Immagina Una Piramide

Consciamente o inconsciamente verso la grande piramide sociale

Consciamente o inconsciamente, per formazione, mancanza di formazione o interesse personale siamo tutti parti di piramidi sociali che promettono di passare conoscenza, valididazione e ricchezza verso il basso, ma è davvero questa la struttura necessaria per la realizzazione del masakatsu agatsu richiesto al praticante di Aikido?

di CARLO COCORULLO

Una delle immagini più chiare e inconfondibili che ognuno di noi ha nel suo bagaglio culturale è l’immagine della piramide.
La piramide rappresenta una struttura che simbolicamente è votata all’ascesa, solida, con una base larga su cui poggia la sommità. Molto più stabile di una torre, quando si pensa ad una struttura piramidale a livello visivo è chiaro quanto la base sia di sostegno ai livelli man mano superiori, sino a giungere alla punta.
Approfondire quante piramidi siano presenti nella nostra società qui potrebbe essere superfluo ma vi invito, invece, ad osservare attorno a voi tutti i gruppi sociali che conoscete ed iniziare ad osservare in quanti di essi vi sia una organizzazione riferibile a quella descritta: l’elemento comune è la centralità di una persona o un piccolo gruppo che si differenzia rispetto agli altri, poggia su una base che lo spinge verso l’alto, ponendolo in una posizione predominante rispetto agli altri.
La deformazione di pensiero, che si è acquisita come fondamento delle organizzazioni sociali, è proprio la necessaria esistenza di queste strutture, palesi od occulte, nelle quali in vario modo si crea una differenziazione tra persone che sono di eguale dignità.
A questo punto l’obiezione diventa ovvia. Come possono essere messe sullo stesso piano (e qui si sta già stratificando) persone con formazione, cultura, preparazione differenti, con un passato e con dei rischi trascorsi diversi gli uni dagli altri?
In realtà alcuni personali codici di riferimento, alcune piccole certezze, sono solo delle immagini prive di sostanza, retaggi di una mentalità inculcata, ma che non apporta nessun beneficio alla crescita interiore, al miglioramento di se stessi, obiettivo conclamato delle arti marziali, ma in particolar modo il manifesto della disciplina Aikido.
Infatti, in maniera abbastanza palese, la principale finalità dell’Aikido, ai cui praticanti è rivolto principalmente questo messaggio, non è rivolta al combattimento né alla difesa personale, pur utilizzando per la sua pratica uno strumento tecnico che deriva dal Budo, l’arte militare dei samurai giapponesi; l’Aikido mira infatti alla “corretta vittoria” (dal fondatore chiamata: 正勝 masakatsu) che consiste nella conquista della “padronanza di se stessi” (dal fondatore chiamata: 吾勝 agatsu, cioè la “vittoria su di se stessi”), resa possibile soltanto da una profonda conoscenza della propria natura interiore.

Il fine ultimo dell'Aikido è la corretta vittoria su sé stessi

Con questo, il Fondatore dell’Aikido voleva affermare che per cambiare il mondo occorre prima cambiare se stessi.
E per cambiare se stessi la prima battaglia da affrontare è l’attaccamento alle proprie convinzioni.
Quando si parla di struttura piramidale a livello visivo è chiaro quanto la base sia di sostegno ai livelli man mano superiori, sino a giungere alla punta.
La piramide e il sistema piramidale, però, si possono reggere solo se i singoli elementi che la compongono mantengono il loro posto.
Per come si intende il sistema piramidale gerarchico, al suo interno è possibile il movimento “verso l’alto” ma solo a determinate regole, che sono imposte dal vertice; tale vertice è però l’unica parte a godere dei privilegi che lo pongono in alto. La “mobilità” all’interno di una piramide non è affatto garantita.
*E’ molto più semplice distaccarsi e cercare di creare la propria piramide.*
Questi due elementi evidenziano come tutto il sistema possa perdere forza se chi lo compone non si adatta alle regole e fuoriesce dal sistema stesso.
Nei gruppi sociali vediamo diversissime piramidi in vari campi, che si coordinano tra loro in base a precisi sistemi di riferimento che, nella nostra società, sono ben rappresentati dal potere economico.
Il sistema piramidale è una realtà, però, solo perché è ampiamente accettato dai singoli nelle sue regole di funzionamento.
Essi accettano tale modo di concepire il sociale sia per un condizionamento molto forte alla sua necessità, ma anche per un indubbio vantaggio personale, apparente, nella partecipazione ad esso.
In particolare la validazione della propria attività e del proprio percorso appartiene proprio alla appartenenza a una determinata piramide; in altre parole, ognuno, è convinto che l’Aikido che sta praticando è il miglior Aikido possibile, non avrebbe senso altrimenti, e la validazione delle proprie convinzioni è l’appartenenza a quel determinato gruppo di pratica.
Dire “a me piace quello che faccio” è una convinzione, sicuramente lecita, ma nel 99% dei casi abbastanza indotta. Quante di queste persone hanno veramente sperimentato un altro Aikido, con un altro insegnante, in un altro gruppo? E se lo hanno fatto si sono resi conto che cambiare opinione vorrebbe dire distruggere il senso di quello che è stato fatto finora?
Il condizionamento può essere individuato in un sistema di inquadramento che sin dai primi giorni abitua a tale modalità, che poi viene enfatizzato nella didattica “quello che facciamo noi è il meglio, quello che fanno gli altri non vale niente, state alla larga..”
Però il sistema di controllo è talmente efficiente nel raggiungimento di alcuni obiettivi di gruppo che è universalmente diffuso.
In effetti la strutturazione in una rigida catena di comando piramidale, permette una mobilitazione coordinata di vari elementi del gruppo, ottenendo una amplificazione della forza collettiva risultante. Per non parlare del palese beneficio economico che i vertici traggono da questa condizione. Facciamo un banale calcolo matematico supponendo che ogni strato abbia al di sotto di sé, sei elementi di grado inferiore.
Un settimo Dan ha al di sotto 6 sesti Dan, ognuno ha al di sotto 6 tra quarti e quinti Dan che ha al di sotto 6 tra secondi e terzi Dan e così via…
Mi sembra una immagine abbastanza palese.
Qual è lo scopo di questa piramide? Permettere con solo 4 strati di ricevere 1000 volte l’obolo versato dalla base.

