Come Nacque il Termine “Aikido” e Perché

Minoru Harai. Copyright Stanley Pranin

Minoru Hirai – genesi e obiettivi del nome “Aikido”

L’aikidoka medio è convinto che la parola “Aikido” sia stata creata da Morihei Ueshiba o dall’Aikikai Foundation per designare l’insieme delle tecniche codificate dal Fondatore stesso. Esiste tuttavia una testimonianza diretta che sembra dimostrare in modo inequivocabile che le cose avvennero diversamente: gli allievi dello Ueshiba ryu si sarebbero piuttosto “appropriati” – grazie al successo del loro stile – di un vocabolo che era stato coniato appositamente per fare da ombrello a una varietà di stili diversi con origini comuni. Questo fatto getta una luce nuova e interessante su come anche oggi bisognerebbe approcciarsi al mondo dell’Aikido

di SIMONE CHIERCHINI

Minoru Hirai (1903-1998), allievo di Morihei Ueshiba ai tempi ruggenti del dojo Kobukan, è noto ai posteri soprattutto per essere stato il fondatore del Korindo, stile di Aikido in cui Hirai aveva amalgamato le sue esperienze nel jujutsu tradizionale e nello studio delle armi con gli insegnamenti del primo Ueshiba. Hirai, tuttavia, va ricordato anche per un altro ruolo da lui svolto in supporto di O’Sensei, quello di Director of General Affairs del Kobukan: in quanto tale, nel 1942 Hirai fu strumentale alla nascita del vocabolo Aikido, come ci rivela lui stesso in un’intervista rilasciata ad Aikido Journal di Stanley Pranin.

Quello che emerge chiaramente dalle parole di Minoru Hirai è che il termine Aikido non è nato come preciso indicatore dell’insieme delle tecniche di Morihei Ueshiba. Aikido era invece un neologismo, coniato a tavolino nel 1942, e riferito a tutte le scuole di Aiki Budo Jujutsu presenti sotto l’ombrello del Dai Nippon Butokukai.

Il Dai Nippon Butoku Kai fu fondato nel 1895 a Kyoto – dove aveva il suo Hombu Dojo – su iniziativa del governo giapponese e con l’avvallo dell’imperatore Meiji, allo scopo di rafforzare, promuovere e standardizzare discipline e sistemi marziali giapponesi nei vari dojo registrati e aperti appositamente nelle varie prefetture del paese.

Gli ideogrammi Ai-Ki-Do

Gli ideogrammi Ai-Ki-Do

All’inizio degli anni ’40 si cominciò a sentire la necessità di stabilire una nuova sezione all’interno del Butokukai, per comprendere tutte le arti marziali basate sui sistemi di combattimento derivati dallo yawara/ju-jutsu. Il compito di negoziare questa materia a nome di Morihei Ueshiba e della sua scuola toccò a Minoru Hirai. L’impresa non fu ovviamente tra le più semplici, considerando la natura conservatrice dell’istituzione e l’ovvia ritrosia degli esistenti membri del Butokukai davanti alla prospettiva di accettare l’entrata di nuove discipline.

Come racconta Hirai a Stanley Pranin, ci furono discussioni e trattative, ma alla fine l’idea di dare spazio ai derivati dallo yawara/ju-jutsu passò, e il confronto si spostò sulla denominazione sotto cui includere le varie discipline di cui sopra. Il nome da dare a quei sistemi doveva essere il più comprensivo possibile e soprattutto doveva essere “inoffensivo”, cioè non suscettibile di suscitare rimostranze e attriti da parte degli stili marziali già riconosciuti e divulgati dal Butokukai.

La persona che spinse maggiormente perché venisse utilizzato il termine Aikido fu Tatsuo Hisatomi, il rappresentante del Kodokan di Jigoro Kano, in alternativa ad Aiki Budo, perchè nel primo l’idea di michido era caratterizzata più fortemente.

