Come Realizzare un Tatami a Basso Costo

Tatami fai da te

Per realizzare un tatami a poco prezzo, o uno temporaneo per uno stage, ci sono varie soluzioni. Una è quella di utilizzare una base x, come i “quadrotti” magari usati e logorati e coprirla con dei grossi teli (ottimi, se si hanno amicizie in campo nautico, sono quelli ricavati dalle vecchie vele); oppure c’è il sistema estremamente economico di usare paglia e teli, ottimo se bisogna costruire un tatami all’aperto, ma utilizzabile anche al coperto: senza cornice, costo per 200 mq, circa 60 euro… con cornice, dipende!

di GABRIELE DI CAMILLO

VERSIONE ESTERNA

Materiali:

– 15/20 balle di paglia (di quelle rettangolari) , circa un 30 cent l’una.
– 4/5 teli da copertura fienile (plastica, intessuta a “fettuccine”, con anelli ai lati, non prendere quelli uniformi, perchè danno problemi di attrito), circa 15/20 euro.
– 40/50 picchetti da tenda a spillo, vari prezzi, si comprano a stock.
– 100 ml di corda di nylon da 4 mm di spessore.

Il costo non dovrebbe superare i 200 euro.

Realizzazione:

– Aprire le balle sull’area su cui si vuole creare il tatami, e con dei rastrelli spargere la paglia in modo da creare uno strato uniforme alto circa 15/20 cm (io ho lavorato su un terreno irregolare, per cui ho lasciato da parte un extra di 5 balle per riempire i buchi)
– Una volta stesa la paglia, appoggiare i teli (sono di dimensioni variabili, ma i migliori sono i 20×10) in modo da lasciare circa 20/25 cm di telo oltre la linea della paglia.
– Siccome serviranno almeno due teli, fare coincidere gli anelli quando si giustappongono i lati.
– Tagliare un pezzo di corda di lunghezza adeguata e farlo scorrere attraverso gli anelli in modo che i due teli rimangano agganciati solidamente (non tirare troppo o si formeranno delle onde).
– Dopo che i teli sono stesi e a posto, fissare un angolo con un picchetto, poi fare lo stesso con l’angolo opposto, e continuare fissando i picchetti con lo stesso criterio, sempre sugli opposti, finché tutti i lati non saranno fissati.
– Attenzione a piantare i picchetti molto in profondità, in modo che non si rischino incidenti, se qualcuno cade fuori dal tatami.

Fatto questo, si ha un “cuscinone” su cui cominciare a muoversi: chiamare tutti gli allievi e cominciare a fare cadute.

Ci si accorgerà che la paglia “scende” in fretta: in capo a circa due ore ci si ritroverà con una superficie solida come un tatami, morbida il giusto, e incredibilmente uniforme.
Trascorse le due ore, il telo sarà un po’ lento, quindi, ultimo passaggio, sganciare i picchetti su due lati adiacenti del telo e riposizionarli tirando con attenzione.

Paglia per Tatami

VERSIONE INTERNA

Materiali aggiuntivi:
– Assi di legno lunghezza 5 o 10 metri di sezione 5×15.
– Vecchi materassini (tipo quelli da campeggio che si arrotolano).
– Barre filettate da 1/2 cm con bulloni e “capotesta” con anello (una delle soluzioni, ce ne sono altre con ganci o altri sistemi di fissaggio).
– Piastre forate e viti (per le giunzioni tra le assi), oppure un bravo carpentiere che sappia lavorare di incastri .
– Bostik o altra colla da tappezziere (il tipo che non scioglie la plastica).
– Corda da 6 mm di spessore (la quantità dipende dalla grandezza del tatami).

