Aikido, Sport o Disciplina? Intervista a Simone Chierchini

Aikido al Cairo: il movimento diventa mondiale

Aikido al Cairo: il movimento diventa mondiale

Ce lo spiega il maestro Chierchini: intervista al cultore dell’Aikido, un tipo di arte marziale in rapida espansione

di SARA GERARDI

D. Maestro si presenti, chi è Lei?

R. Sono Simone Chierchini nato a Roma 50 anni fa, ma ho lungamente vissuto e insegnato anche a Milano e in Irlanda. Nel 2009 mi sono stabilito in Molise. Figlio dei pionieri dell’Aikido Danilo Chierchini e Carla Simoncini – che introdussero l’Aikido in Italia nel 1964 – ho iniziato a praticare Aikido nel 1972, qualificandomi come insegnante nel 1984, quando ho iniziato anche a insegnarlo. Oggi ho la qualifica di Maestro FIJLKAM, con il grado di 5° Dan, grado conferitomi nel 2008 dall’Aikikai Foundation di Tokyo, la casa madre dell’Aikido. Grazie a questi prestigiosi accrediti, sono l’insegnante di Aikido più qualificato di Abruzzo e Molise.

D. Maestro, ci parli della sua passione per questo sport: come è nata?

R. La mia passione per l’Aikido non ha una data di inizio e neppure una di scadenza. Le arti marziali sono una tradizione di famiglia e mi ci sono trovato immerso fin da bambino. Sono cresciuto e maturato assieme all’Aikido, che costituisce parte integrante ed essenziale del mio bagaglio umano, almeno quanto i miei studi ed esperienze sociali. Grazie all’Aikido ho viaggiato e ho conosciuto il mondo e i suoi abitanti – da anni insegno regolarmente in Irlanda ed Egitto – ma soprattutto conosco me stesso.

D. Ci spieghi le regole base della disciplina che pratica e insegna.

Senza confini: Aikido a Bogotà

Senza confini: Aikido a Bogotà

R. L’Aikido è come una cipolla, possiede numerosi strati, che è possibile sfogliare man mano che si pratica. Lo strato superficiale tuttavia è quello che lo avvicina di più ad una pratica di natura sportiva, ove l’elemento difesa personale è determinante. L’unicità dell’Aikido è però nelle modalità in cui questo si manifesta: l’uomo/donna medi non sono potenti fisicamente, ma con l’Aikido possono essere comunque efficaci, dato che le tecniche difensive dell’Aikido sono basate su movimenti spiraliformi che utilizzano e ridirigono l’energia aggressiva dell’attaccante.
Gli strati più interni della cipolla riguardano maggiormente l’aspetto psicologico/educazionale che quello sportivo. L’Aikido persegue il massimo risultato con il minimo sforzo, ma insegna anche a infliggere il minor danno possibile all’attaccante – che è visto non come un nemico da distruggere, ma come un fratello che sbaglia. Questo è un elemento unico nel mondo delle arti marziali, che è invece caratterizzato da una storia e un linguaggio fisico pieno di violenza. Nell’allenamento di Aikido, gradualmente si ricerca una condizione in cui il controllo e la sensibilità divengono i fattori più importanti della pratica, con l’ovvia conseguenza di formare persone più mature e consapevoli di sé e di quello che li circonda.

D. Le origini di questa disciplina: dove e quando è nata?

R. L’Aikido è stato sviluppato dal giapponese Morihei Ueshiba a partire dagli anni Trenta del XX secolo, ma affonda le sue radici nelle antiche tradizioni marziali nipponiche. I suoi genitori sono la spada e il ju-jutsu tradizionale. In Italia si è diffuso a partire dalla metà degli anni ’60 e conta a oggi circa 15.000 praticanti.

D. Considera questa disciplina un vero e proprio sport al pari di quelli più noti (calcio, basket ecc.) oppure è un’arte, una disciplina che non rientra nella categoria sport, esula dall’esser classificata come sport?

Sempre più su ragazzi!

Sempre più su ragazzi!

R. Come dicevo prima, l’Aikido è una disciplina complessa, che presenta alcune delle caratteristiche degli sport più popolari, ma va molto oltre. Per esempio, come gli sport consente un ottimo esercizio aerobico che tonifica l’intero apparato muscolare in modo bilanciato, migliorando l’equilibrio e la coordinazione motoria; chi fa Aikido regolarmente può aspettarsi di vedere aumentare forza, flessibilità e resistenza. Tuttavia, qui è dove gli sport si fermano, mentre l’Aikido fornisce l’ispirazione e gli strumenti per crescere come esseri umani; molte sono le persone che vi si avvicinano per imparare a difendersi, ma finiscono per trovare soprattutto un efficacissimo metodo di sviluppo psicologico e spirituale.

