Cchiù Pilu e Kyù Dan Per Tutti!!

Cchiù Pilu e Kyù Dan Per Tutti!!

Cchiù Pilu e Kyù Dan pure per te!!

E’ la solita provocazione dell’amico Carlo, oppure qualche ragione in questo diluvio di proiezioni numeriche c’è? Anche se le cifre fossero fuori asse del 75%, rimane il fatto che sui tatami italiani ormai abbiamo quasi più professori emeriti che studenti e nonostante il fatto che sono anni che ci sgoliamo nel richiedere una politica comune di promozione della disciplina, nulla si muove, a parte le promozioni a pioggia dei vecchi insegnanti. Nel frattempo i principianti latitano e i seminari sono semideserti o sembrano un raduno di reduci. Continuiamo a farci del male, ognuno re del suo angoletto…

di CARLO COCORULLO  

Ci saranno 40 sesti Dan di Aikido in Italia?
Più o meno… penso di si, anche di più.
Tra Enti Morali e combriccole immorali, Federazioni, Circoli bocciofili e auto conferimenti vari…
Ora mi dite dove stanno i 223 milioni di praticanti di aikido in Italia tali da giustificare l’esistenza di questi VI Dan?

Mi spiego meglio.

Forse prima di parlare sulla necessità di insegnare dei gradi bassi, su cui questi VI Dan continuano ad interrogarsi, provate a chiedervi: “è necessario avere tutti questi gradi alti se non sono stati creati i presupposti per l’espansione della disciplina?”

Il calcolo di cui sotto non è inventato, ma parte da regolamenti scritti di vari enti sottomano. Dai vari regolamenti, infatti, si suppone un rapporto di 4 a 1 con il grado precedente.
Ovvero, per onestà, quattro V Dan in commissione per avere un VI Dan.
Il calcolo matematico prevede anche una media di 20 praticanti dal VI al I Kyu e uno shodan ogni 4 primi Kyu.
Ovvero una palestra in teoria potrebbe essere sostenibile con una ventina di praticanti (argomento da approfondire in futuro).
E infatti il calcolo torna ma…

VI Dan 40
V Dan 160
IV Dan 640
III Dan 2560
II Dan 10240
I Dan 40960
I Kyu 163840
II Kyu 655360
III Kyu 2621440
IV Kyu 10485760
V Kyu 41943040
VI Kyu 167772160

Per un totale di 223696200 ipotetici praticanti di Aikido in Italia.
Il Delirio.

La realtà è che dal I Dan in su i numeri sono abbastanza aderenti alla realtà. Su una ipotesi di 54000 praticanti in Italia (!?), chi domani si avvicina alla disciplina potrebbe avere il diritto di prendere direttamente lo shodan. Chiaro no? Con 40 sesti Dan è plausibile una  quarantamila di cinture nere primo Dan. Praticamente il reale numero dei praticanti in Italia.

Dove sta l’errore? Sul numero di praticanti infatti, saltano le logiche. O abbiamo nascosti cantine e sotterranei più praticanti di aikido della popolazione italiana o, per correttezza, i gradi alti non sono equilibrati.

A conferma di tutto abbiamo circa 10 settimi Dan presenti in Italia. Vanno messi in cima alla lista.
Dove sta quindi l’assurdo?
Che a conti fatti i VI Dan sono troppi.

A onor del vero però possiamo dire che alcuni VI e VII Dan insegnano anche fuori dai confini Italiani, e quindi il calcolo sul rapporto insegnanti/allievi andrebbe fatto su un ottica più ampia.

Ora proviamo a rimodulare il calcolo su un’altra ipotesi ovvero che non ci sia una piramide così ampia ma che esista un soggetto disposto a credere ad altri due ovvero un banale albero binario:

VI Dan 40
V Dan 80
IV Dan 160
III Dan 320
II Dan 640
I Dan 1280
I Kyu 2560
II Kyu 5120
III Kyu 10240
IV Kyu 20480
V Kyu 40960
VI Kyu 81920

Per un totale di 163800 praticanti con l’ipotesi abbastanza onesta che con il Teorema del Gatto e la Volpe al ci si incontra in due dando al terzo il grado che desidera.
Praticamente l’inconsapevole Maestro si ritrova un grado alto, ma-si-ma-non-sono-stato-io-a-chiederlo-me-lo-hanno-dato…a mia insaputa.
Ma, allo stato attuale delle cose, non esiste un singolo ente che ha il controllo della gerarchia?
NO.
Esiste una esplosione fattoriale di gradi.

Allora dove sta la soluzione?
O abbiamo 40 sesti Dan con il rapporto due a uno ovvero privo di valore visto che basta accordarsi in tre per rilasciare un titolo oppure se ci atteniamo ad una unica realtà dovremmo cancellare circa tre quarti dei VI Dan.
I numeri tornano, la realtà è semplice, tre quarti dei sesti Dan di Aikido in Italia è pressoché inutile.
I gradi alti servono solo ad inflazionare il sistema.

Non è il III Dan che insegna che vi “costringe a darvi un grado in più per distinguervi” è che il mercato è saturo e autoinflazionato di titoli che al giorno d’oggi non hanno più valore.

