Cchiù Pilu e Kyù Dan Per Tutti!!

Cchiù Pilu e Kyù Dan Per Tutti!!

Cchiù Pilu e Kyù Dan pure per te!!

E’ la solita provocazione dell’amico Carlo, oppure qualche ragione in questo diluvio di proiezioni numeriche c’è? Anche se le cifre fossero fuori asse del 75%, rimane il fatto che sui tatami italiani ormai abbiamo quasi più professori emeriti che studenti e nonostante il fatto che sono anni che ci sgoliamo nel richiedere una politica comune di promozione della disciplina, nulla si muove, a parte le promozioni a pioggia dei vecchi insegnanti. Nel frattempo i principianti latitano e i seminari sono semideserti o sembrano un raduno di reduci. Continuiamo a farci del male, ognuno re del suo angoletto…

di CARLO COCORULLO  

Ci saranno 40 sesti Dan di Aikido in Italia?
Più o meno… penso di si, anche di più.
Tra Enti Morali e combriccole immorali, Federazioni, Circoli bocciofili e auto conferimenti vari…
Ora mi dite dove stanno i 223 milioni di praticanti di aikido in Italia tali da giustificare l’esistenza di questi VI Dan?

Mi spiego meglio.

Forse prima di parlare sulla necessità di insegnare dei gradi bassi, su cui questi VI Dan continuano ad interrogarsi, provate a chiedervi: “è necessario avere tutti questi gradi alti se non sono stati creati i presupposti per l’espansione della disciplina?”

Il calcolo di cui sotto non è inventato, ma parte da regolamenti scritti di vari enti sottomano. Dai vari regolamenti, infatti, si suppone un rapporto di 4 a 1 con il grado precedente.
Ovvero, per onestà, quattro V Dan in commissione per avere un VI Dan.
Il calcolo matematico prevede anche una media di 20 praticanti dal VI al I Kyu e uno shodan ogni 4 primi Kyu.
Ovvero una palestra in teoria potrebbe essere sostenibile con una ventina di praticanti (argomento da approfondire in futuro).
E infatti il calcolo torna ma…

VI Dan 40
V Dan 160
IV Dan 640
III Dan 2560
II Dan 10240
I Dan 40960
I Kyu 163840
II Kyu 655360
III Kyu 2621440
IV Kyu 10485760
V Kyu 41943040
VI Kyu 167772160

Per un totale di 223696200 ipotetici praticanti di Aikido in Italia.
Il Delirio.

La realtà è che dal I Dan in su i numeri sono abbastanza aderenti alla realtà. Su una ipotesi di 54000 praticanti in Italia (!?), chi domani si avvicina alla disciplina potrebbe avere il diritto di prendere direttamente lo shodan. Chiaro no? Con 40 sesti Dan è plausibile una  quarantamila di cinture nere primo Dan. Praticamente il reale numero dei praticanti in Italia.

Dove sta l’errore? Sul numero di praticanti infatti, saltano le logiche. O abbiamo nascosti cantine e sotterranei più praticanti di aikido della popolazione italiana o, per correttezza, i gradi alti non sono equilibrati.

A conferma di tutto abbiamo circa 10 settimi Dan presenti in Italia. Vanno messi in cima alla lista.
Dove sta quindi l’assurdo?
Che a conti fatti i VI Dan sono troppi.

A onor del vero però possiamo dire che alcuni VI e VII Dan insegnano anche fuori dai confini Italiani, e quindi il calcolo sul rapporto insegnanti/allievi andrebbe fatto su un ottica più ampia.

Ora proviamo a rimodulare il calcolo su un’altra ipotesi ovvero che non ci sia una piramide così ampia ma che esista un soggetto disposto a credere ad altri due ovvero un banale albero binario:

VI Dan 40
V Dan 80
IV Dan 160
III Dan 320
II Dan 640
I Dan 1280
I Kyu 2560
II Kyu 5120
III Kyu 10240
IV Kyu 20480
V Kyu 40960
VI Kyu 81920

Per un totale di 163800 praticanti con l’ipotesi abbastanza onesta che con il Teorema del Gatto e la Volpe al ci si incontra in due dando al terzo il grado che desidera.
Praticamente l’inconsapevole Maestro si ritrova un grado alto, ma-si-ma-non-sono-stato-io-a-chiederlo-me-lo-hanno-dato…a mia insaputa.
Ma, allo stato attuale delle cose, non esiste un singolo ente che ha il controllo della gerarchia?
NO.
Esiste una esplosione fattoriale di gradi.

