L’Era dell’Acquario e l’Aikido

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Un 2013 pieno di Budo

Dal blog dell’amico e collega Stefano Bresciani, Budoblog, condividiamo con i lettori di Aikido Italia Network l’ultimo articolo di Alessio Candeloro, già presente su queste colonne con l’apprezzato “Tatami Mon Amour

di ALESSIO CANDELORO

Durante le lezioni di Aikido ci viene ripetuto spesso, per non dire sempre, che bisogna stare rilassati, morbidi, e quanto più naturali con il corpo. Flessi sulle gambe, dritti con la schiena, con spalle rilassate e stabili sul baricentro. Tutto molto bello e a dirlo così sembra anche facile, se non fosse che per chi è alle prime armi risulta tutt’altro che facile. Ti ritrovi in piedi, sul tatami, a provare una forma base come Shihogiri senza Bokken (spada in legno) magari e cominci a sentire che qualcosa non va e allora ti domandi:

Sei rilassato? Sì.
Sei morbido? Beh, si potrebbe fare meglio.
Stai facendo movimenti naturali?

Insomma, diciamo che quando sono per strada o al lavoro non è proprio ciò che faccio sempre. Flessi sulle gambe? Ah sì, quello sì. Non faccio nemmeno quell’effetto ascensore quando faccio il cambio guardia. La schiena com’è?Vediamo, avendo la fortuna di avere uno specchio noto che la mia schiena è un po’ piegata in questo momento. Però ora la raddrizzo subito. E la stabilità del baricentro? Ah non mi parlare di quello, la parte più ostica di tutta la faccenda. Visti tutti questi errori qualcuno mi potrebbe chiedere il perché io continui a praticare: “se una cosa non ti viene subito tanto vale passare ad altro”. Io dico di no; ogni sera si lavora duro per il miglioramento di tutti questi fattori e a volte, soprattutto con il tempo, questi fattori cominciano a incastrarsi come tessere di un puzzle che alla fine darà la nostra intera figura. La schiena si raddrizzerà, la morbidezza e i movimenti verranno naturali senza pensare e tutto il resto verrà affinato con la moltitudine di ore passate sul tatami; ma la cosa avverrà con un processo lento e forse non noteremo le differenze tra il prima e il dopo, ma se guarderemo un nostro vecchio filmato di qualche dimostrazione forse vedremo solo quanto legati e “brutti” eravamo e di quanto in realtà siamo cambiati e certamente migliorati.

La costanza nella pratica è un fattore che bisogna tenere ben presente nella nostra mente altrimenti rischiamo di arrenderci alle prime difficoltà. Un movimento, anche il più semplice, non lo studieremo solo qualche lezione, o magari solo qualche mese; sarà un continuo miglioramento, da oggi fino a quando non potremmo più salire su di un tatami. La fretta porta ad errori, anche gravi. Ma non solo la fretta nell’eseguire una qualsivoglia cosa sul tappeto, la fretta potrebbe essere anche la nostra smania di voler sapere tutto ed in breve tempo. Questo a che errore ci porta? Sicuramente all’errore di sottovalutare l’Aikido (o qualsiasi arte marziale) perché non dà quei risultati miracolosi che noi credevamo prima di iniziare.

Diceva giusto Stefano Bresciani in un suo articolo: bisogna rallentare. Ma non soltanto il nostro uke per spezzare il ritmo del suo attacco, ma anche noi stessi che magari pretendiamo troppo in primo luogo da noi e dal nostro fisico, poi magari dal nostro Sensei, ed infine, quando non troviamo un colpevole, pretendiamo troppo dall’Aikido stesso. Ma il vero colpevole è il nostro Io, o l’ego se preferite.

Masakatsu Agatsu Katsuayabi

Una delle massime di O’Sensei Ueshiba sentite più volte dai vari Maestri in giro per il mondo; e tu ti chiedi (come ho fatto io) cosa vorrà dire sul serio, quale significato intrinseco ci sia in questa frase semplice ma che accende un milione di domande nel nostro cervello figlio de “Karate Kid” (chi, dai 30 anni in su, vi dice che non l’ha mai visto molto probabilmente sta mentendo) dove il maestro diceva frasi del genere e la più famosa resterà per sempre: “metti la cera, togli la cera!” Ogni volta che dici di praticare arti marziali se ne esce sempre qualcuno con questa frase che a mio modo di vedere non ha a che fare con l’Aikido ma su questa ci tornerò in una altro momento…
Vincere se stessi è un concetto importante promosso dal Budo. A mio avviso significa non andare troppo di fretta, non bruciare le tappe poiché volere, ad esempio, il grado cintura nera non è deprecabile come desiderio, purché rimanga un obiettivo e non un’ossessione. Siamo entrati nel 2013, un nuovo anno in cui speriamo (come ogni anno) sia pieno di belle cose, soddisfazione, felicità e buoni propositi. Ovviamente non tutto andrà come vorremmo ma starà nelle difficoltà la spinta per uscire dalle situazioni negative e cambiarle a nostro vantaggio.

