McDojo: Fraintendimenti e/o Imposture da Dojo

McDojo

McDojo, il Logo che Alcuni Dojo Dovrebbero Onestamente Esporre

Il mondo delle arti marziali e’ pieno di sedicenti insegnanti e millantatori e l’Aikido non fa eccezione. Come fare ad evitare di cadere preda di un “McDojo” e finire ad imparare “Bullshido” invece che Bushido? Marco Rubatto elenca alcuni dei tipici elementi del dojo fasullo, ma raccomandiamo a tutti di tenere gli occhi aperti, usare il buon senso e, soprattutto chiedere e verificare le certificazioni

di MARCO RUBATTO

“Come osservo la società, la gente trasforma le Arti in prodotti commerciali; pensano a loro stessi come a merce ed inoltre fanno articoli da commercio dei [loro] strumenti. Distinguendo il superficiale dalla sostanza, trovo che questo atteggiamento abbia meno realtà che decoro. Nel campo delle Arti Marziali è particolarmente comune l’abilità di attrarre [il prossimo] con [qualcosa di] appariscente, con pubblicizzazione commerciali e profitto, sia da parte di coloro che insegnano la disciplina, che di coloro che la studiano. Il risultato di ciò deve essere, come qualcuno ha detto, che quelle “Arti Marziali amatoriali sono una fonte di seria piaga”

Leggiamo su Wikipedia: McDojo è un termine peggiorativo utilizzato da alcuni Artisti Marziali occidentali per descrivere una scuola di Arti Marziali nella quale l’immagine o il profitto sono tenuti in più alta considerazione rispetto ai canoni che dovrebbero contraddistinguere il cammino marziale tradizionale.
Il termine è un esempio di “McWords” applicato ai Dojo giapponesi di Arti Marziali, indipendentemente dalla disciplina in essi praticata. In questi contesti usare il termine McDojo indica soprattutto un giudizio sulle eccessive volontà di profitto economico di una scuola, ma può anche riferirsi ad un basso livello di preparazione ed attendibilità che gli Insegnanti o gli allievi della scuola posso possedere rispetto ad altre scuole di Arti Marziali, o, ancora che la scuola in oggetto presenti attività non-marziali come se invece fossero tali.
Definiamo un McDojo, cioè, dove le pratiche al suo interno potrebbero essere al limite della frode.
Un altro termine solitamente usato in analogia è “Bullshido“, cioè una storpiatura di “Bullshit” (“stupidaggini, sciocchezze”) che rende simile il termine a “Bushido“, il codice comportamentale dei Samurai.
Proprio come i McDonalds, i McDojo sembrerebbero una comunità in espansione in molti stati, anche al di fuori degli U.S.A., facendo leva sulla validità centenaria degli insegnamenti orientali in merito all’efficacia marziale e sulle loro potenzialità educative e/o terapeutiche. Vero o presunto questo fenomeno, sarebbe interessante comprendere se ci sono reali possibilità di cogliere i segnali dell’ingresso in un McDojo, se stessimo fortuitamente per entrarci!
L’Aikido, già più volte lo abbiamo ribadito, ha in sé un enorme e delicato potenziale di rischio di frode, data la sua impossibilità di confronto competitivo (non ci sono gare o tornei), per definizione di se stesso.
Quali quindi i campanelli di allarme rispetto al praticare in un luogo non serio, non professionale, se non addirittura millantatore?

