Triangolo VS Trapezio e Conflitti Geometrici su Gradi e Qualifiche

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Ego ingombrante?

Che l’Aikido sia una disciplina dalla profonda matrice tradizionale è piuttosto innegabile! Ai suoi albori sapete come si faceva a ricevere un grado o un titolo di merito? Il Maestro (O’ Sensei, c’era SOLO LUI!) ad un certo punto riteneva che tu lo meritassi e ti insigniva di ciò che egli riteneva più consono, PUNTO!

di MARCO RUBATTO

Quali fossero gli arcani motivi, i ragionamenti di carattere esclusivamente soggettivo che spingessero un Sensei a considerare “pronto” il proprio allievo non ci è dato di sapere: il deshi aveva massima fiducia nella capacità di giudizio del suo Maestro… quindi ciò che lui riteneva opportuno lo era automaticamente pure per l’allievo.

“Tu dici, io faccio!”, niente male il metodo tradizionale di crescere nelle arti marziali (alla Pino La Lavatrice): noi – fra l’altro – di vertice ne avevamo uno solo – Morihei Ueshiba, appunto – quindi fino a 50 anni fa non esistevano conflittualità di alcun tipo per quanto concerne i riconoscimenti che un allievo avrebbe desiderato ottenere dal proprio percorso Aikidoistico…

Questo modello, assolutamente triangolare –  in 3D potremmo immaginarcelo piramidale – basato sullo schema Sensei-senpai-kohai ha funzionato egregiamente fino a quando il Giappone è stata una terra isolata dal resto del mondo… o – almeno – fino a quando gli occidentali hanno iniziato a praticare discipline giapponesi.

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WeAiki: il Lascito del 2º Aikido Blogger Seminar

Ricomincio da Tre...

Ricomincio da Tre…

Ad una settimana esatta dalla chiusura dei lavori del 2º Aikido Blogger Seminar, eccovi un rimando delle novità principali che vi siete persi se non eravate a Napoli lo scorso 30/11 e 1/12/13

di MARCO RUBATTO

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L’atmosfera è stata più che accogliente e proficua per i numerosi partecipanti, giunti anche sia dal nord e centro Italia per l’evento… ma sicuramente il nostro intento non è quello di lodare i risultati del nostro lavoro, quanto di far giungere alla società Aikidoistica che utilizza al meglio la rete nuove idee e spunti di riflessione per migliorare se stessa.

Innanzi tutto è emerso dai rimandi circolari al termine di ogni lezione quanto sia importante per ciascun allievo presente ad un seminar (indipendentemente da scuola, stile e grado) poter avere un attimo riservato allo scambio, al confronto costruttivo… e se serve anche alla critica.

Ci siamo abituati a Seminar con lezioni frontali, nei quali il Sensei di turno “illumina” i presenti con le sue proposte didattiche ed educative: non c’è nulla di male in questo modello storicamente collaudato, mai praticanti più giovani in esperienza vogliono interagire di più…

… assaggiare (se non anche mettere alla prova) la capacità dell’Insegnante di entrare anche nel merito dei loro dubbi e sensazioni. Questo costringe i docenti ad un maggiore grado di adattabilità e di fatto impedisce di fare “cipria/incolla” alle lezioni svolte con un “pubblico” diverso.

Il gruppo in cerchio

Il gruppo in cerchio

Ci “dobbiamo essere di più” per accettare questa nuova ed avvincente sfida, ma abbiamo già anche sperimentato di persona che gli allievi sono poi i primi a rimandare gratitudine ed apprezzamento per questa inedita apertura nei loro confronti!

Altro rimando importante: le lezioni tecniche sono gradite quando dentro le proposte si muovono principi ben identificabili, che chiarificano come la tecnica sia un mezzo e non il fine della pratica.

Ai seminari frequentati da persone provenienti da esperienze Aikidoistiche differenti, ad esempio, parlare di “principi” risulta molto più unificante di calcare troppo la mano sulle tecniche, che possono essere i “linguaggi locali” per far passare un certo messaggio.

Diventa sempre più importante in un evento che gli allievi percepiscano “quale messaggio si vuole far giungere loro” attraverso le proposte fatte sul tatami: anche l’ikkyo più rinomato quindi perde di senso se non lo si contestualizza con un fine adatto al contesto e conforme ad un messaggio che va al di là di come si muovono i piedi o quali angoli debbano essere adottati dalle falangi delle dita delle mani!

Allo scorso Blogger Seminar abbiamo parlato sabato mattina di “go no sen” (la “risposta in ritardo”), sabato pomeriggio di “sen no sen” (la “risposta simultanea”) e domenica mattina di “sen sen no sen” (la “risposta che arriva prima della domanda”).

È stato più volte rimandato l’interesse degli intervenuti per seminari ed eventi dichiaratamente TEMATICI, e che quindi risultassero qualcosa in più che un catalogo di tecniche…

Insomma l’Aikido sta crescendo!

