Morihei Ueshiba e Takeda Sokaku

Takeda Sokaku e Morihei Ueshiba

Questa serie di articoli si concentrerà sul fondatore dell’Aikido, Morihei Ueshiba, e lo sviluppo della sua arte marziale innovativa. Il nostro approccio sarà quello di ricordare alcuni dei momenti salienti della sua lunga carriera attraverso la sua associazione con i vari personaggi storici di fama mondiale. Pertanto questo articolo iniziale cercherà di far luce sul rapporto altamente significativo ma poco compreso tra Morihei Ueshiba e Takeda Sokaku

di STANLEY PRANIN

Lasciatemi iniziare affermando categoricamente che l’influenza tecnica maggiore nello sviluppo dell’Aikido è il Daito-ryu Jujutsu. Quest’arte, che si dice essere la continuazione di una tradizione marziale del clan Aizu risalente a diverse centinaia di anni, è stata propagata in molte aree del Giappone durante i periodi del Meiji, Taisho e del primo Showa, dal famoso artista marziale Sokaku Takeda. Altrettanto noto per la sua abilità marziale e la sua severità, Takeda aveva usato in più di un’occasione le sue abilità in momenti critici.

Takeda aveva 54 anni quando Morihei Ueshiba lo incontrò per la prima volta alla locanda Hisada in Engaru, a Hokkaido alla fine del febbraio del 1915. Questo sembrava essere l’inizio di una lunga e tempestosa associazione tra i due, destinata a durare più di venti anni.

L’esposizione iniziale di Ueshiba alla pratica del Daito-ryu  includeva tre seminari da 10 giorni in stretta successionea a partire dal 4 aprile dello stesso anno. Successivamente ha partecipato ad altri tre seminari impartiti da Takeda l’anno successivo, nel 1916. Inoltre, Ueshiba invitò Takeda anche a casa sua dove ricevette una preparazione intensiva  nelle tecniche altamente raffinate del Daito-ryu. Purtroppo di questo studio sono noti soltanto pochi dettagli circa la durata o altri particolari.

Ueshiba lasciò definitivamente Hokkaido nel dicembre del 1919 a seguito di un telegramma contenente la notizia che suo padre era gravemente malato. Affidò la sua casa, una modesta struttura in legno, a Takeda e tornò nella sua città natale di Tanabe facendo una sosta non programmata a Ayabe, il centro della religione Omoto, per pregare la guarigione del padre. Qui incontrò Onisaburo Deguchi, un’altra grande influenza nella vita di Morihei Ueshiba e l’oggetto del prossimo articolo di questa serie.

Trovando il padre già morto al suo arrivo a casa, Ueshiba presto decise di spostare ad Ayabe la sua famiglia, composta da sua moglie, sua madre e due figli, nella primavera del 1920. Sotto la spinta di Deguchi, Ueshiba aprì il suo primo dojo conosciuto sotto il nome di “Ueshiba Juku” e insegnò Daito Ryu agli allievi, molti dei quali erano membri della religione Omoto.

Un giovane Ueshiba in meditazione

Due anni più tardi nel mese di aprile Sokaku Takeda apparse ad Ayabe con la moglie, una figlia e suo figlio di 6 anni, l’attuale maestro di Daito-Ryu, Tokimune Takeda. Se Takeda si fosse autoinvitato o fosse stato Ueshiba a chiedergli di andare ad Ayabe rimane ancora una questione incerta. Le versioni ufficiali dalle fonti di Aikido e Daito-Ryu differiscono in maniera significativa per quanto riguarda questo punto. Quello che si sa è che Takeda rimase per cinque mesi ad insegnare ai membri dello Ueshiba Juku Dojo e che alla fine di questo periodo Ueshiba ottenne il diploma di “kyoju dairi”, che gli conferiva il grado ufficiale di istruttore di Daito-ryu. Takeda e lo spiritualista Deguchi sembravano  mostrarsi antipatia verso l’un l’altro – il che non ci sorprende – anche se il leader della religione Omoto donò a Sokaku  una spada e una pittura a mano come regalo di addio. In ogni caso, tutte le indicazioni ci portano a pensare che il rapporto tra il piccolo ma coraggioso Sokaku e il suo studente più celebre, Morihei Ueshiba, era teso durante il periodo di Ayabe.

Dopo la partenza di Takeda nel settembre del 1922, i due sembrano essersi incontrati raramente anche se rese più volte visita a Ueshiba  presso il suo dojo a Tokyo. Ueshiba alla fine si affermò come  noto insegnante di Jujutsu a Tokyo, mentre Takeda ha continuato a viaggiare molto per tutto il Giappone impartendo seminari i cui partecipanti erano per lo più persone di spicco come i giudici, i funzionari di polizia, ufficiali militari e simili. Va qui ricordato che, sebbene Ueshiba e Takeda da allora avevano pochi contatti diretti, hanno comunque mantenuto una corrispondenza. Inoltre, Ueshiba, ora un insegnante accreditato di Daito-ryu, certificò i suoi allievi diretti probabilmente dopo il 1937. Tra i diversi diplomati di Daito-Ryu sotto la guida di Ueshiba troviamo Kenji Tomiki, Minoru Mochizuki, Rinjiro Shirata, Gozo Shioda e numerosi altri.

In termini di psicologia moderna, l’associazione tra Morihei Ueshiba e Sokaku Takeda potrebbe essere caratterizzata come un rapporto “amore-odio”. E’ difficile definire con precisione i fatti storici dato che non è rimasto quasi nessun testimone  a molti degli eventi ai quali abbiamo accennato. E anche oggi spiegazioni cariche di emotività che in gran parte si contraddicono l’una con le altre, sono tuttavia offerte dai successori di Takeda e Ueshiba. È chiaro che Ueshiba aveva un profondo rispetto per l’abilità tecnica di Takeda e che quest’ultimo considerava il fondatore dell’Aikido come uno dei suoi studenti più promettenti.

Ho il sospetto che alla radice dei problemi tra i due c’erano la personalità esigente di Sokaku, l’atteggiamento indipendente di Ueshiba, l’orientamento spirituale e i vaghi accordi finanziari circa gli obblighi di Morihei come istruttore certificato di Daito-ryu. Il diploma di Daito-ryu “eimeiroku” datato 15 Settembre 1922, nel quale Ueshiba è certificato come “kyoju dairi”, attesta chiaramente che Ueshiba era obbligato a pagare una quota di tre yen a Sokaku per ogni studente che si iscriveva al suo dojo (di Ueshiba). Successivamente l’uno accusa l’altro di irregolarità per quanto riguarda le questioni finanziarie e le relazioni dei loro ultimi incontri rivelano la natura irrisolta dei loro disaccordi.