Ciò che mi auguro io, e auguro anche a te, è un 2013 ricco di budo, magari condito da belle sudate sul tatami, da una pratica non solo tecnica bensì basata sui principi che amiamo divulgare tramite questo blog, nel dojo e soprattutto nel quotidiano. In questi mesi (scampati alle profezie dei Maya!) alcuni sostengono l’ingresso nell’Era dell’Acquario (altri dicono che sarà nel 2117, altri ancora nel 2600). Prendiamo per buona la prima ipotesi e che quindi, dal famoso 21/12/12, siamo entrati in questa Era: Era di cambiamenti, dell’amore e di nuove consapevolezze. Tutto quello che descrive l’Era dell’Acquario mi porta istintivamente a pensare all’Aikido. Quest’arte così permeata di comprensione, fiducia, armonia, fratellanza e amore… mi fa pensare che questo sia il primo anno di un’Era che possa dare una scossa, un cambiamento, una nuova linfa vitale all’aikido.

Giorni fa leggevo un vecchio articolo dell’amico aikidoka Marco Rubatto sul fatto che a Iwama (localitá giapponese in cui è nata la prima scuola di aikido) ci sono ben tre Dojo a distanza ravvicinata che offrono tre splendidi esempi di aikido tecnico ma, a livello dei principi che questa arte marziale si prefigge, c’è qualche cosa che non funziona…. Quindi se lì, in Giappone, nella stessa Iwama dove O’Sensei si era ritirato c’è questo “brutto” esempio di arte della pace come possiamo noi fare meglio? Questi tre Dojo si sono divisi per incomprensioni, rivalità o per altri motivi sconosciuti ma a noi resta il messaggio negativo che hanno dato al mondo, si sono divisi quando ciò che è stato insegnato loro (in alcuni casi da O’Sensei in persona) è l’unione, la fratellanza, il superamento delle differenze.

Sarebbe davvero bello se le parole di O’Sensei divenissero realtà: che lo spirito dell’aikido si diffonda in tutto il mondo e si diventi tutti una grande famiglia.

Magari dall’aikido potrebbero partire molte cose utili anche a chi dell’Aikido non ne ha nemmeno sentito parlare o chi lo confonde sempre con qualche altra arte marziale… o che l’aikido fosse solo Steven Seagal! Ci vorrebbe un cambiamento nell’aikido? O forse dobbiamo solo ricordarci di vincere noi stessi? Il vincere noi stessi potrebbe portare al cambiamento, prima in noi stessi poi con qualcosa che interagisce con l’aikido degli altri e si diffonde. Il cambiamento potrebbe essere davvero interessante e stimolante per l’intero panorama aikidoistico. Vorrei davvero poter interagire con tutti, di qualsiasi stile di aikido senza problemi di sorta, senza preoccuparmi se uno è iwamista, aikikai, tendo ryu o altro. In fondo siamo tutti aikidoka, seguiamo i principi dello stesso fondatore. Certo le differenze tra noi ci sono, nessuno le vuole negare, ma non sono così insormontabili; la prova l’abbiamo avuto nel 1° Aikido Blogger Seminar tenuto pochi mesi fa a Torino. Tre maestri, o meglio tre amici, si sono incontrati sul tatami per praticare tra loro e con chi voleva e poteva partecipare.

L’era dell’Acquario potrebbe davvero essere un buon auspicio per l’aikido se davvero tutti quanti ci ricordassimo da dove arriviamo, da dove siamo partiti e come eravamo quando siamo saliti sul tatami la prima volta. L’aikido potrebbe cavalcare davvero l’onda dell’Era dell’Acquario e farci un ulteriore regalo, quello di unirci tutti quanti più di quanto non lo siamo già. E così tutte quelle ore passate a sudare sul tatami non saranno solo un mero allenamento per conseguire un grado o una cintura ma un’opera per migliorare noi stessi e il mondo.

