Intervista a Hiroshi Tada

Hiroshi Tada Sensei, IX Dan Aikikai Hombu Dojo

Pensiamo di fare cosa lieta a molti aikidoka in Italia proponendo l’intervista del 1995 di Stanley Pranin a Tada Sensei dagli incredibili archivi di Aikido Journal, con cui Aikido Italia Network ha stretto un recente accordo di collaborazione/scambio. L’articolo fornisce notevoli chiarimenti sulla genesi della visione dell’Aikido del fondatore dell’Aikido in Italia e sulle sue particolari scelte didattiche

di STANLEY PRANIN

PRANIN
Maestro, si dice che lei abbia cominciato a praticare aikido dopo essere entrato all’Università di Waseda?

TADA
Si, ma a causa della guerra non potei iscrivermi al dojo prima del marzo 1950.

PRANIN
So anche che ha iniziato a praticare karate quando si è iscritto all’università e solo successivamente si è sentito attratto dall’Aikido….

TADA
In realtà, non ho poi praticato karate per molto, sebbene detenga un grado dan. All’inizio praticavo entrambe le arti, ma poi ho cominciato a passare più tempo con aikido e mi divenne così impossibile praticarle entrambe. Non è che pensassi che una fosse meglio dell’altra, ma ammiravo moltissimo Morihei Ueshiba. Lo conoscevo fin da piccolo tramite mio padre.
Nel 1942 ero a Shinkyo (l’attuale Chang Chun, Manchuria), e mi persi per poco l’esibizione del Maestro Ueshiba alla famosa Dimostrazione di Arti Marziali per il Decimo Anniversario dell’Università di Kenkoku. Mio cugino, che è un anno più grande di me, mi disse che era stata una dimostrazione fantastica. Sembra che il Maestro Ueshiba riuscisse a proiettare praticamente chiunque. Le persone non venivano semplicemente proiettate, era come se fossero colpite da elettricità ad alto voltaggio.

PRANIN
Nel numero quattro dell’Aikido Tankyu (un periodico dell’Hombu Dojo dell’Aikikai), lei ha scritto di essere molto sorpreso ed impressionato dall’insolito modo di pensare di del Maestro Ueshiba.

TADA
Quando mi iscrissi al dojo avevo vent’anni. O-Sensei ne aveva sessantasette circa, una differenza di quasi quarantasette anni. Ma mi proiettava facilmente, non importava con quanta forza io l’attaccassi. Da questo punto di vista non sembrava ci fosse alcuna differenza di età. Ripensandoci ora sembra perfettamente comprensibile, naturalmente.
Ad ogni modo era circondato da un’aura speciale ed era pieno di un’energia unica. Sentii che avevo incontrato un vero esperto di arti marziali.

Il Fondatore proietta Tada sensei (circa 1958)

PRANIN
Lei è entrato nel Tempukai nello stesso periodo in cui cominciò con l’Aikido?

TADA
Quando entrai all’Hombu Dojo la maggior parte delle persone che si allenavano lì erano membri del Tempukai o del Nishikai. Naturalmente a quel tempo c’erano solo sei o sette persone nel dojo. Tra di essi c’erano Keizo Yokoyama e suo fratello più piccolo Yusaku, entrambi studenti dell’Università di Hitotsubashi. Yusaku passò gli ultimi anni della guerra all’accademia navale e cominciò l’università dopo la fine della guerra. Fu lui a presentarmi al Tempukai e all’Ichikukai. In seguito un’altra persona mi parlò degli esercizi di digiuno. Queste pratiche, insieme agli insegnamenti del Maestro Morihei Ueshiba, divennero la base del mio allenamento.
Fui presentato al Tempukai nel giugno dello stesso anno in cui entrai nell’Aikikai. Il Maestro Tempu Nakamura teneva sessioni di studio mensili al Gekkoden del Tempio di Gokokuji. Come l’Aikikai, il Tempukai faceva pochi sforzi per promuoversi al pubblico e si diventava membri del Tempukai tramite presentazioni di altri membri. Incontrai il Maestro Tempu e dopo aver sentito quel che aveva da dire mi iscrissi immediatamente.

PRANIN
Il Maestro Ueshiba ed il Maestro Tempu si conoscevano?

TADA
Si. Da prima che mi iscrissi al dojo, ma sembra che si fossero incontrati tramite il padre di Tadashi Abe, che era al tempo stesso membro del Tempukai e studente del Maestro Ueshiba. All’inizio il Tempukai era noto come Toitsu Tetsuigakkai (Società per lo Studio dell’Unificazione di Medicina e Filosofia) e si interessava all’unificazione di mente e corpo. Partecipai a molti degli esperimenti del Maestro Tempu e così ebbi modo di imparare molto su di lui.

PRANIN
Per quanto tempo è stato attivo nel Tempukai?

TADA
Fin quando andai in Europa nell’ottobre del 1964. Tempu Sensei scomparve nel dicembre 1968. Durante i miei sei anni in Europa scomparvero il Maestro Morihei Ueshiba ed il Maestro Tempu, così come mio nonno, del resto.

PRANIN
Ho sentito che il Maestro Tempu era un esperto di spada.

Tempu Nakamura (1876-1968)

TADA
Si, era un esperto di battojutsu Zuihen-ryu. Prese il suo nome, Tempu, dai caratteri cinesi “ten” e “pu” usati per scrivere il nome della forma amatsukaze dello Zuihen-ryu, in cui era particolarmente dotato. Tempu Sensei era un discendente del Signore di Tachibana, il daimyo di Yanagawa. Le arti marziali erano così popolari a Yanagawa che la città faceva parte del clan Saga di Kyushu, famoso per il libro Hagakure (un testo classico sul bushido, dettato da Tsunetomo Yamamoto nel 1716). Il contenuto dei discorsi del Maestro Tempu era molto particolare, dato che molto di quel che diceva aveva origine dalla sua esperienza reale piuttosto che da un procedimento intellettuale. Il Maestro Ueshiba era lo stesso. Le idee generate solo a livello intellettuale non hanno lo stesso potere di attrarre la gente.

PRANIN
Ci potrebbe parlare dell’Ichikukai, per favore?

TADA
Un uomo chiamato Tetsuju Ogura fu uno degli ultimi uchideshi di Tesshu Yamaoka. Durante l’epoca Taisho, gli studenti e i seguaci di Ogura insieme a membri del club velico dell’Univerità Imperiale di Tokyo (l’attuale Università di Tokyo) crearono una società per la pratica del misogi (austerità, purificazione rituale). Era sotto la direzione del Masatetsu Inoue. All’inizio l’Ichikukai si riuniva il 19 di ogni mese, in commemorazione della morte di Tesshu Yamaoka, avvenuta il 19 luglio; per questo fu chiamata Ichikukai (ichiku in giapponese può significare “1 e 9”).
Quando mi iscrissi, gli incontri venivano tenuti in un vecchio dojo dell’era Taisho, il Nogata-machi a Nakano. Dal giovedì al sabato sedevamo in seiza per circa dieci ore al giorno, cantando un passaggio del norito (preghiera shintoista), mettendoci quanto più possibile del nostro essere. Era qualcosa di simile al cantare un mantra. Dopo aver superato questa iniziazione si diventava membri e si poteva partecipare ai raduni, una volta al mese, di domenica. Si praticava un esercizio di preghiera chiamato ichiman-barai, che consisteva nel suonare una campanella diecimila volte. Il suono della campanella non diventa chiaro e preciso finché il movimento della mano non diventa automatico. Molti degli studenti dei miei corsi avanzati fanno oggi questa pratica.

TADA
Vi allenavate con ken e jo?

TADA
Ci fu un periodo in cui O-Sensei si arrabbiava quando gli studenti del dojo cercavano di allenarsi con ken o jo; glielo proibiva. Più tardi invece cominciò ad insegnarli. Da bambino avevo praticato un tipo di tiro con l’arco giapponese che era tramandato nella mia famiglia. Ho anche praticato kendo all’inizio della scuola superiore. Era durante la guerra, quindi non poteva essere uno sport completamente agonistico. Dopo aver cominciato a praticare aikido presi ad allenarmi a colpire un albero con il ken, vicino casa mia.
L’allenamento personale è importante, non importa quale arte si pratichi. Ognuno dovrebbe avere il suo programma di allenamento, a partire dalla corsa. Quando avevo tra i venti e i trent’anni, mi alzavo alle 5.30 ogni mattina e correvo per quindici chilometri. Una volta finito andavo a casa e mi allenavo a colpire un fascio di legna con un bokken (spada di legno). A quel tempo le case a Jiyugaoka erano molto più lontane tra loro, così potevo fare tutto il rumore che volevo. Mi allenavo usando il sistema dello Jigen-ryu, che avevo imparato da O-Sensei ad Iwama. Si narra che in antichità i guerrieri del dominio di Satsuma (a Kyushu) colpivano un fascio di legname diecimila volte al giorno, ma io riuscivo solo ad arrivare al massimo a cinquecento. All’inizio perdevo sensibilità alle mani, ma dopo un po’ potevo colpire un grosso albero senza problemi. Ho allenato i miei studenti delle Università di Waseda e Gakushuin in questo modo. Lo trovo uno dei migliori metodi di allenamento in aikido.
Naturalmente è bene non usare troppa potenza. Basta tenere morbidamente in mano un bokken, o anche un semplice bastone di legno fresco, e stringere con mignolo ed anulare al momento dell’impatto. La velocità e la capacità di stringere le dita appropriatamente verranno così sviluppate in modo naturale. Praticare senza troppa potenza è importante, altrimenti si potrebbe finire col proiettare od applicare leve con troppa forza, cosa che può essere pericolosa.