I Gradi aikikai mantengono la loro quotazione? Probabilmente si.
Un titolo di VI Dan so Hombu costa circa un 800 euro, e sicuramente chi lo detiene ha tutto l’interesse a far si che mantenga il valore. Che senso avrebbe deflazionare un titolo da mille euro e portarlo a zero di valore?

E gli altri?
Partendo dal presupposto che in Italia i gradi Dan non hanno valore per l’insegnamento, e valgono meno del titolo di vice assistente sciampista in seconda (con tutto il rispetto parlando della professione di sciampista) il titolo è puramente onorifico.
Quindi il Dan della Federazione XKYx o dell’ente di promozione o del circolo amici della pesca ha lo stesso significato.
Il valore nominale è lo stesso può essere diverso il valore simbolico Il numero uno originale di un fumetto, se raro, ha un certo valore.
Ma se ristampato in 40 versioni dalla copertina di platino alla versione su carta riciclata o a colori, in 3D, o su marmo di carrara cambia poco, e per interessare il collezionista bisogna inventarsi nuove versioni.
E così è per l’aikido.

E’ un percorso difficile, se non impossibile, ci vogliono tanti anni, ma soprattutto tanti soldi. Tanti soldi. Tanti soldi.
Oppure le scorciatoie, e sono tante, tante quante le associazioni di aikido in Italia.

Quindi allo stato attuale delle cose, non ci sono molte soluzioni.
Pagare per i gradi aikikai e chi li rilascia, per amore del collezionismo e del titolo che però strategicamente parlando va piano piano a perdere valore può essere una soluzione.
Ma che attualmente demarca il confine tra chi mantiene una sorta di gerarchia piramidale e chi invece si autoconferisce i gradi.
Per autoconferimento si intendono anche i gatti e le volpi ovvero enti, federazioni e associazioni con 3000 o poco più iscritti e una decina di sesti dan.

Gli enti di promozione possono essere importanti per dare nuova linfa all’aikido ma comunque il soggetto più importante, ovvero l’Aikikai d’Italia resta la realtà più importante e, pur con i limiti noti, è l’unica capace di portare 100 e passa persone il weekend di Pasqua a praticare con la sua inossidabile guida didattica IX Dan.

Diamo riscontro alla realtà e non viviamo di castelli in aria, come diceva il buon Igor in Frankenstein Junior, “se la sorte t’è contraria e mancato t’è il successo…”

Non è l’unificazione ma la crisi e la contrazione del settore che ci salverà.
In tempo di pace le scuole tradizionali, i Ryu proliferavano, poi in tempo di guerra le scuole perdenti venivano sterminate.
E’ in questa crisi che si vedrà la differenza.
Le associazioni che si organizzano, si danno da fare, che hanno i numeri andranno avanti.
Le restanti si auto sopprimeranno.
E’ fisiologico.

E per fortuna solo chi si organizza sopravvive, chi va avanti di inerzia, sperando che arrivino nuovi aikido-polli da spennare si sbaglia di grosso.

Copyright Carlo Cocorullo ©2014 
Per le norme relative alla riproduzione consultare
http://aikidoitalia.com/copyright/

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Kata

A Katori Shinto Ryu Suwari Iai Kata

A Katori Shinto Ryu Suwari Iai Kata

Kata – a set of pre-arranged movements, a form to instill principle (Wikipedia)

by JOSEPH KENNEDY

Kata forms the basis of most traditional Budo. The more modern the Art generally the less importance is placed on Kata and Kihon.

With the rapid increase of competition in martial arts such as Karate and Judo, Kata are being performed less. There must be a reason why so many traditional martial arts {China as well as Japan} placed such emphasis on Kata.

In my study of Katori Shinto Ryu, Daito Ryu and Takemusu Aikido I have found that the importance of Kata and Kihon should not be underrated. Katori Shinto Ryu is an art that places such a high emphasis on Kata to the extent that the syllabus is composed entirely by it. As far as I understand it, Kata where practice as a safe and effective means to ingrain concept and an instinctive understanding of combat. Through repetitive movements the warrior develops the ability to move without hesitation. Kata being repetitive allows the practitioner to focus in a unique way. One that is both relaxed and alert. This is also the reason why it is usually better to wait and focus on just one or two as a beginner. If too much is studied the student will be spending the class trying to remember the form, which is not practicing it.

I spent about 3 years practicing the first Kata of Katori Kenjutsu. Sometimes this was frustrating, but now, 4 years later, I feel the benefit. Quality must come before quantity. The rest of the Kata I learnt in about 6 months.

In Takemusu Aikido Kata is very important. The weapons syllabus mirrors in many ways the Taijutsu. For a beginner studying the Bukiwaza {weapons} allows an easier way to learn to relax, easier holding a Bokken or Jo than if someone bigger and stronger is grabbing your arm with all their might.

Kata provides a truly wonderful quality to training. One that should not be lost, in any Art.

