.

Insegnare ai bambini è una cosa fantastica…

“Forza ragazzi…” Le mani ancora in alto.
“Fate la camminata della scimmia!”
“Calci saltati ai colpitori!”
“Ok… mani in alto tutti coloro che vogliono fare un kata”…il Sensei alzò la mano di un bambino.. “Si! Ben fatto Adam…e kata sia!” Tutti i bambini risero e si alzarono in piedi… “Quali sono le 3 cose che in questo momento stiamo studiando col kata?”
“Le posizioni…oh..oh..e la postura..e oh…errr… tempismo!”
“Ben detto! Su andiamo!” Tutti balzarono in piedi, una lezione alimentata da autodisciplina e senso dell’umorismo, attentamente guidati dal Sensei…
Insegnare ai bambini è una cosa fantastica. Sono felici di praticare karate con i loro kimoni, agitando braccia e gambe con tutti gli altri bambini, diretti dal Sensei. Il paradosso è che questo è il modo in cui raggiungono il loro maggior miglioramento. È un processo di piacevole ‘osmosi’ col quale assorbono le informazioni e le elaborano in un modo che assorbono solo in maniera graduale, senza rendersi conto che stanno imparando.
Questo è evidente quando si guarda il Sensei ‘che lavora con la sua magia’. Non riuscirei a pensare di uno studio più importante per i bambini per dare loro le buone maniere, il rispetto di sé, rispetto per gli altri, la capacità di affrontare correttamente ed educatamente i bulli e la capacità di districarsi da una situazione di pericolo di vita. Un giorno il loro studio potrebbe benissimo salvare loro la vita.
Alcuni genitori, tuttavia, vivono indirettamente attraverso i loro figli e poiché essi stessi si vedono come fallimenti, spingono i loro figli a essere migliori degli altri e diventano ossessivi per il loro passaggio di cintura. Sono la competizione insidiosa e la cattiveria degli adulti i fattori sui quali il Sensei dovrebbe lavorare faticosamente per fermare l’interferenza con l’allenamento dei bambini.
La vergogna è che la maggior parte dei bambini smettono di allenarsi non perché lo vogliano, ma perché i loro genitori non si prendono la briga di portarli, incolpando di solito il bambino di aver perso interesse, o convincendoli a rinunciare. È ironico pensare che i bambini abbiano la persistenza e l’integrità per raggiungere un obiettivo, ma sono limitati dai caratteri deboli dei loro genitori.
Al termine dell’allenamento, c’era la coda inevitabile di genitori…
“Perché mio figlio non fa l’esame di gradazione con gli altri?”
“Perché mi ha detto che è troppo stupido.”
“Perché pensa questo?”
“Lui mi ha detto che è perché lei continua a dirgli ciò.” Il Sensei guardò profondamente gli occhi del padre…tutti l’avevamo visto che chiamava sempre stupido il figlio….il padre arrossito si dileguò.
“Perché mio figlio non fa l’esame con gli altri?”
“Sta crescendo bene ma non è ancora pronto. Ha bisogno di lavorare di più sulle posizioni, sulla concentrazione ed sull’intenzione.”
“Beh io sono rimasto a guardarlo e penso che sia bravo come gli altri.”
“E da quanto tempo lei insegna e fa esami di karate?”
“Non ho bisogno di insegnare per vedere che lui è bravo come gli altri.”
“Se gli do la cintura non sarà in grado di sostenere quella successiva. Non credo che lei lo voglia vero?”
“Non credo che non ce la farà.”

Il Sensei ha da insegnare molto ai genitori, se non di più dei bambini

“Allora forse si dovrebbe rovinare il suo progresso nelle arti marziali e portarlo in una palestra che incoraggia maggiormente ‘la partecipazione dei genitori’. Inoltre, le sarei grato se potesse evitare di mettere a soggezione il suo bambino da bordo-tappeto, dato che il rimprovero e il cosa fare e cosa non fare è soltanto fonte di distrazione per suo figlio in quel momento.” Un’altra ‘lezione per genitore’ andata a vuoto. Il bambino è perfettamente felice così com’è, il padre probabilmente cercherà di cambiare palestra poiché pensa che lui ne sa di più del Sensei.
“Sensei, Lenny non ha potuto frequentare le lezioni di karate di questa settimana perché lo stiamo punendo per aver fatto il cattivo.”
“Che cosa ha fatto?”
“È stato scortese con sua madre e non ha ordinato la sua stanza.”
“Così lo avete punito privandolo di uno dei metodi educativi che rafforza educazione, rispetto e buon comportamento. Dov’è il senso in tutto ciò?”
“Perché lui ama il karate e quindi è una punizione per impedirgli di fare qualcosa che vuole.”
“La fase successiva è che lui vi dirà che non vuole più venire, usandolo come metodo per punirvi – ora avete capito?”
“Non ci ho mai pensato….”
Il Sensei se ne andò scuotendo la testa.
La maggior parte dei genitori fanno quello che possono per i loro figli, ma è incredibile quanti involontariamente limitino e rovinino i progressi del proprio figlio a causa della loro inadeguatezza. Il Sensei ha da insegnare molto ai genitori, se non di più dei bambini, su come permettere loro di crescere senza ostacoli. Forse dovremmo chiamarla “lezione per genitori e figli”.

