Pubblicità e Diffusione dell’Aikido: Perché le Normali Strategie Non Bastano

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Come vi pubblicizzate?

Abbiamo recentemente discusso delle strategie pubblicitarie consigliabili (o da cestinare) per cercar di promuovere il proprio dojo di Aikido in un momento di crisi economica generale, quando i nuovi iscritti latitano, e dall’utilissimo confronto sulla pagina Facebook di AIN sono usciti numerosi suggerimenti. Ecco però perché, secondo me, essi non funzionano più di tanto, in assenza di una vera strategia nazionale di divulgazione della disciplina

DI SIMONE CHIERCHINI

Dal contributo dei vari amici e colleghi che si sono alternati nella discussione su FB, sono emersi diversi utili suggerimenti, che possono funzionare, con qualche speranza di successo, in situazioni locali particolari, e che sono comunque meglio di niente, ci tengo a dirlo. Quanto elencato (e in un certo senso negato) qui di seguito, è il minimo che ogni insegnante debba fare per avere qualche speranza di trovare allievi con cui condividere il proprio Aiki, ma le testimonianze raccolte in giro e l’esperienza personale diretta dimostrano che tutto ciò che segue può non servire assolutamente a nulla, ma anzi trasformarsi in un enorme spreco di tempo, energia e denaro, causando solo un accumulo di frustrazione.

PASSAPAROLA:
Situazione del carro davanti ai buoi: chi passa la parola se il dojo non ha gente o pochissima? Il passaparola funziona solo quando si hanno allievi, quindi semmai può rendere di successo un’iniziativa già valida, mentre non è praticabile quando nel dojo si è in 4-5. Chi vuole continuare ad ammorbare sempre gli stessi parenti/amici?

ISTITUZIONI:
L’Italia è uno strano paese: alcuni, che vivono in situazioni “normali”, pensano che il resto sperimenti lo stesso. Non è così, le istituzioni locali sono spessissimo enti gestiti per piazzare gli amici e i cugini, non luoghi che espletano una funzione amministrativa: al meglio vivacchiano facendo il meno possibile, nei casi peggiori divorano le risorse (vedere il caso eclatante denunciato da Roberto Martucci dopo lo scandalo della Regione Lazio). Dicono che non ci sono soldi, ma in realtà non c’è cultura, non c’è interesse per nessuno sport, men che mai l’oscurissimo Aikido.

WEB:
Tutti hanno un sito web, spesso un blog, e nel 99% dei casi è leggibile e graficamente piacevole, con tutte le notizie necessarie, contatti al punto giusto, ecc. Tuttavia, se l’Aikido nessuno lo conosce e quindi non interessa alla comunità locale, chi ci va a vederlo il sito o il blog? Voi andate a leggere il sito degli ufologi della vostra città? No! Una volta raggiunti i pochissimi che desideravano fare Aikido prima del vostro arrivo in zona, la sorgente si secca.

DEMO & CO:
A meno di non operare in una città con tradizioni ben stabilite nell’ambito culturale marziale, o della medicina tradizionale asiatica, dimostrazioni, partecipazioni a feste di paese e simili sono un buco nell’acqua, o peggio ancora un boomerang, specie in provincia o nei piccoli centri, ove la considerazione nei confronti delle arti del Budo continua ad essere vicina allo zero, a meno che non facciano finta di servire per spaccare la faccia a qualcuno. La gente guarda un enbukai di Aikido e non ci capisce niente: tutto quello che viene percepito è che l’Aikido è falso, una specie di balletto ove la gente cade perché si è messa d’accordo prima; oppure, se si fanno aikimazzate, è violento, e ne girano bene alla larga. Il Karate si capisce, il Judo si capisce, anche la Kick o l’MMA nella loro lineare semplicità aggressiva si capiscono, l’Aikido invece poco o niente, se non si ha cultura relativa.

PROFESSIONALITA’:
Partiamo dall’assunto che stiamo parlando di insegnanti che hanno le qualità tecniche e umane per stare appresso – anche solo a livello di base – a dei nuovi arrivati sul tatami: qui non stiamo parlando di Fantozzi in hakama, o del Mostro di Firenze, quindi il discorso non si pone neppure. Chi apre un corso ci tiene ai suoi allievi, mica solo quelli che ne hanno 100, anzi, a maggior ragione quelli che ne hanno 10, visto che se se ne vanno 5 finiscono dimezzati.