Stage Estivo Lido di Venezia, 1968

E’ un peccato che lo spazio nei dojo moderni sia così limitato da non consentire più questo tipo di allenamento. Mi piacerebbe riorganizzare le cose in modo da rendere questo tipo di allenamento più accessibile.
Quello che ho appena descritto è il modo di base di allenare i colpi, ma il lavoro dei piedi, il movimento delle mani e lo sviluppo del ki attraverso il kokyuho sono altri elementi importanti dell’allenamento personale.

PRANIN
Lei ha studiato con il Maestro Morihei e poi ha sviluppato il suo metodo di allenamento da quello che aveva osservato?

TADA
Si. E’ molto importante osservare da molto vicino l’allenamento personale del proprio insegnante ed impararlo bene; altrimenti si rischia di trarre delle conclusioni affrettate ed erronee, finendo per praticate un allenamento senza senso o sbagliato. In ogni caso, bisogna rivedere quel che il proprio istruttore ci ha insegnato e cercare di derivarne qualcosa che ne rappresenti le linee base; poi praticarlo intensamente finché non ci riesce bene. Questo è il modo in cui si deve creare il proprio metodo di allenamento personale.
Penso che chi volesse diventare un esperto in qualunque cosa, che siano arti marziali, sport o una qualunque forma d’arte, debba allenarsi almeno per duemila ore l’anno fra i venti e i quarant’anni. Sono cinque o sei ore al giorno. Probabilmente dipende dalla persona, ma la maggior parte di questo tempo va dedicata all’allenamento personale. Dopo essersi allenati da soli si può andare al dojo e confermare, provare e lavorare su qualunque cosa si sia acquisito.
Usare un albero come partner nell’allenamento di aikido è un ottimo modo per prarticare con potenza, perché si può colpire con molta più forza che con un essere umano. Non è appropriato invece praticare con forza senza ritegno con una persona; quel tempo va impiegato per sviluppare linee corrette, pulite, precise come un rasoio.

PRANIN
Il Maestro Ueshiba le ha mai parlato del Daito-ryu o di Onisaburo Deguchi?

TADA
Il Maestro Ueshiba parlava sempre con molto rispetto dei suoi insegnanti, compresi il Maestro Sokaku Takeda ed il reverendo Onisaburo Deguchi. La cosa che ricordo più chiaramente dei suoi discorsi sul Daito-ryu è il fatto che avesse un metodo di allenamento eccellente. Dopo la pratica O-Sensei tornava spesso al dojo per parlarci delle cose più disparate.

PRANIN
So che il Maestro Ueshiba parlava molto di religione, in particolar modo della Omoto…

TADA
Si, e a volte capivo perfettamente quello di cui stava parlando, mentre altre volte rimanevo completamente perplesso. Ma ci diceva anche “Questo è il mio modo di parlare; voglio che ciascuno di voi capisca quel che dico per conto suo, che lo esplori profondamente e lo trasmetta con parole appropriate ai tempi.”
L’Aikido è molto benefico per l’umanità, più di quanto si possa immaginare, anche dal punto di vista di uno come me che ne è un professionista. Nel 1952, quando mi sono laureato, tutti i miei amici restarono molto sorpresi dal fatto che volessi specializzarmi in aikido, forse perché era da poco finita la guerra. Per me comunque, l’aikido del Maestro Ueshiba personificava l’essenza della cultura giapponese e lo vedevo come qualcosa di molto importante per il Giappone nel futuro.
In realtà l’aikido sembra aver messo radici più rapidamente in Europa che in Giappone. Ma nel contempo, iniziando con una tale tabula rasa, in un contesto culturale completamente diverso, è impossibile che ci si alleni in aikido senza arrivare a comprendere chiaramente cosa sia e quali siano gli scopi dell’allenamento. Senza di questo è come saltare su un treno senza conoscere la sua destinazione. In altre parole, è indispensabile avere una chiara direzione nell’allenamento di aikido fin dall’inizio. Per quel che riguarda la decisione sui metodi di allenamento, non è realistico allenare persone che vogliono farlo per due o tre volte a settimana allo stesso modo in cui si allena chi lo fa per diverse ore al giorno. E’ già abbastanza avere persone che si allenano in modo significativo rispetto ai loro stili di vita. Chi vuole diventare un esperto o vuole davvero esplorare l’aikido in profondità, deve avere chiaro in mente dove sta andando e come ci sta andando.

Tada Sensei alla All Japan Aikido Demonstration

Non posso pronunciarmi su ciò che è giusto o sbagliato per quanto concerne i metodi di allenamento. La maggior parte delle arti marziali non sono nella posizione di criticare le altre, dato che sono frequenti i casi in cui chi appare in qualche modo debole si rivela poi straordinariamente forte.

PRANIN
Ci può descrivere la sua organizzazione in Italia?

TADA
Il nome ufficiale dell’Aikikai in Italia è “Associazione di Cultura Tradizionale Giapponese” ed è riconosciuta dal Ministero della Cultura italiano. Come lascia intendere il nome, l’aikido è praticato come una forma di cultura tradizionale. E’ molto chiaro che quel che facciamo è diverso da qualunque altro sport. Penso sia molto difficile per un giapponese che vive in Giappone capire questa situazione. Per metterla in altri termini, in Giappone si pratica aikido come forma di meditazione in movimento. In posti come l’Italia, la Svizzera o la Germania, la frase “ki no renma” (coltivazione del ki) è usata così com’è, in giapponese.
Ovviamente non tutti praticano con quell’approccio in mente. Alcuni sono più interessati a diventare più forti, per reggere meglio in caso di confronto fisico; altri sono motivati dal desiderio di una salute migliore; altri voglio semplicemente avvicinarsi a qualcosa che viene da una cultura diversa. I giovani aikidoka che vogliono diventare istruttori, devono invece avere scopi chiari e coerenti per poter praticare un allenamento di aikido che includa tutto ciò.
Le arti marziali giapponesi moderne sono un caso piuttosto speciale. Sebbene ci si riferisca a loro come budo, in realtà sono state incorporate nel sistema educativo fin dal periodo Meiji e sebbene si supponga che rappresentino lo spirito del Giappone tradizionale, spesso certi aspetti spirituali vengono omessi.
La restaurazione Meiji, avvenuta più di cento anni fa, è ritenuta in Giappone un periodo di florida civilizzazione di stile occidentale; ma fu proprio allora che lo studio della cultura orientale diventò popolare in Europa e negli Stati Uniti, assieme all’uso del subconscio e all’attenzione verso le parti più profonde della mente. Questi temi si sono sviluppati per un lungo periodo di tempo e dopo la guerra sono divenuti ben noti come psichiatria e ricerche terapeutiche. Al contrario, il Giappone adottò la politica di “abbasso l’Asia, viva l’Europa”, una tendenza estremamente problematica che continua ancor oggi e probabilmente spiega come mai ci siano così pochi giapponesi che comprendano l’essenza dell’aikido.
Eppure, quando pratico all’estero, sento davvero che ci sono degli aspetti dell’allenamento che solo un giapponese può capire; non i metodi di allenamento, ma piuttosto cose di natura più generale. Il modo di parlare dei giapponesi, ad esempio, od il ritmo della vita giapponese, sono cose che solo una persona che vive in Giappone può capire. Il Kabuki e la danza Noh sono altri esempi. Sento che io posso capirli perché ho vissuto in Giappone. Penso che l’allenamento di aikido in Europa evolverà in una forma appropriata per l’Europa. Se il linguaggio, il modo di pensare ed immaginare sono differenti, allora lo saranno anche il modo di stare in piedi e di muoversi. Se pensiamo al colore rosso, il nostro corpo si muoverà in un modo che “è rosso”. La mente ha questa influenza sul corpo. Sono aspetti molto sottili, comunque, che possono essere compresi solo dopo un attento esame.

PRANIN
Maestro, lei dà l’impressione di aver assorbito ed incorporato dentro di se e nel suo stile di vita il modo di pensare e di muoversi dell’aikido, sia dentro che fuori dal dojo. Ci può dire qualcosa sulle sue abitudini giornaliere, magari a cominciare dalla sua dieta?