Copyright Alessio Candeloro© 2013
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Pubblicato per la prima volta il 09/03/2013 su
http://www.budoblog.it/era-acquario-e-aikido/

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Tatami Mon Amour (Pensieri Notturni di un Aikidoka)

Toglietemi tutto ma non il mio tatami…

Si dice che ti accorgi quanto una cosa è importante per te solo dopo che l’hai persa. È più che vera questa affermazione, e non riguarda solo le persone o le cose materiali ma, in certi casi e in certe misure, riguarda anche le sensazioni

di ALESSIO CANDELORO

Per chi come noi ha calcato un tatami il doverne restare fuori è un po’ come una punizione che non volevamo o non meritavamo.
Toglietemi tutto ma non il mio tatami.
In certe occasioni lo diamo per scontato, naturale sentirlo sotto i nostri piedi o lo accogliamo con gioia quando, facendo una ukemi, c’è lui ad evitarci il duro scontro con il pavimento ma poi ce ne dimentichiamo in un lampo quasi a pensare che in realtà lui non ci ha fatto un favore ma solo il suo dovere.
Ma quanto lo apprezziamo davvero?
Alcuni di noi (forse è meglio dire le generazioni più giovani me compreso) se lo sono sempre trovato sotto i piedi. Ma altri invece, i pionieri, quelli che ne hai sentito parlare come nelle vecchie leggende dei Samurai, hanno iniziato la pratica dell’Aikido, e di altre arti marziali, senza tatami eppure sono ancora tutti interi e ancora fanno da uke senza problemi.
In quei casi in cui non si può praticare, il tatami lo rivaluti, lo vedi sotto un’altra luce, quasi come un traguardo da raggiungere e da agognare più di qualsiasi cintura o grado.
Perché non è importante quanto ci metterai a raggiungere il primo, secondo o terzo Dan né quanto ci metterai a dare il prossimo esame Kyu ma la cosa veramente importante è sentire di nuovo sotto i piedi “l’abbraccio” del tatami, come un vecchio amico che ti da il bentornato dopo una lontananza che nessuno dei due voleva.
Ma al tatami sono legate, come si diceva prima, le sensazioni personali di ognuno di noi. La gioia, la delusione, la frustrazione, l’incredulità e lo stupore, la rabbia, la continua lotta nel cercare di migliorare noi stessi.
Molte volte sento dire, e io stesso ho detto in questi anni, che l’aikidoka deve cercare di migliorarsi come persona prima che come marzialista. Però ho sempre dimenticato di dire che non lo deve solo fare quando entra nel dojo e sale sul tatami, ma deve farlo anche, e forse soprattutto, quando è fuori dal tatami. Probabilmente si dovrebbe immaginare di essere sempre sul tatami e comportarsi di conseguenza, non tanto nei confronti degli altri, ma nei nostri.

Sentire di nuovo sotto i piedi “l’abbraccio” del tatami

Essere sinceri con noi dovrebbe portare (credo) ad una migliore relazione con gli altri. Parlando con un amico ho avuto modo di vedere altri punti di vista di una situazione un po’ complicata che mi stava a cuore. In quel momento, vuoi perché questa persona pratica come me o per il semplice fatto che qualcosa dentro me è scattato, mi sono immaginato sul tatami e invece di entrare in relazione con lui con l’ausilio di tecniche eravamo in relazione con una conversazione. I ruoli di tori/uke si mischiavano in continuazione, ed è stato un po’ come vedere due aikidoka che a turno si fanno tecniche diverse continuamente in Kaeshi waza. Alla fine c’è stata un’unica grande tecnica che (e questo posso dirlo solo a livello personale) mi ha arricchito internamente. È un po’ di mesi che, ahimè, non pratico con costanza o non pratico affatto ma stasera è come se avessi affrontato una lezione di Aikido di sei ore. Questa sera ero di nuovo sul mio amato tatami e ho capito che da qualche parte, in qualche luogo, un nuovo tatami mi sta aspettando, anche lui ansioso di entrare in relazione con me e il mio tori/uke.

E quando salirò su quel tatami lo saluterò con il dovuto rispetto che merita e non con un inchino meccanico che sembra senza valore.
Ti rendi conto del valore delle cose solo quando le perdi e io il mio amato tatami non lo voglio perdere mai più.

Copyright Alessio Candeloro© 2012
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Pubblicato per la prima volta il 02/08/2012 su
http://www.facebook.com/groups/postidelcuore/permalink/371674096238587/