Realizzazione:

– Definire l’area di pratica, quella effettiva e calcolare uno spazio aggiuntivo intorno di 30 cm.
– Forare le assi lungo la sezione larga (il buco va sulla faccia da 5), ad intervalli regolari, corrispondenti allo spazio tra gli anelli dei teli.
– Creare, sempre con l’aiuto del mistico carpentiere, una cornice intorno all’area, con la faccia da 15 appoggiata al suolo.
– Una volta che la cornice è solida, incollare il materiale da materassini sulla parte superiore, facendo in modo che sbordi oltre lo spigolo per un paio di cm.
– Taglia a misura le barre filettate e infilale nei fori, mettendo il bullone all’interno l’anello all’esterno.
– Riempi la cornice con la paglia seguendo le stesse modalità viste per la versione esterna, con la differenza che i bordi dovranno essere più “pieni” per evitare l’effetto “scalino”.
– Appoggia i teli sopra e, partendo da un angolo, cominciare a far passare alternativamente occhiello-anello (consiglio: fai sezioni di corda e non usare una sola corda per tutto il giro, così la manutenzione sarà più facile).
– Passata la corda, si avrà a disposizione un cuscinone con i bordi di legno, quindi… chiamare tutti a far cadute!
– Di nuovo si allenterà il telo, quindi bisognerà rimetterlo in tensione.

Manutenzione e notizie utili:

– Questo tipo di tatami ha bisogno di essere aperto ad intervalli regolari per far respirare la paglia; gli intervalli dipendono dall’umidità dell’ambiente.
– Il tatami in questione ha anche necessità di esser “rabboccato” di paglia di tanto in tanto.
– I teli coprono bene se tirati, ma attento che la parte degli anelli può cedere se non sono di qualità spettacolare (per questo parlavo di vecchie vele).
– I topi adorano questo tipo di tatami [:D] , è naturale, e vi sono due soluzioni a disposizione: neko-deshi (allievo interno di razza felina stabilmente nel dojo), o controllo regolare della polvere ai lati (lasciano tracce di entrata ed uscita).
– Occhio alle allergie degli allievi (nei vecchi dojo giapponesi se ne fregavano, ma in un corso per bambini può fare la differenza).
– La paglia va sostituita regolarmente, almeno una volta all’anno.

Copyright Gabriele Di Camillo© 2012 
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Come ti Costruisco un Kamidana (Warning! Try This at Home!)

Kamidana, la casa degli Dei

Torna la rubrica Fai-da-te con un formidabile esercizio-passatempo-meditazione per il vostro prossimo fine settimana: la produzione di un kamidana per il vostro dojo

di CARLO CAPRINO

Il primo passo è stato quello di procurarsi il materiale: un rapido giro da un paio di ambulanti mi ha consentito di recuperare diverse cassette, che ho poi “smontato” rimuovendo graffe e legature in fil di ferro, ottenendo una sufficiente quantità di fasce di legno.

Basandomi sulle dimensioni del supporto su cui il kamidana verrà ospitato, ho ipotizzato una base di circa 35 cm per 14, con una altezza massima finale di 35 cm, da verificare sulla base delle proporzioni del manufatto. Viste le dimensioni disponibili, ho deciso di realizzare un tempio a tre tetti, con quello centrale più alto rispetto ai due laterali. Per uniformità ho lasciato le tre sezioni della stessa larghezza – circa 10 cm ciascuna  – ed ho realizzato il telaio portante con dei listelli di abete a sezione quadrata di 2 cm di lato.

Sulla parte superiore del telaio così costruito ho piazzato i giunti angolari a sezione triangolare, che andranno a costituire i supporti delle coperture inclinate, in maniera da avere delle angolazioni precise e costanti.

Ho poi realizzato le pareti laterali, tagliando a misura le varie fasce di legno disponibili, passando poi a realizzare anche le coperture inclinate. Queste ultime sono asimmetriche per rendere l’effetto “tegola” con la copertura più alta che si sovrappone a quella più bassa coprendo e proteggendo dalle infiltrazioni piovose la linea di giunzione dei tetti.

Per la realizzazione delle porte ho utilizzato sempre le stesse fasce di legno, fissate con cerniere in ottone e viti, apribili tramite dei piccoli pomoli ottenuti annodando dello spago, passato in un foro realizzato sulla porta stessa.