Il Maestro Tada nel suo dojo, il Gessoji Dojo

TADA
Ero completamente vegetariano quando ero all’università. Praticavo il digiuno ed altre austerità. Queste cose sono un po’ difficili per me ora così mi concentro su una dieta con pane integrale, spaghetti di grano saraceno e vegetali, integrata con alghe, pesce e frutti di mare, e piccoli pesci interi.
Non bevo alcolici tranne che in occasioni speciali come le feste e le riunioni con gli studenti. Non fumo. Il kokyuho non viene bene se si fuma e si perde anche il controllo degli aspetti più sottili dei cinque sensi. Si diventa incapaci di riconoscere le differenze microscopiche. Se non si percepiscono queste differenze si è anche incapaci di percepire gli aspetti più sottili della vita di tutti i giorni. Sono cose difficili da capire all’interno delle routine di una vita normale, ma a volte diventa chiaro quando i sensi sono estremamente affilati, come ad esempio quando si recupera da un digiuno di tre settimane. Bere alcolici tutti i giorni rende particolarmente difficile raggiungere un senso di completa chiarezza, non importa quanto intensamente ci si pensi o ci si alleni. Esistono anche diversi modi di mangiare. Si potrebbe dire che assorbiamo il ki dell’universo attraverso il cibo. Quindi dovremmo considerare l’assunzione di cibo alla stessa maniera del respirare il ki dell’universo. Penso che la cosa più importante sia forse mangiare con lo stesso sentimento che ci metteva O-Sensei, unendo le mani in segno di ringraziamento sia prima che dopo i pasti.

PRANIN
Lei ha parlato del Maestro Tesshu Yamaoka. Era molto estremo in alcuni aspetti della sua vita…

TADA
Esistono molti aneddoti su Tesshu Yamaoka. Alcuni più estremi dicono di come mangiasse decine di manju (ravioli di farina di riso ripieni di una crema di fagioli dolci) e uova sode. Ce ne sono tante di storie così sui vecchi eroi. Penso che non si preoccupassero di cose minori come quello che mangiavano.
Fino al periodo Meiji, i giapponesi diventavano esperti di kokyuho e sviluppavano il ki attraverso una disciplina che cominciava in tenera età. Da questo punto di vista i giapponesi di oggi sono molto diversi dai giapponesi di allora. Mi riferisco a quel tipo di disciplina che comincia con la nascita, in particolare all’insegnamento che si impartiva ai bambini e alla natura della vita familiare. Si può dire la stessa cosa dello stile di vita europeo, dove i bambini vengono portati in chiesa sebbene non possano avere la capacità di comprenderne l’esperienza. Anche lì l’educazione comincia in tenera età. Queste esperienze probabilmente formano il vero nucleo di una persona. Nel Giappone ante guerra la lealtà ed il patriottismo che derivavano dal bushido erano l’equivalente, in un certo senso, dell’educazione religiosa europea. Tutto ciò è scomparso e sfortunatamente non c’è più niente che possa rimpiazzarlo. Credo che l’aikido sia abbastanza forte da sopperire a questa mancanza.

PRANIN
Maestro, lei ha scritto che è importante saper praticare in maniera scientifica…

TADA
Beh, dato che il corpo umano è, in un cero senso, un oggetto fisico, il modo in cui muoviamo i nostri corpi dovrebbe essere razionale e scientifico. Il Budo include sempre allenamenti sul modo di stare in piedi e di sedere, così come il portamento e l’attenzione. Particolare enfasi è posta sul modo di muovere il corpo e spostare il peso, o con quale velocità recuperare la stabilità per effettuare le tecniche. Certamente esistono dei principi che governano queste cose e dovrebbero essere accuratamente compresi ed applicati all’allenamento.
Lo scopo dell’insegnante è di trasmettere questi principi agli studenti, ma è difficile farlo tramite spiegazioni logiche; il modo migliore è che gli studenti imparino gradualmente attraverso i loro corpi, senza neanche accorgersene. E’ per questo che O-Sensei non spiegava mai le sue tecniche. Le spiegazioni verbali si fermano alle orecchie. Così, seguire semplicemente il movimento al meglio che si può è il modo più veloce di migliorare. Non è bene pensare che non si possa fare qualcosa di cui non si è mai avuta esperienza solo perché non la si è “imparata”. “Scientifico” significa seguire una serie di princìpi, no? Implica anche l’applicazione di questi princìpi. Quindi, anche se ci troviamo difronte a qualcosa che non abbiamo mai sperimentato prima, non dovremmo usare il fatto che non l’abbiamo ancora imparata come scusa per non saperla fare.

Stanley Pranin durante l’intervista con Tada Sensei

Dato che i metodi di attacco nel dojo sono predeterminati, il corpo potrebbe non essere capace di rispondere in caso di improvvisi attacchi diversi.
O-Sensei insegnava, per esempio, che shomenuchi rappresenta un attacco in cui la potenza del partner arriva diritta dal davanti, che sia un bastone, una spada, un coltello o un calcio. Non è solo un attacco con la tegatana (la mano a spada, n.d.t.). Bisogna tenere bene in mente tutte queste possibilità quando ci si allena. Ciò significa fare attenzione a come il corpo risponde ad ognuno di questi stimoli e a come si creano le linee e si adatta il corpo. In più, bisogna avere una tale energia speciale da riuscire a creare un ambiente dove le persone si possano davvero allenare ed essere “motivate all’allenamento”. Motivare tutti nel dojo richiede la potenza del kokyu.

PRANIN
Ho sentito che prima della guerra e durante il periodo di Iwama, eseguendo ikkyo in suwariwaza, una delle tecniche più fondamentali dell’aikido, il Maestro Ueshiba non dava mai all’avversario la possibilità di attaccare, ma piuttosto iniziava il movimento proiettando avanti il proprio ki…

TADA
Quello era conosciuto come “coltivazione del magnetismo”. Necessita un senso del kokyu molto sviluppato che risucchia l’avversario come un pezzo di ferro istantaneamente attratto da un magnete. Esistono tre situazioni: ci si muove per primi; ci si muove simultaneamente al compagno; il compagno si muove per primo. La tecnica è la stessa per tutte le situazioni, davvero, e ciò che importa alla fine è il tipo di stato che manteniamo dentro di noi. Se si guarda solo alla forma esteriore, per esempio, se si vedono le tecniche solo come un mezzo di autodifesa, allora non si sarà capaci di comprenderne il significato globale. Hanno a che fare con il ki, non sono solo semplice interazione fisica tra corpi. L’allenamento è come uno specchio che riflette la nostra sensibilità al ki. La pulizia dello specchio è la cosa più importante.

PRANIN
Ci potrebbe parlare delle differenze tra omote ed ura?

TADA
Dal punto di vista fisico, si esegue una tecnica ura quando il partner ha piantato bene a terra il piede arretrato. Quando il suo piede arretrato è in movimento, o senza supporto, allora si esegue una tecnica omote. Quando il kokyu scorre liberamente attraverso il nostro partner si esegue un omote. Ecco come le tecniche diventano omote o ura. Queste variazioni apparivano spesso nell’insegnamento di O-Sensei. Però il punto è essere capaci di eseguire le tecniche in ogni direzione entro i 360 gradi. Omote ed ura non sono forme fisse o degli stampi. esse semmai rappresentano l’idea che le tecniche possono variare liberamente.

PRANIN
Maestro, lei ha nella sua mente un curriculum di tecniche ben ordinato che ha imparato direttamente da O-Sensei…

TADA
Si, le ho organizzate con molta cura e formano la base del mio programma di allenamento. Cerco di preservare non solo le tecniche, ma anche la sensazione e le condizioni globali, l’atmosfera di quando le ho imparate. Ad esempio, cerco di preservare l’immagine di quando andavo al dojo ad allenarmi con O-Sensei. Esco da casa mia a Jiyugaoka, vado giù per la discesa e prendo la linea Toyoko in direzione Shibuya, lì cambio con la linea Yamate verso Shinjuku, poi prendo l’autobus per Nukebenten (un piccolo tempio) ed arrivo al dojo, dove O-Sensei appare ed esegue una serie di tecniche. Ho un bel po’ di film o visualizzazioni nella mia mente. Se si tratta di ikkyo, comprende tutte le possibili applicazioni, variazioni e controtecniche. Questo modo di fare è da sempre una questione di buon senso per i praticanti di budo.
Spesso si usa il termine “allenamento immaginario”, ma è un concetto che ha avuto origine in oriente. E’ una forma di meditazione. Non ci si può aspettare un grande effetto senza identificarsi con quello che si sta visualizzando. Bisogna confondersi nel paesaggio. Allora si possono sentire i suoni delle tecniche di O-Sensei ed il suo respiro.
Si dice che le tecniche di O-Sensei, passati i cinquant’anni, sgorgavano come acqua da una sorgente. Non insegnava più le forme del Daito-ryu come le aveva imparate da Sokaku Takeda. L’esperienza di una vita, fin dai tempi dell’infanzia, culminava in un continuo scorrere di nuovi movimenti che “sgorgavano come da una sorgente”, come O-Sensei stesso diceva. Era una forma di invenzione e scoperta continue.
O-Sensei diceva che quando era in piena forma, gli appariva davanti agli occhi un’immagine del suo avversario che volava in aria; l’istante successivo il suo corpo si muoveva automaticamente e l’immagine diveniva realtà.

Il Fondatore: Infinita fonte di tecniche

PRANIN
Lei si sforza coscientemente di tramandare ai suoi studenti i suoi ricordi di O-Sensei e delle cose che ha imparato da lui?

