Una Malattia Francese?

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Stato, Partiti, Federazioni, Individui

A riaccendere il dibattito sul rapporto fra federazioni aikidoistiche diverse, fra esse e lo Stato, ma anche a rinfrescarci le idee sul posto dello Stato nella vita dell’individuo e il diritto di quest’ultimo a rimanere libero dai condizionamenti del primo nel perseguimento dei propri obiettivi, siamo lieti di condividere le parole di uno dei maggiori aikidoka dell’ultimo decennio, Stephane Benedetti

di STEPHANE BENEDETTI

«Vi parlerò del più gelido dei freddi mostri, vi parlerò dello Stato.»
F. Nietzsche (1)

Rassicuratevi, non si tratta delle elezioni presidenziali… ancorché ci si possa domandare se i mali della nostra repubblica non siano i medesimi delle nostre federazioni…

Impoverimento della politica, bipartitismo imprecatore, mancanza di rinnovamento dei quadri dirigenti e soprattutto separazione tra governati e governanti, risentita e (mal) vissuta dalla popolazione.
Ciò che risulta evidente a tutti è che dal momento in cui sono morte le ideologie, non ci resta che scegliere tra le egotiche ampollosità dei candidati provenienti da un sistema di caste nel quale la sola cosa che può cambiare veramente è il colore di un abito o di una cravatta, tanto è dimostrata la loro incapacità di esercitare un potere che non possiedono; nessuno può decretare la fine della disoccupazione, dell’esclusione, il divieto della povertà o la messa al bando del cancro…
La mia intenzione si limita a proporre e provocare una riflessione sulle nostre strutture. Da un lato la loro relazione con lo Stato, dall’altra la loro relazione ed il loro adattamento ai bisogni dei praticanti. Non miro assolutamente a qualcuno in particolare. Anche la persona meglio intenzionata che sia domani alla testa dell’una o dell’altra federazione non potrà cambiarne nulla alle fondamenta. La trasmissione dell’insegnamento e l’autorità che ne deriva sono di una natura totalmente diversa e non sono trattate in questa sede.
Nel piccolo mondo che ci interessa qui, abbiamo le nostre due federazioni dirette da inamovibili elefanti che alimentano il mito di una pseudo-incompatibilità tra due sistemi che avrebbero valori opposti ed inconciliabili… c’è da piangere!
Quale difficoltà potrà mai esserci a fare coabitare due federazioni di 30.000 membri, ossia la popolazione di una piccola città, quando in Europa coabitano la socialdemocrazia baltica, la repubblica monarchica francese, il Regno di Spagna che in pratica è una repubblica federale e i sistemi di transizione post-comunisti dell’Europa dell’Est?
Smettiamola di sognare che siamo più importanti di quello che siamo… La sola funzione della struttura dirigente, Stato o federazione, dev’essere di assicurare il legame sociale ed il funzionamento di una società che non può essere ridotta né alla somma delle sue parti, né alla somma delle libertà individuali. Non serve certo essere un grande studioso per comprendere che una società puramente anarchica – non parlo qui dell’utopia Bakuniniana, così simpatica – semplicemente non può funzionare e nemmeno esiste, bisogna per forza costruire delle strade.