Pyramids & Real People...

VI DAN 1
IV / V DAN 6
III / II DAN 36
KYU 216
Supponiamo che ognuno della base versi una quota di 40 euro ad una ipotetica palestra che versa allo strato superiore che a sua volta versa una percentuale del 50% allo strato superiore.
1 VI DAN 233.280 €
6 IV / V DAN 77.760 €
36 III / II DAN 4320 €
216 KYU 40 €
Numeri non realistici, lo ammetto, non nell’aikido. In quanto un secondo/terzo Dan difficilmente riesce a raggiungere i 200 allievi.
Allora facciamo i numeri reali.
1 VI DAN 2500 €
4 IV / V DAN 1250€
5/6 III / II DAN 500 €
20 KYU 50 €
In ogni caso con le opportune variazioni, ci attestiamo su queste cifre, considerando che un IV dan riesce a racimolare circa 800 euro al mese fatevi gli opportuni aggiustamenti.
Per quanto riguarda la REALE necessità di tale struttura nascono alcuni dubbi.
La trasmissione del sapere i shin de shin da Maestro a Allievo, non è che sia “garantita” in una struttura piramidale o che questa struttura sia la più indicata per tale trasmissione.
Ripeto, la deformazione di pensiero, che si è acquisita come fondamento delle organizzazioni sociali, è proprio la necessaria esistenza di queste strutture, palesi od occulte, nel quale in vario modo si crea una differenziazione tra persone che sono, in realtà, di eguale dignità, basata su una conoscenza che “in teoria” dovrebbe riversarsi dall’alto verso il basso come l’acqua che scende dalla sommità di un monte.
Possiamo dire che in determinate situazioni questo meccanismo ha prodotto una capacità di risposta a problematiche comuni che può essere stata percepita come importante.
Il problema, se vogliamo intenderlo così, è che i singoli che hanno iniziato a rivestire un ruolo di potere sono divenuti “residenti abituali” di quel tipo di servizio che è divenuto uso.
Probabilmente in società semplici la forza fisica ha potuto produrre delle differenziazioni basate sulla violenza, attualmente, invece  ciò si può affermare soprattutto sulla forza della conoscenza acquisita o dei *legami di complicità-alleanza, raccomandazione o amicizia in senso “lato”.*
Questa creazione di ruoli, però, che sono abbinati ad un tendenza al mantenimento statico di certe funzioni, ha portato nel tempo tutta una serie di squilibri evidenti.
*Uno dei motivi perché si crei questo, è la percezione della propria individualità in maniera distorta che porta a percepire gli altri come “di minor valore”. A prescindere dal criterio di giudizio.*
Chi si posiziona ad altezze superiori si sente, per un motivo ancestrale quale quello del contatto divino seppur non consapevolizzato, autorizzato a gestire gli altri che sono in una posizione ritenuta inferiore.