  • un grande contributo economico richiesto da parte degli Insegnanti di un Dojo ai propri allievi per erogare il loro insegnamento nelle lezioni, seminari, stage o eventi da essi organizzati;
  • in caso di comprovabili circostanze personali che obblighino un allievo ad una assenza prolungata dalla pratica (dell’ordine di mesi), un McDojo continuerà presumibilmente a richiedere il pagamento di una rata non usufruita, oppure chiederà gli arretrati al momento del ritorno sul tatami; la tradizione invece non contempla questo, poiché, se l’allievo si è posto con serietà nei confronti del Dojo e non essendo lo scopo primario di questi l’aspetto economico, non dovrebbe essere fatta pesare eccessivamente una problematica personale;
  • l’istituzioni di veri e propri Club per cinture nere o alti gradi, pubblicizzando una sorta di privilegio nel farne parte, a seguito del pagamento di una speciale quota, naturalmente, o… ancora peggio… dietro alla promessa di poterne entrare a far parte dopo un certo lasso di tempo, indipendentemente dal proprio ingaggio sul tatami (leggi: “se mi paghi, in tre anni sarai cintura nera”!);
  • gli alti pagamenti richiesti per sostenere gli esami di passaggio di grado da parte degli allievi; i luoghi più seri prevedono oltre tutto che essi avvengano a fronte di un reale lavoro di preparazione sul tatami. Lo scorgere un eccesso di gradi alti in assenza di tale serio ingaggio è un aspetto che deve mettere in allarme da quella che negli U.S.A. è definita Belt Factory, ossia “Fabbrica di cinture”;
  • la proposta di corsi “collaterali” alla disciplina famosa vera e propria, generalmente commercializzati senza una vera e propria storia consolidata alle spalle, del tipo “Cardio – Fitness -Aikido” (o qualsiasi altra Arte Marziale), improntati eccessivamente ad un aspetto salutistico della pratica. Non affermiamo qui che le Arti Marziali siano prive di questo aspetto… anzi… ma che esso è connaturato nella disciplina, senza che sia necessario scindere le caratteristiche di quest’ultima;
  • la richiesta che tutti gli studenti posseggano attrezzature per la loro pratica provenienti da un unico manufattore, generalmente scelto dall’Insegnante o dal Responsabile del Dojo. Sappiamo che esistono Keikogi più o meno buoni, Hakama più o meno tradizionali… e ugualmente dicasi per armi (protezioni, dove ciò dovesse necessitare) e quant altro… ma qualunque praticante sa che per iniziare un percorso la cosa più importante è che sia presente il neofita, quand’anche egli non dovesse indossare un completo Dolce&Gabbana;
  • pesanti restrizioni nella pratica verso gli studenti del Dojo, ai quali viene proibito di frequentare altri Dojo o esercitarsi contemporaneamente in differenti Arti Marziali. “Non avrai altro Maestro all’infuori di Me”, insomma! Questo fenomeno soventemente si accompagna alla millantante promessa di insegnamenti segreti riservati ai McComponenti di un McDojo. Nessun insegnamento ai nostri tempi può realmente essere considerato ormai segreto, poiché il tempo storico in cui ciò avveniva si è chiuso da tempo e perché ogni Fondatore di Arti Marziali (con la F maiuscola) ha affermato, scritto e dichiarato in più e più riprese che non esistono veri e propri insegnamenti segreti nel Budo… Chi ha occhi per carpire, può apprendere anche dalla lezione più nascosta, mentre chi non è in grado di farlo non imparerebbe nulla anche se gli si sottolineasse “il segreto” mille volte;

Quelli che avete letto sono solo tendenze che possono mettere in guardia da un Insegnante in malafede o da un luogo non qualitativo in cui praticare, ma non dobbiamo dimenticarci che ciascuna considerazione parte da un giudizio spesso personale, basato sulla propria esperienza. Ci sono persone infatti che cercano realmente di approfondire la realtà che li circonda per fare una scelta giusta, ma ce ne sono altre che cerano (forse inconsciamente) solo il luogo dove potersi far frodare alla grande. Non dobbiamo infatti dimenticare che per ogni millantatore che si offre sul mercato marziale, ci sono molti più Aiki-polli che abboccano al suo amo. La loro responsabilità è limitata dalla loro inesperienza, ma è presente in funzione dell’attenzione che essi avranno utilizzato per evitare simili situazioni!
In giro si vede di tutto, anche solo volendo restringere la visuale all’Aikido, arte di cui conosciamo meglio le dinamiche. C’è chi organizza Master pluriennali privati e viene criticato per via del notevole costo di partecipazione, ma c’è chi saluta con favore una iniziativa simile, ritenendola un opportunità qualitativa di approfondimento dell’Arte. Chi avrà ragione? Lo stabilirà forse l’esperienza personale, con il senno di poi. Ma anche altre cose frequentemente accadono: ad esempio che vengano completamente fraintesi gli intendimenti di un Insegnante, di un video, degli insegnamenti di uno stage…
Se andiamo in giro per il mondo e per il Web a caccia dell’Aikido fraudolento, qualcosa di certo troveremo, ma la bontà di questa ricerca dipenderà dai criteri con cui abbiamo cercato. E’ importante mettere enfasi su ciò, poiché gli errori grossolani possono essere veramente enormi.
(…) Concludiamo con un augurio: “Nutritevi di Aikido sano, state quindi alla larga dai McDojo!”