D. La disciplina che insegna viene e può essere applicata in maniera individuale a coppia, in gruppo o in tutti e 3 i modi?

R. L’Aikido si studia in gruppo, ma nello studio viene applicato a coppie o individualmente a seconda degli esercizi proposti. Gli allievi più esperti studiano anche come difendersi da attacchi multipli e liberi, per meglio prepararsi all’eventualità di un attacco reale. Il tutto è comunque vissuto in un’atmosfera ove l’impegno e l’intensità vanno a braccetto con il piacere di praticare assieme e con il divertimento e la soddisfazione di riuscire a fare cose che si ritenevano precedentemente impossibili. Il lavoro con la spada e con il bastone – che affianca quello delle tecniche a mani nude e le completa e spiega – non manca mai di affascinare gli allievi, facendogli provare sensazioni provenienti da un mondo antico che parla al nostro inconscio con una forza sorprendente.

D. Ritiene che questa disciplina che lei insegna debba essere maggiormente conosciuta e pubblicizzata a livello locale ma anche nazionale?

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Aikido in Irlanda: aprire nuove frontiere

Q. Io ho dedicato già 30 anni della mia vita a divulgare l’Aikido dove serve di più, perché non è presente. Sono stato un pioniere della disciplina in Irlanda durante la mia permanenza in quel meraviglioso paese dove ho vissuto per 14 anni, e ora sono un pioniere dell’Aikido in Abruzzo e Molise, ove per adesso non ha conosciuto una gran fortuna. Spero che con l’aiuto dei miei allievi, degli esperti di altre discipline marziali e delle istituzioni si possa riuscire a dare all’Aikido il ruolo che merita anche nelle nostre regioni. Si parla tanto del problema dell’educazione delle nuove generazioni e della motivazione a vivere bene nelle persone in età adulta, ma tutto quello che vedo fare va nella direzione di renderci tutti consumatori ottusi e staccati dal nostro corpo. L’Aikido insegna che io esisto anche quando non mi occupo del mio abbigliamento, di quanti tatuaggi mi sono fatto, di quando ho acquistato l’ultimo iphone. L’Aikido insegna che anche se ho 50 anni il progresso fisico e interiore sono alla mia portata. Ben venga quindi la diffusione locale e nazionale di una disciplina che rinforza il corpo e apre la mente, in questi tempi bui può essere una sorte di luce nell’oscurità.

D. Ci sono associazioni oltre la sua dove insegna, dove praticare questa disciplina a livello locale? E a livello nazionale?

R. Per l’Aikido in Abruzzo consiglio di riferirsi al sito aikidopescara.com, da noi gestito, da cui si possono ottenere informazioni su dove praticare e come avviare nuovi corsi nella propria città. Il riferimento per il Molise è invece aikidomolise.com. A livello nazionale esistono numerose associazioni di riferimento, collegate al CONI attraverso gli enti di promozione sportiva e spesso con connessioni con il Giappone. Chi vuole orientarsi in questo mondo e conoscerne alcuni interessanti aspetti può visitare il mio blog, aikidoitalia.com. Per ogni domanda sull’Aikido potete contattarmi su Facebook presso https://www.facebook.com/AikidoItaliaNetwork. Sarò felice di rispondere.

Pubblicato il 22/11/2014 su Pescara News. Tutti i diritti riservati
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Le Interviste di Ovo San – Rino Bonanno

Ovo San e Rino Bonanno ci danno di fioretto...

Ovo San e Rino Bonanno ci danno di fioretto…

Ripartono le avventure del nostro Ovo san alla scoperta dell’uomo con l’hakama. Oggi ritorniamo a Napoli e incontriamo il mitico Rino Bonanno, oltre quattro decenni sul tatami e un pedigree marziale da fare invidia ai più

di OSVALDO RIGHETTO

Allora M° Rino come è iniziato il suo viaggio nella Nostra Meravigliosa Arte?

BONANNO:
Come ho iniziato?……. è stato per caso, erano gli anni ’70.

Avevo da poco finito il liceo e durante le vacanze ,un amico, allora campione regionale juniores di judo mi parlava del suo sport. Per me che venivo dal nuoto il tutto era nuovo… mi erano sempre piaciute però le storie di eroi e guerrieri.
Da piccolo amavo riprodurre disegnando ogni genere di armi medioevali e la mente vagava in avventure di cappa e spade.

Mi convinse, al ritorno delle vacanze, a presentarmi al suo maestro, confortato dal fatto che sistematicamente senza sapere nulla di judo, riuscivo a svincolarmi e a metterlo al tappeto… diciamo sulla sabbia in spiaggia… eravamo ragazzi!

Fu così che mi ritrovai a settembre del 1971 al Palasport di Napoli (che ora non c’è più) a fare una lezione di judo con il M° Aldo Nasti ed una di karate con il M° Beppe Panada al Sankaku Club. Accanto c’era un altro dojo : il Budo Club dove si faceva Aikido e Taekwondo. Dopo che il mio futuro di campione fu assicurato dal maestro di judo che mi voleva nella squadra agonistica, feci capolino in questo dojo.