TADA
Si, naturalmente, ma mole delle storie e degli aneddoti sul Maestro Ueshiba vengono davvero “dalla cima della montagna”, così per dire, quindi sono suscettibili di fraintendimento, a meno che non se ne spieghi il contesto. D’altra parte, si è sempre detto che conoscere troppe cose impedisce l’apprendimento. Quando imparavamo da O-Sensei ce la mettevamo tutta per assorbire e assimilare tutto, tentando per anni di copiarlo. In giapponese abbiamo l’espressione “gokui ni kabureru” per descrivere qualcuno che cerca di eccedere nella sua abilità, una cosa che ai giapponesi non piace mai. Perciò dovremmo stare attenti quando parliamo di O-Sensei ai giovani, o mostriamo loro dei suoi video. O-Sensei ci rimproverava severamente se ci limitavamo ad imitare le sue tecniche; diceva: “Non dovete semplicemente imitare la forma esteriore di quello che faccio! Concentratevi sulle vostre basi!”
Abbiamo anche le parole “Aikido è Amore”. Di solito usiamo la parola amore in senso relativo, dicendo “amo questo o quello”, ma O-Sensei parlava di “Amore” in senso assoluto, come la mente dell’universo. Di conseguenza, mentre possiamo comprendere questo “Amore” a livello intellettuale, non possiamo comprenderlo davvero come lui senza diventare tutt’uno con l’universo, come diceva O-Sensei stesso. Forse questa è la “purezza” o il “diventare puri” di cui parlava O-Sensei. Naturalmente queste espressioni hanno anche un significato religioso. I discorsi di O-Sensei erano ad un livello molto alto e piuttosto complicati, direi.
Riguardo l’allenamento del ki, è abbastanza semplice capire le proprie limitazioni fisiche. E’ impossibile sollevare oggetti straordinariamente pesanti o correre estremamente veloci. Quando si scava nelle profondità della mente comunque, all’inizio è impossibile conoscere i propri limiti o sapere come fare per sviluppare se stessi. Non si ha altra scelta che seguire la saggezza delle ere passate il più che si può, allenandosi diligentemente con i metodi che ci sono stati insegnati.
E’ un’area delicata, che richiede di allenarsi in modo razionale e scientifico, conservando insegnamenti tradizionali importanti come la coltivazione del ki.

PRANIN
La ringrazio moltissimo per il suo tempo e per averci riconfermato alcuni degli aspetti più profondi dell’aikido.

(Traduzione dall’inglese di Pasquale Robustin)

Abbonati ad Aikido Journal 

Copyright Stanley Pranin © 1995-2011
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Pubblicato per la prima volta su
http://www.aikidojournal.com/article?articleID=88

Annunci

Intervista a Koichi Tohei – Parte 2

Koichi Tohei

Tohei Sensei in azione nelle Hawaii poco dopo il suo arrivo

Arriva la seconda parte dell’intervista a Koichi Tohei Sensei con cui Aikido Italia Network ha avviato la sua prestigiosa collaborazione con Aikido Journal di Stanley Pranin, una collaborazione/scambio che aprirà per noi e i nostri lettori gli sconfinati archivi di AJ. in questa intervista Koichi Tohei rivela numerosi aspetti inediti della personalità di Morihei Ueshiba

di STANLEY PRANIN

PRANIN
Quando pensa che il Maestro Ueshiba abbia imparato a padroneggiare “l’arte del rilassamento?”

TOHEI
Penso che probabilmente sia stato quando viveva ad Ayabe ed era profondamente coinvolto con la religione Omoto. Ueshiba Sensei ha spesso raccontato la storia di come un giorno, mentre si stava lavando presso un pozzo dopo l’allenamento, improvvisamente si fosse accorto che il suo corpo era diventato perfetto e invincibile. Disse che in quel momento era in grado di capire con singolare chiarezza il significato dei suoni degli uccelli e degli insetti e di tutto il resto che lo circondava. Apparentemente tale stato durò solo per circa cinque minuti, ma credo che sia stato allora che si impadronì dell’arte del rilassamento.
Purtroppo, ha sempre parlato di questa esperienza religiosa con espressioni che sono state più o meno incomprensibili agli altri.
Prima della guerra O’Sensei insegnò presso il  Collegio Militare della marina, ove tra i suoi allievi ebbe il principe Takamatsu, fratello minore dell’imperatore Showa. In una occasione il principe puntò il dito verso Ueshiba Sensei e disse: “Provate a sollevare quel vecchio.” Quattro forti marinai fecero del loro meglio per sollevarlo lui, ma non riuscirono a farlo.
In relazione a quella occasione, il Maestro raccontò: “Tutti gli spiriti divini del Cielo e della Terra entrarono nel mio corpo e diventai immobile come una pietra pesante.” Tutti lo presero alla lettera e gli credettero. Ho sentito dire cose di questo genere centinaia di volte.
Per parte mia, non ho mai avuto esseri divini che entrassero nel mio corpo. Non ho mai dato molto credito a questo tipo di spiegazione logica.

Tohei Insegna ai militari statunitensi

Una volta, quando ero con Sensei alle Hawaii, ci fu una manifestazione in cui si supponeva che due forti studenti hawaiani dovessero cercare di tirarmi su. Sapevano già che non potevano farlo, così non si stavano impegnando più di tanto. Allora il Maestro, che era fuori a guardare da una parte si alzò in piedi e disse: “Basta, è possibile sollevare Tohei, lo potete sollevare! Basta, fateli smettere! Questa dimostrazione non vale niente!”.
Vedete, la sera precedente io ero stato fuori a bere fino alle tre del mattino, e Sensei sapeva in che condizioni ero tornato a casa. Egli disse: “Certo che gli dèi non hanno intenzione di entrare in un ubriacone come te! Se lo facessero diventerebbero del tutto brilli!”. Ecco perché pensava che sarebbero stati in grado di sollevarmi.
In realtà questo tipo di cose non ha niente a che fare con dei o spiriti. E’ solo questione di avere un basso centro di gravità. Io so che è così, e questo è ciò che insegno a tutti i miei allievi. Non significherebbe nulla se solo certe persone speciali potessero farlo. Cose del genere che devono essere accessibili a tutti se vogliono avere un senso.
Le persone con i cosiddetti “poteri soprannaturali” di solito sono le uniche che possono fare qualunque cosa sia essi sostengono di poter fare. Gli altri non possono fare quello che essi fanno e loro non possono insegnare quello che fanno, perché quello che fanno non è reale: è falso. Chiunque può fare le cose che io insegno. Esse sono vive nelle ​​tecniche di Aikido così come sono. Tutto quello che bisogna sapere è come farle correttamente, e vedere esse come la risultanza di poteri soprannaturali che richiedono la presenza di un dio o quello che vi pare è un grosso errore. Io considero mia responsabilità di insegnare correttamente.

La personalità di Morihei Ueshiba

PRANIN
Nel 1940 o 1941 c’erano personalità notevoli nel dojo, qualcuno che poi sarebbe diventato famoso?

TOHEI
Quando io ho iniziato non c’era nessuno. Non vi erano allievi e quasi nessun uchideshi.

PRANIN
Quali sono state le sue più forti impressioni  del Maestro Ueshiba?

TOHEI
Lui mi sembrava come un buon vecchio. Sorrideva, capisci cosa intendo. Per molti versi aveva una personalità molto infantile.

PRANIN
Abbiamo non pochi documenti su O-Sensei, ma per noi è ancora difficile avere un quadro su di lui nella sua vita quotidiana. Parlava di cose ordinarie, di soggetti di tutti i giorni? Dalle registrazioni che abbiamo di lui mentre parla, sembra quasi come se fosse venuto da un altro pianeta.

TOHEI
Sì, so cosa vuoi dire. Certamente parlava in quel modo.

PRANIN
Ho sentito dire che a volte aveva delle improvvise esplosioni di rabbia.

TOHEI
Sì, questo succedeva spesso. Era gentile con le donne, però. L’ho mai visto arrabbiarsi una donna. Curiosamente, la sua rabbia non è mai stata specificamente rivolta alla persona con cui era presumibilmente arrabbiato. Era come se lui fosse solo furioso con se stesso, incapace o non desideroso di dirigere la rabbia verso il suo oggetto.
Una volta ad un giovane studente di nome Kurita era capitato di notare come Sensei si fosse un po’ spostato sulla sua sedia e decise di muoverla per sistemargliela meglio. Sensei esplose contro di lui, e voleva sapere cosa stasse facendo. Il poveretto non aveva idea di che cosa stesse succedendo fino a quando gli spiegai che il Maestro aveva scambiato la sua azione per una qualche sorta di malizia.

PRANIN
Quale fu l’atteggiamento di O-Sensei quando lei iniziò a basare il suo insegnamento intorno ai principi del ki?

TOHEI
Era geloso e disse alla gente di non ascoltarmi. Diceva, “L’Aikido è mio, non di Tohei. Non ascoltate ciò che Tohei dice”. Arrivava nel dojo e diceva cose del genere, soprattutto quando insegnavo un gruppo di donne. In quelle occasioni era come un bambino nella sua immediatezza e mancanza di sofisticazione, era molto spontaneo e innocente.
Diverse persone collegate con varie religioni venivano al dojo e gli estraevano del denaro adulandolo con nomi come “Morihei Ueshiba, il kami dell’Aikido”. Non spese quasi mai soldi per sé stesso, ma sembrava essere sempre a corto di denaro perché continuava a darlo via a gente di quel genere.

