Come Cominciò…

Hiroshi Tada e Danilo Chierchini sul tatami della S.S. Monopoli Judo Roma (1964)

Scavando negli archivi di famiglia, ho ritrovato questa perla, una descrizione dell’inizio dell’Aikido in Italia, scritta nel 1980 da mio padre, Danilo Chierchini , per la rivista “Aikido” dell’Aikikai d’Italia. Assolutamente da non perdere!

di DANILO CHIERCHINI

A 16 anni dall’arrivo in Italia del Maestro Tada uno dei suoi primi allievi ci racconta come comincio’… (l’articolo è stato scritto nel 1980 NdR)

Motokage Kawamukai

II telefono squillò a lungo nella notte e mi alzai per andare a rispondere trascinando le pantofole sul pavimento: era il Maestro Betti che mi disse a bruciapelo: «Qui da me c’e un giovane giapponese appena arrivato da New York, vorrebbe fare Aikido e cerca una palestra, t’interessa? a proposito, parla bene l’inglese ».
Cosi, alla maniera di certi romanzi gialli iniziò la vicenda dell’Aikido in Italia ai primi del 1964; all’epoca mi occupavo di Judo ed ero responsabile di una palestra aziendale nel cuore del vecchio Trastevere, la S.S. Monopoli Judo, da me fondata e diretta con alterna fortuna fin dal 1955.
Dell’Aikido non sapevo quasi nulla, ero rimasto impressionato da un bellissimo documentario televisivo imperniato sul Maestro Ueshiba, avevo visto una esibizione un po’ meno… impressionante della Sig.na Onoda, una scultrice giapponese operante in Roma e infinte, spinto dalla curiosità, decisi di tentare l’esperienza.
II 18 febbraio 1964 il Sig. Kawamukai, cosi si chiamava « il giovane giapponese » impartì la prima lezione di Aikido a quattro persone; a me, a mia moglie e ad un’altra coppia, formata da un mio collega d’ufficio con relativa consorte.
II corso si rinfoltì subito con « judoisti delusi », ragazze che ritenevano il Judo poco adatto al giusto sviluppo di spalle ed anche, e cosi via; il Maestro Kawamukai nel corso di estenuanti, per me, conversazioni in inglese, cercava di farci capire l’essenza dell’Aikido, dato che all’epoca tale arte veniva sbrigativamente qualificata: «una specie di difesa personale molto adatta a donne e bambini».
Nell’estate facemmo venire dalla Francia il Maestro Nakazono VI dan il quale, ahimè, anziché portare nuovi lumi alle nostre conoscenze, aumentò 1a nostra confusione tenendo una dotta conferenza in nippo-francese sul Ki in quanto espressione dell’energia presente nell’universo.
Dopodiché i corsi vennero interrotti, un po’ per le vacanze estive e un po’ per dare inizio a lavori di ampliamento e restauro della palestra.
II Maestro Kawamukai però, implacabile, ci costrinse a prendere alcuni tatami polverosi e bitorzoluti ed a trasferirli in un locale adibito a magazzino nelle adiacenze della sala del Dojo: qui alcuni fedelissimi continuarono ad esercitarsi.
Fu in questi frangenti che riapparve il Maestro Betti, questa volta accompagnato dal Maestro Kobayashi arrivato fresco fresco dal Giappone per rendersi conto dello sviluppo dell’Aikido in Europa: come prima tappa in Roma deve avere avuto, di tale sviluppo, un ricordo indimenticabile: tra mucchi di detriti dovuti ai lavori di restauro, infissi rotti e polvere ovunque, fece un solenne ingresso nel locale dove si aggiravano quattro o cinque persone più che altro attente a non fare cadute sui tatami per evitare le nuvole di polvere che ogni volta si sollevavano dagli stessi.
Comunque, imperturbabile, il Maestro fece la sua lezione, con foto ricordo finale e la visita romana si concluse in una pizzeria di Trastevere.
A questo punto, vuoi per l’episodio Kobayashi, vuoi per la stasi estiva delle attività, i rapporti tra me ed il Maestro Kawamukai entrarono in crisi; secondo lui occorreva fare subito qualcosa di esplosivo per il rilancio dell’attività nell’incombente autunno quando i locali sarebbero stati pronti ad accogliere gli aspiranti aikidoisti.