Vedere quelle gonne nere svolazzanti e quegli strani movimenti – che però in qualche modo mi sembravano familiari – mi tenne inchiodato fino al termine della lezione. Non capivo molto, ma mi piaceva. A quei tempi non si sapeva nulla di Aikido! Non c’erano testi, né molte immagini, figuriamoci i video!

“Che cos’è l’Aikido? “ – chiesi all’istruttore di Aikido – “ Prova” – fu la risposta telegrafica!

La risposta la presi come una sfida ed essendo testardo mi presentai alla prima lezione, dopo qualche giorno, armato di tutte le buone intenzioni. E’ inutile dire che fui messo in un angolo del tatami per circa un’ora ad imparare ushiro ukemi, ma non mi prese lo sconforto… anzi la sfida mi piaceva.

Allora c’erano solo sei allievi ed io. Quei sei allievi erano le prime cinture nere del M° Masatomi Ikeda, che si accingeva a tornare in Giappone, poi sarebbe andato in Svizzera.

E’ così che ho iniziato… appartengo alla seconda generazione di aikidoka italiani. Il nostro Maestro Masatomi Ikeda ritornava in Giappone e le lezioni le tenevano dunque le cinture nere. In tutto eravamo 7 persone, ma in quel periodo l’Aikikai si costituiva come Associazione ed in Italia eravamo quattro gatti… solo 5 anni dopo raggiungemmo la cifra record di 2500 persone in tutta Italia. Non c’erano altre federazioni, non c’erano testi, né video… c’era solo il M° Tada, che parlava anche poco. Ogni settimana ci si recava a fare una lezione a Roma e gli stage erano solo tre in tutta Italia, ma ricordo il piacere di incontrarsi tutti. Gli allenamenti erano duri, molto duri – allenamenti che ora non si fanno più – anche 7 ore al giorno con sveglia alle 6.00 , per 12 giorni di seguito negli stages estivi a Desenzano.

Il M° Tada era esigente… e non parlava.

Mi è sempre rimasto l’odore del pulviscolo che si sprigionava dal tatami di paglia di riso ad ogni ukemi; un odore che mi fa venire alla mente i visi di tanti compagni, alcuni anche scomparsi, le loro risate, le gocce di sudore che si mescolavano alle mie.

Ho iniziato ad insegnare a 3° kyu, autorizzato da Tada Shihan e a 1° kyu ero in Svizzera per un anno. Mi allenavo a Basel insieme ad amici come Michele Quaranta e conducevo un dojo a Gelterkinden dove gli allievi erano militari. Dopo esperienze di Dzog Chen con il M° Norbu, nel ’77 credo, aprii il mio dojo, l’Aikikai Napoli e la storia continua tutt’oggi da 43 anni.

Ho tanti ricordi, ma sicuramente aver conosciuto tanti maestri allievi diretti di O Sensei e soprattutto aver fatto con regolarità uke a loro ha un giusto valore per me. Allora si insegnava “kokoro no kokoro” da “ cuore a cuore” ed io ho incontrato i loro cuori.

Sicuramente da ognuno di loro ho appreso direttamente qualcosa: dal M° Tada a Fujimoto, da Hosokawa a Ikeda, ma direi che questi ultimi due mi hanno aperto la mente e determinato il mio Aikido, dove l’associazione con la parte più nascosta e le relazioni fra tecniche e principi universali è una costante.

OVO SAN
Oltre 40 anni di pratica, M° Rino, quando si inizia a praticare la Nostra disciplina si è sempre alla ricerca di qualcosa di interiore. Quale è stata l’ispirazione per la sua ricerca?

BONANNO
Non credo che sempre ci sia una ricerca interiore quando scegliamo di praticare Aikido. Per me questa ricerca c’è stata, perché fa parte degli insegnamenti ricevuti in ambito familiare e la nostra arte un po’ “misteriosa” (come la vedevo da giovane) mi sembrava un buon mezzo per rispondere alle domande che mi ponevo.

Credo che ci siano due tipi di allievi: quelli protesi all’esterno, dando più valore all’efficacia, ai loro movimenti ed al gesto estetico e quelli protesi al proprio interno in cui il kokyu, la respirazione ha un alto valore.
E tutt’ora incontro queste due tipologie.
Spesso non si riesce a trovare una via di mezzo e quindi si verifica il noto fenomeno di cercare qualcosa di spirituale al di fuori dell’Aikido, oppure si passa ad arti marziali più chiare nei loro scopi marziali o competitivi.

Eppure quello che c’è di spirituale o di efficace nell’Aikido è stato sempre lì, solo che non si è riuscito a coglierlo.