Una rara immagine di Sokaku

Allo stesso tempo si deve ricordare che Takeda conferì il grado di “kyoju dairi” ad un certo numero di individui tra cui Taiso Horikawa, Yukiyoshi Sagawa, Kotaro Yoshida, Kotaro (Kodo) Horikawa, e Takuma Hisa (Kiyoshi Watatani ne elenca 29 nel suo “Bugei ryuha Dai Jiten “). A rigor di logica, tutte queste persone avrebbero dovuto pagare le stesse somme a Sokaku ogni volta che insegnavano Daito-ryu. Dubito altamente che Ueshiba fosse l’unico ad avere avuto disaccordi con Takeda per questioni finanziarie.

In conclusione, mi piacerebbe commentare quelle che  considero alcuni degli aspetti  positivi della connessione tra queste due alte autorità del budo del ventesimo secolo. In primo luogo, come ho detto prima, la tecnica dell’Aikido deve molto al Daito-Ryu. E’ difficile trovare un movimento in Aikido che non abbia origine dal jujutsu di Takeda. D’altra parte, la sopravvivenza, la diffusione e il futuro del Daito-ryu come arte marziale giapponese tradizionale sono stati praticamente garantiti dal grande successo internazionale dell’Aikido moderno. Infatti, ho sentito spesso i praticanti di Daito-ryu chiamare la loro arte come Aikido! In ogni caso, considerato storicamente, le due arti marziali sono irrimediabilmente legate e rimarranno tali nonostante i pregiudizi , le incomprensioni e le recriminazioni che si sono perpetuate fino ad oggi. Nel tempo, con la crescita della nostra comprensione degli eventi storici passati, credo che sarà possibile considerare il rapporto tra Aikido e Daito-ryu Jujutsu con un occhio più obiettivo e che il debito reciproco di queste arti sarà facilmente percepibile.

Traduzione di Simone De Luca Copyright © 2011
Simone è un traduttore freelance. Per informazioni sul suo lavoro contattarlo su martial_arts@hotmail.it

Questo articolo viene utilizzato con il permesso di Aikido Journal ed è apparso in origine su “Japanese Wushu Magazine”

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Aikido e Infortuni

Ogni dojo ha il suo "Macho Spaccatutto"

C’è un argomento di notevole importanza che abbiamo affrontato in diverse occasioni nel corso degli anni. Vorrei pero’ affrontarlo di nuovo in modo più sistematico: mi riferisco al tema degli infortuni nella pratica dell’Aikido

di STANLEY PRANIN 

Quando si parla di Aikido sulla stampa, l’attenzione sembra essere più focalizzata sugli aspetti dell’armonia, sull’unione e sulle questioni spirituali, mentre alcune delle aree meno elevate che ruotano intorno alla pratica nel dojo sono facilmente trascurate. Queste includono le inevitabili lesioni muscolari, dolori al corpo, distorsioni alle dita delle mani e dei piedi e vari altri rischi “professionali” inerenti alla nostra arte. Normalmente ci si dimenticata di essi, quanto meno fino a quell’inevitabile giorno in cui noi stessi diventiamo vittime di un infortunio e dobbiamo convivere con la presenza del dolore.

Comuni infortuni da allenamento
Quali sono i comuni infortuni in Aikido? Come avvengono solitamente? Vi elenchero’ alcuni di quelli che vengono subito in mente con le loro cause abituali e i lettori potranno poi confrontare le proprie esperienze.
Infortuni al polso: leve di ikkyo, nikyo, sankyo, kotegaeshi, shihonage.
Infortuni al gomito: leve di ikkyo, shihonage, juji garami.
Infortuni alle spalle: shihonage, leve di nikyoe sankyo, cadute sbagliate o con collisione.
Lesioni alla testa e al collo: shihonage, cadute sbagliate o con collisione.
Lesioni alla schiena: la cosiddetta caduta “alta” da shihonage e da koshinage.
Infortuni al ginocchio: (strutturali) caricamento errato del partner in koshinage, posizione sbagliata dei piedi durante l’esecuzione delle tecniche, mancata torsione delle anche per scaricare la pressione sulle articolazioni del ginocchio, impatti esterni laterali; (superficiali) pratica eccessiva di tecniche in ginocchio.
Dita dei piedi e delle mani: dita dei piedi incastrate nell’hakama, tatami (il dito mignolo del mio piede destro è grande circa il doppio di quello del mio piede sinistro, ma io porto 45 di scarpe!), ecc, e numerose situazioni in cui le dita si inceppano.
Questa lista non è affatto completa e non include graffi vari e lividi che di solito non portano particolari conseguenze anche se possono essere fastidiosi.

Rischi nelle tecniche di base
Uno sguardo alla lista precedente rivela che sono le tecniche di base ad essere implicate più spesso. Questo è senza dubbio dovuto alla frequenza con cui le si pratica. Si tratta, naturalmente, anche di un riflesso delle radici marziali e del potenziale distruttivo delle tecniche che costituiscono gli strumenti fondamentali della nostra attivita’.

Killer Shihonage

Killer shihonage
Si dovrebbe sempre tenere a mente che shihonage è una tecnica particolarmente ad alto rischio. Sembra che parecchie volte in Giappone dei praticanti sono morti a causa di infortuni riportati alla testa e al collo dopo essere stati proiettati all’indietro sul tappeto con violza durante la pratica di shihonage. Gli incidenti di cui sono informato sono avvenuti in clubs universitari di aikido dove gli allievi meno esperti sono spesso abusati fisicamente da quelli piu’ anziani di loro, presumibilmente per la loro “edificazione”. Questo è abbastanza simile al “nonnismo” che si trova nelle accademie militari negli Stati Uniti.
Riprendendo il nostro tema, è ben noto che le arti del bujutsu da cui derivano le tecniche di Aikido si sono evolute storicamente come mezzo per soggiogare e sconfiggere il nemico. Dato che la struttura del corpo umano non è cambiata molto nel corso dei secoli, con l’eccezione che il corpo e’ diventato più grande e ingombrante, esiste ancora lo stesso potenziale di causare danni.

