Sudare le Proprie Preghiere

Il Fondatore dell'Aikido

L’Aikido è una preghiera senza parole: ogni “perla” di sudore che versiamo sul tatami dovrebbe essere intesa come il grano di un rosario che silenziosamente dispiega le sue promesse e i suoi desideri. 

di FABRIZIO RUTA

“L’Aiki splendente non è il frutto della vostra personale forza o abilità tecnica ma è figlio dell’unione fertile con l’Universo”
(Morihei Ueshiba)

Come tutti voi ben sapete, l’Aikido non è una semplice ginnastica o una tecnica di difesa, ma un “movimento dell’anima”, una tensione spirituale verso il compimento del nostro personale destino e di quello dell’intero creato.
Questo vuol dire accordarsi con il proprio “progetto di vita”, con le profonde ed autentiche qualità del proprio Sé.
In questo seminario praticheremo aikido dal punto di vista della preghiera.
Ci sono molte definizioni di preghiera e, sicuramente, molte forme di orazione.
Quello che a noi interessa adesso è l’apertura che essa propizia, la connessione con il divino e con il Mistero che nasce dalla nostra stessa decisione di invocare l’Altissimo.
Quando si traduce liberamente Aikido con: “la via per unificare il ki individuale con il ki universale” stiamo appunto descrivendo il fenomeno di apertura del cuore e di raccordo con lo Spirito dell’Universo.
L’Aikido è una preghiera senza parole: ogni “perla” di sudore che versiamo sul tatami dovrebbe essere intesa come il grano di un rosario che silenziosamente dispiega le sue promesse e i suoi desideri.
Ma agli uomini di oggi, nella loro generalità, tutte questo appare bizzarro, anacronistico, senza senso o, al massimo poetico. Ecco quindi l’importanza di essere consapevoli del gesto e del significato di quello che facciamo.
Sacrifichiamo noi stessi, il nostro corpo, la nostra energia ad un progetto più grande di quello del “piccolo io” per offrirci al fuoco rinnovatore del Sé.
Vi invito quindi a considerare queste parole come un momento di riflessione sul nostro cammino individuale nel quale il nostro sudore durante la pratica diventa una preghiera e un ringraziamento verso “l’Inconoscibile Realtà di Quello che è più Grande di noi”.

Copyright Fabrizio Ruta ©2009-2011
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
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Aikido, l’Arte dell’Essere “Indifesi”

"Noi attiriamo nel nostro campo di esperienza esattamente quello che emaniamo"

“In aikido non è importante vincere o perdere ma lasciare tutto nelle mani di Dio”
Si dice che l’aikido, insieme ad altre arti come il judo, sia una disciplina di auto-difesa per distinguerla da altre più prettamente aggressive e di attacco come il Karate. Questa definizione seppure corretta da un punto di vista che potremmo definire “esteriore”, risulta – ad una visione più profonda – errata

di FABRIZIO RUTA

Infatti paradossalmente si potrebbe affermare che l’aikido è l’arte dell’essere indifesi, del rimanere aperti e “vulnerabili” di fronte all’avversario e, più in generale, di fronte alla vita. Di fatto, i termini stessi di nemico, avversario, attaccante, aggressore, ecc., sarebbero da eliminare dal nostro lessico per utilizzare quelli più consono di partner o di aiutante.
In realtà la vera forza si trova proprio nel rinunciare alla lotta e all’aggressione come mezzo per risolvere i conflitti. La vera forza si raggiunge quando apriamo il cuore e abbiamo il coraggio di allargare le braccia e porci in una condizione di vulnerabilità e delicatezza…
Perché affermo questo? Cosa significa rimanere indifesi mentre qualcuno ci aggredisce? Non è forse un controsenso rispetto ad una disciplina che si propone di insegnare come difenderci? Queste domande, e l’apparente paradosso della tesi qui descritta, nasce da una visione superficiale dell’aikido se comparata con gli insegnamenti di O sensei. Se ci chiudiamo in difesa preparandoci a ricevere un attacco, perdiamo il collegamento con la forza universale del ki perché portiamo in tensione il nostro corpo e “contraiamo” la nostra anima.
Così facendo non possiamo attivare il nostro kokyu-ryokyu, ci allontaniamo dal Centro e non siamo più collegati al nostro innato potere. In ultima analisi ci separiamo dal Tutto e diventiamo deboli. Di fatto lo stesso porci in difesa scatena l’evento aggressivo.
Per la legge della sincronicità noi attiriamo nel nostro campo di esperienza esattamente quello che emaniamo. In altri termini, se ho paura di un evento X, quella situazione sarà attratta dalla mia stessa disposizione di animo. Questo è molto evidente a livello delle reazioni psicologiche degli individui. Per esempio se si ha paura di essere rifiutati automaticamente ci si pone in una condizione di freddezza e distanza che determina il rifiuto da parte degli altri e questo conferma la tesi iniziale (“gli altri mi rifiutano”).