Copyright Joseph Kennedy 2014 joseph_kennedy
All rights Reserved
Originally published as http://aikijoseph.wordpress.com/2014/03/25/kata/ 

Gemellaggio Italia-Giappone

Raffaele Attardi ed Angelo Armano nella Piazza dell’amicizia Sorrento-Kumano

Raffaele Attardi ed Angelo Armano nella Piazza dell’amicizia Sorrento-Kumano

Sull’inerzia delle appena trascorse feste natalizie, ci piace soffermarci, a differenza di tutti gli spunti critici abbondantemente espressi prima d’ora, sulla celebrazione di avvenimenti la cui genesi è dovuta indubbiamente all’Aikido, e alla miniera di cose buone che vi sono contenute

di ANGELO ARMANO

La nostra disciplina sembra fatta apposta per esaltare la filosofia dell’incontro, come le persone possano connettersi, evitando di “sconnettere”. E’ il rammarico per quando non riesce, per quando se ne mancano le attitudini, che ci fa essere critici.

Una serie di circostanze delle quali il deus absconditus è certamente l’Aikido, portò il mio amico d’infanzia Raffaele Attardi, dottore in chimica, a fungere da Sindaco di Sorrento, luogo dove vivo ed opero. Poco tempo prima, alla tenera età di 50 anni, mi aveva fatto l’onore di cominciare a praticare su mio consiglio l’Aikido, lui persona mitissima dalle forti tradizioni cattoliche familiari, ma che voleva avvicinarsi al Budo.

Erano passati pochi mesi dall’entrata in carica di primo cittadino di Sorrento dell’amico-allievo, che attraverso i misteriosi fili del destino giunse da Kumano la richiesta di gemellaggio. Da praticante entusiasta dell’Aikido, egli mise in pole position la richiesta posponendone altre, e si pose mano immediatamente agli adempimenti e alla organizzazione dell’incontro.

Si era nel 2001 e il patto di gemellaggio venne sottoscritto a Sorrento, ospite una delegazione giapponese estasiata dalla qualità dell’ospitalità, e consentitemi di dirlo dal luogo, meta turistica tra le più celebrate a livello internazionale.

Pochi mesi dopo la delegazione sorrentina si recò in Giappone, ricevuta in maniera stupenda, e col mio rammarico di non averne potuto far parte, essendo i miei impegni professionali allora più personalmente pressanti di adesso. Ho sempre rimpianto l’occasione perduta, pur essendomi recato due volte in Giappone a partire dal 2009, ma senza l’opportunità di visitare Kumano.

Finalmente nel 2012, sebbene un po’ in ritardo per celebrare il decennale dell’avvenuto gemellaggio, avendo comunque addotto a pretesto la ricorrenza, con il patrocinio dell’amministrazione comunale di Sorrento e con l’allora Sindaco Raffaele Attardi delegato ad hoc, assieme ad altri tra cui Giacomo De Simone mio allievo cintura nera, si sono recati in delegazione a Kumano. Io che mi trovavo già in Giappone da due settimane, per motivi che vi lascio intuire, mi sono riunito a loro ed ho potuto finalmente colmare quel vuoto che non aveva mancato di rammaricarmi.

Siamo stati accolti stupendamente, e siamo stati assecondati in qualsiasi desiderio, aikidoistico o non avessimo nutrito.

A conferma dell’aspetto destinico di questa vicenda, di una vera e propria intercessione dei Kami, una giovane giapponese che in precedenza era stata tre mesi ospite proprio nella casa di Raffaele Attardi, dal nome delicato di Wakana, ci ha mostrato l’originale di un rotolo anteguerra, lungo ben 10 metri, contenente tutte le tecniche dell’allora Aikibudo. L’autore, manco a dirlo, era Morihei Ueshiba in persona, che lo aveva donato a suo nonno, adepto dell’Omoto Kyo e, nella dettagliata completezza dell’ospitalità giapponese, una copia ne era pronta per gli aikidoisti del gruppo.

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Ho fatto esaminare il rotolo dalla mia amica Minako Kobayashi, shihan di Shodo residente in Italia, la quale ha potuto apprezzare sia la calligrafia di Osensei più giovane, prima dell’avvento di Seiseki Abe che lo aiutò a perfezionarsi nell’arte del pennello, sia la fatica da Lui fatta nell’elencare tutte le tecniche, al punto che ad un occhio esperto, non poteva non notarsi una certa stanchezza nel tratto, alla fine.

Kumano non è un posto qualsiasi nella tradizione e nella storia del paese del sol levante. Sito nelle prefettura di Wakayama, dove guarda caso si trova anche Tanabe, città natale di quella persona per noi importantissima, è uno dei luoghi più intatti dal punto di vista naturalistico del Giappone. Montagne, boschi, fiumi, la cascata di Nachi (la più alta del Giappone), coste meravigliose, ben si prestano ad ambientare il racconto mitologico fondante della cultura giapponese. E’ a Kumano che il corvo a tre zampe condusse per la prima volta il Figlio del Cielo (Ten no), da cui venne le casa imperiale. Ed è anche a Kumano, questo per la storia, che sbarcò il primo missionario buddhista, introducendovi quella religione che tanta parte avrebbe avuto poi nei costumi e nella cultura del Giappone.

A Kumano c’è il tempio dedicato ad Izanami, dea progenitrice del mito cosmogonico, che fa il paio con il tempio dedicato ad Izanagi, il co-progenitore, posto nella vicina Shingu.