Leggi l’articolo di Claudio Pipitone Postilla a McDojo-di-Marco-Rubatto/

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L’Allenamento All’Aperto

Campo Estivo Vasto-Punta Aderci 2010

Campo Estivo Vasto-Punta Aderci 2010

Marco Rubatto ci porta ad affrontare un’importante tematica didattica: se l’Aikido e’ un’Arte Marziale, non dovrebbe essere possibile praticarla ovunque? E allora perche’ l’iperdipendenza da tatami, superfici lisce e soffici al contatto? Cosa succede quando si fa tenkan con gli scarponi in vibram?

di MARCO RUBATTO

“Allenarsi giorno dopo giorno su una superficie piana, così come è il tatami del vostro Dojo, può introdurre in voi alcune cattive abitudini. Le probabilità di venire attaccati su una superficie morbida e piana sono vicine a zero. Così quando i vostri istinti si agiteranno, inizierete per la prima volta ad apprendere cosa vuol dire difendere voi stessi su una superficie sconosciuta. Nel Dojo, potete spostarvi trascinando i vostri piedi e si può contare su una presa consistente sul pavimento.
Nel Dojo, non dovete lottare contro bordi, sedie rotte, spigoli dei tavoli, etc. Anche se un ambiente sicuro per l’allenamento è importante durante una lezione, esso induce anche un senso ridotto di consapevolezza. Io raccomando di praticare alcune lezioni all’aperto. Fare le cadute sull’erba può essere un’esperienza abbastanza differente [dal solito], ed allo stesso tempo aumentare notevolmente la vostra fiducia. Provate ad effettuare una tecnica su una pendenza ed immediatamente noterete lo sforzo supplementare richiesto per riguardare la distanza in salita. L’erba bagnata può causare una perdita veloce di aderenza, o una radice può farvi inciampare. Se quella sopra fosse una situazione di combattimento, manterreste la vostra calma e la vostra centratura? Sareste in grado di mantenere il vostro equilibrio?
Trovo che i kumi-tachi (addestramento della spada in coppia) siano perfetti l’allenamento all’aperto. Vi richiedono di coprire distanze maggiori, ad una elevata velocità, e familiarizzare con l’evitare un’arma. [La pratica all’aperto] è anche una grande opportunità per utilizzare uno spazio addizionale, se avete un Dojo piccolo o i soffitti bassi”.
(Gregor Erdman)

Ci siamo presi la briga di tradurre un altro Post del sito Blue Leaf Dojo (la cui versione originale è qui), poiché riprende casualmente un argomento a noi caro da anni: la pratica dell’Aikido all’aperto.
Molti non hanno avuto forse modo di riflettere a dovere su questa importante possibilità ed utilità per la propria crescita marziale: i nostri Dojo spesso sono ricavati all’interno di scuole o palestre di fitness… ambienti che si discostano alquanto dagli edifici giapponesi costruiti esclusivamente per la pratica delle Arti Marziali.
In ogni caso, anche in Giappone c’è poco spazio, oggi sicuramente meno ancora che un tempo, perciò molti praticanti NON si allenano all’aperto nemmeno li!
Però è da sempre stata una cosa veramente importante ed irrinunciabile di ogni scuola di Budo poter ricreare le condizioni tipiche di un combattimento reale.
Il tatami del Dojo, come ricordava l’articolo precedente è un ottimo strumento per il lungo periodo, ma anche un grande impostore in questo senso.
Nel Dojo di Iwama O’ Sensei ha fatto allenare i suoi studenti sul legno, fino a quando non sono stati raccimolati i soldi per acquistare i tatami (che, per la cronaca, abbiamo sperimentato essere anche più duri del mogano!). Abbiamo conosciuto di persona chi si è allenato così a quel tempo!
Inoltre O’ Sensei spesso è stato ripreso in allenamenti esterni, nei quali i numerosi suoi partner cadevano serenamente su ogni tipo di superficie naturale… terra battuta o erba che fosse!
Diciamo che allenarsi nel mantenimento del proprio equilibrio in una superficie che presenta asperità naturali è veramente molto utile, così come lo è il sottoporsi a lezioni in ogni tipo di condizione atmosferica.
Quando un tempo due Samurai si sfidavano, difficilmente attendevano di trovare prima le condizioni ambientali più confortevoli: l’essere sempre pronti faceva la differenza fra la vita e la morte.
I parchi cittadini possono essere un interessante escamotage per tutti coloro che non hanno un luogo privato per allenarsi all’aperto.
Le lezioni con le armi sono realmente le più indicate.
Nel nostro Dojo abbiamo la fortuna di allenarci all’aperto ogni settimana per almeno un paio d’ore, d’estate, come d’inverno… edopo alcuni anni possiamo veramente constatare il beneficio che ciò porta alla nostra consapevolezza.
Tanto equilibrio… poi un piede in un a pozzanghera, un riflesso del sole negli occhi, una folata improvvisa di vento o un rumore imprevisto sono capaci di farci in un attimo riprendere contatto con le nostre incertezze.
Guardate qui cosa succede al vostro scrittore al minuto 2.15 di questo video!