Per me in Aikido lo scopo ultimo non è limitarsi all’esecuzione della tecnica, ma sviluppare il giusto atteggiamento mentale per attingere al potenziale creativo. Le tecniche come diceva O Sensei “emergono liberamente, come l’acqua che sgorga da una fontana”.

OVO SAN
Se Le dessero un chicco di riso ogni volta che è salito sul tatami, nutrirebbe lo spirito marziale per anni…ma cosa è lo Spirito Marziale?

BONANNO
Lo Spirito Marziale è completamente diverso dalla spirito sportivo – dici bene quando parli di nutrirlo salendo sul tatami – è lì che si mette a dura prova noi stessi e non in termini puramente fisici, ma nell’accettazione dell’altro, nel limare le proprie asperità di carattere, nel districarsi dagli ostacoli che la stessa disciplina ed il Maestro propongono.

Qualsiasi padronanza della tecnica fine a sè stessa si traduce in un fallimento e conduce quasi sicuramente ad un’ipertrofia dell’Io e qui che scompare lo “Spirito Marziale”.

E’ nel cercare di migliorarsi e proteggere sé stessi e gli altri che compare in tutta la sua forza.

Chi comprende che non c’è alcun scopo di “Potere” nel Budō, ma al contrario il superamento dello stesso e che rappresenta un divenire ed un viaggio meraviglioso nella coscienza del Sé, e che sia proteso non al potere egoistico, ma allo smantellamento di una struttura falsa, allora incarna lo “Spirito Marziale”.

OVO SAN
Se l‘Aikido fosse un romanzo avventuroso per ragazzi, che libro sarebbe?

BONANNO
Mi piacciono le sfide con me stesso e l’incognito.

Sarei indeciso (come amante del mare) fra “Ventimila leghe sotto il mare” e “Viaggio al centro della Terra”; entrambi però hanno in comune l’addentrarsi in un territorio sconosciuto che potrei paragonare al nostro “essere interiore”.
Chi potrebbe impersonare meglio il personaggio di Nemo se non O Sensei? che senza “dire”… esplicitamente ti propone la scoperta di ciò che è dentro di noi e del mondo circostante con occhi diversi.

E poi se penso al secondo romanzo “ Viaggio al centro della Terra”, mi viene in mente il termine alchemico V.I.T.R.I.O.L.U.M
(“Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem Veram Medicinam” e cioè “Visita l’interno della Terra ( il tuo interiore) e, rettificando (te stesso) troverai la pietra occulta, la vera medicina”

E non è quello che facciamo praticando Aikido… andare all’interno, scoprire ed imparare?

OVO SAN
Se riuscisse a guardare nel futuro, come pensa si espanderà la nostra arte? Mischiandosi con altre arti marziali in nuove forme o resisterà la purezza dell’ Aikido?

BONANNO
L’Aikido è in continua evoluzione. La purezza dell’Aikido era solo quella di O Sensei.
Auspico solo, citando il Fondatore, che “persone oneste e gentili” accedano all’Aikido per migliorare sé stessi e la nostra Arte.

L’Aikido non ha forme, né schemi prestabiliti. E’ come un’onda di energia invisibile. La forma, o qualunque contaminazione, può servire, ma poi è solo liberandosi che può realizzarsi quella “indipendenza creativa”, purchè se ne conservino i principi rispondenti alle leggi della natura.

OVO SAN
Il ricordo indelebile del suo Aikido?

BONANNO
Sicuramente l’incontro con il M° Kisshomaru Ueshiba ed il M° Tamura. L’uno mi sembrava così etereo e fragile e fu una scoperta scoprire con quanta facilità mi proiettava, nonostante il mio non collaborare in quel momento giovanile alla “San Tommaso”… del secondo ho apprezzato la gentilezza e pazienza ad insegnarmi Ikkyo per più di mezz’ora quando ero un semplice “mukyu”.
Del M° Ikeda, di cui sono stato uke moltissime volte, ho un ricordo che non si accantonerà mai, perché devo a lui il farmi ragionare sulle tecniche ed i suoi significati più esoterici.

OVO SAN
M° Rino: vuole lasciare un pensiero personale o una riflessione? sarebbe stupendo. Grazie…

BONANNO
Una mia frase che rincuora spesso i miei allievi è “ Cadere e rialzarsi, per poi ricevere e dare”.
Direi se volessi dare una definizione della nostra arte: “Un sistema per entrare in contatto con il Sé, attraverso la pratica della tecnica (Waza), ma utilizzando anche l’energia (Ki) e lo spirito (Shin), in modo da affrontare come nemico un’entità non fisica esterna, ma interna e, nello specifico, “ciò che non siamo realmente”.

