Alla Ricerca della Casa Comune dell’Aikido Italiano

Una casa comune per l'Aikido italiano

Una casa comune per l’Aikido italiano?

Nel 2009, al mio ritorno dall’Irlanda, mi ero dato alcuni obiettivi strategici di medio termine per partecipare alla vita comunitaria dell’Aikido italiano nel modo più costruttivo possibile, obiettivi che – anche grazie al supporto di moltissimi amici e colleghi – sono stati abbondantemente superati. Questo mi ha dato la forza e le conoscenze per affrontare nuove questioni, fornendo a me e al progetto che gestico l’ispirazione per un nuovo e più ambizioso programma strategico quinquennale: quello di creare una casa comune dell’Aikido italiano, sulla base dei numerosi e validissimi suggerimenti offertimi da amici e colleghi nel corso delle nostre discussioni in rete, e possibilmente lavorando in linea con i positivi tentativi già in atto in Italia

di SIMONE CHIERCHINI

Nel mese di Gennaio 2011, dando il via alla felice storia di Aikido Italia Network, mi ponevo il seguente quesito:

“A fronte di una situazione nella quale lo sviluppo dell’Aikido in Italia da tempo ormai pluridecennale è ingessato come più non si potrebbe, quale è il dovere del serio ricercatore?”

La mia risposta di allora a quel quesito si articolava attorno a tre punti programmatici:

“1. Diffondere l’Aikido dove ce n’è poco o è assente, costruendo in santa pace ove ce n’è bisogno, senza creare conflitti.
2. Fornire guida e supporto tecnico-didattico alle realtà isolate e/o non soddisfatte della propria condizione attuale.
3. Lavorare alla pari con gli altri soggetti dell’Aikido nazionale che si sono liberati dei vecchi schemi e puntano con fiducia ad una gestione armoniosa della nostra comunità.” (Obiettivi Strategici di Aikido Italia Network 2011-2012)

Per quanto riguarda il Punto 1, nel frattempo ho fatto quello che ho potuto, scegliendo di portare l’Aikido in due regioni italiane in cui tradizionalmente ha avuto poca fortuna (Abruzzo, Aikido Dojo Vasto) o nessuna (Molise, Aikido Dojo Termoli, ora trasferitosi a Montenero di Bisaccia), piuttosto che andare ad aprire il 30° dojo romano o torinese.

In relazione al Punto 2, ho continuato a portare la mia esperienza di insegnante qualificato in Irlanda, e ho dato un sostegno importante all’Aikido egiziano, il che ha aperto interessanti prospettive per una futura continuazione e ampliamento del mio lavoro nell’area del Medio Oriente.

Il Punto 3 è quello che – in una condizione di generale soddisfazione per il buon lavoro fatto – mi ha dato le migliori soddisfazioni.
Questo blog e la pagina ad esso connesso su Facebook sono esplosi in popolarità, fornendo notizie, facendo cultura relativa e creando una comunità aikidoistica trasversale mai sperimentata precedentemente in Italia.
Ho allargato le mie competenze didattiche grazie al supporto di Paolo Corallini, che mi ha supportato tecnicamente e umanamente, accettando con intelligenza e coraggio il mio progetto di fare da ponte fra il mondo di Iwama e quello di Tokyo, e mi ha aperto le porte della TAAI come senpai a pieno titolo.
Ho lavorato con alcuni dei più interessanti soggetti dell’Aikido italiano, sul tatami e anche su internet, alla ricerca di una soluzione per i problemi che assillano la nostra micro-società, arrivando alla conclusione che è necessario giungere ad una macro-struttura, in cui le varie individuali componenti (pur rimanendo del tutto autonome in termini di gestione tecnica) si possano ritrovare per gestire quegli aspetti della politica nazionale dell’Aikido che è utile e intelligente affrontare uniti e non separatamente, in fila indiana. Tentativi seri in questa direzione sono già in atto con discreto successo, quindi non mi sento affatto solo, né un utopista.