Eravamo in un parco, ci stavamo allenando… l’errore fa parte dell’allenamento, se fossimo già bravi non avremmo bisogno di perseverare, ma fortunatamente non è il nostro caso…
La sfida più interessante però è accettare questo tipo di eventualità, confrontarsi con una porzione sempre più consistente di realtà, riuscire velocemente ad adattarci e fare il più possibile nostra ogni situazione, ogni evento.
La pratica all’aperto crediamo sia veramente una pietra miliare in questo tipo di allenamento, voi cosa ne pensate?

Copyright Marco Rubatto ©2010-11
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Pubblicato per la prima volta 20/07/2010 su
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“Efficacia”: Tecnica o Principi?

Roberto Foglietta Sensei

Una solida tecnica di Roberto Foglietta Sensei

Puntiamo i riflettori su un argomento tanto caro a coloro che approcciano le Arti Marziali: torniamo a parlare di “efficacia”

di MARCO RUBATTO

Allo scopo di una didattica più comprensibile, le Arti Marziali tradizionali adottano schemi che prevedono movimenti convenzionali e semplificati rispetto ad una situazione di reale pericolo per la propria incolumità.
Gli stessi movimenti possono infatti talvolta risultare macchinosi di fronte ad una reazione spontanea e improvvisa di un aggressore che non ha studiato con noi precedentemente al Dojo e che non intende permetterci l’applicazione di una qualsivoglia tecnica. Egli vuole attaccare e arrivare a segno, non subire!
Questo discorso acquista particolare rilievo in Aikido dal momento che la pratica è incentrata sulla manipolazione di uke al fine di apprendere i movimenti che meglio ne determinano lo sbilanciamento. Se non manteniamo un buon equilibrio tra schematizzazione del movimento e spontaneità di reazione, corriamo il rischio di recitare una parte in cui, indipendentemente da ciò che succede, uke è colui che deve cadere a terra mentre tori si mantiene in piedi. Questo potrebbe anche funzionare a patto di restare all’interno della propria compagnia, nella quale ogni attore conosce a memoria il suo copione.
Non si pensi perciò che ogni tecnica di base, ki-hon o ki-no-nagare che sia, corrisponda ad una risposta efficace da usare in una situazione di attacco libero. Al contrario, alcune di esse risulterebbero poco applicabili o semplicemente troppo lunghe per avere efficacia marziale; mancano infatti di immediatezza. Perché allora le tecniche di base non vengono sostituite da qualcosa di più realisticamente applicabile, da un movimento più semplice e veloce?
Il ki-hon, così come il ki-no-nagare, costituisce un laboratorio dove poter incrementare le proprie capacità di equilibrio, sbilanciamento, potenza e controllo. E’ un metodo ottimale per far emergere i propri errori; ci abitua a integrare il movimento corporeo ed affinarne la coordinazione.
Analogamente, nello studio dei suburi, carichiamo il bokken fino a che esso non tocca i glutei. Un colpo meno caricato sarebbe senz’altro più veloce, ma senza avere sufficiente coordinazione e conoscenza della decontrazione e contrazione muscolare, il colpo potrebbe risultare debole e inconsistente.
E’ quindi attraverso un allenamento di base di questo tipo che riusciamo a utilizzare all’occorrenza movimenti più piccoli e rapidi senza però perdere d’efficacia.
Difendersi da un attacco non equivale ad eseguire tecniche standard, ma richiede di saper applicare i principi che abbiamo appreso negli anni dalla stessa pratica su cui continuiamo ad indagare ed approfondire.