Per quanto se ne dica… per quanto si demonizzi una certa inedita libertà impensabile fino ad un paio di decenni fa, la comunità sta iniziando ad interagire ANCHE in modo costruttivo e più armonico al suo interno, proponendo inediti spunti di riflessione a chi si affaccia al variegato mondo dell’Aikido.

Foto di gruppo classica

Foto di gruppo classica

La promessa di girare uno spot pubblicitario dell’Aikido italiano è stata colta in pieno, iniziando a raccogliere fra tutti i presenti idee di script e regia che nei prossimi mesi saranno oggetto di lavoro comune, affinché il risultato finali risulti LIBERO da ogni accezione campanilistica… e che rappresenti innanzi tutto lo spirito che amiamo dell’Aikido più che le sue tecniche o ciò che potrebbe creare ulteriori divisioni.

Ma la chicca delle chicche a nostro dire è stata la stesura e pubblicazione di un documento comune che rappresenta le linee guida nelle quali ciascuno di noi sente volentieri di identificarsi, ben inteso rimanendo legati ciascun al proprio ente scelto per la pratica.

Non si tratta infatti dell’ennesimo logo o associazione per promuovere la pratica, ma un codice etico al quale aderire se ci sentiamo rappresentati dai suoi contenuti: lo abbiamo chiamato “WeAiki – Insegnanti senza barriere”, ed è liberamente scaricabile in PDF al seguente link.

Eccovene un’anteprima…

Dalla sua data di pubblicazione, questo documento è stato letto e sottoscritto da decine di Maestri di Aikido di tutta la penisola: da grandi pionieri e capiscuola, a professionisti, a semplici Insegnanti e praticanti che ne condividono i contenuti.

Ad oggi ecco i loro nomi:

– Simone Chierchini, Aikido Italia Network – Montenero di Bisaccia (CB)
– Marco Rubatto, Aikime – Torino
– Fabio Branno, Aikido Vivo – Napoli
– Rino Bonanno, Aikikai Napoli – Napoli
– Daniele Petrella, Napoli
– Gabriele Pintaudi, Aikido Libero – Palermo
– Pasquale Robustini, Aikido Roma Nord – Roma

Gruppo abbattuto dal ki di Rino

Gruppo abbattuto dal ki di Rino

– Carlo Caprino, Seishin Dojo, Grottaglie (TA)
– Stefano Mazzilli, Accademia Studi Aikido Hikari Italia – Pomezia (RM)
– Fabio Ramazzin, Takemusu Aikido Gallarate – Gallarate (VA)
– Valentino Traversa, Aikido Salento – Manduria (TA)
– Angelo Armano, Shugyo Dojo – Sorrento (NA)
– Giuseppe Gramendola, Associazione Aishin – Torino
– Paolo Muratori, D.A.MA – Cesenatico (FC)
– Maurizio Lo Vecchio, Aikido Nippon Club – Novara
– Jaime Sierra, KiShinTai – Bogotà (Colombia)
– Alessio Candeloro, Shugyo Dojo – Genova
– Angelo Montemurro, Centro Studi Arti Orientali Shin Zen Dojo – Massafra (TA)
– Argeo Caferri, Takemusu Aikido Recanati – Recanati (MC)
– Fabio Russo, Aikido e Pensieri – Avellino
– Diego Rossi – Napoli
– Gianni Canetti, Bushi no Kami – Orbassano (TO)
– Antonio Villano, Ikkyo Kaiten Dojo, Napoli

Queste sono le persone che, ad oggi, ci hanno messo il nome… E LA FACCIA nel dichiarare, oltre di essere d’accordo con i contenuto del documento, di essere pronti di dimostrare CON I FATTI la loro aderenza alle linee guida suggerite nello stesso.

Se anche tu vuoi unirti a loro, non hai che da contattarci, inviando una e-mail con Nome, Cognome e Dojo di appartenenza a:

Simone Chierchini: schierchini@gmail.com
Marco Rubatto: shuren@virgilio.it
Fabio Branno: fabiobranno@hotmail.com

Le sole cose che non si muovono sono quelle morte… ed a quanto pare l’Aikido mostra di avere più che mai movimento e vita, ai nostri giorni e sul nostro territori.

Qualcuno ha simpaticamente commentato – una volta letto il documento – “ma l’Aikido non dovrebbe essere già così!?”

La risposta è SI, dovrebbe già esserlo…

… e anche se non è sempre stato tale fino ad ora, questa volta abbiamo la reale possibilità di FARCELO DIVENTARE, anche grazie al prezioso impegno e contributo di voi tutti!

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Quel Distratto di Nonno Morihei…

E' sempre tutta colpa di Morihei!

E’ sempre tutta colpa di Morihei!