La cosa più importante che emerge dalla testimonianza di Minoru Hirai, tuttavia, è che il termine Aikido era stato selezionato “a freddo”, come contenitore neutro per un serie di diversi stili di post yawara/jujustsu, e che la scelta era stata fatta principalmente con lo scopo di non irritare i rappresentanti di altre già affermate arti marziali come il Kendo o il Judo.

Lo Ueshiba ryu quindi non è né l’iniziatore dell’Aikido, né il solo recipiente dell’uso della parola. L’Aikido è, già a partire dalla sua genesi, un contenitore al cui interno convivono figli dello stesso padre, ma individui ben distinti.

Il successo dell’Aikido di Ueshiba ha praticamente poi eclissato i fratelli dello Ueshiba ryu, e oggi noi compiamo un’equazione Aikido/Ueshiba che è inaccurata dal punto di vista storico e documentale. La varietà e le differenze ne facevano parte integrante già prima dello sviluppo pieno dell’Aikido di O’Sensei e del suo ulteriore ramificarsi a seguito dell’opera dei discepoli di Ueshiba. In questa ottica, anche solo l’usare la frase “Fondatore dell’Aikido” in relazione a O’Sensei è alquanto fuorviante.

Questa è una consapevolezza che è necessario fare propria per non perdere il senso più profondo di quello che stiamo studiando, alla ricerca di un’unicità di stile che è, al contrario, sempre stata del tutto aliena a quello che pratichiamo.

Fonte: http://members.aikidojournal.com/public/interview-with-minoru-hirai/

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“Politically Incorrect” Ueshiba Quotes

Morihei Ueshiba

Other sides of Ueshiba

Was Morihei Ueshiba only a wise old man talking mystic mumbojumbo – as the ufficial hagiography likes to present him? Here’s 10 quotes – reported by direct students – that seem to suggest that there is more to the picture than a lot of people like to think

“Forget what I used to do before, this time is over. Now, I do Aikido!”(1)

“What?!? Zen?!?” (2)

“Nobody does Aikido here! Only women do Aikido!!” (3)

“When are you all going to understand that he [uke] does not exist and Ueshiba does not exist?” (4)

“I was born with Ki! Who told you something that stupid!? Give me the names!” (5)

“I understand Yin and Yang, you don’t” (6)

“Of course I am not going to tell you what I am doing; it is up to you to understand it” (7)

“Aikido is 95% perspiration and 5% philosophy.” (8)

“No, no, no, Mr. Nocquet, do not read, you have to practice more with your body, you do not practice enough. There is no meaning for an Aikidoka to talk about being tired, tiredness does not exist.” (9)

“The truth of Aikido could be caught in a very short moment of time. If you catch the secret, you can do what I do in three months.” (10)

Read More “Politically Incorrect” Ueshiba Quotes

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(1) Therefore, he started from what he knew; Daito-Ryu Aiki-jujutsu, and used it to develop a system of harmonious resolution of conflicts. He could have used a completely different approach though. Despite this, the martiality and the efficacy were still very present, but freed from the visible aspect of opposition. It is obvious when you compare pre- and post-war videos. O Sensei often said “forget what I used to do before, this time is over. Now, I do Aikido!”
http://www.guillaumeerard.com/aikido/interviews/interview-with-henry-kono

(2) Omotokyo used to teach Shinto. Shinto is really based on the concept of Yin and Yang and that is why O Sensei did not like Zen because the cosmology was different. Boy did he hate Zen… When we used to say “O Sensei, we are doing Zen” he would yell “What?!? Zen?!? (laughs)” You should have seen his face (laughs). When you were dealing with O Sensei, you had to come with an open mind.
http://www.guillaumeerard.com/aikido/interviews/interview-with-henry-kono

(3) We used to apply a technique on our partner in a very competitive manner. On the other hand, O Sensei only cared about keeping the balance between the two parts of a same entity, very much like the two parts that compose the Yin and the Yang. I always wonder how he could have had the patience of seeing us all get it wrong; yet letting us do it. Of course, every now and then, he would storm into the dojo and yell “nobody does Aikido here! Only women do Aikido!!”
http://www.guillaumeerard.com/aikido/interviews/interview-with-henry-kono