In questo filmato vediamo uno dei maestri di Aikido più famosi di sempre, Koichi Tohei Sensei, messo alla prova da un giornalista Judoka. Dove sono finite le forme e le proiezioni spettacolari di cui l’Aikido ci ha abituati a godere? I movimenti sono più “sporchi”, ma si adattano bene ad un avversario che ha la volontà di avvicinarsi ed atterrare chi gli sta di fronte. Il Maestro Tohei, dalla sua parte, neutralizza il Judoka togliendogli l’equilibrio senza l’uso della forza, ma soprattutto senza lederlo in alcun modo, nonostante egli fosse stato costantemente esposto all’uso di atemi.
E’ frequente trovare su Web video di Aikido commentati negativamente. Le tematiche principali di questi commenti riguardano la mollezza e la lentezza degli attacchi che il nage di turno riceve; di conseguenza si giudica ciò che si è visto non pratico e inapplicabile. Altre volte è la situazione del randori ad essere considerata inverosimile. In Aikido non esistono competizioni e quasi tutti i video riguardano dimostrazioni in cui viene sottolineata più la forma che la capacità effettiva di mettere al suolo un attaccante deciso; d’altra parte l’enbukai tradizionale non prevede questo tipo di confronto pubblico.
Il randori è un esercizio di zanshin in cui si impara a rimanere dinamici e reattivi sotto la pressione di più attacchi. Più l’abilità dell’Aikidoka cresce, più egli diventa in grado di fronteggiare attacchi veloci e decisi. Ciò che forse non viene molto spesso capito degli Aiki-video sul Web è che maggiore è la velocità e la potenza di un attacco, maggiore diventa la preoccupazione di uke nel ricevere la tecnica. Sono infatti necessarie buone capacità di ricezione per sapere “lasciarsi andare”, farsi proiettare se serve… e rimanere illesi durante un’esecuzione molto veloce di una tecnica. Per questa ragione si preferisce molto spesso tenere un ritmo più basso, ma che consenta ai praticanti di non ferirsi durante gli allenamenti.
Concludiamo dicendo che probabilmente potrebbe essere opportuno non concentrarsi esclusivamente sull’efficacia durante la propria pratica, perché così facendo si può rischiare di perdere di vista tutti gli elementi che condurrebbero alla sua applicazione in modo naturale e spontaneo. Paradossalmente infatti, coloro che vogliono essere efficaci ancor prima di aver bene inteso i principi risultano rigidi. In uno stato di rigidezza, il praticante necessita di impiegare la propria forza per atterrare l’avversario… finendo per stancarsi prima del dovuto e perdere d’efficacia innanzi un praticante più sciolto e quindi più veloce. L’equilibrio fra ingredienti diversi e tutti ugualmente importanti è come sempre molto delicato, per questo molto interessante ed ambito!
Ci auguriamo che le attuali generazioni di Insegnanti sappiano cogliere l’esigenza di integrare gli aspetti della forma, con quelli della sostanza… quelli della didattica, con quelli della spontaneità… per offrire nuove prospettive ad un dilemma antico, ma coerente con un’Arte Marziale: l’efficacia del proprio agire!

Copyright Marco Rubatto ©2011
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Pubblicato per la prima volta 01/03/2011 su
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Fausto De Compadri Sensei: l’Uomo che Sapeva Abbracciare

Fausto De Compadri in un momento felice con Morihiro Saito

Fausto De Compadri in un momento felice con Morihiro Saito

Avevo progettato di scrivere un ricordo del compianto Maestro Fausto De Compadri, recentemente scomparso, ma Marco Rubatto lo ha gia’ fatto, e in un modo completo, sincero e pieno di genuino affetto e rispetto; sono quindi felice di aiutare a diffondere le sue parole. Vi invito alla lettura del suo post sul blog Aikime

di MARCO RUBATTO

E’ per un motivo molto particolare che quest’oggi ho deciso di scrivere questoPost: lo scorso martedì, di mattina presto, ci ha lasciato all’età di 79 anni il Maestro Fausto De Compadri, dopo una malattia breve ma notevolmente aggressiva.

Questa notizia ha scosso me, ma anche credo l’intero mondo dell’Aikido italiano, per la figura di eccellenza che è ora venuta meno.

Ma qualcosa in più credo debba essere fatto, cioè rendere merito al lavoro di questo instancabile Maestro, così che tutti possano averne una seppur piccola idea, se non avessero avuto il grande onore di conoscerlo, frequentarlo e collaborare con lui.