Hiroshi Tada dimostra alla Scuola di Polizia di Nettuno (1964)

Alla fine dal cervello vulcanico del Maestro Kawamukai (aveva allora diciotto anni!) sortì la grande idea: occorreva fare venire dal Giappone un grande Maestro la cui personalità ed esperienza avrebbero finalmente dato il via all’espansione dell’Aikido in Italia: tale maestro si chiamava Hiroshi Tada: la sua bravura veniva sintetizzata da Kawamukai con la frase: « He’s terrible! ».

E cosi’ avemmo il coraggio di scrivere al Maestro Tada proponendogli di venire, a sue spese, in Italia ad insegnare aikido; ma la cosa più stupefacente, date le premesse, fu che lui accettò, atterrò a Fiumicino il giorno 28 ottobre 1964 ed il giorno successivo inizio’ i corsi di aikido presso la S. S. Monopoli Judo, corsi che ebbero durata fino all’estate del 1967, data del passaggio dell’attivita presso l’attuale Dojo Centrale.
Fu cosi che ebbe inizio finalmente quel processo di espansione dell’attivita aikidoistica che, attraverso varie traversie e difficoltà, culmino’ felicemente dopo 14 anni con il riconoscimento giuridico dell’Associazione di Cultura Tradizionale Giapponese – Aikikai d’ltalia, da parte dello Stato italiano.
La storia di questi 14 anni e’ cosa lunga ed anche interessante da raccontare e prima o poi qualcuno la scriverà: mi preme ora soltanto narrare un’esperienza personale che penso possa interessare le giovani leve aikidoistiche; vorrei raccontare in che modo riuscii finalmente ad afferrare il vero spirito dell’arte marziale che ci interessa.
Era la primavera del 1965 e tramite le mie conoscenze nell’ambiente judoistico riuscii a presentare il Maestro Tada al comandante della scuola di Pubblica Sicurezza di Nettuno.
Si riuscì ad organizzare una esibizione di aikido nel dojo della scuola di P.S., famosa per avere una squadra di Judo di importanza nazionale, presenti i maggiori dirigenti della scuola e con tutte le cinture nere di Judo della stessa sul tatami.
L’esibizione fu talmente convincente che fu ripetuta nel pomeriggio all’aperto presenti tutti gli allievi di P.S. della scuola: inoltre il Maestro Tada venne incaricato di insegnare, alle sole Cinture Nere di Judo, difesa personale ed aikido presso il dojo della P.S.
Tornando alla dimostrazione della mattina dirò che il Maestro Tada venne sottoposto ad ogni sorta di attacco con e senza armi; facevano da Uke alcuni grossi campioni di Judo (grossi anche perche alcuni superavano abbondantemente il quintale di peso) ed il tipo di attacco veniva richiesto dagli ufficiali che assistevano alla esibizione seduti ai bordi del tatami, divertendosi un mondo a vedere i loro compagni in difficoltà perche sottoposti a dolorose leve, disarmati con facilità, proiettati con grazia e cosi via.
Infine fu chiesto a due gigantesche guardie di afferrare con entrambe le mani i polsi del Maestro, cosa che fu puntualmente eseguita con decisione ed un pizzico di cattiveria; al che il Maestro Tada ridendo (e qui ebbi la illuminazione) replicò con la tecnica appropriata torcendo i polsi dei due Uke fino a farli inginocchiare gementi di dolore.
Ridendo, ripeto e non urlando, facendo la faccia feroce o scomponendosi nello sforzo, ma con la ben nota ed indimenticabile risatina che chi ha avuto la fortuna di frequentare il Maestro per tanti anni, conosce bene.
Fu cosi che capii (o cominciai a capire) l’essenza dell’Aikido «quella specie di difesa personale molto adatta a donne e bambini».

Altri articoli collegati:
http://aikidoitalia.com/2012/02/26/intervista-a-danilo-chierchini-parte-1/
http://aikidoitalia.com/2012/03/24/intervista-a-danilo-chierchini-parte-2/
http://aikidoitalia.com/2011/05/26/intervista-a-motokage-kawamukai-sensei-parte-1/
http://aikidoitalia.com/2011/06/04/intervista-a-motokage-kawamukai-sensei-parte-1-2/

Copyright Danilo Chierchini ©1980-2011
Tratto da Aikido, Associazione di Cultura Tradizionale Giapponese, 1980
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita 

Annunci