Did Kisshomaru Actually Invent Morihei’s Aikido World Harmony Dream?

Hombu Dojo, 1959: right to left Morihei Ueshiba, Kisshomaru Ueshiba, Nobuyoshi Tamura, Masamichi Noro, Yoshio Kuroiwa, Kazuo Chiba

Hombu Dojo, 1959: right to left Morihei Ueshiba, Kisshomaru Ueshiba, Nobuyoshi Tamura, Masamichi Noro, Yoshio Kuroiwa, Kazuo Chiba

The following excerpt from An Interview with T. K. Chiba Shihan by Peter Bernath & David Halprin (2000) sheds a very interesting light on the genesis of Aikido philosophy. Apparently we have a lot to thank Kisshomaru Ueshiba for having it…

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(…)

BERNATH-HALPRIN
How would you characterize the work that Second Doshu, Kisshomaru Ueshiba, did to develop Aikido?

CHIBA
I think the most valuable work he did was the popularization of Aikido throughout the world through disciples he cultivated.
To begin with, this was against O-Sensei’s will. He finally accepted Kisshomaru Sensei’s wish to introduce Aikido to the public. As I have said earlier, again, as a martial artist, O-Sensei was not interested in the popularization of the art.
He was very much interested in his own art, and passing it on to a small number of people, sort of elected people. That was how he did it before the war. So I think Second Doshu had great difficulty to persuade O-Sensei, to make him understand the importance of popularization of the art after the war, and he succeeded.

BERNATH-HALPRIN
Sensei, did that start with the university clubs that you were talking about?

CHIBA
Well, to begin with, the first public demonstration held in Japan, that was what, 1953? O-Sensei strongly objected to it.

BERNATH-HALPRIN
By the time that yourself and the other uchideshi (now the Shihankai senseis) were going to go overseas, at that time O-Sensei had accepted the idea that you were going to be…

CHIBA
Yes, yes.

BERNATH-HALPRIN
And he supported it?

CHIBA
Yes. Well, you see, to begin with, a martial art is something very personal, sort of a deep love affair. There are a lot of sacrifices and pains, studies and so forth, you know; it’s not an ordinary life. You have to have dedication, commitment, and faith in what you do. And you don’t talk about it to anybody! It’s something very personal. I understand the feeling of doing demonstrations as really shameful, it seems to me. I feel that way. I don’t even talk…I hate talking about Aikido to anybody! It’s very difficult for me when I’m asked what my profession is, you know, if somebody asks, “I am an Aikido teacher professionally?” It’s very, very tricky for me. I want to be nobody.
Mainly O-Sensei was very pleased when we were going out overseas because his religious belief was world peace, and through Aikido he dreamed to realize, to cultivate this dream to be realized.
I believe that martial arts should not be exposed to society openly. In many ways I think martial art is a dark corner of human society. It’s a killing art, don’t forget. It can be very destructive. That’s my feeling, my personal feeling.
If there’s one thing I disagree with, not necessarily related only to Aikido alone, but including martial arts as a whole, it’s become so professional; it’s become so…so popular. Everywhere you go. It’s like a handgun issue. You don’t carry around a handgun in front of me in public, do you? It has to be hidden away, under control. That’s how I feel.

BERNATH-HALPRIN
So, O-Sensei had two ideas: he didn’t want to expose Aikido to the public, but he thought it was a way to realize his dream of world peace.

CHIBA
That realization had much to do with Second Doshu’s efforts to talk his father into it.

BERNATH-HALPRIN
Did O-Sensei shift over more to that in the end?

CHIBA
Yes.

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Il seguente estratto da Un’Intervista con T. K. Chiba Shihan di Peter Bernath & David Halprin (2000) mostra la genesi della filosofia dell’Aikido da un veramente interessante punto di vista. Sembrerebbe infatti che dobbiamo ringraziare parecchio Kisshomaru Ueshiba per il fatto di averla…

(…)

BERNATH-HALPRIN
In che modo caratterizzerebbe il lavoro che il Secondo Doshu, Kisshomaru Ueshiba, svolse per sviluppare l’Aikido?