Ho avuto fortunatamente questo privilegio per anni, perciò con parole del tutto personali, vorrei provare a descrivervi chi era il Maestro De Compadri…

Classe 1931, Fausto iniziò lo studio dell’Aikido nel 1965, sotto la guida del Maestro Motokage Kawamukai. Nello stesso anno tuttavia divenne allievo diretto del Maestro Hiroshi Tada, 9º Dan Aikikai.
Acquisì il grado shodan nel 1968, ritrovandosi così ad essere una delle prime quattro cinture nere di Aikido in Italia.

Dallo stesso Tada Sensei ottiene, poi successivamente: il grado nidan nel 1970, il sandan nel 1974, lo yondan nel 1980.

Nel 1985, Fausto De Compadri incominciò a seguire gli insegnamenti di Morihiro Saito Sensei, 9º Dan Aikikai, dal quale ricevette nel 2000 il grado di godan Aikikai.

Sempre nel 1985 diviene allievo del Maestro Paolo Nicola Corallini, fedele discepolo del Maestro Morihiro Saito, nonché Presidente dellaTakemusu Aikido Association Italy (T.A.A.I.). In tale Associazione il Maestro De Compadri ha ricoperto il ruolo di Vicepresidente fino al mese di dicembre 2009. Nel 2005, lo stesso Corallini Sensei gli conferì il grado di rokudan Takemusu Aikido.

De Compadri Sensei era stato anche insignito della Stella di bronzo al Merito Sportivo del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (C.O.N.I.) e della Medaglia d’Onore al Merito Sportivo della F.I.J.L.K.A.M.

E’ stato un attivo componente della Commissione Nazionale Aikido della F.I.J.L.K.A.M. affiliata al Comitato Olimpico Nazionale Italiano (C.O.N.I.).

Nel marzo 2006, il Presidente della F.I.J.L.K.A.M. gli conferì il grado di 7° dan, “quale riconoscimento della pluridecennale e meritoria opera” svolta in favore dell’Aikido italiano e “in considerazione delle tante e particolari benemerenze acquisite attraverso il sempre costante e qualificato impegno dimostrato per lo sviluppo tecnico e la diffusione dell’Aikido”.

Dal mese di giugno del 2006, gli fu affidata la Direzione Tecnica del Settore Aikido dellaF.I.J.L.K.A.M., mentre dal mese di febbraio del 2007, la stessa Federazione Italiana Judo, Lotta, Karate e Arti Marziali gli conferì l’incarico di Presidente della Commissione Nazionale per il settore Aikido.

Indubbiamente mai prima di allora era stato tentato in modo così notevole di conferire lustro, credibilità, qualità e valore all’Aikido Federale come da quando il Maestro De Compadri si è occupato di dirigere e coordinare questo importante settore.

Egli ha seguito fedelmente per molti anni gli insegnamenti didattici di Morihiro Saito Sensei, partecipando a decine di seminari tenuti negli scorsi decenni in tutta Europa da questo famoso Maestro.

La sua esperienza marziale poteva dirsi realmente amplia e completa, nonostante il fatto che si rimproverasse di non essersi mai allenato in Giappone. Ma chi dice che le persone che lo hanno potuto fare abbiano per forza dei numeri in più!?! Questa cosa è sicuramente apprezzata nei curriculum personali degli Insegnanti, ma abbiamo anche visto chi ne ha approfittato solo per millantare conoscenze inesistenti e rincarare il prezzo dei propri seminari.

De Compadri Sensei è stato un grande Maestro, perché era completo, era Maestro cioè a 360º gradi! Negli ultimi 10 anni circa di collaborazione con lui, mi sono reso conto più volte della fortuna e privilegio che avevo e che potevano vantare anche tutti i suoi allievi più stretti…

Solitamente si cerca l’eccellenza tecnica in un Maestro, ma molto raramente, quando la si incontra, essa corrisponde ad un ugual grado di sviluppo, maturazione e senso di responsabilità umana e personale.
Fausto De Compadri invece ne aveva fatto un sinonimo!

Occupando posizioni di responsabilità come le sue sarebbe stato particolarmente facile occultarsi dietro ad un titolo, una qualifica, ma lui era sempre là, ad ascoltare chi aveva bisogno ed a rispondere a tutti, su tutto… facendo sentire importante e valorizzato il suo interlocutore. Poco importa se esso fosse un quarto dan, un quarto kyu o una persona che non sapeva nemmeno cosa l’Aikido fosse!

Egli amava visceralmente e profondamente l’Aikido e si muoveva in coerenza con ciò, sia quindi a livello pratico che etico.