Di solito siamo abituati a riferirci al Fondatore dell’Aikido, Morihei Ueshiba, come ad un grande Maestro… uno dei rari esempi di Budo vivente che ha cambiato per sempre il volto delle Arti Marziali sul nostro pianeta. La sua figura si erge solenne nei kamidana di quasi tutti i nostri Dojo, ed è grande il rispetto mosso dall’immagine del vecchietto con la barba bianca…

di MARCO RUBATTO

Quest’oggi però siamo alle prese con una società Aikidoistica frammentata, problematica e litigiosa… che spesso fa fatica a portare avanti il messaggio del Fondatore dell’Aikido in modo consapevole, proficuo ed integrato…

… ma non è che questo sia anche dovuto all’enorme distrazione che ha avuto NONNO Morihei?

SI: è stato un enorme fonte di ispirazione, così come fonte di incomprensioni e guai per i suoi allievi, vediamo il perché…

NONNO Morihei ha creato l’Aikido, iniziando a chiamare così la sua Arte intorno al 1935 circa… ma la sua pratica era iniziata molto tempo prima: non ha mai avuto molta passione per i nomi, quindi probabilmente per lui era più importante praticare, che dare un’etichetta formale a quello che steva facendo..

Stessa cosa è accaduta per le varie tecniche: irimi nage, shi ho nage, kote gaeshi, kaiten nage, ude garami… NON SONO NOMI!

Il Fondatore si riferiva ai suoi movimenti nella lingua della sua terra natia, senza preoccuparsi troppo di una qualche forma di “CATALOGAZIONE” per le generazioni future… le sue “tecniche” avrebbero suonato come “proiezione entrando”, “proiezione nelle 4 direzioni”, “torsione del polso”, “proiezione circolare”, “controllo dell’avambraccio”… e così via.

NONNO Morihei si curò accoratamente di integrare l’utilizzo delle armi nel lavoro a mani nude dell’Aikido… ma NON CODIFICO’ mai esercizi di base (suburi), forme (kata), armonizzazioni (awase) o combattimenti (kumi jo, kumi tachi): quelli che ci sono giunti furono opera dei suoi allievi, preoccupati di “sistematizzare” la didattica per gli allievi che numerosi volevano studiare l’Aikido.

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ALTRI INTERVENTI DI MARCO RUBATTO SU AIKIDO ITALIA NETWORK

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AikipediA: Basta agli Insegnanti Improvvisati

Sancho Panza Sensei 14º Dan di Aikido, Iaido e Aerobica...

Il mondo dell’Aikido è bello perché è vario, ciascuno darà atto di ciò… santi ed imbroglioni si intervallano da sempre sulle scene del mondo. Tuttavia fino a non molto tempo fa si faceva presto a dire Maestro! Questo termine è stato forse più screditato che avvalorato da coloro che lo hanno utilizzato indebitamente

di MARCO RUBATTO

E’ accaduto, non poche volte, che nel nostro ambiente… nel quale non sono previste gare o momenti ufficiali di scambio e confronto, ci sia stato chi ha giovato di tutto ciò, per accedere ad una “Aiki-carriera” rampante solo quanto poco chiara.
I famosi gradi DAN spesso sono stati più un danNO per l’inevitabile rigonfiamento dell’io di chi li ambiva o ancora li ambisce, tuttavia ci troviamo a far parte di una “società” nella quale spesso le distinzioni vengono proprio fatte in base all’esperienza che questi famigerati gradi dovrebbero rimandare ai loro proprietari.
Non ci addentriamo ora sull’utilità o meno di questa abitudine alle etichette, solo constatiamo che questa è stata la dinamica storica più seguita, anche qui in Italia. Niente male quindi se tutti utilizzassero questo auto-strumento quale metodo anche esterno per farsi distinguere e quindi scegliere dai propri allievi.
Cosa ne è però di chi riceve questi “meriti” senza una previa adeguata preparazione personale?
Nulla qualcuno potrà affermare: “Somaro era senza la cintura nera e somaro rimarrebbe pure con il 15º DAN!”

Il mio maestro ha il grado più alto della galassia

Questo in parte è vero dal punto di vista di un praticante navigato: non sono i gradi che lo farebbero propendere per un Insegnante, anziché un altro: sarebbe più il suo modo di essere, di vivere l’Aikido… più che le stelle del suo medagliere!
Ma cosa ne è di un neofita interessato a tuffarsi nella giungla dell’Aikido?
Cosa scegliere… Maestro Tizio con il 17º dan o Sensei Caio con il 43º?
Facilmente il principiante sarebbe tentato a credere che in quei riferimenti sia ancora specchiato il valore intrinseco della persona che gli sta dinnanzi, quindi facilmente si muoverebbe verso l’Insegnante dal grado più alto (e sarebbe fiero di rimandare agli amici quanto il grado del suo Sensei sia il più alto in città/nella regione/nello stato/nel continente/sul pianeta/nella galassia!).
Crediamo che questa sia una dinamica ben nota a tutti, probabilmente necessaria a chi ancora a bisogno di essa… e non pensiamo di essere noi in grado di invertirla.
Tuttavia i tempi cambiano rapidamente e gli strumenti a disposizione tendono ad aumentare a dismisura ultimamente: il Web, ad esempio, mette a disposizione di ciascuni una enorme quantità di informazioni…oltre che propinare fregature.
Sempre più persone, giovani in particolare, sono ben avezzi all’utilizzo della rete per cercare ciò di cui hanno bisogno, quindi da qualche giorno in Italia è partito un innovativo ed ambizioso progetto di “autoregolamentazione” dell’offerta di Aikido.
Come?