A cento metri dal tempio di Izanagi a Shingu c’è un famoso dojo di Aikido, dove siamostati accolti, è la parola giusta, dal grande Motomichi Anno sensei. Insignito del Budo Korosho (come Hiroshi Tada e Morihiro Saito), porta avanti il dojo che era appartenuto a Michio Hikitsuchi, al quale ultimo Osensei aveva conferito, sia pure verbalmente, il 10° dan.

Anno sensei, ha donato a tutti noi alcune sue opere di Shodo e una bella foto di lui (ancora cintura bianca) e Hikitsuchi che tengono Osensei in ninindori, invitandoci poi a tornare quando avessimo voluto. Pur giovandoci di un interprete, la comunicazione col maestro è stata diretta e immediata; tra l’altro, chiedendoci se conoscessimo la parola “mu”, ha voluto farci dono del suo pensiero, spiegandoci che mu significa “accogliere in casa nostra” non solo gli amici, ma anche i nemici. Nonostante a questo proposito noi pensiamo di giovarci dell’Aikido, l’espressione del maestro era eloquente di quanto sia difficile e sofferto attuarlo.

Lezione indimenticabile, da portare sempre con sé, come un nodo al fazzoletto.

Ma i Kami avevano ancora in serbo qualche sorpresa.

Condotti da i nostri anfitrioni a Tanabe, abbiamo visitato la tomba prima, il terreno dove era una volta sita la casa natale poi, e da ultimo la statua di Morihei Ueshiba, posta sul lungomare. Al ritmo del tre quello stesso giorno, per tre volte ci siamo imbattuti in un arcobaleno.

Il Buddhismo tantrico, quello al quale il giovane Ueshiba fu introdotto proprio a Kumano, e che funse da piattaforma spirituale sulla quale si innestò la successiva esperienza con Onisaburo Deguchi, connette gli arcobaleni con il trapasso al cielo degli illuminati.

Quanto a me, non credo alle pure coincidenze. Vocazione o destino mi ha riservato fin dai primi passi, la preferenza nell’Aikido per quelle cose di Osensei che lasciavano perplessi i suoi valenti e allora giovani allievi. Se loro abbiano cambiato idea o meno, posso dire solo che, in un modo o nell’altro a quella vocazione io sono rimasto fedele, proprio per quanto mi lascia intravvedere, ed essa a sua volta mi è venuta incontro.

Allora coerentemente, al di là di politica, frizioni dialettiche, narcisismi, smanie di protagonismo, il pensiero del mio cuore attento all’unico nemico da domare, quello che alberga in me stesso, si apre alla gratitudine per tutti coloro i quali, in maniera piana o contorta, mi hanno fatto pervenire al punto in cui mi trovo.

A tutti loro, indistintamente, il mio augurio sincero di ogni bene umanamente possibile.

 

Copyright Angelo Armano© 2013 
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore è proibita

Domande Radicali

Aiki

Aiki

Lo sostengo da sempre, dobbiamo farci domande radicali, altrimenti ad una disciplina senza spirito di competizione si sostituirà, come di fatto avviene, una competizione senza spirito. Rispetto all’affermazione fatta tanti anni fa dal maestro Tada: “L’Aikido è un grande piatto dove ognuno prende ciò che vuole”, io invece contrapporrei, in maniera ritengo più aderente alla pura fenomenica corrente: “L’Aikido è un grande piatto dove ognuno mette ciò che vuole”. Basta che conti…

di ANGELO ARMANO

Su questo sito in altri momenti, ho già provato a formulare alcune di quelle domande e chi ne abbia oggi eventualmente curiosità, può andarsele a cercare; sono tutt’ora stampate.
Una cosa è certa: continua a permanere nei dojo un ritratto e un ossequio; bisognerebbe chiedersi quanto formale, e se sia stato meno ipocrita quel transfuga che, al posto di quel ritratto, sostituì il kanji Ki.
Ciononostante, il più grande spot per questa disciplina rimangono filmati, documenti, e lasciti verbali, scritti o trascritti, di quel vecchietto con la barba a noi fin troppo noto. Se non ci fossero queste cose, e l’Aikido (per ammesso che sarebbe potuta esistere comunque una cosa del genere) si proponesse come mero fenomeno, senza commenti, progeniture, filosofie o parole edificanti, che cosa ne avverrebbe? Sarebbe una qualunque moda passeggera?

In cosa differirebbe dal rock and roll acrobatico, come scrivevo più di dieci anni fa in un mio articolo (La nascita, la morte…la contemplazione della Vita), ripreso e pubblicato in vari siti anche non specialistici dell’Aikido, tra cui “In quiete” di Gianfranco Bertagni?
Forse per la mancanza della musica? Non c’è problema, si stanno attrezzando.