Infine, ho realizzato una base di appoggio per sollevare il tempietto utilizzando sempre i giunti triangolari ed i listelli tagliati a misura, munendola di una scalinata realizzata con dei pezzi di listello da 2×1 cm, incollati sulla loro mezzeria longitudinale. Particolare estetico, sui lati frontali degli scalini ho impresso dei rombi a rilievo pressando i listelli stessi tra le ganasce di una morsa da banco.

Sui lati esterni della costruzione ho posto dei pilastrini alti circa 5 cm, sempre realizzati con il listello da 2x1cm su cui ho piazzato delle viti ad occhiello di ottone. Per simulare una sorta di parapetto tra i pilastrini ho inserito a mezza altezza un tondo di legno, mentre tra gli occhielli ho annodato uno spago ruvido. Stessa cosa ho fatto sui lati della scalinata di accesso, usando però solo uno spago annodato ad anello.

Passando alle decorazioni del tempietto, per realizzare un kamon (insegna) ho utilizzato un saldatore a stagno come fosse un pirografo, incidendo “a caldo” su una piastra di legno i kanji di “Sei” e “Shin” che rappresentano il nome del nostro dojo. Il kamon è stato poi fissato con un po’ di colla sul fronte del tempietto.

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Per ciascuno dei tre ambienti in cui è idealmente diviso il kamidana ho poi voluto preparare dei Kakejiku, i tradizionali rotoli che si appendono alle pareti delle stanze giapponesi. Come riportato sul sito www.hamakurashop.com, i kakejiku sono vere e proprie opere d’arte che riproducono disegni, paesaggi o calligrafie. I luoghi dove si utilizzano maggiormente i kakejiku sono le stanze più importanti delle abitazioni, o come ad esempio le stanze dove si celebra la cerimonia del tè o quelle dei Dojo di arti marziali. Da secoli, come in occidente i grandi quadri d’autore, i Kakejiku rappresentano la forma di esposizione di calligrafie e pitture per eccellenza, diventando spesso l’elemento più importante di un ambiente.

In questo caso, ho realizzato tre supporti per i kekejiku, piegando un chiodo da 15 cm, realizzando con una lima sottile una tacca sulla estremità superiore e fissando infine il chiodo su un supporto di legno triangolare ricavato sempre dai giunti angolari delle cassette di frutta.
I kakejiku sono stati realizzati stampando tre motti su dei fogli di carta, tagliati poi a strisce. Le estremità di ciascuna striscia sono state arrotolate e incollate a delle spine di legno da 6mm di diametro. La spina inferiore funge da perso per stirare il kakejiku, mentre a quella superiore è stato annodato un pezzo di spago, poi passato nella tacca ricavata nella testa del chiodo.
I motti scelti – ispirati dai tenugui (fazzoletti tradizionali da annodare sulla fronte per fermare il sudore durante la pratica del kendo)  sono: “Isshin furan” (“completamente concentrato”, letteralmente “una mente senza confusione”), “Fumetsu” (“immortale”) e “HeIjoushin” (“mantenere il cuore calmo”), che rappresentano altrettanti principi da perseguire o stati da raggiungere attraverso la pratica.

Il prodotto finito non è – come evidente – neppure lontanamente paragonabile per qualità complessiva, precisione delle rifiniture, proporzione delle parti e resa estetica a quelli in vendita, ma è stato molto utile per fare esperienza e sperimentare alcune soluzioni costruttive da utilizzare nella realizzazione di un prototipo più rifinito. Particolare interessante, il costo totale dei materiali impiegati è inferiore ai dieci euro, costituito da 4,5 euro per i vari listelli i legno, 3 euro per le cerniere delle porte e 0,65 euro per una confezione di colla vinilica da 100 gr.

In attesa di completare il tutto con altri accessori, ho piazzato il kamidana nel luogo a lui destinato, pronto ad essere inaugurato nel Dojo in occasione del prossimo “matsuri keiko” di fine dicembre.