Koichi Tohei in azione

Il Conferimento del Decimo Dan

Io fui il primo ad essere ufficialmente promosso decimo dan. Originariamente ottavo dan era il grado più alto, ma Gozo Shioda dello Yoshinkan iniziò a promuovere un sacco di gente. Kisshomaru Ueshiba e il signor Osawa decisero che sarebbe utile per stabilire con maggiore fermezza l’Hombu Dojo se avessimo nominato un nono dan , e lo offrirono a me. Io dissi che pensavo non fosse necessario creare gradi superiori a quelli che avevamo già, ma insistirono sul fatto che avrebbe contribuito a rafforzare l’Hombu Dojo, così alla fine ho accettato. Abbiamo festeggiato il nuovo grado a Ginza, il quartiere dei divertimenti. Sia Gozo Shioda che Kenji Tomiki erano presenti.
Mentre ero via negli Stati Uniti, tuttavia, altre cinque persone erano state promosse a nono dan, e cercarono di farsi che io non lo venissi a sapere. Pensai che non c’era niente da fare – cose così sarebbero sempre accadute con un maestro del genere -, quindi decisi di non preoccuparmi.
Quando tornai a Tokyo fui sorpreso di trovare il Maestro Ueshiba che mi aspettava per salutarmi in aeroporto, la sola e unica volta che egli abbia mai fatto nulla del genere. Quando siamo arrivati ​​a casa lui mi fece bere un paio di drinks e dopo un po’ io iniziai a sorridere e a sentirmi allegro. Sembrava contento di questo e si alzò persino per fare una sorta di danza tradizionale che lo divertiva. Tutto questo, naturalmente, era perché pensava che io potessi essere turbato dal fatto che egli aveva promosso altre cinque persone a nono dan dopo avermi detto che io sarei stato l’unico. Quando si rese conto che io non ero affatto irritato il suo spirito si sollevò.
Due o tre giorni dopo cominciò chiedermi di accettare il decimo dan. Io gli dissi: “Sensei, per favore non chiedetemi di farlo. Si immagina che storia ne verrà fuori se lei mi nomina decimo dan?” Egli accettò la mia richiesta e quindi rimasi temporaneamente nono dan. Circa tre anni dopo, tuttavia, proprio prima che prendesse il cancro, me lo chiese di nuovo. Mi disse: “Koichi-chan, la prego di accettare il decimo dan”. Mi sono sentito obbligato ad accettare, perché sarebbe stato irrispettoso rifiutare nuovamente e mettere lui nelle condizioni di pregarmi di accettarlo.
Non ci volle molto prima che ci fossero persone che andavano in giro dicendo che non ero il solo ad aver ricevuto il decimo dan. Per evitare fastidi offrii di restituire il grado, ma il signor Osawa intervenne e fece si che il mio certificato venisse registrato come numero “1”, per verificare che esso, e non altri, fosse ufficiale. Ci fu anche una grande festa all’Akasaka Prince Hotel per festeggiare la promozione.
Fino a quando non mi sono separato dall’Aikikai nessun altro ha assunto il rango di decimo dan, ma non appena ho lasciato tutti iniziato a riceverlo.

PRANIN
Lei ha detto che quando lei iniziò a basare il suo insegnamento sui principi del ki, O-Sensei era geloso e diceva a tutti di non ascoltarla. D’altra parte, egli vi promosse decimo dan. Quali erano quindi le sue intenzioni? Era un riconoscimento si o no?

TOHEI
Penso che mi riconoscesse e accettasse. Era ben consapevole che allora non c’era nessuno che fosse al mio livello e probabilmente sentiva che se non promuoveva me, non sarebbe in grado di promuovere gli altri. Ma poiché aveva a volte quell’atteggiamento quasi infantile, non vedeva l’ora di farlo e andò avanti e lo fece lo stesso.

PRANIN
E Kisshomaru Ueshiba come affrontò il problema?

TOHEI
Kisshomaru originariamente aveva intenzione di mantenere una certa distanza dall’Aikido. Egli diceva: “Mio padre e le persone come il signor Tohei sono venute su questo mondo per fare Aikido. Anche se io sono nato in questa famiglia e con il ruolo di assistente, preferirei di gran lunga una casa su una collina da cui io possa andare a lavorare la mattina e ritornare la sera”. Aveva sperato di assumere un ruolo più amministrativo come direttore generale dell’organizzazione, piuttosto che essere al centro dell’insegnamento. Quando Ueshiba Sensei morì, il signor Nao Sonoda si fece avanti con la proposta di nominare Kisshomaru Direttore Generale e me secondo Doshu. Tuttavia, il Maestro Ueshiba mi aveva chiesto di fare quello che potevo per Kisshomaru, così feci ogni sforzo per far sì che assumesse un ruolo che lo mettesse  al centro sia dell’insegnamento che dell’amministrazione, che è come alla fine successe.
Io ho avuto il privilegio di essere al fianco del Maestro durante le sue ultime ore. Lui mi disse: “Koichi-chan, sei tu? Vorrei chiederti per favore di fare quello che puoi per mio figlio”. Gli risposi che fino a quando avessi avuto la situazione sotto controllo, non aveva niente di cui preoccuparsi. “Va bene … te lo chiedo”, disse, e chiuse gli occhi. Poco dopo esa lòil suo ultimo respiro.
Il signor Sonoda suggerì più volte che io divenissi Doshu, ma io ero determinato a mantenere la mia promessa. Per consentire Kisshomaru di assumere un ruolo stabile, spinsi l’idea che lui potesse essere sia Doshu che amministratore delegato. Kisshomaru allora espresse la sua gratitudine per i miei sforzi, ma dopo circa un anno il suo atteggiamento cambiò. Fu proprio in quel periodo che andò negli Stati Uniti e iniziò a far levare la mia foto dalle pareti dei dojo lì.

Separazione dalla Aikikai

PRANIN
Intorno a quello che anno era?

TOHEI
Circa tre anni dopo che il maestro Ueshiba morì, nel 1971 o 1972. Prima di allora quasi tutti i dojo americani esponevano la foto del Fondatore e la mia, ma Kisshomaru cominciò a fare levare la mia e farla sostituire con la sua.

PRANIN
Sembrava che nel periodo immediatamente successivo alla morte di O-Sensei aveste buon rapporto. Perché tale rapporto successivamente finì per deteriorarsi?

TOHEI
Nel 1971, io proposi di insegnare specificatamente il concetto di ki nell’Aikikai. Pensavo che continuando semplicemente a praticare tecniche muovendosi avanti e indietro su una superficie piana non sarebbe risultato in Aikido, perché l’Aikido è basato sul ki. Ho suggerito al signor Osawa la creazione di una lezione sul ki e di far sì che le persone vi studiassero come base per il loro Aikido. Egli respinse l’idea in nome dell’Aikikai, dicendo che l’Aikido dell’Aikikai era l’Aikido di Kisshomaru, e che pertanto gli insegnamenti di Kisshomaru avrebbero dovuto costituire il nucleo dell’allenamento. Capii che non c’era spazio per me per insegnare in quell’ambiente e chiesi se sarebbe stato possibile per me di perseguire il mio suggerimento al di fuori del dojo. Mi dissero che andava bene, così uscii e creai una classe che non si concentrava sulle tecniche di Aikido, ma sull’insegnamento del ki.
Penso che il mio insegnamento del ki abbia contribuito molto alla crescita dell’Aikido. La semplice pratica delle tecniche di Aikido avanti e indietro per il tatami va bene per gli studenti e chi è giovane, ma le persone anziane con minore capacità di resistenza dopo un po’ tendono a smettere. I miei insegnamenti sul ki sono stati ben accolti da vari tipi di persone, compresi i gruppi di più alto livello di dirigenti d’azienda, manager e presidenti e gente del genere. Tuttavia, sia il signor Osawa che Kisshomaru vedevano quello che stavo facendo come qualcosa di rimosso dall’Aikido.
Negli Stati Uniti capivano quando mi riferivo all’Aikido con espressioni come “una questione di mente.” In Giappone, invece, l’Aikido era semplicemente Aikido, così decisi che fosse necessario stabilire il concetto di ki anche in Giappone.
Il signor Osawa era un uomo molto buono e ascoltava quello che avevo da dire. A quel tempo, però, stava facendo degli sforzi per sostenere Kisshomaru e cercò di impedire alla gente di partecipare alle mie lezioni.
Avevano rifiutato di farmi insegnare ki all’interno dell’Aikikai, ma mi avevano detto che ero libero di fare quello che mi è pareva all’esterno. Con questa convinzione iniziai le mie lezioni presso il Centro Olimpico. Esse si dimostrarono essere molto popolari ed entro tre mesi si erano iscritti un centinaio di allievi.  Quando ne sentì parlare, Osawa fu sorpreso  e venne a chiedermi se mi sarebbe interessato tenere una lezione all’interno della Aikikai! Ero molto irritato e gli dissi che pensavo che fosse un po’ tardi per questo.
Nessuna delle persone che veniva alla mia lezione di ki sapeva nulla di Aikido e non erano realmente interessati a impararlo, dato che non era quello che erano venuti a imparare. Questo non sarebbe successo se fossi stato in grado di creare dall’inizio una lezione sul ki per quelli dell’Aikikai. Data la posizione in cui si trovava, so che Osawa dovette rifiutare la mia richiesta, ma io penso che dentro a questo proposiito si sentisse sempre a disagio. Quando nel 1990 fu costruita la sede centrale della Ki no Kenkyukai (Ki Society) nella Prefettura di Tochigi, Osawa mi contattò privatamente e inviò anche un piccolo contributo.