Rituale della Presa delle Misure
Intimamente legato al tema degli infortuni è il fatto che in quasi ogni aspetto della vita che potremmo menzionare, i maschi, e sono sicuro per la piu’ parte anche le femmine, di solito passano attraverso un “rituale della Presa delle Misure” quando ci si confronta l’un l’altro, nel quale si trova una qualche comprensione primordiale della superiorità di uno sull’altro. Il più evidente fattore in gioco nel determinare la predominanza è la pura dimensione fisica. (E’ interessante notare, tuttavia, che la prospettiva cambia se il più piccolo dei due dovesse estrarre una pistola, in tal modo ribaltando le probabilità a suo favore. Ricordate come i samurai del passato trovassero molto “antisportivo” l’utilizzo delle armi da fuoco in combattimento da parte dei portoghesi?).
In Aikido, questo “esercizio di presa delle misure” viene compiuto solitamente dopo che sono state eseguite alcune proiezioni (spesso con un po’ di resistenza aggiunta agli ingredienti per rendere il tutto piu’ gustoso). Una volta accertato l’ordine gerarchico, l’allenamento poi procede.
Si potrebbe discutere che, basandosi sul fatto che in pratica ci alterniamo continuamente tra l’essere potenziali “arrecatori” di incidenti e potenziali “vittime” di esse, sarebbe necessaria una seria riflessione su questo argomento. In un mondo morale, esisterebbe un livello di fiducia implicito, un contratto tacito, se volete, tra i compagni di pratica. Questo è particolarmente vero poiché vi è spesso una grande disparità tra le capacità tecniche e fisiche dei due “partners” che si allenano insieme.

L'Allunga-spalla

Il Macho Spaccatutto
Abbiamo ormai raggiunto il nocciolo della questione. Data la realtà della pratica quotidiana in cui uno dei compagni di allenamento è dominante avendo dimostrato la propria superiorità fisica e/o tecnica, e il fatto indiscutibile che gli esseri umani sono naturalmente competitivi, abbiamo, non a caso, uno scenario in cui gli infortuni si verificheranno con maggiore o minore frequenza. Naturalmente, quando si tratta di certi individui, l’incidenza di infortuni si verifica con “frequenza maggiore”. Sembra che la maggior parte dei dojo abbiano almeno un “Macho Spaccatutto” residente. Si tratta di solito di un “lui” ed e’ uno studente anziano o, purtroppo, l’insegnante. Ironia della sorte, non credo che in nessun dojo si permetterebbe ad un nuovo arrivato fisicamente potente di venire dalla strada e iniziare a scatenare il caos tra i membri del dojo stesso. Tuttavia, questo stesso comportamento riprovevole sembra essere tollerabile se l’abusante è un membro già inserito del gruppo.
Questa epitome della virilità gode di un profondo rispetto da parte dei colleghi – un rispetto basato principalmente sulla paura. Nessuno neanche solo a pensa a resistere alla sua tecnica perche’ il farlo comporterebbe una rappresaglia istantanea e devastante.

Modus Operandi dello “Spaccatutto”
Poiché uno degli scopi di questo articolo è, per così dire, il “tirare giù i pantaloni del gi” degli “spaccatutto” di cui sopra, lasciatemi rivelare alcuni dei loro intelligenti, anche se non esattamente sottili, metodi. Ho il sospetto che molti lettori troveranno che le seguenti descrizioni toccano un nervo dolente.
Uno dei miei preferiti in assoluto è il nikyo “ad arrotolare”. Questo comporta che lo spaccatutto in questione applichi una presa tipo morsa sul vostro polso e mano tenuti morbidi, rispettivamente, mentre posiziona il suo gomito sulla parte superiore del vostro. Dopo di che il nostro cala con tutta la sua forza esattamente sulla vostra giuntura. (A proposito, costui offre un suki, un’apertura, proprio nel momento alza il gomito per il suo “arrotolamento”. Può essere spinto all’indietro fuori equilibrio. Tuttavia, non e’ consigliato tentare di trarre vantaggio di questo). Se per caso si dovesse avere l’impudenza di battere sul battere sul tatami la mano, indicando di aver raggiunto raggiunto la soglia del dolore, per costui questo è il segnale di spingere ulteriormente, fino a quando l’infelice praticante raggiunge uno stato di torpore (da distinguere dal satori, anche esso una condizione di mancanza di sensazioni).
La tecnica successiva e’ quella che io chiamo l'”allunga-spalla”, questo perché la gamma di movimenti della spalla viene espanso. Si applica durante l’esecuzione delle chiusure sia di nikyo che di sankyo. Siete sdraiati a pancia in giù con il braccio teso all’indietro sopra al vostro corpo. L’avversario, dopo aver bloccato il braccio contro il suo corpo, si china poi in avanti sopra la vostra testa. Ancora una volta, se battete per lui è il segno di continuare ad applicare la pressione fino a quando la giuntura della spalla è stata sufficientemente “espansa”. Il periodo di contrazione di solito richiede 2-3 mesi.
Ci si può riferire ad un altro classico come il “raddrizzatore di gomito”. Avrete notato che la maggioranza delle persone quando sta in piedi permettendo alle braccia di penzolare lungo i fianchi, è visibile una leggera curva nel gomito. Questa è in realtà una condizione innaturale. Quindi, l’adeguatezza di una terapia “raddrizza gomito”. Vi stanno immobilizzando in ikkyo con il braccio teso lateralmente. Tuttavia, quella impertinente piccola curva del gomito è ora palesemente scoperto. Non temete, la cura è veloce, forte e semplice (e, forse, un po’ dolorosa, ma dopo tutto, sei un uomo, non è vero?). L’auto-nominato “chiropratico” del dojo procede a immobilizzare il polso con una mano, e improvvisamente e con forza manovra il gomito verso il basso con l’altra, e crack, la curva non c’è più! Prima il braccio destro, poi il sinistra. (Attenzione: puo’ essere un po’ difficile mangiare per alcuni giorni dopo l’intervento).