Smettere di lottare

Il problema è che l’individuo in questione non vede la propria parte, non si rende conto che è lui a scatenare il rifiuto ma “proietta” sugli altri l’opposizione verso di lui. E questo vale anche per tutti i temi come anche la paura di essere aggrediti.
Qual è quindi il nostro compito? Come si rimane indifesi e vulnerabili?

Credo che possiamo distinguere quattro livelli:
– rilassarsi a livello fisico (in particolare nuca e spalle).
– smettere di lottare, di chiudersi e di aver paura a livello delle nostre emozioni.
– coltivare pensieri di fratellanza e di unione comprendendo la forza dell’amore.
-collegarsi al Tutto diventando “uno con il tutt’Uno” ricorrendo alla preghiera e alla meditazione.

Ma ognuno deve trovare la sua propria strada e capire come lavorare per raggiungere questo obiettivo. Normalmente in aikido quasi tutti i praticanti capiscono e accettano l’importanza del rilassamento a livello fisico. Molto pochi praticano meditazione e kinorenma, quanto agli altri aspetti credo che pochi gli dedicano sufficiente tempo e attenzione…
Questo è comprensibile perché chi si avvicina allo studio di un’arte marziale è sicuramente interessato all’archetipo di marte-ares, il dio della guerra dei greci e dei romani. Nel migliore dei casi si opta per una disciplina di difesa piuttosto che di offesa, ma praticare addirittura un arte marziale che invita a rimanere indifesi beh… questo è troppo!
D’altronde io sono giunto a queste riflessioni solo dopo 28 anni di pratica…
Buon keiko”indifeso” a tutti.

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Ki-no-renma

H. Tada Sensei con Fabrizio Ruta

Il pilastro dell’insegnamento di Hiroshi Tada Sensei trova una sobria ed essenziale enunciazione in questo articolo di Fabrizio Ruta, che ha seguito la pratica del Ki-no-renma con il Maestro Tada per oltre un ventennio ed e’ quindi l’ideale testimone per parlarne

di FABRIZIO RUTA

Ki-no-renma tradotto letteralmente significa: “forgiare la propria energia vitale”. Il termine “renma” è usato in Giappone per indicare l’arte della forgiatura delle spade che avviene attraverso un lavoro lento, lungo e ripetuto di sovrapposizione di diversi strati di metallo.
La parola “ki” (prana in sanscrito, ch’i in cinese) rappresenta l’energia vitale che sottostà al metabolismo, alla sopravvivenza e all’espressione mentale, emotiva e spirituale dell’essere umano.
Il ki non va  inteso come una semplice energia materiale simile all’elettricità, ma piuttosto come una forza sottile dotata di intelligenza, amore e volontà.
Nel corpo umano il ki scorre all’interno del sistema nervoso e di particolari canali definiti meridiani.
Durante la pratica del ki-no-renma, si cerca di entrare in contatto, assorbire, assimilare e far circolare in noi questa Forza che è contemporaneamente personale e universale.
Quindi il ki-no-renma è l’insieme degli insegnamenti esoterici e interiori relativi alle tecniche di respirazione, concentrazione e meditazione per la pratica dell’aikido. Queste tecniche sono state insegnate al direttore didattico dell’Aikikai, H. Tada Sensei, da Nakamura Tempu che le ha a sua volta apprese in India dal maestro di raja yoga, Kaliapa. Senza la conoscenza e la pratica delki-no-renma, le tecniche dell’aikido mancano della loro sostanza e profondità e rimangono delle vuote forme esteriori. Il ki-no-renma è comunque una validissima pratica anche per chi non è attratto dall’aikido in quanto fornisce le basi filosofiche ed esperienziali per tutti coloro che sono interessati alla propria crescita spirituale e all’incremento della propria energia.