Koichi Tohei negli USA negli anni settanta

Storie dalla Scena Aikidoistica del Dopoguerra 

PRANIN
Che tipo di persone entrò a far parte dell’Aikikai dopo la guerra?

TOHEI
Io ho insegnato a molte delle persone che adesso sono insegnanti… Tada, Arikawa, Yamaguchi, Okumura, Yamada, Chiba. Yamada ancora mi viene a trovare, di tanto in tanto.

PRANIN
Lei ha delle particolari storie di allenamento da ricordare da quel periodo?

TOHEI
Beh, niente di così interessante.
Una volta che mi ero preso una sbornia,  mi stavo allenando con Tamura, che ora è in Francia. Gli dissi: “Guarda, qualche volta ho intenzione di tirare duro, quindi fai attenzione”. Probabilmente doveva aver sottovalutato il mio consiglio, perché quando lo proiettai sfrecciò attraverso il dojo e ruppe il vetro della finestra con un braccio. Avrebbe dovuto solamente fermarsi, ma invece provò a tirare fuori immediatamente il braccio e finì per ferirsi sui bordi taglienti. Quando vidi cosa aveva fatto, mi arrabbiai e senza pensarci gli urlai addosso per non aver aspettato fino a quando non avesse potuto estrarre il braccio in modo sicuro. Me pentii subito e mi resi conto che era crudele urlare contro di lui in quel modo dopo che si era fatto male. Decisi allora di portarlo fuori per una notte brava in città quella sera.
Un’altra volta presi con me Tamura e Chiba per una dimostrazione in Hiratsuka. Perché questo avvenne durante l’occupazione militare americana, le dimostrazioni di arti marziali di quasi tutti gli stili erano ancora vietate. L’autorizzazione per una dimostrazione di Aikido invece era stata concessa, e noi tenemmo una dimostrazione davanti al comandante della guarnigione in quella zona. La nostra spiegazione del principio di non-competizione in Aikido fu ben accolto e sembrò trovare simpatia nel pubblico.
Durante la dimostrazione feci una tecnica in cui spazzai via i piedi di Chiba con un jo. Lui si sistemò da solo in modo da ricevere il mio movimento, ma io odio quando le persone fanno volutamente cadute inutili come queste, così gli dissi di smettere di fare cose inutili e lo proiettai a terra con tutte le mie forze. Si ribaltò completamente a testa in giù e atterrò quasi sulla sua testa. Per un momento temetti di avergli fatto qualcosa di terribile e fui sollevato nel vedere che in qualche modo era atterrato in sicurezza.
Una volta un mio allievo si iscrisse all’Aikikai e fu elogiato perchè era bravo nelle ukemi e spesso accompagnava il Maestro Ueshiba. Una volta lo presi come mio uke durante una manifestazione presso lo Hibiya Kokaido (sito della All Japan Aikido Demonstration nei primi anni prima che si iniziasse a usare il Budokan NdR), ma iniziò a cadere da solo anche prima che avessi proiettato. Allora gli ho detto: “Che diavolo stai facendo? Perché cadi ancora prima che ho cominciato a proiettarti!? Vattene!” Erano presenti un sacco di spettatori , e penso che furono tutti piuttosto sorpresi, ma è stata anche un’opportunità inattesa per loro per rendersi conto che le tecniche di Aikido non sono false o pre-arrangiate.
Quando avevo 49 anni anni feci un film didattico sull’Aikido in cui appaiono come miei uke aikidoka del calibro di Masando Sasaki e Seishiro Endo. Endo è apparso anche in un libro called Shinshin Toitsu Aikido che è per lo più immagini. Ho insegnato anche a gente come Saotome e Ichihashi, una volta o l’altra.

PRANIN
Ha qualche aneddoto interessante del periodo successivo alla sua uscita dall’Aikikai?

TOHEI
Circa dieci anni fa in Francia venne a trovarmi un gruppo di studenti di Tamura. A quanto pare Tamura pensava che, a causa della mia età, io probabilmente non potevo più fare Aikido e che stavo lavorando solo con il ki. Pare che essi fossero venuti a vedere con i propri occhi se ciò fosse vero, e credo anche per avere un assaggio di un decimo dan di Aikido. Ho scelto otto o nove di loro e li mi feci attaccare nel randori. Tornarono a casa dicendo: “Beh, sembrerebbe che Tamura si fosse sbagliato!”

Tohei a Ki no Sato nella Prefettura di Tochigi, 1995

Iluminazione da una singola dichiarazione di Nakamura Tempu 

PRANIN
In che modo il suo Shinshin Toitsu Aikido è diverso da quello del Fondatore Morihei Ueshiba?

TOHEI
Quando sono andato alle Hawaii e ho cercato di utilizzare le tecniche che avevo imparato da Ueshiba Sensei, ho scoperto che molte erano inefficaci. Ciò che Sensei diceva e quello che faceva erano due cose diverse. Ad esempio, nonostante il fatto che lui era molto rilassato, diceva ai suoi allievi di fare tecniche taglienti, potenti. Quando sono arrivato alle Hawaii, tuttavia, c’erano dappertutto ragazzi forti come Akebono e Konishiki. Non c’era proprio nessun modo di usare la forza la potenza fisica per prevalere contro il loro tipo di forza.
Quando uno è saldamente bloccato o controllato, le parti del suo corpo che sono direttamente interessate semplicemente non possono muoversi. Tutto quello che puoi fare è iniziare un movimento con quelle parti che è possibile spostare, e l’unico modo per farlo con successo è il relax. Anche se il tuo avversario ti ha preso con tutte le sue forze, è ancora possibile mandarlo in volo se sei rilassato quando esegue la proiezione. Questo è qualcosa che ho vissuto in prima persona durante quel viaggio alle Hawaii, e quando tornai in Giappone e ripresi a osservare il  maestro Ueshiba, mi resi conto che egli effettivamente applicava le sue tecniche da uno stato molto rilassato.
Mentre ero con Ueshiba Sensei sono stato anche a studiare sotto Nakamura Tempu. Lui è stato il primo che mi ha insegnato che “la mente muove il corpo.” Quelle parole mi colpirono come un fulmine di energia elettrica e aprirono gli occhi all’intero regno dell’Aikido. Da quel momento ho cominciato a rielaborare tutte le mie tecniche di Aikido. Ho buttato via le tecniche che andavano contro la logica e selezionato e riorganizzato quelle che ritenevo fossero utilizzabili.
Ora il mio Aikido è composto per circa il trenta per cento delle tecniche del Maestro Ueshiba e il settanta per cento delle mie.
Probabilmente si può dire che è stato alle Hawaii dove ho fatto gran parte del mio apprendistato importante (shugyo). Il motivo originale per cui sono andato lì,  tra l’altro, è stato un invito del Nishikai, un gruppo dedicato al Metodo della Salute di Katsuzo Nishi . Le loro intenzioni, però, avevano qualcosa a che fare con il mettere a confronto le mie capacità nelle arti marziali e quelle di alcuni lottatori professionisti locali e con il ricavato della manifestazione costruire la loro sede centrale. Io di questo non ero a conoscenza fino a poco prima della mia partenza, quando era troppo tardi per rifiutare, così mi sono rassegnato e sono andato lo stesso.
Gli hawaiani erano abbastanza schietto nell’esprimere le loro prime impressioni di me. Hanno detto: “Accidenti, Sensei, sei giovane e carina, vero?” Allora gli dissero: “Accidenti, Sensei, sei abbastanza piccolo ….” Poi arrivato al punto e disse: “Maestro, sono Sei sicuro si può veramente fare? “Ho pensato che l’unica cosa da fare era mostrare loro cosa avrei potuto fare e far vedere loro per loro stessi. Dopo di che tutti gli artisti locali marziali e lottatori divenne miei studenti.

Gli hawaiani erano abbastanza schietti nell’esprimere le loro prime impressioni su di me. Mi dicevano: “Accidenti, Sensei, sei proprio giovane, eh?” Altri mi dissero: “Cavolo, Sensei, sei davvero un piccoletto…”
Poi arrivato al momento cruciale mi chiesero: “Maestro, sei davvero sicuro di potercela fare? “Ho pensato che l’unica cosa da fare era mostrare loro cosa avrei potuto fare e lasciare che vedessero con i loro occhi. Dopo di che tutti i praticanti di arti marziali e i lottatori locali divennero miei allievi. L’Aikikai Hawaii è stata fondato otto mesi dopo, e fui anche nominato capitano onorario a vita delle locali forze di polizia. Ueshiba Sensei non fu mai testato in quel modo in tutta la sua vita.