Negli ultimi tre anni si era fatto promotore e testimonial di un enorme progetto di apertura in seno all’Aikido Federale, proprio perché egli era in grado di guardare alla pratica ed al futuro di quest’Arte con un ottica interessata ma impersonale, nella quale il bene della Aiki-collettività veniva ad essere prioritario su tutto.

Si rese conto che la problematica più diffusa e preoccupante delle dinamiche dell’Aikido era ed è legata all’eccessiva frammentazione dei vari Gruppi, che non riescono a trovare punti di dialogo ed incontro.

Aveva cioè realizzato che essere uniti nella promozione di quello che ci sta a cuore è fondamentale per la riuscita dell’operazione stessa!

Aiutato dai suoi collaboratori più stretti, fra i quali ha sempre spiccato il Mº Massimo Aviotti, ha iniziato una politica “ecumenica”, nella quale invitare ad entrare a far parte della F.I.J.L.K.A.M. chiunque potesse farne richiesta, indipendentemente dalla sua estrazione Aikidoistica, dalla scuola di riferimento e dai gradi in possesso.

L’idea primaria era di riuscire a STARE INSIEME. Difficile solitamente per gli Aikidoka!

Questo progetto ha incontrato numerose difficoltà, ma non solo legate alle nuove conoscenze reciproche da consolidare o alle grandi differenze fra le esigenze interne dei diversi Gruppi di pratica…

F.I.J.L.K.A.M. stessa si è mostrata una realtà molto ostica da orientare ad un simile progetto. La Federazione di cui anche ora noi facciamo parte è sicuramente un’Entità molto grossa, con attività molteplici, ma è oggettivo l’aver constatato come l’Aikido fosse stato parificato a discipline anche molto distanti dalle caratteristiche ed esigenze che la nostra Arte richiede.

La Federazione si è mostrata essere – sicuramente non per volontà personale di nessuno – una macchina burocratica talvolta lenta nel dare le risposte alle domande che le venivano rivolte, spesso anche non del tutto competente nelle stesse.

Quindi il Maestro De Compadri si è spesso trovato nella posizione di “cuscinetto” fa le notevoli pressioni rivoltegli da tutti coloro che volevano entrare a far parte del progetto di Aikido Federale (ma che non ricevevano le adeguate rassicurazioni in merito alla fattibilità pratica di ciò) e la sua stessa F.I.J.L.K.A.M., alla quale egli ha sempre saputo offrire supporto e collaborazione… proprio nell’ottica della sua consapevolezza sul valore che un simile progetto avrebbe significato per tutti!

Ma tutto questo non veniva fatto sicuramente per vedere più cliccato il suo nome sul Web… o per vendere qualche insegnamento segreto in più. Egli ha sempre affermato, in compagnia fra l’altro di O’ Sensei (ottima compagnia!!!), che l’Aikido è commisurato alla propria capacità di donare e donarsi… e che l’unica cosa occulta è la profondità dell’animo umano, piuttosto che la tecnica X o la tecnica Y!

Questo è il comportamento di un Maestro nel fare, soprattutto per la rara capacità di vivere ciò che insegna agli altri.
Il Maestro Fausto De Compadri è stato un esempio di umiltà e coerenza.

Egli aveva iniziato e portato avanti un contatto con l’Aikikai Honbu Dojo per far si che qualunque Aikidoka iscritto a F.I.J.L.K.A.M. potesse vedere riconosciuto i suoi gradi a livello internazionale.

In Italia esistono al momento solo due possibilità per avere questo riconoscimento, senza appoggiarsi su Insegnanti che lo fanno giungere dall’estero: affiliarsi all’Aikikai d’Italia e passare sotto l’approvazione di Tada Sensei, oppure iscriversi alla T.A.A.I. e richiedere identica cosa al Mº Corallini.

Ma il Maestro De Compadri riteneva che molti Aikidoka avessero il diritto di scegliere liberamente la propria affiliazione e quindi che non dovessero ricorrere a “schierarsi” dall’una o dall’altra parte per questioni politiche, quanto perché amassero realmente un tipo o l’altro di pratica.

Ha quindi pensato di rendere disponibili questo tipo di gradi parecchio ambiti a tutti coloro che accettassero di praticare, con lo stile e riferimenti didattici propri, sotto l’egida F.I.J.L.K.A.M.

Questa “liberalizzazione dei gradi” avrebbe forse anche corso il rischio di sminuire o svalutare l’importanza degli stessi, ma la possibilità di modificarne le egemonie “bipolistiche”, avrebbe potuto aggiungere un valore legato alla libera scelta di chi poi vuole vedere riconosciuto il suo impegno.