L'Addrizza-gomito

Un altro metodo che io considero con particolare apprezzamento comporta un “abbraccio”. L’oggetto della vostra disaffezione sta facendo iriminage e procede a bloccare la vostra testa in un vigoroso “abbraccio”. Quindi entra con forza e abbassa il suo corpo, lasciando la presa alla testa a circa venti centimetri dal tatami. Presto le “campane suoneranno” nella vostra testa e i rintocchi potrebbero persistere per parecchi giorni.
Ci sono molte altre tecniche indimenticabili che sono ugualmente inventive. Lo spazio mi vieta di allungare la lista. Le spiegazioni per questo tipo di brutalità sono anche fantasiose – di fatto non ci si puo’ credere: “E ‘stato un incidente!” “Non sapevo che la spalla era già infortunata” “Se non sei un uomo, non dovresti essere sul tatami” “Gli piaci davvero, altrimenti non ti avrebbe dato tale attenzione speciale!”
La scusa più plausibile che ho sentito offrire suonava più o meno così: “Quando due persone si allenano con vigore occasionalmente si verificano degli incidenti, ed è purtroppo una parte dell’Aikido quando praticato in modo serio”. Il problema è, naturalmente, che una delle “due persone”, il responsabile dell’infortunio è sempre la stessa persona e la parola “occasionalmente” sarebbe più precisamente sostituita da “spesso”.
Vi è un’altra dimensione che circonda questo argomento controverso che trovo del tutto incomprensibile. Questa è la mancanza di qualsiasi senso di rimorso che notato dopo che il nostro gia’ citato “Spaccatutto residente” ha collezionato l’ennesima vittima. Anche se in questo caso potrei essere accusato di “lettura del pensiero”, quale altraconclusione è possibile quando questo comportamento viene ripetuto più e più volte?
Ci sono tantissime tecniche di Aikido, in cui ci si trova completamente in balia del proprio compagno con una articolazione esposta in una posizione indifesa. Abusare intenzionalmente di questa tacita fiducia che deve esistere tra i compagni di allenamento è una cosa che trovo assolutamente criminale. Conosco personalmente diversi casi in cui persone hanno subito lesioni gravi sul tappeto e hanno concluso prematuramente la loro carriera di allenamento piuttosto che correre il rischio di subire una seconda lesione potenzialmente invalidante. Inoltre, per l’amor di dio, non posso capire perché gli insegnanti responsabili di dojo dove avvengono questo genere di cose non prendano iniziative per controllare o escludere questi “spaccatutto”. Sembra che i leaders del mondo dell’Aikido abbiano per lo piu’ fallito nel riconoscere che una tale brutalità esiste, e hanno fatto pochi sforzi per porre fine a tale condotta.
Con le osservazioni di cui sopra, ho fatto del mio meglio per tirare il proverbiale “gatto fuori dal sacco” per quanto riguarda il tema degli infortuni, nella speranza che gli individui che possono avere esitato nel loro modo di pensare, come io stesso feci in passato, d’ora in poi accettino di prendersi la responsabilità per il proprio benessere.

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Coltivare Uno Spirito Marziale

'Bu', lo spirito marziale nella vita e per la vita

L’elemento Bu, o spirito marziale, nelle sue due accezioni di elemento guerriero e via di avanzamento spirituale, va considerato come idea fondante della pratica dell’Aikido e centro della reale applicazione del Budo nella vita quotidiana

di STANLEY PRANIN

Tutti quelli che si accostano alla pratica dell’Aikido sono motivati da un particolare scopo o da un insieme di obiettivi. Tra i più comuni ci sono il desiderio di imparare l’autodifesa, di sviluppare la propria forma fisica, o di cercare compagnia. Nel corso del tempo questi obiettivi iniziali assumono un significato diverso, mentre si comincia a sperimentare l’effetto trasformatore che l’Aikido ha sulla propria vita.
Dal momento che l’Aikido – e le arti marziali in generale – sono discipline che insegnano tecniche capaci di ferire e uccidere un avversario, esse dovrebbero essere praticate con un senso di serietà e attenzione ai minimi dettagli per i rischi a loro intrinseci. L’allenamento in tale stato mentale focalizzato conduce progressivamente alla coltivazione di ciò che puo’ essere descritto come uno “spirito marziale”.
Ho qui usato il termine “marziale” nel senso stesso della parola “bu” in giapponese come inteso dal Fondatore, da “budo”, abitualmente tradotto come “arte marziale”. “Bu” racchiude due concetti chiave. In primo luogo, connota il sistema orientale di tecniche di combattimento di origine classica, con lo scopo primario di insegnare l’autodifesa. Bu incorpora inoltre l’idea di un’attività o di esercizio destinati a guidare il praticante lungo un sentiero di avanzamento. Queste idee sono entrambe contenute nell’Aikido come concepito dal Fondatore Morihei Ueshiba.

Allenamento con un focus marziale
L’elemento bu o marziale è una parte così importante dell’allenamento dell’Aikido che il rimuoverlo significherebbe ridurre l’arte ad un semplice sistema di ginnastica o ad un metodo per migliorare la salute. Esso nasce dalla consapevolezza dei pericoli insiti nell’allenamento, introducendo così una sorta di tensione mentale durante la pratica che nel tempo produce uno stato di sensibilità superiore al normale. Ecco alcune delle attivita’ connesse al dojo che promuovono lo sviluppo di questa mentalità marziale.

"L'etichetta è una delle pietre angolari per un comportamento corretto nel dojo"

Etichetta
L’etichetta è una delle pietre angolari per un comportamento corretto nel dojo. Molti fraintendono l’importanza delle formalità che si seguono all’interno del dojo. I gesti rituali che noi rispettosamente eseguiamo prima, durante e dopo l’allenamento sono studiati per creare un ambiente controllato, dove tecniche pericolose possono essere praticate in sicurezza. L’etichetta non dovrebbe essere liquidata come un vuoto insieme di forme eseguite semplicemente per abitudine.
L’etichetta è anche di grande valore al di fuori del dojo. Si tratta di una forma di lubrificante sociale che fa le procedere le interazioni personali senza intoppi. Chi si sforza al massimo di essere gentile si fa pochi nemici, una caratteristica che e’ ovviamente auspicabile per chi fa arti marziali.

Essere uke
L’allenamento dell’Aikido e’ svolto da partners che alternativamente svolgono il ruolo di nage (la persona che proietta) e uke (la persona proiettata). Gli esercizi in coppia dell’Aikido sono simili ai kata o forme praticate in numerose arti marziali classiche e anche in alcune arti moderne. Tuttavia in Aikido queste forme sono meno strutturate e servono come linee guida per la corretta esecuzione delle tecniche che vanno poi modificate a seconda delle specificità del caso.
Nella pratica, la tecnica da applicare è conosciuta da entrambi i partners prima che l’attacco venga portato. Questo è un ulteriore fattore che assicura un ambiente di pratica sicuro. Per questo motivo, è importante per uke di attaccare bene e con l’intento di attaccare, senza anticipare la risposta di nage basandosi sulla propria prescienza.
Nage ha bisogno di un attacco realistico al fine di comprendere le questioni di equilibrio, meccanica del corpo, flusso di energia. L’atteggiamento marziale di uke lo proteggera’ da infortuni e stimolera’ il progresso suo e dei suoi compagni di allenamento. Uke sarà anche premiato per i suoi sforzi con corpo flessibile, ben tonico, che non ha problemi nel cadere – un’esperienza questa difficile, se non pericoloso, per la maggior parte della gente.