Quanto sopra mi ha portato a concludere che per gli interlocutori di buona volontà sarebbe auspicabile ritrovarsi all’interno di un’unica federazione-ombrello, che si dedicasse ai rapporti con le istituzioni governative e sportive nazionali e internazionali, che desse visibilità al prodotto Aikido nel suo complesso e senza pregiudizi, che curasse un Albo Nazionale Ufficiale degli Insegnanti di Aikido Italiani, che garantisse la possibilità di accedere a finanziamenti, strutture sportive, grandi eventi, media, ma senza MAI entrare nel merito delle questioni tecnico-stilistiche dei singoli gruppi.

Dopo mesi di riflessioni e colloqui, sono arrivato alla conclusione che questo ente in Italia già esiste e fa quello che ho enunciato (assai male, per il momento, ma ne ha tutte le capacità in potenza), ed è la FIJLKAM, sui binari di apertura e inclusione su cui era stata impostata da Fausto De Compadri. Il piano, magari visionario e utopico, del maestro Fausto, prevedeva di riarmonizzare le infinite discordanze prodotte dallo scontro pluridecennale Aikikai d’Italia-FIJLKAM, trasformando la Federazione nella casa comune dell’Aikido italiano. Quando De Compadri ci provò, il tentativo purtroppo non ebbe buon fine; forse i tempi non erano maturi e probabilmente alcuni degli interlocutori scelti per dialogare non erano adatti. Tuttavia, dal punto di vista politico, l’azione di De Compadri rimane la migliore e la più nobile di cui io abbia mai avuto notizia da quando sono in questo ambiente. Per questo mi sono fatto un dovere di riprenderla – con le mie limitate risorse – e di portarla nuovamente avanti, e mi sono attivato in questa direzione: ho pertanto avviato fruttiferi colloqui con la Commissione Tecnica Nazionale Aikido FIJLKAM, che si è dimostrata pienamente interessata e disponibile a questo approccio, e pronta a lavorare assieme in questa direzione, aprendo un nuovo capitolo tecnico/programmatico in FIJLKAM.

Ne è derivata una mia entrata a pieno titolo in FIJLKAM, ove eserciterò ogni influenza e abilità a mia disposizione per far sì che la nostra comunità trovi in Federazione il luogo ove svilupparsi senza condizionamenti, in base alla seguente dichiarazione di intenti:

1. L’Aikido è libero e in divenire, ma profondamente ancorato alle sue origini e tradizioni.

2. Ogni forma di macro-struttura/federazione-ombrello possibile deve essere fondata sull’accettazione al proprio interno di ogni stile/scuola di Aikido che trovi le sue fondamenta in un reputabile e chiaramente identificabile discepolo del Fondatore dell’Aikido, Morihei Ueshiba.

3. Ciascuno stile/scuola di Aikido ha la medesima dignità e validità, ed è pertanto degno di rispetto in sé e da parte degli altri stili/scuole di Aikido. Conseguentemente, nessuno stile/scuola di Aikido può pretendere di rappresentare in esclusiva la disciplina nel suo complesso, né tanto meno l’Aikido del Fondatore.

4. Ogni Dojo/Associazione di Aikido ha pieno diritto di seguire liberamente, all’interno delle proprie attività didattiche, lo stile/scuola di Aikido che preferisce, adottandone i relativi criteri pedagogici, e utilizzandone i gradi onorifici.

Auguratemi buona fortuna e buon lavoro, e se ritenete che quello che ho fatto finora con Aikido Italia Network sia stato in qualche modo positivo per la nostra comunità, supportate il mio futuro lavoro in FIJLKAM nei modi e nella misura che riterrete consoni.

Copyright Simone Chierchini ©2013 Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
https://simonechierchini.wordpress.com/copyright/

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3 thoughts on “Alla Ricerca della Casa Comune dell’Aikido Italiano

  1. Ti auguro ogni bene per questa nuova avventura, le idee e la volontà sono alla base dell’entusiasmo che permette all’uomo di evolvere. Spero proprio che i tempi ora siano maturi, quando lasciai la FIJLKAM settore karate nel 2006 non era tutto rose e fiori, anzi, ma confido che persone come TE che vogliono cambiare le cose possano trovare lo spazio e la libertà che meritano, fondamentali per la buona riuscita di questo nuovo, lodevole progetto. Chapeau per i punti 2 e 3 in particolare, esposti nella dichiarazione di intenti, mi ci ritrovo tantissimo e non vedo l’ora di ritrovarmici in una forma più ampia, con sempre più persone che la pensano (e fanno) come noi. Coming soon!

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