E’ come sempre un piacere aver ascoltato le parole di un grande maestro come Rino Bonanno, e un dispiacere allontanarsi da chi ha tanto da raccontare (starei qui delle ore …). Quindi ringrazio ancora il Maestro Rino per la sua disponibilità , e per averci regalato questa magnifica intervista.

Un saluto dal Vostro Ovo San

#Interviste Ovo San su Aikido Italia Network

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Le Interviste di Ovo San – Elena Gabrielli

gabrielli

Una Sensei! Sissignori, una Donna! Era ora…

Fratelli Aikidoka eccoci ancora qua tra di Noi; oggi il Vostro Ovoreporter vi regala una “ chicca”, nel senso che ha l’onore di ospitare – finalmente direi – una Sensei. Sissignori una Donna, era ora! Signori vi presento Sensei Elena Gabrielli VI dan dell’Associazione Jiku di Roma

di OSVALDO RIGHETTO

Intanto grazie, Sensei Elena, per la Sua gentilissima presenza… Allora ci racconti i suoi inizi, cos’è l’Aikido per Lei.

ELENA
Iniziai a praticare che ero molto giovane presso il dojo dei Monopoli di Stato, storico dojo romano dove tutto ebbe inizio. Il primo contatto con l’Aikido fu del tutto casuale. Venni a conoscenza dell’apertura del corso di Aikido da mio fratello che all’epoca praticava Judo, in quel dojo, con il M° Danilo Chierchini, pioniere del Judo e dell’Aikido italiani e, per molti anni, Presidente dell’Aikikai d’Italia.

Appartengo alla seconda generazione di yudansha italiani, quando arrivai al dojo dei Monopoli, il M° Kawamukai si era già trasferito a Milano e il M° Tada aveva fondato il Dojo Centrale di Via Eleniana.

La mia prima insegnante: la Sig.ra Carla Simoncini, mamma di Simone Chierchini, primo shodan donna italiano. Solo quell’anno (1970/1971) la classe fu femminile e credo di essere, in termini di pratica, l’unica superstite di quel corso.

Ricordo i tatami classici in paglia di riso foderati con la tela bianca, l’emozione di quando ogni mese o due ci si trasferiva al Dojo Centrale per i seminari del giovanissimo M° Fujimoto o per quelli del M° Tada che nel frattempo era tornato in Giappone e, come per me, la Maestra Carla fosse un esempio di bravura, di bellezza e di padronanza tecnica.

Molti i Maestri che incontrai in quel periodo, italiani e giapponesi, ma per me non faceva differenza. Erano tutti molto più grandi di me, distanti, irraggiungibili.

La sensazione che provavo entrando nel Dojo Centrale era un misto di stupore e timore, sia per l’ampiezza del dojo rispetto a quello dei Monopoli, sia per l’aria che si respirava.

Cos’è l’Aikido per me? E’ salire sul tatami ogni volta con il desiderio di praticare. E’ ritrovarmi a volte insegnante, a volte allieva. E’ la relazione con le persone, gli altri praticanti, gli allievi. E’ un percorso per diventare persone migliori.

OVO SAN
1- Ci sono molte donne nell’Aikido, ma poche emergono come ha fatto Lei… è così difficile farsi largo?

ELENA
E’ questione di tempo. Praticando da molto tempo ho avuto modo di conoscere molte persone, di avere tanti allievi, di confrontarmi con gli altri praticanti, di stabilire relazioni.

OVO SAN
2- Che qualità hanno le Signore dell’Aikido, che i Signori aikidoka possono solo immaginare?

ELENA
Un corpo diverso. E’ più naturale per una donna applicare Il principio della non resistenza. Le diversità fisiche rappresentate da minore forza muscolare e massa corporea, che apparentemente potrebbero sembrare uno svantaggio, vengono invece esaltate dal gesto tecnico. L’Aikido è espressione di grazia, elasticità, armonia, caratteristiche sicuramente femminili. Inoltre, la donna non ha quei vincoli culturali che obbligano l’uomo a dimostrare la propria virilità, è quindi libera da questo condizionamento che nella pratica può essere limitante.

OVO SAN
3- Se l’Aikido fosse un fiore, per Sensei Elena sarebbe?

ELENA
La similitudine con le caratteristiche di un fiore è usuale nelle Arti marziali. Basti pensare al Ciliegio, il fiore dei samurai, al Pruno citato nei discorsi di O Sensei, al Fior di Loto simbolo di purezza. Accostare un altro fiore all’Aikido diventa impegnativo. Ma pensando che l’Aikido ha una parte di luce e una d’ombra, l’aspetto yin e quello yang, l’omote e l’ura, mi viene in mente il Girasole, il fiore che segue la luce, sempre rivolto verso il sole.

OVO SAN
4- Durante una tecnica, in quel momento di unione tra cuore e movimento, Lei si sente Agile come una tigre oppure Aggraziata come una farfalla o Leggera come un fiocco di neve?