Essere nage
Nell’approccio all’allenamento di tipo kata descritto sopra, nage conosce la natura dell’attacco, così da poter concentrarsi sullo spostamento del proprio corpo, sullo studio della distanza, su come sbilanciare il suo partner. L’elemento di stress emotivo che normalmente accompagnerebbe un vero scontro è in gran parte assente in questo tipo di allenamento di base. Il movimento iniziale di nage dovrebbe sbilanciare il suo compagno, in quanto uke sara’ incapace di resistere se ha perso il suo centro di gravità.
Nage trae tale beneficio dalla pratica svolta per un periodo prolungato di tempo che le tecniche di Aikido diventano una seconda natura. Egli impara a riprogettare il suo istinto di opporsi agli attacchi in arrivo in favore delle risposte di tipo non-oppositivo che caratterizzano le tecniche di Aikido. Scopre come mantenere una calma concentrata a livello fisico e mentale di fronte a degli attacchi che sarebbero sconvolgenti per la persona non allenata. Mentre si svolge il processo di apprendimento – consapevolmente o no – nage sviluppa un aumento del livello di sensibilità rispetto a tutto cio’ che lo circonda. Egli diventa capace di discernere cosa costituisce una minaccia potenziale e cosa no. Questo atteggiamento di attenzione costante distingue le persone con un background di budo ed è un componente fondamentale dello spirito marziale.

"Quando mai abbiamo iniziato ad allenarci con lo scopo di essere in grado di sconfiggere un campione di Karate?"

Identificare gli obiettivi dell’allenamento
I praticanti di aikido dovrebbero regolarmente rivedere le loro normali attività e circostanze per identificare le aree di pericolo o di debolezza che richiedono attenzione.
Eccone un esempio specifico. Gli aikidoka a volte notano carenze nella loro arte rispetto ad altre arti marziali. Di conseguenza, si è tentati di entrare nell’atteggiamento di dibattito del “E Cosa Succede Se”, discutendo dell’efficacia delle tecniche dell’aikido. Tuttavia quando mai abbiamo iniziato ad allenarci con lo scopo di essere in grado di sconfiggere un campione di Karate, un pugile professionista, o un lottatore olimpico? In che modo l’incanalare le nostre energie verso tali obiettivi ci puo’ aiutare nella nostra vita a prepararci ai tipi di attacchi cui potremmo essere esposti? Non c’e’ alcun modo per classificare veramente le arti in un ordine gerarchico di efficacia, perché non può essere concepito uno standard oggettivo in grado di misurare i loro meriti. Questo tipo di ginnastica mentale può costituire ottima benzina per infiammare le discussioni sulle bacheche dei forum elettronici, ma la natura ipotetica di qualsiasi match-up rende ogni conclusione puramente speculativa.
Quindi, non dovremmo considerare la pratica in cui ci stiamo impegnando come una perdita di tempo perché le nostre competenze in Aikido potrebbero non garantirci di combattere ad armi pari con un pugile professionista. Se questo fosse davvero il nostro obiettivo, tanto per cominciare sicuramente non faremmo Aikido. Con questo non voglio affermare che dovremmo affrontare l’allenamento dell’Aikido senza alcun metodo o accontentarci di risultati mediocri. Il punto è che il nostro obiettivo finale dovrebbe essere quello di proteggere la vita, la libertà e la proprietà, e non lo sconfiggere un avversario in una gara.

Scenari realistici
Supponiamo che un sondaggio all’interno del nostro ambiente ci porti a concludere che una delle nostre preoccupazioni reali sia quella di ricevere un attacco fisico alla cieca. Potremmo essere sorpresi mentre camminiamo per strada, o guidando la macchina, o persino mentre siamo a casa nostra. Nel nostro mondo reale, è probabile che l’aggressore brandisca un’arma da fuoco o un coltello e potrebbe avere uno o più complici.
L’elemento sorpresa è una delle ragioni principali per cui questo tipo di attacchi casuali ha successo. Spesso non è la sofisticazione dell’attacco, ma il fatto che la vittima è stata sorpresa fuori guardia che si traduce con il suo ferimento o la sua uccisione.
Dato che non c’e’ alcun modo di conoscere l’esatta natura di un attacco casuale e neppure se saremo mai oggetto di un attacco, cio’ di cui necessitiamo e’ un livello di preparazione psicologica generale piuttosto che una conoscenza di specifiche tecniche di difesa. Dobbiamo sviluppare un costante stato di allerta ed essere in grado di rispondere istintivamente alle minacce inaspettate. Dobbiamo diventare individui sani, flessibili e ben allenati, in grado di adattarsi rapidamente alle situazioni difficili.

"L'Aikido contiene al suo interno un imperativo morale di rispettare e far fiorire tutti gli esseri viventi"

Perché l’Aikido?
Questo ci porta ad una domanda perfettamente ragionevole. Perché studiare Aikido e non qualcosa di più immediata applicabilità a episodi di violenza urbana, come l’uso di armi da fuoco o le tecniche di combattimento da strada? A seconda dei casi personali, può certamente essere una buona idea praticare altre discipline. Ci sono certamente forti argomenti a favore dei benefici dell’allenamento interdisciplinare.
Detto questo, un altro motivo convincente per praticare Aikido ha a che fare con la seconda componente di “bu” di cui abbiamo parlato sopra: cioè, l’Aikido è anche un percorso di sviluppo spirituale. Esso contiene al suo interno un imperativo morale di rispettare e far fiorire tutti gli esseri viventi. L’Aikido proietta una visione idealizzata di un mondo in armonia e le tecniche dell’arte esemplificano questa visione astratta in un tangibile contesto fisico. Inoltre, le tecniche dell’Aikido si ispirano al principio della non-resistenza. Questa era la visione del Fondatore Morihei Ueshiba e dovrebbe essere tenuta presente da praticanti di Aikido. Capita inoltre che sia una formula eccellente per vivere la propria vita in un mondo pieno di pericoli e di discordia.