AikipediA: il Who's Who dell'Aikido Italiano

Avendo la possibilità di accedere ai dati personali sull’esperienza degli Insegnanti di Aikido che concedono di rendere pubblici i propri curriculum.
Questo progetto di chiama “Aikipedia“, ed è un idea ed un’opera del Maestro ed amico Carlo Cocorullo, Insegnante presso il Dojo Takemusu Aikido Roma Eur.
Ecco come funziona: in modo completamente gratuito è stata offerta la possibilità di utilizzare una pagina personale (completamente personalizzabile con foto, video e link), nella quale ciascuno può inserire le proprie referenze, la sua storia in breve riguardante l’Aikido, i riferimenti e le didattiche utilizzate, i propri apporti personali all’Arte (pubblicazioni, video, Blogs).
C’è quindi già chi non ha fatto mistero dei suoi gradi, riportando luoghi e date nei quali essi sono stati ottenuti, citando addirittura da chi si è stati esaminati…
Ma quale è l’utilità di un simile “albo dell’Aikidoka”?!?
Una proprietà notevole della rete è che essa tende spontaneamente all’equilibrio, al contrario di quanti pensano, perciò il progetto dichiaratamente ispirato ad un’enciclopedia libera come Wikipedia, è come quest’ultima in grado di regolamentarsi ed essere modificata dal contributo di chiunque.
Quindi chiunque dovesse taggiarsi di competenze e qualità che invece realmente non possiede, potrà essere “smascherato” e segnalato da tutti coloro che, prove alla mano, mostreranno il contrario.
Il risultato finale: chi accetterà con apertura di esporre le sue referenze sul Web, dovrà anche assumersi le responsabilità di ciò che scrive, per non venire facilmente sbugiardato dinnanzi alla sua platea.
A lungo andare quindi, questo palcoscenico diverrà necessariamente un luogo nel quale sarà difficile mentire al prossimo (benché sarà sempre possibile mentire a se stessi!): nessun significato del tipo “chi sta qui ha valore”… quanto “chi è presente non teme di affermare ad alta voce ciò che è solito affermare in privata sede”!
Se ci pensate il meccanismo che si instaurerà non sarà banale…
Con metodi piuttosto semplici è possibile per un Insegnante rendere corposo il suo grado a dismisura accettando alcuni imbarazzanti compromessi (saltare da un Ente di Promozione Sportiva all’altro, solo per citarne uno), tuttavia per costui non sarà così facile nascondere la sua corsa al potere (e non alla reale preparazione) dovendo riportare le date dei suoi passaggi di grado.

Micio Miao sensei, Direttore Tecnico Federazione Italiana Gatti Aikidoisti

Più che ridurre le fila dei fanfaroni dell’Aikido, potremmo comporre le fila di chi non teme di dover rendere conto delle proprie azioni, cosa abbastanza educativa che un Insegnante faccia ancora prima di chiedere analoga cosa dai propri allievi!
Nessun “albo professionale” o “albo di qualità”… ma luogo alla pari in cui non si abbia nulla da nascondere…
Nella nostra piccola esperienza abbiamo già conosciuto almeno tre degli Insegnanti internazionali (giapponesi) che a voce affermano di essere stati gli ultimi uchideshi di O’ Sensei: il concetto di ULTIMO però non è plurale!
Se al posto di tante parole venissero riportate le date della loro storia, non sarebbe difficile comprendere da soli chi è stato l’unico vero ultimo allievo interno del Fondatore (non che possa essere interessante la cosa di per sé… ma lo è di più evitare di essere presi per il naso).
Il MAESTRO XY, nipote del cugino, del cognato, del fratello di Miyamoto Musashi, che ha iniziato il 1º gennaio 2010 a praticare Aikido, dopo avere avuto grandi esperienze in Judo, Karate, Sumo, Kyudo, Ikebana e scopone scientifico… dovrà mostrare come ha fatto oggi ad essere già Vº dan!
Non si è più abituati alla trasparenza di un tempo: l’alone di misticismo intorno alla leggendaria figura dell’Insegnante di Arti Marziali non aiuta a fare più chiarezza. Forse è il caso di fare un passo indietro nella semplicità ed affermare chi si è, da dove si proviene e dove si intende andare, senza paura di apparire né più piccoli, né più grandi: anche a questo serve Aikipedia, che vi invitiamo a visitare.
Certo, questo progetto sperimentale potrà prendere piede e valore solo dopo che molti di noi avranno accettato di aderirvi e condividerne gli spazi: immaginate però la potenzialità di avere un database on-line che permetta a chiunque di cercare il Dojo di Aikido in Italia più vicino a dove risiede, visualizzarne il Sito privato, accedere alle specifiche dell’Insegnante così come alla mappa del luogo.
Niente male vero? Fosse stato così semplice per tutti noi!
Ora però è possibile ed Aikipedia può fare tutto questo: una sorta di “vetrina della responsabilità”, nella quale ciascuno puù inserirsi!
Oggi è possibile creare tutto ciò, indipendentemente dalle Federazioni, stili e didattiche utilizzate in Aikido: visibilità semplice e trasparente per tutti.
Qualcosa che facciamo per noi stessi e per gli altri… GRATIS…
Perché non provare!?!