Io penso che se ne potrebbe dire di tutto di più, ma dubito che se ne verrebbe a capo.
Non credo che senza il Fondatore, la sua storia -vera o edulcorata che sia-, quanto ha inteso tramandarci, Lui in prima persona e non altri interpreti in buona o cattiva fede, un simile fenomeno sarebbe venuto ad esistenza.
Se ne parliamo, ci accapigliamo, ci interroghiamo, allora qualcosa di vivo, originale, creativo, particolarmente significativo nell’Aikido deve pur esserci, nonostante si faccia di tutto per occultarlo. Sebbene sia una disciplina particolarmente inerente alla conoscenza dello Spirito, viene trattata come un qualcosa adatto agli “umili e poveri di spirito”, che non abbiano mai voce in capitolo.
Io dico che l’umiltà e l’onestà di confrontarsi non guasterebbero assolutamente.

Aiki II

Aiki II

Sono arcicontento della posizione che assume Simone nel suo editoriale: “La palude del tecnicismo dell’Aikido” e del suo relativo poscritto, perché mi appare un serio tentativo di uscire dalle nebbie, di chiarirci un po’ le idee tutti quanti, su quest’oscuro oggetto del desiderio che ci coinvolge tanto. Ho trovato formidabile la metafora della barca in giardino, in quanto anche io fin troppo freudianamente, vado sostenendo che dopo decenni e decenni di pratica, è innegabile che certe didattiche o pseudo-tali siano adolescenzialmente ancora ai…preliminari.

Un po’ come voler cominciare a dedicarsi al “Tantra”, avendo nel frattempo raggiunto i sessant’anni. Farsi vecchi e trovarsi fuori tempo massimo, rispetto ad una vocazione coerentemente perseguita…e mai realizzata.
So di apparire come quel deputato “cinquestelle”, che non più tardi di ieri diceva a muso duro, che le decisioni non si prendono in parlamento, ma le prendono le lobbies fuori dall’aula, beccandosi le reprimende della Boldrini, solo perché il suo linguaggio era perfettamente adeguato al nostro sconcerto, e all’indifferenza che l’istituzione parlamentare stessa prova di fronte alla suo essere assolutamente fittizia.
Delle due l’una: o i nomi noti dell’Aikido sanno qualcosa che non insegnano, perché la gerarchia, il potere e i connessi privilegi, sono le uniche cose che contano, e vanno mantenute, oppure non lo sanno, e truffano la platea con i riferimenti a Morihei Ueshiba.

Però Simone forse non sai quanto il linguaggio paritario che tu evochi, in cui non ci sono ruoli prefissati, sia professato anche con singolari coincidenze verbali, da un maestro francese che frequento da tanto tempo, ma con crescente entusiasmo. Io sento che lì, più che altrove, sto almeno lavorando ad emendare il falso budoka, sedimentato dentro di me da quella concezione dell’Aikido propinatami, che sembra produrre numeri, schiere, copie, plafond di mercato, ma non individui, unici e irripetibili, come si addice ad ogni disciplina spirituale che si rispetti.

Ovviamente sono troppo avanti negli anni per escludere di lavorare anche alle mie personali ricerche, al fine di distillare il mio con-geniale. Il fatto è che quello stesso maestro, lavora lui per primo alla rimessa in discussione di tutti i luoghi comuni, e di quelle problematiche da te evocate, che lui chiama:

“La perversione dell’Aikido”

e coerentemente con la propria metafora, in continua evoluzione, non si sente disturbato da oneste e personali ricerche. Prova ne sia che ad uno stage organizzato in Italia da un suo “braccio destro”, sul tavolo della segreteria facevano bella mostra di se depliants di un altro stage, con l’ora defunto maestro Noro, ovviamente non parte della sua parrocchia. Ve la immaginate una situazione del genere nelle altre main organisations nostrane?

Aiki III

Aiki III

Non voglio declamare un peana o scrivere panegirici sulla persona in questione (non è più il tempo); mi limito ad osservare che la fondamentale caratteristica dello spirito è l’ascensionalità: volare alto! Insegnano più queste prove di stile (evidente conseguenza di sicurezze interiori), queste mancanze di meschinità altrove così diffuse, che almanacchi di forme.

Quanto all’aiki, argomento a cui Simone allude con mio innegabile orgasmo, una maniera per evocarlo può essere anche e non esaustivamente quell’Aikido-Tai Chi, di cui egli ci parla, ma assieme a tanti altri aspetti, altre ottiche e prospettive, cui ritengo di aver fatto già alcuni accenni.

Io sono al primo gradino dell’Aikido”

diceva Osensei, con cognizione di causa e non per confondere o scoraggiare, come fanno oggi i maestri della teoria dell’imprinting, quelli che vogliono risultare come Konrad Lorenz rispetto alle oche ignare.
Quanto a me, lasciatemi almeno il gusto di aver messo piede sullo zerbino…

#ANGELO ARMANO SU AIN

Copyright Angelo Armano© 2013 
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore è proibita

WeAiki: il Lascito del 2º Aikido Blogger Seminar

Ricomincio da Tre...

Ricomincio da Tre…

Ad una settimana esatta dalla chiusura dei lavori del 2º Aikido Blogger Seminar, eccovi un rimando delle novità principali che vi siete persi se non eravate a Napoli lo scorso 30/11 e 1/12/13

di MARCO RUBATTO

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L’atmosfera è stata più che accogliente e proficua per i numerosi partecipanti, giunti anche sia dal nord e centro Italia per l’evento… ma sicuramente il nostro intento non è quello di lodare i risultati del nostro lavoro, quanto di far giungere alla società Aikidoistica che utilizza al meglio la rete nuove idee e spunti di riflessione per migliorare se stessa.

