La Pratica dell’Aikido nella Terza Età

L'autore del post, M° Maurizio Borgiois

Questo post, opera del Maestro Maurizio Borgiois del Ryu Aikido di Venaria, prende in esame la pratica dell’Aikido nella terza età, partendo dall’osservazione di due casi distinti, quello del praticante di una certa età che si è mantenuto in allentamento e l’altro che è rimasto fermo per qualche tempo.

Insieme al mio allevo e assistente, il neo 2° dan Daniele Tomasi, abbiamo redatto un articolo riguardante la pratica dell’Aikido nella terza età: devo la stesura di questo documento alla sua penna, che ha seguito la traccia segnata da me in lunghe e proficue discussioni sul tema
Borgiois Maurizio resp. Ryu di Aikido Venaria

Per le peculiarità della pratica dell’Aikido, che non richiede sforzi fisici, questa disciplina è adatta a praticanti di ambo i sessi e di tutte le età, dai più giovani -che ancora stanno sviluppando la coordinazione motoria- ai più anziani.
In particolare in questo intervento si vuole approfondire la pratica nella terza età ed è qiundi necessario iniziare l’analisi dall’individuo, un individuo di età superiore ai cinquanta anni, il cui fisico e la propriocezione hanno avuto la possibilità di svilupparsi completamente ed al limite sono parzialmente sopiti a seconda che l’individuo si sia mantenuto in allenamento o meno.
Dunque è necessario che il praticante di età avanzata che si avvicina ad una disciplina marziale, come a qualsiasi altro sport, segua un percorso di crescita personalizzato a seconda del proprio stato fisico.
È possibile immaginare di seguire due di questi praticanti: uno che si è mantenuto in allentamento e l’altro che è rimasto fermo per qualche tempo.
Il praticante allenato sarà naturalmente agevolato negli esercizi di riscaldamento generale, nella coordinazione, nel controllo dei movimenti e nella relazione con lo spazio circostante e tenderà a voler praticare da subito con un certo vigore ed una certa intensità, con delle imprecisioni sulla postura e sui movimenti che sono normalmente tollerati in un allievo di grado basso. Inoltre, poiché il suo obiettivo primario tenderà ad essere quello di esprimere la propria fisicità, sarà in generale ostico a notare dei dettagli utili alla conoscenza formale delle tecniche dell’Aikido, come ad esempio i nomi e le varianti di una stessa tecnica.
Al contrario il praticante fuori allenamento troverà difficoltà a seguire gli esercizi di riscaldamento, di coordinazione e nel relazionarsi con lo spazio (spesso si assicurerà di avere uno spazio molto maggiore di quello necessario per svolgere un movimento) e la sua pratica sarà inizialmente caratterizzata da un basso livello di intensità che gli consentirà di focalizzare l’attenzione sui particolari trascurati dall’altro praticante, dunque acquisirà più rapidamente precisione nei movimenti, correttezza posturale, conoscenza formale specifica della pratica.
Durante il percorso di crescita dei due aikidoka, quello che ha un approccio meno fisico e più tecnico svilupperà automaticamente le abilità motorie con specifico riguardo alla coordinazione, alla flessibilità ed aumenterà l’intensità della sua pratica con la costanza nel mantenere un livello di affaticamento sostenibile.
Il praticante che ha un approccio più fisico tenderà invece a diminuire il livello di forza che impiega nei movimenti per compensare le imprecisioni tecniche a favore di una ricerca del movimento ottimale, al fine di conservare le sue risorse energetiche. Dunque in questo praticante lo sviluppo della flessibilità, della correttezza tecnica e posturale arriverà con la costanza nello studio dei movimenti, anche sotto la spinta di un grado superiore che richiede un livello di precisione maggiore.
Infine i due praticanti raggiungeranno una parità di conoscenze/abilità indicativamente quando raggiungeranno il grado di Shodan, ovvero di cintura nera primo Dan.
Tuttavia Shodan in giapponese significa principiante, ovvero che i due praticanti, pur partendo da diverse condizioni iniziali, attraverso percorsi diversi hanno raggiunto uno stesso livello, che rappresenta un nuovo punto di partenza, per poter seguire uno studio più approfondito nella pratica, studio che non sarà più distinto sulla base delle abilità atletiche, bensì sarà differenziato sulla base della personalità dell’individuo che seguirà un percorso di ricerca autonomamente, pur sotto la guida di un Maestro.
Per concludere, l’Aikido è una disciplina che è adatta a tutti gli individui, anche a quelli più anziani e permette ad ognuno di raggiungere gli stessi risultati, indipendentemente dalle condizioni fisiche, con la sola discrezione della dedizione e del tempo che si dedica alla pratica.
Fondamentale in questo percorso è la guida di un Maestro che sappia incentivare nel modo più opportuno ogni singolo allievo affinché segua la naturale evoluzione a cui la pratica conduce.

Copyright Maurizio Borgiois-Daniele Tomasi ©2011
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