La cima della piramide

Si ritiene, inoltre, che si sia tenuti ad accettare ordini ed indicazioni solo da coloro che sono percepiti “al di sopra”.
Sto mostrando i collegamenti di cui parlavamo prima, ma la cosa fondamentale rimane l’accettazione di questa modalità da parte degli appartenenti al sistema.
*Si vive questa illusione della necessità di questa organizzazione che spinge coloro che vi si trovano alla “corsa verso la vetta” e la competitività volta ad eliminare possibili competitori.*
Ma se la piramide ed il sistema piramidale sono illusione, perché continuiamo a proporla ed è tanto forte e radicata?
Alcuni di voi potrebbero affermare di essere usciti dalla piramide, nel senso che non hanno partecipato alla competizione ma, senza la creazione di un sistema diverso ed alternativo, è possibile che siate rimasti isolati e ben poco preoccupanti per il sistema.
I cosiddetti “ribelli” quando sono separati dal sistema e si muovono in un ambito di prevedibilità e capacità di gestione, che il sistema ha, non sono minacciosi e semmai *sono funzionali al sistema stesso.*
Questo lo vedete se considerate che gli appartenenti alle fasce sociali, se si vedono aggrediti, stringono “le fila” in una difesa comune.
Ecco una funzione importante dell’organizzazione sociale: la presunta difesa dei suoi appartenenti.
Quindi i ribelli vengono definiti pericolosi per la società così da usarli per rinforzare il controllo.
Il fatto è che attraverso la struttura piramidale, il prezzo pagato per questa protezione è ben più alto dei vantaggi ricevuti.
*Si accetta di rinunciare ad una parte della propria libertà personale e di giudizio in cambio di una sicurezza spesso apparente.*
I ribelli, come anche i soggetti fuori sistema, sono utilissimi (ed utilizzati) a creare questa necessità del gruppo sociale e legittimare la perdita di libertà personale in cambio di “notti tranquille”.
Pensateci: è davvero necessario, *per la propria sicurezza*, organizzare un sistema gerarchico?
Il pericolo, inoltre, è sempre reale o solo potenziale ed illusorio?
Gli elementi di vantaggio, percepito, di questa organizzazione sono:

1. la necessità di tale sistema sociale poiché espressione della natura umana e dello stato di cose per il quale il divino, il sapere, procede dall’alto verso il basso.

2. la sicurezza che esso garantisce ai suoi appartenenti.

La piramide però può essere dissolta se sgomberiamo il nostro mondo interiore da questi fraintendimenti e queste apparenti necessità.
La natura umana non ha bisogno di queste strutture. L’unica necessità vera è la relazione. Relazionarsi, scambiare energie, impressioni, fattori.
Condividere.
Migliorarsi con la condivisione. Avere un rapporto pacifico con se stessi, consapevole dei propri limiti e del possibile margine di miglioramento.
Se pensiamo ad ogni individuo quale espressione di una personale creatività e forza, in base alla tipologia di mezzi di comunicazione e trasporto presenti nella realtà, queste individualità possono entrare in contatto tra loro in maniera più o meno agevole.
L’esempio visivo di un sistema interconnesso tra tutte le parti è simile a quello che crea una rete, un network. Tale modello oltre ad essere più evoluto, non privilegia un percorso rispetto agli altri perché istantaneamente l’intera rete viene pervasa da quell’acqua che spesso non veniva riversata o veniva trattenuta in pozzi senza fondo da chi ne voleva trattenere la conoscenza a proprio esclusivo vantaggio.

Il modello network

Oltretutto all’interno della rete ognuno di noi è un centro di consapevolezza, che ha i medesimi attributi di base, medesima dignità *seppur con differenti espressioni di interesse e doti pratiche*; potremmo immaginarci anche come terminali di una rete di interconnessione simile ad internet.
Tutte le persone possono collegarsi a tutte le altre e condividere le informazioni. Lo scambio, la condivisione avviene in maniera libera e consapevole.
Il sistema non solo condivide informazioni ma genera azioni da parte dei singoli, che modificano la realtà fisica esterna.
Se tutti si riconoscessero di pari dignità ed interagissero con la cooperazione, potrebbe crearsi qualsiasi effetto voluto che, se anche portasse a qualche errore di decisione, potrebbe essere di apprendimento per tutti e miglioramento del sistema stesso.
Il comando, quindi, non sarebbe espressione di un gruppo ristretto che diffonde verso la base ma, piuttosto, una emersione di volontà dall’intero gruppo, in una maniera che offrirebbe una maggiore dinamicità.
Per cosa? Ovviamente per il fine suddetto dell’Aikido, il miglioramento di se stessi. Siamo nel 2012 e per quanto io ami e rispetti la tradizione non posso non denunciare che l’instaurazione di queste piramidi ad uso esclusivo di un ristretto gruppo di “elite” non ha nulla a che vedere con il mantenimento della tradizione, quanto a mantenere i privilegi acquisiti dal vertice, l’appartenenza a queste strutture è per validare se stessi e quello che si sta facendo, a prescindere dal confronto e quindi dalla validazione universale e da un netto miglioramento di se stessi, privilegiando un miglioramento relativo, nel proprio gruppo e nel proprio contesto al di fuori del quale non si è nulla.
E la paura di questo vuoto, di questo nulla, in un mondo fortemente interconnesso vuol dire non crescere, non migliorare, non poter affrontare serenamente la realtà, ma solo la pseudo-realtà in cui ci si rinchiude per non affrontare la paura del vuoto che c’e’ lì fuori, non “per strada, sia mai qualcuno ti afferra per il collo” ma lì, fuori dalle tue cerchie, dalle tue convinzioni, dal tuo sentirti superiore perché non ti sei mai confrontato, sentirti al sicuro sotto le coperte al riparo dai serial killer presenti nelle tue fantasie e nelle paure indotte dall’incerto per il certo.

Leggi i precedenti articoli di Carlo Cocorullo su AIN

Articolo di S. Chierchini, non di Aikido ma Collegato

Copyright Carlo Cocorullo ©2012
Per le norme relative alla riproduzione consultare
http://aikidoitalia.com/copyright/ 

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