Epilogo: Prendere decisioni difficili in tempi difficili
La maggior parte del tempo le sfide che affrontiamo nella nostra vita quotidiana non coinvolgono direttamente scontri fisici. Il più delle volte le nostre battaglie hanno luogo su un piano interno, psicologico, mentre lottano con i problemi senza fine e le incertezze della nostra vita. Lo spirito marziale coltivato in anni di allenamento di Aikido può essere un bene di inestimabile valore in questi momenti.
L’11 settembre 2001, un giorno che sara’ ricordato a lungo da tutti quelli toccati dalle sue conseguenze, il mondo è entrato in un momento di crisi politica e spirituale. Solo due settimane più tardi, un importante seminario Aikido avrebbe dovuto svolgersi in California. Circa 300 persone avevano già prenotato per partecipare all’evento. L’istruttore-ospite sarebbe dovuto volare in California dal Giappone, ma, dando ascolto agli avvertimenti del governo giapponese, di parenti e amici decise di annullare il suo viaggio. Questa fu probabilmente una decisione logica, in tali estreme circostanze.
Gli organizzatori dell’evento si trovarono di fronte ai classici “corni del dilemma.” Avrebbero dovuto annullare del tutto l’evento e subire una dolorosa perdita finanziaria dovendo al contempo fronteggiare la delusione di chi aveva avuto in programma di partecipare? E che dire di quelli che si erano già prenotati pagando? Avrebbero dovuto annullare i loro piani e ritirarsi in una “mentalità da assedio”, nella quale limitare le normali attività a causa della paura dell’ignoto?
In questo caso particolare, fu escogitata una soluzione soddisfacente. Gli organizzatori chiesero a un gruppo di istruttori anziani di condividere la responsabilità dell’insegnamento, in assenza del maestro la cui presenza era stata pubblicizzata.

Insieme si puo': D. Jocic, F. Ruta, B. Köllhofer, S. Chierchini (Sligo, IRL, 2007)

Tale approccio fece si’ che il seminario si potesse svolgere anche in condizioni così avverse. Più della metà di quelli che originariamente avevano intenzione di partecipare in effetti vennero. Questo è un esempio specifico di come nella nostra vita quotidiana ci troviamo di fronte a situazioni che richiedono di attingere al nostro addestramento marziale per trovare soluzioni appropriate, nel momento in cui nessuna di queste soluzioni è evidente.
Come organizzatori di Aiki Expo dello scorso anno, c’è stato un momento in cui non avevamo idea di come gli eventi del mondo si sarebbero sviluppati. Abbiamo dovuto costantemente considerare la possibilità che l’Expo potesse essere annichilito dagli eventi politici e militari e non avere luogo. Alla fine l’Expo si e’ effettivamente svolto ed è stato un successo senza precedenti.
L’evento di quest’anno, l’Aiki Expo 2003, è stato ora messo in dubbio a causa di simili macchinazioni dei nostro leaders mondiali. Dobbiamo percio’ predisporre piani di emergenza nel caso in cui dovesse verificarsi qualche situazione di emergenza che possa avere un impatto sulla manifestazione. Nonostante queste incertezze, sono fiducioso che l’Expo avrà luogo nei tempi previsti. Non solo si terrà, ma continuerà la rivoluzione silenziosa che abbiamo messo in moto per sfidare i tipi di allenamento attuali e per migliorare la qualità complessiva della tecnica.

Traduzione di Simone Chierchini

“Dear Simone, Thank you very much for the outstanding job you have done with the Italian translation of the article. Everything is just right.
Please feel free to do other translations on the same basis.
Auguri!
Stanley”

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Copyright Stanley Pranin © 2003-2011
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Pubblicato per la prima volta nel mese di Febbraio 2003 su
http://www.aikidojournal.com/article?articleID=362

E’ O-Sensei Realmente il Padre dell’Aikido Moderno?

Morihei Ueshiba e Morihiro Saito, a Iwama (1955)

Un’articolo fondamentale per la comprensione di chi siamo e cosa facciamo come praticanti di Aikido oggi. Dalla penna di Stanley Pranin il testo che tutte le associazioni in bona fide dovrebbero inserire nel curriculum di base, di fianco a ikkyo e shihonage. Assolutamente da non mancare!

di STANLEY PRANIN

Dopo aver praticato e studiato l’Aikido per diversi anni, sono gradualmente giunto ad un’ipotesi che andava contro il senso comune e le testimonianze di diversi Shihan che affermano di aver trascorso lunghi anni studiando al fianco del fondatore dell’Aikido, Morihei Ueshiba. Avevo partecipato a numerosi seminari tenuti negli U.S.A. da maestri giapponesi e avevo fatto diversi viaggi in Giappone durante i quali avevo incontrato e praticato con molti dei maestri più noti.
La mia teoria era semplice: l’Aikido come lo conosciamo oggi non è l’arte praticata e insegnata da O-Sensei, ma piuttosto il complesso delle forme derivate da esso, sviluppate da allievi importanti che hanno studiato sotto la guida del fondatore per periodi relativamente brevi. Questo spiegherebbe la considerevole diversità negli stili, il numero relativamente ridotto di tecniche praticate e l’assenza di una prospettiva religiosa di stampo Omoto nelle forme moderne dell’arte.
Questo non va inteso come una critica verso queste forme moderne, ma piuttosto come un’osservazione, basata su ricerche storiche, che contrasta con la visione più diffusa.
Quando mi trasferii permanentemente in Giappone nell’agosto del 1977 presi la decisione di studiare ad Iwama sotto la guida di Morihiro Saito Sensei. In ultima analisi quello che mi attirava verso l’Aikido d’Iwama era l’enfasi sulla fermezza e la precisione della tecnica e l’inclusione dell’Aikijo e dell’Aikiken nel curriculum d’allenamento. Sicuramente anche la vicinanza del tempio dell’Aiki e il fatto che la pratica si svolgesse nel dojo personale di O-Sensei sono stati fattori che hanno contribuito alla scelta.
Mi affretto a chiarire che allo stesso tempo non consideravo la forma di Saito Sensei come una fedele continuazione dell’Aikido del fondatore, piuttosto ritenevo Saito Sensei un maestro nella tecnica, a pieno diritto. Guardando indietro, io pongo Saito Sensei nella stessa categoria di maestri ben noti come Koichi Tohei, Shoji Nishio, Seigo Yamaguchi e altri, tutti giunti ad un altissimo livello e creatori di stili d’insegnamento del tutto personali che, sebbene fossero stati inizialmente ispirati da Morihei Ueshiba, si erano evoluti verso direzioni notevolmente diverse.

