Nuova Generazione: Dalle Arti Marziali Alle Arti di Pace

Hirokazu Kobayashi in Belgio (1986, uke Daniel Lazennec)

E’ ora di pensare alle arti marziali in un modo diverso? E’ ora di cambiare loro il nome in un più acconcio “arti pacificatrici”? Cosa significa praticare Budo nel XXI secolo e quali finalita’ piu profonde dovrebbero accompagnare la scelta di salire sul tatami? Queste e molte altre domande, e alcune sincere risposte ci vengono offerte da un nostro nuovo collaboratore, Daniel Lazennec, propagatore della Via dello Zen Vekidjo, del Veki Yoga e dell’Ai Doi

di DANIEL LAZENNEC

Che paradosso vedere degli esseri imparare a battersi affermando che seguono un cammino spirituale! Che paradosso.
Forse per espellere tutte le violenze che vivono o provano?
Forse per essere violentati?
Forse per proteggersi dagli altri e dalle loro violenze?
Forse per non ferire un eventuale aggressore e controllarne la violenza?
Forse per affermare sé, per sentirsi forti?
Forse per coltivarsi o svilupparsi fisicamente?
Forse per approfondire l’autoconoscenza?
Forse per diventare uno di quei leggendari maestri di saggezza che si vedono nei film o nei libri?
Ma perché queste persone infliggono e schivano colpi di piede, colpi di pugno ed arma?
Ma perché queste persone si inginocchiano davanti ad una foto?
Come generare pacificazione in una relazione esternando attitudini guerriere?
Occorre passare per la produzione dell’aggressività al fine di potere un giorno oltrepassarla?
Quante questioni intorno a queste discipline chiamate “arti marziali”.
E’ probabile che noi possiamo trovare altrettante risposte delle personalità degli individui.
Ci sarebbero altri percorsi?

Un giorno sono comparsi altri modi di fare. Una sorta di evoluzione di ciò che conosco e di quello che chiamano i budo. Parola che avevamo capito significasse: “cammino da percorrere al fine di fermare una lancia o deporre le armi”. Quest’altro modo di fare è un po’ come se l’azione nascesse prima che la lancia venga lanciata…Un po’ come se il lanciere cambiasse obbiettivo prima di agire o nel corso dell’attuazione della sua iniziale azione dualistica. Un po’ come se una sobria azione non duale, si attivasse prima della relazione e poi nel corso di essa, facendo emergere la compassione. Come se niente e nessuno dovesse essere violato; come se l’aggressore si trovasse di fronte alle sue personali proiezioni.

Dirigere naturalmente l'altro, senza alcuna violenza, né contrazione o dualità

Se osservo, è grazie ad un determinato stato e ad una consapevolezza di postura corporale, ad una gestualità particolare, che quella cosa lì risultava possibile.
I piedi si posizionano sempre in posizione ottimale di spinta per muoversi con agilità e precisione. Il primo contatto dei piedi con il suolo è sempre con la base delle dita sotto la pianta dei piedi: il che produce una considerevole mobilità, con una precisione da orologiaio. Nel guardare più da vicino, è contemporaneamente il centro di gravità, le catene muscolari di spinta e l’espirazione ad essere i motori dello spostamento. In più col bacino che si orienta, le cosce orientano i piedi! La caviglie, le ginocchia e il bacino sono morbidi e flessibili.
I praticanti agiscono di concerto. La persona che accoglie la dualità si colloca in posizioni che mostrano un equilibrio, un’apertura e una tranquillità. Di fatto questo soggetto ruota intorno ad un asse verticale facendo salire e scendere il suo centro di gravità attraverso la flessibilità dei suoi arti inferiori. Queste dinamiche disegnano delle spirali verticali che non si pongono mai in posizione duale con il partner che ha prodotto la dualità iniziale. Come se il soggetto nell’accogliere l’altro, lo diriga naturalmente, senza alcuna violenza, né contrazione o dualità.
Tutte queste posizioni completamente differenti da quelle di persone ben piantate sulle loro gambe, posizionate più o meno per appoggiarsi bene al suolo, un po’ come un cervo o un toro che raccolga la sua muscolatura di spinta… prima di affrontare il proprio concorrente per aggiudicarsi il comando del gregge. E qui nulla di tutte queste posizioni e delle loro traduzioni di comportamenti animali.
Molti praticanti marziali si mettono reciprocamente in guardia durante le tecniche, le spalle, i gomiti, i polsi e le mani sono duri e contratti. Essendo spesso la posizioni delle mani, sia tese come lame di sciabola, sia chiuse. Ne discende che l’espressione delle mani ingenera, visivamente, ma certamente come sensazione fisica la durezza, le conseguenze dei poteri espressi, il dominio, il fissarsi in qualche modo sull’integrità (fisica). Di fatto, quali sono le sensazioni di violenza subita che si vivono in quei momenti così?
In quest’arte pacificatrice, una metà verticale del proprio corpo, l’emicorpo destro o sinistro, si pone come un asse, attorno al quale l’altra metà gira in maniera centrifuga o centripeta. Così i due emicorpi sono alternativamente asse o motore e direzione. Allora il partner si ritrova divenuto un Satellite intorno all’asse tra i due poli della Terra…Asse che rimane verticale senza inclinarsi in avanti, senza la tendenza a trasferire il peso dal tronco verso il Satellite. Senza schiacciarlo o dominarlo in qualche modo.
Quanto al Satellite, lui è portato a ricentrarsi continuamente, a adattarsi e restare in contatto. Di fatto il Satellite che si trovava all’inizio nel ruolo di colui che produce una dualità si trova trasformato… senza che il soggetto Terra produca gesto di dominio o di aggressione. E il Satellite sorprendendosi a sorridere del mutamento di situazione… passando dalla dualità al sorriso!