Leggi “Anteprima: AikipediA: il Who’s Who dell’Aikido Italiano”

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AikiMarathon 5º Edizione e la Voglia di Andare d’Accordo

AikiMarathon 2011 - 5a Edizione Alpignano (TO)

Domenica 10 luglio 2011 torna ad Alpignano (TO) l’AikiMarathon, per la sua 5º edizione!

di MARCO RUBATTO

Altre volte abbiamo già scritto su questo importante ed innovativo evento. E’ stato sempre un piacere ed un privilegio essere attivamente presenti alle edizioni passate ed ancora una volta alcuni di noi ci andranno da Insegnanti, altri da Aiki-maratoneti… 12 ore non-stop di Aikido, con lezioni da 50 min. tenuti da Maestri provenienti da indirizzi tecnici molto diversi fra loro: quest’anno ci saranno Insegnanti dell’Aikikai (stile Tissier), Iwama Ryu/Takemusu Aiki, Aikikai d’Italia, Ki Aikido… e praticanti di ogni estrazione e grado. Al solito nelle pause fra una lezione e l’altra ci si potrà rifocillare con qualche piatto freddo preparato da un’ottima Aiki-cuoca, riposare o addirittura concedersi un AikiMarathon però è molto di più che tutto questo: è soprattutto fare Aikido e poterne condividere la gioia!!! massaggio Shiatsu ristoratore, gentilmente offerto dall’Accademia Italiana Shiatsu che sarà presente e metterà a disposizione i suoi operatori.
AikiMarathon però è molto di più che tutto questo: è soprattutto fare Aikido e poterne condividere la gioia!!!
Non è infatti importante massacrarsi di leve e proiezioni per poter dire di avercela fatta a non abbandonare il tatami: la competizione non è che un aspetto simbolico di questo importante evento.
Ci sono stage da frequentare perché sarà presente un Maestro importante… ce ne sono da fare per poter sostenere gli esami, in questo caso però nulla di tutto questo sarà chiamato in causa.
Per chi ama l’Aikido praticare è gioioso, lo è insegnare… anche con/a persone mai incontrate e che sono presenti per lo stesso motivo.
Un confronto costruttivo emerge necessariamente, e lo fa mentre saremo noi stessi: portando agli altri le nostre capacità e apprendendo da quelle degli altri.
Non c’è nessuno che deve dimostrare nulla: praticare Aikido è bello e questo basta!
Questo è fin ora stato lo spirito di questa manifestazione e continuerà ad esserlo.
L’innovazione non è banale, sono altre solitamente le dinamiche che animano i raduni: “Io cado meglio di te!”… “Io invece sono il nipote illegittimo di O’ Sensei”… “Il numero dei partecipanti può essere superato solo dai miei gradi dan!”…
Andate a cercare altrove queste porcherie!
Alcuna necessità o possibilità di fingere: questo è uno di quei rari eventi dove la passione per ciò che si fa prende volentieri il sopravvento e si manifesta per quella che è…
La pratica al centro di tutto è una dinamica sana, storicamente molto vissuta prima che il denaro o l’Aiki-politichese iniziasse a prendere talvolta il sopravvento…
La proposta quindi e di abituarci a rimetterla al centro di tutto… ed all’AikiMarathon questo sarà possibile!
Vi aspettiamo numerosi tra le fila dei malati (fortunatamente) incurabili di Aikido!

P.S. molto importante: fra gli altri benefici dell’essere presenti, ricordiamo la completa devoluzione dell’incasso al “fondo emergenze” di Medici Senza Frontiere, Ente attualmente impegnato a dare supporto medico specializzato nel distretto di Fukushima nelle vicinanze della centrale nucleare colpita dallo tsunami.