Il Mahathma Gandh

Mahatma Gandhi

Se lo Stato è necessario al bene comune, nulla implica tuttavia che lo Stato sia capace di assicurarlo.
Lo Stato soffre infatti di due patologie inerenti la sua stessa natura.
La prima è la malattia del potere. Lo spettacolo dei nostri candidati è sufficientemente edificante a questo proposito… Il potere è una droga pesante e bisognerebbe essere un santo per restarne insensibile. Di regola, i santi non sono capi di Stato ed i drogati non inseguono che l’ombra dei loro sogni… Gandhi? Accordiamogli il beneficio del dubbio…
Ciò significa che chi giunge al potere e lo esercita, per definizione non è che il più arrivista dei megalomani, e questo non è molto rassicurante. Bisogna certo che qualcuno governi, ed essi soltanto lo desiderano. Notiamo di sfuggita che un sistema ereditario come quello dell’Aikikai non funziona né meglio, né peggio… Capiamoci bene, non propendo in alcun modo verso i presidenti ereditari.
La seconda patologia è una forma di tumore, il cancro statale. Lo Stato, il cui ruolo è originariamente l’organizzazione della società e la sua regolazione, si auto-investe di potere di controllo sull’individuo ogni giorno più vasti. Poco importa che la malattia sia cronica, come nelle nostre democrazie occidentali: il Patriot Act degli USA, le telecamere nelle strade e nelle campagne d’Inghilterra, l’inasprimento costante delle leggi sull’immigrazione in Francia… tutti paesi che hanno la reputazione di essere ferocemente attaccati alle libertà individuali…
Tralasciamo le forme fulminanti della malattia… Lenin, Hitler, Mao, Stalin, Pol Pot, Amin Dada, Caligola… Non è certo meno evidente che lo Stato (o la struttura dirigente, poco importa) che non dovrebbe essere altro che il giardiniere del terreno sociale di cui è incaricato, piuttosto che assicurarne lo sviluppo armonioso ridistribuendo ed equilibrando (bisogna naturalmente portare un po’ d’acqua qui e di concime là, curare il roseto…) finisce per voler controllare troppo, bloccando lo sviluppo della società.
«Nessuna società democratica può… consentire ad una crescita indefinita dello Stato a detrimento della libertà, dell’iniziativa e persino del civismo dei suoi membri.» F. Furet (2)
Il cancro delle strutture, come le malattie virali, porta ineluttabilmente programmata in sé la propria distruzione. La struttura che soffoca il suo sostrato ne muore. Il miglior esempio ci è fornito dall’ex regime marxista-leninista dell’URSS.
Sia chiaro che qui voglio parlare soprattutto delle strutture federali. Queste sono entrate da anni nella fase cronica e, presto, terminale dell’auto-soffocamento.
I nostri dirigenti non c’entrano, dato che questo meccanismo possiede una dinamica propria, sulla quale essi non hanno, se mai l’avessero avuto in precedenza, più alcun controllo. Una petroliera non è certo fatta per le regate, ma è soggetta alle leggi della fisica. Una volta lanciata, la sua inerzia è tale da non permetterle di cambiare rotta per evitare una collisione. Il mostro è il libertà!
Il problema è comune alle due federazioni. Basta frequentare i forum per persuadersene.
Noi non organizziamo competizioni, per cui questo dovrebbe già dispensarci da un apparato pesante e costoso. Soltanto la sete di potere può impedire l’organizzazione comune di sessioni di passaggi di grado, perché controllare l’attribuzione dei gradi permette, in qualche misura, di costituire ed assicurarsi una clientela di debitori. Peraltro, personalmente non credo che i gradi siano veramente necessari nell’Aikido, sarei piuttosto incline al ritorno all’antico sistema dei certificati d’insegnamento. Cosa c’entra lo Stato nell’attribuzione dei gradi di Aikido?

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Red Square in Mosca

Molte altre discipline subiscono fortemente la sua ingerenza.
Non è questo un vero e proprio abuso di potere?
Lo Stato controlla i gradi, i diplomi d’insegnamento, gli statuti ed i regolamenti interni delle federazioni, che a loro volta controllano (ed impongono) quelli dei club, e ciò in una nazione dove il diritto di associazione è un diritto fondamentale dai tempi della Rivoluzione!!!! E ci prendiamo gioco dell’URSS!
Se viviamo la pratica dell’Aikido come un processo spirituale di liberazione, la risposta è evidente: ogni intervento dello Stato non è che un tentativo di manomissione totalitario e burocratico.
La burocrazia non è soltanto uno strumento di governo autoritario, è anche – ed in modo più inquietante – una mentalità. Il burocratismo ci imprigiona più strettamente di qualsiasi cella. Oggi troviamo normale l’esistenza di brevetti di Stato, di dan di Stato, etc…
Avendo rinunciato alla nostra libertà, ci rallegriamo di essere schiavi. Avendoli forgiati, adoriamo gli strumenti del nostro asservimento. Abbiamo davvero bisogno che lo Stato si immischi in tutti gli aspetti della nostra vita e della nostra pratica, anche quando questa non è che un piacere?
Se Mao non fosse stato il più grande criminale della storia, e se ignorassi il contesto del recupero del potere, volentieri gli prenderei in prestito la parola d’ordine della (ironicamente denominata) Rivoluzione Culturale: «Fuoco sugli stati maggiori!».
Le lotte tra federazioni non sono che lotte d’apparato, che non comportano alcun interesse per i praticanti, i quali –non dimentichiamolo – non sono mai chiamati a votare. Nell’apparato federale votano i club, ma non i praticanti, la cui opinione – senza dubbio non illuminata – non interessa nessuno. Così la struttura burocratica assicura il suo perpetuarsi, e la parte più comica – se posso dire così – è che questa farsa non soltanto è organizzata, ma per di più è imposta dallo Stato e dai suoi regolamenti tipo!
Ecco dove porta il burocratismo!
Quando due strutture burocratiche si trovano in competizione ciascuna, in modo naturale, medita a come assorbire l’altra per soddisfare la propria volontà di potenza totalitaria. Se le forze in campo hanno la stessa consistenza, la fusione non interessa più nessuno, regna soltanto l’attendismo, il tempo farà la differenza… Evitiamo lo scambio di colpi! Non facciamo arrabbiare il Ministero! Non si parla di guerra, perché queste strutture burocratiche non sono suicide. Basta evocare… l’unione… i valori superiori dell’Aikido…
Mi arrischio quindi a giocare al piccolo Nostradamus. Siamo condannati al fatto che non succeda nulla tra le nostre due federazioni, fino a che il tempo non abbia giocato a favore dell’una o dell’altra a sufficienza perché l’assorbimento si possa compiere senza traumi, automaticamente… Ci saranno degli scontenti che non troveranno il loro posto… Del resto, ci sono ancora dei comunisti in Russia!
Abbiamo dunque la capacità di uscire dal sistema, di sradicarci da questa trappola? In Francia probabilmente è già troppo tardi.