ELENA
Non ci ho mai pensato. Diciamo agile come una farfalla, leggera come una tigre, aggraziata come un fiocco di neve.

OVO SAN
5- A tutte le ragazze aikidoka, quale consiglio darebbe per vivere in serenità il proprio Do?

ELENA
Non credo che i consigli per le ragazze possano essere diversi da quelli per i ragazzi. Ognuno ha il suo percorso che si andrà costruendo strada facendo. L’importante è praticare con costanza ed impegno, senza fretta, un passo dopo l’altro. Praticare per il piacere di praticare. L’essenziale è il tatami.

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Le Interviste di Ovo San – Pino Gramendola

Pino Gramendola, un vero pioniere dell'Aikido italiano e maestro di Ovo San

Pino Gramendola, un vero pioniere dell’Aikido italiano e maestro di Ovo San

Amici aikidoka carissimi, ecco qua l’intervista “speciale” che vi avevo promesso… oggi Ovosan nelle vesti di reporter incontra “virtualmente “ il Direttore Tecnico Aishin Pino Gramendola; siamo nella nostra Torino e il Maestro Pino (6° Dan e fondatore dell’ Associazione Aishin) è uno dei Grandi dell’ Aikido Italiano. Scoprirete il perché seguendo le sue parole…

di OSVALDO RIGHETTO

Allora Maestro, intanto, come da copione, la storia della Sua vita aikidoistica, poi …le domande.

GRAMENDOLA
Ovo San buondì, piacere di raccontare, cercherò di sintetizzare 49 anni di attività…
Ho iniziato la pratica dell’Aikido nel 1964 (per pochi mesi, metodo Mochizuki) presso la palestra “Accademia Doyukai” di Torino. Ero andato con amici a vedere il Karate, con il quale a detta di un istruttore avremmo imparato a “rompere tavolette mattoni, etc.”. All’atto dell’iscrizione sento dei rumori particolari, vado a vedere… erano aikidoka, mi sono iscritto immediatamente.
Ho subito fatto amicizia con diversi praticanti fra cui Ugo Gorgoni, il nostro riferimento era Clara Gamba che ha iniziato ad avviarci alla conoscenza dell’Aikido. Con l’ Aikikai arrivò il Maestro Kawamukai; io ero cintura arancio, avremmo potuto mantenere il grado, ma assieme ad Ugo preferimmo tornare a cintura bianca.
Iniziammo così il nostro cammino partecipando a tutti gli Stage con i Maestri Tada e Kawamukai, avevamo fame di tecniche e di pratica, tutte le sere, sabato, alle volte Domenica … sempre Aikido!
Dopo anni Ugo Gorgoni e Clara Gamba si ritirarono, io continuai; divenni capo con grandi opportunità di apprendimento, lezioni e Stage in Italia, Francia, Germania, Svizzera. Era un momento fantastico, esaltante, un’esperienza unica ed irripetibile.
L’arricchimento fu notevole: Masetti, Marcotulli, Filippini, Chierchini, Grande ed altri ancora… vivevamo questa magnifica avventura. Un particolare ricordo e saluto affettuoso vanno al mio amico Ugo Gorgoni, con il quale ho condiviso tutti i più bei momenti, le fatiche dei lunghi viaggi, le rinunce….
Divenuto Maestro alla Doyukai, ho formato oltre 50 Istruttori (i loro nomi sono citati alle pagine 41/42 del libro “Cercando l’Essenza dell’Aikido“, scritto dal compianto Santino Rigoli. Molti insegnano, tantissimi hanno smesso, qualcuno purtroppo è mancato. Inoltre ho avviato e seguito l’Aikido in Piemonte, Valle d’Aosta, a Modena, in alcune città della Sicilia e della Puglia.
Successivamente purtroppo ci fu una scissione per divergenze organizzative, la Federazione cambiò in UISP, ma le cose non andarono come ci si aspettava, né i principi di insegnamento erano in linea con i miei principi, così spinto da molti allievi “veterani” (Marchisella, Guagnano, Rossi, Gianadda, Ciani, Bortoletto…) mi dimisi da Direttore Tecnico UISP e nel 1988 fondai l’Associazione Aishin (Armonia). Il simbolo che ci rappresenta è quello dell’ AI.
Un sogno divenuto Realtà: Aikido e basta!
L’Aishin è trasparente e semplice, poche ma severe regole di convivenza, ricerca esasperata di una sempre migliore preparazione anche per chi desidera confrontarsi con gli impegnativi esami di Kyu e Dan, tenendo anche in considerazione età e stato di salute dell’aikidoka.

OVO SAN
1 – Nel mondo dell’Aikido italiano sono molti i maestri che hanno fatto dell’Aikido la loro professione e grazie alla sempre maggior diffusione di internet sono costantemente sotto i riflettori. Lei invece ha scelto una Via più riservata, nonostante le venga riconosciuto un elevato profilo tecnico. Perché questa scelta?