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Buki Waza: l’Importanza delle Armi in Aikido

Buki-Waza di Iwama: il tassello mancante

In questo suo intervento Marco Rubatto affronta un importante aspetto della pedagogia dell’Aikido, ossia il Buki-Waza, lo studio delle armi. In questo campo si è assistito ad un tentativo da parte dei vari Shihan di fornire agli allievi la loro particolare visione dei fatti, quando la pratica del Buki-Waza non è addirittura del tutto trascurata. Quali sono le motivazioni storiche di questo? Non esiste un sistema coerente, basato sulla pedagogia del Fondatore, e a tutt’oggi espresso dalle scuole che si rifanno al’Aikido di Iwama?

di MARCO RUBATTO

È nota ad ogni praticante la presenza dello studio e dell’utilizzo delle armi in Aikido.
Tuttavia differenti scuole utilizzano altrettanto diversi metodi e strategie per integrare il loro utilizzo con quello delle pratiche a mani nude. In alcune scuole invece si è persa l’usanza di inserire esercizi di Jo e Ken nel normale allenamento.Questo ha spesso reso necessario che gli allievi di queste scuole, giunti ad un certo livello di maturazione nella pratica dell’Arte, operino una vera e propria ricerca personale, per andare ad attingere da altre scuole tradizionali l’importante frammento mancante: il Buki Waza.
Seguendo una consapevolezza di tipo storico, è noto come il Fondatore praticasse quotidianamente l’allenamento con le armi tradizionali dell’Aikido, il Jo (il bastone di legno), il Ken/Bokken (la spada di legno)… un tempo anche il Juken (la baionetta di legno), Yari/Naginata (lance di legno terminanti con lame), Nuhoko (lancia corta di legno), Tanto/Tanken (pugnale di legno), Tessen (il ventaglio di legno o metallo).
È però importante chiedersi se, come taluni affermano, l’importanza di queste pratiche sia realmente ancora attuale – tanto da mantenerla viva nei programmi tecnici – o risulti invece ormai anacronistica ed appartenente solo ad un retaggio post-feudale giapponese – facendo quindi optare per il loro accantonamento.
Ricordiamo innanzi tutto la storia.
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, O’ Sensei si ritirò nella cittadina di Iwama, nel 1941, all’età di 58 anni. Qui visse per i successivi 28 anni, fino al momento della sua scomparsa, nel 1969. In questa terra semplice, inospitale e ricca di natura, si dedicò all’allenamento, allo studio e sviluppo dell’Aikido ed all’agricoltura. Il lasso di tempo in esame è stato fondamentale per la sua possibilità di apprendere il modo migliore di abbinare l’allenamento delle armi a quello a mani nude. A partire dalle sue consapevolezze precedenti nello studio della scherma e nelle forme di Jujutsu che incontrò, egli sintetizzò l’Aiki Ken e l’Aiki Jo quale parte inscindibile del forse più famoso e consueto Tai Jutsu… il repertorio delle tecniche a mani nude cioè.

Il Fondatore a Iwama

Sfortunatamente però questo fu per il suo Paese un periodo particolarmente critico, in cui la sconfitta nella guerra portò spesso difficoltà economiche consistenti, specie alle classi sociali più modeste.
O’ Sensei, soprattutto nei primi anni di ritiro ad Iwama, viaggiò molto per visitare di frequente l’Hombu Dojo Aikikai di Tokyo, che al tempo era stato affidato alla direzione del figlio Kissumaru Ueshiba Sensei e di Koichi Tohei Sensei (quest’ultimo fino al 1971, ma ufficialmente fino al 1974). Fu cura del Fondatore stesso non differenziare gli allenamenti di Iwama da quelli di Tokyo (perché avrebbe dovuto?!) durante il suo patrocinio diretto.
Era invece molto più ostico per gli allievi trasferirsi ad Iwama per ricevere gli insegnamenti direttamente da O’ Sensei, benché qualcuno talvolta ci riuscisse per brevi periodi, a causa della non eccessiva disponibilità di danaro del tempo.
Con l’avanzare dell’età, fu sempre più difficile per Morihei Ueshiba visitare regolarmente l’Hombu Dojo: da settimanali, le sue lezioni a Tokyo divennero mensili, solitamente tenute di domenica.
A nostro avviso (e non solo nostro…) questo fu forse l’inizio della divisione sulle consapevolezze dell’allenamento con le armi in Aikido. O’ Sensei continuava a sviluppare il metodo ad Iwama, mentre la sua comunità di Aikidoka cresceva soprattutto a Tokyo, luogo sempre meno vissuto dal Fondatore (e per giunta frequentato solitamente solo nei week end, momento in cui anche i giapponesi – anche se meno di noi – amano riposarsi!)
Morihiro Saito Sensei iniziò la sua pratica dell’Aikido nel 1946 sotto la direzione del Fondatore ad Iwama e rimase suo fedele allievo fino al momento della morte di quest’ultimo. Egli risiedeva proprio ad Iwama, nella prefettura di Ibaraki, e narrò che in alcuni momenti particolarmente difficoltosi durante e dopo il termine del Conflitto Mondiale, egli rimase addirittura solo con O’ Sensei durante alcuni allenamenti quotidiani (soprattutto al mattino, momento in cui, ancora oggi, viene focalizzata l’attenzione sull’utilizzo delle armi).
Lo studio dell’integrazione fra Buki Waza e Tai Jutsu intanto procedeva, talvolta in carenza di insegnanti da formare in questo specifico percorso, poiché erano pochi ed infrequenti gli allievi che potevano seguire Morihei Ueshiba in questo suo personale sviluppo.
Quando anche la vecchiaia di O’ Sensei ulteriormente ostacolò il suoi frequenti spostamenti a Tokyo, egli demandò questo compito a Morihiro Saito Sensei, che raggiungeva il Dojo Aikikai di Shinjuku ogni domenica, ed aveva il compito di insegnare l’utilizzo delle armi nell’ultimo quarto d’ora delle sue lezioni. Va ricordato che Saito Sensei era un ferroviere, che quindi non doveva affrontare eccessivi costi per il trasferimento in treno da Iwama a Tokyo.
Il problema tuttavia si creò ugualmente poiché a fronte di un lavoro continuativo e soprattutto quotidiano di interazione fra Tai Jutsu e Buki Waza, a Tokyo questi poteva essere esperito solo per pochi minuti alla settimana. Gli importanti Sensei che impartivano lezioni negli altri giorni, del resto, meritoriamente scelsero di non entrare eccessivamente nel merito di ciò che non conoscevano neppure loro in modo approfondito.
Questo fu sufficiente per aumentare il divario fra l’Aikido di Iwama e il resto dell’Aikido praticato in quegli anni in merito alle consapevolezze sulle armi.