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Lotta fra federazioni… oppure no?

Bisognerebbe potere (e prima volere) liberarsi della tutela dello Stato, e dubito che esista questa volontà. Gli interessi dello Stato e delle federazioni si sono ormai mischiati troppo inestricabilmente. Poteva esser fatto, forse, quarant’anni fa, quando l’Aikido si organizzava, si poteva scegliere un’altra via che non quella dell’infeudarsi allo Stato… Ma questi sono rimpianti inutili e questa vecchia scelta è dovuta più probabilmente alla mentalità francese che non alla volontà di una persona…
Seppure la maledizione politica è universale, la maledizione burocratica non lo è. È specificatamente francese o russa. L’Italia forma un mondo a parte, quello dell’anarco-burocrazia.
Resta da chiedersi se abbiamo la capacità di pensare all’organizzazione conseguente ad altri schemi più adatti ai nostri bisogni e non copiati da modelli preesistenti la cui pesantezza ci soffoca.
Terminiamo su una nota di speranza…
Viaggio molto in quanto insegnante d’Aikido. La situazione è sconfortante, dovunque mi rechi la politica dell’Aikido avvelena la pratica dell’Aikido, la rinchiude tra mille costrizioni. Conosco tuttavia UNA associazione tedesca assai importante, la BDAL (3) che si poggia, almeno per quanto ne sappia, su principi di leggerezza, flessibilità, tolleranza e adattabilità. Essa, mi pare, funziona come una rete, un po’ sul modello d’internet dove tutti gli elementi sono allo stesso tempo indipendenti ed interdipendenti e dove non viene imposto nulla. In un tale sistema, nonostante ogni cappella abbia i propri inquisitori ed i suoi talebani, questi sono necessariamente condannati ai margini… ed è meglio così!
È possibile che sia vittima di un’illusione?
La BDAL rispetta l’autonomia delle diverse correnti che la compongono e non ha dunque una funzione normativa, opponendosi in questo alla tradizione burocratica, la struttura stessa è un luogo di scambio d’informazioni, e autonomia di funzionamento qui non significa frammentazione, ignoranza od antagonismo. Gli elementi comunicano tra loro. L’autorità amministrativa che si esercita strettamente dall’alto in basso in Francia semplicemente non esiste. Gli scambi sono orizzontali e si organizzano secondo i bisogni, ad esempio quelli di un seminario locale, dove basta consultarsi tra vicini, non trattandosi di un seminario internazionale dove le consultazioni devono estendersi ai paesi vicini senza che questi siano necessariamente membri della stessa organizzazione. Noi dimentichiamo troppo in fretta che i belgi, i lussemburghesi e gli inglesi, per citarne qualcuno, sono più vicini a Parigi che i marsigliesi, a loro volta più vicini a Barcellona o a Milano. Abbiamo mai consultato i nostri amici belgi (ossia tutti i belgi) a proposito dell’organizzazione di un seminario importante a Parigi? Ci siamo mai presi la briga semplicemente d’informarli?
Un’organizzazione fondata su principi simili ha visto la luce in Italia (4), auguriamole lunga vita e un’elevata capacità di resistenza all’anarco-burocratismo!
“Una società ben formata è quella dove lo Stato non ha che un’azione negativa del genere di quella del timone: una leggera pressione al momento opportuno per compensare l’inizio di uno squilibrio.” No, non sono io, è Simone Weil, che era tutt’altro che una pericolosa squilibrata (citata da Simon Leys in una piccola opera deliziosa: “Le idee degli altri”).
Capiamoci bene: nessuna organizzazione, che sia orizzontale, verticale o in rete, potrà far scomparire le rivalità tra persone o gruppi, che sono insite nella natura umana e che l’Aikido non può pretendere di mascherare. L’armonia non è cosa da principianti e molto spesso sfugge ancora ai maestri…
Se soltanto potessimo essere preservati da coloro che desiderano organizzare la nostra felicità.
Ma chi ci condanna ad indossare l’armatura per andare a ballare?

(1) F. Nietzsche, Also sprach Zarathustra, (Così parlò Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno), 1885.
(2) F. Furet, Penser le XXe siécle, Collection Bouquins. Un libro affascinante!
(3) BDAL – Bundesverband der Aikido-Lehrer, ex-Bundesverband der Aikido-Schulen (BDAS), www.bdas.de
(4) AIKIDO ITALIA, http://www.aiaikidoitalia.it/

Traduzione di Lorenzo Trainelli, Novembre 2012
Riprodotto con l’autorizzazione di Stephane Benedetti

Copyright Stéphane Benedetti ©2007-2013
Pubblicato per la prima volta su  http://mutokukai.org/system/article_attachments/1/original/benedettiunemaladiefrancaiseit.pdf
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