CHIBA
Ritengo che il lavoro più prezioso da lui compiuto fu la popolarizzazione dell’Aikido nel mondo grazie agli allievi che lui aveva cresciuto.
All’inizio questo era contro il volere di O-Sensei. Alla fine accettò il desiderio di Kisshomaru Sensei di introdurre l’Aikido al pubblico. Come ho detto in precedenza, da tipico artista marziale O-Sensei non era interessato alla popolarizzazione dell’arte.
Era molto interessato alla sua arte, e voleva passarla a un piccolo numero di persone, una sorta di élite. Questo era quello che aveva fatto prima della guerra. Pertanto io credo che il Secondo Doshu incontrò molte difficoltà nel persuadere O-Sensei, per fargli capire l’importanza della popolarizzazione dell’arte nel dopoguerra, ma ci riuscì.

BERNATH-HALPRIN
Sensei, questo ebbe inizio con i club universitari di cui ci stava parlando?

CHIBA
Ebbene, per cominciare, la prima dimostrazione pubblica svolta in Giappone si tenne, mi pare, nel 1953. O-Sensei vi si oppose con forza.

BERNATH-HALPRIN
Quando lei e gli altri uchideshi iniziaste ad andare a stare all’estero, a quel punto O-Sensei aveva accettato l’idea che lo avreste fatto…

CHIBA
Sì, sì.

BERNATH-HALPRIN
E l’appoggiava?

CHIBA
Sì. Beh, vedete, al’inizio un’arte marziale è qualcosa di molto personale, una specie di profonda storia d’amore. Comporta un sacco di sacrifici e di dolore, studio e via discorrendo; vivere le arti marziali non è una vita ordinaria.  Ci vuole dedizione, impegno e fede in quello che si fa. E uno non ne parla con nessuno! E’ qualcosa di estremamente personale. Capisco come la sensazione di andare a fare una dimostrazione sia fonte di vergogna, lo capisco bene. Io neppure parlo… Odio parlare di Aikido con chiunque! Quando mi chiedono quale sia la mia professione, per me è veramente difficile rispondere, tipo se qualcuno mi chiede se faccio Aikido professionalmente. Per me è molto complicato. Io non voglio essere nessuno.
Per lo più O-Sensei era molto contento del fatto che andassimo all’estero, perché il suo credo religioso era quello della pace nel mondo, e attraverso l’Aikido sognava di realizzarla, di coltivare questo sogno per realizzarla.
Personalmente ritengo che le arti marziali non andrebbero esposte apertamente in società. Per parecchi aspetti credo che esse rappresentino un lato oscuro della società umana. Sono sistemi per uccidere, non ce lo scordiamo, e possono essere molto distruttive. Questa è la mia opinione personale.
Se c’è una cosa con cui sono in disaccordo – non necessariamente relativa al solo Aikido, ma includendo le arti marziali nel loro insieme – è il fatto che sia diventato così professionale; è diventato così… così popolare. Dovunque si vada. E’ lo stesso problema con le pistole: non si portano pistole in pubblico, giusto? Devono essere tenute nascoste, sotto controllo. Io la penso così.

BERNATH-HALPRIN
Allora, O-Sensei aveva due idee: non voleva esporre l’Aikido al pubblico, ma pensava che fosse un modo per realizzare il suo sogno di pace nel mondo.

CHIBA
Quel tipo di consapevolezza ebbe molto a che fare con gli sforzi che il Secondo Doshu fece per cercar di convincere il padre in quella direzione.

BERNATH-HALPRIN
Alla fine O-Sensei si spostò su quelle posizioni?

CHIBA
Sì.

Source: An Interview with T. K. Chiba Shihan by Peter Bernath & David Halprin (2000)

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