Gli esseri credono a quel che dicono, quando producono atti contrari alle parole che pronunciano?

Come utilizza le braccia quest’“asse a spirali dinamiche” e soprattutto cosa esprimono le sue mani?
La spirale verticale si trasmette attraverso le spalle che, a loro volta, spiralizzano le braccia, gli avambracci, i polsi e le mani. Le mani non esibiscono mai durezza ed espressioni minacciose. E ugualmente sembrano completamente posarsi senza tensione su questa o quella zona del corpo del nostro Satellite. Tutto ciò contribuisce a rilassare il nostro Satellite che cambia l’espressione del viso.
Le spirali non sono altro che la dinamica osservabile nella Natura di cui gli umani sono parte. Questa gestualità è dunque “naturale”.
E infine: la ciliegina sulla torta! Si sente spesso parlare di “rottura”, d’immobilizzazione, di superiorità, di vincenti, di perdenti, di dominati e di dominanti, di violenza… o anche di parole d’ “amore” o d’ “amicizia”, di “pace” nel mentre vediamo o viviamo la dominazione, i dolori… Gli esseri credono a quel che dicono, quando producono atti contrari alle parole che pronunciano?
Qui il nostro asse terrestre estende le catene muscolari del nostro Satellite guidandolo alla sua posizione e alla sua respirazione… per “liberare le tensioni e le informazioni di dualità e di violenze contenute nelle zone corporee impegnate”. E il nostro Satellite di rialzarsi, col viso disteso, di raddrizzarsi, con il viso e le posizioni dei corpi trasformate.
Come opera tutto ciò?
Imparando a governare il proprio essere, nel vigilare che nessun pensiero s’incarni, nel mettersi in movimento in una certa maniera e rimanendo in uno stato di apertura e di compassione, educhiamo il nostro essere, dunque l’umano evoluto che sviluppa la sua biocoscienza. La violenza, la paura, la dualità in quel momento si trasformano in complementarietà delle differenze, per costruire insieme e testimoniare di questa realtà possibile. I gesti riflettono le parole pronunciate.
Sapere chi ha creato questa disciplina non è davvero importante poiché è il principio d’evoluzione e la biocoscienza che l’hanno portata alla luce e non una riflessione o una volontà dell’ego; è il principio evolutivo dell’eredità degli anziani che è importante.
Così, dalla nostra epoca dove gli scambi tra civiltà, culture ed esseri hanno generato la mondializzazione a questo livello, da un’epoca dove gli umani potrebbero sradicare ogni vita su questo pianeta, dalle arti marziali e dallo Zen Vekidjo, da qualche anno è nata un’arte pacificatrice, l’Ai-Doi.
Una nuova generazione crea un’arte pacificatrice per portare avanti e attualizzare i budo degli antichi a questi tempi nuovi.

Daniel Lazennec, propagatore della Via dello Zen Vekidjo, del Veki Yoga e dell’Ai Doi, dirigente l’Università Essere Occidente-Oriente

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