Traduzione di Simone De Luca Copyright © 2011
Simone è un traduttore freelance. Per informazioni sul suo lavoro contattarlo su martial_arts@hotmail.it

Riprodotto in traduzione italiana con la gentile concessione di Steve Rowe

Pubblicato la prima volta su
www.shikon.com/2011/10/sometimes-you-have-to-teach-the-parents/
Tutti i diritti riservati

L’Aikido e i Bambini

Lezione di Aikido per Bambini a Sligo (IRL), 2008

Oggi, nel momento in cui due miei praticanti che hanno cominciato la loro pratica dell’aikido quando avevano 8 anni raggiungono (dopo dieci anni di impegno) lo Shodan, ripropongo una nuova versione di un mio articolo sull’ Aikido e i bambini…

di NINO DELLISANTI

English Version

English Version

Il mio primo incontro su un tatami con dei bambini, nel contesto di una lezione di Aikido, risale a circa venticinque anni fa. Avevo offerto, alla direzione del dojo nel quale praticavo, la mia disponibilità affinché si potesse sostituire l’insegnante che fino a quel momento aveva avuto la responsabilità del corso bambini.
Nuovi impegni lavorativi gli rendevano impossibile proseguire il corso.
Ovviamente raccolsi con entusiasmo l’opportunità che mi si offriva.
L’idea stessa dello “sperimentare” l’insegnamento faceva parte di un ideale traguardo, idea diffusa e collettivamente condivisa, che si poteva cogliere in tanti praticanti della disciplina…
Aprendo una parentesi si può dire che molto è cambiato da allora…
Per tornare a quel periodo, fu così che mi ritrovai con quattro giovani aikidoisti e con un numero di problemi mai immaginati prima.
Se non fosse chiaro il dato personale di partenza, bisogna ricordare e sottolineare che ero un giovane praticante, inoltre posso tranquillamente affermare che ero nello stato in cui prevaleva la condizione del “furore” fisico. L’immagine della pratica “Aikido” che predominava in me, ma anche in quel preciso periodo storico, era costituito quasi esclusivamente da una sostanziale fisicità che tutto poteva e doveva rendere possibile.
Certo, vi erano gli aspetti profondi della pratica, quelli cosiddetti “filosofici” ma in primo luogo si ascoltava il corpo nel suo lavoro e se ne trovava compiacimento e soddisfazione.
Insomma, credo che questo non sia molto diverso da quanto probabilmente alberga in un odierno praticante giovane di età e con una fisicità che cerca le occasioni per esprimersi. Oggi una riflessione mi farebbe dire che è un dato insito nell’età di chi pratica, una determinata idea della pratica.
Ecco che trovarmi ad insegnare a dei bambini mi metteva di fronte, all’improvviso, ad un’altra dimensione della pratica. Mi sono immediatamente reso conto che non ero pronto, e, a dire il vero (ma non per trovare facile giustificazione), non erano pronti nemmeno i tempi.
In quegli anni i bambini, nella pratica dell’aikido, erano visti come dei marziani.
Diversi gli argomenti contrari ad un impegno rivolto ai più giovani: Le leve sono pericolose!!! I bambini non possono cogliere gli aspetti “filosofici” dell’arte!!! L’aikido è troppo complicato tecnicamente perché un bambino possa riprodurne i gesti!!! E molti altri luoghi comuni.

