Gradi Aikikai: Il Tramonto Di Un’Era

Gradi Aikikai: siamo già al crepuscolo

Da ambiti e validi punti di riferimento faro nel passato, a svalutati pezzi di carta che oggi tutti riescono a prendere, basta pagare il trafficante di gradi di turno… Dalle stelle alle stalle: una breve storia del crepuscolo dei gradi Aikikai in Italia

di SIMONE CHIERCHINI

La questione gradi è estremamente complessa, ed essendo tale, è necessario procedere per settori, districandoci man mano nei meandri di questa materia. Darò per scontato che chi mi legge si sia informato in precedenza sull’argomento leggendo “Il Sistema dei Gradi in Aikido” di Malcolm Tiki Shewan, nel quale si esamina la storia del sistema dei gradi nel periodo precedente il Budo, nel Budo e nell’Aikido moderno.
C’è un nutrito numero di studiosi del nostro settore che propone il ritorno al sistema più antico di certificazione, il Menkyo Kaiden, in quanto più lineare, onesto e basato sulle abilità connesse all’insegnamento e non su una supposta bravura tecnica o efficacia combattiva. Tuttavia c’è un problema di fondo insuperabile. “Il certificato di Menkyo o Menkyo-Kaiden”, dice Malcolm Tiki Shewan, “significava che il suo titolare era pienamente qualificato su tutti gli aspetti della dottrina del curriculum di studio”. Ora è palese che nell’Aikido moderno un sistema di certificazione basato su questi presupposti sarebbe del tutto improponibile, data la volatilità del curriculum di base. Le scuole di famiglia Aikikai sono caratterizzate da un’amplissima gamma di approcci didattici, quindi, per definizione, l’idea di avere una certificazione basata sulla perfetta conoscenza e comprensione del curriculum di base, all’interno delle scuole di ispirazione Aikikai è impossibile.
Diverso è il discorso concernente le scuole di famiglia Iwama. Qui il curriculum di base è chiaro, individuato e  accettato senza conflitti dai praticanti del settore: si tratta del sistema costruito da Morihiro Saito sulla base della sua esperienza diretta dell’Aikido del Fondatore. Sarebbe quindi possibile, in teoria, utilizzare il sistema Menkyo Kaiden in relazione alla pedagogia di Iwama, ma il problema è che chi avrebbe potuto avviare questo uso, non lo fece mai. Morihiro Saito rimase fedele all’Aikikai Foundation per tutta la sua vita, in rispetto della memoria del suo maestro, e anche nei momenti di maggior lontananza umana e tecnica da chi gestiva l’Hombu Dojo, non lasciò l’organizzazione voluta dal Fondatore. Di conseguenza usò sempre e solo il sistema di gradi Dan in voga nell’Aikikai Foundation, e non concesse il Menkyo Kaiden ad alcuno dei suoi studenti. Pertanto nessuno degli allievi diretti di Morihiro Saito può oggi rilasciare un Menkyo Kaiden in Takemusu Aikido, con una notevole eccezione: Hitohira Saito, figlio di Morihiro e fondatore della sua scuola personale distinta dall’Aikikai Foundation,  Iwama Shin Shin Aiki Shurenkai. Tuttavia anche all’interno dell’organizzazione di Hitohira Saito vige il ranking basato sul sistema Dan.

