Aikido e Politica

Aikido e politica: non c’è dicotomia

Ci sono parecchi aikidoka dei quadri intermedi e avanzati che continuano a dirci, come in un disco rotto, che l’Aikido si deve fare solamente, che non se ne deve parlare: l’Aikido è sudore e sangue! Quindi noi bloggers e chi ci segue, commenta e discute con noi sui social network saremmo tutti una massa di sfaccendati che tra l’altro non capisce nulla di ciò di cui di volta in volta si tratta

di SIMONE CHIERCHINI

A parte il semplicissimo fatto che si può chattare per un’oretta quotidianamente su Facebook o Skype, e dedicare comunque 15-20 sudatissime ore settimanali alla pratica come parecchi di noi chiacchieroni fa, questo atteggiamento di fastidio mal celato nei confronti di chi, a torto o a ragione, si interroga sui multiformi aspetti della nostra disciplina – in modo chiaro o confuso, amichevole o conflittuale, produttivo o inconcludente che sia – rivela un atteggiamento mentale su cui è forse il caso di andare a far luce.
Prima di tutto, chi non è interessato ai nostri lavori e alle discussioni che ne scaturiscono sulla storia dell’Aikido, sulla sua tecnica, sulla filosofia e gli scopi dell’Arte, sulle dinamiche e i contrasti fra le varie componenti che la caratterizzano, può semplicemente evitare di andare su Facebook, o smettere di leggere blog come Aikido Italia Network, Aikime o Aikido Vivo (con cui non siamo sempre e solo d’accordo, ma che svolgono comunque la loro importante funzione). Chi ve lo vieta?
Se non sentite il bisogno di informarvi, se siete sicuri di quello che fate e pensate di sapere, o semplicemente se vi stiamo antipatici, siamo felici per voi, non c’è problema: fate click sulla X nell’angolo in alto a destra dello schermo del vostro computer e tornate alle vostre faccende. Tuttavia lasciateci discutere in pace, senza tranciare giudizi di condanna perché noi invece sentiamo la necessità di farlo.
Però, visto che da una parte vi piace giocare a fare i superiori, e dall’altra passate il tempo a guardare dal buco della serratura, vi invito a meditare sul fastidio che gli aikidoka pensanti vi arrecano con la loro semplice esistenza. Perché vi irritano così tanto?
“Perché non sanno niente!”
“Perché quello ha scritto un libro e ha fatto tre anni di Aikido!”
“Perché quello è allievo di Pinco Pallino sensei e a me sta sul gozzo”
… e via dicendo con roba simile, che neppure mio figlio Luke – che è tredicenne – si sogna più di dire da almeno un paio d’anni.
La chiave di lettura, secondo me, è la solita, e può essere riassunta in quello che un famoso maestro di Aikido napoletano – un tempo oppositore di professione, e oggi più realista del re – al termine di un seminario ebbe modo di dirmi a proposito della situazione dell’Aikido in Italia : “Il pesce puzza sempre dalla testa”.

Dio è mio, e guai a chi me lo tocca

Elaboro meglio: anche se nei discorsi pubblici, improntati al politicamente corretto, tutti questi signori di cui sopra sono degli iperdemocratici e delle pecorelle piene di modestia e rispettose del prossimo, in realtà pensano che, almeno per quel che riguarda l’Aikido, ne sanno più di tutti loro personalmente, o il loro maestro, o il loro shihan di riferimento, o la loro scuola di riferimento, o O’Sensei in persona, che però tutti sanno era uno di loro.
E’ il fideismo che spinge questa gente a guardare male chi parla e si confronta, perché essi osano discutere in pubblico della loro religione, l’Aikido, delle loro chiese, le Federazioni, dei loro profeti, gli Shihan, delle loro parrocchie, i dojo. Buona parte di questi signori, però, pensa di pensare queste cose, ma in realtà qualcun altro gliele le ha infilate in testa, in decenni di frequentazione dello stesso ambiente monocorde e in assenza del sano dubbio instillato dalla colpevole mancanza personale di confronto con realtà diverse dello stesso settore.
Ci spiace sinceramente per loro, e speriamo che possano prima o poi aprire gli occhi, meglio se attraverso la lettura di un articolo come questo, o il colloquio sul web, o a quattrocchi, con un amico, prima che ci pensi qualcun altro dall’alto, ledendone, ad esempio, i piccoli interessi acquisiti di parte.
Il fatto è che a noi sembra che si possa e si debba essere interessati di Aikido sia sul tatami che fuori, e che i social network abbiano un’importanza enorme nello sviluppo dell’Aikido contemporaneo solo un cavernicolo può mancare di comprenderlo.
Bisogna fare Aikido e occuparsi di politica dell’Aikido. Non c’è dicotomia. Anche l’Aikido sul tatami è politica, solo che sul tatami è negoziata fisicamente, attraverso il corpo. Se essa rimane solo sul tatami ed è fatta solo attraverso il corpo, non serve a niente, e può diventare una forma di masturbazione mentale che ha già mandato fuori asse decine di baldi yudansha. Come dice un mio amico avvocato, così è solo una serie di esercizi ginnici medievali con nessuna applicazione nella vita di oggi. Io aggiungo che l’unica differenza che in questo caso avrebbe rispetto al calcetto è la meccanica, e tra l’altro il calcetto è meglio: almeno alla fine chi è scarso sta zitto e va a casa.
Il punto è fare dell’Aikido la propria politica, e non fare i politicanti dell’Aikido… ossia portare il bello dell’Aikido fuori, non lo schifo esterno dentro all’Aikido, di cui invece, spesso e volentieri, i mandanti di quelli cui farebbe piacere zittire i blog sono specialisti pluri-decorati e veri shihan, finalmente.
Personalmente non ho certezze, né nella mia vita personale (a parte l’amore per i miei figli), né nel mio Aikido. Ho studiato con tanti maestri, ho visto tante cose, mi sono tolto alcune soddisfazioni non comuni, ma non ho nessun problema a dire pubblicamente che ancora ci capisco poco di Aikido e forse rimarrò così vita natural durante. Tuttavia ho la cultura e l’umanità sufficiente per lavorare con impegno e dedizione con i miei allievi e con i colleghi che vogliono condividere la loro uguale semi-ignoranza, accettando l’idea del confronto, alla pari.
Con buona pace di coloro che invece sanno già tutto e dei loro associati di oggi e vittime di domani: mettevi l’animo in pace, non abbiamo intenzione smettere di fare Aikido, né di farci mettere il bavaglio, quindi fatevene una ragione.

Copyright Simone Chierchini © 2011-2012Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
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5 thoughts on “Aikido e Politica

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