La Pratica: Cercare La Via A Piedi Nudi

L'AIkido è una delle infinite vie che riconducono l’Uomo al proprio sé

Praticare Aikido significa immergersi completamente offrendo ciò che si conosce e lasciandosi guidare dagli insegnamenti del Maestro. Affrontando serenamente sia i momenti in cui l’Aikido lascia intravedere ampi orizzonti luminosi sia i lunghi periodi in cui il corpo sembra dissociato dalla mente e in disarmonia con il mondo intero, la pratica sul tatami diventa il momento di apprendimento, incontro e confronto con gli altri praticanti. L’allievo è di fronte al Maestro

di RENATO VISENTINI

La fase vera di apprendimento rimane, però, fuori dal Dojo, nella vita quotidiana le tecniche e l’insegnamento, che sta nella loro essenza, maturano nello spirito e a seconda dell’esperienza del praticante, cominciano a prendere forma. Nella mente la tecnica assume forma pur non avendo aspetto concreto e prende sostanza pur non avendo consistenza. Questa evoluzione avviene nei piccoli gesti della vita quotidiana fino a sbocciare nella consapevolezza che le tecniche nascono dal cuore, vive, uniche e irripetibili.

Apprese con gli occhi e impresse nel cervello, le tecniche possono essere espresse solo se migrano nel cuore e, attraverso il filtro del corpo, sfociano spontaneamente permeate di energia vitale. Fuori dal Dojo, mentre matura in sè le tecniche, l’allievo è il Maestro.

Come già detto in precedenza, la pratica richiede principalmente uno sforzo di continuità nella presenza. Va da sè che senza la pratica, l’Aikido resterebbe una mera astrazione che non sfocerebbe ad alcun risultato spirituale e filosofico. L’Aikido veramente va soltanto praticato per alimentare la grande sorgente di energia vitale che è in ognuno di noi e che ci fonde con l’essenza del Creato.

E’ importare ricordare che non vi è nulla di esoterico, di dedicato a pochi eletti e soprattutto non bisogna dimenticare mai che l’Aikido è soltanto una delle infinite forme con cui la Via si offre a chi desidera percorrerla. Oppure, detto in altre parole, è una delle infinite vie che riconducono l’Uomo al proprio sè.

La pratica dell’Aikido è fatta di regole dette e altre implicite, non dette. Esiste un rituale importantissimo che inizia con il rispetto del Dojo e degli altri praticanti dimostrato con il silenzio, con un abbigliamento consono e con l’allineamento degli zori intorno al tatami. Ecco l’aspetto più importante: le calzature, simbolo del contatto con questa terra, sono il confine che segna il tatami quale cima della montagna. La Via va percorsa a piedi nudi, umilmente, come è scritto e professato anche nelle più grandi religioni.

Scalzo il praticante si eleva per quanto Dio gli ha concesso e proseguirà sulla Strada secondo le sue possibilità, senza interrompere mai il contatto con la Grande Madre. In analogia con altre filosofie, il piede nudo a contatto con la materassina sta a significare che il lavoro di ricerca del Praticante avviene su questa terra, nella sua fisicità, ma si amplifica come l’eco in uno spazio interiore di conoscenza di portata inimmaginabile.

"La pratica è solo il preludio per accedere alla Via"

D’altronde, e così deve essere, ciò che colpisce per prima cosa dell’Aikido, è proprio l’aspetto materiale, quello delle tecniche, che in definitiva è solo la punta dell’iceberg, che galleggia su un oceano di illusioni. A questo punto va precisato che le illusioni sono i preconcetti con cui ci avvicina a quest’Arte marziale: quanti pensano che l’Aikido sia semplicemente una lotta di autodifesa o, peggio, una danza priva di efficacia.

Imparare a coordinare i movimenti del proprio corpo è invece uno dei compiti più difficili che ci si possa porre ed è proprio lo scoglio su cui si infrangono i sogni di realizzazione di coloro che hanno sottovalutato questo impegno o che si sono arenati di fronte alle regole, semplici ma rituali, che permeano la pratica nel Dojo. Per queste persone, molte volte l’Aikido rappresenta una delusione, mentre dovrebbero semplicemente rendersi conto che la pratica è solo il preludio per accedere alla Via. Se la pratica non soddisfa lo spirito significa che questa non è la propria via, che andrà cercata altrove.

La pratica può essere ancora intesa come il filtro attraverso il quale il corpo e la mente vagliano le proprie possibilità, è la manifestazione visibile dell’Aikido, la frontiera oltre la quale ci si immerge nell’oceano del Ki. Le tecniche di base sono gli strumenti con cui si inizia e si continuerà sempre ad affinare la qualità dei movimenti del corpo fino a che essi faranno parte definitivamente della nostra vita quotidiana.

A pensarci bene, nell’affrontare le difficoltà di ogni giorno ci muoviamo in Ki Hon o in ki No Nagare, siamo Omote o Ura.

Copyright Renato Visentini ©2012
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