(4) http://www.guillaumeerard.com/aikido/interviews/interview-with-henry-kono

(5) One day, we were about to arrive in Iwama when I said to Ueshiba Sensei “Actually, someone told me that you could do what you do because of Ki” . He screamed at me the following thing: “I was born with Ki! Who told you something that stupid!? Give me the names!” At this stage I thought it was quite a bad way to start the week so I kept a low profile until our return to Tokyo (laughs). In fact, I think what he meant was that everyone of us is made of Ki rendered visible, no more, no less.
http://www.guillaumeerard.com/aikido/interviews/interview-with-henry-kono

(6)  “O Sensei, how come we are not doing what you are doing?” He just smiled and replied “I understand Yin and Yang, you don’t”. Like if it was nothing, he just gave me the secret of Aikido.
http://www.guillaumeerard.com/aikido/interviews/interview-with-henry-kono

(7) Shioda had to patiently interpret everything by himself without any other form of instruction than watching his master demonstrate. While I was at Hombu, O Sensei used to very often say “Of course I am not going to tell you what I am doing; it is up to you to understand it”. It is obvious that the enormous differences between what the different students of O Sensei are showing is the direct result of Ueshiba’s approach to teaching.
http://www.guillaumeerard.com/aikido/articles/yin-and-yang-in-motion

(8) I think in Aikido, at the beginning, we should not really practice philosophy. Do not make it a spiritual quest. We must watch the body, and perform many movements without thinking of this spiritual quest. Master Ueshiba said, “Aikido is 95% perspiration and 5% philosophy.” By saying that, I have said everything.
http://www.guillaumeerard.com/aikido/interviews/interview-with-andre-nocquet-8th-dan-pioneer-of-aikido-in-europe

(9) It means that it takes a lot practice, and once you have reached a third or fourth Dan grade in Aikido, you can begin to address the spiritual aspect. Often, at Ueshiba’s dojo, I was reading, but the master told me, “No, no, no, Mr. Nocquet, do not read, you have to practice more with your body, you do not practice enough.” I told him that I was tired, and he said, “there is no meaning for an Aikidoka to talk about being tired, tiredness does not exist.”
http://www.guillaumeerard.com/aikido/interviews/interview-with-andre-nocquet-8th-dan-pioneer-of-aikido-in-europe

(10) Practice doesn’t mean anything. What O-Sensei was thinking is important. He was basing his moves on an unseeable matrix we can’t comprehend. Everybody thought he could do these things because he had 65 years of practice. I didn’t look at it that way. For me, what he knew was important. Not everybody looked look at it that way. [Henry shows me a quote from Sugano Sensei, which says: “It was as if O-Sensei was doing aikido while everyone else was doing something else.”] So what were we doing?! What we were doing on the mat wasn’t what he was doing.” Showing me another quote from Bob Nadeau’s article in Aikido Today Magazine, which says: “Once O-Sensei told me one day clearly and emphatically that the truth of aikido could be caught in a very short moment of time. If you catch the secret,” he said. “You can do what I do in three months.”
http://members.aikidojournal.com/public/interview-with-henry-kono/

We Aiki – Insegnanti Senza Barriere

mmmmmmm

“Da soli siamo un albero. Insieme siamo la foresta”

“Un manifesto è una dichiarazione pubblica (in genere espressa in forma di opera letteraria o lettera aperta) che definisce ed espone i principi e gli obiettivi di un movimento o di una corrente politica, religiosa o artistica e di coloro che decidono di aderirvi. – Da Wikipedia”. Nata da una riflessione personale e man mano elaborata a 4-8-16-32 mani, questa dichiarazione di intenti su ciò che l’aikidoka del XXI secolo e le associazioni che lo rappresentano dovrebbero idealmente comunicare, si propone come lettera aperta a chiunque si senta di condividerla, firmandola “con il sudore nel proprio keikogi” e la coerenza ai principi enunciati, tanto sul tatami che nelle organizzazioni di riferimento

L’Aikido è un patrimonio dell’umanità e in quanto tale non circoscrivibile ad una sola nazione, etnia, cultura.
Poiché parte integrante dell’essere umano, tanto quanto può esserlo l’anelito a dipingere o a suonare e comporre musica, non può esistere un’associazione in grado di escludere le altre, tale da ritenere di essere l’unica depositaria della sua tradizione: l’Aikido vive nelle singole persone umane che lo praticano, ovunque esse si trovino.