Tecniche studiate:

tecniche di respirazione e incremento dell’energia (kokyu, pranayama);
tecniche di concentrazione (dharana);
apertura dei centri sottili (tanden, chakra);
controllo dei 5 sensi (pratyahara);
meditazione (anjodaza).

Obiettivi:

incrementare la propria energia vitale;
migliorare la concentrazione;
rilassare il corpo rendendolo più forte;
ridurre lo stress;
imparare la meditazione;
dare una solida base interiore alla pratica tecnica dell’aikido.

Prendere l'energia dell'universo con ringraziamento

LE PREGHIERE DEL NAKAMURA TEMPU

Versi del pranayama

In questo grande Universo, che è imperscrutabile e divino, vi è un vigore che da forza all’energia di noi esseri umani.
Esso risiede ovunque ed ogni luogo riempie.
Con un metodo misterioso detto pranayama, con gratitudine profonda, dalle viscere fino all’estremità dei quattro arti, accogliamo tale vigore, finché non ne siamo più che sazi.

Giuramento giornaliero

Senza cedere a rabbia, timore e dolore
Con onestà, benevolenza, piacere
Con forza, coraggio e fede
Oggi adempirò i miei doveri verso la vita
Mai perderò la pace e l’amore
E vivrò come un autentico essere umano.
Tutto questo oggi giuro a me stesso.

Versi della forza

Io sono la Forza. Un cristallo della Forza
Dunque nulla può vincermi
Malattia, destino e tutto il resto
La Forza sovrasta.
E’ cosi! Un cristallo della potente potente Forza io sono

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Aikido: l’Arte Marziale per il Terzo Millennio

Creare la grande famiglia Aiki

L’Aikido è un budo moderno, un adattamento delle antiche tecniche marziali al tempo presente. Questo significa che lo scopo di questa arte marziale non è la difesa personale ma la crescita fisica, mentale e spirituale

di FABRIZIO RUTA

L’Aikido è una disciplina cha affonda le sue radici nella storia del combattimento dei samurai e dei maestri di lotta ma è stata adattata all’umanità dei nostri tempi. Oggi è anacronistico studiare il combattimento a mani nude o all’arma bianca (spada, bastone, coltello, arco …) come sistema di difesa, poiché una pistola si dimostra molto più efficiente per realizzare lo scopo di proteggerci da un eventuale aggressione. Certo, se ci troviamo di fronte alla necessità di difendere la nostra vita o quella dei nostri cari, l’Aikido può essere utilizzato e si dimostra anche molto efficace. Ma non è questo il punto. Le domande da farci sono: qual è lo scopo essenziale della pratica dell’Aikido? Quali sono le capacità che possiamo acquisire? Che vantaggi personali possiamo ottenere?
Le risposte che il Fondatore dell’Aikido dava suonavano in questi termini:
“Scopo dell’Aikido è riunire gli esseri umani in una sola famiglia, fare nostro il cuore di Dio, unirci all’energia dell’universo, purificarci (misogi), realizzare la vittoria su noi stessi (sulle nostre paure, rabbia e debolezza)”

Parimenti il M° Tada Hiroshi sostiene:
“L’Aikido serve ad aumentare le nostre capacità, unirci alla forza, all’amore e alla saggezza dell’universo, controllare i 5 sensi, sviluppare la concentrazione e portarci al samadhi (illuminazione)”

