Significato del Dojokun – Parte 2

Gichin Funakoshi, Masatoshi Nakayama, Left, Teruyuki Okazaki, Right

Gichin Funakoshi affiancato da Masatoshi Nakayama (a sinistra) e  Teruyuki Okazaki (a destra)

Significato del Dojokun – Parte 1

Hitotsu! doryoku no seishin o yashinau koto! Rafforza instancabilmente lo spirito

Questo principio si riferisce alla realizzazione dell’uomo in relazione ai suoi obiettivi di vita personali. Il principio significa anche “ Cura il tuo spirito di ambizione “: E’ legato indissolubilmente al primo e secondo principio in quanto qualsiasi obiettivo non può essere perseguito se non si ha un comportamento maturo, al fine di evitare effetti erronei. Essere ambiziosi con una condotta interna positiva può dare benessere anche a chi ci circonda. Questo principio ne racchiude altri sei:

1. Mosshoseki (Non lasciare traccia dietro di te ):
E’ il consiglio a vivere in naturalezza come un uccello che non lascia traccia nel cielo o un pesce nell’acqua. Essere naturali non si esplica nè nell’aggressività, nè nella passività. Nello Zen c’è lo stato della “ prima naturalezza “ cioè quella del lattante che ha tutte le porte aperte e quella della “ seconda naturalezza “ che deve essere elaborata. L’autoconsapevolezza non permette la sopportazione come quella animale che deve adattarsi alle circostanze che gli sono assegnate dalla natura. La vita conscia dipende dal divenire e dai nostri obiettivi. Eppure anche la vita consapevole deve fare i conti con la sua origine naturale. La vita umana matura su due coordinate: apertura nell’aspirazione e conservazione nell’amore. Mosshoseki si riferisce all’equilibrio tra i due poli di destinazione: dipendenza dalla natura e autonomia consapevole. “ Non lasciare tracce “ significa che l’individuo ( non divisibile, cioè unico ) deve considerare le esigenze personali con modesti e autocontrollo. Chi è in preda all’egocentrismo, dipendente dai propri desideri e avidità si pone al centro del mondo ( ne abbiamo parecchi esempi in politica ), arroga a sè ciò che appartiene agli altri o agisce in modo da pregiudicare gli altri. Tali individui non vivono in armonia con le basi vitali esistenti. Lasciano una traccia dietro di loro ( Goseki ) e in ragione della mancanza di rispetto delle regole prime della vita producono danni.

2. Hito kome, hito ase ( Un chicco di riso, una goccia di sudore ):
Rappresenta l’idea che un’arte marziale non può essere appresa come una scienza, ci vuole una giusta condotta e soprattutto la capacità al sacrificio. Non bisogna pensare puntando
subito in alto agli obiettivi, tralasciando ciò che è in basso e soprattutto ciò che si ottiene viene sudando.

3. Ko gaku shin ( Mantieni lo spirito aperto all’apprendimento ):
E’ compito dell’allievo creare in se stesso le premesse giuste che lo mettano in condizione di apprendere ( Jitoku: vantaggio per se stesso ). Non pretendiate di sapere però ciò che è giusto o errato imparare. Avere fiducia in chi è più avanti nella via è la cosa giusta da fare. Nel Budo non vi sono gerarchie di progresso al di sotto dello status di Maestro. Parliamo di comprendere la Via e questo non è raggiungibile in tappe. Il progresso è legato alla vicinanza stessa del Maestro ( ishin deshin ). L’importante è essere aperto all’ascolto.

4. Do mu kyoku ( Un’intera vita senza limiti ):
Se si prende in considerazione il perfezionamento interiore allora non vi sono limiti nell’esercizio del Budo. Ancora oggi questa è la differenza tra Budo e sport. Nel Budo la perfezione tecnica ( Shosa ), almeno in Giappone non viene apprezzata particolarmente. La dimensione di cui parliamo è diversa. Richiede un lungo periodo di maturazione spirituale sotto la guida di un maestro della Via. Solo così si può capire “ un’intera vita senza limiti “. Nel Budo c’è un’espressione che è “ ikken-hissatsu “: indica la tecnica ben affinata, ma significa “ uccidere in un sol colpo “. Non si intende l’atto materiale, ma nell’interpretazione filosofica il Maestro utilizza tale espressione per indicare l’azione che origina dall’agire puro, autentico. Attenzione perchè è una meta irraggiungibile dato che si lega al concetto di assoluto, al superamento dell’ultimo limite. ikken-hissatsu nella pratica include sempre il Sundome ( attenzione ), cioè la capacità di fermarsi due centimetri prima di colpire l’obiettivo. Hikken-hissatsu e Sundome sono i due poli della capacità d’azione dell’uomo. Efficacia e controllo vanno a braccetto. L’esecuzione di tecniche prive di efficacia o concentrazione ( noi in Aikido diciamo senza kokyu ), induce ad un atteggiamento interiore sbagliato.

5. Nana korobi ya oki ( Se cadi sette volte, devi alzarti otto volte ):
Fu Bodhidharma ad enunciare tale principio insegnando nel tempio di Shaolin. Non bisogna aver paura di sbagliare. Non dobbiamo sentirci paralizzati, perchè ne risentirà il progresso. Bisogna osare, sbagliare, imparare, rialzarsi e continuare.

6. Karate wa yu no goto shi taezu netsudo wo ataezareba moto no mizu ni kaeru ( Il vero karate è come l’acqua bollente, si raffredda se non provvedi a mantenerla sempre calda )
Questo è l’undicesimo principio del Dojokun. Il M° Funakoshi intendeva dire che il progresso si ottiene con regolarità e costanza dell’esercizio.