1. L’Aikido e profondamente ancorato alle sue origini e tradizioni, così come mostra di essere una disciplina libera ed in divenire.
La tradizione e l’evoluzione non sono quindi da considerare come tendenze antagoniste, ma come aspetti tanto differenti quanto inseparabili di un’unica realtà – la nostra – che è nata grazie alla saggezza della prima e vive grazie all’adattabilità della seconda;

2.  Ogni forma di macro-Struttura/Associazione/Federazione-ombrello possibile nasce ed è riconoscibile per garantire al suo interno la pratica di uno stile/scuola di Aikido che trovi le sue fondamenta in un allievo del Fondatore dell’Aikido, Morihei Ueshiba, oppure è riconoscibile perché in grado di fornire credenziali documentate di uno studio che sia in grado di attribuirne valore, senso umano, tecnico, filosofico e didattico;

3. All’interno di quanto previsto al punto precedente, ogni stile/scuola di Aikido possiede la medesima dignità e validità, ed è pertanto degno di rispetto in sé e da parte degli altri stili/scuole di Aikido, quindi non avrà pretesa di rappresentare in esclusiva la disciplina nel suo complesso, né tanto meno l’Aikido del Fondatore. In Aikido l’unico copyright che è possibile vantare è la firma del proprio sudore sul keikogi, mentre ogni forma di insegnamento è da interpretare come un diritto imprescindibilmente legato al copyleft;

4. Ogni Dojo/Associazione di Aikido ha pieno diritto di seguire liberamente, all’interno delle proprie attività didattiche, lo stile/scuola di Aikido che preferisce, adottandone i relativi criteri pedagogici, e utilizzandone i gradi onorifici;

5. All’interno di eventi organizzati da eventuali macro­-Strutture/Associazioni/Federazioni-ombrello nei quali venissero svolti esami di graduazione, ciascun candidato ha diritto di essere rappresentato nella commissione che lo valuterà da un rappresentante qualificato del proprio stile/scuola di Aikido di appartenenza;

6. E’ da giudicare indiscutibile motivo di valore, vanto, nonché elemento di qualità e curriculum poter dimostrare di aver frequentato per la propria formazione personale ambienti aikidoistici anche diversi dal proprio stile/scuola di Aikido di appartenenza; inoltre è raccomandabile che siano gli stessi insegnanti, una volta che l’allievo abbia raggiunto una sufficiente competenza tecnica, a consigliare esperienze di pratica diverse;

7. Gli Insegnanti e Maestri che sottoscrivono questo documento devono essere in grado di dimostrare fattivamente che la loro condotta si armonizzi alle linee guida in esso disposte, ed in particolar modo essere riconoscibili per manifesta e consueta abitudine a collaborare costruttivamente con Insegnanti e Maestri diversi dal proprio stile/scuola di Aikido di appartenenza… mostrando così di essere in grado di incarnare nel proprio vissuto i principi e le filosofie della disciplina che praticano ed insegnano.

“Da soli siamo un albero. Insieme siamo la foresta”.

HANNO FIRMATO:

al 04/12/2013
– Simone Chierchini, Aikido Italia Network
– Marco Rubatto, Aikime
– Fabio Branno, Aikido Vivo
– Rino Bonanno, Aikikai Napoli
– Daniele Petrella, Napoli
– Gabriele Pintaudi, Aikido Libero, Palermo
– Pasquale Robustini, Aikido Roma Nord, Roma
– Carlo Caprino, Seishin Dojo, Grottaglie (TA)
– Stefano Mazzilli, Accademia Studi Aikido Hikari Italia, Pomezia (RM)
– Fabio Ramazzin, Takemusu Aikido Gallarate, Gallarate (VA)
– Valentino Traversa, Aikido Salento, Manduria (TA)
– Angelo Armano, Shugyo Dojo, Sorrento (NA)
– Giuseppe Gramendola, Associazione AISHIN, Torino