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Come Bilanciare Un’Arma In Legno

Arma in legno

In diverse arti marziali che prevedono l’addestramento con armi bianche, la pratica è svolta con simulacri di legno che riproducono l’arma studiata in termini di forma, peso e dimensioni. Ovviamente, stante la differenza dei materiali impiegati, alcune caratteristiche sono giocoforza diverse, e tra queste spicca il bilanciamento

di CARLO CAPRINO

Nelle armi in metallo, solitamente la lama è più leggera dei simulacri in legno, o comunque il suo peso è distribuito differentemente anche grazie alla impugnatura, che non di rado è fornita alla estremità di pomoli ed altri accessori che servono a bilanciare – appunto il peso della lama.
Stante anche l’essenzialità dei simulacri in legno, questi accorgimenti di bilanciatura sono assenti e quasi sempre l’arma è sbilanciata verso la punta, situazione particolarmente fastidiosa quando la si riscontra su un’arma, come la sciabola utilizzata nelle arti marziali cinesi, che viene impiegata quasi esclusivamente in movimenti circolari, per colpire con fendenti.

Materiale Necessario

Per ovviare a questo inconveniente ho pensato ad una soluzione relativamente economica, dato che non avrebbe senso adottare espedienti più costosi dell’arma stessa; mi sono così procurato un pomolo d’ottone, di quelli che si montano sulle porte in legno, di il relativo perno di montaggio, con una estremità filettata a vite per legno e l’altra a maschio per metallo.
Con un trapano dotato di punta per forare il legno ho praticato un foro di diametro idoneo alla vite a legno sulla estremità della impugnatura dell’arma, in posizione centrale.
Ho poi avvitato la vite a legno alla impugnatura e poi inserito il pomolo sul maschio, avendo cura che la parte sporgente fosse di lunghezza tale da consentire che l’estremità del pomolo toccasse l’impugnatura.
Il risultato lo vedete nella immagine, e devo dire che assolve in pieno al compito previsto. Ovviamente il peso del pomolo deve essere tale da non peggiorare la situazione invece di risolverla e quindi è bene determinare il peso necessario con

Inserire il perno

tentativi empirici, usando l’arma come il braccio di una bilancia a piatti, fissando alla estremità della impugnatura dei pesi, sino a raggiungere l’equilibrio desiderato. Questi pesi potranno poi essere misurati su una comune bilancia da cucina e successivamente si potrà cercare in ferramenta un pomolo con peso, forma e colore idonei. Consiglio la ricerca in ferramente “vecchio stile”, solitamente più fornite di pezzi sfusi ed econimici, e magari di un titolare disposto a pesarvi un pomolo, senza fare troppe domande. Altro consiglio è quello di procurarsi un pomolo con il bordo di dimensioni quanto più vicine possibili a quelle della sezione della impugnatura con cui andrà a contatto, per evitare differenze di dimensioni esteticamente e praticamente inopportune.
Buon lavoro!

ADDENDUM

Il risultato finale

Messer Rodomonte, esperto di lavorazione di legni ed armi, suggerisce sul forum di Arti marziali una interessante alternativa:
Volendo raggiungere gli stessi risultati senza alterare la forma del manico in oggetto, potresti praticare dei fori nel manico perpendicolarmente rispetto al piatto della lama, di una sezione che non comprometta troppo l’integrità del manico stesso, e inserirvi dei tondini di ottone di eguale sezione.
Un pò come si fa nei coltelli.
Non raggiungeresti certo la bilanciatura che raggiungi con un pomo, che infatti proprio per questa sua caratteristica è ampiamente usato in molte tradizioni. Tuttavia raggiungeresti anche una “purezza” di forme più ortodossa. Le barre di ottone non dovrebbero essere più costose di un pomo e l’unica vera difficolta sarebbe praticare dei fori molto precisi, e quindi servirebbe un trapano a colonna, inserire i cilindri di ottone che andrebbero preventivamente tagliati a misura, e arrotondati per adattarsi al manico.
Tuttavia non volendo eguagliare lavori da maestri coltellinai sardi, basterebbe lasciarli leggermente più corti, risultando così una specie di incisioni circolari che potrebbero favorire la presa.
Consiglierei anche l’aggiunta di un pò di colla prima martellarli nel manico.