Hitotsu! reigi o omonzuru koto! Onora i principi dell’etichetta

La giusta condotta di comportamento rende l’individuo degno di fede, aperto e semplice. Contribuisce a mantenere l’armonia nelle relazioni interpersonali. L’etichetta permette di comunicare ad un altro individuo di essere pronto, nell’ambito del giusto, ad una reciproca comprensione. Il M° Funakoshi definì la cortesia come la base di ogni educazione ed il saluto ( Rei ) come il simbolo più importante. I praticanti che oltraggiano il saluto con la propria negligenza, si dimostrano persone immodeste, egoiste e non capaci di adattamento.
Karate-do wa rei ni hajimari, rei ni owaru koto wo wasuruna Il karate-do comincia nel rispetto e finisce nel rispetto
Senza cortesia il senso del Karate viene meno! E’ uno dei principi del M° Funakoshi che lo pone al primo posto nel Nijukun. In tutte le scuole tradizionali l’etichetta viene osservata alla lettera. L’esercizio senza etichetta aprirebbe la strada alla violenza e ad un concetto distorto di Budo. L’espressione simbolica del giusto comportamento nel Dojo è il saluto (Rei) attorno al quale si sviluppa l’intera etichetta comportamentale (Reigi-saho).

Omoiyari Prenditi cura sinceramente degli altri
Tradotto alla lettera significa “riflessione sincera” e si riferisce alla giusta comprensione dei problemi degli altri. Da tale esercizio si sviluppa l’amore universale (Jin). I praticanti di un Dojo dovrebbero incontrarsi sempre con “omiyari”, con spirito di benevolenza.

Oshi shinobu osu Sii paziente con te stesso e gli altri
Lo scopo del Karate è quello di consentire a ciascun praticante il superamento dei propri limiti fisici e psichici. Bisogna progredire passo dopo passo con pazienza e costanza
Osu Aspirazione e pazienza
L’Osu ( Oss,Uss) spesso nel karate viene usato come suono che accompagna il saluto. L’Osu è la resa fonetica di due ideogrammi cinesi. Il primo significa “cozzare” ( dare una botta) e simboleggia l’atteggiamento per cui una persona si impegna a superare i problemi quotidiani con il proprio agire. Il secondo significa “soffrire” e designa la capcità a tenere duro nelle situazioni difficili. L’Osu comprende per questo due opposti( l’aspirazione e la pazienza) che tuttavia fusi portano ad una vera condotta. Nel dojo si usa l’Oss quando si saluta il Sensei o i compagni oppure come segno che si è capito e che si è d’accordo.Se un praticante ne fa uso nel Dojo segnala che è pronto a conformarsi allo spirito dell’Osu.

Hitotsu! kekki no yu o imashimuru koto! Rinuncia alla violenza

Se un praticante di arti marziali è in grado di arrecare danni agli altri e usa questa capacità è un essere indegno e pericoloso.

Karate ni sente nashi Nel Karate non c’è chi attacca per primo
Pur essendo veicolato dal M° Funakoshi, questo principio è del Bushido giapponese che vietava ai Samurai di sfoderare la spada alla prima provocazione. Questo principio vuole rammentare al praticante il significato dell’intelletto sereno. E’ chiaro che la norma mostra che il karate è per autodifesa. Il secondo significato è legato all’atteggiamento generale nei confronti della vita. La convivenza pacifica tra gli uomini rappresenta un problema da lungo tempo la cui soluzione va trovata più nella maturità individuale che in soluzioni politiche. Ricordate che nel kata del Karate la prima e ultima sequenza è sempre una difesa. Voglio ricordare anche che nel Budo la persona si esercita per vincere se stesso, nella competizione per vincere gli altri. La competizione teoricamente è una violazione di questo principio.

Gijutsu yoi shinjutsu L’intuizione conta più della tecnica
L’intuizione rende vigile un uomo prima che incontri il pericolo. Alla persona senza intuizione rimane solo la tecnica che è ben poca cosa.

Heijoshin kore michi La coscienza abituale è la Via
Definisce in senso traslato lo spirito quotidiano quieto ed imperturbabile che caratterizza il fondamento dell’azione trasparente

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Nijukun i venti principi

1. Il karate comincia e finisce col saluto.
2. Il karate non è un mezzo di offesa e danno. Karate ni sente nashi.
3. Il karate è rettitudine,riconoscenza.
4. Il karate è capire se stessi e gli altri.
5. Nel karate lo spirito viene prima dell’azione.
6. Il karate è lealtà e spontaneità.
7. Il karate insegna che le avversità colpiscono quando c’è rinuncia.
8. Il karate non si vive solo nel dojo.
9. Il karate è regola per tutta la vita.
10. Lo spirito del karate deve animare tutte le azioni.
11. Il karate va tenuto vivo con il fuoco dell’anima.
12. Il karate non è vincere ma l’idea di non perdere.
13. Lo spirito deve essere diverso a secondo degli avversari.
14. Concentrazione e rilassamento devono essere usati nel tempo giusto.
15. Mani e piedi come spade.
16. Pensare che tutto il mondo può esserti avversario.
17. Il karateka mantiene sempre la posizione di guardia (kamae),la posizione naturale (shizentai) è solo per i livelli altissimi.
18. Il kata è perfezione dello stile:l’applicazione è un’altra.
19. Come l’arco il karateka deve avere contrazione, espansione, velocità ed analogamente in armonia, rilassamento, concentrazione, lentezza.
20. Lo spirito deve tendere al livello più alto

( Diciamo che leggere questo mio lavoro fa bene a tutti quelli che praticano un’arte marziale )

Copyright Rino Bonanno© 2013
Per le norme relative alla riproduzione consultare
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2 thoughts on “Significato del Dojokun – Parte 2

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