Zanshin ed Aiki – Parte Seconda

“Confronto fra anime”

Presentiamo oggi con piacere la seconda parte del nuovo intervento di Angelo Armano, che sappiamo atteso da tutti quelli che si interessano agli aspetti più sottili della nostra pratica

di ANGELO ARMANO

Leggi Zanshin ed Aiki – Parte Prima

Prima eventualmente di occuparci dell’Aikido degli altri, vorrei farmi delle domande sull’Aikido, dando ovviamente per scontate alcune premesse:
a) Di tutto questo si occupano valorosamente altri, come Stanley Pranin per esempio, e con dovizia di documentazione.
b) Che al pari di altri io sono portatore di opinioni, magari anche forti e motivate, ma pur sempre tali.
c) Che le mie convinzioni sono sempre in itinere e che mi interessano le opinioni degli altri, soprattutto se espresse con garbo, spirito costruttivo e da un minimo pulpito di esperienza.

Il dato da cui partire, occupandoci così dell’altra metà del titolo di questo piccolo essay, è di soffermarci su cosa sia Aiki. Come è noto, sebbene siano 2/3 dei kanji della parola Aikido, non è un dato creato da Ueshiba, ma lo precede e con esso lo stesso si imbatte in un dato momento della sua formazione marziale, grazie ad un incontro ben noto: quello con Sokaku Takeda.
Le vicissitudini (e i misteri) della successione da Aikijujitsu, ad Aikibudo, ad Aikido sono risapute; un dato importante è cosa ne dice Ueshiba stesso: “L’insegnamento di Takeda mi aprì gli occhi sul Budo”.
La linea di continuità è proprio costituita da questo comune denominatore, sul quale a mio parere non si è riflettuto abbastanza, anzi si è molto mistificato, pure fuorviati dalla parola Ki. Il termine è talmente polivalente, da essere del tutto aspecifico rispetto al campo che ci occupa: la marzialità, pure se di un certo tipo…
Sembra che Sokaku Takeda chiamasse inizialmente le sue tecniche Daito ryu Jujutsu e che distinguesse tra jujutsu ed aiki come tra elementare e profondo. L’Aiki è il salto di qualità e quantomeno per Sokaku Takeda, trattasi di concetto puramente marziale, senza contaminazioni di natura mistica, come la specifica personalità di Ueshiba era portata a fare. Al tempo stesso, la misteriosa efficacia dell’Aiki, attiene comunque a mezzi interiori, quegli stessi mezzi che vengono asserviti al progresso spirituale e ai fatti religiosi. Prova ne sia che Chikanori, il maestro di Takeda a cui insegnò i segreti Oshiki uchi del clan Aizu, era un prete, e di un prete voleva fare Sokaku. Il pio desiderio non ebbe esito in quanto, come ben noto, Takeda Sokaku non aveva per nulla quella vocazione, anzi…