Innanzi tutto è emerso dai rimandi circolari al termine di ogni lezione quanto sia importante per ciascun allievo presente ad un seminar (indipendentemente da scuola, stile e grado) poter avere un attimo riservato allo scambio, al confronto costruttivo… e se serve anche alla critica.

Ci siamo abituati a Seminar con lezioni frontali, nei quali il Sensei di turno “illumina” i presenti con le sue proposte didattiche ed educative: non c’è nulla di male in questo modello storicamente collaudato, mai praticanti più giovani in esperienza vogliono interagire di più…

… assaggiare (se non anche mettere alla prova) la capacità dell’Insegnante di entrare anche nel merito dei loro dubbi e sensazioni. Questo costringe i docenti ad un maggiore grado di adattabilità e di fatto impedisce di fare “cipria/incolla” alle lezioni svolte con un “pubblico” diverso.

Il gruppo in cerchio

Il gruppo in cerchio

Ci “dobbiamo essere di più” per accettare questa nuova ed avvincente sfida, ma abbiamo già anche sperimentato di persona che gli allievi sono poi i primi a rimandare gratitudine ed apprezzamento per questa inedita apertura nei loro confronti!

Altro rimando importante: le lezioni tecniche sono gradite quando dentro le proposte si muovono principi ben identificabili, che chiarificano come la tecnica sia un mezzo e non il fine della pratica.

Ai seminari frequentati da persone provenienti da esperienze Aikidoistiche differenti, ad esempio, parlare di “principi” risulta molto più unificante di calcare troppo la mano sulle tecniche, che possono essere i “linguaggi locali” per far passare un certo messaggio.

Diventa sempre più importante in un evento che gli allievi percepiscano “quale messaggio si vuole far giungere loro” attraverso le proposte fatte sul tatami: anche l’ikkyo più rinomato quindi perde di senso se non lo si contestualizza con un fine adatto al contesto e conforme ad un messaggio che va al di là di come si muovono i piedi o quali angoli debbano essere adottati dalle falangi delle dita delle mani!

Allo scorso Blogger Seminar abbiamo parlato sabato mattina di “go no sen” (la “risposta in ritardo”), sabato pomeriggio di “sen no sen” (la “risposta simultanea”) e domenica mattina di “sen sen no sen” (la “risposta che arriva prima della domanda”).

È stato più volte rimandato l’interesse degli intervenuti per seminari ed eventi dichiaratamente TEMATICI, e che quindi risultassero qualcosa in più che un catalogo di tecniche…

Insomma l’Aikido sta crescendo!

Per quanto se ne dica… per quanto si demonizzi una certa inedita libertà impensabile fino ad un paio di decenni fa, la comunità sta iniziando ad interagire ANCHE in modo costruttivo e più armonico al suo interno, proponendo inediti spunti di riflessione a chi si affaccia al variegato mondo dell’Aikido.

Foto di gruppo classica

Foto di gruppo classica

La promessa di girare uno spot pubblicitario dell’Aikido italiano è stata colta in pieno, iniziando a raccogliere fra tutti i presenti idee di script e regia che nei prossimi mesi saranno oggetto di lavoro comune, affinché il risultato finali risulti LIBERO da ogni accezione campanilistica… e che rappresenti innanzi tutto lo spirito che amiamo dell’Aikido più che le sue tecniche o ciò che potrebbe creare ulteriori divisioni.

Ma la chicca delle chicche a nostro dire è stata la stesura e pubblicazione di un documento comune che rappresenta le linee guida nelle quali ciascuno di noi sente volentieri di identificarsi, ben inteso rimanendo legati ciascun al proprio ente scelto per la pratica.

Non si tratta infatti dell’ennesimo logo o associazione per promuovere la pratica, ma un codice etico al quale aderire se ci sentiamo rappresentati dai suoi contenuti: lo abbiamo chiamato “WeAiki – Insegnanti senza barriere”, ed è liberamente scaricabile in PDF al seguente link.

Eccovene un’anteprima…

Dalla sua data di pubblicazione, questo documento è stato letto e sottoscritto da decine di Maestri di Aikido di tutta la penisola: da grandi pionieri e capiscuola, a professionisti, a semplici Insegnanti e praticanti che ne condividono i contenuti.