PRANIN
Vorremmo chiederle qualcosa a proposito delle tecniche di armi. Presso l’Aikikai Hombu Dojo ci sono alcuni Shihan che affermano che l’Aikido moderno non ha tecniche di armi. D’altra parte, ci sono insegnanti come Morihiro Saito che integrano queste con l’insegnamento delle tecniche a mani nude (taijutsu). Secondo lei le tecniche di armi sono parte dell’Aikido o no?

TOHEI
Dire non ci sono tecniche con le armi in Aikido è ridicolo. La gente dice così perché non le conoscono. Vieni a vedere quello che facciamo con le armi presso la Ki society. Inoltre c’è anche tutto sul nostro video didattico. Che l’Aikido abbia tecniche di armi è solo buon senso, ed è un peccato che la gente debba dire il contrario. Mi chiedo, devo andare io laggiù e insegnargli? Yoshio Sugino (Dojo-cho della sezione Aikikai di Kawasaki e decimo dan di Katori Shinto Ryu) una volta partecipò ad una delle nostre prove di allenamento fisico. Vedendo le tecniche di armi dei nostri studenti, li lodò: “Vedo che hai decine di aspiranti O-Sensei qui.”

PRANIN
Tohei Sensei, la ringrazio per averci concesso così tanto tempo per parlare con noi.

Chi e’ Stanley Pranin
Iscriviti ad Aikido Journal 

Leggi la Prima Parte dell’Intervista

Copyright Stanley Pranin © 1996-2011
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Pubblicato per la prima volta su
http://www.aikidojournal.com/article?articleID=93&highlight=tohei+koichi 

Intervista a Koichi Tohei – Parte 1

Koichi Tohei Sensei

Koichi Tohei Sensei

Con questo articolo Aikido Italia Network avvia una prestigiosa collaborazione con il piu’ famoso sito web al mondo per quanto concerne l’Aikido, quell’Aikido Journal diretto dal mitico Stanley Pranin, che ha accettato una collaborazione/scambio con il nostro blog, aprendo per noi i suoi sconfinati archivi che contengono materiale di altissima qualità, data la storia personale e le connessioni di Stanley. Iniziamo a scavare tra i tesori di cultura aikidoistica di Aikido Journal riproponendovi una intervista dell’11 luglio 1995, mai pubblicata prima in italiano, con il compianto Koichi Tohei Sensei, recentemente scomparso

di STANLEY PRANIN

L’Aikido è cresciuto in modo esplosivo dalla seconda guerra mondiale in poi. Koichi Tohei, un notevole contributore di questo sviluppo, è forse uno di quelli più qualificati a parlare della storia dell’aikido. La maggior parte degli Shihan di Aikido (anche 7 ° dan e oltre) attivi oggi  nel mondo hanno avuto come insegnante, in un momento o in un altro, Tohei.

Sentendo fortemente che le future generazioni dovessero decidere del proprio destino, Tohei ha scelto di parlare molto poco nel corso degli anni. Alla fine, a condizione che noi si rappresenti le attività della sua organizzazione e il suo pensiero così come sono, Tohei Sensei ha finalmente acconsentito a questa intervista esclusiva con l’Aikido Journal. Essendo l’unico allievo di Morihei Ueshiba che ha ufficialmente ricevuto il 10 Dan, ed essendo una figura di importanza centrale nel mondo dell’Aikido del dopoguerra, Tohei ha colto l’occasione di parlare francamente con noi sulle sue opinioni ed esperienze.

I Principi del Cielo e della Terra e il Mio Approccio alla Vita
PRANIN
Sensei, ci parli del suo approccio all’Aikido.

TOHEI
Nel momento in cui stiamo per entrare nel ventunesimo secolo, il mondo in cui viviamo è sempre più relativo. dato che c’è un davanti, c’è anche un dietro. Siccome vi è un su, vi è anche un giù. All’interno di questo mondo relativistico, nulla è assoluto nella sua correttezza. Non è possibile, per esempio, che nord sia corretto mentre a sud non lo è. Entrambi sono semplicemente “fatti”.
L’unico modo sicuro di essere assolutamente corretto è quello di evitare di essere presi nel vortice di questi cosiddetti fatti del mondo relativistico e invece essere in accordo con i principi assoluti del Cielo e della Terra. Quando si tratta di criteri di giudizio, ciò che è in accordo con i principi del Cielo e della Terra è corretto, mentre ciò che non è non è corretto.
Un’azione decisiva nasce da una comprensione di ciò che è in accordo con i principi del Cielo e della Terra. Una mancanza di questa comprensione porta ad uno “sforzo irragionevole”, o Muri, il significato letterale del quale è “mancanza di principio”, e dovrebbe essere evitato. Questo è sempre stato il mio modo di pensare e la ragione per cui ho evitato scrupolosamente di agire in modi che coinvolgano questo sforzo irragionevole o che vadano contro questi principi.
L’Aikido è essenzialmente un percorso per essere in accordo con il ki del Cielo e della Terra. Molti di coloro che sono coinvolti nel budo, tuttavia, tendono a parlare di cose che sono illogiche e coinvolgono sforzo irragionevole, cose che sono impossibili. Il mio modo di vivere, invece, è quello di evitare di fare tutto ciò che non è in accordo con il principio.

Mito e realtà: Quello che ho imparato dal Maestro Morihei

Tohei in Hawaii, circa 1953

Tohei in Hawaii, circa 1953


PRANIN
Qual è stata la cosa più importante che ha imparato da Morihei Ueshiba?

TOHEI
Di questi tempi il modo in cui la gente parla di ki  per lo più tende verso l’occultismo, ma voglio dire che non io ho mai fatto niente che neanche lontanamente coinvolgesse l’occulto. Molto di ciò di cui Ueshiba Sensei ha parlato, d’altra parte, suona come occulto.
In ogni caso, io cominciai a studiare Aikido perché avevo visto come il Maestro Ueshiba avesse veramente imparato a padroneggiare l’arte del rilassamento. Era perché era rilassato, infatti, il motivo per cui poteva generare tanta potenza. Diventai suo allievo con l’intenzione di apprendere questo da lui. A essere onesti, non ho mai ascoltato la maggior parte delle altre cose che diceva.
Le storie a proposito di Ueshiba Sensei che si muoveva alla velocità della luce o che sradicava pini da terra roteandoli poi in aria tutto intorno sono tutte storie, appunto. Ho sempre invitato gli aikidoisti ad evitare di scrivere cose del genere. Purtroppo molte persone non sembrano ascoltare. Invece, si limitano a ridurre le dimensioni del pino della storia da un colosso di albero ad uno di una sola decina di centimetri di diametro. In realtà, è piuttosto difficile estrarre dal suolo anche una singola radice di bardana, quindi come sarebbe mai possibile che qualcuno possa sradicare un albero di pino con un tronco di dieci centimetri, soprattutto quando questo è sorretto dal suo intero sistema di radici? Queste cose non sono altro che esagerazioni del genere spesso usato dai cantastorie di altri tempi.
Le storie poi sono diventate alquanto incredibili da quando Ueshiba è morto, e ora c’è gente che va raccontando che si spostava istantaneamente e ricompariva improvvisamente ad un chilometro di distanza e sciocchezze simili. Io sono stato a lungo con Ueshiba Sensei e posso dire che non possedeva poteri soprannaturali.

PRANIN
Sensei, lei sembra in ottima salute per un uomo che sta per compiere settantasei anni. È sempre stato così?

TOHEI
In realtà, da bambino ero piuttosto fragile. Mio padre disse che dovevo diventare più forte e mi ha fatto iniziare Judo, con il quale aveva connessioni presso la Keio University. Mi allenai duramente e alla fine diventai più forte, ma dopo essere entrato nel programma pre-college alla Keio un attacco di pleurite mi costrinse a prendere un anno sabbatico. La forza che avevo guadagnato con tanta fatica improvvisamente iniziò a sparire di nuovo.
Incapace di sopportare il pensiero di perdere quello che avevo lavorato tanto per guadagnare, Sostituii il Judo con altre forme di allenamento, come lo zazen (sedute di meditazione Zen) e il misogi (purificazione). Giurai che non avrei permesso che la mia forza si deteriorasse nuovamente anche se questo mi avesse portato alla morte. Preoccuparmi per la mia salute e vivere come un mezzo invalido non sarebbero serviti a nulla per aiutarmi nel mio recupero, per cui ho semplicemente detto “al diavolo, tanto vale che mi butto nell’allenamento, anche se mi ammazza. Anche l’Aikido faceva parte di quell’allenamento. Mi sono concentrato sul potenziare la mia forza, e ad un certo punto i raggi X mostrarono che la pleurite era del tutto scomparsa. Sorprendentemente, ero guarito.
Anche se le mie idee erano ancora alquanto vaghe in quel momento, ebbi la sensazione che la mia mente e il mio spirito (Kokoro) avessero motivato il mio corpo. Capii che il modo in cui si mantiene la propria mente è importante. La malattia fisica è ok (anche se non auspicabile), ma è inaccettabile consentire che la malattia si estenda alla propria mente o ki.
In giapponese, quando il corpo funziona a dovere in quale che sia modo, noi chiamiamo questo yamai, o byo, che significa semplicemente “malattia”, ma quando il malfunzionamento si estende anche al ki, lo chiamiamo byoki. Quindi, anche se il mio corpo può essere afflitto da una qualche malattia, non devo permettere che essa si estenda al mio ki. Se la mente è sana, il corpo la seguirà.
Dopo la mia guarigione sono tornato al mio club di Judo, ma io non riuscivo a riprendere l’allenamento con l’entusiasmo precedente. Uno dei motivi è che il Judo sottolinea inevitabilmente l’allenamento fisico del corpo prima di passare alle questioni della mente. Continuavo a pensare che era la mente a muovere il corpo, e che qualsiasi cosa si pensasse nella propria mente, si dovrebbe essere in grado di farla con il corpo.
Inoltre, essendo stato lontano dal Judo per quasi due anni, nel momento in cui ricevetti il mio secondo dan, tutti gli altri avevano già conseguito il quarto o quinto dan. Persino molti dei terzi dan avevano progredito così tanto da potermi facilmente proiettare a loro piacimento. Questo non fu particolarmente interessante e neppure molto divertente.
Nella speranza di rinforzarmi, andai a casa e iniziai a tirare leggeri calci contro i pilastri di sostegno dell’edificio. Dopo averlo fatto un paio di migliaia di volte al giorno, però, i muri cominciarono a crollare. Mia sorella maggiore non fu molto contento di questo e mi mandò a praticare fuori in giardino, invece. Dopo alcune settimane riuscii così ad ottenere di muovere i piedi con la stessa agilità e destrezza delle mie mani. Tornai al dojo e mi scoprii in grado di proiettare chiunque.