Aikikai Hombu Dojo

Sembrerebbe, quindi, che non esista alternativa al sistema Kyu/Dan, e chiaramente nel momento in cui si è deciso di utilizzarlo, storicamente si è sempre puntato ad avere gradi Dan che provenissero dalla casa madre, l’Aikikai Hombu Dojo. Nel mondo dell’Aikido sviluppato, di cui l’Italia fa parte, i gradi Aikikai hanno avuto un sicuro valore e una funzione storica significativa negli anni ’60-’80, sono rimasti prestigiosi negli anni ’90, e hanno finito per contare progressivamente sempre meno a partire dall’inizio del XXI sec.
Il trentennio che va dall’inizio degli anni Sessanta alla fine degli anni Ottanta corrisponde al periodo caratterizzato dall’arrivo in Occidente degli Shihan inviati dall’Aikikai Hombu Dojo, dal loro formare forti organizzazioni nazionali e dal loro intenso lavoro sul campo per la diffusione e il consolidamento dell’Arte. I gradi Aikikai Hombu Dojo da essi al tempo forniti, significavano la certificazione di un effettivo nesso fra lo studente e lo shihan, e tramite di esso, tra lo studente e la casa madre.
Negli anni Novanta la situazione cambia. Le associazioni nazionali Aikikai cominciano a rivelarsi incapaci di gestire l’intero movimento Aikido nel rispettivo paese di competenza, e inizia il frazionamento. Di fianco alla figura dello shihan residente, inizia ad affermarsi la figura dello shihan ospite, che visita 2-3 volte l’anno una serie di paesi che è riuscito ad attrarre sotto la sua sfera di influenza. Si tratta sempre di shihan Aikikai, quasi sempre di grande prestigio, il cui ruolo però, diviene più quello di consulenti esterni, data la scarsa frequenza delle loro apparizioni presso le associazioni che a loro si rifanno, a differenza degli shihan Aikikai residenti, che dirigono effettivamente le attività didattiche dei loro gruppi. Conseguentemente il rapporto maestro-allievo con uno shihan ospite è di solito meno stretto di quello che si ha con uno shihan residente.
A partire dall’inizio del XXI secolo le organizzazioni nazionali cominciano a implodere, principalmente a causa di due fattori: la crescita dei quadri medi locali, e l’invecchiamento e la progressiva scomparsa degli originali shihan residenti. Questi due fattori, intrecciandosi e combinandosi in modo diverso, causano un massiccio frazionamento delle organizzazioni Aikikai nazionali, al punto che persino l’Aikikai Foundation, a partire dal 2001, cambia la sua politica, in passato granitica, di prevedere una sola organizzazione riconosciuta per ciascun paese, aprendo ai riconoscimenti multipli.
Ciascuno delle dozzine di gruppi che si staccano dalle organizazioni nazionali Aikikai crea un rapporto privato con uno shihan Aikikai ospite, ma a questo punto non si tratta più solamente di prestigiosi maestri che arrivano dall’estero per portare insegnamento di qualità; per la maggior parte, anzi, si tratta di quadri intermedi, giapponesi o occidentali, che hanno creato un proprio rapporto dare-avere con l’Aikikai Hombu Dojo, grazie al quale possono fare più o meno ovunque esami riconosciuti Aikikai. Gli insegnanti ospiti portano centinaia di diplomi all’anno all’Hombu (e quindi tanto denaro contante nelle sue casse), l’Hombu in cambio offre a questi individui il privilegio di firmare le raccomandazioni per grado, che a sua volta porta prestigio e denaro sonante. Invece di portare qualità, molti degli shihan ospiti adesso prendono quantità, in forma di cash. Il rapporto diretto con gli allievi è vicino all’inesistente, e i loro esami sono una sorta di atto notarile, al termine del quale lo shihan ospite mette il timbro e la firma su una richiesta di certificato presso l’Aikikai Foundation, che ancora più alla cieca emette diplomi che a questo punto assumono ben poco valore.