Non molti però sanno che in fase di contrattazione con l’Honbu Dojo, egli aveva anche ottenuto che il riconoscimento alla Federazione Italiana avvenisse NON in modo personale, bensì nominale nei confronti di chi avrebbe in futuro occupato la carica di Direttore Tecnico Nazionale e Responsabile del Settore Aikido F.I.J.L.K.A.M.

Per essere più diretti: l’Aikikai non avrebbe riconosciuto che la persona del Mº De Compadri potesse rilasciare gradi di tipo internazionale, ma CHIUNQUE avesse la sua qualifica, in futuro, avrebbe potuto farlo in seno alla Federazione, dopo di lui! Questo è il lavorare per la collettività e non per sé, a cui prima mi riferivo!

Tuttavia i baronati male hanno accettato che questo potesse accadere, poiché è fin troppo scomodo che “l’esclusiva” sulla piazza possa essere messa in forse dal far parte di una Federazione libera, trasparente e PUBBLICA, diretta emanazione del C.O.N.I….

Il progetto quindi non è andato per ora a buon fine, ma ci auguriamo che in futuro qualcun altro possa prendere il testimone e portare avanti l’unica cosa che a nostro avviso potrebbe avere senso fare, non lasciare cioè che tutto il lavoro del Mº De Compadri venga buttato al macero!

Il Maestro si è fatto sponsor di chiunque volesse dare eco all’Aikido nella propria zona, grande o piccolo che fosse l’evento in questione, perché gli stava veramente a cuore che l’Aikido non solo si espandesse, ma che lo potesse fare in quell’ottica umana, fraterna e calda, con cui il Fondatore stesso ha donato quest’Arte alla collettività!

Il Maestro mi ha incoraggiato e supportato alla pubblicazione di “Aikido: didattica e pratica” per le Edizioni F.I.J.L.K.A.M. nel 2008, perché credeva che tutti dovessero poter beneficiare del materiale che negli anni avevo raccolto e messo insieme.

Io non credevo neppure ne valesse la pena, ma lui mi ha incoraggiato a persistere, ed oggi circa 1500 Aikidoka in Italia utilizzano questo testo quale riferimento didattico…

Lui è stato perennemente il sostegno di chi voleva impegnarsi per rendere migliore la pratica e la diffusione della nostra amata Arte, cosa che lo ha reso ancora più amabile e rispettabile ai miei stessi occhi.

Poi è stato ancora qualcosa in più, per me: è stato il mio Maestro ed un vero Aiki-Padre!

Ora che non c’è più, sicuramente è notevole il vuoto che provano tutti coloro che in questi anni lo hanno seguito e rispettato, ma si affaccia per essi – me compreso – la grande opportunità di non sentirsi solo “Aiki-orfani”… ma di mostrare di avere capito qualcosa dei suoi preziosi insegnamenti di tatami e di vita: andare avanti con il progetto che tutti con lui condividevamo dal profondo.

Ora che la situazione in F.I.J.L.K.A.M. si fa precaria, che molti hanno già fatto il loro passo indietro all’apparire di alcune notevoli difficoltà dello stare insieme in modo sano, che alcuni si sono mostrati molto interessati a prendere velocemente la posizione che egli degnamente occupava solo per mire di tipo personale…

…ecco che si presenta la vera possibilità di mostrare a noi stessi di aver compreso qualcosa e di impegnarci quindi in prima persona per far si che qualcosa cambi, esattamente come avrebbe fatto il nostro Maestro Fausto De Compadri.

Grazie Sensei per la Via che ci ha aperto, non sono mai riuscito a darle del tu, nonostante me lo avesse ripetutamente chiesto, mi mancheranno i suoi abbracci ed il bene intenso che moltissime volte ha mostrato di provare per me.

Mi impegnerò ad imparare ad abbracciare altrettanto profondamente la Via che ho scelto di seguire, ed il prossimo, con la sua voce in mente che scherza dicendo: “siamo la coppia più bella del mondo”…

M’impegnerò, Sensei, perché il porsi costruttivo in Aikido non sia finito il 15 febbraio 2011 a Mantova… è qualcosa che sento di volere nel profondo e di doverle…

Grazie di cuore Maestro Fausto De Compadri… !!

Kokoro kara, domo arigatoo gozaimasu, Fausto De Compadri Sensei… !!
どうも有難うございますファウ 先生

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