05/12/2013
– Paolo Muratori, D.A.MA Cesenatico (FC)
– Maurizio Lo Vecchio, Aikido Nippon Club, Novara
– Jaime Sierra, KiShinTai, Bogotà (Colombia)
– Alessio Candeloro, Shugyo Dojo, Genova
– 
Angelo Montemurro, Centro Studi Arti Orientali Shin Zen Dojo, Massafra (TA)
– Argeo Caferri, Takemusu Aikido Recanati, Recanati (MC)
– Fabio Russo, Aikido e Pensieri, Avellino
– Diego Rossi, Napoli
– 
Gianni Canetti, Bushi no Kami, Orbassano (TO) 

Chiunque desideri aderire a questa dichiarazione di principio e firmarla è ovviamente benvenuto.
Per comunicare di voler sudare nel proprio keikogi in nome di quanto sopra – che si sia shodan o 120° Dan – si prega di inviare un email a schierchini@gmail.com, oppure scrivere in privato su FB a me, Marco Rubatto e/o Fabio Branno, che si sono adoperati particolarmente per elaborarla

“Gekibun”, l’Ultimo Appello di Yukio Mishima

L'ultimo appello

L’ultimo appello

L’ultimo discorso di Yukio Mishima, pronunciato davanti ad un gruppo di militari delle Forze di Autodifesa giapponesi, prima che Mishima si togliesse la vita compiendo seppuku, il suicidio rituale

25 Novembre 1970 – ore 12
Ichigaya, Tokyo, Giappone
Base delle Forze di Autodifesa Giapponesi
Quartier Generale di Gruppo dell’Esercito Orientale

Cari soldati!
E’ terribile per me dover parlare a uomini dell’Esercito in circostanze come queste.
Io credevo che l’Esercito fosse l’ultima speranza per il Giappone.
La Forza e l’anima del Giappone!
Ma i giapponesi oggi… pensano solo ai soldi.
Dove è il nostro spirito nazionale? Noi pensavamo che l’Esercito fosse l’anima dell’onore nazionale.
La Nazione, non si basa più su fondamenti e principi spirituali!
Cosa farete quando sarete solo un grande arsenale senza anima?
Ai politici non importa del Giappone! Loro sono gratificati dal potere!
L’Esercito deve essere l’anima del Giappone!
Ascoltate! Ascoltate!
Siete uomini?
Siete Bushi?
Io mi appello a voi!
Ascoltatemi!
Volete unirvi a me? Nessuno?
Voi non farete niente!
Ho perso i miei sogni su di voi!
Ora saluterò l’Imperatore…

TENNO HEIKA BANZAI!!
TENNO HEIKA BANZAI!!
TENNO HEIKA BANZAI!!

Leggi: L’Ultimo Giorno di Yukio Mishima

Commento Personale Sul Significato e Valore del Riconoscimento della Personalità Giuridica dell’Aikikai d’Italia

Il documento è vecchio di 25 anni, ma la discussione è più che attuale

Il documento è vecchio di 25 anni, ma la discussione è più che attuale

Premetto che parlo a titolo personale, certamente in qualità di “persona informata dei fatti”, ma esprimendo anche mie opinioni, che non impegnano nessuno, e che non ho alcuna veste ufficiale. Rappresento solo me stesso

di PAOLO BOTTONI

(3) Decreto del Presidente della Repubblica n. 526/1978, che riconosce la personalità giuridica dell'Aikikai d'Italia (3)

Decreto del Presidente della Repubblica n. 526/1978, che riconosce la personalità giuridica dell’Aikikai d’Italia (3)

La Repubblica Italiana col decreto presidenziale n. 526 del 1978 ha riconosciuto la personalità giuridica dell’Associazione di Cultura Tradizionale Giapponese – Aikikai d’Italia, a seguito di proposta in tal senso da parte del Ministero dei Beni Culturali. Per i non addetti ai lavori, questo implica che viene riconosciuta l’esistenza di una Persona “Giuridica” ossia “immateriale” (Ente Morale nella superata terminologia ottocentesca, non utilizzata dalla legge italiana). Questa “persona” ha pertanto il diritto di rispondere direttamente senza coinvolgere la responsabilità degli amministratori e di ogni singolo socio, di possedere beni, firmare contratti, organizzare attività e quanto altro.