Ad oggi ecco i loro nomi:

– Simone Chierchini, Aikido Italia Network – Montenero di Bisaccia (CB)
– Marco Rubatto, Aikime – Torino
– Fabio Branno, Aikido Vivo – Napoli
– Rino Bonanno, Aikikai Napoli – Napoli
– Daniele Petrella, Napoli
– Gabriele Pintaudi, Aikido Libero – Palermo
– Pasquale Robustini, Aikido Roma Nord – Roma

Gruppo abbattuto dal ki di Rino

Gruppo abbattuto dal ki di Rino

– Carlo Caprino, Seishin Dojo, Grottaglie (TA)
– Stefano Mazzilli, Accademia Studi Aikido Hikari Italia – Pomezia (RM)
– Fabio Ramazzin, Takemusu Aikido Gallarate – Gallarate (VA)
– Valentino Traversa, Aikido Salento – Manduria (TA)
– Angelo Armano, Shugyo Dojo – Sorrento (NA)
– Giuseppe Gramendola, Associazione Aishin – Torino
– Paolo Muratori, D.A.MA – Cesenatico (FC)
– Maurizio Lo Vecchio, Aikido Nippon Club – Novara
– Jaime Sierra, KiShinTai – Bogotà (Colombia)
– Alessio Candeloro, Shugyo Dojo – Genova
– Angelo Montemurro, Centro Studi Arti Orientali Shin Zen Dojo – Massafra (TA)
– Argeo Caferri, Takemusu Aikido Recanati – Recanati (MC)
– Fabio Russo, Aikido e Pensieri – Avellino
– Diego Rossi – Napoli
– Gianni Canetti, Bushi no Kami – Orbassano (TO)
– Antonio Villano, Ikkyo Kaiten Dojo, Napoli

Queste sono le persone che, ad oggi, ci hanno messo il nome… E LA FACCIA nel dichiarare, oltre di essere d’accordo con i contenuto del documento, di essere pronti di dimostrare CON I FATTI la loro aderenza alle linee guida suggerite nello stesso.

Se anche tu vuoi unirti a loro, non hai che da contattarci, inviando una e-mail con Nome, Cognome e Dojo di appartenenza a:

Simone Chierchini: schierchini@gmail.com
Marco Rubatto: shuren@virgilio.it
Fabio Branno: fabiobranno@hotmail.com

Le sole cose che non si muovono sono quelle morte… ed a quanto pare l’Aikido mostra di avere più che mai movimento e vita, ai nostri giorni e sul nostro territori.

Qualcuno ha simpaticamente commentato – una volta letto il documento – “ma l’Aikido non dovrebbe essere già così!?”

La risposta è SI, dovrebbe già esserlo…

… e anche se non è sempre stato tale fino ad ora, questa volta abbiamo la reale possibilità di FARCELO DIVENTARE, anche grazie al prezioso impegno e contributo di voi tutti!

Copyright Marco Rubatto ©2013 
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Pubblicato per la prima volta su:
http://www.aikime.blogspot.it/2013/12/we-aiki-il-lascito-del-2-aikido-blogger.html

Lezioni di Diritto…

Festa dionisiaca con giapponesi-napoletani

Festa dionisiaca con giapponesi-napoletani

Al ritorno di un viaggio imprevisto in Giappone, non sto a dirne le ragioni: imprevisto e basta. L’illuminazione speciale di Tokyo midtown, mangiando in un meraviglioso ristorante di pesce, accolto da giapponesi urlanti alla napoletana; una festa dionisiaca che sulle prime ti disorienta, poi ti seduce e ti accoglie, lasciandoti pienamente appagato

di ANGELO ARMANO

Niente a che vedere, apparentemente, con Sengakuji, con la statua di Kodo Sawaki, il maestro di Deshimaru, e con quei 47 belli, e dannati -dalla cosiddetta legge, dal potere, non dal sentimento e dalla storia- lì sepolti, vicino al loro signore. Così ti ci rechi in giorno lavorativo, e vedi qualche impiegato in giacca e cravatta visitare le tombe, con atteggiamento compunto e i bastoncini di incenso accesi in mano. Non un’urna che ne sia priva, in un andirivieni calmo ma continuo: il fuoco arde e il fumo si leva, non lontano da quella fontana dove venne lavata dal sangue la testa mozza dell’infame, prima di presentarla sulla tomba di Asano Takumi.

Che dire di questo pellegrinaggio di residenti e stranieri?

A egregie cose il forte animo accendono l’urne dei forti… e bella e santa fanno al peregrin la terra che le ricetta.”

Poco più in là, in singolare coincidenza, dalla metropolitana vederne il cartellone che pubblicizza il film con Keanu Reeves, che uscirà in America il giorno di Natale, a ribadire il concetto. E’ proprio vero sono archetipi, universali fantastici della Scienza Nuova, indipendenti da latitudine, ethos, cultura. Non c’è qualcosa di assolutamente obbiettivo da accertare, ma un filo di ispirazione da riconoscere, per scoprire che può accomunarci, addirittura fino a farci identificare con l’Universo.

Illuminazione midtown

Illuminazione midtown

E’ la sfera del sentimento a venire toccata, e sulla sua scia, prima della partenza ricordare con un evento sul tatami a Roma, il 26 novembre u.s., un amico che ci ha preceduti nella dimensione spirituale. La sola capace di dare spessore a quello che chiamiamo “normale commercio delle cose umane”, e alla quale pur diciamo di lavorare. Perché caldo era il sentimento che contraddistingueva Francesco Verona, e caldo rimane il nostro per lui.

Poi torni dall’oriente e magari vai a curiosare sul blog dell’amico Simone, finendo per posare lo sguardo su qualcosa cui non avevi fatto caso.

Che ci fa Bottoni con la sua dotta dissertazione -personale- in tema di Ente morale ed Aikikai d’Italia, sul sito di qualcuno che da quell’ente se ne è andato, non mancando di esprimere rammarichi e delusione?