Takeda Sokaku in una rara foto del 1936

Non sorprende che una sensibilità diversa come quella di Osensei, recuperi appieno quest’aspetto dell’Aiki, aspetto che però non è sufficiente a definirlo ed esaurirlo. E neanche mi sorprende che l’allievo più vicino a Ueshiba, Morihiro Saito, glissasse allegramente sull’argomento, invitando gli allievi che gliene chiedevano a soffermarsi su argomenti più tangibili e concreti. Questo a riprova
che al di là di facili oggettivazioni, di dati inconfutabili su cosa sia o non sia l’Aikido, il fattore personale, sulla prevalenza o meno da conferire ad alcuni fatti, rimane comunque decisivo.
La stessa posizione mantiene un maestro del Daito ryu, morto alla fine degli anni novanta e capace fino alla fine della sua lunga vita, di prestazioni che non avevano niente da invidiare a quelle di chiunque, ripeto, chiunque altro…ma che, tra le righe, non può fare a meno di convenire che il confronto tra due antagonisti di livello, rimane un confronto tra anime!
Cerchiamo allora di distillare le caratteristiche indicative di questo Aiki, o quantomeno alcune di esse.
Nell’Aikido parliamo comunemente di armonizzarci con la forza dell’assalitore, e di utilizzarla. Lo stesso maestro del Daito ryu citato sopra, invece, senza alcun ricorso a metafore occulte dimostra invece che:
a) Aiki ha caratteristiche preventive (non certo nel senso che egli non si lasci afferrare, con il massimo di energia, da più antagonisti ed anche con prese micidiali da lotta libera), svuotando di forza l’avversario, il cui impeto sembra non avere nessun effetto su chi lo applica.
b) La persona su cui viene applicato Aiki, si trova fulmineamente squilibrata, di modo che la contemporanea o successiva proiezione diviene pienamente plausibile. Lo strano è che chi viene squilibrato, non si sente spingere o tirare con forza.
c) Esistono livelli diversi di Aiki, che possono pareggiarsi tra loro, progressivamente fino a prestazioni… inimmaginabili.
Possiamo ritenere che solo grazie a caratteristiche del genere Morihei Ueshiba abbia patito l’unica (umiliante) sconfitta della sua vita, e da quel personaggio veritiero che era, si sia messo ad imparare da Sokaku Takeda.
Aspetti marginali di queste caratteristiche li vediamo espressi da alcuni shihan di Aikido, viventi o deceduti che siano, senza però che nessuno o quasi di questi (a mia conoscenza) affronti di petto l’argomento o ne espliciti l’insegnamento.
Nonostante l’allusione a fatti palesemente non muscolari, l’esercizio muscolare ha importanza decisiva, fin nella tarda età, e lo studio delle tecniche risulta del tutto vano senza un’adeguata costruzione corporea. Questo mi pare coerente con la pedagogia di Saito sensei, in uno alla sua allusione che se il peso di uke non finisce completamente sugli avampiedi o sui talloni, le tecniche di Aikido sono inapplicabili…
E’ in forza di tutte queste argomentazioni che nel mio libro, sostengo che il vero Aikido è il kitai e che gli altri livelli sono solo una marcia di avvicinamento. Nel kitai non ha alcun senso differenziare tra kihon e kinonagare.
Ho appena commesso il peccato più grave per la mentalità giapponese e per i plagiati da essa. Ho pisciato fuori dal vaso!
Io rispetto sinceramente la cultura e la sensibilità giapponese, anzi ne sono affascinato al punto da praticare Aikido come yudansha da 35 anni, anche se è appena da qualche anno che ho incominciato a farlo… Mi piacerebbe che fossero tanti altri a farlo per davvero, essendo assolutamente possibile, a patto di non farsi mettere l’anello al naso, e farsi portare a spasso per decenni dai “luoghi comuni”.

Copyright Angelo Armano© 2012
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore è proibita

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6 thoughts on “Zanshin ed Aiki – Parte Seconda

  1. Pingback: Zanshin ed Aiki – Parte Prima « Aikido Italia Network

  2. Ringrazio il M° Armanno per l’articolo…

    Vorrei solamente affermare, che molta della pratica di aikido è permessa e realizzata da quella parte spesso dimenticata che è UKE. Solo in comune accordo con UKE in sintonia con esso, riusciamo ad esprmere buona parte delle tecniche….questo è e deve essere detto.
    Questo non per dire che l’aikido non è efficace, anzi, che va oltre il concetto di efficacia.

    Ma proprio perchè è così che l’aikido può essere definito e manifestato a livello artistico.
    L’AIKIDO aiuta a creare le situazioni opportune perchè l’attacco non avvenza.
    Questo io penso che sia una buona immaginazione da trasmettere, attraverso il movimento e la pratica di AIKIDO alle generazioni future.