Morihiro Saito e Stanley Pranin

Rammento chiaramente che, sebbene la mia conoscenza della lingua Giapponese fosse a quel tempo piuttosto limitata, riuscii a comunicare a Saito Sensei i miei pensieri su questi argomenti e i miei dubbi che il suo Aikido fosse essenzialmente lo stesso del fondatore, come egli affermava. La mia percezione era basata sul fatto che la tecnica di Saito Sensei appariva alquanto diversa dall’Aikido del fondatore che avevo visto nei suoi filmati. Piuttosto divertito dal mio scetticismo e sicuramente dalla mia impudenza, considerando che io ero un suo allievo, Sensei mi spiegò pazientemente che la ragione della mia confusione era che la maggior parte dei filmati del Fondatore che si erano conservati riguardavano dimostrazioni. Egli puntualizzò che le dimostrazioni pubbliche delle tecniche del Fondatore erano molto diverse da ciò che O-Sensei mostrava nel suo Dojo, ad Iwama. Saito Sensei continuò insistendo che la sua responsabilità consisteva nel trasmettere fedelmente l’Aikido del Fondatore e che non era sua intenzione sviluppare un Saito Ryu Aikido.
Nonostante i suoi notevoli sforzi, continuai ad avere forti dubbi su quest’argomento, anche se la mia ammirazione per la sua abilità tecnica non fu mai in questione. Poi, un giorno circa due anni dopo il mio arrivo, condussi un’intervista con Zenzaburo Akazawa, un Uchideshi di O-Sensei del periodo del dojo Kobukan, prima della guerra. Il sig. Akazawa mi mostrò un manuale tecnico del 1938, dal titolo ‘Budo’, che non avevo mai visto. Esso conteneva circa cinquanta tecniche dimostrate dal Fondatore stesso. Scorrendo lentamente le pagine del manuale, rimasi strabiliato nello scoprire che l’esecuzione di diverse tecniche come ikkyo, iriminage e shihonage era virtualmente identica a quella che avevo appreso ad Iwama sotto la guida di Saito Sensei. Ecco il Fondatore stesso che dimostrava quelle che avevo, fino ad allora, considerato le tecniche dello stile d’Iwama. Il sig. Akazawa mi prestò gentilmente il manuale e io corsi a mostrarlo a Saito Sensei.
Ricorderò sempre la scena di quando bussai alla porta di Sensei per condividere con lui la mia scoperta. Con mia sorpresa, mi disse che non aveva mai visto né sentito parlare di quel manuale prima. Inforcò i suoi occhiali da lettura e sfogliò il manuale, mentre i suoi occhi esaminavano attentamente le sequenze delle tecniche. In quel momento non riuscii a trattenermi dallo scusarmi con lui per aver dubitato della sua affermazione che stava compiendo ogni possibile sforzo per preservare intatte le tecniche del fondatore.
Saito Sensei rise e, evidentemente con grande soddisfazione, muggì “Visto? Te l’avevo detto!”. Da quel momento in avanti (era circa il 1979) Saito Sensei si è sempre recato ai suoi seminari con una copia di Budo da usare come prova per mostrare che una particolare tecnica ha origine dagli insegnamenti del Fondatore.
Non c’è bisogno di dire che fui obbligato ad ammettere che vi era almeno un istruttore che diffondeva l’Aikido in maniera fedele agli insegnamenti originali del Fondatore. Ma questo confutava forse la mia teoria che gli stili d’Aikido diffusamente praticati oggi hanno poco a che fare, tecnicamente e filosoficamente, con l’arte del Fondatore?
Considerate quanto segue: se vi recate nei dojo di uno dei maggiori insegnanti, troverete che i movimenti dei loro allievi somigliano molto a quelli dell’insegnante in questione. Ammettiamolo, sarebbero dei ben miseri allievi se non facessero ogni sforzo possibile per imitare i movimenti de loro insegnante. Spesso è possibile riconoscere gli allievi di un certo insegnante nel contesto di una grande dimostrazione a cui partecipano praticanti di diversi dojo. Com’è possibile allora che vi sia una così vasta differenza fra i maggiori stili di Aikido se tutti gli shihan hanno studiato direttamente con il Fondatore?