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Armi di Legno 2: Marchio Personale

Marchiare il proprio bokken per evitare di scambiarlo

Ecco la seconda parte dell’utile articolo di Sander Van Geloven sulle armi in legno, pubblicato nella rubrica fai da te. In questo testo Sander si sofferma su un semplice modo per marchiare le proprie armi e renderle facilmente identificabili, evitando scambi e dolorose perdite

di SANDER VAN GELOVEN

Questo articolo descrive un possibile sistema per personalizzare le proprie armi di legno. Qui non verrà discusso come procurarsi un’arma di legno, come mantenerla bene, come trasportarlo o come usarla. Ci si concentrerà solo sul rendere la vostra arma in legno facilmente riconoscibile durante un allenamento tra tante di armi molto simili

Materiali:

Figura 1

I materiali necessari:
– filo metallico (ad esempio una graffetta di grandi dimensioni)
– piccolo contenitore di plastica (per la conservazione del risultante modello)

Figura 2

Gli strumenti da utilizzare.

Figura 3

Procedimento

Aprire la graffetta in modo che possa essere utilizzata come un fil di ferro.

Figura 4

Piegare la graffetta in un modo da creare un marchio personalizzato: cerca di essere il più unico e creativo possibile.

Figura 5

Assicurarsi che il risultante modello di marchio possa essere tenuto da un paio di pinze

Figura 6

Esempio di marchio per per “S” visto dall’alto.

Figura 7

Esempio di marchio per “S” visto dal basso e riflesso allo specchio.

Figura 8

Riscaldare il modello di marchio, tenendolo con una pinza, fino a quando non è rosso incandescente.

Figura 9

Ecco il risultato finale, la vostra arma di legno e’ marchiata.

Utilizzare il contenitore di plastica per conservare il modello di marchio. Poiché è stato riscaldato e utilizzato per bruciare il legno, probabilmente lascerebbe macchie nere se per conservarlo non riposto venisse in un contenitore.

Manutenzione

Ora che le vostre armi in legno sono state impregnate e marchiate, la chiave per conservarle e’ tenerle chiuse in un fodero. Questo le protegge dalla polvere e da rapidi cambiamenti climatici da cui il legno potrebbe venire piegato o crepato. Nella maggior parte dei paesi è inoltre richiesto dalla legge di trasportare le armi in legno chiuse in un apposito fodero per armi.
Come accennato prima, è sempre possibile impregnare nuovamente le armi, quando si ritiene che il legno stia diventando troppo secco.

Prendetevi cura delle vostre le armi, perché vi porteranno competenze, conoscenze e saggezza.
Costruite con loro un buon rapporto e utilizzatele per promuovere pace e  libertà.

Leggi la Prima Parte dell’Articolo: Selezione e Impregnazione

 

Tutti gli articoli della rubrica Fai da Te

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Pubblicato la prima volta su San Shin Kai Letter N° 54– 12/2005
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Armi in Legno – Parte 1: Selezione e Impregnazione

Aikido Bokken

Per allenarsi, in molte arti marziali si utilizzano armi in legno, sia come armi vere e proprie che come alternativa più sicura alle troppo pericolose armi di metallo affilato. In questo articolo viene illustrato come scegliere un’arma di legno, come personalizzarla e come svolgere una corretta manutenzione per mantenerla in buone condizioni

di SANDER VAN GELOVEN

In questa sede non vogliamo discutere di etichetta o di tecniche per maneggiare le armi, ma solamente dare indicazioni sulle semplici ed essenziali cure pratiche per la arma in legno utilizzata nella vostra arte marziale. Queste armi vi forniranno competenze, conoscenze e saggezza nel corso della lunga e rispettosa relazione che svilupperete con esse.