Allora dove sta la soluzione?
O abbiamo 40 sesti Dan con il rapporto due a uno ovvero privo di valore visto che basta accordarsi in tre per rilasciare un titolo oppure se ci atteniamo ad una unica realtà dovremmo cancellare circa tre quarti dei VI Dan.
I numeri tornano, la realtà è semplice, tre quarti dei sesti Dan di Aikido in Italia è pressoché inutile.
I gradi alti servono solo ad inflazionare il sistema.

Non è il III Dan che insegna che vi “costringe a darvi un grado in più per distinguervi” è che il mercato è saturo e autoinflazionato di titoli che al giorno d’oggi non hanno più valore.

I Gradi aikikai mantengono la loro quotazione? Probabilmente si.
Un titolo di VI Dan so Hombu costa circa un 800 euro, e sicuramente chi lo detiene ha tutto l’interesse a far si che mantenga il valore. Che senso avrebbe deflazionare un titolo da mille euro e portarlo a zero di valore?

E gli altri?
Partendo dal presupposto che in Italia i gradi Dan non hanno valore per l’insegnamento, e valgono meno del titolo di vice assistente sciampista in seconda (con tutto il rispetto parlando della professione di sciampista) il titolo è puramente onorifico.
Quindi il Dan della Federazione XKYx o dell’ente di promozione o del circolo amici della pesca ha lo stesso significato.
Il valore nominale è lo stesso può essere diverso il valore simbolico Il numero uno originale di un fumetto, se raro, ha un certo valore.
Ma se ristampato in 40 versioni dalla copertina di platino alla versione su carta riciclata o a colori, in 3D, o su marmo di carrara cambia poco, e per interessare il collezionista bisogna inventarsi nuove versioni.
E così è per l’aikido.

E’ un percorso difficile, se non impossibile, ci vogliono tanti anni, ma soprattutto tanti soldi. Tanti soldi. Tanti soldi.
Oppure le scorciatoie, e sono tante, tante quante le associazioni di aikido in Italia.

Quindi allo stato attuale delle cose, non ci sono molte soluzioni.
Pagare per i gradi aikikai e chi li rilascia, per amore del collezionismo e del titolo che però strategicamente parlando va piano piano a perdere valore può essere una soluzione.
Ma che attualmente demarca il confine tra chi mantiene una sorta di gerarchia piramidale e chi invece si autoconferisce i gradi.
Per autoconferimento si intendono anche i gatti e le volpi ovvero enti, federazioni e associazioni con 3000 o poco più iscritti e una decina di sesti dan.

Gli enti di promozione possono essere importanti per dare nuova linfa all’aikido ma comunque il soggetto più importante, ovvero l’Aikikai d’Italia resta la realtà più importante e, pur con i limiti noti, è l’unica capace di portare 100 e passa persone il weekend di Pasqua a praticare con la sua inossidabile guida didattica IX Dan.

Diamo riscontro alla realtà e non viviamo di castelli in aria, come diceva il buon Igor in Frankenstein Junior, “se la sorte t’è contraria e mancato t’è il successo…”

Non è l’unificazione ma la crisi e la contrazione del settore che ci salverà.
In tempo di pace le scuole tradizionali, i Ryu proliferavano, poi in tempo di guerra le scuole perdenti venivano sterminate.
E’ in questa crisi che si vedrà la differenza.
Le associazioni che si organizzano, si danno da fare, che hanno i numeri andranno avanti.
Le restanti si auto sopprimeranno.
E’ fisiologico.

E per fortuna solo chi si organizza sopravvive, chi va avanti di inerzia, sperando che arrivino nuovi aikido-polli da spennare si sbaglia di grosso.

Copyright Carlo Cocorullo ©2014 
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