Da estraneo ai social networks di sicuro mi sarò perso qualcosa, qualche antefatto, facendo come mio solito la figura di “Alice nel paese delle meraviglie”.

Indulgo così, come il buon selvaggio di Russeau, in qualche notazione divertita, dove, se il divertito viene a mancare, anche la notazione in fondo non serve a granché.

E’ vero che mi sono fatto vecchio, forse a furia di sentire certe solfe… ma quando studiavo diritto all’università (dal ’71 a salire), mi sono ancora imbattuto nel linguaggio che parlava di “erezione in ente morale”, e non vorrei risalire all’ottocento per parlare di erezioni perdute nel tempo, manifestazioni che, per la cronaca, a me invece non disturbano affatto.

Se vado a guardare il maestro Hiroshi Tada, non posso non dirmi ammirato del suo shisei. Quella schiena eretta, a 84 anni, sembra essere proprio una metafora di valori altri, impalpabili, che ad ognuno di noi seguendo il suo personale filo di associazioni, interiori e non, tocca ricercare. L’esempio è bello, serve appunto ad ispirare, ma poi la consistenza del proprio shisei e le eventuali erezioni, in certi casi rese incompatibili, vanno perseguite per proprio conto.

Io non mi esalto nelle dissertazioni di mero positivismo giuridico, pur essendone indiscutibilmente un “addetto ai lavori” (professionista abilitato dal 1979), ma rispetto all’assunto di Bottoni, trovo che altre categorie giuridiche possano tornarci utili per tentare una decifrazione dell’ente in questione.

Che significa ente immateriale, contrapposto a materiale? Tutte le associazioni sono immateriali soggetti di diritto, rispetto alle singole persone fisiche che le compongono.

Monumento a Oishi Kuranosuke, capo dei 47 ronin

Monumento a Oishi Kuranosuke, capo dei 47 ronin

Forse che la parola commercio non è altrettanto astratta di cultura, se guardiamo ai fini perseguiti? E i mezzi per realizzarli non sono altrettanto concreti (tatami, materiale umano, strumenti, scartoffie… e soprattutto carta moneta, quella che ha il miracoloso potere, dicono a Napoli, di far tornare la vista ai cecati).

Forse può risultare più utile (e oggi più attuale, vista debbo dire l’idiosincrasia per morale ed erezioni, ad onta di quel decreto del ’78) distinguere tra associazioni per fini di lucro, e associazioni senza quei fini, cosiddette culturali e/o sportive, e questo giusto per non essere troppo leziosi, terminologicamente.

A queste ultime, che nella evoluzione del diritto positivo non hanno più bisogno nemmeno del notaio, dovrebbe somigliare l’ente morale in questione, a suo tempo eretto.

Ma se passiamo dalle questioni in punto di puro diritto, ai fatti, quelli sui quali si dichiara informato il saggista in questione, sempre in tema di facezie (che altro se no, visto che il saggista gradisce la metafora giuridica), ricordo a me stesso che esiste il reato di false informazioni al pubblico ministero.

Il mos italicus ovvero il diritto nostrano, equipara il mendacio vero e proprio alla reticenza, e l’art. 371 bis del codice penale prevede una pena fino a 4 anni di reclusione, anche per chi si limiti a non dire quello che sa. Senza aderire ad una visione etica dello stato, ecco qualcosa che allude al discrimine tra morale e non.

In ogni modo, non ci sono pubblici ministeri all’orizzonte, che avrebbero ben altro a cui pensare, ma solo persone rese più sagge dal tempo (spero) e divertite, che giocano a farsi “la morale”.

Infatti, per quel che ricordo, non mi è sembrato saggio da parte delle dirigenze di detta associazione, ventilare nel tempo questioni sull’interesse leso dell’ente, su ispezioni da fare nei dojo per verificare l’appartenenza dei praticanti, e tante, tante altre perle in tema.

Mi sembra tutt’ora strano che un ente senza fine di lucro, possa aver adottato o tentato di adottare contromisure in tema di concorrenza, o possa essere affascinato da comportamenti monopolistici. Chi lavora alla cultura non è sfiorato dall’idea di fallimento, istituto giuridicamente estraneo alle società non commerciali; al contrario si compiace che altri facciano altrettanto, se ne sente affratellato, entusiasta di camminare insieme e confrontarsi per quel fine che vuol vedere realizzato e diffuso (nella realtà Aikido, più che cultura giapponese).

Memorial Francesco Verona

Memorial Francesco Verona

O no?

Diversamente, per il proprio status avrebbe dovuto adottare altre categorie giuridiche, rinunciando magari a certi vantaggi fiscali, o quantomeno, dare conto nei fatti di quel morale.

Meglio ipotizzare che qualcuno sia o sia stato in confusione, sul tema: parce sepulta.

I fatti sono normalmente più eloquenti delle etichette e con i tempi che corrono, tra Agenzia delle Entrate ed Equitalia, a qualcuno potrebbe venire in testa l’ipotesi di elusioni.

E come ama dire Bottoni, fermiamoci qua.

Copyright Angelo Armano© 2013 
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