Selezione 
Un’arma di legno può essere ricevuta in dono, ma è anche possibile selezionarne una voi stessi all’atto dell’acquisto. Quando si sceglie un’arma di legno, e’ necessario prestare attenzione alle seguenti caratteristiche:

• che il legno sia di buona qualità come la quercia bianca
• che l’oggetto sia dritto e non abbia alcun incrinatura
• che le venature del legno scorrano nel senso della lunghezza dell’arma e non diagonalmente
• che le venature del legno siano fitte e vicine e che il legno non abbia nodi
• che la vernice sul legno sia trasparente
• che l’arma dia una buona sensazione se si provano alcuni semplici movimenti di base

Ovviamente tutto ciò dovrà essere ponderato in base alle vostre preferenze personali e a ciò che è disponibile nel negozio. Tuttavia, siate critici, e se non vi piacciono le armi offerte, basta guardare in un altro negozio. Come dicevo prima, fra voi e la vostra arma si svilupperà un rapporto speciale, quindi assicuratevi che vi dia un buon feeling e tendete a scegliere l’arma più pesante tra la selezione che si sta esaminando.

Impregnazione 
Dopo aver acquistato la vostra arma di legno, è importante prepararla per l’impregnazione con olio di lino, per evitare che si spacchi o restringa a causa dei cambiamenti climatici, consentendo allo stesso tempo al legno di respirare. Seguite le prossime istruzioni per garantire alle vostre armi di legno una vita sana. Si consiglia di fare queste operazioni prima l’arma in legno divenga troppo ammaccata per l’uso, in quando questo renderà difficile la carteggiatura.

Materiali:
1. carta vetrata fine, numero P100
2. carta vetrata finissima, numero P220
3. olio di semi di lino (non ne avrete bisogno di molto, forse potrebbe essere acquistato dal vostro dojo e tenuto a disposizione)
4. carta igienica

Procedimento:
1. Disimballate la nuova arma di legno. Rimuovere la plastica protettiva e curatevi di  rimuovere eventuali etichette adesive. I residui di colla lasciati da queste etichette possono essere rimossi efficacemente con un po’ di solvente incolore per le unghie.
2. Rimuovete la vernice sintetica che protegge il legno con la carta vetrata fine numero P100. Carteggiate solo la vernice e lasciate il legno il più possibile intatto, prestando particolare attenzione a non arrotondare i bordi.
3.Carteggiare di nuovo il legno con la carta vetrata più fine numero P220.
4. Bagnate l’intero strumento in acqua e lasciatelo asciugare lentamente durante la notte in un umido l’ambiente, come una doccia. In questo modo le fibre esterne si solleveranno dalla superficie e sarà’ facile carteggiarle nuovamente.
5. Quando il legno è asciutto, carteggiate di nuovo con la carta vetrata più fine numero P220.
6. Scaldate una tazza con mezzo centimetro di olio di lino, in modo che diventi più fluido. Non dovrebbe essere troppo caldo che non sia possibile toccarlo con le mani. Questo può essere fatto a bagnomaria o con un forno a microonde, ma con questi ultimi fare attenzione a non surriscaldare l’olio.
7. Immergete un pezzo di carta igienica nell’olio e impregnate tutto il legno con esso. Il legno può essere lasciato ad asciugare appoggiato su due penne. Questa operazione deve essere ripetuta almeno due volte. Nel fare questo, si potrebbe anche sfruttare l’occasione per impregnare armi di legno che già possiedi, ma sono diventati un po’ secche.
8. Dopo aver svolto l’ultima impregnazione e aver lasciato l’arma ad asciugare, togliete l’olio in eccesso con un pezzo di carta igienica e conservate la vostra arma di legno nel suo fodero.

Questo processo vi renderà aiuterà a sviluppare una più intima familiarità con le caratteristiche e il carattere della vostra arma di legno. Ora la vostra arma in legno è pronto per la pratica intensiva.