Maestro e Allievi sotto alla pioggia, davanti all'Aiki Jinja

Citiamo un insegnante di Aikido italiano quando diciamo che nel Budo i diplomi cessano del tutto di avere significato in assenza di rapporto diretto con colui che li dà. Nell’Aikikai italiana, ma non solo, questo rapporto -inizialmente strettissimo- si è del tutto sfaldato nel tempo, al punto che gli insegnanti italiani formano l’allievo da zero e lo portano fino a prendere i gradi dan, ma come fanciulli desiderano che qualcun altro, migliaia di km distante e del tutto ignaro, ne certifichi la validità.
Potremmo spingerci oltre, attaccando frontalmente l’idea dei gradi nelle arti marziali. A che servono? In quale altra arte o specialità ci sono gradi Dan? Non esistono violinisti sandan o rokudan, esistono violinisti che è un piacere ascoltare e altri che sono uno strazio. Un cardiochirurgo non è bravo perché è hachidan, ma perché salva nostro nonno dopo un infarto. Il cuoco diviene famoso perché fa le migliori fettuccine del pianeta e non perché ha il certificato dell’Hombu Dojo della Tagliatella di Bologna…
Questo sistema idiota esiste solo nelle arti marziali e serve a far guadagnare i detentori del trademark, nel nostro caso i discendenti del frugale O’Sensei, i quali intascano cifre esorbitanti per migliaia di diplomi emessi globalmente. D’altronde noi continuiamo a dargli questi soldi felici e contenti, quindi perché dovrebbero dire di no? Se ciascuno di noi nell’arco di 30-40 anni vuole che gli venga scritto 6-7 volte su un pezzo di carta “Certificato superbravo di 10° Livello”, ce la dobbiamo prendere con noi stessi, e non su chi lucra sulla nostra stupidità.
Tuttavia ci rendiamo conto che il sistema Kyu/Dan sia ormai diffuso mondialmente in modo così capillare che è ormai impossibile tornare indietro. Ci sono milioni di persone impegnate in una miriade di diversi stili marziali che utilizzano il sistema, quindi questo è lo standard, bello o brutto che sia. Dire che i gradi non servono, che nel Budo sono un controsenso, può anche essere parzialmente vero, ma resta il fatto che viviamo pur sempre nel Bizantino Post Impero di Cocomeronia, ove conta solo il pezzo di carta. Senza di esso un insegnante non ha neppure legalmente accesso alle strutture sportive, o ad un contratto assicurativo per gli studenti, quindi non sprechiamo tempo con discorsi ideologicamente condivisibili, ma che sul campo sono solo pura utopia.
Sarebbe ora che la comunità aikidoistica italiana crescesse, prendendo coscienza del proprio valore, liberandosi nel contempo dai complessi di inferiorità che la spingono a cercare la propria legittimazione presso autorità straniere che ormai non rappresentano più niente di speciale – leggi Aikikai Foundation. La via da intraprendere è quella mai ricercata di un diploma nazionale, che unifichi tutti i vari diplomi e diplometti emessi dai vari enti di promozione sportiva e consegnati con approvazione o meno dell’Hombu Dojo. Questo non accadrà mai attraverso l’iniziativa di una o più associazioni, perché sarebbe come chiedere al Parlamento italiano di approvare la riduzione del numero dei parlamentari della metà: non succederà mai. E’ nostra opinione che sia necessario un intervento dall’alto, con il quale il legislatore obblighi le più alte autorità tecniche (non i politicanti del CONI) a sedersi attorno ad un tavolo e a trovare un modello comune minimo di esame, che faccia da standard per i gradi Dan nazionali in futuro, pena la messa al bando del movimento per mancanza di titoli legali per l’insegnamento.
Questo è ciò che successe in Francia quando il governo prese i rappresentanti di Tamura e Tissier Sensei, disse loro che allo Stato non interessava un bel niente delle loro diatribe su chi fosse più o meno bravo o qualificato, e li obbligò a trovare un modus vivendi per quel che concerneva gli esami. I due gruppi, fieri rivali, piegarono il capo e trovarono il sistema di esaminare i propri allievi assieme, e sulla certificazione venne messo il timbro della Repubblica Francese, non quello dell’Aikikai Hombu Dojo. Chi è seriamente interessato ad un cambiamento in Italia, dovrebbe quindi darsi da fare per far intervenire il legislatore, dato che il movimento aikidoistico conta alcune migliaia di sostenitori in Italia e quindi ha dignità e numeri sufficienti per attrarre l’attenzione della politica.
Altrimenti il tutto rimarrà solo l’ennesima effimera e inconcludente serie di chiacchiere su Facebook.

Copyright Simone Chierchini © 2011-2012Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
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3 thoughts on “Gradi Aikikai: Il Tramonto Di Un’Era

  1. Pingback: Gradi aikikai, saldi fine serie….. | Aikido e Dintorni Magazine

  2. grazie maestro,
    colgo l’occasione per salutare te ed il dojo di vasto e per confermare la tua linea deontologica. Infatti, sono giunto alla conclusione che non spenderò altri soldi per far allineare i miei gradi Iwama a quelli Hombu Dojo, spero che il Maestro Corallini che giustamente ha tanto a cuore la riappacificazione delle due scuole non me ne voglia, ma sia per i principi sottolineati nell’articolo sia per motivi economici mi basta e avanza un solo sistema di certificazione gradi. Forse se “la base” iniziasse a pretendere più budo e meno denaro dai vertici, anche attraverso questi gesti, potrebbe influire positivamente sullo sviluppo sociale di questa magnifica arte.
    grazie mille e a presto

  3. Ho letto l’articolo e mi sono ricordato che ci sono punti di vista simili in vari organizzazioni e in vari paesi. Anche se gli aspetti negativi da te scritii esistono, penso che noi siamo parte da una tradizione. Di piu, siamo dentro perce noi stesso abbiamo scelto a chiesto di essere accetatti. Se vogliamo cambiarla, proprio come O sensei ha cambiata la tradizione del Daito ryu, e possibile. Ma in questo caso, proprio come O sensei ha fatto lui stesso o ben piu recentemente Saito Hitohiro sensei, penso che dobbiamo di chiamare altrimenti la Nostra Via cambiata. Non sara piu il Aikido tradizionale di O sensei che e custodito dalla Aikikai Foundation, ma la Nostra Via provenendo dall’Aikido. Pensi che e solo una questione di onestita e di scelta. Con amicizia e rispetto, Adrian

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