L’errato utilizzo del termine Ente Morale, spesso attribuito all’Aikikai d’Italia, tende a permanere nell’uso ma non ha alcuna valenza legale e causa allo stesso tempo un equivoco, attribuendogli in apparenza un significato di riconoscimento delle qualità “morali” dell’Ente. Nulla di tutto questo.

Concludendo, l’Aikikai d’Italia non è un Ente Morale (categoria inesistente) ma una Persona Giuridica, con le caratteristiche, gli obblighi e le facoltà definite dagli articoli 11-42 del Codice Civile.

Detto questo, va comunque ricordato che lo Stato Italiano concede questo riconoscimento solo in casi specifici, cioè esclusivamente se ve ne sono valide e fondate ragioni, Quelle ragioni che sono elencate nello Statuto dell’associazione, che il Decreto richiama esplicitamente, approvandole dopo avere ricevuto l’assenso delle autorità competenti (Consiglio di Stato, Corte dei Conti, Ministero dei Beni Culturali).

Nel caso dell’Aikikai lo Statuto tratta della ricerca – attraverso lo studio della cultura giapponese, e più specificamente dell’Aikido – di uno stile di vita che sia conforme ad alcuni principi universali, che permeano ogni tempo ed ogni spazio e che ogni essere umano dovrebbe accettare e coltivare dentro di se. Questo è certamente parte di un atteggiamento “morale”, se proprio vogliamo cercargli una definizione, ed è per queste ragioni “morali”, di cui lo Stato si è fatto garante, intimando “a chiunque spetti di osservarlo e farlo osservare”, che all’Aikikai d’Italia è stata riconosciuta la personalità giuridica.

Attestato di riconoscimento dello Zaidan Hojin Aikikai da parte dello Stato Giapponese (1)

Attestato di riconoscimento dello Zaidan Hojin Aikikai da parte dello Stato Giapponese (1)

Rimangono da aggiungere due codicilli, uno rivolto verso il passato ed uno verso il futuro.

Prima di tutto, come mai l’Aikikai d’Italia ha scelto di configurarsi non come una associazione o federazione sportiva, riconoscendosi come parte di un più vasto processo di studio e pratica della cultura tradizionale giapponese e pertanto come associazione culturale?
Ha semplicemente seguito l’esempio dell’Aikikai so Hombu del Giappone, che si è configurato come fondazione culturale (Zaidan Hojin Aikikai) ed ha ottenuto nel 1961 da parte dello Stato Giapponese un riconoscimento analogo a quello conferito 17 anni dopo dallo Stato Italiano all’Aikikai d’Italia.

E’ naturale che l’Aikikai d’Italia abbia inteso seguire l’esempio che veniva dalla “casa madre” giappone, da cui la neonata associazione venne immediatamente riconosciuta. E’ casomai bizzarro che solamente in Italia si sia deciso di prendere questa strada, avendo la forza e la costanza di proseguirla fino in fondo. Il merito va certamente ad Hiroshi Tada sensei, rappresentante dell’Hombu Dojo in Italia, che questa configurazione giuridica ha indicato e fortemente voluto, e ai suoi collaboratori: il compianto avvocato Giacomo Paudice, la dottoressa Carla Vitrano ed altri ancora. Tra cui solamente ultimo il sottoscritto, all’epoca ancora intimorito dalla vastità dei compiti assegnatigli per quanto rassicurato dall’essere alle dipendenze di una persona di grande competenza ed assoluta dedizione: Stefano Serpieri.