Lorena Chierchini, 4 anni si diverte a giocare al Buki-Waza

Ciò nonostante e nonostante il fatto che io non fossi pronto fui, però, sedotto da quell’esperienza così difficile per me. Ricordo, ad esempio, l’orgoglio che nutrivo ogni qualvolta trovavo risposte didattiche che producevano risultati positivi. Questo senso di soddisfazione che mi portò, in un’occasione, a far vedere quelli che erano i progressi dei “miei bimbi” a colui che era il mio Maestro di Aikido. Ricordo ancora, in modo indelebile, che alla fine della dimostrazione mi avvicinai a lui per raccogliere un’opinione con l’intima convinzione che ne sarei stato gratificato. Immaginate se ero preparato al fatto che l’opinione potesse essere condensata in “sono solo dei bambini”.
Quello era il comun sentire della comunità Aikido e il mio Maestro non poteva pensarla diversamente e in fondo ero d’accordo con lui.
Ma quanto accaduto, la frustrazione di ciò, non mi impedì di cogliere che in quella pratica si esprimeva qualcosa che non sapevo ancora definire ma che non avrei fatto cadere nel vuoto.
A questo punto c’è una pausa che mi porta al 1992. Anch’io dovetti lasciare quel corso per sostituire quel tempo, non più “libero”, con il lavoro, ma nel ‘92 fondo insieme ad altri la nostra piccola Associazione con un dojo tutto nostro, e per scelta dell’associazione decidiamo di aprire un corso bambini.
Lo si propone per la sua valenza educativa, la mancanza di competizioni contrapposta a discipline e attività che domandano di vincere.
Anche qui, nella scelta di queste motivazioni (vere per altro) si potrebbe dedurre che non vi era ancora fiducia nel fatto che la pratica dell’Aikido fosse veramente accessibile ad un bambino.
Di questo periodo ricordo la fatica, la mia e quella di chi, con me, portava avanti il corso per trovare una coerenza tra ciò che gli adulti praticavano e il lavoro di quei bambini, ricordo lo sforzo nel formarci partendo quasi da zero.
Fino a quel momento si sapeva dell’esistenza di corsi di Judo e karate. Corsi di Aikido per bambini?
Se ne vociferava ma poco si sapeva, l’informazione non circolava. Nel mentre l’attenzione ci faceva osservare come erano continuamente possibili scoperte, e come artefici di queste scoperte fossero i bambini stessi.
La passione, innanzitutto, che si trasforma in applicarsi negli esercizi, sempre vissuti come scoperte di un mondo nuovo, fatto di potenzialità organizzabili. Insomma, apprendere attraverso il gesto ludico poiché è indubbio che per un bambino il gioco sia vita, apprendimento. E poi c’è la fiducia che viene riposta nell’insegnante, che per qualche ragione viene chiamato maestro – se non per la maestria posseduta piuttosto per il ruolo di trasmissione di un sapere. Quello che colpì, e colpisce ancora, la mia percezione è il carattere di esperienza vissuta in modo “assoluto” che un’attività svolta da bambini disvela.

Aiki Kids! il Ki del sorriso

Ecco il senso del Budo, di via marziale, ben prima di una razionalità che vi ci si impegna, ma è lì, naturale, nel suo esserlo nella sostanza.
Una rivelazione.
Mancavamo solo noi, eravamo diventati consapevoli che non era l’Aikido ad essere difficile per i bambini, eravamo noi che non possedevamo sufficienti strumenti per stabilire la relazione a livello tecnico.
E’ a questo punto che avviene l’incontro determinante. Così come è stato determinante per il mio aikido l’incontro con Christian Tissier, accade che per l’aikido giovani conosco Jean Michel Merit. La prima volta che lo vidi al lavoro e avevo così la possibilità di ascoltarlo, molto mi fu chiaro: tutto si può insegnare ai giovani aikidoisti, è esclusivamente questione di essere in grado di osservare quanto esprimono se liberi di farlo, per arrivare a comprendere quali elementi possono riprodurre, senza concedere nulla a interpretazioni semplificatrici e con un’attenzione continua che rispetta e salvaguarda un giovane corpo che si va costruendo. Nulla è impossibile, è questione di metodo e di gradualità, unito ad un rigore negli obiettivi motori da raggiungere per uno sviluppo coerente con l’età ma che, soprattutto, non sottovaluta (come sovente fanno gli adulti quando hanno a che fare con i bambini) le potenzialità naturali di ciascuno.

Il secondo punto di riflessione a cui mi ha condotto Jean Michel Merit è, se possibile, ancora più potente: la funzione educatrice è un autentico lavoro di “restituzione”.
La realtà e la società (aikido incluso) in cui viviamo, nonostante i difetti che possiamo riconoscere, hanno dato, ad ognuno di noi, molto. Insegnare ai bambini ci dà la possibilità di restituire qualcosa alla società e renderci cittadini del mondo.

Copyright Nino Dellisanti © 2011
Per le norme relative alla riproduzione consultare
https://simonechierchini.wordpress.com/copyright/