GRAMENDOLA
Principalmente perché non ho mai ritenuto l’Aikido un mezzo per ottenere “fama e popolarità”: devo sentirmi libero di poter operare le mie scelte incondizionatamente da fattori esterni, nel puro interesse dell’Aikido; penso che oltre ad essere un bellissimo sport, sia soprattutto una disciplina per l’accrescimento personale che avvolge e assorbe completamente, a volte in uno stato assoluto di riservatezza – fondamentale per la pratica sul Tatami – unitamente a costanza e dedizione. Tutto ciò è applicabile anche alla vita di tutti i giorni.
Inoltre le vicende vissute con altre Federazioni, l’imposizione di seguire il Maestro in “voga” al momento che dispensava modifiche alle tecniche come fosse Legge… (tutto quello fatto finora? Perso!) ottenendo la divisione in tanti piccoli gruppi uno in contrapposizione all’altro, questo per me non è AI (unione) e non è mai stato in linea con il mio concetto di Aikido.

OVO SAN
2 – Lei è stato allievo di Kawamukai e di Tada, due pilastri dell’Aikido. Qual’è l’eredità che ha saputo cogliere e che vorrebbe trasmettere a noi sbarbatelli?

GRAMENDOLA
Due Pilastri, indubbiamente. Quello che ho ricevuto da loro e vorrei trasmettere con il cuore è Umiltà nella pratica, Dedizione, Disciplina Interiore, Energia.

OVO SAN
3 – Se l’Aikido fosse una stagione, per lei Maestro che stagione sarebbe?

GRAMENDOLA
Sicuramente la Primavera: ogni anno si porta via l’Inverno, rinnovando la natura.

OVO SAN
4 – Lei ci ricorda sempre che gli stage sono importanti per imparare condividendo con gli altri allievi. Lei ne ha capitanati migliaia, ma come studente quale ricorda come fondamentale per la sua esperienza personale?

GRAMENDOLA
Ricordo con nostalgia molti Stage, ma uno in particolare in cui il Maestro Kawamukai diede a tutti un esempio di umanità ed umiltà che mi ha fatto comprendere appieno la “VIA”.

OVO SAN
5 – Al di fuori del mondo dell’Aikido, c’è un’atleta di qualsiasi altro sport o disciplina che ha ammirato e che le è rimasto nel cuore?

GRAMENDOLA
Mennea, soprattutto. L’ho incontrato una sola volta ed il suo atteggiamento, la dedizione, la ripetizione del suo gesto atletico, la sua naturalezza mi hanno colpito particolarmente.

OVO SAN
Ecco, di solito finisce qui, ma lei Maestro è un ‘occasione troppo ghiotta per non chiederle un pubblico consiglio per chi volesse avvicinarsi al mondo dell’Aikido. Quale consiglio darebbe?

GRAMENDOLA
Consiglio per l’Aikido… bene: procurarsi il libro “Cercando l’Essenza dell’Aikido”, poi recarsi in un Dojo e osservare le diverse discipline. L’Aikido è Folgorante, si comprende subito se fa per te: l’Aikido non accetta compromessi, richiede molto, ma con il tempo ti ripaga in modo completo. Sembra che non si finisca mai di imparare, ma in realtà è una continua evoluzione. Arigato, Ovo San.

#Interviste Ovo San su Aikido Italia Network

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Le Interviste di Ovo San – Stefano Bresciani

Stefano Bresciani e Ovosan meditano, ciascuno a modo suo...

Stefano Bresciani e Ovosan meditano, ciascuno a modo suo…

Amici Aikidoka, eccoci di nuovo in azione… il Vostro Ovoreporter Vi accompagna oggi in quel di Leno cittadina alla periferia di Brescia, città delle rondinelle. Qui ho “Virtualmente” incontrato un mio vecchio amico “Virtuale” (oh nel vero senso della parola, io e Stefano siamo amici virtuali da un po di anni) il mitico Stefano Bresciani della scuola Tendo ryu, praticante di Iaido e con un passato da Karateka…

di OSVALDO RIGHETTO

Ciao Stefano, ti ringrazio della presenza nel mio girovagare tra i portatori di Hakama… Ma subito le domande, le mitiche 5…

OVOSAN:
Tu parli sempre di portare la Luce, sulla Via del Budo qual è il personaggio che ha influenzato il tuo pensiero?