    • Caro Giuseppe, non mi sfugge la sottigliezza delle tue considerazioni, nè intendo banalizzarle. Dico solo che attiene al piano dell’allenamento, della pratica convenzionale, l’apprendimento di un’attitudine di non resistenza e non opposizione. Ciò ha degli innegabili meriti psicofisici, ma è una fase che andrebbe oltrepassata a mano a mano. Non credo che quando Ueshiba mise alla prova Takeda , si limitasse a fargli da uke. Anche maestri che hanno evidenti attitudini di Aiki, devono creare un contesto in cui esprimerlo, in cui mostrare questa specifica attitudine, e proprio perché vero, ogni contesto è a sua volta falsificabile…

  3. Anch’io ringrazio per l’articolo, in particolare perché apprezzo molto lo “stile del ricercatore” che ne promana.

    Posso sbagliarmi, ma probabilmente qui si sta facendo riferimento ad Yukiyoshi Sagawa sensei, ed al suo allievo, il professore Tatsuo Kimura.

    Per farla stretta si, a mio avviso si è perduto qualcosa, che O-Sensei utilizzava ma che anche nei grandi Shihan di Aikido non vedo applicato, quanto meno allo stato puro.

    Premetto che, in passato, ho avuto una fortissima antipatia per il Daito Ryu, così come veniva insegnato in Italia, che mi sembrava qualcosa di insensato; poi alcuni veri maestri di Daito hanno iniziato a venire in Italia e così ho scoperto…. che il Daito era tutt’altra cosa!

    In particolare partecipai ad uno stage con il maestro Okabayashi [cosa che cionsiglio vivamente a tutti gli Yudansha, poiché si tratta di una persona davvero speciale] ed ebbi veramente la sensazione che qui ci fosse molto più aiki che nella maggior parte dei dojo di Aikido.

    Il maestro Okabayashi in particolare concentra molto il suo insegnamento sull’hitoemi; durante lo stage ho anche avuto l’occasione di fargli da uké [considerando che ero l’unica cintura bianca scelta per mostrare le tecniche non gli devo aver fatto una cattiva impressione] ed il modo di utilizzare il corpo è fortemente diverso da quello che si usa in Aikido, direi molto più rilassato [niente “braccia tese” tipiche di tanti yudansha].

    Tornando a noi, l’aiki come viene descritto da Yukiyoshi Sagawa sensei è qualcosa di totalmente diverso dal pensiero comune che se ne ha nell’Aikido. In particolare, quello che funziona all’opposto, è il concetto di “non resistenza”.

    In Aikido intendiamo questo come muoversi in accordo con la forza dell’opponente, sfruttandola a nostro vantaggio; nell’aiki di Yukiyoshi Sagawa sensei invece, si intende che, utilizzando tale aiki posso controllare completamente l’attaccante, indipendentemente dalla direzione in cui quest’ultimo voglia applicare la sua forza, senza sentire alcuna resistenza.

    E per controllo si intende proprio qualcosa di particolare, il professore Tatsuo Kimura [che era già 5° dan di Aikido dell’Hombu, prima di iniziare a seguire Yukiyoshi Sagawa sensei, quindi non possiamo pensare si tratti solo di differenze lessicali] lo descrive come se sentisse che i suoi organi interni si spostassero da una parte all’altra. al di là di ogni possibilità di riprenderne il controllo.

    Chi vuole tentare di farne un’analisi scientifica ritiene si tratti di qualcosa collegata al sistema nervoso, ma io personalmente non mi avventuro in territori così inesplorati.

    Comunque ecco alcuni link [tutti in inglese o francese] da cui ho tratto le informazioni:

    http://budoshugyosha.over-blog.com/article-kimura-tatsuo-sensei-70476162.html

    http://blog.aikidojournal.com/2011/09/10/yukiyoshi-sagawa-daito-ryu-master-by-kiyokazu-maebayashi/

    http://budoshugyosha.over-blog.com/50-categorie-11342711.html

    • Grazie Valentino per aver amplificato le mie riflessioni. Il maestro che mi ha consentito -in pratica- di avvicinarmi a quei contenuti, e che afferma di fare l’Aikido di Osensei, ha alluso anche lui al sistema nervoso e alle metà del corpo divise dagli assi verticali, controllate dagli opposti emisferi del cervello. Ovviamente non è tutto, anzi è appena l’inzio…

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