CARISMA:
Ci può essere carisma, e magari aiuta, ma cosa se ne fa uno del carisma se deve insegnare ai muri? Il cemento è difficile da impressionare, I’m telling you… Chi pensa di avere carisma e di poter fare bene grazie a quello in certi luoghi di Italia, va a incontro a severe disillusioni e ad un ottimo insegnamento per la vita. Parola di Simone Chierchini.

Dopo aver letto tutti i suggerimenti di cui sopra con interesse e rispetto, e dopo aver ribadito che quanto sopra va comunque fatto, perché altrimenti è inutile lamentarsi, rimango dell’idea che non ci saranno cambiamenti della situazione generale (lasciamo stare chi vive dove esiste un bacino di utenza e una cultura relativa ben sviluppati, anzi proprio a dimostrazione che se la cultura relativa c’è, gli allievi arrivano) se non si promuove un’azione di informazione mirata e capillare dall’alto, puntando a televisione, cinema e giornali da una parte, scuole e musei dall’altra. O si cambia strategia generale, o non si va da nessuna parte. Chi ha parecchi allievi non faccia la morale, spesso piena di prosopopea, a chi ne ha pochi, sottindendo che chi ha poca gente in palestra è perché è scarso o non si impegna: mettiamo Mourinho ad allenare la Vastese, e vediamo quanti scudetti vince… Gli sforzi di un singolo, per quanto eroici, possono arrivare solo fino ad un certo punto, e spesso da nessuna parte, dato che sul campo si cozza costantemente contro il muro di gomma dell’indifferenza e dell’ignoranza.

Le soluzioni sono di media-lunga durata, e possono venire solamente dall’azione delle grandi associazioni coalizzate (dato che hanno i numeri). C’è bisogno di produrre cose come materiale scientifico e documentari, allestire mostre, stipulare convenzioni regionali o nazionali con il Ministero della Pubblica Istruzione o delle Belle Arti, ecc. di modo da – sulla lunga durata – creare una cultura relativa all’Aikido. Questo non per far sì che gli insegnanti posti sul territorio possano giocare a scimmiottare gli shihan, o arricchirsi, ma semplicemente allo scopo di continuare a portare l’Aikido in periferia, ove è quasi completamente assente.

Dopo 50 anni di indottrinamento dei quadri intermedi da parte delle grandi organizzazioni nazionali e di quelle che da loro si sono staccate, incentrato sulla ricerca del solo Aikido tecnico, una volta diviso il mercato in 100 rivoletti non intercomunicanti tecnicamente, allo stato è materialmente impossibile per chiunque arrivare a 10000 iscritti e avere la forza numerica – ed elettorale – per obbligare il mondo della politica ad ascoltarci. L’Aikikai d’Italia, che è l’associazione meglio organizzata e distribuita sul territorio nazionale, si è comunque arenata da anni sui 5000+- bollettini annuali di iscrizione (non praticanti reali). Quindi, o si supera la pregiudiziale tecnica e si cammina nella direzione di una associazione ombrello con lo scopo di ottenere le cose che farebbero del bene a TUTTI gli stili di Aikido, oppure continueremo ad alimentare con il nostro lavoro (durissimo in certi casi e con pochissime soddisfazioni) solo un piccolo mercato per chi negli anni ha stabilito la propria posizione dominante, e ora non ha interesse (capacità, lungimiranza, età…) per smuovere le acque.

Succederà? Non penso, perché chi gestisce il bacino di cui sopra non ha bisogno di più gente sul tatami di quella che già ha, che può gestire direttamente, senza bisogno di delegare, creare quadri intermedi, dare importanza ad altri, ecc. Nulla di nuovo sotto il sole: è così da almeno 30 anni. Con questo non dico che le varie Aikikai, UISP, TAAI, Dentoo Iwama & Co. necessariamente avrebbero successo in un tentativo comune di promozione a livello nazionale, ma almeno sarebbe bello e auspicabile che tutte, o singolarmente, ALMENO CI PROVASSERO!

Altrimenti l’Aikido continuerà a rimanere unicamente una strana attività pseudo-ginnica destinata solo alla borghesia colta delle città culturalmente ed economicamente più evolute, e continuerà soprattutto ad essere vistosamente assente proprio dove servirebbe di più.

Copyright Simone Chierchini ©2012Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
https://simonechierchini.wordpress.com/copyright/

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