STEFANO:
Nessuno in particolare ha “influenzato” il mio pensiero, nel senso di aver condizionato l’idea che ho maturato negli anni riguardo al Budo. Preferisco dire che molte persone hanno “forgiato” il mio carattere, la mia personalità e il mio modo di praticare/intendere il Budo. Ne dovrei citare almeno una decina, tra maestri e scrittori, però mi voglio soffermare sull’unica vera persona, incontrata sinora, che come praticante e come Uomo ha illuminato concretamente il mio cammino, un bel dì d’autunno di dieci anni fa.
Nel 2003 ho conosciuto Franco, in quell’anno un arzillo 74enne che mi aprì la porta dell’Aikido… Ora di anni ne ha 84 e nonostante una brutta operazione in cui lo davano già per spacciato, è tornato a calcare i tatami. Franco mi ha fatto capire l’importanza dell’essere costanti, del prendersi un impegno seriamente per la vita, del dare priorità alla propria salute e al divertimento più che all’apprendimento per chissà quale traguardo…
Franco infatti raramente si è perso una lezione, raggiunge in bicicletta il dojo anche in pieno inverno e torna in fretta dalla moglie, da tempo malata, per cucinarle il pranzo. Per me è un vero samurai moderno, un raro esempio di benessere allo stato puro, a livello fisico, mentale e spirituale. Grazie a lui ho trovato ciò che a lungo stavo cercando: ho superato problemi fisici che mi avevano impedito (fortunatamente) di proseguire come atleta agonista di Karate, ho aperto la mia mente verso nuovi orizzonti ma è soprattutto grazie a Franco che ho capito l’importanza dell’anima. È Lei che ho scelto di ascoltare per trovare ciò che mi appassiona, che mi fa battere il cuore, quel centro emozionale che a piccole dosi ho scelto di donare a chi mi accompagna lungo il cammino dell’esistenza.

Leggi l’intera Intervista a Stefano Bresciani sul sito del dojo Aikido Orbassano

Tutte le interviste di Ovo San

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Le Interviste di Ovo San – Christian Andreotti

Ovo san in minihakama questa volta corre appresso a Christian Andreotti

Ovo san in minihakama questa volta corre appresso a Christian Andreotti

Cari amici vicini e lontani – come soleva dire Niccolò Carosio indimenticata voce sportiva di altri tempi – il Vostro Ovoreporter si addentra in una nuova intervista. Sempre con l’intenzione di cercare l’uomo che sta dentro l’hakama incontra virtualmente il Maestro Christian Andreotti V° Dan che insegna ad Alpignano Provincia di Torino.

di OSVALDO RIGHETTO

Giusto due dritte per conoscere il Maestro: Fondatore con la collaborazione dell’amico Valter Castagneris e del Maestro Rinaldi dell’associazione Yuki che ancora oggi è un punto di riferimento in Piemonte per lo studio e la promozione dell’Aikido. Inizia una lunga stagione non ancora conclusasi di approfondimento della disciplina e di formazione nel campo della didattica che lo porterà a praticare altre arti marziali come il karate, il wing chung, il jujitsu, il kendo, lo iaido e discipline legate al benessere come lo yoga e lo shiatsu e a seguire stage e convegni sull’insegnamento dell’aikido e dell’educazione motoria in genere; la Yuki in questi anni organizza molteplici stage tecnici e di formazione anche con insegnanti internazionali come Philippe Gouttard (VI dan Aikikai) e Mare Seye (V dan Aikikai) con il quale si è andato ad instaurare un rapporto di amicizia e di scambio che dura tutt’ora. il 18 marzo 2012 il Progetto Aiki riunito in assemblea nazionale ha conferito il V Dan di Aikido a Christian Andreotti.

Ecco le Mitiche 5 domande:

OVO SAN

Nella Sua vita ha praticato oltre alle arti Marziali (aikido incluso) altri sport, in ogni caso alla base di un lavoro duro ,e determinato quanto ha contato per Lei mettersi in discussione con se stesso ogni volta e ripartire da zero?

CHRISTIAN

In effetti ho sempre praticato sport fin da piccolo e penso che la pratica motoria sia essenziale per la crescita di ogni individuo; il primo contatto con se stessi e con ciò che ci circonda lo si ha attraverso il corpo e imparare a conoscerlo, saperlo utilizzare è alla base del processo di conoscenza.
Il piacere di fare esercizio fisico e lavorare sodo (…scusa Ovo san!) è ciò che vorrei trasmettere ai miei allievi, siano essi giovani o meno, perchè attraverso questa esperienza ho appreso l’importanza, come dice lei, di mettersi in discussione e ripartire anche da zero quando i problemi e gli ostacoli, alla quale siamo sottoposti durante la nostra vita, lo rendono necessario.
Questo aspetto nell’aikido è reso evidente dalle ukemi (letteralmente ricevere col corpo), esercitarsi nelle cadute è faticoso e spesso mette nelle condizioni il principiante (ma anche gli esperti) di dover superare, con quella determinazione a cui facevamo riferimento, le proprie paure; proprio per questo imparare che ci si può rialzare ha delle ricadute psicologiche positive importanti e inaspettate.

LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA SU:
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