Morihiro Saito mostra il libro Budo durante un seminario

Alcuni hanno detto che l’arte del Fondatore si modificò ampiamente nel corso degli anni e che questo spiega la diversità fra i suoi allievi che studiarono con lui in periodi diversi. Altri affermano che O-Sensei insegnava cose diverse ad allievi diversi, a seconda del loro carattere e delle loro capacità. Non ho mai trovato particolarmente convincente nessuna di queste due tesi. Infatti, quando scoprii il vecchio film dell’Asahi News del 1935, rimasi sorpreso da quanto “moderna” fosse l’arte del fondatore, persino in quella fase iniziale.
Per di più il Fondatore insegnava a gruppi d’allievi, non a persone singole, e questo non contribuisce a sostenere la teoria che egli adattava il suo insegnamento alle necessità dei singoli allievi.
No, io sostengo che vi è una spiegazione ben diversa per questa considerevole divergenza fra stili. Penso che questa diversità sia dovuta soprattutto al fatto che ben pochi allievi di O-Sensei hanno praticato con lui per un periodo prolungato di tempo. Con l’eccezione di Yoichiro (Hoken) Inoue (un nipote di Ueshiba), di Gozo Shioda, il fondatore dell’Aikido Yoshinkan, e di Tsutomu Yukawa, gli Uchideshi di OSensei di prima della guerra studiarono con lui per un periodo massimo forse di cinque o sei anni. Questo era sicuramente un tempo sufficiente per divenire pratici dell’arte, ma non abbastanza da padroneggiare il vasto repertorio tecnico dell’aiki budo in tutte le sue sottigliezze. La maggior parte di questi giovani prestanti che studiarono come uchideshi furono costretti ad interrompere prematuramente il loro addestramento marziale per iniziare il servizio militare. Per di più, solo una manciata di questi allievi della prima ora riprese la pratica dopo la guerra.
La stessa cosa si può dire del periodo successivo alla guerra. Gli allievi di questo periodo comprendono figure ben note come quelle di Sadateru Arikawa, Hiroshi Tada, Seigo Yamaguchi, Shoji Nishio, Nobuyoshi Tamura, Yasuo Kobayashi, e piu’ tardi Yoshimitsu Yamada, Mitsunari Kanai, Kazuo Chiba, Seiichi Sugano, Mitsugi Saotome e vari altri. Shigenobu Okumura, Koichi Tohei e Kisaburo Osawa costituiscono una sorta di gruppo a sé, poiché praticarono per un breve tempo prima della guerra ma raggiunsero lo status di Maestro soltanto dopo.
Nessuno di questi allievi trascorse un lungo periodo studiando direttamente sotto la guida di O-Sensei. Questa può sembrare un’affermazione sconvolgente, ma guardiamo i fatti storici. Prima della guerra Morihei Ueshiba utilizzò il Dojo Kobukan di Tokyo come sua sede, ma era molto attivo anche nell’area di Kansai. In effetti, per un certo periodo ebbe perfino un appartamento ad Osaka. Nel corso degli anni, ascoltando i racconti dei testimoni di quel periodo, mi è apparso chiaro che il Fondatore viaggiava molto e trascorreva forse una o due settimane al mese lontano dal Dojo Kobukan. Inoltre, tenete a mente che i primi uchideshi finirono per essere cooptati come istruttori a causa della crescente popolarità dell’arte e dell’attività ad ampio raggio della Budo Senyokai (Società perla Promozione delle Arti Marziali), diretta da Ueshiba e sponsorizzata dall’Omoto-Kyo. Questi pionieri studiarono per un periodo relativamente breve, ebbero un contatto frammentario con il Fondatore a causa delle sue frequenti assenze dal dojo ed erano spesso lontani a loro volta dal dojo principale per svolgere i loro compiti d’insegnanti.
Negli anni durante e subito dopo la guerra, O-Sensei si era rifugiato ad Iwama. Alla fine nei primi anni ‘50 egli cominciò a riprendere i suoi viaggi con qualche visita a Tokyo e nella regione del Kansai. Nei tardi anni ‘50 i suoi viaggi aumentarono in frequenza e sembrava perfino che nessuno sapesse dove sarebbe stato ad un dato momento. Egli divideva il suo tempo tra Iwama, Tokyo e i suoi angoli preferiti nel Kansai, tra cui Osaka, Kameoka, Ayabe, la nativa Tanabe e Shingu. Fece persino visita a Kanshu Sunadomari nella lontana Kyushu. Ricordo che Michio Hikitsuchi mi disse che O-Sensei aveva visitato Shingu più di sessanta volte dopo la guerra. Considerando che questo riguarda un periodo compreso fra dodici e quindici anni, possiamo vedere che il Fondatore era in viaggio nel Kansai in media da quattro a sei volte l’anno.

Morihei e Kisshomaru Ueshiba (1961)

Il lettore attento avrà senza dubbio compreso dove voglio arrivare.
O-Sensei non insegnò regolarmente a Tokyo dopo la guerra. E anche quando appariva sul tatami, spesso trascorreva la maggior parte dell’ora discutendo d’argomenti esoterici completamente al di là dalla comprensione dei presenti.
Gli insegnanti principali dell’Hombu negli anni dopo la guerra erano Koichi Tohei Sensei e il Doshu Kisshomaru Ueshiba.
Essi erano coadiuvati da Okumura, Osawa, Arikawa, Tada, Tamura e dalla generazione successiva di uchideshi che ho citato più sopra.
Vorrei che la mia tesi fosse perfettamente chiara: ciò che intendo è che Morihei Ueshiba NON era la figura principale all’Hombu Dojo, quello che insegnava quotidianamente. O-Sensei era lì ad intervalli imprevedibili e spesso la sua istruzione era incentrata su argomenti filosofici.
Tohei e Kisshomaru Ueshiba sono le persone più responsabili del contenuto tecnico e dello sviluppo dell’Aikido all’interno del sistema dell’Aikikai Hombu.
Così come prima della guerra, gli uchideshi degli anni più tardi insegnavano al di fuori dell’Hombu Dojo, nei club e nelle università, dopo un periodo d’apprendistato relativamente breve. Inoltre, questo periodo era caratterizzato dalla ‘inflazione di dan’, visto che questi giovani insegnanti venivano promossi al ritmo di un dan l’anno. In alcuni casi questi ‘saltarono’ perfino dei dan. Ma questo è il soggetto di un altro articolo!
Che cosa significa tutto questo? Significa che la comune immagine che la diffusione dell’aikido dopo la guerra abbia avuto luogo sotto la diretta supervisione del Fondatore è sostanzialmente errata.
Tohei e l’attuale Doshu (Kisshomaru NdR), e non il Fondatore, hanno avuto il ruolo preminente. Significa, inoltre, che O-Sensei Morihei Ueshiba non era seriamente coinvolto nell’insegnamento né nell’amministrazione dell’Aikido negli anni dopo la guerra. Si era ritirato già da lungo tempo ed era molto concentrato sulla sua pratica personale, sulla sua crescita spirituale, sui suoi viaggi ed attività sociali.
Inoltre va notato che O-Sensei, nonostante la sua immagine stereotipata di uomo anziano gentile e affabile, possedeva anche uno sguardo penetrante e una tempra eroica. La sua presenza non era sempre gradita all’Hombu Dojo, per via dei suoi commenti critici e delle sue frequenti sparate.

Koichi Tohei Sensei

Così è come stavano realmente le cose, secondo quanto riportato da numerosi testimoni di prima mano. In passato avevo solo accennato ad alcune di queste cose, ma solo di recente mi sono sentito abbastanza sicuro da parlarne chiaramente, per via dei pesanti indizi raccolti da diverse fonti abbastanza vicine al Fondatore.
Non necessariamente, a mio avviso, questi commenti aiuteranno i praticanti nel loro allenamento o li porteranno più vicini ai loro obiettivi, ma spero sinceramente che facendo brillare la luce della verità su un argomento importante, coloro che sono dediti all’aikido possano avere una comprensione più profonda su cui basare i loro giudizi.
Spero anche che venga dato il giusto credito alla figura chiave di Koichi Tohei, che in anni recenti è stata relegata a un ruolo periferico o addirittura del tutto tralasciata.

(Traduzione dall’inglese di Lorenzo Marotta)

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