Fine della Prima Parte
(Continua – Seconda Parte: Marchio e Conservazione

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Come Ti Costruisco Un Jutte

Jutte, l'arma della polizia feudale giapponese

Secondo capitolo della nuova rubrica “Fai da Te”, per il budoka che ama il DIY. Nella oplologia nipponica, un posto di rilievo è occupato dal jutte, arma tanto semplice quanto efficace, la cui importanza è testimoniata – tra l’altro – dal paragrafo ricco di illustrazioni dedicatogli a Ratti e Westbrook nel loro “I segreti dei Samurai

di CARLO CAPRINO

Nella oplologia nipponica, un posto di rilievo è occupato dal jutte, arma tanto semplice quanto efficace, la cui importanza è testimoniata – tra l’altro – dal paragrafo ricco di illustrazioni dedicatogli a Ratti e Westbrook nel loro “I segreti dei Samurai”.
Come spesso mi succede, qualche giorno fa mi è venuta d’improvviso l’ispirazione di costruirne uno, complice il prossimo seminario di Daito Ryu Aikibudo che si svolgerà a L’Aquila e che si baserà – probabilmente – sulle tecniche di impiego di bastoni corti, simili nella forma e nell’utilizzo al jutte.

I quattro jutte una volta ripuliti

Da una veloce ricerca su internet ho constatato che, come anche per altre armi bianche, le dimensioni non erano costanti e fisse, così ho deciso di provare due dimensioni diverse, ovvero 35 e 40 cm, per provare poi praticamente eventuali vantaggi e svantaggi dell’una e dell’altra.
La realizzazione, una volta dotati della attrezzatura di base, è abbastanza semplice.
Ho tagliato con un seghetto alle dimensioni volute un tondo di acciaio da 16 mm di diametro, che doveva costituire il “corpo” dell’arma.
Da una barra di acciaio con diametro di 8 mm ho invece tagliato dei pezzi da 11 cm, che opportunamente piegati dovevano poi costituire il “gancio” laterale.
Quest’ultimo, nella parte libera, è leggermente piegato ed aperto verso l’esterno, in modo da favorire l’aggancio dell’arma o dell’indumento avversario.
Come appare dalle immagini, la barra di ferro originale presentava una notevole ossidazione superficiale, che ho provveduto a rimuovere con una serie di trattamenti successivi; prima con una spazzola con setole d’acciaio per togliere il grosso, poi con ulteriori passate di carta abrasiva, sino a riportare a vista il metallo pulito.

Gli attrezzi usati per la pulizia

In questa fase ho preferito non approfondire troppo la pulizia, conservando qualche traccia di ossidazione ed – in genere – un aspetto “vissuto”.
Avendo a disposizione quattro pezzi, ho deciso di sperimentare anche quattro diversi tipi di rivestimento della impugnatura, anche in questo caso per valutarne praticamente pregi e difetti.
La scelta è caduta rispettivamente su un nastro di raso, un cordoncino spesso tipo passamaneria da arredamento, uno spago di canapa ed un cordino sintetico.
Il nastro di raso offre un ottimo risultato estetico ed una rapida e completa “copertura” grazie alla sua larghezza; di contro il limitato spessore e la superficie liscia e lucida non consentono una presa sicura e affidabile, almeno come sensazione tattile.
Insomma un rivestimento esteticamente gradevole ma forse sconsigliabile nell’impiego pratico.
Il cordoncino blu da passamaneria, stante il suo diametro, consente una rapida e completa copertura dell’impugnatura ed una presa stabile, di contro il suo notevole diametro crea qualche problema nei nodi di bloccaggio.

Particolare dell'impugnatura

Al contrario di questo, il sottile spago di canapa obbliga ad almeno un paio di passaggi per il rivestimento completo dell’impugnatura, il risultato finale offre però una presa stabile e quel tocco di “grezzo” che ben si sposa con il complesso dell’arma.
Infine il cordino sintetico, che ad un buon risultato estetico unisce una facile e rapida realizzazione ed una presa comoda. Il tocco finale è stato quello di aggiungere a tutti i jutte (escluso quello con il rivestimento della impugnatura con lo spago di canapa, con cui ho realizzato una specie di “coda” con le estremità degli spaghi stessi) una nappa di passamaneria, simile a quella che tradizionalmente decorava i jutte nipponici.
Ora i quattro pezzi fanno bella mostra di loro su una rastrelliera, ed a fine mese li porterò con me a L’Aquila…
Hai visto mai che Certa shihan decida di testarli sul campo?

Copyright Carlo Caprino © 2008-2011Carlo Caprino

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