Sono moltissime le foto di archivio in cui O'Sensei è impegnato nel Buki-waza

Attualmente l’Aikikai Hombu Dojo ha ufficialmente estromesso le armi dal programma ufficiale di apprendimento, fatta eccezione per il Buki Dori, ossia gli esercizi nei quali l’attaccante (con Tanto, Jo o Ken) viene disarmato da tori durante l’azione. Nessuna traccia è rimasta presso il Dojo a cui tutto il mondo tende a riferirsi di suburi, kata, awase e kumi utilizzati giornalmente del Fondatore.
Tuttavia coloro che veramente si sono mostrati – e che si mostrano – interessati allo studio dell’Aikido nella sua completezza percepirono/percepiscono come la pratica delle armi sia pressoché fondamentale per sviluppare rapidamente ed in modo integrato elementi come la corretta sensazione del timing, il concetto di Ma-Ai (“giusta distanza”), la corretta posizione delle anche e di conseguenza il corretto hanmi, elementi che poi vengono utilizzati anche durante la pratica del Tai Jutsu.
Non pare quindi che l’allenamento con Jo e ken sia oggi anacronistico, benché nessuno di noi usi girare per le città armato come un Samurai: sono altri i valori aggiunti di questo tipo di pratica, molto distanti dalle esigenze di difesa personale del Giappone di due secoli fa. Molti allievi ed insegnanti si sono quindi lanciati ad una vera e propria ricerca e riscoperta di quanto la didattica ricevuta non era riuscita a trasmettere (lo ribadiamo, per ragioni storiche e non per vera e propria scelta svalutativa di queste pratiche).
Nel frattempo però il Giappone si era economicamente sviluppato, e come ancora oggi mostra, spesso a discapito di un vero apprezzamento e patrocinio della sua stessa antica e preziosa tradizione. Non vi erano più molti Ryu tradizionali ai quali attingere gli stessi elementi posseduti dal Fondatore per incominciare nuovamente l’opera di integrazione: spesso si è quindi optato per utilizzare fonti diverse, storicamente non connesse direttamente all’Aikido, ma che comunque consentissero di crearsi una forma qualitativa di consapevolezza sulle armi (soprattutto Bokken e Jo) che mancava nella propria esperienza. Jodo, Kendo, Iaido, le antiche Kashima Shinto Ryu e Katori Shinto Ryu… sono alcuni esempi delle discipline che si è tentato di connettere sperimentalmente con l’Aikido, con il pro di favorire nuovamente l’integrazione di questi con il Buki Waza.
A nostro dire è realmente meritoria l’opera di chi ha fatto questo tipo di ricerca, poiché non dissimile da quella fatta dal Fondatore stesso prima di loro. Ciò che si è venuto a creare con gli anni è una moltitudine di stili diversi anche per la pratica delle armi in seno all’Aikido, poiché funzione di quali di queste forme di Ken Jutsu e Kobudo il caposcuola ha utilizzato nella sua stessa opera di integrazione.
Ma noi non consideriamo la varietà come un problema.. anzi, come una ulteriore possibilità di arricchimento. Certo, così facendo queste scuole hanno influito sulla pratica del Tai Jutsu proprio come avvenne per O’ Sensei, facendo emergere numerosi principi, anche a volte in apparenza contrastanti fra loro… rivolgendo l’attenzione a molte scuole attuali. Chi ha abbinato lo studio del Kendo e Iaido, ad esempio, all’Aikido solitamente presenta una guardia più frontale di quanto sia consentita nell’Aiki Ken, ma poiché il suo studio è scaturito da elementi differenti.