L’incontro con Ueshiba Morihei

Tohei con il Fondatore nel 1953 (da "Aikido: The Arts of Self-Defense")

Tohei con il Fondatore nel 1953 (da "Aikido: The Arts of Self-Defense")


PRANIN
Quando entrò a far parte dello Ueshiba Dojo ?

TOHEI
Penso che sia stato nel 1940. Kisaburo Osawa arrivò circa una settimana dopo. Avevo pensato che fosse un brutto segno se dopo essermi allenato da solo per un paio di settimane ero stato in grado di tornare e atterrare tutti nel dojo di Judo. “Perché perdere tempo con un’arte marziale del genere?” pensai. E’ stato allora che ho incontrato il Maestro Ueshiba. Shohei Mori, uno degli allievi anziani del club di Judo che aveva lavorato con le Ferrovie della Manciuria, mi aveva parlato di un insegnante dotato di una forza fenomenale e mi aveva chiesto se mi sarebbe piaciuto incontrarlo. Mi dette una lettera di presentazione e io andai.
Quando arrivai al dojo,  Ueshiba Sensei era fuori e venni ricevuto da un uchideshi chiamato Matsumoto. Gli chiesi di spiegarmi cosa fosse l’Aikido. Egli rispose: “Dammi la mano e ti faccio vedere.” Sapevo che avrebbe fatto qualche mossa su di me, così tirai fuori la mano sinistra al posto della mia destra. Essendo destrimane, volevo tenere la mia mano più forte di riserva. Mi afferrò il polso e mi fece un potente nikyo. Io non aveva rafforzato quella parte del mio corpo per nulla, così fu straziante. Sono sicuro di essere sbiancato, ma non avevo intenzione di lasciarlo prevalere su di me, così sopportai il dolore fino a quando potei. Poi gli detti un pugno con la mano destra e lui si scompose e mi lasciò andare.
Stavo iniziando a pensare che se questo era l’Aikido potevo anche dimenticarmelo e tornare a casa. Prprio allora ritornò il Maestro Ueshiba. Gli mostrai la mia lettera di presentazione e lui disse: “Ah, sì, dal signor Mori …” Poi, come dimostrazione, iniziò a proiettare uno degli uchideshi di più grande statura in giro per il dojo.
La mia impressione fu che fosse tutto falso,  fino a quando Ueshiba Sensei mi disse di togliermi il cappotto e attaccarlo. Assunsi una guardia di Judo e si mossi per afferrarlo. Con mia grande sorpresa, mi proiettò con tale morbidezza e velocità che non riuscii neppure a capire cosa fosse successo. Capii immediatamente che questo era quello che volevo fare. Chiesi subito il permesso di iscrivermi e dalla mattina seguente cominciai andare al dojo ogni giorno.
Scoprii che l’allenamento era molto strano e misterioso, e morivo dalla voglia di sapere come si facevano le tecniche. Quando qualcuno usa la forza fisica per proiettarti, c’è sempre qualcosa che puoi fare per reagire o contrattaccare. Ma è una storia diversa quando la persona non fa nulla in particolare, e tu finisci comunque proiettato. Pensai: “Wow, this is the real thing!

All’inizio non avevo idea di quello che stava succedendo. Anche gli studenti di scuola secondaria riuscivano a buttarmi a terra senza problemi. Trovando che questo fosse piuttosto strano, io cercavo di afferrarli con ancora maggiore forza, ma ovviamente venivo proiettato ancora più facilmente.
Nello stesso periodo stavo continuando il mio allenamento presso la Ichikukai [vedi l’intervista con Hiroshi Tada in AJ101 per ulteriori informazioni, NdR]. Diverse volte rimanevo durante la notte a praticare zazen e misogi. La pratica era focalizzata sulla realizzazione di una sorta di stato di illuminazione in cui il corpo e la mente diventano totalmente senza condizionamenti. Era estenuante, e dopo andavo di corsa all’allenamento di Aikido, già stanco morto. Con mia sorpresa scoprii che in quella condizione, la gente che prima poteva sempre proiettarmi era completamente incapace di farlo! D’altra parte io riuscivo a proiettare loro senza molta fatica. Tutti pensavano che fosse strano e continuavano a dire cose come: “Come è la storia con Tohei? Lui salta la pratica e torna più forte che mai! ”
E’ molto più difficile per chiunque proiettarvi se lasciate andare la forza fisica, e diventa anche molto più facile buttare a terra il vostro avversario. Pensai a  Ueshiba Sensei e mi resi conto che era veramente rilassato quando faceva il suo Aikido. E’ stato allora che ho improvvisamente capito il vero significato di “relax”.
Il mio Aikido continuò a progredire mentre io continuavo con il mio misogi e zazen. Dopo circa sei mesi fui inviato a insegnare in posti come l’accademia di polizia militare a Nakano e la scuola privata (Juku) di Shumei Okawa. A parte Ueshiba Sensei nessuno  riusciva ad atterrarmi. Mi ci volle solo un anno e mezzo per essere in grado di raggiungere quel grado di abilità, quindi penso che quando ci vogliono cinque o dieci anni è troppo lento.
Anche oggi molte persone si impegnano più che possono ad imparare le tecniche, mentre io fin dall’inizio mi dedicai a imparare il ki.

Fine della Prima Parte
Leggi la Seconda Parte 

Profilo di Koichi Tohei

Nato 1920 a Tokyo, si trasferì giovanissimo nella Prefettura di Tochigi, dove ha trascorso la sua giovinezza. Il suo precario stato di salute durante l’infanzia lo costrinse a visitare l’ospedale di frequente. Su insistenza del padre, iniziò a fare judo. Dopo essere riuscito a rinforzare il suo corpo, a quindici anni fu promosso cintura nera e a sedici anni entrò a far parte del programma preparatorio della Keio University. Continuò a praticare judo con entusiasmo, ma contrasse una pleurite a causa dell’eccessivo allenamento e fu costretto a ritirarsi dalla scuola per un anno. Durante questo periodo si dedicò alla auto-formazione attraverso misogi kokyuho, Zen e altri tipi di disciplina.
A 19 anni incontrò Morihei Ueshiba e divenne suo allievo. Nel breve volgere di un anno e mezzo diventò rappresentante del fondatore (Dairi) e, non avendo ancora ricevuto alcun grado ufficiale in aikido, fu inviato a insegnare presso l’Accademia di Polizia di Nakano e la scuola privata di Shumei Okawa.
A 23 anni fu richiamato in servizio militare sotto il fuoco nemico imparò il segreto di dirigere il ki in un unico punto nel basso addome (seika no Itten). Tra il 1953 e il 1971 visitò gli Stati Uniti in quindici occasioni, insegnando e diffondendo l’Aikido e i principi del ki. Tohei ricevette il decimo dan di Aikido nel 1969. Ha lavorato come Direttore degli Shihan (Shihan Bucho) e Direttore (Riji) dell’Aikikai fino a quando lasciò l’organizzazione nel 1974.
Tohei fondò la Ki Society (Ki no Kenkyukai) nel 1971 (riconosciuta come organizzazione non-profit nel 1977), che egli ha presieduto fino alla sua morte, avvenuta nel mese di maggio di quest anno. La Ki Society è l’unica organizzazione in Giappone specializzata nell’allenamento del ki ad aver ottenuto il riconoscimento come organizzazione senza scopo di lucro da parte del Ministero del Pubblic Welfare.

Chi e’ Stanley Pranin
Iscriviti ad Aikido Journal 

Copyright Stanley Pranin © 1996-2011
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Pubblicato per la prima volta su
http://www.aikidojournal.com/article?articleID=93&highlight=tohei+koichi