La domanda successiva da farci ora è: come realizzare tutto ciò?
Occorre allenare il corpo, la mente e lo spirito!
Non ci si può limitare a praticare solo la forma esteriore studiando, per esempio, il movimento dei piedi e delle braccia, la rotazione del bacino e lo sguardo. Questo non è sufficiente. Tutti i grandi artisti non esprimono semplicemente una tecnica perfetta ma anche le qualità del loro animo. I cosiddetti “virtuosismi” nascono dall’espressione di qualcosa di più intimo, dal mettere in gioco anche le profondità del proprio essere. Nell’antichità gli artisti tendevano a non firmare le proprie opere perché si ritenevano ispirati dal divino. Infatti non ritenevano le loro creazioni come una semplice espressione della loro personalità e capacità. L’artista era invece il tramite di Qualcosa di più grande di loro, si sentiva come un canale. “Essere ispirati” significava ricevere un influenza dai mondi superiori diventare la via di accesso delle divinità.
Ecco quindi che per diventare dei veri artisti occorre “unirsi all’universo” (fare aiki!), per poter dire “Io e il Padre mio siamo uno” e, a partire da questa comunione (eucaristia), esprimere la Vita universale in noi e attraverso di noi.
Come fare tutto ciò?
La via proposta dal M° Tada è il “kinorenma” una serie di pratiche che si rifanno alla tradizione del raja e karma Yoga, allo shintoismo e al buddismo esoterico e che lui ha appreso da tre fonti:
Ichikukai (Yamaoka Tesshu)
Sninshin toitsu ho (Nakamura Tenpu)
Aikido (Morihei Ueshiba)

Yamaoka Tesshu

Nakamura Tempu

Morihei Ueshiba

 

 

 

 

 

 

 

Il modo in cui l’allenamento viene proposto è svincolato da qualsiasi appartenenza religiosa ma si configura come un approccio filosofico legato all’esperienza diretta.
Alcuni concetti chiave sono:
– Tutto e tutti proveniamo dalla stessa Unica Fonte Originale.
– Noi viviamo e prosperiamo grazie al ki (forza, amore, saggezza, volontà) dell’Universo.
– Siamo figli della Terra e del Cielo.
– Niente può esistere al di fuori di questo universo.
– La morte (intesa come fine totale della nostra esistenza) non esiste, morire significa trasformarsi e tornare all’universo. Il nostro corpo, la mente e l’anima ci sono solo stati “prestati” dell’Universo.
– Occorre vivere ed allenarsi con gioia, gentilezza e onestà.
– E’ necessario coltivare un atteggiamento assoluto cioè libero da attaccamenti e preoccupazioni

Gli elementi da considerare nel nostro allenamento sono:
– Preparazione fisica (sviluppo e tonicità muscolare, rilassamento, allungamento, capacità aerobiche, coordinazione …)
– Pranayama (tecniche di respirazione intese come controllo dell’energia vitale: gassho no kokyu, kokyu soren, ai-awase, aum no kokyu, respirazione dei sei suoni – A I U E O M -, tanden no kokyu).
– Pratihara (controllo del sistema nervoso e dei 5 sensi).
– Dharana (concentrazione).
– Dhiana (meditazione, zazen, anjodaza).
– Samadhi (illuminazione, “diventare uno con l’Universo”).

Possiamo quindi sostenere che l’Aikido
– non è uno sport (non prevede competizione)
– non è una tecnica di difesa personale (ma lo può diventare).
-non è una semplice forma di ginnastica.

L’aikido è:
– Una filosofia di vita (philosophia perennis).
– Un adattamento moderno delle antiche discipline marziali allo scopo di aumentare le nostre potenzialità e la nostra consapevolezza.
– Un’arte del vivere profondo.
– Una disciplina del corpo e della mente.
– Uno yoga marziale.
– Una Via spirituale.

Risulta molto difficile far comprendere a parole quello che l’Aikido (come tante altre discipline spirituali) contiene e può offrire a colui che decide di incamminarsi su questo sentiero. Spero che la lettura possa però spingere i vecchi praticanti a intensificare i loro sforzi per trovare un senso più profondo alla loro pratica, e i neofiti ad accostarsi con maggior chiarezza alla nostra arte.

Copyright Fabrizio Ruta ©2009-2011
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