Il Fondatore con Morihiro Saito nel dojo di Iwama

Per dovere storico va semplicemente ricordato che spesso quindi le pratiche del Buki Waza non si possono solitamente dire “quelle del Fondatore”, poiché derivate per analoga ricerca, ma passando per altre strade, specificando come ciò non ne riduca assolutamente il valore.
Fortunatamente Morihiro Saito Sensei fu il Maestro che cercò, per sua natura e per tutta la vita, di mantenere il più possibile inalterato l’insegnamento tecnico di O’ Sensei, quindi un enorme bagaglio tecnico di Buki Waza ci giunge “congelato” ed ottimamente conservato attraverso l’Iwama Ryu, forse ad oggi la scuola in cui l’operazione di integrazione fra Tai Jutsu e Buki Waza ha radici più profonde, in quanto semplicemente coincidenti con quelle scoperte dal Fondatore stesso ad Iwama, nel periodo storico in cui fu più ostico formare gli Insegnanti in tale settore.
L’Iwama Ryu è anche la scuola di riferimento dalla quale io provengo, e benché sia risaputo non è nostro interesse mettere in risalto uno stile piuttosto che un altro, ci è sembrato importante condividere con chi ha piacere una esigua parte di quel bagaglio tecnico di base legato al Buki Waza… a partire da un ventoso pomeriggio torinese qualsiasi e dalla richiesta di un paio di nostri allievi, che reclamavano una fonte video sulla quale ripassare mnemonicamente gli esercizi previsti per i loro esami.
È così che un sabato, dopo una lunga ed estenuante lezione al parco, uno di loro, munito di telecamera ha filmato il programma di base di Buki Waza per poterlo ripassare fra le mura di casa sua. Con qualche aggiustamento sull’audio, irrimediabilmente guastato da vento e da uno sfasamento di ricodifica video operato da YouTube per ragioni inspiegabili, abbiamo montato 7 filmati divisi in categorie (suburi di Ken e Jo, kata di Jo, kumi Tachi e kumi Jo) e quindi li abbiamo pubblicati, in modo da poter fornire, in poco più di 27 minuti, l’intero prezioso bagaglio tecnico della scuola di Iwama.
Nessun video è stato pensato come “didattico” (leggi “NON VOGLIAMO INSEGNARE NIENTE A NESSUNO!”) e ciascuno contiene certamente un sacco di imprecisioni di tipo tecnico (compreso qualche balzo dovuto ai buchi inaspettati sul terreno!)… sia per via della stanchezza che avevamo nel girarlo (dopo circa 2 ore di lezione), sia per il nostro livello tecnico fortunatamente ancora sempre da forgiare per poter essere migliorato.
Nessun video è stato realizzato quindi come “preciso”… lo diciamo perché i puristi troveranno sicuramente una punta del Ken troppo alta, un’anca troppo poco ruotata… ma con il solo fine di essere “riassuntivo” di un programma tecnico da apprendere con cura a lezione e da poter ripassare mnemonicamente tramite un video in modo rapido a casa, mentre questo apprendimento si radica fisicamente nel Dojo.
È poi molto diversa la cura che si impiega nell’eseguire qualsiasi pratica settimanalmente o quasi quotidianamente… in questo caso si tende a badare all’essenza più che alla forma, benché questa non sia una scusante per fare male le cose.
Ci auguriamo tuttavia che il nostro lavoro possa risultare di utilità anche ad altri studenti di Aikido con esigenze analoghe a quelli nel nostro Dojo.
I video sono disponibili qui:
http://www.youtube.com/p/25300D0806C0BBC5&hl=it&fs=1

Pur non credendo che quello di Iwama sia per forza il miglior modo di maneggiare le armi, ne ricordiamo la profondità, la chiarezza e precisione didattica e quindi continuiamo ad adottarlo nei nostri programmi… ma ciò che più ora ci preme è esortare qualsiasi Aikidoka all’ascolto a costruire una sua personale consapevolezza matura sull’utilizzo delle armi, tanto da creare con il tempo una completa integrazione con il resto della pratica… se vogliamo, addirittura una totale in-distinzione fra le cose che in Aikido si possono vivere, così da non rilegare più il Buki Waza ad un innaturale area marginale, o ancor peggio, solo per esperti.

Copyright Marco Rubatto ©2009-2011
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Pubblicato per la prima volta 29/09/2009 su
http://aikime.blogspot.com/2009/09/buki-waza-limportanza-delle-armi-in.html