Va detto infine che lo Stato Italiano pone delle condizioni al riconoscimento della personalità giuridica prima ed al suo mantenimento dopo: vigila, attraverso l’organo competente (il Ministero dei Beni Culturali) sull’operato dell’Aikikai d’Italia. E’ giusto, è doveroso.
Tuttavia questa benefica – nelle intenzioni – vigilanza si è rivelata spesso un ostacolo, sotto forma di fatiganti quanto vani adempimenti burocratici, talvolta mere formalità assolte mediante una stanca e ripetitiva trasmissione di documenti contabili. Come se l’adempimento di precisi impegni culturali (e se vogliamo “morali”) fosse materia di bilancio contabile e competenza dei commercialisti, senza alcun controllo sul merito. E’ affiorato talvolta il sospetto che nello Stato non siano diffuse le competenze che permettono di vigilare sulle attività culturali.

Attestato di riconoscimento dello Zaidan Hojin Aikikai all'Aikikai d'Italia (2)

Attestato di riconoscimento dello Zaidan Hojin Aikikai all’Aikikai d’Italia (2)

Ma questo discorso porterebbe troppo lontano.

Documenti:
(1) Attestato di riconoscimento dello Zaidan Hojin Aikikai da parte dello Stato Giapponese.

(2) Attestato di riconoscimento dello Zaidan Hojin Aikikai all’Aikikai d’Italia

(3) Decreto del Presidente della Repubblica n. 526/1978, che riconosce la personalità giuridica dell’Aikikai d’Italia

I documenti pubblicati provengono dalla rivista Aikido, edita dall’Associazione di Cultura Tradizionale Giapponese – sezione Aikikai d’Italia, che ne detiene i diritti.

Copyright Paolo Bottoni ©2013  Paolo_Bottoni
Tutti i diritti riservati
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Riconoscimento della Personalità Giuridica dell’Aikikai d’Italia

Personalità Giuridica

Copia del Decreto del Presidente della Repubblica (1)

Nel nostro sforzo di costruire un database di documenti ufficiali sull’Aikido italiano e non, non poteva mancare il documento con cui nel 1978 la Repubblica Italiana riconosceva la personalità giuridica dell’Aikikai d’Italia, un evento che al tempo fu accolto con entusiasmo e grandi speranze per lo sviluppo dell’Aikido nel nostro paese

“Il Presidente della Repubblica

VISTO l’atto pubblico in data 10 Aprile 1970 rep N. 49479/20530 a rogito dott. Italo Gazzilli notaio in Roma concernente la costituzione dell’Accademia Nazionale Italiana di Aikido – Aikikai d’Italia, con sede in Roma;
VISTO l’atto pubblico in data 6 ovembre 1971 rep. N. 54340/21870 a rogito
notaio Italo Gazzilli con il quale la predetta Accademia ha modificato la propria denominazione in “Associazione di Cultura Tradizionale Giapponese”
VISTO l’atto pubblico in data 19 luglio 1973 rep N. 60070/23633 a rogito notaio Italo Gazzilli concernente la definitiva stesura dello statuto della predetta Associazione;
VISTA l’istanza del legale rappresentante dell’Ente volta ad ottenere il riconoscimento della personalità giuridica e l’approvazione dello statuto;
VISTI gli artt. 12 e ss. del Codice Civile;
UDITO il parere del Consiglio di Stato;
SULLA proposta del Ministro per i beni culturali e ambientali;

DECRETA:
ART. 1
Alla Associazione di Cultura Tradizionale Giapponese, con sede in Roma, è riconosciuta la personalità giuridica;
ART. 2
E’ approvato la statuto dell’Associazione di Cultura Tradizionale Giapponese, con sede in Roma annesso al presente decreto e firmato d’ordine del Presidente della Repubblica dal Ministro proponente.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta Ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica Italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma addì 8 luglio 1978 n. 526
Reg. alla Corte dei Conti addì 31 agosto 1978
Reg. n. 11 Beni Culturali fog. n. 355
Pubb, G.U. N. 253 del 9.9.1978

F.to per il Presidente della Repubblica
Fanfani – Antoniozzi”

 

(1) Copyright rivista Aikido, edita dall’Associazione di Cultura Tradizionale Giapponese – sezione Aikikai d’Italia

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