Mi Alleno Ergo Sono! Oppure No?

Aquilone

Maestro e allievo con aquilone…

Spesso, troppo spesso si sentono inviti a praticare Aikido a ogni piè sospinto, 168 ore a settimana, al mattino, alla sera, di notte, a Natale, a Ferragosto, in luna di miele, in gravidanza, con le ossa rotte, il giorno del compleanno della moglie… Al di là dell’ovvio e necessario impegno bi-trisettimanale, siamo davvero sicuri che un essere umano dallo sviluppo medio non necessiti anche di altre e diverse fonti di ispirazione per il proprio benessere psicofisico e socioculturale?

di SIMONE CHIERCHINI

Siamo tutti d’accordo sul fatto che per imparare qualsiasi tecnica dello scibile umano bisogna applicarsi, e che specialmente nella fase iniziale questo impegno debba essere costante e ripetuto frequentemente nel tempo. E’ pure abbastanza palese che anche quando si arriva a padroneggiare qualsiasi tecnica a livello medio-alto, non si può prescindere dalla necessità di mantenerla in costante esercizio, pena il decadimento della qualità della tecnica stessa.

Tuttavia la nostra tecnica, ossia l’Aikido sul tatami, corrisponde al nuotare in piscina: serve a imparare, ma è artificiale. Per nuotare nell’ambiente naturale c’è il mare, mentre l’Aikido reale lo si dovrebbe applicare nella vita di tutti i giorni. Tapparsi in piscina 10 ore al giorno non insegna a nuotare in mare perché le condizioni sono diverse; vivere solo di dojo e tecniche di Budo crea mostri della mente.

Quoto Fabio Branno, che in un commento a un post di Facebook di qualche tempo fa diceva: “Una delle cose che si notano di più è che gli insegnanti di Aikido (seri) fanno troppo Aikido. Fanno SOLO Aikido… Bisognerebbe arricchire di più il proprio cuore ed ampliare i propri orizzonti. Guardare più film, leggere più libri, ascoltare buona musica. Viaggiare un po’ e passare del tempo con chi amiamo senza essere “IL MAESTRO”.

Aggiungo alle sacrosante parole di cui sopra che spesso la sindrome da troppo tatami è segnale di altre assenze: famiglia sgangherata, niente amici extra dojo, interessi appiattiti sul Budo e via dicendo. Questa situazione è la certificazione del fatto che abbiamo reso il nostro Budo un limite, non il trampolino di lancio che speravamo divenisse, beffarda alchimia aikidoistica inversa! È come il sesso, potete darci dentro 7 ore al giorno, ma in assenza di qualcuno da amare rimane solo ginnastica e spreco di energia! Allo stesso modo, talvolta un’ora di zappa nell’orto è preferibile ad un’ora di bukiwaza… almeno ci si tirano fuori le insalate!

Troppo spesso chi ha speso più tempo sul tatami finisce preda di una sorta di mania psicotica pseudo marziale, che porta a perdersi in un mondo parallelo, fatto di Giappone fasullo e samurai da fumetto, ove si è pure rispettati e riveriti, perché si è insegnanti anziani di altri che vivono nella stessa dimensione parallela. All’energia adorante degli allievi giovani ci si abitua e l’ego finisce per averne bisogno come di una droga; per altri poi è come bere, ubriacarsi in compagnia è più divertente, ma sempre il mal di testa rimane…

E’ davvero beffardo che chi ha iniziato a fare Aikido per disciplinare l’ego, dopo 15+ anni di pratica si debba ritrovare a dovergli dare delle dosi di Aikido per tenerlo a bada… significa che qualcosa è andato storto.

Il punto centrale da tenere sempre presente, è che l’Aikido è mezzo, non fine. Se dopo anni e anni di pratica tutto quello che si continua a vedere è sempre e solo il mezzo – ossia gente chiusa in una stanza a darsi legnate per finta – vuol semplicemente dire che il proprio Aikido da chiave che dovrebbe aprire il mondo è diventato chiave per rinchiudersi in una comoda gabbia, neppure troppo dorata.

Test per identificare i maniaci compulsivi fra gli “esperti” di Aikido che vi circondano: ci andreste in vacanza assieme, da soli, se per assurdo ne aveste la possibilità? Fatevi questa semplice domanda e datevi un’onesta risposta. Anche se ci sono numerose eccezioni, troppo spesso la risposta è negativa, perché fuori dal tatami i suddetti professionisti da accademia del Budo non hanno proprio nulla da dare/dire…

Sudare sul tatami è bello, studiare con impegno pure, e tutti lo auspichiamo. L’awase relativo, tuttavia, per esistere necessita di una assai più ampia gamma di impulsi e ispirazioni, e soprattutto va fatto con il mondo, non solo con il proprio ego e con quello dei propri amici e figliocci in pigiama e gonnellone…

Copyright Simone Chierchini ©2014 Simone Chierchini
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